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Report dalle mobilitazioni contro l’esercitazione NATO militare-civile di Amburgo
Ogni qualche ora un’autocisterna nera e verde scuro, che decisamente non si mimetizza sullo sfondo cittadino, scorre nel traffico. Non si sa cosa trasporta, probabilmente è vuota vista l’occasione, ma i simboli che porta sono chiari. Due sono tecnici: un fuoco e un pesce morto stilizzato sotto un albero anch’esso morto e stilizzato segnalano qualche migliaio di litri di qualcosa di infiammabile e altamente nocivo per l’ambiente. Ma il terzo è anche più pericoloso: una “croce di ferro” delle Bundeswehr, le Forze Armate tedesche. Siamo ad Amburgo, dove dal 24 al 26 settembre si sta tenendo Red Storm Charlie, un’operazione NATO di esercitazione militare-civile su scala cittadina, e interpretare questa terza immagine è più difficile, perché la simmetria della croce è vecchia di centinaia di anni. Arriva, senza soluzione di continuità, fino al 1191 a Gerusalemme, quando apparse per la prima volta come stemma dei cavalieri dell’Ordine Teutonico durante la terza “guerra santa”. Non importano un nazifascimo, due guerre mondiali, un genocidio e colonie e guerre sante o giuste o di difesa. Nonostante tutto, le Forze Armate tedesche mantengono ancora la croce, e scrivono con orgoglio: “Wir. Dienen. Deutschland.” sui loro veicoli… Poi ci sono le sirene delle ambulanze, che continuano a attraversare la città a destra e a manca. Forse anch’esse vuote, perché le strutture sanitarie sono una delle parti civili coinvolte nell’esercitazione. E non solo in quella, visto la possibilità della legge tedesche di obbligare, in casi di “emergenza nazionale”, i lavoratori del comparto sanitario a lavorare secondo le necessità del momento. Sembra il corrispettivo sanitario (e tutto civile) dell’obbligo di leva. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vediamo in questa situazione una possibilità di declinare l’obiezione di coscienza totale che pratichiamo quando ci rifiutiamo di partecipare ai progetti scolastici con le forze armate e che praticano i portuali o i lavoratori e le lavoratrici della logistica quando si rifiutano di trasportare armi. Sebbene il discorso sull’obiezione di coscienza in Germania sia a nostro avviso meno diffuso che non in Italia, mobilitazioni di lavoratori e lavoratrici della sanità sono presenti anche là. Un altro effetto di questa prova di guerra è l’attività dei trasporti su ferro e nei magazzini di Edeka, grande catena di supermercati. Un segnale che, se la stampa mainstream non fosse funzionale alla propaganda di guerra, avrebbe di che preoccupare la popolazione. Perché il coinvolgimento dei grandi supermercati, mentre il conflitto russo-ucraino si avvicina ad entrare nel suo quinto inverno, è chiaro: le nuove guerre sono di trincea e logoramento, e per sostenerle occorrono anche essere in grado di approvvigionare, mese dopo mese, la popolazione di leva mandata al fronte. Così la NATO si esercita. A mobilitare truppe, armi, cibo e materiali; a far funzionare le imprese anche in caso di blackout; a rendere normale che due elicotteri militari da combattimento ogni primo pomeriggio sorvolino la città e a gestire: una grossa fuoriuscita di ammoniaca che ha ferito gravemente due persone, un drone esplosivo e un vagone di un treno merci che esplode. Che merci? Se è come accade in questi mesi a Ravenna, non ci è dato saperlo. Anche se potremmo morire mentre ci camminiamo accanto alla fermata, visto che siamo in città. Il tutto con il supporto in back office dei reparti cibernetici dell’esercito, che applicano costantemente le tecniche della guerra cognitiva. «È necessario difendersi» dicono i dirigenti politici e militari. Ma nessuno di loro si sta impegnando né a rendere meno forte quel “necessario”, perché la guerra è del tutto evitabile, né a difenderci dalla guerra invece che dall’idea di Nemico che loro stessi contribuiscono a costruire. Un esempio di guerra cognitiva? L’algoritmo che su Instagram alle ore 17:22 del 24 settembre ci propone un post del giornale NDR in cui Andy Grote, senatore per SPD (centro-sinistra) afferma: «Il piccolo drone che avete visto e che è stato neutralizzato era praticamente una replica fedele del drone di Lipsia. Si tratta esattamente dello stesso tipo di drone, dotato dello stesso ordigno esplosivo, che abbiamo avuto a Lipsia.» E infine ci sono le sirene della Polizei. Ma queste non sono tutte per finta. Perché in città in questi giorni ci sono stati anche molti e multiformi atti di resistenza alla guerra! Qualche giorno fa è arrivata la notizia che il governo tedesco ha deciso di anticipare la visita medica prevista per aprile a questo autunno. E di farla sostenere anche a chi aveva espresso ZERO come indice di