Tag - Corte dei Conti

Olimpiadi insostenibili
Dovendo scegliere dei TAG riassuntivi di quanto emerge da un’analisi della compatibilità ambientale, sociale ed economica delle Olimpiadi Milano Cortina, ho selezionato i seguenti: Devastazione ambientale, Disboscamento, Spreco di acqua, Scioglimento dei ghiacciai, Cementificazione, Consumo di suolo, Enorme lievitazione dei costi, Debito, Speculazione, 7 miliardi di euro, Grandi Opere Inutili e Imposte, Resistenza   ….  Altri immaginateli voi, traendoli da questa
February 17, 2026
La Bottega del Barbieri
Tutte le ragioni del NO al Referendum
Per quanto strano possa sembrare c’è chi è intenzionato a votare SI al prossimo referendum ritenendo che la separazione delle carriere dei magistrati possa rappresentare una svolta di tipo garantista.  Cercherò di spiegare perché si tratta di una posizione senza alcun fondamento. Va intanto ribadito, in prima istanza, che formazione e deontologia professionale del Pubblico Ministero devono essere le stesse del magistrato giudicante, che valuta le cose in modo imparziale alla ricerca della verità, e non certo quelle di colui  che semplicemente deve sentire il dovere di essere un “accusatore”. In questo la distanza con l’avvocato difensore è enorme. Quest’ultimo se viene a conoscenza di un fatto che danneggia il proprio assistito non è tenuto a rivelarlo, al contrario il PM se sa di circostanze che scagionano l’imputato ha il dovere di renderle pubbliche.  Oltre questa questione di ordine generale, che già da sola mi pare decisiva, va comunque sottolineato che nei fatti il significato della separazione delle carriere dipende dai contenuti concreti della riforma, e poi soprattutto, in caso di vittoria del SI, dalla legislazione ordinaria che darà senso all’esito referendario.  Su quanto prevede la riforma è già stato detto abbondantemente. La scelta dei membri togati per sorteggio, nella composizione dei due CSM, appare puramente punitiva. Un modo di togliere qualunque potere alla magistratura, specialmente in considerazione del fatto che i membri laici saranno invece di fatto scelti dal Parlamento (e segnatamente dalla sua maggioranza, come sottolineato dal ministro Nordio che rivolto alle forze di opposizione ha praticamente detto: “Quando sarete voi al governo ci ringrazierete”). Ma la cosa più preoccupante è l’insieme delle norme ordinarie che potrebbero fare seguito alla riforma. Su questo punto possiamo solo avanzare ipotesi dando voce alle forti preoccupazioni che nascono da una serie di indizi e da prese di posizioni da parte dei promotori del referendum. Innanzitutto due questioni preliminari che dicono molto sui veri scopi della riforma e su quanto ne potrà seguire a livello politico e normativo. PRIMO: è evidente che la riforma è una vendetta e una resa dei conti col fine di depotenziare e umiliare la magistratura. Sono anni, anzi decenni, che la destra considera il potere giudiziario come la longa manus della sinistra, del cui operato essa si sente vittima ( si veda il richiamo che si fa spesso alle vicende giudiziarie di Berlusconi. SECONDO: il governo di destra della Meloni da un po’ di tempo non fa che produrre a getto continuo leggi securitarie e liberticide anche attraverso ripetuti decreti sicurezza. È ovvio che una vittoria del SI non potrebbe che accentuare questo andazzo, anche in considerazione del grande valore simbolico-politico che la consultazione referendaria ha ormai assunto (il suo esito sarà forse già da subito una mezza ipoteca sugli esiti delle prossime elezioni politiche). Se poi vogliamo cercare di entrare in maggiori dettagli sui possibili esiti futuri, possiamo provare a dare senso ad alcuni indizi che ci vengono dalle dichiarazioni di politici di destra e da alcune iniziative legislative che vengono dai promotori della riforma. Mi soffermo su tre questioni a livello esemplificativo:  1 –  Il ministro Tajani ha affermato che dopo la separazione delle carriere bisognerà pensare a togliere dalla disposizione dei PM il controllo delle attività di polizia giudiziaria, in evidente negazione dell’art. 109 della Costituzione che recita in modo chiaro e preciso: “L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria”. Evidentemente il ministro ipotizza