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Verità che a Miami non si dicono: la storia che l’estrema destra cubano-americana preferisce nascondere.
È risaputo che la politica statunitense nei confronti della Rivoluzione cubana è stata plasmata dai cubani fuggiti a Miami per sfuggire alla giustizia. I primi ad arrivare, nel gennaio del 1959, furono i  sicari, gli assassini, i torturatori, i ladri e gli ufficiali militari  che si erano arricchiti sotto il regime del tiranno Fulgencio Batista. Cuba, sotto la protezione del trattato di estradizione firmato con Washington, ha chiesto ufficialmente l’estradizione all’Avana di coloro che avevano casi aperti nei tribunali cubani. Ma  gli Stati Uniti non hanno estradato nessuno  dei famigerati assassini: Esteban Ventura, Rolando Masferrer, Conrado Carratalá, Mariano Faget Díaz, Rafael Gutiérrez Martínez, Pilar García, Irenaldo García Báez, Julio Laurent Rodríguez, José Franco Mira e molti altri. A tutti loro è stato concesso  lo “status di rifugiato politico “. Nonostante i crimini commessi, hanno vissuto pacificamente sotto la protezione della legge statunitense. CIÒ CHE SI SONO LASCIATI ALLE SPALLE: 20.000 MORTI E UNA SOCIETÀ SENZA SPERANZA. Ciò che quei “rifugiati” si sono lasciati alle spalle a Cuba è stato: * 20.000 morti  a causa della repressione di Batista. * L’oppressione delle classi più povere. * Discriminazione razziale sistematica. * Contadini senza terra né scuole per i loro figli. * Mancanza di medici e di ospedali nelle zone rurali. * Nei campi e sulle montagne non c’era luce elettrica. * Lussuosi casinò per l’alta borghesia e i turisti yankee, gestiti dalla mafia italoamericana. * Centinaia di bordelli dove venivano impiegate giovani donne senza alcuna speranza di un futuro dignitoso, molte delle quali contadine analfabete. Coloro che lasciarono Cuba e ora affermano di aver lasciato dietro di sé una “coppa d’oro” nascondono il fatto di aver lasciato dietro di sé  la disoccupazione, uno dei maggiori problemi  di quel periodo. Il censimento della popolazione e delle abitazioni condotto negli anni ’50 rivelò che solo  il 51% della popolazione in età lavorativa aveva un impiego stabile . La stampa dell’epoca riportava quotidianamente questo dato. PROFESSIONISTI SENZA FUTURO: L’ALTRA FACCIA DEL CAPITALISMO CUBANO Perché quegli attuali residenti in Florida non parlano di cosa accadeva realmente a Cuba prima del trionfo rivoluzionario? Basti ricordare loro che, secondo i dati ufficiali,  diecimila giovani professionisti  – medici, ingegneri, avvocati, veterinari, insegnanti, dentisti, farmacisti, giornalisti, intellettuali e artisti – si sono laureati con la speranza di realizzarsi professionalmente, ma  la maggior parte non ha trovato lavoro nel proprio settore . Oggi i social media sono inondati di vecchie foto dei quartieri benestanti dell’Avana, che mostrano le lussuose residenze della borghesia. Ma  non pubblicano mai immagini delle zone più vulnerabili  , come Las Yaguas e quartieri simili, privi di elettricità, fognature, acqua potabile, scuole e altri servizi essenziali. Non rendono mai pubblici i furti commessi dalla schiera di politici e militari ladri e corrotti che si sono arricchiti a spese del popolo. FULGENCIO BATISTA: DAL FIGLIO DI UNA POVERA CONTADINA ALL’UOMO PIÙ RICCO DI CUBA Per rinfrescare la memoria a coloro che vogliono infangare l’immagine degli attuali leader cubani, diciamo la verità: Fulgencio Batista, nato nella campagna orientale e figlio di una donna povera e senza risorse, durante i suoi mandati presidenziali  divenne l’uomo più ricco dell’isola , rubando e pretendendo laute commissioni su ogni investimento effettuato. Dal nulla è diventato il proprietario di: * Diverse testate giornalistiche. * Proprietario del canale televisivo 12 e di diverse stazioni radio. * Compagnia aerea aeropostale per il trasporto di merci, messaggi espressi e posta. * Principale azionista della Cuban Aviation Company. * Titolare della Inter-American Road Transport Company SA * Titolare della Miller Transportation Company. * Compagnia di spedizioni dell’isola di frutti di mare SA * Gli hotel Treasure Island e Colony, situati su quella che allora era l’Isola dei Pini. * Il 50% del capitale della Playas del Golfo SA * $ 326.000 in azioni di Radio Siboney SA * Proprietario della Eastern Radio Network. * Proprietario del Circuito Nazionale Cubana SA * Proprietario di Unión Radio e Compañía Inversiones Radiales SA * Riceveva una buona parte degli incassi giornalieri di tutti i casinò gestiti dalla mafia italoamericana. * Titolare della Gulf Engineering Company SA * Azionista di maggioranza di Metropolitan Gas Services SA * Socio della East Havana Electric Company SA * L’80% delle azioni della Hispano Cuban Bank. * Agenzia immobiliare di Marimuca. * Società di investimento Dofinca SA * Adorsinda Real Estate. * Investimenti e sviluppo di Baracoa. * Promozione del tunnel dell’Avana, per la quale ha richiesto la consegna di 5 milioni di dollari all’impresa di costruzioni francese. * Società immobiliare Marielena. * Fomento Almendares SA * Società di sviluppo urbano Valvolano. * Crysa SA e altre società immobiliari, terreni e condomini. Tutto ciò avvenne  sotto la protezione degli Stati Uniti , che possedevano i terreni migliori dell’isola, le industrie, il sistema bancario e le risorse minerarie, sempre con l’approvazione del dittatore. LA POLITICA NEI CONFRONTI DI CUBA ERA DIRETTA DALL’AMBASCIATA STATUNITENSE. La politica cubana era diretta dall’ambasciata statunitense e dalla stazione della CIA, dove si decideva cosa fare e cosa non fare, chi dovesse essere ministro o presidente. Questa è la storia di 58 anni di una pseudo-repubblica, costellata di colpi di stato e corruzione elettorale di ogni genere. Né il governo di Batista né i suoi predecessori sono mai stati sanzionati o bloccati  con leggi