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Padre Angelo Cavagna. Profeta della pace e della nonviolenza
‘Padre Angelo Cavagna. Profeta della pace e della nonviolenza’. Questo è il titolo di un libro appena pubblicato dalla casa editrice Multimage, con contributi di più di una ventina di persone che hanno collaborato con il dehoniano p. Cavagna, ricordato nei giorni scorsi in un dibattito a Bologna (dove per molti anni ha servito). La vita e i vari incarichi di padre Cavagna è descritta all’inizio del libro dal suo allievo Beppe Pierantoni, anche lui dehoniano , poi missionario nelle Filippine dove fu a lungo prigioniero di un gruppo separatista islamico. Cavagna è stato impegnato in molti campi, prete operaio, giornalista, poi impegnato nella cooperazione internazionale, ma soprattutto nel campo della pace, principalmente prima nella promozione della obiezione di coscienza all’esercito e poi del servizio civile alternativo a quello militare da essa nato, fino all’attuale servizio civile universale. Nell’incontro, molto partecipato, hanno parlato Francesco Tosi, presidente CEFA, ong fondata da p.Cavagna e dall’on.Bersani, Michelangelo Chiurchiù, Sabrina Magnani, lo storico Daniele Menotti, i dehoniani Stenico e Pierantoni, e l’arcivescovo Zuppi. La pace per Cavagna era una cosa concreta, nel suo libro “Per una prassi di pace” ripeteva che vi è un legame stretto tra guerra e ingiustizia sociale perché la guerra causa direttamente non solo morti e feriti ma anche ingiustizie e diseguaglianze, le armi danneggiano sempre i poveri, e che la psicosi bellica, la spirale del riarmo, è creata dalle industrie di armi. Occorre al contrario respingere la depressione, il ‘ma io cosa posso fare ?’ per far germogliare la pace anche con piccoli semplici gesti. Cavagna ha lavorato molto per rendere realizzabile il servizio civile – nonostante le fortissime opposizioni dell’istituzione militare – esperienza prima di pochi ma che negli anni ha poi visto l’impegno concreto complessivo di più di 500.000 giovani, la cui vita è stata cambiata da questa concreta esperienza sociale . E’ stato anche determinante per la nascita del CESC (il coordinamento degli enti che accolgono i giovani in servizio civile), insistendo sulla nonviolenza come alternativa concreta al servizio militare, per la difesa della patria in modo nonviolento , verso i corpi civili europei di pace che Alex Langer progettava. Creare esperienze strutturate di servizio è importante, pensiamo solo al fatto che oggi il 73 % delle persone che scelgono il Servizio civile è di sesso femminile e che molti non riescono a farlo perché i governi non vogliono stanziare in questo campo risorse sufficienti(per questo l’anno scorso solo 66.000 domande sono state accolte, su 150.000 pervenute, una su tre). Anche per la creazione della legge per il controllo delle esportazioni di armi padre Cavagna, insieme a Zanotelli, fu un contributo importante, come pure per la riconversione al civile dell’industria bellica e per la esperienza della obiezione fiscale alle spese militari, e per iniziative di pace durante la guerra in Bosnia come la marcia a Sarajevo, in cui vi fu la tragica morte del pacifista Locatelli per mano di un cecchino serbo (cecchini fra cui oggi impariamo che vi erano anche italiani). Cavagna sostenne anche la creazione dei “caschi bianchi” della associazione Papa Giovanni XXIII, fondata da don Benzi, con cui realizzò varie iniziative sull’odc. Il cardinale Zuppi ha concluso l’incontro dicendo che “la Chiesa italiana ha un debito verso padre Cavagna, e il recente documento CEI su pace e nonviolenza gliene rende merito. L’idea stessa del riarmo è per noi cristiani intollerabile, il sovranismo è preoccupante. Occorre, come diceva papa Francesco, contrastare la globalizzazione dell’indifferenza. Oggi c’è tanto da obiettare ! ” Aggiungo un ricordo personale. Tante volte Cavagna ci diceva “Ricordatevi di dire sempre che la leva obbligatoria è solo sospesa, non è stata affatto abolita, un generale mi disse che sarebbe bastata una semplice circolare del Ministero Difesa per reintrodurre l’obbligo del militare per i maschi con 18 anni compiuti” Antonio Ghibellini
May 19, 2026
Pressenza
Pressenza: “E se la difesa della mia Patria diventasse offesa alla Patria altrui? A proposito del ritorno della leva obbligatoria”
DI MICHELE LUCIVERO SU PRESSENZA DEL 6 MAGGIO 2026 Condividiamo sul nostro sito il contributo di Michele Lucivero pubblicato su Pressenza, in cui viene intrecciata con abilità un’interessante riflessione sul ritorno della leva obbligatoria, sul concetto di difesa della Patria e sul fondamento etico del servizio civile. Articolo che, riprendendo le parole di Don Milani e declinandole nel nostro presente, unisce le radici storiche dell’antimilitarismo e del pacifismo italiano ad un’intervista a Rebecka Lindholm Schulz, referente della Società Svedese per la Pace e l’Arbitrato, portando l’attenzione sulla strumentalizzazione del servizio civile a fini bellici… E su un’obiezione di coscienza totale e collettiva. «Per chi non lo sapesse, ad esempio per i più giovani, il titolo di questo articolo riprende un celebre passo provocatorio di don Lorenzo Milani, il quale il 23 febbraio 1965 tuonava contro i cappellani militari intruppati. Don Milani con il suo motto “L’obbedienza non è più una virtù” invitava ad una radicalità epocale per quel periodo e spingeva i giovani ad opporsi al servizio militare obbligatorio, che costringeva anche i suoi studenti a imbracciare le armi per difendere la Patria, così come previsto dall’articolo 52 della nostra Costituzione. In particolare, don Milani scriveva: «Se vedremo che la storia del nostro esercito è tutta intessuta di offese alle Patrie degli altri dovrete chiarirci se in quei casi i soldati dovevano obbedire o obiettare quel che dettava la loro coscienza. E poi dovrete spiegarci chi difese più la Patria e l’onore della Patria: quelli che obiettarono o quelli che obbedendo resero odiosa la nostra Patria a tutto il mondo civile?»1 …continua a leggere su Pressenza. 1. L. Milani, L’obbedienza non è più una virtù, Chiarelettere, Milano 2023, p. 37. ︎ -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Liberazione
