La sedentarietà si riduce, ma riguarda ancora 3 persone su 10
Nel confronto europeo (Ue27), l’Italia presenta tassi molto bassi di obesità e
una quota inferiore di fumatori abituali, ma si distingue purtroppo per la
scarsa diffusione dell’attività fisica tra gli adulti, che spesso non raggiunge
i livelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il
mantenimento di un buon stato salute. E’ quanto certifica l’ISTAT con il focus
“FATTORI DI RISCHIO PER LA SALUTE: PESO, SEDENTARIETÀ, FUMO E ALCOL | ANNO
2025”. Nel 2025 il 46,4% di persone di 18 anni e più risulta in eccesso di peso,
tra queste il 34,8% è in sovrappeso e l’11,6% in condizione di obesità (5
milioni 750mila persone). Il dato è stabile rispetto a quanto registrato
nell’ultimo triennio (era pari al 46,3% nel 2023). Tuttavia, l’analisi degli
ultimi 10 anni mette in evidenza un incremento di 1,3 punti percentuali,
determinato dalla componente dell’indicatore relativa all’obesità, passata dal
9,8% all’11,6%. È diminuita leggermente, invece, la quota relativa al
sovrappeso, passata dal 35,5% nel 2015 al 34,8% nel 2025. L’incremento
dell’obesità nel tempo ha riguardato in egual misura uomini e donne,
interessando soprattutto la popolazione di 18-54 anni (+2,4 punti percentuali),
mentre nelle altre classi di età il fenomeno si è mantenuto complessivamente
stabile. Tra gli adulti l’eccesso di peso colpisce soprattutto gli uomini: nel
2025, infatti, il 55,1% degli uomini risulta in eccesso ponderale contro il
38,2% delle donne. Il divario è particolarmente evidente tra i 35 e i 59 anni,
dove gli uomini superano le donne di oltre 20 punti percentuali. Tale differenza
si riduce a circa 7 punti percentuali tra i 18 e i 34 anni e a circa 10 dai 75
anni in su. Anche nel caso specifico dell’obesità, le prevalenze sono più alte
tra gli uomini, ma con differenze per età meno marcate, pari al massimo a
quattro punti nell’età centrali. Il picco di prevalenza dell’obesità, sia per
gli uomini sia per le donne, è a 65-74 anni: pari al 16,4% tra i primi e al
14,1% per le seconde. Dopo i 74 anni l’obesità si riduce (12,0% e 13,7%,
rispettivamente). La geografia dell’eccesso di peso mette in evidenza un forte
gradiente territoriale Nord-Mezzogiorno. Nel 2025 la quota di persone adulte in
eccesso di peso raggiunge il 49,3% nel Mezzogiorno (di cui il 37,0% in
sovrappeso e il 12,3% con obesità), mentre nel Nord si registrano prevalenze più
basse (32,1% e 10,6%, rispettivamente). Si osservano valori particolarmente
elevati in Campania (51,5%), Puglia (50,8%), Sicilia (50%) e Molise (48,5%). E
per l’eccesso di peso si osservano anche marcate differenze rispetto al titolo
di studio: tra le persone laureate la prevalenza di eccesso di peso è pari al
35,9% (28,9% in sovrappeso e 7,0% obese), sale al 47,1% tra i diplomati (35,7%
in sovrappeso e 11,4% obese) e raggiunge il 56,4% (15,5% e 40,9%) tra quanti
hanno al massimo la licenza media. La prerogativa in base alla quale le persone
con titolo di studio più elevato risultano meno esposte ai fattori di rischio
dovuti all’eccesso di peso corporeo si riscontra in tutte le fasce di età, sia
per gli uomini sia per le donne. E’ pari al 18,6%, invece, la quota di fumatori
tra la popolazione di 11 anni e più (pari a circa 10 milioni di persone), valore
che risulta in diminuzione rispetto a quanto registrato nel 2024 (19,2%). Il
15,1% della popolazione di 11 anni e più (pari a 8 milioni e 79mila persone) ha,
infine, almeno un comportamento a rischio di consumo di bevande alcoliche
(consumo abituale eccedentario o ubriacature, il cosiddetto binge drinking).