come quelle che vengono imposte oggi a Cuba. Non ci fu mai una campagna mediatica per condannarlo o accusarlo di corruzione. Al contrario, gli ambasciatori statunitensi erano i suoi amici più stretti e Washington lo considerava un grande leader per l’isola. Appoggiarono il colpo di stato del marzo 1952 e l’OSA riconobbe il suo governo come  “democratico ”  . Gli americani hanno sempre negoziato senza esitazione con militari corrotti e sanguinari. MARCO RUBIO E I SUOI SEGUACI: VOGLIONO TORNARE A QUEL PERIODO? In quell’ambiente della Florida, popolato da assassini, torturatori e ladri al servizio del governo di Fulgencio Batista e dei suoi militari,  Marco Rubio è cresciuto e si è formato , nonostante i suoi genitori cubani avessero dovuto lasciare il paese per sfuggire alla criminalità, alla disoccupazione e alla mancanza di opportunità che regnavano in quella repubblica pseudo-democratica, sotto un sistema capitalista. Rubio e i suoi accoliti —María Elvira Salazar, Carlos Giménez e Mario Díaz-Balart, figlio di un ex ministro e amico intimo del sanguinario dittatore Batista — intendono forse instaurare a Cuba  quel regime di oppressione e disuguaglianza  che hanno dimenticato? Chiedete ai genitori di Marco Rubio di spiegare perché hanno lasciato Cuba per stabilirsi negli Stati Uniti. Vi diranno la verità: erano semplici  operai non qualificati senza alcuna speranza di una vita migliore , non borghesi o politici che si sono arricchiti in quella società iniqua dove non c’erano opportunità per tutti. ECCO PERCHÉ È SCOPPIATA LA RIVOLUZIONE. Ecco perché è scoppiata la Rivoluzione: per porre fine a tanti mali. Qualcosa che a Washington e Miami non riescono a perdonare. Ricordiamo José Martí quando scrisse: > “La verità non deve rimanere inespressa.”   Fonte: https://razonesdecuba.cu/verdades-que-no-se-dicen-en- miami-la-historia-que-la-extrema-derecha-cubanoamericana-prefiere-ocultar/ Traduzione. italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
June 5, 2026
Pressenza
La cooperazione medica cubana è il volto più nobile della Rivoluzione
Valori come l’altruismo, il coraggio, la tenerezza e una dedizione sconfinata hanno contraddistinto la collaborazione medica cubana per 63 anni, una missione che ad oggi ha esteso il suo abbraccio di solidarietà a 165 Paesi, con oltre 600.000 operatori sanitari che hanno salvato la vita a 14 milioni di persone. Valori come l’altruismo, il coraggio, la tenerezza e una dedizione sconfinata hanno contraddistinto la collaborazione medica cubana per 63 anni, un’opera che ad oggi ha esteso il suo abbraccio di solidarietà a 165 Paesi, con oltre 600.000 collaboratori sanitari che hanno salvato la vita a 14 milioni di persone. Lo ha dichiarato la dottoressa Tania Margarita Cruz Hernández, prima viceministra della Sanità pubblica, durante la cerimonia per commemorare il 63° anniversario dell’inizio della collaborazione medica cubana, alla quale hanno partecipato Arelis Marrero Guerrero, vicedirettrice del Dipartimento di Assistenza al Settore Sociale del Comitato Centrale del Partito, e il dottor José Angel Portal Miranda, ministro della Sanità pubblica. Ciò significa che sono stati eseguiti 18 milioni di interventi chirurgici e che si sono avute più di cinque milioni di nascite. “Bambini venuti al mondo grazie ai cubani e che oggi portano i nomi di quei professionisti.” Ha aggiunto che hanno ripristinato e migliorato la vista di 3.380.000 pazienti e ha ricordato la creazione della Facoltà di Medicina all’Estero e della Scuola Latinoamericana di Medicina (ELAM), che hanno formato più di 87.000 professionisti provenienti da 150 paesi. Cruz Hernández ha sottolineato l’operato del Contingente Henry Reeve, fondato dal Comandante in Capo Fidel Castro Ruz nel settembre 2005, che ha condotto missioni ad alto rischio in 55 Paesi con 90 brigate. Attualmente, ha aggiunto, “abbiamo più di 16.000 collaboratori in 50 Paesi del mondo”. Riguardo all’aggressione imperialista, ha dichiarato: “La collaborazione medica internazionale è stata bersaglio dell’ostilità imperialista, con i governi sottoposti a pressioni per rescindere gli accordi di cooperazione medica con Cuba. Chi stanno condannando? Stanno condannando i più vulnerabili, privandoli del diritto universale alla salute e alla vita”. Da parte sua, la dottoressa Gretza Sánchez Padrón, direttrice dell’UCCM, ha definito la cooperazione medica cubana “il volto più nobile della rivoluzione” e “l’abbraccio di un popolo piccolo per dimensioni, ma immenso per valori”. Nel suo commovente discorso, ha affermato: “I nostri medici, infermieri, tecnici e specialisti non hanno portato solo scienza e conoscenza, ma anche sensibilità, tenerezza e conforto; hanno tenuto la mano nel dolore, hanno ridato il sorriso e hanno accompagnato nascite e addii”. La direttrice ha denunciato le pressioni esercitate dagli Stati Uniti per screditare quest’opera e ha lamentato che alcuni Paesi abbiano ceduto a tali pressioni, chiudendo o limitando programmi a beneficio delle popolazioni vulnerabili. A nome degli operatori umanitari, ha ribadito “assoluta lealtà alla Patria, alla Rivoluzione e ai principi insegnatici dal Comandante in Capo”, nonché il sostegno al Generale dell’Esercito Raúl Castro Ruz e al Presidente Miguel Díaz-Canel Bermúdez. «Coloro che cercano di giudicarci con odio e menzogne», ha dichiarato, «si troveranno di fronte al ricordo grato di milioni di esseri umani che non dimenticheranno mai il gesto di solidarietà di Cuba». La cerimonia si è conclusa con la consegna all’UCCM del Sigillo commemorativo dell’85° anniversario del CTC, in riconoscimento del percorso e del contributo della cooperazione medica cubana, che continua a portare salute, speranza e vita in ogni angolo del pianeta. Fonte: https://www.granma.cu/salud/2026-05-25/la-cooperacion- medica-cubana-es-el-rostro-mas-noble-de-la-revolucion traduzione: italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