interesse a prestare servizio militare nel precedente questionario. Questa visita medica è la seconda parte, dopo il questionario, del processo di schedatura che come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo individuato in una delle possibili tecniche per incrementare le fila degli eserciti europei. A nostro avviso, tutto ciò è in progettazione anche anche in Italia, visto lo schema di ddl di giugno in cui si anticipava di voler aumentare gli organici delle forze armate di 40.000 soldati (vedi qui). In Germania il primo passaggio, grazie alla proteste studentesche, è stato un flop e il fronte antimilitarista appare determinato a impedire anche i prossimi passaggi. Poi ci sono stati un concerto per la pace, un presidio intersindacale, conferenze e conferenze stampa, un imbrattamento di un’azienda produttrice di armi, una manifestazione di tremila persone sabato 26 pomeriggio e un fallito tentativo di bloccare, nella notte del 25, un convoglio militare che ha attraversato di gran carriera la città (settanta veicoli, con tanto di cecchini sui tetti lungo il percorso). Una forte organizzazione contro la guerra ha visto convergere attivisti e attiviste da tutta la Germania, ospitati nelle case di compagni e compagne di lotta amburghesi e contribuire ai tendoni dell’accampamento di Rheinmetall Entwaffnen in un parco in centro città. Qui l’obiettivo era la sensibilizzazione, perché non è normale spiegare ai propri bambini perché, mentre giocano al giardino botanico il venerdì pomeriggio, di colpo passano volando elicotteri da guerra. Infine, venerdì 26 Ende Gelände [ndr: analoga tedesca di Ultima Generazione e Extinction Rebellion], è riuscita a bloccare i binari di Moorburg. Quelli che dal porto militare si caricano di armi per poi trasportarle in tutta la “Fortezza Europa” e oltre. Quelle di cui si vantano Rheinmetall, Leonardo S.p.A. e i grandi detentori di interessi economici e le stesse che han permesso l’esercito ucraino, in nome della democrazia, di compiere 12.615 attacchi su infrastrutture civili russe dall’inizio del conflitto nel 2022. Il blocco è durato diverse ore e si è concluso con l’espressione di uno dei volti del sistema in cui ci troviamo: la violenza della polizia sui corpi di chi sta rifiutando la guerra in modo nonviolento. Un attacco alla società, comandato dai dirigenti e acriticamente obbedito più in basso. Alcuni dei ragazzi e delle ragazze di Ende Gelände sono finite in ospedale, gli altri in questura per poi essere rilasciati nel pomeriggio, con la minaccia farlocca di ripercussione se “ci fosse stato sostegno ad attenderli una volta fuori”. E noi si era là ad attendere e sostenere. Con i panini preparati al campo di Rheinmetall Entwaffnen visto che non mangiavano né bevevano da ore. Quello ad Amburgo è stata un atto forte di rifiuto della guerra, della NATO e della militarizzazione del mondo civile. Determinato, perché entrare nei binari non sarà stato facile. Ma i binari ci ricordano che anche in Italia quando diverse realtà si uniscono e cooperano ognuna con le sue forme di lotta i risultati ci sono. E mentre rientriamo a casa, ci viene alla mente uno dei cori della piana di Venaus, liberata dal TAV nel 2005, e poi altro… Che riportiamo, un’altra pluralità di voci e unione d’intenti. «Mia nonna partigiana me l’ha insegnato tagliare le reti non è reato». «C’hanno insegnato la meraviglia contro la gente che ruba il pane ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame». «Giove certo non fu, chi a me le impose, né la giustizia agl’Inferi compagna codeste leggi fissò mai fra gli uomini». > Accampamento di Rheinmetall Entwaffnen al Parco del Vecchio Elba. > «Armi ovunque, giustizia in nessun luogo». > Uno dei veicoli militari nel traffico cittadino. > «Chi vuole la guerra, la prepara! Noi restiamo inabili alla guerra». > Untauglich, “non in forma”, è il termine militare opposto a tauglich, “idoneo” > o “abile”] alla guerra, usato storicamente nella visita di leva. > Mappa al campo di Rheinmetall Entwaffnen, con tutte le mobilitazioni e gli > eventi che via via andavano accadendo durante la settimana. > «Rifiutare, disertare, bloccare, sabotare». > Militari in viaggio nelle stazioni di tutta la Germania domenica 27 settembre. > «Disarmare Rheinmetall. Contro la guerra – costruire la pace». > > Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Il genocidio prima e dopo la nascita
Avevo scritto un articolo e l’avevo lasciato in una cartella. Si intitolava Il genocidio prima della nascita. Parlava delle oltre 3.950 perdite di gravidanza registrate a Gaza fra gennaio e giugno del 2026, più del triplo rispetto al semestre precedente. Parlava anche di donne incinte, il 57,1 per cento, affette da […] L'articolo Il genocidio prima e dopo la nascita su Contropiano.
