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Sulla propulsione nucleare navale di Fincantieri
Sui media di sabato 20 giugno 2026 è comparso un servizio sulla costruzione di navi a propulsione nucleare da parte di Fincantieri  ove si promuove la capacità della multinazionale cantieristica triestina, di dotare di piccole centrali nucleari “pulite e sicure” le navi che andranno in produzione nel prossimo decennio. Spiace constatare come i reattori per la propulsione navale nulla abbiano a che fare coi nuovi e decantati “mini” reattori modulari, essendo nella realtà di altro tipo la cui tecnologia è soggetta per larga parte a procedure militari. Nessuno al mondo doterebbe di propulsione nucleare navi portacontainer o petroliere; nave ed equipaggio sarebbero soggetti a controlli e collaudi sotto il controllo dell’Autorità nucleare internazionale. Assolvere questo imprescindibile compito comporterebbe spese considerevoli che nessuno si sentirebbe di sostenere. Non a caso gli unici navigli a propulsione nucleare in circolazione sono militari, come in USA in Francia nel Regno Unito e in Russia, dove anche i prestigiosi rompighiaccio artici dipendono dalla marina militare. I reattori navali sono infatti delle bombe galleggianti, in cui il combustibile viene arricchito dal 60 al 90% avvicinandosi al grado in uso per le armi nucleari. Inoltre le dimensioni del reattore devono essere compatte per occupare poco spazio pur fornendo grande potenza. Il tipo di reattore più diffuso e affidabile in questo senso non è il cosiddetto modulare ma il PWR, costituito da un impianto ad acqua in pressione che muove una turbina. Il problema sicurezza peraltro sussiste. Trieste e Capodistria ad esempio sono porti nucleari militari di transito e devono dotarsi di piani di emergenza, in caso di incidente in presenza di portaerei incrociatori o sommergibili a propulsione nucleare. Incidenti avvenuti nel corso del tempo anche nei nostri mari. L’accesso continuo al porto da parte di naviglio nucleare in un territorio sede del più grande terminal petrolifero del Mediterraneo – già oggetto di un terrificante attentato nel 1972 – e in prossimità della base nucleare di Aviano sarebbe ingestibile sotto il profilo della sicurezza; tanto più in questo periodo storico, di rischio bellico conclamato.  Per Tavola Pace FVG  Alessandro Capuzzo Redazione Italia
June 24, 2026
Pressenza
Trieste, autorizzato imbarco di materiale Nato sulla “DARDANELLES SEAWAYS”: proclamato sciopero al terminal HHLA-PLT
Un atto ufficiale della Capitaneria di Porto di Trieste autorizza l’imbarco di materiale d’armamento – definito “materiale tecnico NATO” – sulla nave Dardanelles Seaways, in partenza dal terminal HHLA-PLT. Non si tratta di indiscrezioni o ricostruzioni: è un provvedimento dello Stato che individua mezzi, container, data e modalità operative. Un documento che certifica in modo inequivocabile il ruolo del porto di Trieste come nodo logistico nelle catene di movimentazione militare. È un fatto politico rilevante. Perché segna un passaggio chiaro: infrastrutture civili strategiche vengono utilizzate per operazioni legate ai dispositivi militari internazionali, dentro una fase di crescente tensione globale e di espansione dei conflitti. Su questo punto si registra un silenzio totale. Nessuna comunicazione pubblica, nessun confronto con la città, nessuna assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni locali e nazionali. Tutto avviene sul piano amministrativo, come se si trattasse di ordinaria gestione portuale. Non lo è. Per questo USB ha proclamato lo sciopero dei lavoratori operanti presso il terminal HHLA-PLT, con riferimento esclusivo alle attività connesse alla movimentazione del materiale bellico. Una scelta chiara, che mette al centro un principio altrettanto chiaro: il lavoro non può essere utilizzato per alimentare la macchina della guerra. L’utilizzo del porto di Trieste per l’imbarco di armamenti apre una questione che riguarda il ruolo del sistema logistico italiano dentro gli equilibri internazionali e dentro una traiettoria che spinge sempre più verso l’economia di guerra. USB ritiene necessario fare piena chiarezza. Chi ha deciso che Trieste debba svolgere questa funzione? Qual è il volume reale di queste operazioni? Con quale continuità vengono effettuate? Quali sono gli accordi e i soggetti coinvolti? Sono domande precise che richiedono risposte pubbliche. Non è accettabile che scelte di questa natura vengano trattate come pratiche tecniche, sottratte al dibattito e alla conoscenza collettiva. USB porterà questa vicenda all’attenzione pubblica e istituzionale, chiedendo trasparenza immediata e aprendo un confronto sul ruolo del porto di Trieste dentro le filiere militari. USB Lavoro Privato – Federazione di Trieste Redazione Friuli Venezia Giulia
April 3, 2026
Pressenza