IRAN: QUARTO GIORNO DI AGGRESSIONE ISRAELO-STATUNITENSE. ISRAELE ATTACCA PURE IL LIBANO, ANCHE VIA TERRA
Levante in fiamme nel quarto giorno di aggressione militare
israelo-statunitense, martedì 3 marzo 2026. Raid in corso sia sull’Iran che sul
Libano, dove le truppe israeliane hanno superato il confine invadendo nuovamente
via terra il sud. Tel Aviv parla di “zona cuscinetto”, ossia dell’occupazione di
territorio libanese. L’esercito libanese è scappato, lasciando 7 postazioni.
Anche l’Unifil, missione Onu partecipata dall’Italia, ritira il personale non
essenziale. Trentamila civili libanesi sono in fuga, colpiti dai raid arrivati
anche su Beirut. Il bilancio, per il Ministero della Sanità libanese, è di
almeno 52 morti e 154 feriti. Bombe anche sulla tv Al-Manar, vicina al movimento
sciita Hezbollah, che fa sapere di avere colpito 3 basi militari israeliane.
In Iran Tel Aviv ha colpito la tv e radio di Stato, che al momento continua a
trasmettere. Bombe pure dagli Usa su Isfahan, Shiraz, oltre a nord e est di
Teheran. Nella capitale colpito anche lo storico Palazzo Golestan, patrimonio
mondiale Unesco, che ha subito gravi danni per i raid di Israele e Usa. Il
bilancio dei bombardamenti israeliani e statunitensi sull’Iran è, finora, di 787
vittime e 9 ospedali bombardati. Lo riferisce la Mezzaluna Rossa. Tra le vittime
ci sono almeno 150 studentesse della scuola colpita dai raid di Tel Aviv e
Washington a Minab, nel sud del Paese. Qui, decine di migliaia di persone hanno
riempito le strade per i funerali delle giovani.
Prosegue anche la risposta iraniana con missili e droni. Stamattina esplosioni a
Tel Aviv, Gerusalemme e nei pressi di insediamenti colonici in Cisgiordania. In
West Bank sono 2 i palestinesi ammazzati e 3 quelli feriti per gli attacchi dei
coloni fascisti a Qyarout, vicino Nablus, mentre l’esercito occupante
israeliano prosegue senza soste raid preventivi e rapimenti di massa.
A Gaza, intanto, le forze di occupazione hanno chiuso ancora i valichi, che
verranno forse aperti oggi parzialmente di fronte allo spettro della carestia.
Questo non ferma, comunque, il genocidio quotidiano: oggi un’altra vittima,
colpita da un cecchino a nord di Khan Younis. Salgono così a 630 i morti del
presunto cessate il fuoco, l’11 ottobre, a Gaza.
“Li stiamo massacrando, ci abbiamo messo un’ora a eliminare la leadership ma non
abbiamo ancora iniziato a colpirli duramente, la grande ondata arriverà presto”,
ha detto ieri il presidente Usa Trump, che non esclude neanche l’invio di truppe
statunitensi “boots on the ground”. Secondo il Pentagono sono sei i soldati Usa
morti, una decina quelli feriti. Per Teheran i numeri sarebbero molto diversi:
le autorità iraniane parlano di “650 soldati Usa uccisi o feriti”, in
particolare negli attacchi contro il quartier generale della Quinta Flotta in
Bahrein.
Di certo c’è che a Riad brucia l’ambasciata Usa in Arabia Saudita. Quella in
Kuwait è stata chiusa fino a nuovo ordine. In Bahrein scontri di piazza tra
polizia e manifestanti, in piazza contro l’appoggio del regime locale al fronte
Israele – Usa. Washington esorta i propri cittadini a lasciare il Medio Oriente.
Via anche il personale a stelle e strisce da Iraq (qui nuovi attacchi delle
milizie sciite irachene a Erbil), Bahrein e Giordania, mentre Teheran ha colpito
la base Usa di Al Udeid in Qatar e il porto di Duqm, in Oman.
In una dichiarazione rilasciata oggi, il ministero degli Esteri iraniano
Araghchi ha avvertito “gli Stati europei a non unirsi alla guerra”. Il tutto
alla vigilia del viaggio del cancelliere tedesco Merz, il più filoisraeliano del
Vecchio Continente, chiamato a rapporto da Trump alla Casa Bianca. Sul fronte
europeo resta alta la tensione nella base britannica di Cipro, colpita nelle
scorse ore da alcuni droni. Non è chiaro se i velivoli kamikaze senza pilota
siano stati scagliati dall’Iran o dal vicino Libano, come dicono i media locali.
La Grecia, comunque, manda fregate militari e sistemi missilistici di difesa in
zona, mentre Macron offre l’ombrello nucleare francese ad altri Paesi della Ue.
Fuori dal coro solo la Spagna: 15 aerei cisterna Usa hanno lasciato il Paese
dopo che Madrid ha negato l’uso delle basi militari sul territorio spagnolo per
operazioni contro l’Iran.
Teheran, intanto ha chiuso lo stretto di Hormuz, dove transitano gli idrocarburi
diretti in particolare proprio in Europa: è boom speculativo di gas e petrolio.
Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Lorenzo Forlani, analista, giornalista
free-lance ed esperto di Medio Oriente, in particolare di Libano, dove ha
vissuto a lungo. Ascolta o scarica.
Sulle nostre frequenze è intervenuto anche Alberto Negri, giornalista ed
editorialista de Il Manifesto. Ascolta o scarica.