Pisa, 10 aprile: Appello alla mobilitazione per il 77° anniversario della NATO
VENERDÌ, 10 APRILE, ORE 16:00
PISA, PIAZZA XX SETTEMBRE
Nei giorni scorsi si sono riunite realtà organizzate e singoli attivisti per
discutere insieme sul 77° anniversario della fondazione della NATO, che precede
di poco l’Ottantesimo della Repubblica Italiana.
Due storie, quella della Repubblica e quella della NATO, che in Italia, non solo
si intersecano, ma si intrecciano e si fondono. È necessaria al riguardo una
riflessione critica collettiva diffusa, che purtroppo, bisogna ammetterlo, non
c’è, o è nascosta, frazionata, interna alle coscienze, senza essere capace di
arrivare alla ribalta della discussione politica, indirizzata anzi in una sola
direzione: far accettare a tutti gli italiani la guerra come qualcosa di
naturale ed inevitabile.
Purtroppo, si può solo constatare il fatto che, davanti all’ennesima guerra di
USA e Israele, la mobilitazione non è stata capace si fermare l’ennesima
carneficina, di cui in Italia e in altre parti del mondo si percepiscono solo le
ripercussioni economiche che vanno ad abbattersi negativamente, ancora una
volta, sui redditi della gente comune, della classe lavoratrice, dei pensionati
e delle famiglie, con le loro conseguenze sul potere di acquisto di salari e
pensioni e sulla qualità delle esistenze.
È evidente come la frenetica corsa al riarmo e il rafforzamento dell’economia di
guerra che si sta cercando di compiere sotto gli occhi e il naso di tutti,
sostenuta dalla malsana idea che l’economia del Paese possa beneficiare dalla
sostituzione della manifattura tradizionale con quella della produzione di
armenti mentre le forze politiche che la sostengono cercano, nemmeno più di
tanto, di dissimulare il processo in atto.
I benefici della sostituzione di un’economia di pace con una di guerra sono una
bugia colossale ed un errore, oltre che un fatto incostituzionale.
Dati alla mano, si può sostenere che un tale processo conduce di fatto alla
perdita di milioni di posti di lavoro in Europa, non ad un loro aumento, con un
ritorno economico esclusivo per una ristretta élite: i produttori degli
armamenti stessi.
Ma purtroppo, come sempre più spesso avviene nella società dello spettacolo, una
bugia ripetuta 100 volte può diventare la verità assoluta, per chi non dispone
di strumenti di analisi critica.
Tali politiche di riarmo vengono ormai costantemente accompagnate da discorsi
mainstream che dipingono il nostro paese e la UE come zone sotto costante
minacce di un nemico esterno, per giustificarne l’implementazione, quando in
realtà sono queste stesse politiche a metterci in pericolo.
Nell’immaginario collettivo si sta cercando di costruire l’idea secondo la quale
la guerra sia qualcosa di inevitabile, con militari che fanno propaganda nelle
scuole di ogni ordine e grado.
In questo quadro distopico, la stessa NATO può apparire come uno strumento di
pace, agli occhi di Trump una specie di ferrovecchio. Tutto questo avviene
mentre i nostri territori sono già, ogni giorno, attraversati da carichi di
armi.
Le Università rappresentano già il banco di prova per le tecnologie duali,
ricerche che camuffate da studi a fini civili hanno, in realtà, l’obiettivo di
produrre morte. Ormai già da anni questi temi attraversano innumerevoli atenei e
facoltà.
Ma è davvero inevitabile tale deriva?
Sì, se non si va creando una coscienza pubblica critica capace di mettere in
discussione la cultura della guerra e l’ennesimo pacchetto sicurezza che
colpisce chi manifesta liberamente un pensiero critico.
I promotori di questo documento e della mobilitazione ad essa connessa sono
convinti che opporsi a certe tendenze non sia solo importante e necessario, ma
che non ci sia altro da fare!
Per questo si proposto di mettere in campo, in occasione dell’anniversario della
NATO, un’iniziativa che porti avanti una narrazione controcorrente e critica al
riguardo.
La proposta concreta è quella di organizzare una piazza a Pisa, dove ciascuno
possa portare un pezzo di esperienza contro la guerra, delle testimonianze di
vario genere, anche di esperti studiosi della materia, un momento di
informazione pubblica e di formazione dal basso, anche con un semplice microfono
aperto alle realtà contro il riarmo, il militarismo e il pacchetto sicurezza;
aperta a tutti coloro che provano a dimostrare a cosa serve e a chi conviene
veramente la guerra, quando poi a combatterla e a subirne le conseguenze
negative sono sempre i soliti noti: i Popoli, tutti noi.
Questa iniziativa potrebbe segnare l’inizio di un percorso più ampio che potrà
condurre più forti e preparati alla “commemorazione” dell’Ottantesimo
anniversario, prevista il 2 Giugno 2026, della Festa della Repubblica Italiana
che auspichiamo si trasformi in un’ulteriore occasione di riflessione sul
coinvolgimento del nostro paese nella Guerra e non di una festa auto
commemorativa di una repubblica, solo a parole, fondata sulla pace e contro la
guerra.
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