May 27, 2026
Pressenza
Cuba, il dovere della verità storica. Lettera di Marco Papacci al quotidiano “La Stampa”
Risposta di Marco Papacci, presidente dell’ANAIC, all’articolo di Mattia Feltri sul quotidiano La Stampa del 15 maggio 2026 dal titolo “Cuba Libre”. Egregio Direttore de La Stampa Andrea Malaguti Le scrivo per esprimere la mia profonda indignazione e il mio totale dissenso rispetto al recente articolo pubblicato sulla Sua testata riguardante la situazione a Cuba del giornalista Mattia Feltri. Definire tale resoconto come “parziale” sarebbe un eufemismo: ci troviamo di fronte a una narrazione che, ricalcando pedissequamente la retorica dei settori più reazionari di Miami, manca di ogni onestà intellettuale e rigore storico. È inaccettabile che in un’analisi sulla crisi economica e sanitaria cubana non venga fatta menzione — nemmeno fugace — del Blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti. Un genocidio silenzioso condannato per ben 33 volte dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che impedisce all’isola l’acquisto di medicinali salvavita, pezzi di ricambio per le centrali elettriche e materie prime essenziali. Liquidare l’embargo come una mera “scusa” di Trump significa ignorare decenni di una politica asfissiante volta deliberatamente a piegare un popolo per fame e disperazione. L’articolo tace colpevolmente sulle aggressioni terroristiche subite da Cuba, organizzate e finanziate dal suolo statunitense. Oltre tremila cittadini cubani hanno perso la vita a causa di questi atti criminali, tra cui — è bene ricordarlo — anche il giovane turista italiano Fabio Di Celmo, vittima di una bomba nel 1997. Questa è la realtà di un paese che deve difendere la propria sovranità contro chi, erede della dittatura di Fulgencio Batista, vorrebbe riportare l’isola a essere il “bordello d’America”. Mentre Lei si compiace nel descrivere il degrado degli ospedali (conseguenza diretta del sabotaggio economico), ignora deliberatamente l’opera delle Brigate Mediche Henry Reeve. Un contingente di professionisti che ha salvato migliaia di vite in tutto il mondo e che, nel momento più buio della pandemia, è giunto in Italia (a Crema e Torino) e oggi in Calabria per aiutarci, ricevendo l’elogio dell’OMS e la gratitudine eterna del popolo italiano. Infine, citare report di organizzazioni come “Prisoners Defenders”- organizzazione finanziata con i fondi pubblici degli Stati Uniti, tanto per capire da chi arrivano le veline – senza analizzarne la natura politica e i finanziamenti significa abdicare al ruolo di giornalista per farsi megafono della propaganda. La storia di Cuba non si scrive con i pregiudizi di chi non accetta che un piccolo popolo abbia scelto la dignità e la resistenza sotto la guida di giganti come Fidel Castro Ruz, ma con i fatti di un’isola che, nonostante l’assedio più lungo della storia moderna, continua a essere un esempio di solidarietà internazionale. Chiedo che questa lettera trovi spazio per dare voce a una verità che il Suo giornale ha scelto di oscurare. Distinti saluti, Marco Papacci – Presidente Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba (ANAIC) Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
May 22, 2026
Pressenza
Ecco le fonti pagate dagli Usa che propagano disinformazione anti-cubana
Gli Usa stanno preparando il cambio di regime con una campagna mediatica anti-governativa fondata su “fonti cubane” che i media occidentali riportano come fossero imparziali. Ogni anno, dal 1992, l’Onu vota a stragrande maggioranza la fine dell’embargo Usa contro Cuba. Il voto è puramente simbolico: anche se la maggioranza è sempre schiacciante (da 33 anni i voti contrari sono quasi sempre solo due: Usa e Israele; l’anno scorso si sono aggiunti i voti ruffiani di Argentina, Ungheria, Paraguay, Macedonia del Nord e Ucraina), l’Onu non può obbligare gli Usa a cambiare la sua politica estera. Quando la rivoluzione cubana del 1959 rovesciò il dittatore Fulgencio Batista, che era sostenuto dagli Stati Uniti perché gli faceva comodo, l’amministrazione Eisenhower usò l’embargo per “provocare fame e disperazione e rovesciare il governo” (così un memorandum interno del governo Usa). Alla guerra economica s’aggiunse il tentativo di invasione dell’isola nel 1961, centinaia di attentati a Fidel Castro e attacchi terroristici anche con uso di armi biologiche. Obama tolse alcune restrizioni, ma Trump le ripristinò. Col cubano-statunitense Marco Rubio, senatore repubblicano della Florida durante il Trump I e oggi Segretario di Stato, Cuba è di nuovo attenzionata; da qualche mese Trump minaccia l’intervento militare. Oggi l’Onu denuncia il rischio di una catastrofe umanitaria. L’embargo petrolifero sta facendo collassare ospedali, trasporti, distribuzione alimentare e sistemi idrici: è una grave violazione del diritto internazionale. E come già successo in altre occasioni (Hong Kong, Bielorussia, Ucraina, Iran), gli Usa stanno preparando il cambio di regime con una campagna mediatica anti-governativa fondata su “fonti cubane” che i media occidentali riportano come fossero imparziali: in realtà sono megafoni di Washington pagati da Usaid e Ned (un proxy della Cia) per alimentare il malcontento nella popolazione e prepararla all’invasione. MintPress ha elencato i media e gli organismi antigovernativi più rilevanti. 1) CubaNet, fondato a Miami nel 1994 da attivisti anticastristi. Ha ricevuto milioni di dollari da Usaid, Ned e Open Society Foundation. Viene citato come fonte obiettiva da Washington Post, Wall Street Journal, Fox News, Los Angeles Times e USA Today. 2) ADN Cuba, “un media indipendente impegnato per la libertà e la democrazia a Cuba”, ha ricevuto milioni di dollari da Usaid. Ha sede in Spagna. 