Tra Resistenza tradita, conquiste reali e lavoro delle mani: un testo sulla libertà concreta. E un tributo, tardivo, a un amico > «Ecco perché al celebre motto liberale La mia libertà finisce dove comincia la > libertà di un altro, non da oggi ma da un secolo si replica: La mia libertà > comincia esattamente e soltanto dove comincia la libertà di un altro». Così scrisse Franco Fortini il 28 ottobre 1986 su Il Manifesto, all’interno di uno Speciale salute intitolato Le terapie della libertà. Era uno speciale sulla psichiatria e la svolta impressa da Basaglia e da tutti i suoi collaboratori in uno dei pochi veri cambiamenti che questo Paese è riuscito a compiere: la chiusura dei manicomi. Certo, un cambiamento parziale, che ha lasciato situazioni molto differenziate, non avendo realizzato pienamente i dettami della legge ispirata dalle esperienze di Gorizia e Trieste. Certo, una riforma meglio riuscita e, soprattutto, meno tradita di quelle che i resistenti italiani si aspettavano dopo la liberazione del 25 aprile 1945. > «La caduta del Ministero Parri non è una crisi di governo; è una crisi di > regime; o meglio, è il segno della fine di quel periodo della storia italiana > che si chiama la Resistenza. È il momento in cui i partiti politici, che della > Resistenza erano stati l’espressione, si staccano da essa, e diventano degli > strumenti di un gioco politico astratto. […] Il vecchio mondo torna a galla > con tutte le sue pretese, con la sua incapacità di rinnovarsi, e con la sua > volontà di restaurazione mascherata da legalità». Questo scrisse Carlo Levi su L’Italia libera il 27 novembre 1945, e così effettivamente fu. È pur vero che una parte dei resistenti voleva la rivoluzione, ma lo spirito della lotta di liberazione fu tradito dalla caduta del Governo Parri in poi e rimase solo nel testo redatto dai costituenti. Questo tradimento serpeggia costantemente nella nostra storia patria, ed è all’origine del ritorno al governo degli eredi diretti di Benito Mussolini. Lo dicemmo già in molti il 25 aprile del 1994 in piazza a Milano. Eravamo tantissimi. Pioveva e ci andai con Massimo Malini, il mio caro amico che conobbi durante il servizio civile. Massimo era su una carrozzina, costretto dai danni che il forcipe gli fece alla nascita. Spastico grave, non riusciva a parlare se non con suoni simili a quelli di Chewbecca di Guerre Stellari. Non riusciva a portare il cibo autonomamente alla bocca e, per di più, prima di imboccarlo bisognava tritargli il cibo con un attrezzo detto “masticatore”. > “Marciapiedi: Io trovo stupido che alle soglie del 2000 ci siano ancora > marciapiedi così alti da non consentire alle carrozzine di salirci. Quando, ad > esempio, vedo un marciapiede troppo alto mi viene da ridere perché ritengo che > gli architetti non abbiano tenuto conto dei vari problemi che la gente > potrebbe avere. Oltretutto ritengo stupido che abbiano fatto alcuni lavori, > tra l’altro fatti anche male, solo durante i Mondiali di calcio del ‘90. > Infatti gli scivoli che hanno fatto intorno allo stadio sono troppo ripidi e > quindi sono molto pericolosi. Poi ci sono anche gli uffici pubblici che sono > pieni di gradini e quindi risultano inaccessibili per chi ha delle difficoltà. > Inoltre quando vedo qualcuno che parcheggia sul marciapiede m’arrabbio perché > c’è ancora gente che non sa che ci sono delle persone con handicap o altri > problemi che non riescono a salire per colpa di un pirla che ha parcheggiato > sul marciapiede. Lo ritengo giusto fare questa mostra fotografica perché la > gente deve sapere che esiste questo tipo di problema.” Il testo è di Massimo Malini, redatto con tastera video e joistick Atari, per la mostra fotografica sulle barriere architettoniche in zona San Siro che facemmo insieme. Massimo era diplomato, aveva quindi frequentato la scuola e, se poteva, leggeva volentieri. Per permettergli di leggere avevamo predisposto un leggio in legno su cui appoggiavamo un quadernone ad anelli. Dentro c’erano delle cartelline di plastica trasparente con i buchi e dentro alle cartelline mettevamo le fotocopie dei libri. Con questi accorgimenti Massimo riusciva a girare le pagine nonostante i suoi forti spasmi. Costruii questo ausilio, insieme ad un assistente della comunità dove viveva Massimo, durante il mio anno di obiezione di coscienza al servizio militare che feci tra il 1993 e il 1994. Il primo libro che fotocopiai e inserii pagina per pagina nelle cartelline fu Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino. Dopo aver preparato tutto per la lettura me ne andai qualche giorno in licenza. Non ricordo dove precisamente, ma andai a zonzo con Laura: forse in Provenza o in Costa azzurra dove suo papà aveva un appartamento, o forse in Valsesia dove i miei compagni avevano affittato una casa, esattamente a Scopello. Quando tornai dalla licenza trovai il libro nella stessa posizione in cui l’avevo lasciato. Come spesso capitava in quella comunità, presi in giro Massimo e, in fondo, anche me, dicendogli che era un fancazzista e che almeno lo sforzo di leggere qualche pagina lo poteva fare. Diventò rosso, si incazzò. Non era normale, di solito ci si faceva una risata sopra e si chiudeva il capitolo. Allora capii: aveva già letto tutto il libro e per questo era di nuovo al punto di partenza. Massimo l’ho rivisto solo l’anno scorso; non lo vedevo dal matrimonio tra me e Serena a Roppolo, 21 anni prima. Eros, l’unico assistente della Don Gnocchi con cui sono rimasto in contatto, mi ha chiamato e mi ha detto che Massimo stava per lasciarci. Sono andato a salutarlo all’ospedale San Paolo di Milano. Era stanco e provato dalla malattia ma, nel suo sguardo, ho ritrovato la stessa intelligenza e acutezza di quando lo conobbi. Questo testo fa parte dei Talking hands, una serie di racconti sulla manualità come pratica di liberazione. Gli altri episodi sono raccolti QUI. Ettore Macchieraldo
April 24, 2026
Pressenza
Incontro con la gioventù migliore