Per quanto riguarda le persone di 3 anni e più che risultano sedentarie, che
dichiarano cioè di non svolgere né sport né attività fisica nel tempo libero, la
quota è di 30,8% (circa 17 milioni 670mila persone). L’indicatore di
sedentarietà mostra un significativo miglioramento rispetto al 2024 (quando
aveva raggiunto il 33,1%), a conferma del trend di diminuzione registrato negli
ultimi anni. In particolare, la riduzione risulta particolarmente elevata se
confrontata con quanto osservato già tre anni prima (-6,4 punti percentuali
rispetto al 2022) e ancora di più nel confronto a 10 anni (nel 2015 la
sedentarietà riguardava il 39,9% della popolazione). Rispetto al 2024, la
riduzione della sedentarietà ha riguardato uomini e donne (-2,6 punti
percentuali gli uni e -2,3 le altre). Inoltre, la sedentarietà è diminuita in
quasi ogni fascia di età, con punte di riduzione maggiore tra i 20 e i 54 anni
(-3,4 punti percentuali) e tra la popolazione anziana di 75 anni e più (-3,6
punti). Fanno eccezione le bambine di 3-5 anni per le quali, viceversa, si
osserva un aumento di inattività fisico-sportiva (dal 39,4% del 2024 al 46,6%
del 2025). Le donne presentano livelli di sedentarietà più elevati rispetto agli
uomini (34,2% contro 27,2%), anche se nel tempo il divario di genere è andato
riducendosi (pari a 9,2 punti percentuali nel 2015, scende a 7 punti percentuali
nel 2025). Le donne risultano più sedentarie degli uomini a quasi ogni età e, in
particolare, tra le persone di 75 anni e più dove si dichiara sedentario il
47,2% degli uomini e il 65,9% delle donne. La quota di sedentari è invece pari
al 15,5% tra i bambini di 6-10 anni e si mantiene bassa tra i minori, mentre a
partire dai 35-44 anni riguarda già più di un adulto su quattro. Tra le persone
di 65 anni, invece, più di una persona su tre si dichiara sedentaria, con
particolare impatto tra gli ultra-settantaquattrenni, fra i quali quasi sei su
10 dichiarano di non praticare sport né attività fisica nel tempo libero.
“Eccesso di peso, sedentarietà, abitudine al fumo e uso non moderato di alcol,
sottolinea l’ISTAT, costituiscono stili di vita che aumentano il rischio di
sviluppare patologie croniche. Poiché si tratta per lo più di comportamenti
modificabili, il loro monitoraggio, la diagnosi precoce e le azioni di contrasto
rappresentano interventi essenziali di prevenzione. Secondo il Piano Nazionale
della Prevenzione 2020-2025, i principali fattori di rischio, insieme alle
condizioni ambientali e al contesto sociale, economico e culturale, sono
responsabili di circa il 60% delle malattie croniche non trasmissibili, ossia di
quelle cause più frequentemente responsabili della mortalità in Italia e nel
mondo. Il Piano adotta una visione integrata della salute fondata
sull’equilibrio tra benessere umano, ecosistemi e ambiente, sottolineando
l’importanza di interventi di prevenzione primaria fin dalle prime fasi della
vita, affinché producano benefici duraturi per l’individuo, la comunità e le
generazioni future. Rilevante, in questo quadro, anche la recente approvazione
della Legge n. 149/2025, che riconosce l’obesità come malattia cronica,
progressiva e recidivante. La norma prevede l’inclusione delle prestazioni per
la sua cura nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e istituisce un programma
nazionale dedicato alla prevenzione e al trattamento”.
Qui il focus dell’ISTAT:
https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/04/Report_Fattori-di-rischio-per-la-salute-peso-sedentarieta-fumo-e-alcol_Anno-2025.pdf.
Giovanni Caprio