3) Diario de Cuba, un altro organo digitale di info antigovernative con sede in Spagna e finanziamenti milionari Usaid. Questi siti di notizie pettinate hanno milioni di follower sui social. La conferma di quanto questi “media cubani” siano protesi di Washington venne l’anno scorso quando l’amministrazione Trump decise di sospendere i fondi all’Usaid perché Musk, capo del Dipartimento efficienza amministrativa (Doge), li considerava “un nido di marxisti radicali che odiano l’America”. All’istante, CubaNet e Diario de Cuba chiesero ai lettori un sostegno economico, pena la chiusura. La decisione di Musk fece emergere in questo modo un migliaio di media “indipendenti” (cioè finanziati da Washington) in tutto il mondo. 4) Movimento San Isidro, un collettivo di artisti e giornalisti che nel 2021 organizzò a Cuba un’ondata di proteste nazionali. Figura chiave del movimento era Esteban Rodríguez di ADN Cuba. E adesso indovinate chi elargiva milioni di dollari al movimento (spoiler: Usaid). 5) El Toque e El Estornudo sono invece finanziati dal Ned. Fare i pappagalli Cia conviene: lo stipendio dei giornalisti di El Toque è dieci volte quello dei cronisti statali cubani. 6) Radio e Tv Martí: fondata nel 1985 dall’amministrazione Reagan, ha sede a Miami. Finora ha ricevuto dai governi Usa 800 milioni di dollari. 7) Osservatorio Cubano dei Diritti Umani (Ocdh) e Cubalex, un gruppo di avvocati: sono stipendiati da Usaid (Ocdh) e Ned (Cubalex). New York Times, Cnn e Washington Post citano i loro documenti come imparziali. 8) App di messaggistica che diffondono info antigovernative e organizzano smart mobs: Zunzuneo (un progetto segreto Usaid) lasciò il posto a Piramideo, un’iniziativa di Radio e Tv Martí che prometteva ai cubani notizie senza censura. Immediate le proteste cubane quando Piramideo prese a diffondere false notizie (manifestazioni antigovernative mai avvenute). Piramideo fu chiuso dopo la rivelazione delle interferenze Usa a Cuba. Questo accadeva 20 anni fa: oggi lo stesso compito viene svolto alla luce del sole da bot di propaganda antigovernativa che proliferano indisturbati su Instagram e X. Fonte: il Fatto Quotidiano Da Associazione Nazionale d’Amicizia Italia-Cuba Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
May 22, 2026
Pressenza
“Senza eparina non c’è medicina moderna”, un progetto per sostenere Cuba nella produzione del farmaco
La pandemia di COVID-19 ha evidenziato l’importanza di rafforzare la sovranità medica e la produzione locale di medicinali essenziali. In questo contesto, l’ONG mediCuba-Europe ha svolto un ruolo cruciale nel sostenere i laboratori cubani AICA nella produzione di eparina a basso peso molecolare, un anticoagulante vitale per numerosi trattamenti medici. Durante la fase di picco della pandemia di COVID, mediCuba-Europa, ha provveduto con 200.000 euro per l’importazione in emergenza di eparina sodica, che ha permesso di acquistare circa 42.000 dosi (nell’ambito di un più ampio ordine cubano gestito dal beneficiario cubano AICA – Empresa Laboratorios AICA, del Grupo de las Industrias Biotecnológica Y Farmacéutica de Cuba, si tratta di una struttura moderna che produce medicinali generici iniettabili e colliri sterili a Cuba). Tra ottobre e novembre 2021, mediCuba-Europe ha acquistato 24.000 dosi di enoxaparina, che ha inviato al Ministero della Salute pubblica cubano, per un valore stimato di 110.000 euro. Tra il 2022 e il 2023, mediCuba-Europa ha accompagnato i Laboratori Farmaceutici AICA dell’Avana nel processo di acquisizione della capacità di produrre eparina sodica iniettabile a basso peso molecolare con un importo di 466.000 euro, ottenendo l’accreditamento del prodotto il 10 agosto 2023 con registrazione n. M-23-046-B01 da parte delle autorità regolatorie cubane competenti. Dal 2021, nelle due fasi precedenti, mediCuba-Europa ha investito un totale di 776.000 €. Cuba pur avendo un ottimo Sistema Sanitario Nazionale, sconta, principalmente a causa del blocco statunitense, scarsa disponibilità di un farmaco salvavita qual è l’eparina: necessario in tante patologie, indispensabile anche come farmaco salvavita e nel post-operatorio. Attualmente Cuba importa questo farmaco a prezzo del mercato mondiale (3,92 euro per dose) in quantità insufficienti a causa della carenza di valuta estera. In questo contesto, è nata la necessità di sostenere l’industria farmaceutica pubblica nazionale cubana a sviluppare le proprie capacità e a sostituire le importazioni, relativamente costose, con prodotti fabbricati localmente con il fine non solo di aumentare la disponibilità di farmaci, ma anche mantenere il tessuto industriale, incoraggiando il personale qualificato, soprattutto donne e giovani, a rimanere nel proprio Paese e a mantenere il proprio lavoro. Così è nato il progetto “Senza eparina non c’è medicina moderna”, avente durata da luglio a dicembre 2024 per la prima fase; e da gennaio a ottobre 2025 per la seconda fase. L’iniziativa è nata quando il Ministero della Salute Pubblica di Cuba (MINSAP) ha incontrato difficoltà nell’acquisire eparina sul mercato internazionale a causa di carenze, costi elevati e complicazioni logistiche causate dal bloqueo. MediCuba-Europe ha approvato una donazione di 300.000 (150.000 euro nel 2024 e 150.000 euro nel 2025) per la produzione e l’introduzione del farmaco nella Rete Sanitaria Nazionale. Nel 2025 per la produzione del secondo lotto da 80.000 dosi, è stato richiesto nel primo semestre un impegno economico di 150.000 euro. Il progetto “Senza eparina non c’è medicina moderna” nasce con l’obiettivo di: * ridurre a morbilità e la mortalità dei pazienti a Cuba, sostenendo Cuba stessa nel piano di produrre massivamente l’eparina sodica a basso peso molecolare (LMWH) al fine di aumentare la copertura del fabbisogno interno in modo sostenibile e ad un costo inferiore rispetto alle importazioni; * ridurre le importazioni di un medicinale essenziale come l’EBM al