Tag - base di aviano

Le bombe ad Aviano ci sono
Comunicato stampa dei denuncianti in merito all’ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari di Pordenone relativa alla denuncia per l’illegalità delle armi nucleari di Aviano E’ giusto dare atto alla giudice Vortali di avere studiato e approfondito la questione sottoposta al suo giudizio, molto più di quanto abbiano fatto i precedenti magistrati di Roma e Brescia, che interpellati si sono limitati a scrivere due righe di motivazione per l’archiviazione. La dottoressa ha anche riconosciuto a WILPF Italia (Lega internazionale delle donne per la pace e la libertà) la legittimazione ad agire a tutela degli interessi collettivi di disarmo e smilitarizzazione. L’ordinanza considera sicura la presenza delle armi nucleari in Italia, provata dalle molteplici fonti addotte dai denuncianti. Del resto anche la Procura aveva implicitamente ammesso la presenza delle bombe, non avendo ravvisato accertamenti esperibili da produrre. Nell’atto si ritiene giustificata l’importazione delle armi in questione, in base all’art. 51 del Codice Penale (esercizio di un diritto o adempimento di un dovere); giustificazione che rappresenta un’ulteriore conferma della loro presenza, come fatto costituente reato ma discriminato ex art. 51; quindi non punibile. Vengono ritenute legittime le preoccupazioni sanitarie, ambientali e di sicurezza espresse dai denuncianti, ma considerate attinenti a una dimensione politica e non penalistica. I denuncianti non sono dello stesso avviso. La strada giudiziaria si fa ardua perché il ricorso per Cassazione è precluso da una costante giurisprudenza, che per le archiviazioni circoscrive l’ammissibilità ai soli casi di violazione del contraddittorio. In questo caso rispettato. E’ possibile per i denuncianti ipotizzare il ricorso alla Corte europea dei Diritti dell’uomo, così motivando: la presenza delle armi nucleari rappresenta un rischio concreto e oggettivo per la vita dei cittadini (come riconosce l’ordinanza); presenza che viola l’art. 2 della Convenzione europea, laddove tutela il diritto alla vita nella sua accezione più ampia e impone agli Stati aderenti obblighi idonei ad escludere rischi. Contro l’ordinanza in oggetto si sono espressi anche gli avvocati di IALANA (International Association of Lawyers Against Nuclear Arms) sostenendo che “è errato il richiamo all’art. 117 della Costituzione. Il meccanismo di prevalenza di una norma internazionale – ammesso che un accordo segreto di condivisione nucleare con l’Italia lo sia – sul diritto interno passa solo attraverso un incidente di costituzionalità.” “Salvo che per il diritto europeo, non esiste applicazione diretta del diritto internazionale pattizio incompatibile col diritto interno, da parte del giudice ordinario. Le norme inderogabili di diritto internazionale umanitario vietano la minaccia e l’uso delle armi nucleari. Nessun trattato tra Stati può derogare a tali norme di ius cogens”. Il fine ultimo da perseguire quindi è la rimozione delle testate nucleari statunitensi dalla base di Aviano. La loro presenza è un’aperta violazione del nostro ordinamento, interno e internazionale, che mette a rischio immediato l’esistenza di milioni di persone, in presenza dei venti di guerra diabolici che soffiano dall’Ucraina in Palestina. Per i denuncianti (Tavola per la Pace Friuli Venezia Giulia, Abbasso la Guerra odv, Centro sociale 28 Maggio, Comunità Laudato Si’ Cremona, Comunità Laudato Si’ Oglio Po, Coordinamento nazionale No Triv, Donne e Uomini contro la Guerra Brescia, Pax Christi Cremona e Tradate, Tavola della Pace Oglio Sud, WILPF Italia) Alessandro Capuzzo Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
July 25, 2026
Pressenza
La protesta contro la guerra, la NATO e le armi nucleari nella giornata del 4 aprile a Ghedi
Nel 77° anniversario della fondazione della NATO, in concomitanza con la mobilitazione nazionale nelle località italiane dove sono site basi militari e con il blocco della aerobase nucleare di Lakenheath in Inghilterra, circa 400 persone hanno manifestato davanti ai cancelli della base militare di Ghedi in cui, come afferma Hans Kristensen del Bulletin of American Scientists, sono stoccate almeno una ventina di bombe termonucleari B61-12. – notizia redatta con contributi di Loretta Cremasco ed Elio Pagani L’iniziativa di protesta contro la guerra, gli armamenti nucleari e ogni forma di ingiustizia, sopruso e militarizzazione ha coinvolto numerose associazioni locali, una quarantina di sigle, e le delegazioni di Abbasso la Guerra OdV di Venegono (VA) e di realtà antimilitariste di Milano, che hanno aderito e partecipato alla manifestazione. Eugenia Foddai e Luigino Beltrami di Donne e Uomini contro la Guerra di Brescia, Beppe Corioni del Centro Sociale 28 Maggio di Rovato (Bs), Emanuele Lepore della Associazione Familiari delle Vittime dell’Uranio impoverito e altri referenti delle rispettive aggregazioni hanno ricordato il costante impegno che da tanto tempo le accomuna per ottenere che siano approntati Piani di emergenza che tengano conto della presenza delle armi nucleari nell’aerobase lombarda e focalizzato l’attenzione sulle recenti azioni legali intrapese a Roma, a Brescia per la base militare di Ghedi e a Pordenone per la base NATO ad Aviano. Le denunce depositate ai tribunali di Roma e Brescia sono state archiviate, quest’ultima addirittura “cestinata” direttamente dal PM per evitare che il GIP si potesse esprimere. Invece dopo la vibrante protesta del legale dei denuncianti la richiesta per l’archiviazione della denuncia depositata al Tribunale di Pordenone è stata respinta dal GIP, che ha convocato un’audizione per il 15 giugno prossimo e, come evidenziato nell’occasione, la prospettiva che si aprano le indagini infonde molte speranze. La manifestazione si è conclusa formando un corteo che si è fermato a pochi metri dall’ingresso della base militare, dove un gruppo di donne ha lasciato un’enorme bandiera palestinese. Redazione Italia
April 5, 2026
Pressenza