A Sulmona, in una assemblea molto partecipata dei giovani in servizio civile, si è discusso di come costruire un mondo senza guerre,  fondato sul rispetto dei diritti umani, sulla cooperazione tra i popoli e sui principi della nonviolenza. Non è vero che i giovani sono indifferenti alle cose del mondo. Non è vero perché c’è una parte sempre più consistente delle nuove generazioni che non vuole essere spettatrice ma protagonista del cambiamento di una realtà sempre più segnata dall’imbarbarimento delle relazioni internazionali, dalle guerre, dal riarmo forsennato, dallo sfruttamento senza limiti delle risorse naturali, dal dominio di una minoranza di super ricchi contro il resto dell’umanità. Sono giovani che innalzano le bandiere della pace, della nonviolenza, della solidarietà e della fratellanza tra i popoli, del rispetto dell’ambiente e della casa comune che è il pianeta Terra. E lo fanno riempiendo le piazze nelle manifestazioni contro le folli scelte belliciste che incendiano il mondo e nei dibattiti sempre più affollati su come costruire un presente e soprattutto un futuro che metta al centro non il potere ma l’essere umano. Eccone un esempio. A Sulmona si è svolta una assemblea che ha visto la partecipazione, in presenza e online, di circa 100 giovani impegnati nel Servizio Civile Universale e operativi nelle quattro province abruzzesi. L’assemblea, coordinata nella sede del CSV da Francesco D’Ascenzo e da Giorgia Di Bella, ha affrontato tanti temi, tra cui: la storia dell’obiezione di coscienza al servizio militare e la legge istitutiva del servizio civile, l’esperienza del carcere militare, i grandi maestri della nonviolenza, il confronto tra il periodo della “guerra fredda” e il mondo di oggi, come rendere concreto il ripudio della guerra attraverso l’istituzione della Difesa Civile. Nell’incontro sono stato coinvolto anch’io in quanto obiettore prima del riconoscimento giuridico. Nell’occasione i giovani mi hanno rivolto molte domande per conoscere la storia del movimento pacifista negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso e per sapere se il mondo era più sicuro allora oppure adesso. Impossibile riportare in poche righe il confronto con quella che oggi rappresenta la migliore gioventù. 59 anni fa a Sulmona nacque il Gruppo di Azione Pacifista che ebbe relazioni con Aldo Capitini fondatore del Movimento Nonviolento, con Pietro Pinna primo obiettore politico del dopoguerra, con Marco Pannella e il Partito Radicale unico partito antimilitarista italiano, con Ignazio Silone convinto sostenitore degli obiettori di coscienza. Dal convegno antimilitarista di Sulmona degli inizi di gennaio 1971 scaturì la prima obiezione di coscienza collettiva in Italia e vennero messi a punto i principi di una giusta legge per il riconoscimento giuridico dell’obiezione. La legge 772 del 15 dicembre 1972, da cui è nato il servizio civile alternativo al servizio militare, venne bollata dagli obiettori come “legge truffa” perché conteneva forti limitazioni e penalizzazioni, ma venne comunque accettata perché per la prima volta veniva riconosciuto nell’ordinamento italiano il diritto all’obiezione. Sarebbe toccato ai successivi obiettori in servizio civile migliorare la legge, come poi avvenne. I giovani chiedono: cosa succede adesso con la leva militare? Il servizio militare obbligatorio in Italia è stato sospeso nel 2005 e da allora le forze armate sono costituite solo da professionisti. Ma con i venti di guerra che soffiano sempre più forte sono diversi i Paesi che lo hanno reintrodotto o stanno pensando di reintrodurlo. Tra questi il governo italiano, che però procede con i piedi di piombo perché sa che una larga maggioranza dei giovani è decisamente contraria al ritorno della leva. Intanto si dà il via libera al potenziamento della componente professionale ma la possibilità del ripristino dell’obbligatorietà del servizio militare resta in attesa sul tavolo del Ministero della Difesa. Il mondo era migliore una volta oppure oggi? Sicuramente è peggiore adesso. Quando si era sotto la cappa dei due blocchi militari – Nato e Patto di Varsavia – mai si è arrivati ad uno scontro militare diretto. Le armi, comprese quelle atomiche, venivano usate come deterrenza. Nei momenti peggiori, come la crisi dei missili a Cuba dell’ottobre 1962, i leader di allora, Kennedy e Krusciov, ebbero il senso di responsabilità e l’intelligenza politica di risolvere pacificamente il conflitto. Oggi il mondo è nelle mani di un pugno di governanti che hanno fatto del ricorso alla guerra, anzi alla guerra preventiva, la prima opzione: Putin in ucraina, Trump in Iran; che parlano di distruggere un’intera civiltà (ancora Trump sull’ Iran) o che lo stanno facendo (Netanyahu a Gaza); l’impiego dell’arma atomica non è più un tabù ma viene evocata da entrambe le parti; l’ONU è confinata in un angolo e il diritto internazionale è calpestato; i crimini di guerra sono all’ordine del giorno; la guerra è totale e a pagarne il prezzo maggiore è sempre  la popolazione civile. Le guerre mostrano sempre più chiaramente il loro vero volto: hanno dietro enormi interessi economici e la parte del leone la fa il controllo delle fonti fossili, che sono la causa prima dei cambiamenti e dei disastri climatici. Le nostre menti vengono hackerate da una massiccia propaganda che cerca di convincerci che il nemico è alle porte. Un nemico che cambia continuamente maschera: prima erano i seguaci di Bin Laden; poi la Russia di Putin; poi il terrorismo islamico; ora l’Iran. E se il nemico è alle porte cosa si fa? “Dobbiamo prepararci”. Così l’Unione Europea abbandona il Green Deal e riversa enormi risorse economiche nella produzione di armamenti. Il complesso militare-industriale-tecnologico-finanziario realizza profitti stellari e ingigantisce ancora di più il proprio potere sui decisori politici. L’Italia si adegua, ripudia l’articolo 11 della Costituzione e gonfia l’industria bellica sottraendo risorse fondamentali alla vita di tutti i cittadini. I giovani domandano se è possibile opporsi a questa pazzia. Sì, è possibile. Facendo crescere dal basso un grande movimento per la pace che inceppi i meccanismi della preparazione della guerra. Respingendo la propaganda militare che cerca di penetrare ovunque e in primo luogo nelle scuole. Ostacolando la produzione, il commercio delle armi e la militarizzazione dei