Incontro con la gioventù migliore
A Sulmona, in una assemblea molto partecipata dei giovani in servizio civile, si
è discusso di come costruire un mondo senza guerre, fondato sul rispetto dei
diritti umani, sulla cooperazione tra i popoli e sui principi della nonviolenza.
Non è vero che i giovani sono indifferenti alle cose del mondo. Non è vero
perché c’è una parte sempre più consistente delle nuove generazioni che non
vuole essere spettatrice ma protagonista del cambiamento di una realtà sempre
più segnata dall’imbarbarimento delle relazioni internazionali, dalle guerre,
dal riarmo forsennato, dallo sfruttamento senza limiti delle risorse naturali,
dal dominio di una minoranza di super ricchi contro il resto dell’umanità.
Sono giovani che innalzano le bandiere della pace, della nonviolenza, della
solidarietà e della fratellanza tra i popoli, del rispetto dell’ambiente e della
casa comune che è il pianeta Terra. E lo fanno riempiendo le piazze nelle
manifestazioni contro le folli scelte belliciste che incendiano il mondo e nei
dibattiti sempre più affollati su come costruire un presente e soprattutto un
futuro che metta al centro non il potere ma l’essere umano.
Eccone un esempio. A Sulmona si è svolta una assemblea che ha visto la
partecipazione, in presenza e online, di circa 100 giovani impegnati nel
Servizio Civile Universale e operativi nelle quattro province abruzzesi.
L’assemblea, coordinata nella sede del CSV da Francesco D’Ascenzo e da Giorgia
Di Bella, ha affrontato tanti temi, tra cui: la storia dell’obiezione di
coscienza al servizio militare e la legge istitutiva del servizio civile,
l’esperienza del carcere militare, i grandi maestri della nonviolenza, il
confronto tra il periodo della “guerra fredda” e il mondo di oggi, come rendere
concreto il ripudio della guerra attraverso l’istituzione della Difesa Civile.
Nell’incontro sono stato coinvolto anch’io in quanto obiettore prima del
riconoscimento giuridico. Nell’occasione i giovani mi hanno rivolto molte
domande per conoscere la storia del movimento pacifista negli anni ’60 e ’70 del
secolo scorso e per sapere se il mondo era più sicuro allora oppure adesso.
Impossibile riportare in poche righe il confronto con quella che oggi
rappresenta la migliore gioventù. 59 anni fa a Sulmona nacque il Gruppo di
Azione Pacifista che ebbe relazioni con Aldo Capitini fondatore del Movimento
Nonviolento, con Pietro Pinna primo obiettore politico del dopoguerra, con Marco
Pannella e il Partito Radicale unico partito antimilitarista italiano, con
Ignazio Silone convinto sostenitore degli obiettori di coscienza.
Dal convegno antimilitarista di Sulmona degli inizi di gennaio 1971 scaturì la
prima obiezione di coscienza collettiva in Italia e vennero messi a punto i
principi di una giusta legge per il riconoscimento giuridico dell’obiezione. La
legge 772 del 15 dicembre 1972, da cui è nato il servizio civile alternativo al
servizio militare, venne bollata dagli obiettori come “legge truffa” perché
conteneva forti limitazioni e penalizzazioni, ma venne comunque accettata perché
per la prima volta veniva riconosciuto nell’ordinamento italiano il diritto
all’obiezione. Sarebbe toccato ai successivi obiettori in servizio civile
migliorare la legge, come poi avvenne.
I giovani chiedono: cosa succede adesso con la leva militare? Il servizio
militare obbligatorio in Italia è stato sospeso nel 2005 e da allora le forze
armate sono costituite solo da professionisti. Ma con i venti di guerra che
soffiano sempre più forte sono diversi i Paesi che lo hanno reintrodotto o
stanno pensando di reintrodurlo. Tra questi il governo italiano, che però
procede con i piedi di piombo perché sa che una larga maggioranza dei giovani è
decisamente contraria al ritorno della leva. Intanto si dà il via libera al
potenziamento della componente professionale ma la possibilità del ripristino
dell’obbligatorietà del servizio militare resta in attesa sul tavolo del
Ministero della Difesa.
Il mondo era migliore una volta oppure oggi? Sicuramente è peggiore adesso.
