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IRC: lungo la rotta balcanica la realtà mette in discussione le narrazioni ufficiali
International Rescue Committee ha pubblicato il report annuale sulle dinamiche migratorie lungo la rotta balcanica mentre la crisi in Medio Oriente continua a generare nuovi sfollamenti, costringendo migliaia di persone a lasciare le proprie case e mentre il governo italiano lavora a un disegno di legge che introduce nuove norme in materia di immigrazione e protezione internazionale, tra cui la riduzione del supporto per i minori non accompagnati dopo il compimento dei 18 anni – un intervento che segna un ulteriore passo verso un’Europa più orientata alla chiusura che all’accoglienza.  L’analisi si basa su una raccolta sistematica di dati condotta dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025. Durante questo periodo i team di IRC Italia e di Diaconia Valdese hanno assistito, nell’area della Stazione Centrale di Trieste, 9˙761 persone arrivate in Italia attraverso la rotta balcanica. L’Afghanistan si conferma il principale Paese di origine, con un aumento degli arrivi da Turchia, Nepal ed Egitto. Il 34% delle persone assistite fa parte di categorie vulnerabili, tra cui minori stranieri non accompagnati, famiglie e donne sole.  Continua mancanza di supporto per le persone migranti in difficoltà e numero di arrivi in Europa superiore a quello riportato dalle fonti ufficiali: sono questi i nuovi dati raccolti sul campo a Trieste dall’International Rescue Committee (IRC) Italia e Diaconia Valdese. Dati che restituiscono un quadro in netto contrasto con le narrazioni internazionali, che parlano di una riduzione della pressione migratoria lungo la rotta balcanica.  Le persone che arrivano in Italia continuano a trovarsi in condizioni umanitarie gravissime, costrette a vivere per strada, senza accesso a docce, servizi igienici o cibo adeguato e nutriente.  Le fonti internazionali riportano un calo del 42% degli attraversamenti irregolari lungo la rotta balcanica nel 2025, invece IRC Italia ha registrato una diminuzione di appena il 27% degli arrivi, con condizioni che restano estremamente difficili. Per la prima volta dal 2021, la metà delle persone arrivate ha indicato l’Italia come destinazione finale, evidenziando un cambiamento significativo rispetto al tradizionale ruolo del Paese come luogo di transito. Oltre 3˙600 delle persone hanno dichiarato l’intenzione di richiedere asilo a Trieste, ma centinaia segnalano continue difficoltà e prassi istituzionali controverse che ostacolano l’accesso alla protezione internazionale.  Nonostante le narrazioni internazionali spesso suggeriscano che un minor numero di arrivi in Europa si traduca in una minore pressione sui Paesi ospitanti, i dati dell’IRC mostrano il contrario: i bisogni restano elevati e il sistema continua a non essere in grado di rispondere adeguatamente. Persistono condizioni disumane, con persone prive di rifugi sicuri e di beni di prima necessità, mentre continuano a emergere ostacoli significativi all’accesso al sistema di asilo. Lunghe attese, criteri di ammissione poco chiari e persino ordini di espulsione nei confronti di chi cerca protezione evidenziano la gravità degli ostacoli che queste persone affrontano. Alessandro Papes, Trieste Area Manager di IRC Italia ha dichiarato:  > Il divario tra la percezione internazionale del fenomeno migratorio lungo la > rotta balcanica e la realtà sul campo è l’aspetto principale che emerge dai > nostri dati – dichiara – Le dinamiche locali in Italia non riflettono quanto > riportato dai dati ufficiali e che il numero di persone in arrivo resta > considerevole, nonostante il calo complessivo. In un’Europa in cui le > politiche migratorie si fanno sempre più restrittive e i muri prevalgono > sull’accoglienza, sempre più persone scelgono di restare in Italia. > > Inoltre, le barriere all’accesso all’asilo e all’accoglienza continuano a > costringere molte persone a dormire in strada e nei casi più gravi possono > addirittura condurre alla perdita di vite umane. Nel 2025, due persone sono > state trovate morte nell’area del Porto Vecchio di Trieste, un episodio > drammatico che rappresenta il primo chiaro segnale del costo umano di un > sistema di accoglienza fallimentare. Per il quarto anno consecutivo, > l’esposizione a gravi rischi per la salute, causati da scarse condizioni > igieniche, dal clima rigido e dalla costante minaccia di sfruttamento e abusi, > resta allarmante. > > Le condizioni di accoglienza in Italia devono migliorare affinché nessuno sia > costretto a dormire per > strada in condizioni disumane o degradanti. Le persone rifugiate e richiedenti asilo devono poter contare su un > accesso garantito, sicuro e dignitoso alla protezione internazionale.    Redazione Italia
April 7, 2026
Pressenza