minimo, a beneficio del prodotto locale di qualità e ad un costo inferiore al 50% per dose (riferito all’ LMWH importato), con un risparmio potenziale di oltre 2,36 milioni di euro all’anno con una produzione annua prevista di oltre 1,13 milioni di unità ad un prezzo (di importazione) stimato di 3,92 euro a dose; * Dimostrare la capacità di produzione di massa di LMWH a Cuba con la produzione di lotti di 80.000 dosi da 40 e 60 mg in ciascuna delle due fasi; * Formare almeno 20 specialisti per effettuare la suddetta produzione; * Dimostrare la qualità dell’eparina sodica a basso peso molecolare prodotta localmente e in serie; Il prodotto cubano a un prezzo equo può aiutare i pazienti di altri Paesi in via di sviluppo e potrà potenzialmente giovare a milioni di pazienti nei paesi meridionali che potrebbero avere una medicina di base a un prezzo equo. Questo progetto sostiene e favorisce in primo luogo: * circa 100.000 pazienti del sistema sanitario cubano che avranno a disposizione questa medicina essenziale di produzione locale. La priorità nella distribuzione del prodotto è data ai pazienti nei servizi ospedalieri specializzati di oncologia e ortopedia, e principalmente nell’Istituto di Immunologia ed Ematologia nelle diverse province del paese nel territorio occidentale, centrale e orientale. * L’industria farmaceutica nazionale, i 20 specialisti che gestiscono la produzione, i diversi centri di ricerca BioCubaFarma, così come altre istituzioni sanitarie pubbliche che forniscono servizi per autorizzare la validità, la produzione del farmaco, il controllo di qualità e l’uso clinico di questo farmaco, come il Centro per il Controllo Statale dei Medicinali, Apparecchiature e Dispositivi Medici (CECMED), il Centro nazionale di coordinamento per gli studi clinici (CENCEC). Il progetto ha favorito la cooperazione tra istituzioni scientifiche e accademiche. Gli specialisti dell’AICA hanno collaborato con l’Università dell’Avana e altri centri BioCubaFarma, come il Centro di Immunologia Molecolare (CIM) e il Centro di Ingegneria Genetica e Biotecnologia. Questi scambi hanno arricchito le conoscenze e rafforzato le sinergie tra i laboratori e le aziende del settore. Grazie a questo sforzo congiunto, al sostegno delle associazioni europee e alla solidarietà delle persone impegnate, Cuba avanza nell’autosufficienza nella produzione di medicinali essenziali, garantendo un accesso più sicuro e stabile ai trattamenti chiave per la salute della sua popolazione. Per l’anno 2026, grazie alla collaborazione tra mediCuba-Europa e l’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, viene rilanciata la terza fase del progetto, per la quale l’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba ha partecipato ad un bando della Chiesa Valdese ricevendo un contributo pari a 50.000 €. Con la somma è stato acquistato e inviato a Cuba la materia prima (Enoxaparina) necessaria per la produzione. La terza fase costituisce una continuità logica e coerente delle due fasi precedenti e mira a chiudere il ciclo del processo di sostituzione delle importazioni e di garanzia di un medicinale di base per la popolazione. Per arrivare a concludere il ciclo vi è la necessità di fare delle produzioni pilota (terza fase): una nel 2024 e una nel 2025: ogni una con un lotto da 80.000 dosi. Sebbene questa quantità equivalga al 6% della domanda nazionale annua, mostrerà la fattibilità tecnica della produzione di massa e la redditività economica, dato che il costo di una dose prodotta localmente è stimato in 1,84 euro, rispetto ai 3,92 euro di una dose importata (risparmio del 54%, equivalente a 166.400 euro in ciascuna produzione pilota). Ciò sarà decisivo per il processo decisionale delle autorità sanitarie cubane che potranno così scommettere sulla produzione locale di HBPM. Il budget proposto per la produzione dei lotti pilota (80.000 dosi/anno per 2024 e 2025) ammonta a un totale di 300.000 euro (150.000 euro per lotto) che vengono utilizzati per l’importazione di materie prime (125.000 euro per 6,5 chilogrammi di materia prima di eparina sodica, per reagenti standard e farmaco finito per il controllo della qualità (25.000 euro). Il progetto coinvolge diversi partner e soggetti, con documentazione digitale allegata per ciascuno (sono disponibili presso l’ufficio amministrativo di ANAIC le lettere di adesione e i documenti statutari). Nel corso degli anni, AICA, mediCuba-Europe e ANAIC hanno costruito un rapporto basato sulla trasparenza, sul rispetto reciproco e sulla solidarietà, che si concretizza anche in questo progetto di grande rilevanza sviluppato congiuntamente.   Fonti:   > Cuba avanza nell’innovazione e nella sovranità medica… https://italiacuba.it/wp-content/uploads/2026/05/Scheda-del-progetto_Eparina_Italiano.pdf Lorenzo Poli
May 12, 2026
Pressenza
Anatoly Kolodkin, il giurista sovietico che ruppe il blocco e ripristinò l’elettricità all’Avana
L’Avana si illuminò completamente dopo la raffinazione del petrolio greggio russo giunto a Cuba a bordo della petroliera “Anatoly Kolodkin”. L’immagine fece il giro del mondo. Il Malecón si illuminò. Il Campidoglio risplendette nell’oscurità. Per qualche ora, i cubani tirarono un sospiro di sollievo, senza il rumore di un generatore né l’ansia di un blackout. Dietro quello splendore non c’era alcuna beneficenza imperiale né autorizzazione della Casa Bianca. C’era una nave. E dietro la nave, un nome che è una dichiarazione di principi: Anatoly Kolodkin. Perché Kolodkin non è solo una leggenda dipinta su un elmetto. È un giudice. È un giurista. È l’uomo che ha dedicato la sua vita a difendere l’idea che i mari non appartengono a nessuno, men che meno al Pentagono. Chi era il giudice che sconfisse gli Stati Uniti senza sparare un colpo? Esaminando gli archivi del diritto internazionale, ci si imbatte in un gigante sovietico. Anatoly Lazarevich