Pensionata ucraina di madrelingua russa: “Tutti vogliamo semplicemente vivere in pace”
Sono ospite a Charkiv/Char’kov di una coppia di pensionati amici di una mia
amica di Roma. Sono persone gentili, anzi squisite. Mi hanno portato a visitare
la città e la moglie mi ha preparato prelibatezze della cucina ucraina a partire
dal boršč, la zuppa rossa che recentemente l’ UNESCO ha aggiunto alla lista
immateriale del patrimonio dell’umanità.
Monastero ortodosso
Centro commerciale
Teatro dell’Opera
Chiedo ad Ana (nome di fantasia), che comprende benissimo e parla abbastanza
bene l’italiano, se mi concede una breve intervista. Ha poco più di
sessant’anni, lavorava come infermiera in un orfanatrofio, ma la pensione è di
ottanta euro, non aumenta mentre i prezzi continuano a salire e così deve
lavorare. Suo marito lavorava in una fabbrica di aeroplani; anche lui è in
pensione, ma riceve solo 130 euro e quindi lavora come vigilante nello stesso
orfanatrofio della moglie.
Quali sono i tuoi ricordi dell’Unione Sovietica?
Ho dei bei ricordi, chissà, forse perché ero giovane: guardavano con ottimismo
al futuro perché la vita migliorava per tutti, eravamo orgogliosi di essere
cittadini sovietici e non vedevamo problemi tra i diversi popoli dell’Unione.
Tutti avevamo un lavoro e una casa, non eravamo ricchi, ma l’essenziale non ci
mancava; era una vita modesta ma dignitosa.
Poi dopo la caduta dell’Urss sono esplosi i nazionalismi e in Ucraina delle due
lingue ufficiali si è eliminato il russo e si è imposto l’ucraino per qualsiasi
cosa.
Qui a Char’kov la maggioranza è formata da gente di origine russa; tutti
conoscono le due lingue e nessuno bada alla madrelingua degli altri. Ci sono
tante famiglie con un genitore di origine russa e l’altro ucraino e così i figli
sono perfettamente bilingui.
I miei nonni e i miei genitori erano ucraini di origine russa; io penso e in
genere parlo in russo, ma conosco molto bene l’ucraino e so usarlo quando serve.
Ovviamente per me dovrebbero essere le due lingue ufficiali dell’Ucraina, come
succedeva una volta.
Tu come ti definisci? Ucraina di madrelingua russa o russa che vive in Ucraina?
Io sono russa e ucraina allo stesso tempo, come molti del resto. Anche se la mia
madrelingua è il russo, non voglio vivere sotto un’occupazione militare.
Serve un cessate il fuoco immediato, una tregua per fare una trattativa vera… La
Federazione Russa e Putin non si fermeranno se non avranno il Donbass. Ci sono
già troppe vittime: solo in Ucraina si parla di ottocentomila morti. Tutti ormai
hanno un famigliare, un parente, un amico, un conoscente morto al fronte.
Poi ci sono le città: quelle a ridosso del fronte, a pochi chilometri da qui,
sono interamente distrutte e disabitate. Quindi qui ci sono tantissimi profughi
arrivati da quelle città distrutte o dalle regioni dell’Est, sia perché era
troppo pericoloso restare là e sia perché, pur essendo di madrelingua russa, non
volevano vivere sotto un’occupazione militare. Inoltre tante persone di Char’kov
(Charkiv) hanno lasciato la città, ritenendola troppo pericolosa e sono andati
nelle regioni dell’Ovest o all’estero.
In Ucraina ora ci sono dieci milioni di abitanti in meno rispetto a prima della
guerra.
Com’è la situazione a Char’kov?
Nei primi due anni di guerra la situazione era terribile: il fronte era molto
vicino e tutte le notti, alle quattro, la città era colpita da missili e droni,
sentivamo le esplosioni e vedevamo il fumo nero.
Ora il fronte é più lontano, gli attacchi sono diminuiti, ma possono arrivare a
qualsiasi ora e in qualsiasi luogo; è stressante vivere con questo pensiero e
così cerchiamo di fare come nulla fosse. Le sirene suonano in continuazione, ma
ci siamo abituati e nessuno ci fa più caso. Almeno però tutti i mezzi pubblici,
autobus, filobus e metropolitana, a Char’kov sono gratuiti, così spostarsi è
facile.
Comunque la paura non passa, ce la portiamo dentro; dall’inizio della guerra a
Char’kov sono morte in questi attacchi più di cento persone, forse duecento.
Di fronte alla tua casa c’è una bellissima scuola, ma mi sembra chiusa. Le
scuole funzionano?
No, sono chiuse e le lezioni si fanno on line. Talvolta si organizzano lezioni
in locali sotterranei della metropolitana. Questo perché i russi sostenevano che
i soldati ucraini usavano le scuole come caserme.
Secondo te perché è iniziata questa guerra e perché non si riesce a fermarla?
Ti dico la verità: per me è una guerra assurda, quando è scoppiata non riuscivo
a crederci, ancora non lo capisco e non so spiegarne le ragioni, ma la gente
comune non c’entra. In Ucraina non ci sono mai stati problemi tra ucraini e
russi di qui e non ci sono nemmeno adesso. La questione della lingua non è il
vero motivo, è un pretesto.
Certamente i nazionalismi esasperati portano alla guerra, ma il vero problema è
un altro: ci sono grandi aziende che fanno enormi profitti con la guerra e
quindi hanno interesse a far sì che continui. Queste corporazioni corrompono i
politici, che stanno così al loro servizio; per questo finora tutti i tentativi
di arrivare a un accordo sono saltati, ma io ti assicuro che tutti vogliamo
semplicemente vivere in pace.
Mauro Carlo Zanella