Niscemi due mesi dopo, tra frana Muos e guerre
A Niscemi “il rischio per la frana nel suo complesso rimane elevato e il
fenomeno è destinato a evolvere ulteriormente”: questo è il quadro complessivo
delineato dai sopralluoghi e dai dati satellitari. La frana, in particolare la
sua scarpata principale che costeggia il paese, è suscettibile di evoluzione.
Confrontando la frana del 1997 e l’evento del 1970, è possibile un’ulteriore
evoluzione del fenomeno franoso e l’arretramento del ciglio della scarpata per
diverse decine di metri, soprattutto in caso di nuove piogge significative.
L’evoluzione potrebbe coinvolgere altri fabbricati e compromettere ulteriormente
in modo permanente la viabilità strategica.
Il fenomeno iniziato lo scorso gennaio fa parte di una stabilità di lungo
periodo, caratterizzata da movimenti di eccezionale entità. Nel 1997 si era
riattivato un corpo di frana profondo che è il precedente diretto della frana
del 26 gennaio scorso. Gli eventi di gennaio 2026 hanno provocato un fronte
franoso di quasi cinque chilometri lungo il margine del paese, con un volume di
80 milioni di metri cubi di materiale. Quindi una frana eccezionale, che nella
sua fase acuta ha provocato uno scivolamento che è durato una intera giornata,
con una velocità di un metro all’ora.
Hanno giocato un ruolo fondamentale i processi erosivi alla base della collina
di Niscemi, determinati dall’acqua che scende dal paese incanalandosi nel
torrente sottostante, il tutto unito al contrasto fra le sabbie e le argille.
In modo rapido bisognerebbe riorganizzare la rete fognaria e l’acquedotto,
realizzare pozzi per estrarre acqua dalle falde sotterranee, costruire gallerie
drenanti, sistemare le reti idrauliche torrentizie, effettuare interventi di
ingegneria naturalistica. Questo il minimo necessario per il contenimento e la
stabilizzazione della frana e la messa in sicurezza del versante.
Attualmente nulla si sta muovendo in tal senso e nessuna sicurezza è stata data
alle centinaia di niscemesi costretti ad abbandonare le proprie abitazioni, né
alle decine di esercenti che hanno dovuto chiudere le loro attività lavorative.
Drammatica rimane la condizione dei coltivatori che hanno avuto la devastazione
degli appezzamenti agricoli colpiti dal fenomeno franoso e che di conseguenza
hanno perso sia il raccolto stagionale che il podere.
Mentre a più di due mesi dall’inizio del fenomeno il movimento franoso non si è
ancora fermato, mentre con le ferite ancora aperte e sanguinanti si piangono le
conseguenze del disastro, Niscemi si ritrova improvvisamente ad essere anche
obiettivo militare sensibile per via del criminale attacco di Stati Uniti
d’America e Israele all’Iran.
A sud-est, a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi si estende non solo
un bosco, ma un vero e proprio monumento naturale: la Riserva Naturale Orientata
della Sughereta. È l’ultimo grande relitto delle antiche e maestose foreste di
querce da sughero (Quercus suber) che un tempo ammantavano la Sicilia
centro-meridionale. Il suo straordinario valore è riconosciuto a livello europeo
come sito di interesse comunitario.
A otto chilometri di distanza dalla frana, all’interno della Riserva Sughereta
di Niscemi è stata costruita la base MUOS statunitense. Adesso anche il MUOS
rischia di franare. Il fenomeno franoso che interessa il MUOS è indipendente da
quello che ha interessato il paese di Niscemi, anche se geologicamente simile.
Il crollo del MUOS sarebbe una bella notizia. Se non fosse che il cambiamento
minimo della traiettoria di quelle parabole diventerebbe un grave problema per
l’incolumità umana e non umana. Se per ipotesi le parabole improvvisamente
perdessero stabilità e di conseguenza il fascio elettromagnetico, diretto
solitamente ai satelliti, finisse sul centro abitato o sulla attigua riserva
della Sughereta non si sa con precisione che danni potrebbero esserci per la
salute.
Da almeno tre anni smottamenti di terreno interessano le parabole nord americane
del MUOS, che garantiscono la comunicazione a tutte le forze armate degli Stati
Uniti sparse nel mondo (comprese quelle impegnate in Iran). Gli stessi nord
americani hanno presentato una corposa documentazione alla Regione Sicilia
scrivendo che attorno alla base MUOS c’è la presenza di movimenti franosi,
illustrando le cause e le possibili soluzioni, per mettere in atto gli
interventi necessari di consolidamento dell’area.
