“FERMIAMO GLI INGRANAGGI DELLA GUERRA”: PROTESTE IN ISRAELE CONTRO IL CONFLITTO PERMANENTE. INTERVISTA A IDDO ELAM, REFUSENIK E DI YOUTH COMMUNIST LEAGUE
Sabato 28 marzo 2026 manifestazioni in una trentina di località in Israele
contro il governo di estrema destra Netanyahu – coloni e contro la guerra
permanente tra Palestina, Libano e ora anche in Iran.
Fin dai primi di marzo, pochi giorni dopo l’ultima aggressione militare
israelo-Usa,con lo scoppio di una nuova, ancora più pericolosa fase della guerra
globale imperialista, le realtà della sinistra israeliana e nowar sono scese in
piazza a Tel Aviv e non solo. Da poche decine di persone iniziali, le
manifestazioni sono cresciute con il passare delle settimane, fino a portare –
sabato 28 marzo – oltre un migliaio di manifestanti nella centrale piazza Habima
di Tel Aviv, al grido di “Diciamo no alla guerra eterna del governo kahanista” e
“Fermiamo gli ingranaggi della guerra”. Analoghe manifestazioni si sono tenute
in altre località, con la partecipazione maggiore ad Haifa e Gerusalemme.
La polizia ha caricato i presenti, in particolare proprio a Tel Aviv, Haifa e
Gerusalemme, ferendo diversi manifestanti e fermandone 22. Aggrediti, tra gli
altri, anche i deputati di sinistra Ofer Cassif e Ayman Odeh. Secondo le forze
dell’ordine e secondo governo e media mainstream (in gran parte allineati), i
partecipanti avrebbero violato la legge “contraddicendo i regolamenti del
Comando del Fronte Interno che vietano gli assembramenti pubblici all’aperto di
oltre 50 persone”. I manifestanti hanno risposto con slogan come “la polizia è
criminale”, “contro la guerra e l’occupazione senza fine” e “fermiamo gli
ingranaggi della guerra”.
In piazza a Tel Aviv – e pure lui aggredito dalla polizia – c’era anche Iddo
Elam, 19enne compagno della Youth Communist League, ala giovanile del Maki, il
Partito Comunista d’Israele, a sua volta parte della coalizione di sinistra
Hadash, che raduna forze politiche di sinistra israeliane e di quei palestinesi
rimasti nei territori del 1948.
Iddo fa anche parte di Mesarvot, associazione che si occupa di fornire
assistenza psicologica, economica e legale ai refuseniks come lui. Dal 2024,
Iddo rifiuta infatti di arruolarsi nell’esercito israeliano per ragioni
politiche, finendo così in carcere. “Ho deciso – spiega Iddo, intervistato da
Radio Onda d’Urto lunedì 30 marzo 2026 – che avrei rifiutato di arruolarmi da
quando avevo 14 anni, prima quindi del 7 ottobre 2023. Mi sono sempre battuto
contro l’apparato coloniale e bellicista; qui l’esercito è il braccio armato
dell’occupazione e dell’apartheid contro i palestinesi”.
Rispetto all’ultima tornata di manifestazioni, Iddo Elam spiega: “La prima
protesta si è svolta il 3 marzo, con la partecipazione di sole 20 persone in
piazza Habima a Tel Aviv. Era stata organizzata da realtà come Youth Communist
League, The Radical Bloc, Hadash, Mesarvot e The Anti-Occupation Bloc. Nelle
settimane successive, questi gruppi sono rimasti i principali organizzatori, ma
si è unita anche la coalizione “The Peace Partnership”. Il 28 marzo si sono
aggiunti gruppi più liberal, come “Standing Together”, che inizialmente non
avevano partecipato”.
Sulla situazione sociale interna, Iddo Elam aggiunge: “la maggioranza, la
stragrande maggioranza, oltre l’85% degli israeliani, sosteneva la guerra al suo
inizio. Ora c’è ancora una chiara maggioranza di sostegno, ma sempre più persone
si sono stancate. Viviamo in una situazione in cui ogni giorno qui suonano le
sirene, ogni giorno ci sono attacchi missilistici dal Libano, dallo Yemen e
ovviamente dall’Iran. Ed è piuttosto estenuante perché succede nel cuore della
notte e succede ogni giorno. Tutte le persone uccise in Iran sono state
rimpiazzate e non è successo niente. Quindi ora si vedono più persone moderate,
più persone di quella che chiamiamo la sinistra sionista o il centrosinistra in
piazza; per questo abbiamo voluto provare a creare la coalizione più ampia
possibile. Sabato abbiamo visto tante persone di tutte le età, provenienti da
tutto il Paese, protestare perché ne hanno semplicemente abbastanza”.
Sul fronte politico Iddo Elam, a Radio Onda d’Urto, aggiunge: “io e altri
compagni ci siamo rifiutati di arruolarci, finendo in prigione, ma va detto che
noi possiamo rifiutare perché abbiamo dei privilegi, perché sappiamo che la
nostra famiglia ci sosterrà, perché sappiamo che non verremo cacciati di casa
per questo. Ma molti, moltissimi lavoratori in Israele sono cresciuti con la
militarizzazione, con l’indottrinamento di scuole e famiglie, e non riescono a
capire che quello che sta succedendo è sbagliato, e non riescono a capire che
possono scegliere diversamente.
Il nostro lavoro politico è quello di raggiungere queste persone e dire loro che
i prezzi sono più alti che mai e non avranno mai una casa qui perché i prezzi
delle case sono letteralmente alle stelle. E’ per questo che stiamo dando
miliardi di dollari ai coloni violenti in Cisgiordania, dando miliardi di
dollari a queste guerre in Medio Oriente, in Iran, a Gaza, in Libano? Tutto
questo deve finire affinché tutti noi possiamo avere una vita migliore. Deve
finire non solo perché stiamo danneggiando il popolo iraniano. Deve finire anche
per aiutare noi stessi. E’ piuttosto difficile parlare di questo con gli
israeliani. Ma alla fine, dobbiamo provarci. Dobbiamo provarci perché si vede
che le persone desiderano una vita migliore.
In fin dei conti, le persone non sono cresciute per essere malvagie o per essere
soldati imperialisti”.
L’intervista di Radio Onda d’Urto, tradotta in italiano a Iddo Elam, refusenik
israeliano e compagno della Youth Communist League. Ascolta o scarica
L’intervista in originale (lingua inglese). Ascolta o scarica