Quando si era sotto la cappa dei due blocchi militari – Nato e Patto di Varsavia
– mai si è arrivati ad uno scontro militare diretto. Le armi, comprese quelle
atomiche, venivano usate come deterrenza. Nei momenti peggiori, come la crisi
dei missili a Cuba dell’ottobre 1962, i leader di allora, Kennedy e Krusciov,
ebbero il senso di responsabilità e l’intelligenza politica di risolvere
pacificamente il conflitto.
Oggi il mondo è nelle mani di un pugno di governanti che hanno fatto del ricorso
alla guerra, anzi alla guerra preventiva, la prima opzione: Putin in ucraina,
Trump in Iran; che parlano di distruggere un’intera civiltà (ancora Trump sull’
Iran) o che lo stanno facendo (Netanyahu a Gaza); l’impiego dell’arma atomica
non è più un tabù ma viene evocata da entrambe le parti; l’ONU è confinata in un
angolo e il diritto internazionale è calpestato; i crimini di guerra sono
all’ordine del giorno; la guerra è totale e a pagarne il prezzo maggiore è
sempre la popolazione civile. Le guerre mostrano sempre più chiaramente il loro
vero volto: hanno dietro enormi interessi economici e la parte del leone la fa
il controllo delle fonti fossili, che sono la causa prima dei cambiamenti e dei
disastri climatici.
Le nostre menti vengono hackerate da una massiccia propaganda che cerca di
convincerci che il nemico è alle porte. Un nemico che cambia continuamente
maschera: prima erano i seguaci di Bin Laden; poi la Russia di Putin; poi il
terrorismo islamico; ora l’Iran. E se il nemico è alle porte cosa si fa?
“Dobbiamo prepararci”. Così l’Unione Europea abbandona il Green Deal e riversa
enormi risorse economiche nella produzione di armamenti. Il complesso
militare-industriale-tecnologico-finanziario realizza profitti stellari e
ingigantisce ancora di più il proprio potere sui decisori politici. L’Italia si
adegua, ripudia l’articolo 11 della Costituzione e gonfia l’industria bellica
sottraendo risorse fondamentali alla vita di tutti i cittadini.
I giovani domandano se è possibile opporsi a questa pazzia. Sì, è possibile.
Facendo crescere dal basso un grande movimento per la pace che inceppi i
meccanismi della preparazione della guerra. Respingendo la propaganda militare
che cerca di penetrare ovunque e in primo luogo nelle scuole. Ostacolando la
produzione, il commercio delle armi e la militarizzazione dei territori.
Sostenendo gli obiettori di coscienza, i disertori e gli attivisti nonviolenti
di Ucraina, Russia, Bielorussia, Israele e Palestina, come fa da tempo il
Movimento Nonviolento.
Lo stesso M.N. ha promosso la campagna nazionale “Obiezione alla guerra”.
Chiunque può firmare fin da adesso una dichiarazione con la quale rende nota
alle autorità di governo la propria indisponibilità a nessuna “chiamata alle
armi” e quindi alla preparazione e alla partecipazione a qualsiasi guerra. Le
dichiarazioni saranno trasmesse al Presidente della Repubblica in quanto capo
delle forze armate. Reti di associazioni pacifiste hanno inoltre rilanciato la
proposta di iniziativa popolare “Un’altra difesa è possibile”, finalizzata alla
istituzione in Italia del Dipartimento della Difesa Civile non armata e
nonviolenta quale componente a pieno titolo del sistema nazionale di difesa e di
sicurezza della Repubblica.
L’assemblea di Sulmona non resterà un momento isolato. Altre iniziative
seguiranno per testimoniare il proprio impegno nella società da parte dei
giovani in servizio civile. Il 25 aprile una delegazione del Servizio Civile
Universale, non solo dell’Abruzzo ma anche di Lazio e Sardegna parteciperà alla
marcia del Freedom Trail da Sulmona a Campo di Giove. Una seconda delegazione si
recherà a Pietransieri dove depositerà una corona di fiori e la bandiera della
nonviolenza al sacrario che ricorda l’eccidio perpetrato dall’esercito nazista
il 21 novembre 1943.
Mario Pizzola
Mario Pizzola