I documenti forniti dai nord americani descrivono come la situazione sia già
grave, sia nella zona delle tre parabole del MUOS sul versante meridionale della
base che nell’area dove sorgono le altre antenne preesistenti. Nella relazione è
evidenziato che “nell’area delle antenne uno dei plinti di calcestruzzo è
franato congiuntamente al terreno, con conseguente perdita di funzionalità e,
parzialmente, delle condizioni che assicurano la stabilità dell’antenna e la
sicurezza nell’area”.
Per il “piazzale del MUOS sono stati rilevati dei franamenti del terreno
sottostante al sedime del piazzale, con conseguente dislocamento e perdita di
funzionalità di vari cordoli che supportano la recinzione interna dell’area”.
Una delle cause è “l’erosione accelerata prodotta dall’azione delle acque
pluviali selvagge, che favorisce la formazione di dissesti localizzati ed il
conseguente arretramento delle testate. Questi dissesti provocano pericolose
forme di scalzamento al piede del versante, causando la formazione di falesie in
corrispondenza degli affioramenti sabbioso-calcarenitici”.
Per questi motivi il governo degli Stati Uniti aveva chiesto il supporto alla
Difesa italiana che a sua volta si era rivolta all’Ispra. L’ufficio lavori
pubblici di Sigonella, da cui dipende la base di Niscemi, il 23 aprile 2025 ha
presentato la richiesta di Valutazione d’Incidenza Ambientale alla Regione; a
luglio viene investita la Commissione tecnico-scientifica, che nel giro di due
mesi acquisisce tutte le autorizzazioni necessarie e rilascia parere positivo.
Il 15 settembre l’assessora al Territorio Giusi Savarino dichiara chiuso
favorevolmente il procedimento.
Quindi per il consolidamento della base militare di un Paese straniero la
macchina burocratico/amministrativa si è mossa con grande celerità e nel giro di
pochi mesi ha approvato gli interventi di salvaguardia. Cosa ben diversa per la
messa in sicurezza delle opere civili e delle abitazioni dei cittadini che non
hanno visto nessun intervento da quasi trent’anni.
Protezione Civile e Regione Siciliana penseranno adesso alla sicurezza delle
persone, o si darà precedenza al consolidamento della base di guerra nord
americana?
Appare evidente l’incompatibilità radicale tra la fragilità geologica e
idrogeologica del territorio, il valore ambientale dell’area e la presenza di
un’infrastruttura militare delle dimensioni del MUOS.
La presenza del MUOS a Niscemi, in un momento di acuta crisi bellica fra USA e
IRAN, aumenta ulteriormente i pericoli per la popolazione. Da questo territorio
passano quotidianamente le comunicazioni che sostengono le guerre degli Stati
Uniti.
Niscemi, come qualsiasi territorio che ospita infrastrutture militari
strategiche, diventa automaticamente un potenziale bersaglio nei conflitti.
Il territoro siciliano è segnato dalle basi militari italiane, Nato e USA:
Trapani-Birgi base aerea e prossima sede per l’addestramento per gli F35,
Pantelleria (Tp) base aerea, Augusta (Sr) e Messina basi navali, Sigonella (CT)
base aeronavale, Niscemi MUOS.
Dai cieli siciliani, dal 28 febbraio, si alzano in volo droni spia Triton, aerei
da guerra come il P8 Poseidon decollati da Sigonella per arrivare sul Golfo
Persico. I Triton sono droni spia escogitati per identificare gli obiettivi e
che mandano segnali in tempo reale ad altri aerei per coordinare gli attacchi e
i bombardamenti di precisione. Il P8 Poseidon è un aereo armato che porta
missili anti nave e siluri. Tutto questo in violazione palese dei trattati
Italia USA. La guerra tecnologica moderna vede coinvolto il MUOS di Niscemi, che
coordina, a distanza, i bombardamenti sull’Iran che partono da piattaforme
militari anche lontane dall’Italia. Le basi statunitensi sul territorio
siciliano sono attualmente coinvolte in modo diretto nella guerra con l’Iran.
Sabato 14 e domenica 15 marzo ci sono state mobilitazioni antimilitariste contro
l’uso delle basi di Birgi e di Sigonella. Sabato 28 marzo una grande
mobilitazione a Niscemi ha chiesto a gran voce la chiusura della base USA MUOS e
l’attivazione degli interventi necessari contro la frana che ha colpito il
paese.
La mobilitazione del 28 marzo a Niscemi non ha interessato solo una città o una
base militare. Riguarda una questione molto più ampia: la restituzione dei
territori alla sovranità popolare e la liberazione dei luoghi dalla
militarizzazione permanente. Niscemi, Sigonella, la Sicilia e l’Italia non
possono essere piattaforme di guerra nel Mediterraneo.
I nostri territori devono tornare alle comunità che li abitano e non devono
essere trasformati in nodi operativi di conflitti fra stati imperialisti. Le
risorse economiche devono essere spese per la messa in sicurezza del territorio
e per sostenere la popolazione colpita dal disastro ambientale.
Renato Franzitta