GUERRA MEDIO ORIENTE: “HO L’IMPRESSIONE CHE LA SOLUZIONE DI TRUMP ALLA GUERRA SIA IL DISASTRO”. L’ANALISI DI ALESSANDRO VOLPI
Nuova ondata di attacchi israeliani e statunitensi contro l’Iran. Violente
esplosioni a Teheran, Isfahan e Zanjan, con estesi blackout elettrici in tutto
il paese e con l’Iran, che replica con decine di missili e 11 feriti tra Tel
Aviv, Haifa, Gerusalemme. Colpiti anche i paesi del Golfo con basi Usa; a Dubai
in fiamme una petroliera kuwaitiana, esplosioni a Erbil, nel Kurdistan iraniano:
2 feriti in Arabia Saudita. Nel mentre il parlamento iraniano ha approvato i
piani per l’introduzione di un pedaggio per le navi che transitano nello Stretto
di Hormuz.
Gli Houthi, in Yemen, hanno intanto deciso di partecipare alla guerra a fianco
dell’Iran. Ciò significa che oltre allo Stretto di Hormuz, potrebbe chiudersi
anche lo stretto di Bab el Mandeb, un passaggio di meno di 30 km, indispensabile
per far funzionare il Canale di Suez. Si tratterebbe del collasso dell’economia
globale a cominciare dai paesi del Mediterraneo, dove l’unica apertura
rimarrebbe quella di Gibilterra.
In questo scenario suona sempre più distopica la narrazione di Trump che parla
di ‘grandi progressi’ nelle discussioni ma poi minaccia conseguenze devastanti
in caso di fallimento delle trattative. ‘Se un accordo non sarà raggiunto a
breve distruggeremo completamente i loro impianti elettrici, i pozzi petroliferi
e l’isola di Kharg’, avverte il tycoon, non escludendo un’operazione di terra,
salvo poi fare filtrare alla stampa Usa la possibilità di fermare le operazioni
militari anche senza accordo su Hormuz e scaricando così la patata bollente a
europei e alleati del Golfo.
“Ho l’impressione che la soluzione di Trump alla guerra sia il disastro. Trump
ha intrapreso la guerra in Iran perché la profondità della crisi degli Stati
Uniti – con un debito insostenibile, pubblico e privato, con un dollaro in
declino, con una strutturale debolezza produttiva e con un costante disavanzo
commerciale – lo ha convinto che la sola strada praticabile fosse quella
dell’imperialismo, basata sulla conquista del monopolio energetico in un mondo
dipendente ancora molto dai combustibili fossili. Il presidente Usa conosceva le
difficoltà di una simile soluzione ma, insieme ad Israele, pensava di non
trovare troppi ostacoli e così di restaurare l’egemonia in una vasta area
geografica e, appunto, di ottenere una nuova credibilità in grado di reggere
debito e dollaro, altrimenti spacciati. Ora la guerra è diventata
complicatissima e Trump vuole uscirne, a mio parere, con il disastro. Se non è
possibile una vittoria chiara, allora meglio far deflagrare una vera e propria
guerra dell’energia destinata a causare una drammatica recessione, da cui Trump
spera che gli Stati Uniti, proprio perché potenza fossile, possano uscire meglio
di economie dipendenti dall’energia importata e da merci che devono passare
dall’incendiato percorso di Hormuz, Suez, Gibuti e persino dello Stretto di
Malacca. In estrema sintesi un mondo molto più povero, in preda ad una crisi
economica senza precedenti, dove gli Stati Uniti starebbero meno peggio di
altri: per evitare un inesorabile e rapido crollo,gli Stati Uniti scommettono
sulla loro capacità di tenuta in un pianeta in fiamme. La geopolitica
dell’egoismo malvagio.
L’analisi di Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea a Scienze
Politiche a Pisa e collaboratore di Altreconomia. Ascolta o scarica