Levi Della Torre sulle proposte di legge “contro l’antisemitismo”
La Commissione 1 del Senato dove sono state in discussione le proposte di legge
“contro l’antisemitismo” fece richiesta di pareri anche a personaggi non
allineati con le posizioni dell’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane).
Vi è stato un intervento verbale in commissione da parte dello storico Simon
Levis Sullami che po è stato rilanciato nella trasmissione Buongiorno Palestina
su Radio Wombat. Un altro intervento è scritto, da parte di Stefano Levi Della
Torre, architetto e saggista del gruppo ebraico Maiindifferenti -Voci Ebraiche
per la Pace, che riproduciamo nel seguito per intero.
Stefano Levi Della Torre , 31/01/2026
La Commissione 1 del Senato mi ha fatto gentilmente richiesta di un mio parere
sulle proposte di legge “contro l’antisemitismo” ora in discussione. Qui
ringrazio e rispondo in due parti, un Abstract e un Testo.
Abstract
-Le proposte di legge non fanno distinzione tra pregiudizio antisemita e critica
dei fatti in corso nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania..
-Le proposte in discussione rischiano di qualificare come antisemita qualunque
critica rivolta a ciò che sia ufficialmente ebraico.
L’antisemitismo discrimina gli ebrei a loro sfavore; queste proposte di legge
discriminano gli ebrei a loro favore. Ma ogni discriminazione degli ebrei (anche
a favore) è un pericolo per gli ebrei.
- Stabilire il privilegio, in quanto ebrei, di non poter essere esposti alla
critica e al libero dibattito è un segno di potere, e il presunto potere degli
ebrei è al centro del discorso antisemita.
- Queste proposte di legge che vorrebbero osteggiare l’antisemitismo, ne
confermano invece il nucleo fondamentale: l’immagine di un rapporto privilegiato
ed esclusivo dell’ “ebreo” col potere di governo, legislativo e di Stato. Ma
ogni privilegio suscita ostilità, e l’ostilità alimenta
l’antisemitismo.
-Molto meglio che si applichi con intelligenza e spirito democratico la legge
Mancino, già in vigore dal 1993, che non privilegia gli ebrei ma persegue i
discorsi e gli atti d’odio e discriminazione razzista, etnica, antisemita o
religiosa.
Testo L’antisemitismo è una tradizione secolare e mai morta, di nuovo in
crescita nel mondo. All’attivazione del pregiudizio si mescola ora il giudizio
su ciò che “in nome degli ebrei” sta facendo Israele al popolo palestinese nella
Striscia di Gaza e nei territori occupati in Cisgiordania, in risposta alla
strage terroristica compiuta da Hamas e Jihad il 7 ottobre 2023. Perciò
nell’ostilità contro Israele e contro gli ebrei si incrociano pregiudizi e
stereotipi storicamente sedimentati e giudizi politici ed etici di fronte ai
fatti in corso. Certamente il pregiudizio si alimenta del giudizio sui fatti in
corso, e il giudizio sui fatti in corso può cercare conferme nella tradizione
antisemita. Ma l’ostilità verso il mondo ebraico ha due fonti diverse, da un
lato il pregiudizio, dall’altro il giudizio sui fatti in corso, che occorre
saper districare; diversamente si rischia di delegittimare la critica come
pregiudizio antisemita o legittimare il pregiudizio antisemita come critica.
Cosa che effettivamente sta avvenendo a seconda degli schieramenti. Le proposte
di legge non fanno distinzione tra pregiudizio e critica. Assecondano la tesi
del governo di Israele secondo il quale chi nomina o descrive o denuncia ciò che
sta facendo Israele alla gente palestinese sarebbe antisemita. Le proposte in
discussione rischiano di qualificare come antisemita qualunque critica rivolta a
ciò che sia ufficialmente ebraico. L’antisemitismo discrimina gli ebrei a loro
sfavore; queste proposte di legge discriminano gli ebrei a loro favore. Ma ogni
discriminazione degli ebrei (anche a favore) è un pericolo per gli ebrei.