Kolodkin nacque il 27 febbraio 1928 a Leningrado (oggi San Pietroburgo) e morì a Mosca il 24 febbraio 2011, appena tre giorni prima del suo 83° compleanno. Formazione di alto livello: si è laureato in Giurisprudenza all’Università Statale di Leningrado nel 1950. Ha poi conseguito il dottorato e l’abilitazione, diventando professore presso la stessa università e successivamente all’Università Statale Lomonosov di Mosca. Una carriera impeccabile: ricercatrice presso centri di ricerca sulla flotta navale e sui trasporti marittimi. Un’autorità mondiale nella codificazione del diritto marittimo. Il culmine della sua carriera: è stato giudice presso il Tribunale internazionale per il diritto del mare con sede ad Amburgo, dove ha prestato servizio dal 1996 al 2008. Una posizione riservata alle menti più brillanti del pianeta. Ha ricevuto l’Ordine dell’Amicizia e l’Ordine della Medaglia d’Onore, ed è stato nominato Scienziato Onorario della Federazione Russa. Ciò che l’impero non comprende è che il fatto che una petroliera sanzionata dagli Stati Uniti porti il nome di un giudice specializzato in diritto marittimo è una lezione di dignità. È il diritto internazionale che si oppone all’arroganza yankee. Il viaggio di chi ha rotto il blocco: nessuno ha chiesto il permesso La nave, gestita dalla compagnia di navigazione statale russa Sovcomflot (sì, la stessa che Washington ha sanzionato senza alcuna base legale), è salpata dal porto russo di Primorsk il 9 marzo. Le sue stive contenevano 100.000 tonnellate di petrolio greggio (circa 730.000-740.000 barili). Non ha avvisato la Guardia Costiera statunitense. Non ha richiesto “l’autorizzazione umanitaria”. Perché il diritto internazionale è chiaro: nelle acque internazionali, nessun Paese ha l’autorità di fermare una nave mercantile di un’altra nazione sovrana. La Anatoly Kolodkin attraversò l’Atlantico, scortata dalla corvetta russa Soobrazitelny, e attraccò nella baia di Matanzas. Il petrolio greggio fu lavorato nella raffineria di Cienfuegos. Entro il 17 aprile, benzina, gasolio e combustibile per la produzione di energia elettrica venivano distribuiti in tutta l’isola. Il 19 aprile, L’Avana si è svegliata – e si è addormentata – con tutte le luci accese. La tragica commedia di Washington: quando l’impero finge di lasciare vincere gli altri. Mentre le luci si accendevano all’Avana, a Washington risuonavano gli allarmi della propaganda. La Casa Bianca si è affrettata a dichiarare che non sarebbe intervenuta. Lo stesso Donald Trump ha affermato di non avere “alcun problema” con l’arrivo della nave perché “la gente ha bisogno di riscaldamento”. Analizziamo senza timore cosa è successo lì: Il falso potere dello zio Sam – Per decenni, gli Stati Uniti hanno tracciato una mappa in cui le loro sanzioni e i loro blocchi sono legge universale. Hanno minacciato Cuba, la Russia, l’Iran, la Cina… Ma quando questi paesi decidono di reagire, coordinarsi e confrontarsi tra loro – come è accaduto con il passaggio della Anatoly Kolodkin – l’impero scopre che il suo potere ha dei limiti. La realtà sul campo – Due motovedette statunitensi si trovavano nella zona. Non intercettarono la nave. Non potevano. Non avevano alcuna base legale e qualsiasi tentativo di abbordaggio sarebbe stato un atto di pirateria internazionale in alto mare. La Russia, inoltre, aveva inviato una corvetta di scorta. Il diritto prevalse sulla forza. L’alibi dell’“autorizzazione” – Per evitare di apparire sconfitti, gli strateghi di Washington inventarono una narrazione: “Abbiamo permesso l’ingresso per ragioni umanitarie”. Ma tale autorizzazione non esisteva. Nessuno a Mosca o all’Avana l’aveva richiesta. Ciò che accadde fu che l’impero, messo alle strette dalla propria menzogna di controllare i mari, preferì fingere di concedere qualcosa piuttosto che ammettere che Russia e Cuba avevano infranto il blocco proprio sotto i suoi occhi. La sconfitta più umiliante – Non si tratta di aver perso una battaglia navale. La cosa peggiore per un impero è dover inscenare una farsa in cui si dichiara vincitore di una battaglia che non ha mai combattuto perché sapeva di perdere. Questa è la crisi dell’egemonia americana: non può più imporre la sua volontà, può solo fingere di sospenderla per “generosità”. Una tregua agrodolce (ma una vittoria strategica) Il governo cubano, con la sua proverbiale onestà, è stato chiaro: questa fornitura durerà solo fino alla fine di aprile. Il ministro dell’energia ha avvertito che Cuba avrebbe bisogno di almeno otto navi come la Anatoly Kolodkin ogni mese per soddisfare il suo fabbisogno minimo. Ma il messaggio politico è innegabile: finché ci saranno paesi disposti ad affermare la propria sovranità, il blocco troverà delle crepe. Gli aiuti russi non rappresentano la soluzione definitiva alla crisi energetica causata da oltre sessant’anni di blocco criminale. Ma sono una dimostrazione di fattibilità: l’embargo statunitense non è insormontabile. Con la volontà politica, il coordinamento internazionale e il rispetto del diritto, può essere infranto. E quella lezione spaventa Washington per oltre 100.000 barili di petrolio. Cosa ha lasciato dietro di sé la notte del 19 aprile L’Avana illuminata era l’immagine del trionfo del popolo. Anatoly Kolodkin, giurista sovietico, divenne un simbolo della resistenza antimperialista. La Russia ha dimostrato che la sua amicizia strategica con Cuba è reale e si traduce in azioni concrete. Gli Stati Uniti sono stati smascherati: non possono impedire il passaggio di una nave, ma fingono di permetterlo per salvare la propria narrativa. Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
April 30, 2026
Pressenza
Donald Trump e Marco Rubio stanno ingannando il mondo riguardo a Cuba