territori. Sostenendo gli obiettori di coscienza, i disertori e gli attivisti nonviolenti di Ucraina, Russia, Bielorussia, Israele e Palestina, come fa da tempo il Movimento Nonviolento. Lo stesso M.N. ha promosso la campagna nazionale “Obiezione alla guerra”. Chiunque può firmare fin da adesso una dichiarazione con la quale rende nota alle autorità di governo la propria indisponibilità a nessuna “chiamata alle armi” e quindi alla preparazione e alla partecipazione a qualsiasi guerra. Le dichiarazioni saranno trasmesse al Presidente della Repubblica in quanto capo delle forze armate. Reti di associazioni pacifiste hanno inoltre rilanciato la proposta di iniziativa popolare “Un’altra difesa è possibile”, finalizzata alla istituzione in Italia del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta quale componente a pieno titolo del sistema nazionale di difesa e di sicurezza della Repubblica. L’assemblea di Sulmona non resterà un momento isolato. Altre iniziative seguiranno per testimoniare il proprio impegno nella società da parte dei giovani in servizio civile. Il 25 aprile una delegazione del Servizio Civile Universale, non solo dell’Abruzzo ma anche di Lazio e Sardegna parteciperà alla marcia del Freedom Trail da Sulmona a Campo di Giove. Una seconda delegazione si recherà a Pietransieri dove depositerà una corona di fiori e la bandiera della nonviolenza al sacrario che ricorda l’eccidio perpetrato dall’esercito nazista il 21 novembre 1943. Mario Pizzola   Mario Pizzola
April 22, 2026
Pressenza
Venti di guerra e obiezione di coscienza
Ogni anno i Comuni sono obbligati a trasmettere al Ministero della Difesa i nominativi dei giovani che, compiendo i 17 anni di età, sono d’ufficio iscritti nella lista dei richiamabili all’obbligo di leva (attualmente sospeso, non abolito). É bene ricordare, infatti, che la nostra Costituzione ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali e che, con una apposita legge (D. Lgs. n. 66 del 15.93.10), è stato solo SOSPESO (ma non ABOLITO) l’istituto della leva militare obbligatoria. Le amministrazioni locali, però, possono recepire e segnalare la volontà dei giovani che, in caso di chiamata, sono intenzionati a dichiararsi sin d’ora obiettori di coscienza al servizio militare e disponibili a forme di difesa nonviolenta. Ieri, giovedì 16 aprile, a Sala Macina, presso il Palazzo dei Conti Pilo, a Capaci si è tenuto un incontro dal titolo “Venti di guerra. Conflitti e prospettive di pace “, sulla crisi internazionale delle diplomazie e degli organismi multilaterali, che fa temere ipotetici scenari di guerra. L’incontro è stato coordinato dall’Assessora Fiorenza Giambona e vi hanno partecipato il sindaco Pietro Puccio, assieme ad Enzo Sanfilippo della Comunità dell’Arca ed Andrea Cozzo del Movimento Non violento – Centro di Palermo. Erano inoltre presenti le donne del presidio per la pace. In questa occasione, il Sindaco ha pubblicamente annunziato che, in ottemperanza alla normativa vigente, il Comune di Capaci, primo in Italia, informerà i giovani interessati di questa possibilità e s’impegna a trasmetterne le eventuali dichiarazioni al Ministero della Difesa. Redazione Palermo
April 17, 2026
Pressenza
Caschi bianchi: ‘reclutamento’ aperto fino al 16 aprile
Il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale informano che la scadenza per candidarsi al bando di Servizio Civile in corso è prorogarata alle ore 14:00 di giovedì 16 aprile. Lo riferisce la Comunità Papa Giovanni XXIII, in cui sono disponibili 205 posti sul territorio italiano e 43 nelle missioni all’estero. SERVIZIO CIVILE PER USCIRE DALLA PROPRIA ZONA DI COMFORT “Non cercavo un’esperienza comoda, ma qualcosa che mi insegnasse a stare con gli altri – ci ha condiviso Luiza, operatrice volontaria in Servizio Civile in una delle Case Famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII – Il Servizio Civile non è ‘fare per’, ma ‘stare con’. Rispetto all’inizio, oggi mi sento più consapevole. Ho cambiato il mio modo di guardare la disabilità e ho capito che l’inclusione passa dalla normalità, dal rispetto e dalla continuità. Questa esperienza mi ha dato uno sguardo diverso sulle persone e sul valore delle piccole cose”. UN’OPPORTUNITA’ DI FUTURO E COSTRUZIONE DELLA PACE PER GIOVANI E TERRITORI “Il Servizio Civile Universale restituisce ai giovani e alle giovani la voglia di sognare, di avere fiducia nel futuro e di progettare – ha dichiarato Laura Milani, responsabile del Servizio Civile per l’associazione – Questo è un aspetto profondamente nonviolento perché valorizza le abilità e capacità di chi lo sceglie, che diventa consapevole di poter fare la differenza e diventare protagonista di cambiamenti possibili nei territori, in un momento storico caratterizzato da violenza e crescenti tensioni”. TRE BUONI MOTIVI PER NON ASPETTARE OLTRE! Oltre che nei progetti esteri, dove è già previsto, anche per alcuni dei posti in Italia, la Comunità Papa Giovanni XXIII offre ai giovani la possibilità di usufruire di vitto e alloggio. Alcuni posti che mette loro a disposizione sono riservati a giovani con difficoltà economiche o un basso titolo di studio. Avvertendo gli interessati che “a causa dell’elevato numero di accessi negli ultimi due giorni di bando, l’unico sito su cui è possibile candidarsi al bando di Servizio Civile rallenta e si potrebbe bloccare spesso, questo potrebbe farti perdere la possibilità di presentare correttamente la candidatura”, la Comunità Papa Giovanni XXIII consiglia di non aspettare gli ultimi giorni per inviare le richieste. Inoltre, suggerisce: * sei tra quelli/e che aspettano di vedere il numero di candidature per scegliere il progetto che ne ha meno? Non temere, anche se risulti “idoneo/a non selezionato/a” ci sono tante possibilità per iniziare comunque il Servizio Civile nello stesso progetto o in altri, con lo stesso ente o anche con altri enti. E poi, è la motivazione che fa la differenza! * sei indeciso/a? Hai letto il progetto, la scheda di sintesi, partecipato a 10 webinar, chiamato i referenti: nessuno farà domanda al posto tuo, quindi prendi coraggio e segui quello che senti! Precisando che “il Servizio Civile è un’esperienza di formazione e crescita personale, umana e civica”, la Comunità Papa Giovanni XXIII specifica: > I progetti hanno una durata di 12 mesi e impegnano 25 ore settimanali. > > Sono previsti un corso di formazione e un contributo spese di 519,47 euro > mensili. > > Nei progetti all’estero viene aggiunta una diaria giornaliera che va dai 13 ai > 15 euro a seconda del Paese di destinazione. > > Per candidarsi i giovani dovranno disporre di SPID o CIE ed accedere > alla piattaforma DOL. La Comunità Papa Giovanni XXIII fornisce i seguenti recapiti di contatto: * servizio civile all’estero: caschibianchi@apg23.org * servizio civile in Italia e progetti per giovani con “Minori Opportunità”: odcpace@apg23.org * Whapp – 3402241702   Redazione Italia
