“Israele ponga fine all’occupazione” ordinava la Corte di Giustizia. Due anni dopo, la situazione è peggiorata
di Paolo Pezzati,
Il Fatto Quotidiano, 20 luglio 2026.
La comunità internazionale non è andata oltre mere dichiarazioni di circostanza.
Il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese è a un punto di non
ritorno. Mobilitiamoci!
Spoiler: quello che state per leggere non è l’estratto di un romanzo ambientato
in una realtà parallela o in futuro distopico. Sono semplicemente alcuni
passaggi del parere della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio 2024,
che disegna lo scenario in cui avremmo dovuto trovarci già oggi, in un mondo in
cui si rispettasse la difesa dei diritti umani e del diritto internazionale. Si
legge nella pronuncia:
“Lo stato di Israele ha l’obbligo:
– di porre fine alla sua presenza illecita nel Territorio Palestinese Occupato
il più rapidamente possibile;
– di cessare immediatamente tutte le nuove attività di insediamento e di
evacuare tutti i coloni dal Territorio Palestinese Occupato;
– di fornire la piena riparazione per i danni causati dai suoi atti
internazionalmente illeciti a tutte le persone fisiche o giuridiche interessate
nel Territorio Palestinese Occupato”.
A loro volta tutti gli altri stati sono tenuti a: “non riconoscere
come legittima la situazione derivante dalla presenza illecita dello stato di
Israele nel Territorio Palestinese Occupato (…)”; ma soprattutto
devono “astenersi dall’instaurare con Israele trattative economiche o
commerciali concernenti il Territorio Palestinese Occupato
(…); adottando “misure per prevenire relazioni commerciali o di investimento che
contribuiscano al mantenimento della situazione illegale creata da Israele (…)”.
Un silenzio lungo due anni
Ebbene, obblighi e richieste con tali implicazioni avrebbero già dovuto far
tremare da tempo i polsi di chi occupa ruoli di governo presso le
principali cancellerie internazionali. E invece no. Due anni dopo, salvo
pochissime eccezioni, nessun paese ha introdotto misure conseguenti agli
obblighi individuati dal più alto organo giurisdizionale delle Nazioni Unite.
Purtroppo, il nostro paese non ha fatto eccezione. L’Italia, infatti, in
un’ipotetica classifica dei paesi che più sono stati conseguenti alle misure
richieste dalla Corte si piazzerebbe decisamente nelle ultime posizioni, dopo
non aver preso nessuna concreta posizione nemmeno riguardo le misure cautelari
emesse dalla Corte nei tre pronunciamenti sulla possibile violazione della
“Convenzione per la Prevenzione e la Repressione del Delitto di Genocidio”.
È questo uno dei motivi che ci hanno spinto, come Oxfam, a lanciare la nuova
campagna Palestina, tutti i diritti riservati: fare in modo che l’Italia passi
dall’ignavia all’azione e si metta in prima fila per garantire i diritti
fondamentali del popolo palestinese, sistematicamente violati da Israele e
troppo spesso ignorati dalla comunità internazionale.
Un abuso che dura da decenni e che negli ultimi 2 anni e mezzo ha subito
un’atroce accelerazione sotto gli occhi del mondo, tra il genocidio a Gaza e la
pulizia etnica in Cisgiordania. Fino ad arrivare oggi sempre più vicini a un
punto di non ritorno, in cui il fondamentale diritto all’autodeterminazione del
popolo palestinese rischia di questo passo di non trovare più nessuna concreta
possibilità di realizzarsi.
Ogni giorno lavoriamo nel Territorio Palestinese Occupato assieme ai nostri
partner locali per soccorrere la popolazione e siamo testimoni dell’impatto
concreto di queste violazioni, che continuano imperterrite. A Gaza abbiamo visto
l’uccisione di oltre 20.000 bambini, presi deliberatamente come bersaglio, con
migliaia di persone costrette ogni giorno a mettersi in fila per un pezzo di
pane sotto il fuoco dei cecchini, a doversi dissetare come animali direttamente
da fonti d’acqua sporche. In Cisgiordania, assistiamo a sfollamenti forzati,
alla distruzione di scuole e uliveti, alle appropriazioni di terreni, delle
risorse idriche, di greggi: insomma, ad un clima di violenza dei coloni e di
controllo del territorio da parte dell’esercito israeliano senza precedenti.
Di fronte a tutto questo – mentre si continua a morire di stenti, sotto le bombe
o per gli effetti di una violenza cieca – non possiamo restare in
silenzio perché i diritti umani o sono universali oppure sono a rischio per
tutti, perché ciò che appartiene di diritto non può essere negato o negoziato.
Normalizzare le violazioni del diritto internazionale indebolisce i diritti di
tutti, ovunque.
Mobilitiamoci per fare pressione sul governo italiano
Al governo italiano chiediamo tre cose: porre fine all’occupazione, passando dal
divieto di commercio con le colonie illegali (un obbligo secondo il diritto
internazionale e non una scelta politica come dichiarato dal ministro Tajani);
consentire l’ingresso degli aiuti a Gaza da cui dipende la sopravvivenza di
oltre 2 milioni di persone, in gran parte donne e bambini; fermare l’impunità di
cui ha goduto Israele in questi decenni.
Se siamo arrivati a questo punto è anche perché la comunità internazionale non è
mai andata oltre a mere dichiarazioni di circostanza e non ha fatto rispettare
il diritto internazionale. Se anche voi pensate quindi che queste richieste
siano fondamentali, e che ci riguardino tutti, unitevi alla nostra campagna per
difendere i diritti umani e per chiedere giustizia per il popolo palestinese.
Aiutateci a ricordare a chi ci governa che dar seguito a quanto richiesto dalla
Corte Internazionale di Giustizia è un interesse primario per il nostro paese e
un atto dovuto all’umanità a cui apparteniamo.
Paolo Pezzati è portavoce per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/07/20/israele-palestina-corte-internazionale-giustizia-occupazione/8453970