di Arthur Gonzalez. Il Presidente degli Stati Uniti e il suo Segretario di Stato stanno ingannando il mondo sulla verità riguardo a Cuba, diffondendo false idee secondo cui il sistema rivoluzionario cubano sarebbe un fallimento, mentre nascondono la realtà dei fatti. Ora vogliono far credere a tutti che il socialismo sia responsabile della crisi economica che affligge il popolo cubano, quando la verità è ben diversa da quanto affermano le loro campagne mediatiche. Perché non menzionano che il 23 dicembre 1958, quando la Rivoluzione non aveva ancora trionfato, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, il direttore della CIA dichiarò: “Dobbiamo impedire la vittoria di Castro” e il Segretario di Stato, Christian A. Herter, sottolineò: “Sembra che l’opinione contraria al sostegno del regime di Castro sia unanime”? In risposta a questi criteri, il presidente Dwight Eisenhower dichiarò: “Nutro speranza per una terza forza che possa crescere in forza e influenza, se organizzata attorno a un uomo capace, dotato di finanziamenti e armamenti”.  Fidel Castro non era ancora salito al potere, né aveva nazionalizzato le proprietà degli americani, tanto meno aveva proclamato un sistema socialista a Cuba, e già il governo degli Stati Uniti cercava di ostacolare il trionfo rivoluzionario e di mettere a capo di Cuba un uomo che avrebbe risposto senza esitazione agli ordini di Washington. Ora Marco Rubio, con assoluta sfrontatezza, cerca di far credere al mondo che la politica criminale degli Stati Uniti nei confronti di Cuba non abbia alcuna responsabilità per le sofferenze del popolo, come se potesse magicamente far sparire le leggi in vigore dal 1960 che costituiscono la guerra economica, commerciale e finanziaria, il cui obiettivo è strangolare l’economia cubana, come spiegato nel Progetto Cuba, approvato dal Gruppo Allargato del Consiglio di Sicurezza nel novembre 1961: “L’azione politica sarà supportata da una guerra economica che indurrà il regime comunista a fallire nel suo tentativo di soddisfare i bisogni del paese, le operazioni psicologiche aumenteranno il risentimento della popolazione contro il regime e le operazioni militari forniranno al movimento popolare un’arma per il sabotaggio e la resistenza armata a sostegno degli obiettivi politici.” Quindi, chi è responsabile della crisi economica cubana? Rivediamo quanto affermato dal direttore della CIA Allen Dulles quando presentò la valutazione dell’intelligence contro l’URSS alla Commissione Intelligence del Senato, criteri che ora sembrano essere stati ripresi da Donald Trump e Marco Rubio nella loro politica anti-cubana: “Grazie al suo sistema di propaganda diversificato, gli Stati Uniti devono imporre la propria visione, il proprio stile di vita e i propri interessi specifici al resto del mondo.” «L’obiettivo ultimo della strategia su scala planetaria è sconfiggere, nel regno delle idee, le alternative al nostro dominio, attraverso l’abbagliamento e la persuasione, la manipolazione dell’inconscio, l’usurpazione dell’immaginario collettivo e la ricolonizzazione di utopie redentrici e libertarie, al fine di ottenere un risultato paradossale e inquietante: che le vittime giungano a comprendere e condividere la logica dei loro carnefici.» Donald Trump ha inasprito la politica nei confronti di Cuba sin dal suo primo mandato, imponendo 244 sanzioni all’isola, principalmente volte a frenare il turismo e l’afflusso di valuta cubana. Ha abrogato la direttiva presidenziale approvata da Barack Obama e ne ha imposta una propria per paralizzare ulteriormente l’economia cubana. Ha inoltre reinserito Cuba nella lista degli Stati sponsor del terrorismo e imposto altre sanzioni, tra cui pressioni sui governi che impiegano medici cubani per ostacolare il flusso di valuta estera. Cuba sta attraversando uno dei periodi più difficili degli ultimi decenni a causa dell’intensificarsi della guerra economica, alla quale Trump ha aggiunto il blocco energetico previsto per il 2026, sanzionando i paesi fornitori di petrolio a Cuba. Questa misura viola il diritto degli altri paesi a commerciare liberamente con Cuba e accresce le sofferenze del popolo cubano, portandolo ad attribuire la colpa dei propri problemi al sistema socialista. Come aveva previsto Allen Dulles, ciò non fa che intensificare la potente macchina propagandistica utilizzata per plagiare le menti di coloro che sono soggetti all’influenza nefasta degli Stati Uniti. Questa escalation della guerra economica mira a provocare una ribellione popolare, obiettivo che non stanno riuscendo a raggiungere; da qui il pericolo che, di fronte a questo fallimento, tentino un colpo di stato militare. Trump ha perso popolarità negli Stati Uniti a causa del suo coinvolgimento nella guerra contro l’Iran e potrebbe sognare di recuperare terreno attaccando militarmente Cuba per imporre un governo fantoccio. Trump fu indotto in errore dai suoi consiglieri, che lo portarono a credere che gli studenti e il popolo iraniano avrebbero appoggiato l’aggressione per rovesciare il governo, visti i giorni di protesta provenienti da quel settore prima dell’inizio del conflitto armato. Ma questo si rivelò un errore colossale, tra l’altro perché uccisero l’Ayatollah, la guida spirituale degli iraniani, e coloro che erano scesi in piazza a protestare, che non rappresentavano la maggioranza della popolazione unita contro gli invasori. Vogliono estrapolare la stessa realtà a Cuba, dove alcuni, sfiniti dalla mancanza di elettricità dovuta alle misure di guerra energetica imposte da Trump e non dal governo cubano, hanno organizzato proteste a base di pentole sbattute, dirette da Miami attraverso i social network, dove vengono istruiti a vestirsi di nero senza scritte e a coprirsi il volto per non essere identificati. Marco Rubio e la mafia terroristica di Miami che finanzia la sua campagna politica affermano: “Forse ora a Cuba si presenta un’opportunità di cambiamento.” I milioni di cubani che soffrono la fame ogni giorno, senza