Unicredit, Intesa, Enel e Snam: Blackrock accumula azioni delle grandi aziende italiane
Il colosso finanziario Blackrock ha recentemente aumentato le sue partecipazioni
rilevanti in cinque grandi società italiane — Unicredit, Intesa Sanpaolo, Enel,
Prysmian e Snam — approfondendo così il controllo sull’economia e sulle aziende
strategiche della Penisola. È quanto emerge dall’aggiornamento trasmesso il 15
ottobre scorso alla Consob, relativo alla situazione del 13 ottobre, che
evidenzia un aumento percentuale complessivo delle partecipazioni del fondo
d’investimento statunitense compreso tra il 6,82% di Snam e l’8,92% di
Unicredit. Le azioni sono detenute in via indiretta da Blackrock attraverso le
società di gestione del gruppo, per le quali l’obbligo di comunicazione scatta
solo dalla soglia del 5%. Da tempo, quello che è considerato il “Moloch” della
finanza globale ha esteso le sue mire sulle società strategiche italiane,
acquisendo così un certo controllo in alcuni settori chiave dell’economia e
delle aziende del Belpaese, mentre detiene quote rilevanti nelle più potenti
multinazionali a livello internazionale.
L’aumento nell’azionariato di queste cinque aziende interessa settori differenti
ed egualmente importanti: bancario, energetico e infrastrutturale. La crescita
più consistente riguarda la banca Unicredit, dove la Roccia Nera detiene ora una
partecipazione complessiva dell’8,92% contro il precedente 5,6%: la componente
rappresentata da azioni passa dal 5,12 all’8,6%, mentre quella relativa agli
strumenti finanziari scende dallo 0,48 allo 0,32%. La posizione del gruppo
statunitense, vicina al 9% del capitale della banca, conferma il peso
determinante degli investitori istituzionali internazionali nell’azionariato
dell’istituto di credito guidato da Andrea Orcel e quindi l’influenza di
interessi stranieri negli affari italiani. Lo stesso avviene per le altre
società: in Intesa Sanpaolo la partecipazione aggregata del fondo è aumentata
rispetto alla precedente notifica, passando dal 5,1 al 7,30%. La componente
azionaria è salita dal 5 al 6,71%, mentre quella riferita agli strumenti
finanziari dallo 0,1 allo 0,59%. L’incremento riguarda dunque entrambe le
componenti, seppure con variazioni differenti.
Tra le società industriali, Prysmian presenta una partecipazione aggregata di
BlackRock pari al 7,46%, rispetto al precedente 5,9%. La quota in azioni è
passata dal 5,09 al 7,03%, mentre è diminuita quella relativa agli strumenti
finanziari, attestandosi allo 0,43% rispetto al precedente 0,81%. Prysmian opera
nel settore dei cavi e delle infrastrutture per l’energia e le
telecomunicazioni. Per quanto riguarda, invece, le aziende chiave del settore
energetico, gli aggiornamenti riguardano Snam ed Enel: in Snam il fondo
statunitense ha raggiunto una partecipazione aggregata pari al 6,82% rispetto al
precedente 5,46%, portando la quota azionaria dal 5,1 al 6,03% e quella in
strumenti finanziari dallo 0,36 allo 0,79%. Per quanto riguarda Enel, invece, la
posizione complessiva raggiunge il 6,96% rispetto al precedente 5,24%. Anche in
questo caso è aumentata sia la componente azionaria che finanziaria, con la
prima che è salita dal 5,02 al 6,46% e la seconda dallo 0,22 allo 0,5%.
Non è certo la prima volta che il colosso statunitense stringe le sue maglie
sull’economia e la finanza italiana: dal 2000, infatti, dispone di una propria
sede a Milano e – secondo i ricercatori Paolo Gila e Mario Miscali – a fine 2011
la Roccia deteneva il 5,7% di Mediaset, il 3,9% di Unicredit, il 3% di Enel e
del Banco Popolare, il 2,7% di Fiat e Telecom Italia, il 2,5% di Eni e delle
Generali, il 2,2% di Finmeccanica, il 2,1% di Atlantia (società che controlla
Autostrade per l’Italia) e Terna, il 2% della Banca Popolare di Milano, di
Fonsai, Intesa San Paolo, Mediobanca e Ubi. Si tratta di aziende strategiche che
permettono a Blackrock di inserirsi al meglio in quel progetto di svendita degli
asset pubblici italiani iniziato più di trent’anni fa con le privatizzazioni dei
“gioielli” della Penisola e inaugurato dall’allora direttore generale del
Ministero del Tesoro Mario Draghi sul panfilo Britannia nel 1992.
Nel 2024, invece, il fondo d’investimento statunitense – nella persona di Larry
Fink, amministratore delegato del gruppo – ha incontrato a Palazzo Chigi il
Presidente del consiglio italiano Giorgia Meloni. Secondo quanto dichiarato dal
governo, al centro del colloquio c’è stato «un approfondito scambio di vedute su
possibili investimenti del fondo USA in Italia». Si è parlato, in altre parole,
della possibilità che il fondo acquisisca quote di alcuni asset strategici di
proprietà dello Stato che il governo ha deciso di privatizzare. Al centro degli
interessi del fondo americano ci sarebbero le infrastrutture, le aziende
energetiche e le Poste.
Con un patrimonio totale di 11.500 miliardi di dollari al 31 dicembre 2024, di
cui un terzo in Europa, il fondo statunitense è considerato, insieme a pochi
altri, uno dei colossi finanziari più potenti a livello globale. Detiene,
infatti, partecipazioni in banche, società industriali, multinazionali del
farmaco e alimentari, nei media e nelle società energetiche e infrastrutturali
di tutto il mondo. Fondato a New York nel 1988 in piena deregulation, ciò che ha
permesso a Blackrock di diventare il colosso attuale è stato, tra le altre cose,
entrare nel capitale di due delle tre maggiori agenzie di rating esistenti,
acquistando il 5,44% delle azioni di Standard & Poor’s e il 6,6% di Moody’s.
Attraverso le sue attività e partecipazioni economico-finanziarie è in grado di
esercitare un controllo determinante nell’economia e nelle politiche degli
Stati, tra cui l’Italia, dove sembra essere intenzionato ad approfondire le sue
azioni di “intelligence economica” senza incontrare alcun ostacolo.
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