April 7, 2026
Pressenza
Il vescovo Giovanni Ricchiuti: «La Cei all’opposizione del governo italiano e dell’Ue»
Parla il presidente nazionale di Pax Christi: «Bene smarcarsi da qualsiasi appoggio alle politiche di riarmo» Intervista di Luca Kocci*  al vescovo Giovanni Ricchiuti – 07/12/2025 – Il Manifesto. Riduzione delle spese militari, disarmo, servizio civile, smilitarizzazione dei cappellani militari. Sono i punti centrali di un’ampia e sorprendente Nota pastorale approvata dalla Conferenza episcopale italiana a novembre e diffusa venerdì (Educare a una pace disarmata e disarmante). Ne abbiamo parlato con monsignor Giovanni Ricchiuti, vescovo emerito di Altamura e presidente nazionale di Pax Christi, movimento che ha contribuito all’elaborazione del testo. Monsignor Ricchiuti, cosa succede nella Cei? Finalmente fra i miei fratelli vescovi si muove qualcosa. Credo che il Cammino sinodale, a cui hanno partecipato anche i laici, abbia dato slancio: nel documento finale approvato a ottobre a grandissima maggioranza (dopo che una prima versione era stata respinta dall’assemblea perché troppo timida, ndr) si chiedeva alla Cei di approfondire i temi del disarmo e della pace per immaginare alternative alla politica del riarmo. Nella Nota pastorale approvata dai vescovi si parla di riduzione delle spese militari e contrasto alle politiche di riarmo, ovvero il contrario di quello che stanno facendo governo Meloni ed Europa. La Cei è all’opposizione? Nettamente all’opposizione! Spese militari e riarmo non sono la via giusta per affrontare le crisi. Si fa riferimento anche alla guerra in corso in Ucraina e ai «pesanti investimenti sul piano degli armamenti e delle tecnologie militari che hanno fatto seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Le necessità della difesa – è scritto – non devono diventare occasione per contribuire al riarmo globale di questi anni, distraendo risorse dalla costruzione di una comunità più umana». È dall’inizio della guerra che la Chiesa sostiene che la soluzione militare non avrebbe portato la pace, ma peggiorato la guerra. Ora, dopo quasi quattro anni, a che punto siamo? L’Europa e l’Italia avrebbero dovuto seguire altre strade: non le armi, ma il negoziato. Quindi fa bene la Cei a smarcarsi da qualsiasi appoggio alle politiche di riarmo del governo. Nella Nota si elogia la legge 185/90 che regola il commercio delle armi e si chiede una «presa di distanza da quelle realtà economiche che sostengono produzione e commercio di armi», a cominciare dalle banche. La legge 185 è regolarmente sotto attacco da parte di aziende armiere e governi, invece va difesa con forza, perché è un tentativo di limitare quanto più possibile il commercio delle armi. E le “banche armate”? Qui la Chiesa dovrebbe fare autocritica, perché molti enti ecclesiastici si avvalgono dei loro servizi… È vero, ma qualcosa si sta muovendo. E comunque finalmente la Cei dice chiaramente a vescovi e parroci di rinunciarvi. Sarebbe un segno potentissimo se le 226 diocesi e le 25mila parrocchie italiane togliessero i propri conti correnti dalle “banche armate”. Proprio mentre Crosetto propone di ripristinare il servizio militare, la Nota della Cei – che sicuramente è stata scritta ben prima – lancia invece l’idea di un servizio civile obbligatorio. Un altro elemento di dissenso con il governo? Chi lo propone sostiene che il servizio militare educa i giovani. Ma perché bisogna educarli con il fucile fra le mani? Educarli a cosa, a fare la guerra? I giovani devono dire di no: in Germania sono già scesi in piazza contro un’analoga proposta, e questo è un grande segno di speranza. Mi piacerebbe che tutti tornassero a cantare Il disertore di Boris Vian, una bella canzone antimilitarista. La Nota della Cei affronta anche il tema dei cappellani militari, chiedendosi «se non si debbano prospettare diverse forme di presenza, meno direttamente legate a un’appartenenza alla struttura militare». È la proposta di smilitarizzare i preti-soldato? Pax Christi lo dice da anni: cappellani sì, militari no. È materia concordataria, ma il Concordato non è il Vangelo, si può modificare. Non c’è bisogno di un ordinario militare, basta affidare a un vescovo la responsabilità dell’assistenza spirituale dei militari. Così come non servono cappellani inquadrati nella struttura militare, è sufficiente un semplice prete che entri nelle caserme, come avviene nelle carceri e negli ospedali. È un privilegio da superare.   *Per gentile concessione dell’autore. Redazione Italia
December 8, 2025
Pressenza
Dinknesh, una storia etiope