August 13, 2026
Contropiano
Uomini e no
Questa foto sarà in tutti i libri di storia. La foto del medico di Gaza che si para contro i carri armati dell’esercito per impedire loro di distruggere l’ultimo ospedale funzionante. Secondo i dati ufficiali delle Nazioni Unite, il bilancio del personale medico ucciso a Gaza ha superato quota 1.700. […] L'articolo Uomini e no su Contropiano.
July 7, 2026
Contropiano
Donne haitiane costrette a partorire nella paura
Il loro dramma evidenzia la mancanza di diritto alla cura. di Paolo Laforgia (*) Foto: Alter Press La frontiera tra Haiti e Repubblica Dominicana non divide soltanto due Stati. Oggi divide anche l’accesso alla salute. Da quando Santo Domingo ha irrigidito la politica migratoria contro gli haitiani senza documenti, gli ospedali pubblici sono diventati per molte donne incinte un luogo
Campagna Let Cuba live, raccolti oltre 700.000 dollari per pannelli solari destinati a ospedali e cliniche
Grazie all’ incredibile generosità e alla solidarietà di migliaia di persone, la campagna Let Cuba Live e il People’s Forum hanno raccolto negli Stati Uniti oltre 700.000 dollari per inviare pannelli solari e batterie a ospedali e cliniche in tutta Cuba. Volevamo condividere con voi alcuni aggiornamenti entusiasmanti sullo stato di avanzamento della spedizione dei pannelli e della campagna. Da dicembre 2025, il blocco imposto dall’amministrazione Trump ha consentito l’arrivo a Cuba di un solo carico di carburante. Il risultato? Interruzioni di corrente paralizzanti stanno devastando il sistema sanitario pubblico del Paese. Nonostante gli sforzi eroici del personale medico cubano, oltre 96.000 pazienti sono in attesa di interventi chirurgici importanti, tra cui 11.000 bambini. La mancanza di un’alimentazione elettrica affidabile, dovuta alla carenza di carburante, ne è la causa diretta. Ma noi (e migliaia di donatori) ci siamo rifiutati di accettare questa conclusione dopo aver superato enormi ostacoli creati dal governo statunitense per bloccare gli aiuti a Cuba, abbiamo acquistato: 10 kit solari autonomi (65 kW ciascuno) – da distribuire in 10 ospedali, sufficienti ad alimentare sale operatorie, unità di terapia intensiva e altre aree ospedaliere vitali. 33 kit solari più piccoli (fino a 6 kW ciascuno) – per 33 cliniche rurali nella parte orientale di Cuba. Queste forniture, di cui c’è urgente bisogno, saranno presto in viaggio verso Cuba, contribuendo alla transizione del sistema sanitario dell’isola verso le energie rinnovabili, in modo che milioni di cubani possano accedere all’assistenza sanitaria gratuita e di qualità che meritano. Ma non vogliamo fermarci qui. Potete aiutarci a portare avanti questa campagna? La generosità e l’energia messe in campo finora hanno dimostrato che le persone negli Stati Uniti e in tutto il mondo comprendono l’urgenza di schierarsi al fianco del popolo cubano contro le politiche genocidarie degli Stati Uniti. Vogliamo procurarci altri pannelli solari per un numero ancora maggiore di ospedali e cliniche. Trump non può fermare il sole e non può fermare la nostra solidarietà. Donate  ora per inviare altri kit solari agli ospedali cubani! Per chi ha l’opportunità di recarsi negli States, o non teme le spese di spedizione, c’è anche la possibilità di acquistare una splendida T-shirt “Let Cuba Live”, il cui ricavato verrà interamente devoluto alla campagna per l’invio di generatori e pannelli solari agli ospedali di Cuba. Acquistatela subito! Comprate ora In solidarietà, The People’s Forum   Redazione Italia
May 14, 2026
Pressenza
Effetti del blocco USA sulla sanità cubana
