Cagliari: mobilitazione per il Libano
L’altro ieri, giovedì 9 aprile 2026, si è svolta a Cagliari una manifestazione
di solidarietà con la popolazione libanese, sottoposta il giorno precedente a un
bombardamento indiscriminato da parte di Israele con palazzi distrutti insieme
ai suoi abitanti. “Una tempesta di bombardamenti devastanti”, ha definito
l’attacco il Presidente Mattarella, ma senza una condanna esplicita del governo
Netanhiau.
Il sit-in di protesta, organizzato dal “Comitato sardo di solidarietà con la
Palestina” e dalla “Associazione Amicizia Sardegna Palestina”, che hanno aderito
alla chiamata nazionale, dalle 18:30 alle 21:00 è stato organizzato in piazza
Yenne, dove quotidianamente dal 31 ottobre 2025 è presente il presidio per la
Palestina. «Trovarsi in piazza- recita il volantino diffuso – oggi significa:
– RIFIUTARE l’alleanza con chi tradisce ogni principio;
– STARE dalla parte dell’umanità;
– RIFIUTARE il silenzio e la complicità».
Dalle ore 18:30, la piazza si è riempita di attivisti/e con le bandiere della
Palestina, del Libano, dell’Iran e di Cuba. Alle 19:00 sono iniziati gli
interventi.
Il primo, tenuto da Egidio, un ottantenne, esperto di questioni internazionali
relative al petrolio, essendo stato un tecnico che ha lavorato nelle diverse
piattaforme estrattive sparse per il globo. Il suo intervento anche a nome del
“Presidio permanente per la Palestina” e per tutti i popoli oppressi nel mondo,
è stato appassionato e si è incentrato sulla necessità di interrompere la catena
che fomenta le guerre e che parte anche dal territorio sardo in cui sono
presenti le basi militari, nelle quali le guerre si preparano e si testano nuovi
armamenti, e la RWM-Rheinmtall fabbrica di bombe e droni. La non collaborazione
con l’economia bellicista diventa essenziale per impedire le guerre: lottare per
la riconversione della fabbrica di morte e per la chiusura delle basi Nato;
chiudere nostri i porti allo stoccaggio e transito di armi verso Paesi in
guerra, per mero profitto, in dispregio della legge n. 185 del 1990.
Ha preso la parola Fawzi Ismail, presidente dell’”Associazione Amicizia Sardegna
Palestina”, che senza mezzi termini ha dichiarato: “L’attacco al Libano è stato
fatto con la complicità del Governo italiano. Se il Governo sionista riesce a
compiere questo genocidio è perché nessuno lo ferma”. Nel suo intervento, ha
messo in risalto come l’obiettivo di Israele con questo bombardamento – il più
ingente attacco coordinato contro il Libano dal 1982, nel quale sono stati
colpiti più di 150 siti in appena 10 minuti, causando almeno 300 morti e oltre
1000 feriti, senza contare chi è ancora disperso sotto le macerie – «non era
colpire le postazioni militari in Libano: era pura cattiveria genocida contro
una popolazione inerme». In spregio, inoltre, alla tregua tra Usa e Iran
ottenuta con l’intermediazione del Pakistan.
Si profila un nuovo genocidio in Libano dopo quello perpretato nella Striscia di
Gaza. La gente – ha poi affermato – sembra s’interessi solo per l’aumento della
benzina alla pompa, ma non si sofferma sulle cause determinate dall’attacco
portato da Israele e Stai uniti all’Iran, un paese sovrano, calpestando il
diritto internazionale. «A noi non interessa il petrolio – ha ribadito -, ma
salvare vite umane».
Tra i diversi interventi, mi ha colpito quello Ibrahim, libanese, con familiari
abitanti nella zona sottoposta all’attacco dell’Idf. Ha detto che il Libano dal
punto di vista geografico è una striscia di terra grande come metà della
Sardegna (divisa in verticale), ma con una alta densità abitativa. Con molta
pacatezza ha messo in evidenza la disumanità e la mancanza di ogni
giustificazione di questo attacco criminale. Ha letto, inoltre, alcune frasi
della lettera inviatagli da una parente che mettono l’accento sulla disumanità
nei confronti dei bambini e delle bambine, vittime innocenti che non ricevono
alcuna considerazione.
In conclusione, il senso della partecipazione a questo sit-in di protesta, nelle
parole di Giovanni, un esponente di Potere al Popolo – Cagliari: «Siamo qui per
condannare la totale incapacità delle nostre cosiddette democrazie a contrastare
la barbarie della bestia sionista. Il genocidio va avanti con il supporto
materiale e politico delle nostre istituzioni». E noi non siamo esenti da
responsabilità, siamo convolti in prima persona. È necessario interrompere la
“filiera della guerra di cui Israele si nutre” che è presente nel nostro
territorio attraverso l’industria delle armi, le basi militari e la nostra
indifferenza. Di fronte all’immobilità del governo in primis, solo la protesta
può servire a cambiare qualcosa.
L’appello finale è stato quello di riportare in piazza le persone come nelle
grandi manifestazioni di fine estate e inizio autunno del 2025, che hanno visto
a Cagliari partecipare decine di migliaia di persone.
La mobilitazione continua stasera alle ore 19:00 al “Presidio per la Palestina”
in piazza Yenne contro il blocco a Cuba e in solidarietà con la popolazione
cubana, in adesione alla Manifestazione Nazionale odierna a Roma.
Pierpaolo Loi