4 aprile a Bra: il silenzio del ‘venerdì santo’ nella ‘via crucis’ della guerra
“C’è un tempo per parlare. E c’è un tempo per tacere.”, esordisce il gruppo di
persone che nella piazza principale della città piemontese praticano insieme
mezz’ora di silenzio per la pace ogni venerdì.
Il prossimo, 4 aprile, è un venerdì santo e il gruppo propone questa
riflessione:
> ci ritroviamo in SILENZIO, dalle 18:30 alle 19:00 nella piazzetta del
> Municipio di Bra, per uno spazio aperto di presenza e di coscienza.
> Un tempo breve, ma essenziale.
> Un tempo per restare umani davanti alla morte.
>
> Non è una manifestazione contro qualcuno.
> È un momento per qualcosa: per fermarsi, per guardare, per non distogliere lo
> sguardo.
>
> Viviamo in un tempo in cui tutto scorre veloce.
> Le immagini passano. Le notizie si accavallano.
> La morte rischia di diventare un numero.
>
> E noi rischiamo di abituarci.
>
> Ma il Venerdì Santo ci interroga: ci mette davanti a un uomo, un uomo
> qualunque, un uomo condannato, umiliato, messo a morte… un uomo sulla croce.
>
> E ci costringe a una domanda semplice e radicale: quanto vale una vita?
>
> Fare memoria viva di quella croce è riconoscerla oggi nelle guerre che
> continuano a distruggere città e popoli, nelle vite schiacciate da ingiustizie
> economiche e sociali, nei corpi dimenticati, nei diritti negati, nelle
> possibilità spezzate.
>
> Ogni volta che una vita viene scartata, ogni volta che una dignità viene
> calpestata, ogni volta che qualcuno viene lasciato indietro, quell’uomo, ogni
> UOMO e DONNA, è di nuovo sulla croce.
>
> E allora scegliamo il silenzio.
>
> Non come fuga. Non come indifferenza. Ma come spazio.
>
> Perché il silenzio non spiega il dolore. Lo lascia parlare.
>
> Il silenzio non risolve, ma ci unisce.
>
> Il silenzio ci mette davanti a ciò che non trova risposte, a ciò che ci
> supera, a ciò che ci riguarda.
>
> Scegliamo il silenzio anche come gesto umano.
>
> Come il digiuno, crea un vuoto. E quel vuoto può diventare spazio. Spazio per
> accorgerci degli altri. Spazio per condividere. Spazio per non restare chiusi
> in noi stessi.
>
> Perché non si esce dal dolore evitandolo, ma attraversandolo insieme.
>
> Non vogliamo avere paura. Vogliamo restare. Restare davanti alla sofferenza.
> Restare davanti alla morte. Restare davanti all’umano.
>
> Per questo ci ritroviamo in silenzio, per fare spazio all’umano che è in
> ognuno di noi.
>
> Con la possibilità di un gesto semplice: fermarsi, ascoltare, lasciarsi
> toccare.
>
> E allora SOGNIAMO.
>
> Sogniamo chiese e moschee vuote di parole. Piene di silenzio.
>
> Sogniamo luoghi senza confini, senza dentro e fuori, senza chi è accolto e chi
> resta fuori.
>
> Sogniamo uomini e donne capaci di fermarsi, di restare davanti al dolore.
>
> E poi… un suono…
>
> Un suono che non serve a riempire il silenzio. Serve a interrompere il rumore.
>
> Un suono che non copre il silenzio, ma lo rende più profondo.
>
> Un colpo solo. Che attraversa il silenzio.
>
> Un gesto semplice. Umano. Che non spiega, non risponde. Ma chiama a fermarsi,
> a respirare, a tornare.
>
> Sogniamo occhi che non si abbassano, mani che non restano in tasca, coscienze
> che non si addormentano.
>
> Sogniamo comunità che non si abituano alla morte. Che non accettano che una
> vita valga meno di un’altra.
>
> Sogniamo un mondo in cui il silenzio non sia vuoto, ma ascolto. Non sia
> assenza, ma presenza.
>
> Vi aspettiamo.
> Per mezz’ora.
> Per fermarci.
> Per ascoltare.
> Per restare.
> Per affidare i nostri sogni all’eco di un gong.
>
> Perché, anche nel silenzio, possiamo scegliere di essere umani.
Una delle aggregazioni che praticano il silenzio per la pace costantemente ogni
anno, mese, settimana o giorno, indicate nella mappa online sul sito di
Pressenza Italia (sezione ‘produzioni’, colonna a destra), il gruppo che
dall’ottobre 2025 ogni venerdì si raduna a Bra è coordinato dalla RETE CUNEESE
PER LA PALESTINA, che insieme alla SCUOLA DI PACE TONI LUCCI di Bra e alla
Consulta Giovanile della cittadina coopera al Progetto Juzoor, una scuola per la
libertà realizzato con patrocinio del Comune di Bra e sostegno della Fondazione
VIS.
Maddalena Brunasti