Come ebreo, non apprezzo che si proponga “a nostro favore” di isolarci in una
“riserva”, o più precisamente in un ghetto legislativo. Molto meglio che si
applichi con intelligenza e spirito democratico la legge Mancino, già in vigore
dal 1993. In che senso queste proposte discriminano gli ebrei? Nel senso che
conferiscono loro il privilegio di esenzione dalla critica, perché ogni
critica a ciò che è “ebraico” rischia di essere denunciata e perseguita come
“antisemita”. Ma ogni privilegio suscita ostilità. L’immaginario antisemita si è
sempre alimentato del presunto privilegio sociale , occulto o esplicito, degli
ebrei. Questa è una costante in tutta la storia secolare dell’antisemitismo. Per
cui per favore non esponeteci al privilegio, non fate di noi un tabù e degli
“intoccabili”, non coltivate, vi prego, l’antisemitismo. Il privilegio di non
poter essere esposti alla critica e al libero dibattito è un segno di potere, e
il presunto potere degli ebrei è al centro dell’ossessione antisemita. Uno dei
caratteri che distingue l’antisemitismo dal razzismo generico, dalla xenofobia,
dall’ostilità al “diverso”sta nell’immaginazione di un occulto potere degli
ebrei: sarebbe per un loro potere se hanno avuto la capacità di durare nei
secoli mentre imperi potenti crollavano, la loro dispersione tra le nazioni
sarebbe in realtà un loro impero occulto, capace di controllare in ogni nazione
il sistema economico e finanziario, il sistema dell’informazione e della
cultura… L’antisemitismo è un’ideologia della paura, e, più che dal disprezzo ,
la paura discende dall’immaginazione di un potere estraneo, dal rapporto dell’
“ebreo” con il potere. L’antisemita si sente minacciato, perseguitato dal potere
dell’”ebreo” e perciò lo perseguita, per “legittima difesa”. Queste proposte di
legge che vorrebbero osteggiare l’antisemitismo, ne confermano invece il nucleo
fondamentale: l’immagine di un rapporto privilegiato ed esclusivo dell’ “ebreo”
col potere di governo, legislativo e di Stato. E’ comprensibile che la destra
voglia annebbiare il suo ascendente fascista e antisemita manifestando un
filosemitismo volonteroso, facilitato dalle sue affinità ideologiche col governo
Netanyahu. Si può capire che un riformismo cattolico voglia esibire un
filosemitismo zelante a favore del dialogo ebraico-cristiano, e perciò attento
agli umori delle istituzioni ebraiche ufficiali. Si può capire che le
istituzioni ebraiche, che vedono nello “Stato-guida” Israele, qualunque cosa
faccia o diventi, l’espressione massima dell’ebraismo, plaudano a queste
proposte di legge, che convergono con la posizione del governo Netanyahu,
evitando di affrontare la spaccatura epocale, etica e politica, che attraversa
il mondo ebraico. Ma tutte queste forze guardano al loro interesse politico
immediato, hanno visioni a breve, non vedono le conseguenze delle scelte di ora
nella catastrofe che il mondo sta attraversando e che ne presenterà il conto in
particolare agli ebrei.
Si chiederà conto all’ “ebreo” per essere stato la figura emblematica a favore
della quale si è limitato il dibattito, la ricerca universitaria, la libertà di
pensiero e di confronto democratico. Uno scambio è incorso: il potere protegge
l’ “ebreo” dalla critica affinché l’”ebreo” protegga il potere politico,
giustificando il suo intento di controllare il dissenso in nome della “lotta
all’antisemitismo”.
Allarmanti a questo proposito sono gli art. 3 rispettivamente della proposta
Scalfarotto e della proposta Romeo,che a proposito del diniego preventivo di
autorizzazione a manifestazioni pubbliche, si rifanno a una legge fascista
(regio decreto 18 giugno 1931), aggiungendovi tra le motivazioni ammissibili
“anche” la “valutazione di grave rischio potenziale di simboli, slogan e
messaggi antisemiti”: “diniego preventivo”, legge fascista con aggiunta “anche”
di “rischio potenziale”, sono termini fortemente disponibili all’arbitrio
autoritario..
I disegni di legge propongono l’adozione formale della definizione dell’Ihra
sull’antisemitismo. Può esserne accettata la prima parte, molto vaga ed anodina.
Non la seconda, che congela col sospetto di antisemitismo argomenti tuttora di
dibattito. Faccio ad esempio riferimento a uno dei diversi casi che la
Dichiarazione indica come sintomo di antisemitismo: Applicare due pesi e due
misure nei confronti di Israele, richiedendo un comportamento non atteso e non
richiesto a nessun altro Stato democratico.
Ora, se uno Stato ancora democratico facesse cose simili a quelle che sta
facendo Israele a Gaze e in Cisgiordania, mi sentirei in diritto di criticarlo e
di chiedere sanzioni contro di esso. Eppure da parte dei governi europei, della
politica ufficiale e della diplomazia che fanno riferimento alla dichiarazione
dell’Ihra si applicano proprio ad Israele “due pesi e due misure” ma
all’inverso, preservandolo il più possibile da critiche e sanzioni e mettendo
sotto accusa di sospetto antisemitismo le manifestazioni che ne contestano la
politica e l’azione militare. Ma mi occorre precisare che per il rapporto
particolare che ho, in quanto ebreo, con Israele, non mi sento solo in diritto
di criticarlo, ma piuttosto in dovere di farlo.
E per questo, alla luce delle proposte di legge “contro l’antisemitismo”, non
vorrei finire per essere accusato come antisemita da parte dello Stato, come
sionista-fascista da parte di qualche pro-pal, e come ebreo da parte degli
antisemiti..
Stefano Levi Della Torre , 31/01/2026
Nota: Le evidenziazioni in grassetto sono opera della Redazione