elettricità né trasporti, saranno in grado di perdonare il governo? “A Cuba, le carenze non sono dovute alle sanzioni; sono dovute al sistema.” “Le proteste a Cuba non sono organizzate dall’esterno; sono il risultato della fame e della disperazione.” “Quello che esiste a Cuba non è un embargo contro il popolo; è il controllo assoluto del governo sull’economia.” “Il problema di Cuba non è la mancanza di risorse; è la mancanza di libertà.” “Il loro sistema non funziona; è completamente disfunzionale. Semplicemente non è un vero sistema e non si può cambiarlo senza cambiare il governo.” Se queste affermazioni fossero vere, perché gli Stati Uniti continuano a imporre senza sosta sanzioni a Cuba e alle nazioni che cercano di investire e commerciare con l’isola? Perché ora viene imposto l’embargo energetico? Quali sono le ragioni per cui non è consentito agli americani investire nell’economia cubana, viaggiare per turismo o partecipare a scambi accademici e culturali? Con assoluta sfrontatezza, Marco Rubio afferma che Washington non ha adottato ulteriori misure punitive contro il governo dell’Avana; tuttavia, Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, ha dichiarato il 30 marzo 2026 che non vi è stato alcun cambiamento formale nella politica di sanzioni nei confronti di Cuba e che a una petroliera russa soggetta a restrizioni statunitensi è stato consentito di consegnare sull’isola solo 100.000 tonnellate di petrolio greggio per motivi umanitari. Il mondo sa cosa significhi la guerra economica contro Cuba, e la prova di ciò è il voto favorevole al documento che viene presentato annualmente all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Le leggi del blocco esistono e sono disponibili online a tutti, ma sembra che Marco Rubio non le abbia lette o stia facendo finta di niente, perché dal Trading with the Enemy Act, entrato in vigore il 19 ottobre 1960 per volere di Eisenhower e prorogato annualmente dal presidente in carica, all’inserimento di Cuba nella lista degli Stati sponsor del terrorismo, esse spiegano i motivi per cui il governo cubano non può progredire economicamente come vorrebbe.  José Martí aveva ragione quando affermava: “La verità è una e semplice”. Fonte: https://heraldocubano.wordpress.com/2026/04/01/donald-trump-y-marco-rubio-enganan-al-mundo-sobre-cuba/ Traduzione: italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
April 9, 2026
Pressenza
Cuneo, Consiglio Comunale approva l’accordo di sostegno a Cuba di fronte agli attacchi statunitensi
Il municipio della città di Cuneo, nel nord Italia, ha approvato una risoluzione a sostegno di Cuba, in risposta alle nuove misure adottate dagli Stati Uniti che minacciano la sua sovranità e violano i diritti umani del suo popolo, ha dichiarato oggi un portavoce. Marco Papacci, presidente dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba (ANAIC), ha fatto riferimento in dichiarazioni a Prensa Latina al sostegno della sua organizzazione alla mozione di solidarietà con la nazione caraibica, intitolata “Sostegno al popolo cubano e condanna del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America”. Papacci ha sottolineato il sostegno offerto dal circolo Anaic di Cuneo, città del Piemonte, per la firma di tale accordo, e ha osservato che la spinta verso queste dichiarazioni ufficiali da parte degli enti locali si estenderà a tutta Italia, nell’ambito delle iniziative volte a rafforzare la solidarietà con l’isola. Il documento sottolinea che questo blocco statunitense è in vigore da oltre 60 anni, il più lungo della storia moderna, ed è stato intensificato nel 2026 con la firma, il 29 gennaio, da parte del presidente Donald Trump di un ordine esecutivo volto a impedire l’ingresso di carburante nel Paese caraibico. “La carenza di benzina e di altri carburanti compromette il funzionamento dei servizi essenziali, come il trasporto pubblico, la produzione agricola e sanitaria, nonché la gestione dei centri sanitari e degli ospedali, con un impatto diretto sulla qualità della vita dei cubani”, sottolinea il testo. I firmatari ricordano che l’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite sancisce il principio di uguaglianza sovrana tra gli Stati e il divieto di ingerenza negli affari interni di altri Paesi, mentre le misure coercitive unilaterali, come i blocchi economici, violano i principi fondamentali del diritto internazionale. La mozione ribadisce che “Cuba non rappresenta alcuna minaccia per la pace e la sicurezza internazionali e, al contrario, ha dimostrato, nel corso degli anni, un costante impegno per la cooperazione internazionale, soprattutto nei settori della sanità e dell’istruzione”. Cita come esempio le brigate mediche cubane che hanno prestato assistenza all’Italia durante la crisi del Covid-19, quale dimostrazione di solidarietà per la quale l’Italia dovrebbe mostrare gratitudine. Si fa riferimento al fatto che “le autorità locali possono e devono promuovere una cultura di pace, solidarietà e cooperazione internazionale, in conformità con i principi costituzionali e gli impegni assunti dall’Italia nei confronti delle Nazioni Unite e dell’Unione europea (UE)”. Per tale ragione, la presente risoluzione, inviata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero degli Affari Esteri e al Parlamento italiano, stabilisce che sia il governo di questo Paese sia l’UE devono intervenire per porre fine al blocco economico nei confronti di Cuba. Infine, con questa mozione approvata nella città italiana di Cuneo, si rinnova l’appello alle istituzioni e alla società civile a rafforzare i rapporti di amicizia, cooperazione e solidarietà con il popolo cubano.   Fonte: https://www.prensa-latina.cu/2026/03/28/alcaldia-italiana- aprobo-acuerdo-de-apoyo-a-cuba-ante-ataques-de-eeuu/ Traduzione: italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
April 1, 2026
Pressenza