che le indagini di polizia debbano essere controllate direttamente dall’esecutivo, con grave danno del principio della separazione dei poteri (come ho già scritto in un articolo a cui rimando, Stato di Polizia? No, grazie) 2 – Il ministro Salvini ha affermato che, se fosse già operante la separazione delle carriere, gli indagati per i recenti scontri tra manifestanti e polizia avvenuti a Torino sarebbero in galera e non agli arresti domiciliari. Un’affermazione apparentemente assurda, che non ha nessun senso se riferita alla riforma in quanto tale. Il ministro ha evidentemente in mente una serie di norme specifiche di carattere fortemente repressivo e giustizialista da mettere in atto “a mani libere”, una volta vinto il referendum. 3 – Infine la questione più grave, perché non riferita a semplici dichiarazioni su future intenzioni, ma che riguarda invece un provvedimento legislativo già in essere. Si tratta della legge1 del 7 gennaio 2026 (di cui mancano al momento solo i decreti attuativi). La nuova normativa prevede che il Procuratore Generale della Corte dei conti sia nominato dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri. Le sue prerogative vengono inoltre fortemente rafforzate: egli avrà “poteri di indirizzo e di coordinamento”, potendo interferire con le iniziative dei Procuratori regionali, fino al diritto di “avocazione delle istruttorie”. Forse solo una prima avvisaglia della futura subordinazione della magistratura requirente ai voleri della politica.  Come si può vedere in caso di vittoria del SI basterà qualche leggina ordinaria per cambiare tutto e minare l’autonomia del potere giudiziario. Credo che dall’esito del prossimo referendum dipenderà molto degli assetti politici che caratterizzeranno il nostro paese nei prossimi anni.      Antonio Minaldi
February 12, 2026
Pressenza
Milano-Cortina: sport, petrolio, greenwashing
Articoli di Claudia Vago, Gianluca Cicinelli e Giovanni Caprio. Con molti link utili ripresi… dalla “bottega”. Milano Cortina 2026, i Giochi italiani “sostenibili”… ma ciò che si vende è “made in Bangladesh” (senza veri controlli). E quasi nessuno dice che la sostenibilità diventa marketing se ignora filiere, subappalti e diritti di chi produce il merchandising. di Claudia Vago (*) Foto:
February 11, 2026
La Bottega del Barbieri
Corte dei Conti: spesa sanitaria mangiata dall’inflazione e profondi divari Nord-Sud
Un sistema sanitario che cresce sulla carta, e che invece nella realtà fatica a garantire i servizi essenziali e a colmare le storiche fratture tra Nord e Sud del paese. È questa la fotografia scattata dalla Corte dei Conti nella sua Relazione al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali, […] L'articolo Corte dei Conti: spesa sanitaria mangiata dall’inflazione e profondi divari Nord-Sud su Contropiano.
January 21, 2026
Contropiano
Firmare e fermare – di Gianni Giovannelli
Lasciate ogni speranza voi ch’entrate Queste parole di colore oscuro Vid’io scritte al sommo d’una porta; Per ch’io: “Maestro il senso lor m’è duro”. Ed elli a me, come persona accorta: “Qui si convien lasciare ogni sospetto Ogni viltà convien che qui sia morta”. Dante, Inferno, Canto III, 9-15   La maggioranza parlamentare che sostiene [...]
December 30, 2025
Effimera
Ponte sullo Stretto: viola l’ambiente e persino le direttive europee
La Corte dei Conti ha depositato le motivazioni con le quali ha negato la legittimità alla registrazione della delibera CIPESS sulla quale poggiava l’avvio del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. La Corte si è presa in sostanza tutto il tempo disponibile per rendere note le motivazioni del pronunciamento […] L'articolo Ponte sullo Stretto: viola l’ambiente e persino le direttive europee su Contropiano.
November 29, 2025
Contropiano
“Questo ponte non s’ha da fare”… ma il governo pensa a una scappatoia
La Corte dei Conti ha deciso infine di negare il visto di legittimità alla delibera del CIPESS dello scorso agosto, con la quale era stato approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina. Un altro colpo alla storia travagliata di questa grande opera inutile, su cui però il […] L'articolo “Questo ponte non s’ha da fare”… ma il governo pensa a una scappatoia su Contropiano.