“Il blocco esiste, è reale e il suo effetto è permanente sulla sanità pubblica cubana”, ha affermato alcuni giorni fa il Viceministro della salute, il dottor Julio Guerra Izquierdo, spiegando nel programma televisivo Mesa Redonda come l’impatto diretto e crudele della politica del governo degli Stati Uniti colpisca la sanità pubblica. Tra i settori maggiormente colpiti dal blocco economico, commerciale e finanziario imposto dalle varie amministrazioni statunitensi all’isola caraibica dal lontano 1962 c’è anche quello della sanità, Una sanità garantita in modo gratuito a tutti i cubani, che si trova però a combattere con gli effetti procurati quotidianamente dalle sanzioni statunitensi. Tra gli effetti immediati sulla sanità spicca la cancellazione di contratti commerciali per l’acquisizione di tecnologie e prodotti medici, oltre al rifiuto da parte delle compagnie di navigazione di trasportare a Cuba vari carichi, tra cui farmaci. Inoltre Cuba non può acquistare attrezzature mediche, in molti casi essenziali per le cure dei pazienti, che contengano più del 10% di componenti prodotti negli Stati Uniti, il che ne limita di fatto l’acquisizione. Nel suo intervento alla trasmissione Mesa Redonda, Julio Guerra ha quantificato in 4,183 miliardi di dollari i danni prodotti al settore della salute dal blocco statunitense; nel solo 2025 il costo è stato stimato in 288 milioni di dollari. 25 giorni di blocco equivalgono al finanziamento richiesto per coprire il quadro base dei farmaci per un anno a Cuba (339 milioni di dollari). 9 giorni di blocco equivalgono al budget necessario per importare tutto il materiale di consumo del sistema sanitario nazionale in un anno: siringhe, garze, aghi, suture, cateteri, ecc. (129 milioni di dollari) 21 ore di blocco equivalgono al costo di acquisizione dell’insulina necessaria per un anno per i pazienti diabetici. (12 milioni di dollari) L’ordine esecutivo di Donald Trump nel quale impedisce all’isola di acquistare combustibile impatta ovviamente anche sul settore sanitario. La mancanza di energia elettrica limita molte cure, impedisce il normale svolgimento degli interventi chirurgici nelle sale operatorie, che devono essere rimandati con ovvie ricadute sulla salute dei pazienti, mette a rischio il normale processo di dialisi, limita l’esecuzione di normali esami diagnostici e molto altro. Il vice ministro comunque ha assicurato che nessun paziente è morto per cause imputabili alla mancanza di energia elettrica. Per far fronte a tale mancanza sono state stabilite priorità in ogni livello di assistenza, con particolare attenzione al programma materno-infantile, al controllo epidemiologico, alle emergenze, al trattamento di pazienti oncologici e con problemi renali e altro. Parallelamente viene incrementato il programma di installazione di pannelli solari per la produzione di energia elettrica; sono stati installati pannelli in 282 poliambulatori, 78 case di riposo, 97 strutture materne, 74 case per anziani e 15 ospedali. La direttrice dell’ospedale Calixto García, dottoressa in Scienze Iliovanys Betancourt Plaza, ricorda come le misure di soffocamento economico della Casa Bianca abbiano un effetto diretto sulla vita quotidiana di un complesso ospedaliero come quello che lei dirige. L’ospedale dispone di 21 padiglioni, che richiedono una garanzia energetica costante. La dottoressa ha menzionato i casi di persone che hanno subito un trauma e devono essere trasportate in ospedale. Occorre arrivare sulla scena in tempo per salvare il paziente, avere a disposizione un’ambulanza e, una volta giunti in ospedale, procedere all’intervento chirurgico. Per tutto questo occorrono carburante ed energia elettrica. Ha aggiunto che assistere più vittime in un’emergenza richiede risorse e tecnologie, che oggi mancano, in un settore in cui è necessario prendere decisioni rapide e difficili. Gli interventi chirurgici sono quelli più colpiti dalle carenze energetiche, soprattutto quando dipendono da gruppi multidisciplinari. Ha precisato che, quando in un’operazione intervengono diversi specialisti, sono necessarie alte tecnologie e molti input. Sostenere tutto questo è diventato una sfida tremenda. Nel settore della cardiologia l’acquisizione di pacemaker per l’impianto nei pazienti è molto difficile a causa del blocco e le degenze dei malati diventano più lunghe. Nei i momenti di maggiore tensione, come quando il servizio elettrico nazionale subisce una caduta, negli ospedali hanno ideato protocolli e strategie per affrontare questa emergenza