Non si può chiudere uno spazio pubblico per nascondere l’assenza di politiche
La proposta del sindaco Dipiazza di chiudere l’area pedonale di piazza della
Libertà al libero accesso pubblico come “risposta” ai recenti episodi di
violenza è, insieme, politicamente inconsistente e giuridicamente infondata. Non
è giuridicamente sostenibile disporre la chiusura permanente e indiscriminata di
uno spazio pubblico, la cui destinazione all’uso collettivo è tutelata
dall’ordinamento.
Se si seguisse questa logica, ogni fatto di cronaca violenta comporterebbe la
chiusura dell’area in cui si è verificato: dovremmo allora transennare piazza
Garibaldi, trasferendone magari gli abitanti? E se domani scoppiasse una rissa
in piazza Unità, verrebbe fatto lo stesso? È evidente l’assurdità di un simile
approccio, che non affronta le cause dei problemi – ovvero l’abbandono in
strada, da parte delle istituzioni, delle persone richiedenti asilo.
Proposte di questo tipo rivelano piuttosto l’assenza di una strategia: da anni
l’amministrazione comunale evita di costruire, insieme alle realtà sociali del
territorio, un programma serio di gestione di una situazione complessa come
quella legata agli arrivi lungo la rotta balcanica. Una realtà che non può
essere cancellata ignorandola, né affrontata attraverso misure emergenziali e
punitive.
In mancanza di politiche efficaci, il discorso pubblico si è progressivamente
spostato verso toni sempre più aggressivi, che colpiscono persone vulnerabili
lasciate senza alternative e delegittimano il lavoro di chi, nel territorio,
prova a colmare le lacune dell’intervento pubblico. Una deriva che non aumenta
la sicurezza, ma contribuisce a deteriorare ulteriormente il tessuto sociale
della città.
Redazione Friuli Venezia Giulia