Ieri mi è arrivato un pacchetto a casa: conteneva “Dinknesh, una storia etiope”, un libro scritto da Carlo Presciuttini, un carissimo amico che per le nostre storie personali considero come un fratello maggiore. Carlo infatti ha 70 anni ed è nato nel 1955, esattamente 10 anni più di me e come me ha fatto il servizio civile e l’insegnante. Certo quando lui fece obiezione di coscienza al servizio militare non erano molti a fare questa scelta. Bisognava sottoporsi al giudizio di una commissione esaminatrice, che aveva il compito di verificare l’autenticità della propria dichiarazione di contrarietà all’uso individuale e collettivo delle armi, ovviamente partendo dal presupposto che essere invece favorevoli all’uso delle armi sia la normalità che non ha bisogno di essere indagata e sottoposta a giudizio.  Inoltre, con una forma punitiva abrogata molti anni più tardi dalla Corte Costituzionale, vi era l’obbligo di prestare un Servizio Civile alternativo a quello militare di 20 mesi invece di 12. Carlo svolse quindi il suo servizio civile a Roma, tra la fine del 1977 e la metà del 1979, con il Movimento Internazionale per la Riconciliazione e aderì alla Lega Obiettori di Coscienza.  Si occupò in particolare della produzione e del commercio delle armi, che già allora l’Italia forniva con disinvoltura a feroci dittature e a Paesi in guerra, talvolta, con una buona dose di cinismo, addirittura ad entrambe le parti contrapposte (all’Iran e all’Iraq giusto per fare un esempio).  Carlo si occupava soprattutto allo studio di progetti di fattibilità finalizzati alla riconversione della produzione industriale, dal settore bellico a quello civile, collaborando con la Federazione Lavoratori Metalmeccanici, potente organizzazione sindacale che allora univa gli operai e gli impiegati metallurgici di Cgil, Cisl e Uil. Il principale interlocutore era il sindacalista Alberto Tridente, che in seguito sarebbe diventato europarlamentare per Democrazia Proletaria, partito della nuova sinistra rosso-verde affine alle opinioni politiche di Carlo e alle mie. Tra la fine del 1979 fino al termine del 1980, Carlo venne assunto come responsabile del Centro di Formazione di Trappeto da Danilo Dolci, uno dei maestri del pensiero nonviolento, che fondò e fu per molti anni responsabile del Centro Studi e Iniziative di Partinico; le due località si trovano a pochi chilometri di distanza in provincia di Palermo. I principali interlocutori di Carlo furono la Chiesa Valdese, le scuole elementari e medie del territorio e le realtà politiche e sindacali più sensibili ai temi del disarmo e della difesa dell’ambiente. Carlo seguì inoltre con interesse l’avviarsi dell’esperienza della scuola comunitaria di Mirto, fortemente voluta da Danilo Dolci. Rientrato a Roma fu tra i promotori di Archivio Disarmo, esperienza nata nel 1982 su sollecitazione del senatore Anderlini della Sinistra indipendente (composta da intellettuali eletti come indipendenti nelle liste del Partito Comunista Italiano). I primi anni Ottanta del secolo scorso (nonostante il crescente riflusso politico successivo al lungo Sessantotto italiano, che percorre tutti gli anni Settanta, fino alla sconfitta degli operai della Fiat di Torino del 1980) furono gli anni di un vasto movimento pacifista italiano ed europeo contro l’istallazione dei missili dotati di testate nucleari Pershing e Cruise da parte della Nato e SS20 da parte dell’Unione Sovietica. Il dispiegamento degli euromissili, in un periodo di forte tensione tra la Nato ed il Patto di Varsavia, aumentava esponenzialmente i rischi di una guerra atomica combattuta sul teatro europeo. Soltanto l’avvento di Michail Gorbaciov come Segretario Generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica portò a una politica di distensione e di disarmo, purtroppo abbandonata in questi ultimi anni, riesumando toni bellicisti finalizzati a far accettare le politiche di riarmo europeo a scapito della difesa delle conquiste dello stato sociale. Nel 1983 anche Carlo partecipò alle lotte per tentare di fermare la conversione dell’Aeroporto “Magliocco” di Comiso in una base militare statunitense dove posizionare i missili Cruise, che peraltro erano montati su veicoli in grado di disperderli nel territorio siciliano, come infatti accadeva durante le esercitazioni. In questa occasione tuttavia possiamo  registrare un vittoria postuma del movimento pacifista poiché l’Aeroporto di Comiso è ora civile e la base militare statunitense è stata smantellata. A quel tempo io e Carlo non ci conoscevamo, ma in qualche modo le nostre vite si intrecciarono: nel 1982 a Varese, mentre frequentavo l’istituto magistrale, ascoltai Danilo Dolci raccontare la storia delle lotte nonviolente in Sicilia, anch’io partecipai a Comiso al movimento pacifista e feci il Servizio Civile tra il 1984 e il 1985 per Pax Christi a Napoli, nel quartiere popolare Ina Casa di Secondigliano.  Infine collaborai a Roma con il Centro Interconfessionale per la Pace, diretto allora da Padre Gianni Novelli, che negli anni Settanta era stato giornalista della rivista COM/Nuovi Tempi (edita dalle Comunità Cristiane di Base e dai Valdesi). Successivamente, nel 1984, Carlo vinse il concorso come insegnante di Italiano, Storia, Geografia ed Educazione Civica di Scuola Media, diventò quindi Preside nel 1993 e, dopo un incarico presso il Ministero degli Affari Esteri alla Farnesina, andò a lavorare, a partire dal 2002, ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia come Direttore della Scuola Italiana. La Scuola Italiana di Addis Abeba è tuttora una delle numerose istituzioni scolastiche statali che operano all’estero per i dipendenti delle ambasciate e per i figli degli italiani che vogliono mantenere un più stretto contatto con la madrepatria. La Scuola Elementare e la Scuola Media di Addis Abeba avevano tuttavia la caratteristica di essere frequentate da un buon numero di bambine e bambini etiopi. Durante questa sua esperienza Carlo fece il possibile e l’impossibile per favorire l’inserimento di questi alunni etiopi e soprattutto per impedirne l’allontanamento per cause economiche, arrivando a pagare di tasca propria la retta alle famiglie più povere, con le quali strinse rapporti di sincera ed intensa amicizia. A circa 1 km dall'Università statale di Addis Abeba: moschea in costruzione (nel 2015). Sui lati sinistro e destro del corso d'acqua (maleodorante) vi sono abitazioni simili a quella di Shiromeda, dove Dinknesh, la protagonista del racconto e narratrice, ha vissuto per diversi anni. Foto di Carlo Presciuttini Un mercato etiope molto distante da Addis Abeba (2011), Foto Carlo Presciuttini Addis Abeba - Palazzina primo Novecento in legno e muratura nei pressi della scuola statale italiana. In basso: vecchie Lada (Fiat 124 prodotte in Russia) adibite a taxi. Foto Carlo Presciuttini Donne manovali in zona agricola. Foto di Carlo Presciuttini. Addis Abeba, Shiromeda, verso la chiesa, di domenica. Foto di Carlo Presciuttini Rientrato quindi a Roma nel 2010, sempre come Dirigente Scolastico, negli ultimi tre anni del