October 31, 2025
Contropiano
Ponte sullo Stretto e rispetto della Costituzione
“La mancata registrazione da parte della Corte dei Conti della delibera CIPESS riguardante il Ponte sullo Stretto è l’ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del governo e del Parlamento. Ma non ci fermeranno, le riforme della giustizia e della Corte dei Conti saranno la risposta.” (Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio dei Ministri).   “La decisione della Corte dei Conti è un grave danno per il Paese e appare una scelta politica più che un sereno giudizio tecnico.” (Matteo Salvini, Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti)   “Non è ammissibile che in un Paese democratico la magistratura contabile decida quali siano le opere strategiche da realizzare. Quella sul Ponte dello Stretto da parte della Corte dei Conti, è una decisione che mi lascia esterrefatto.” (Antonio Tajani, Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Esteri).   “In Italia, ma anche in altri Paesi, assistiamo ad un processo di ‘giurisdizionalizzazione’, ovvero di attribuzione alla magistratura di compiti e censure tipiche della politica. È un problema che andrà risolto con animo freddo e pacato, un problema serio che non riguarda soltanto l’Italia.” (Carlo Nordio, Ministro della Giustizia).   Sono queste le reazioni dei principali esponenti del governo alla mancata registrazione di una Delibera relativa alla costruzione di un “Collegamento Stabile tra la Sicilia e la Calabria” da parte della Corte dei Conti.   A fronte di queste dichiarazioni, sorge spontanea una domanda: si può giurare sulla Costituzione senza conoscerne il contenuto? Anzitutto occorre precisare che nella Carta costituzionale la Corte dei Conti fa parte degli Organi ausiliari, cioè una delle articolazioni del governo (Titolo III) e non della magistratura (Titolo IV).   Nell’art. 100 della Costituzione si legge: “Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione. La Corte dei Conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabilite dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito. La legge assicura l’indipendenza dei due Istituti e dei loro componenti di fronte al governo.”   Insomma, la Corte dei Conti non ha invaso alcun campo: ha semplicemente assolto al proprio dovere. Di conseguenza, tutte le dichiarazioni riportate degli esponenti del governo sono evidentemente fuori luogo o senza senso. Assai grave è la risposta vendicativa della Presidente del Consiglio, che preannuncia anche una riforma della Corte dei Conti. Se il risultato non è gradito, si cambiano le regole del gioco…   Va segnalata, in controtendenza, la pacata e rispettosa dichiarazione di Federico Basile, sindaco di Messina sostenuto da una coalizione di centrodestra: “Ho letto adesso la notizia che la Corte dei Conti ha dato uno stop al progetto del ponte sullo Stretto, ma devo approfondire meglio. Come sempre comunque accetteremo e rispetteremo le decisioni dei magistrati contabili”. Vengono in mente le parole di Piero Calamandrei: “Per far vivere una democrazia non basta la ragione codificata nelle norme di una Costituzione democratica, ma occorre, dietro di esse, la vigile e operosa presenza del costume democratico che voglia e sappia tradurla, giorno per giorno, in concreta, ragionata e ragionevole realtà.”   Rocco Artifoni
October 30, 2025
Pressenza
Prossimo obiettivo: chiudere la Stretto di Messina Spa
La Corte dei Conti ha bocciato la delibera del CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) che dava il via libera al progetto definitivo del ponte. In un posto normale tutta la governance del ponte, quella politica e quella tecnica, toglierebbe il disturbo. In un percorso pieno di forzature hanno provato a tenere in piedi un iter che in piedi proprio non poteva starci. Difficile nominare le parole che vengono in mente senza procurarsi una querela, ma di certo possiamo dire che chi ha sostenuto fino a qui questa follia si è assunto la responsabilità di tenere appeso un intero territorio a una ipotesi non credibile. In tanti ci hanno guadagnato col ponte e tanti speravano di guadagnarci, ma di tutti i peggiori sono i supporter locali che, sperando in qualche prebenda, si sono sperticati in lodi per una grande opera che non avrebbe mai visto la luce pur di succhiare qualcosa. Hanno preferito vedere il proprio territorio calpestato pur di ottenere qualche incarico, qualche progetto, qualche