ISTAT: ancora circa 13 milioni e 265mila persone a rischio povertà o esclusione sociale
Nel 2025 resta stabile la quota di individui a rischio di povertà (18,6%
rispetto a 18,9% del 2024), diminuisce quella di individui che vivono in
famiglie a bassa intensità di lavoro (8,2% e 9,2%), ma aumenta leggermente la
quota di coloro che si trovano in condizione di grave deprivazione materiale e
sociale (5,2% e 4,6%). Nel 2024 l’ammontare di reddito percepito dal 20% delle
famiglie con i redditi più elevati è 5,1 volte quello percepito dal 20% delle
famiglie con i redditi più bassi (era 5,5 del 2023).
In leggero aumento (5,2% dal 4,6% del 2024) la quota di popolazione in
condizione di grave deprivazione materiale e sociale, cioè di coloro che
presentano almeno sette segnali di deprivazione dei 13 individuati dal nuovo
indicatore Europa 2030; si tratta di segnali relativi alla presenza di
difficoltà economiche tali da non poter affrontare, ad esempio, spese
impreviste, il pagamento dell’affitto, un pasto adeguato, piuttosto che una
settimana di ferie all’anno o regolari attività di svago fuori casa.
Sono alcuni dei dati del recente dossier Istat su “Condizioni di vita e reddito
delle famiglie | Anni 2024-2025”. Il Nord-est si conferma la ripartizione con la
minore incidenza di rischio di povertà o esclusione sociale (11,3%, era 11,2%
nel 2024), mentre il Mezzogiorno quella con la più alta (38,4%, era 39,2% nel
2024). Anche nel 2025, l’incidenza del rischio di povertà o esclusione sociale è
più bassa per chi vive in coppia senza figli, in particolare per le coppie
giovani con persona di riferimento con meno di 65 anni (16%), e più alta per i
monogenitori (31,6%), le coppie con tre o più figli (30,6%) e le persone sole
(28,6% se di età inferiore ai 65 anni, 29,6% se ultrasessantaquattrenni). Per le
coppie con un figlio, il rischio di povertà o esclusione sociale rimane
contenuto (17,4%) e al di sotto della media nazionale (22,6%), mentre per le
coppie con due figli sale al 20,6%.
Nonostante la crescita che si è avuta nell’ultimo anno, i redditi familiari in
termini reali sono ancora inferiori, in media, del 4,9% rispetto al 2007, ossia
al periodo precedente la crisi finanziaria globale (secondo il recente Rapporto
presentato dall’Organizzazione internazionale del lavoro – Ilo – i salari reali
in Italia restano inferiori di 8,7 punti percentuali rispetto al livello del
2008). La contrazione risulta più marcata nel Centro (-9,3% rispetto al 2007) e
nel Mezzogiorno ( -6,9%) e solo relativamente più contenuta nel Nord-est (-2,5%)
e nel Nord-ovest (-1,8%).
Inoltre, la flessione dei redditi è stata particolarmente intensa per le
famiglie la cui fonte di reddito principale è il lavoro autonomo (-13,4%) o
dipendente (-6,3%), mentre per le famiglie il cui reddito è costituito
principalmente da pensioni e trasferimenti pubblici si registra un incremento
pari al 6,6%. Poiché la distribuzione dei redditi è asimmetrica, la maggioranza
delle famiglie ha percepito un reddito inferiore all’importo medio: il valore
mediano, ovvero il livello di reddito al di sotto del quale si colloca il 50%
delle famiglie residenti, è pari a 31.704 euro (2.642 euro al mese), valore in
crescita del 5,5% in termini nominali rispetto al 2023.
Una parte del dossier dell’ISTAT si occupa di lavoro a basso reddito e di
povertà lavorativa, sottolineando come non sempre il reddito proveniente
dall’attività lavorativa è sufficiente a eliminare il rischio di povertà per il
lavoratore e la sua famiglia. “Il reddito individuale da lavoro, si legge nel
focus, può risultare insufficiente a causa di una bassa retribuzione o di una
ridotta intensità lavorativa nel corso dell’anno. Tuttavia, il rischio di
povertà dipende anche dalla composizione della famiglia e dal numero di
percettori al suo interno. Per valutare le condizioni di vulnerabilità associate
al lavoro occorre dunque considerare in mondo congiunto tanto le determinanti
dei redditi individuali da lavoro quanto le caratteristiche delle famiglie con
lavoratori”.
I lavoratori a basso reddito sono un quinto del totale: nel 2024, i lavoratori a
basso reddito (che hanno lavorato almeno un mese nell’anno e hanno percepito un
reddito netto da lavoro inferiore al 60% della mediana della distribuzione
individuale del reddito netto da lavoro relativa al 2024) sono pari al 20,4% del
totale, in riduzione rispetto al 21% dell’anno precedente. Il rischio di essere
un lavoratore a basso reddito è decisamente più alto per le donne rispetto agli
uomini (25,2% contro 16,7%), per gli occupati appartenenti alle classi di età
più giovani (28,3% per i lavoratori con meno di 35 anni contro un valore minimo
pari al 17,9% per quelli nella classe 55-64), per gli stranieri rispetto agli
italiani (38,2% contro 18,2%). La condizione di basso reddito è associata anche
a bassi livelli di istruzione, passando dal 42,2% per gli occupati con
istruzione primaria al 13,4% per quelli con istruzione terziaria.
Si tratta di dati che mettono in evidenza come ben un quarto della popolazione
di questo Paese viva una condizione di disagio non solo economico, ma anche
abitativo, sociale, sanitario, educativo e assistenziale. Colpisce la recente
denuncia del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani,
secondo il quale il 44% degli studenti italiani rinuncia alla partecipazione
alle gite scolastiche, in larga parte per motivi economici. “Un indicatore –
sottolinea il CNDDU – che, letto in chiave sistemica, segnala una progressiva
erosione del principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’articolo 3 della
Costituzione e del diritto all’istruzione di cui all’articolo 34”.
Il Coordinamento evidenzia come l’incremento significativo dei costi medi dei
viaggi di istruzione, imputabile all’aumento generalizzato dei prezzi nel
settore dei trasporti, dell’ospitalità e dei servizi turistici, si sia innestato
in un contesto di contrazione del potere d’acquisto delle famiglie, determinando
una compressione della spesa per attività educative non obbligatorie. Il
risultato è una selezione implicita basata sul reddito, che contraddice la
funzione pubblica della scuola.
(https://www.facebook.com/photo/?fbid=1246548994300219&set=a.354322310189563).
Qui il Report dell’ISTAT:
https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/REPORT-REDDITO-CONDIZIONI-DI-VITA.pdf.
Giovanni Caprio