suo lavoro approdò  alla mia scuola di allora, la Lola di Stefano, dell’Istituto Comprensivo Crivelli a Monteverde Nuovo. Io ero stato eletto come RSU della FLC CGIL, condividevamo principi di massima trasparenza ed equità nell’assegnazione del Fondo di Istituto (spesso invece utilizzato con grande disinvoltura a beneficio della ristretta corte di zelanti e fedeli collaboratori di Dirigenti Scolastici autoritari). Soprattutto ricordo l’impegno di Carlo (mio e di alcune altre insegnanti) per favorire l’inserimento nella nostra scuola delle bambine e dei bambini rom di origine rumena e bosniaca del Campo di Via Candoni, peraltro assai distante dalla nostra scuola, come atto di solidarietà nei confronti delle scuole più limitrofe (come quella in cui insegno attualmente al Trullo) che non potevano assumersi da sole questo compito gravoso ma fondamentale. Ricordo una visita che facemmo io e Carlo al campo di via Candoni per incontrare le famiglie di alcuni nostri alunni: non è facile trovare dirigenti scolastici così aperti e disponibili. Dopo essere andato in pensione nel 2016, Carlo è tornato per un anno nella sua amata Etiopia. Da anni divorziato e padre di tre figli ormai grandi (curiosamente due dei suoi quattro figli hanno lo stesso nome di due dei miei quattro figli: Irene e Francesco), si sposò con Alem, una donna etiope, anzi più precisamente tigrina, ma per ragioni di salute della moglie che necessita di cure specialistiche, è rientrato in Italia e vive ora a Terni, con la moglie e la sua quarta figlia Betty (a questo punto, per non farle un torto scrivo che l’altra figlia si chiama Chiara).  Betty frequenta l’Università di Terni, dove ha ritrovato due studentesse etiopi della Scuola Italia, e dove collabora in particolare, come sempre con paziente spirito unitario, con i giovani di Potere al Popolo. Nel suo libro, con grande affetto Carlo mi ringrazia di averlo spinto a scrivere la sua straordinaria storia di educatore, militante nonviolento e dirigente di un’istituzione scolastica della Repubblica Italiana fedele ai valori della Costituzione più che ai desiderata dei vari governi. Una persona estremamente gentile e pacata nei modi, capace di dialogo, ma al tempo stesso di idee radicali. Un uomo sensibile e capace di empatia, di ascolto e di condivisione con le famiglie povere ed emarginate della capitale etiope per aiutarle a dare un futuro alle loro bambine ed ai loro bambini. . Dal fiume al villaggio, portatrici d’acqua, Foto Carlo Presciuttini Il suo libro è sicuramente uno strumento utilissimo per avvicinarsi alla cultura e alla vita quotidiana di un popolo, quello etiope, verso il quale peraltro l’Italia ha un debito storico per gli efferati crimini contro l’umanità commessi durante l’occupazione fascista. Soprattutto ci aiuta a capire perché molte donne e uomini rischiano di essere imprigionate, torturate e violentate e sfidano la morte attraversando il deserto ed il Mar Mediterraneo per sfuggire alla guerra e alla fame, pur restando intimamente legate alla propria terra e alla propria cultura. Buona lettura dunque. Dalla prefazione: Una giovane donna etiope racconta la propria vita e quella della sua famiglia a un amico italiano, dando voce a chi solitamente è costretto al silenzio. Emergono scene di un’infanzia difficile, lotte quotidiane per sopravvivere, speranze riposte nel futuro dei figli. E’ un racconto di precarietà endemica, ma anche di coraggio, solidarietà familiare e dignità. E’ il ritratto di un popolo che resiste e sogna, che non teme di guardarsi in uno specchio ove anche noi, lettori d’Occidente, possiamo osservarci, accorgendoci dell’indifferenza e superficialità che dimostriamo nel giudicare chi vive ai margini senza conoscerne la storia. “Laddove è sofferenza, non voltiamoci dall’altra parte: ciascuno di noi ha momenti difficili da affrontare e necessita del conforto di una persona amica.” Carlo Presciuttini Il libro può essere acquistato contattando ILMIOLIBRO seguendo questo link: > Dinknesh, una storia etiope Etiopia villaggio rurale. Foto di Carlo Presciuttini Capanna Barche di pescatori a Wenchi (2004), Foto ddi Carlo Presciuttini Chiesa Tewahedo (cristiano-ortodossa di rito etiope) a Wenchi. Foto di Carlo Presciuttini Mauro Carlo Zanella
November 27, 2025
Pressenza
Quando l’arte genera la pace. Un concorso artistico culturale
Riceviamo e pubblichiamo dall’associazione Papa Giovanni XXIII INNESCHI – QUANDO L’ARTE GENERA LA PACE. Concorso artistico culturale L’innesco avvia un processo, una reazione che a catena può generare cambiamento. E’ con questo spirito che promuoviamo il Concorso Artistico Culturale “INNESCHI – Quando l’arte genera la pace” in occasione del 50esimo anniversario dell’Obiezione di Coscienza nella Comunità Papa Giovanni XXIII. Per molti e molte, la scelta di obiettare al servizio militare e quella di partecipare al servizio civile, è stata una svolta nella propria vita, un’esperienza che ha innescato processi di scelta e di cambiamento, volti a dedicare la propria vita alla costruzione della pace e alla difesa dei diritti dei più fragili. Ci rivolgiamo ad artisti ed artiste, fotografi e fotografe, illustratori ed illustratrici, videomaker, per professione o per passione, con l’obiettivo di stimolare, valorizzare e diffondere espressioni artistiche che raccontino il rifiuto della violenza e della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti, la promozione di forme di difesa civile non armata e nonviolenta e la partecipazione attiva dei civili in azioni di costruzione della pace. Il concorso vuole dare voce, attraverso diversi linguaggi, a vissuti, riflessioni e proposte di cittadine e cittadini, attivisti/e, giovani, obiettori di coscienza, operatori ed operatrici in Servizio Civile, volontari/e, favorendo la contaminazione di idee e l’attivazione dal basso. La partecipazione è gratuita e la scadenza per inviare le proprie opere è GIOVEDì 30 OTTOBRE 2025 3 CATEGORIE: FOTOGRAFIA, VISUAL COMMUNICATION E VIDEOMAKING Il concorso “INNESCHI – Quando l’arte genera la pace” prevede tre categorie espressive. Si può partecipare come singoli o in gruppo Le fotografie dovranno rappresentare, con linguaggio