Comitato-No di Palermo, continuare la lotta per la pace contro il riarmo
Dal capoluogo siciliano un forte richiamo affinché dopo la vittoria del NO, i
movimenti dal basso continuino le proprie battaglie e dire un’altro NO alla
politica del riarmo, per difendere la Pace, la giustizia sociale e ambientale, e
salvaguardare la tutela della salute e il diritto all’istruzione pubblica _
Ora che la vittoria del No al referendum ha messo un punto fermo nell’azione di
contrasto alle politiche autoritarie e repressive del governo, il problema che
si pone è quello di capitalizzare la forza espressa dai movimenti che sono stati
in grado di mobilitare milioni di cittadine e cittadini per ottenere questo
risultato.
Si tratta di capire come, partendo dalla mobilitazione per il referendum e prima
ancora dalle mobilitazioni in favore del popolo palestinese e contro la guerra,
si possa arrivare a creare un movimento dal basso che possa ridare piena voce e
agibilità a milioni di persone che non trovano più rappresentanza all’interno
dei soggetti istituzionalmente preposti ad offrirla, cioè i partiti.
Sarebbe un errore pensare che i protagonisti di questa mobilitazione siano
sempre ispirati da una comune visione della società e dei cambiamenti da
realizzare per renderla migliore: in realtà, proprio questa esperienza ci
insegna che a mobilitarsi e ad esprimere il proprio dissenso nei confronti della
controriforma sulla giustizia non c’è stato solo il cosiddetto mondo della
sinistra come noi siamo stati abituati a immaginarlo, ma anche moltitudini di
persone che, pur vicine a sentimenti e idee della sinistra, non si riconoscono
più nei modelli di rappresentazione classici che la sinistra stessa ha fin qui
espresso e continua ad esprimere.
Tra questi vi sono tantissimi giovani che hanno a cuore le sorti della nostra
Costituzione forse molto più dei loro padri, ma che vivono una dimensione
completamente diversa dell’ agire politico, a partire dal linguaggio e dai
sistemi di comunicazione più in generale, rispetto alle generazioni che
precedono la loro, protagoniste del ‘68, del ‘77, della Pantera, dei movimenti
per la Pace o della lotta antimafia degli anni ‘80.
Il desiderio di non chiudere questa stagione sciogliendo frettolosamente le
righe prima ancora di aver iniziato lotte altrettanto importanti in difesa della
democrazia è ora al centro della discussione avviata a Palermo nell’ambito del
Comitato per il No promotore dell’appello del 12 febbraio sottoscritto da oltre
duemila cittadini, della manifestazione del 7 marzo, di altre decine di
iniziative e manifestazioni ed infine protagonista del significativo risultato
conseguito il 22 e 23 marzo proprio nel capoluogo siciliano e in tutta l’Isola.
Il 27 marzo scorso si è svolto un primo incontro partecipatissimo sia in
presenza che da remoto che ha registrato molti interventi non solo concentrati
sull’analisi di ciò che è avvenuto, ma soprattutto finalizzati ad individuare la
direzione da intraprendere per assumere le iniziative future e non disperdere
l’energia messa in moto da questa mobilitazione.
Lotta per la Pace e contrasto alla politica per il riarmo, insieme a giustizia
sociale, temi ambientali, difesa della sanità e dell’istruzione pubbliche sono
tra le questioni più importanti da mettere in agenda per lanciare altre
iniziative che ridiano fiducia e respiro a chi si è riconosciuto in questa
ultima mobilitazione così come in quella per Gaza e a favore del popolo
palestinese. In questo scenario, i partiti della sinistra non devono adagiarsi
sugli allori di una vittoria che non è la loro quanto piuttosto dei tanti
comitati e movimenti dal basso; tuttavia, questo può rappresentare un punto di
partenza affinchè gli stessi partiti della sinistra riconsiderino il ruolo che
fin qui hanno svolto.
Gaspare Motta, organizzatore del Comitato che ha dato l’avvio ai numerosi
interventi dei partecipanti all’incontro, ha definito questa mobilitazione una
lotta contro il potere che ha portato al voto tra gli altri cinque milioni di
persone che non si sentono più rappresentate; per lui, oggi occorre ripartire da
due livelli, quello territoriale e quello più generale in cui possono e devono
trovare ampio spazio anche quei temi che riconsiderino l’economia sulla base dei
principi che l’art. 41 della Costituzione ha sancito prevedendo che essa “non
può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla
salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” e “possa
essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”.
L’esito di questo primo incontro post referendum ha posto l’accento sulla
necessità di individuare alcune linee di indirizzo comuni, pur tenendo conto
della trasversalità che ha caratterizzato questo movimento e che può continuare
a caratterizzarlo proprio partendo dalla ricerca degli elementi di condivisione
ispirati alla difesa della Costituzione e dei principi di democrazia
partecipata. Proprio la Costituzione, a partire dalle modalità con cui è stata
concepita, rappresenta un punto di riferimento ideale e valoriale, un esempio su
come si può fare sintesi delle diverse idee che tuttavia sono indirizzate a
costruire una società più giusta e di pace. L’interesse è quello di coinvolgere
tutti coloro che hanno a cuore la difesa della democrazia.
L’idea in campo, scaturita dall’esito del dibattito, è quella di organizzare due
giornate di confronto e dialogo con la città da svolgere su due livelli:
territoriale, su come prendersi cura del territorio in un processo partecipato,
e l’altro politico generale sui temi e le azioni rilevanti che caratterizzeranno
le iniziative future sempre in difesa della Costituzione.
Tra i tanti interventi di rappresentanti di associazioni, movimenti e partiti,
mi piace dare risalto a quello di due donne, Silvia e Sara, che hanno
sottolineato l’importanza che ha avuto in questa mobilitazione per il No il
contatto diretto con le persone attraverso il volantinaggio e le discussioni che
da esso sono scaturite: ne è venuto fuori un mondo dove c’è anche tanta
incomprensione e mancanza di conoscenza dei temi politici, ma da parte di tutti
c’è il forte desiderio di partecipare e di lottare per non perdere i propri
diritti, anche quello di voto da parte di chi vi ha rinunciato ma verso il quale
vorrebbe tornare.
Questo è il tema dei temi: stimolare la partecipazione di chi non partecipa più,
trovare nuovi linguaggi soprattutto nei confronti dei giovani che alle
discussioni dei “grandi” partecipano pochissimo o non partecipano affatto.
Occorre trasformare i cortei e le piazze, il cosiddetto movimento dal basso, in
una grande forza critica che trovi nuovi modi di discutere fra le diverse
generazioni per costruire insieme le future battaglie per il cambiamento della
società.
Enzo Abbinanti