briciola che cascasse dalla tavola imbandita di Webuild. Già adesso i rappresentanti del pontismo gridano allo scandalo sostenendo che sia stato fermato lo sviluppo del sud. Tutte stupidaggini. Il ponte sullo Stretto è espressione di politiche che succhiano ricchezza al territorio, rubano risorse pubbliche che andrebbero destinate a opere utili e le danno a una cerchia di persone molto ristretta, ma anche molto influente. Se si volesse davvero il bene del sud si userebbero i 13.5 miliardi di euro destinati a una opera che è crollata su stessa per altre opere che possono essere realizzate immediatamente: scuole, ospedali, messa in sicurezza idrogeologica, messa in sicurezza sismica, rammodernamento della rete idrica. Si può fare tutto e subito. Sappiamo, però, che non lo faranno. Sappiamo che non abbandoneranno neanche l’ipotesi del ponte. In questi ultimi 40 anni di stop e ripartenze ne abbiamo viste tante. Abbiamo visto annunciare tante volte la posa della prima pietra e indicare la data certa della fine lavori. Sarà così anche questa volta. Diranno che aggiusteranno le cose e che quest’altra volta sarà quella buona. Per loro, alla fine, va bene così. Il loro vero obiettivo non è costruire il ponte, ma tenere aperto all’infinito il suo iter. Tocca a noi adesso chiudere definitivamente la partita. Tocca agli abitanti dei luoghi oggetto della devastazione promessa mettere definitivamente la parola fine a questa storia. Per questo bisogna continuare a mobilitarsi. Per spingerli fuori dalla storia e riprenderci ciò che è nostro. C’è un primo, importante, obiettivo da darsi: chiudere la Stretto di Messina Spa. Se i partiti che sono stati al governo e oggi sono contro il ponte lo avessero fatto quando potevano, quelli alla Corte dei Conti non ci sarebbero neanche arrivati. No Ponte    Redazione Sicilia
October 30, 2025
Pressenza
Corte dei Conti, sequela di forzature e violazioni per il Ponte sullo Stretto
Pubblichiamo la nota dell’Associazione “Invece del ponte”, con la quale si commentano alcune delle osservazioni della la Corte dei Conti, espresse in merito al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina_ Le richieste inviate dalla Corte dei Conti alla Presidenza del Consiglio confermano, nero su bianco, quanto da tempo denunciamo: l’iter seguito dal Governo e dagli enti coinvolti per cercare di far partire il progetto del ponte sullo Stretto di Messina è segnato da gravi criticità, forzature procedurali e veri e propri strappi alla normativa vigente. Si tenta di imporre un’opera inutile, anacronistica e profondamente sbagliata, in totale spregio delle regole, della trasparenza amministrativa e del rispetto dei territori. I dubbi sollevati da tecnici, giuristi, ambientalisti e persino da organi istituzionali vengono sistematicamente ignorati, mentre si tenta di procedere a tappe forzate per blindare un progetto che, oltre a non avere alcuna utilità reale, rappresenta un colossale spreco di risorse pubbliche. Nella richiesta di chiarimenti della magistratura contabile si documentano oggi in modo puntuale le irregolarità, i conflitti normativi e l’inconsistenza delle basi tecnico-giuridiche su cui poggia questo tentativo affrettato e opaco di avviare i lavori. La Corte dei Conti, tra gli altri punti, rileva l’illegittimità della procedura di approvazione della relazione IROPI, che di fatto ha attestato la valenza militare del ponte; viene denunciata la mancanza di qualsiasi approfondimento sulle interlocuzioni con Bruxelles in merito al parere assolutamente negativo sulla valutazione d’impatto ambientale. E’ stigmatizzata l’incomprensibile esclusione del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Nell’elenco lunghissimo di carenze appaiono anche disallineamenti di cifre, mancate ottemperanze a prescrizioni tecniche. E per aggiungere ancora un aspetto di criticità da tempo segnalato, anche i magistrati contabili sono molto perplessi circa le stime di traffico che stanno alla base della valutazione costi-benefici. Chiediamo con forza che si fermi questa corsa folle verso il nulla, e che si apra finalmente una discussione seria e trasparente sull’uso delle risorse pubbliche, sul rispetto delle norme e sul futuro delle infrastrutture nel nostro Paese. Basta con le scorciatoie, basta con le opere imposte dall’alto: l’Italia ha bisogno di visione, non di propaganda, il bluff ormai è scoperto.   Redazione Sicilia
September 26, 2025
Pressenza