dando priorità alle aree vitali. Durante i blackout energetici, alcuni gruppi elettrogeni non funzionano a causa del loro invecchiamento e della mancanza di pezzi di ricambio che non si possono acquistare per via del blocco. Il dottor Eugenio Selman Housein Sosa, direttore del centro cardiologico dell’Ospedale Pediatrico William Soler dell’Avana, ha sottolineato come le misure coercitive del blocco colpiscano direttamente i bambini, trasformando in nemici non i membri del governo, come affermano alla Casa Bianca, ma gli stessi malati, senza risparmiare i più piccoli. Nel settore cardiologico le migliori attrezzature per le cure sono statunitensi, ma a causa del blocco non possono essere acquistate da Cuba. “E’ una politica per colpire gli ospedali e farla pagare ai pazienti; poi questi ipocriti vanno in giro  a dire che la colpa è del governo cubano, accusandolo di essere uno Stato fallito,” ha affermato il medico. Yamilé García Villar, direttrice dell’Istituto di Nefrologia, ha assicurato che in tutto il Paese esiste una rete di 57 unità per la dialisi, dotate di tecnologia all’avanguardia, ma quando si verificano dei guasti diventa difficile reperire i pezzi di ricambio. “Dall’epidemia di coronavirus l’attività dei trapianti è diventata più difficile; insieme al ferreo blocco, questo ci ha impedito di raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati; a volte le terapie si allungano nel tempo, ma non ci siamo fermati”, ha affermato. “Le sanzioni mettono in pericolo la vita di 3.000 cubani che hanno bisogno della dialisi.”     Andrea Puccio
April 7, 2026
Pressenza
Gaza, tregua violata e valico di Rafah ancora chiuso
Un missile israeliano lanciato da un drone ha colpito una famiglia di 11 persone, che stava tornando nella propria casa ridotta a un rudere a Hay Zaitoun. Tutti uccisi, padre, madre, 7 figli minori, la nonna e una zia. È una violazione degli accordi passata sotto silenzio da diplomazie e media. Non c’è pace a Gaza e non c’è neanche un cessate il fuoco. I carri armati israeliani hanno superato in diversi punti la linea gialla definita dal piano Trump per bombardare i centri abitati palestinesi, sia a Khan Younes che a Gaza città. Il Centro per i diritti umani a Gaza ha registrato 23 violazioni della tregua da parte di Israele. I rapporti giornalistici affermano che ieri sono stati uccisi in totale 23 civili palestinesi e 122 feriti. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha denunciato che il 90% delle strutture ospedaliere a Gaza è stato distrutto o danneggiato: “E’ necessario collegare Gaza con i nostri uffici in Cisgiordania, Giordania e Egitto per garantire assistenza sanitaria alle migliaia di persone bisognose di cure e interventi urgenti. Bisogna aprire i valichi per l’evacuazione dei malati e l’ingresso di medicine e strumentazione sanitaria”. Il valico di Rafah è ancora chiuso e Netanyahu rimanda da un giorno all’altro la riapertura, che era programmata all’entrata in vigore del cessate il fuoco. Il Cairo ha dichiarato che il lato egiziano del valico è pronto all’apertura con la presenza di funzionari dell’Anp, che “opereranno in abiti civili, per non urtare la sensibilità degli israeliani” (come scrive la stampa egiziana) e si attende l’arrivo di agenti dell’UE. Il criminale ricercato ha dichiarato che il valico forse sarà riaperto domani, domenica. ANBAMED
October 18, 2025
Pressenza
Le vittime civili di Gaza sono molte di più delle cifre ufficiali
Contare i morti e i feriti in scenari di guerra è sempre un’impresa ardua, soprattutto quando lo scenario riguarda Gaza. Il livello di distruzione in questa piccola enclave di 360 chilometri quadrati, e uno dei luoghi più densamente popolati della Terra, è tale che raggiungere le persone colpite da bombe […] L'articolo Le vittime civili di Gaza sono molte di più delle cifre ufficiali su Contropiano.
October 13, 2025
Contropiano
“La guerra ha l’odore del sangue, della benzina e dell’olio di semi”. La testimonianza di Filippo Pelagatti, anestesista di Emergency al Nasser Hospital, nella Striscia di Gaza.