visivo, forme, colori, episodi, luoghi, soggetti, situazioni, esperienze, testimonianze o simboli legati a: • gesti di impegno per la costruzione di una pace attiva • obiezione di coscienza al servizio militare • forme di disarmo e nonviolenza attiva • esperienze di incontro con la diversità • solidarietà e prossimità con le vittime dei conflitti Le illustrazioni dovranno comunicare visivamente valori, concetti e azioni legati alla scelta della nonviolenza attiva come strumento di intervento e trasformazione dei conflitti, al servizio civile, all’obiezione di coscienza, al disarmo e all’impegno civico, al rifiuto della guerra e della violenza, attraverso un linguaggio creativo, accessibile e immediato, anche simbolico. Il video dovrà promuovere il Servizio Civile Universale come scelta concreta di impegno per la pace, la nonviolenza e la solidarietà, ispirando e informando giovani e cittadine/i sul valore del Servizio Civile come forma di difesa civile non armata e nonviolenta e sulle sue caratteristiche, mettendo in luce esperienze significative, storie personali, scenari di impegno sociale e i valori che lo animano. Finalità principali dello spot: • Fare conoscere l’esperienza di Servizio Civile Universale e sensibilizzare giovani e cittadinanza sui relativi valori; • Promuovere l’adesione al prossimo bando di Servizio Civile Universale GIURIA, CRITERI DI VALUTAZIONE E RICONOSCIMENTI Il soggetto promotore istituirà una Giuria composta da esperti sul tema della Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta, rappresentanti Istituzionali, un/a fotografo/a professionista, un/a videomaker professionista ed un/a grafico/a professionista. Verranno valutati l’originalità dell’opera, la coerenza con i temi proposti, la qualità tecnica del prodotto realizzato, l’impatto ed efficacia di titolo e descrizione, la capacità comunicativa e la completezza ed adeguatezza del materiale richiesto. I primi e le prime classificati/e in ciascuna categoria riceveranno un riconoscimento del valore di 350 € , mentre i secondi e le seconde classificati/e riceveranno un abbonamento di un anno alla rivista Internazionale. Ma non è finita qui! Per info: ufficiostampa@apg23.org Redazione Italia
July 28, 2025
Pressenza
Servizio Civile Regionale in Emilia Romagna: pubblicato il bando 2025
Servizio Civile Regionale in Emilia Romagna: pubblicato il bando 2025 Con la Comunità Papa Giovanni XXIII 14 posti disponibili nei territori delle province di Bologna, Modena, Forlì-Cesena e Rimini Per giovani dai 18 ai 29 anni. Scadenza per le candidature: 18 luglio E’ stato pubblicato mercoledì 18 giugno il bando di Servizio Civile Regionale in Emilia Romagna: un’occasione per i giovani e le giovani tra i 18 ed i 29 anni per sperimentarsi e mettere in pratica le proprie conoscenze e competenze sviluppandone altre. Con la Comunità Papa Giovanni XXIII ci sono 10 posti disponibili in provincia di Bologna e Modena, 2 a Forlì e 2 a Rimini. Il Servizio Civile Regionale, in caso di selezione positiva, dura 10 o 11 mesi, prevede un impegno di 20/25 ore settimanali, una formazione ed un contributo mensile. IL BANDO IN BREVE – possono partecipare tutti i giovani e le giovani dai 18 ai 29 anni; – una volta scelto il progetto, la candidatura va presentata ENTRO LE 14.00 DI VENERDì 18 LUGLIO sul portale HeliosERGiovani; – è possibile presentare una sola domanda di partecipazione per un unico progetto ed un’unica sede; – sulla guida alla compilazione sono descritti tutti i passaggi per la corretta presentazione della candidatura; – con la Comunità Papa Giovanni XXIII ci sono 14 posti disponibili. I PROGETTI E I POSTI DISPONIBILI CON LA COMUNITA’ PAPA GIOVANNI XXIII Sono 3 i progetti proposti dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, per i quali cerchiamo in totale 14 giovani. Le attività che li/le vedranno coinvolti/e saranno a supporto di minori e/o adulti in condizioni di fragilità a seconda della sede scelta. Nel progetto UN’ALTRA OCCASIONE REGIONALE 2025 cerchiamo 10 giovani interessati/e al supporto di persone adulte con diverse fragilità psico-sociali – senza fissa dimora, persone che soffrono di dipendenza, persone con disabilità psichica – presso case di accoglienza o centri diurni in provincia di Bologna (Bologna, Castel Maggiore, Imola e Ozzano dell’Emilia) e Modena (Mirandola). Nel progetto INSIEME PER CRESCERE 2025 i posti disponibili con la Comunità sono 2, presso il Villaggio della Gioia di Forlì, dove i giovani e le giovani potranno supportare minori in affido e svantaggiati, attraverso attività di studio, ludico ricreative, psicomotorie e di inclusione sociale sul territorio. Nel progetto CONNESSIONI CULTURALI E INTERCULTURALI, cerchiamo infine 2 giovani a Rimini, presso la struttura di accoglienza per minori stranieri non accompagnati “Casa Karibu”, dove volontari e volontarie potranno proporre e coinvolgersi in attività educative, laboratoriali e formative per aiutare i minori stranieri nell’apprendimento della lingua italiana, nell’espressione di sé e nella rielaborazione dei propri vissuti, sostenendo anche l’inclusione sociale. COSA SUCCEDE DOPO LA CANDIDATURA? LE SELEZIONI E L’AVVIO AL SERVIZIO Una volta scelto il progetto di Servizio Civile Regionale e presentata la propria candidatura sul portale HeliosERGiovani, tutti i candidati e tutte le candidate verranno convocati/e ad un colloquio di selezione. Con la Comunità Papa Giovanni XXIII i giorni ed il luogo delle selezioni saranno: – Per il progetto UN’ALTRA OCCASIONE REGIONALE 2025: mercoledì 30 e giovedì 31 luglio dalle 9.30 presso Parrocchia di Sant’Antonio di Savena in via Massarenti 59, Bologna – Per il progetto INSIEME PER CRESCERE 2025: giovedì 24 luglio dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00 presso la Scuola Don Oreste Benzi in Via dei mille, 3 – Forlì – Per il progetto CONNESSIONI CULTURALI E INTERCULTURALI: lunedì 28 o giovedì 31 luglio dalle 9:30 alle 12:30 in via Paduli 39, Rimini. In caso di selezione positiva, i progetti prenderanno avvio tra settembre ed ottobre per una durata di 11 o 10 mesi. Per informazioni: odcpace@apg23.org Redazione Bologna
June 24, 2025
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