Filippo Pelagatti, pratese, è un anestesista di 35 anni che lavora all’Ospedale di Careggi. Ci sentiamo a metà agosto, nel pomeriggio di un suo giorno libero, mentre a Firenze il personale sanitario porta avanti, a staffetta, lo sciopero della fame … Leggi tutto L'articolo “La guerra ha l’odore del sangue, della benzina e dell’olio di semi”. La testimonianza di Filippo Pelagatti, anestesista di Emergency al Nasser Hospital, nella Striscia di Gaza. sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Gaza, MSF: “I medici non possono fermare il genocidio, ma i leader mondiali sì”
“I medici non possono fermare il genocidio, ma i leader mondiali sì”, è la nuova campagna internazionale di Medici Senza Frontiere (MSF) rivolta a tutti i capi di governo dei Paesi in cui l’organizzazione è presente. In Italia, MSF chiede al governo Meloni di usare tutti gli strumenti politici, diplomatici ed economici soprattutto in vista dell’High level week dell’ottantesima sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu. “A Gaza non solo è in corso una catastrofe umanitaria, ma anche la distruzione sistematica di un popolo. Israele sta commettendo un genocidio a Gaza contro i palestinesi” dichiara Stefano Di Carlo, direttore generale di MSF in Italia. “Con la loro inazione, il loro silenzio o il loro sostegno diretto alle autorità israeliane, i governi di tutto il mondo, Italia compresa, sono complici di questo genocidio. Hanno l’obbligo morale e legale di reagire, utilizzando ogni strumento politico, diplomatico ed economico a loro disposizione per fermare queste atrocità”. MSF chiede agli Stati di usare urgentemente la loro influenza per: * Fermare il genocidio contro i palestinesi a Gaza * Fermare la pulizia etnica e lo sfollamento forzato * Garantire un cessate il fuoco immediato e duraturo * Revocare l’assedio e consentire la consegna immediata e senza ostacoli di aiuti umanitari indipendenti su larga scala * Fermare gli attacchi alle strutture mediche e agli operatori sanitari * Smantellare la Gaza Humanitarian Foundation * Consentire l’evacuazione medica di coloro che necessitano di cure urgenti * Fermare i trasferimenti di armi che uccidono e mutilano le persone I 1.118 operatori e operatrici umanitari di MSF che lavorano a Gaza non possono fermare questo genocidio, ma i leader mondiali possono farlo, se solo decidessero di agire. Stop al genocidio Più di 64.000 persone sono state uccise, tra cui 20.000 bambini, secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute. Il bilancio è probabilmente molto più alto, considerando che molte altre persone potrebbero essere rimaste intrappolate sotto le macerie. Non c’è nessun luogo sicuro a Gaza. Anche se le strutture sanitarie dovrebbero essere protette, gli ospedali sono stati bombardati e le strutture mediche sono state saccheggiate, mettendo in pericolo la vita di personale e pazienti. Oggi nessun ospedale a Gaza è pienamente funzionante. Quelli che rimangono parzialmente operativi sono sovraffollati e gravemente carenti di forniture salvavita. Sono stati uccisi 12 operatori di MSF dall’inizio del conflitto e il chirurgo ortopedico di MSF, il dott. Mohammed Obeid, è detenuto da Israele da ottobre 2024. In totale a Gaza sono stati uccisi più di 1.500 operatori sanitari. Una perdita enorme per le loro famiglie e per il sistema sanitario di Gaza. Le autorità israeliane stanno soffocando Gaza attraverso un assedio totale che impedisce deliberatamente alla popolazione di accedere a carburante, cibo, acqua e forniture mediche. La carestia è già stata dichiarata nel governatorato di Gaza e le persone stanno morendo di fame. I pochi aiuti alimentari concessi dalle autorità israeliane sono stati crudelmente utilizzati come arma. La Gaza Humanitarian Foundation (GHF), gestita da Israele e finanziata dagli Stati Uniti, è responsabile della morte di 1.400 persone e del ferimento di altre 4.000. La mancanza di acqua potabile sta causando ulteriori sofferenze e malattie. Solo lo scorso mese, i team di MSF hanno curato 4.000 casi di diarrea, una condizione potenzialmente fatale per i bambini già indeboliti dalla malnutrizione. MSF viene regolarmente ostacolata dalle autorità israeliane nel portare attrezzature per la desalinizzazione e altre forniture che potrebbero aumentare l’accesso all’acqua potabile.     Medecins sans Frontieres
September 15, 2025
Pressenza