Yom Al-Ard, il 30 marzo sarà la Giornata della Terra
Riflettori spenti su Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est
Le notizie dell’aggressione israeliana a Gaza sono sparite dai media scorta
mediatica del genocidio. Ieri venerdì, due bambini palestinesi sono rimasti
feriti da colpi d’arma da fuoco dell’esercito israeliano durante un attacco alla
parte orientale del campo profughi di al-Maghazi, nella Striscia di Gaza
centrale. Oltre all’azione dei cecchini, i bombardamenti casuali sui campi di
sfollati non sono mai cessati.
A Gaza non c’è nessun cessate-il-fuoco. Dall’inizio dell’aggressione contro
l’Iran, gli aiuti internazionali in ingresso nella striscia sono diminuiti
dell’80%. Su Gaza si affaccia una nuova carestia. Alle bombe e alla fame si
aggiunge il peggioramento del meteo.
Gli sfollati dei campi sulla costa si trovano ad affrontare crescenti difficoltà
nella vita quotidiana. Le condizioni di vita sono peggiorate a causa del freddo
pungente e delle forti piogge che hanno allagato i loro rifugi temporanei,
esacerbando le loro sofferenze e rendendo la sopravvivenza una sfida quotidiana.
Le immagini che ci giungono dalle attiviste di Al-Najdah mostrano la difficile
situazione degli sfollati che vivono in tende di plastica e listelli di legno.
“sono sofferenze quotidiane, intensificate dal rigido freddo invernale, dalle
forti piogge e dalle inondazioni che hanno colpito i nostri campi”, ci hanno
detto.
Questa situazione è aggravata dalla carenza di beni di prima necessità a Gaza,
esacerbata dall’ostacolo, imposto dall’esercito di occupazione israeliano,
all’ingresso di aiuti essenziali e case mobili, di cui la Striscia assediata ha
disperatamente bisogno.
Per il quinto venerdì sono state vietate le preghiere collettive del venerdì
nella moschea di Al-Aqsa. Il divieto rimarrà in vigore fino alla metà di aprile
e potrebbe essere prolungato. Lo stesso avviene per le chiese cristiane che sono
state costrette a cancellare le cerimonie per le festività pasquali.
Mentre continua l’occupazione sionista del sud del Libano, stamattina, per la
prima volta, dallo Yemen sono partiti missili balistici in direzione del sud di
Israele. L’esercito di Tel Aviv non ha fornito informazioni sulle devastazioni
prodotte. Le sirene d’allarme sono risuonate a Dimona, Beersheba ed Eilat dopo
che per la prima volta sono stati rilevati missili lanciati dallo Yemen.
L’aggressione israelo-statunitense contro l’Iran dura da un mese
Ieri i bombardieri statunitensi hanno colpito ad Isfahan una centrale per la
produzione di energia elettrica e un’industria siderurgica. Le dichiarazioni di
Trump, sul rinvio degli attacchi al settore energetico iraniano, sono bugie per
raffreddare i prezzi petroliferi.
L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha dichiarato un nuovo attacco è
avvenuto nei pressi della centrale nucleare di Bushehr, il terzo in 10 giorni.
L’esercito israeliano ha affermato di aver bombardato obiettivi nella capitale
Teheran. Washington, invece, ha annunciato l’imminente invio della portaerei US
George Bush nell’area delle operazioni militari contro l’Iran. Questi sviluppi
mentre Trump annunciava che il cambio di regime in Iran è già avvenuto e che il
suo paese intende mettere fine alle operazioni militari. Falso e bugiardo.
La stampa iraniana scrive stamattina che una famiglia di 12 persone è stata
decimata interamente in un attacco missilistico israelo-statunitense su Qom. A
Teheran, è stata colpita l’università.
La risposta iraniana all’ultimatum di Trump non è stata presentata ieri e,
forse, non sarà presentata neanche oggi. Esponenti del governo hanno espresso il
loro rifiuto di una trattativa sotto i bombardamenti.
Un gruppo di navi statunitensi è arrivato in zona con a bordo circa 2.500
Marines. Teheran sta organizzando la difesa dell’isola di Kharg, dove si trova
il giacimento per la lavorazione del petrolio più importante dell’Iran. Ai
Marines si sono aggiunti almeno 1.000 paracadutisti dell’82ª Divisione Avio
addestrati ad atterrare in territorio ostile. L’ammasso di truppe è indicativo
di una prossima invasione di terra statunitense dell’Iran, che oltre a causare
morti e distruzioni, aggraverà ulteriormente la crisi energetica mondiale.
E intanto l’Iran prosegue nella sua politica strategicamente miope di colpire i
paesi arabi del Golfo. Invece di restringere il campo dei paesi nemici, lo
allarga. Nella giornata di ieri e stamattina sono state colpite posizioni di
Arabia Saudita, Emirati, Bahrein e Oman. Sta minando la neutralità di paesi
vicini, che non entrano in guerra soltanto per non trovarsi alleati di Israele.
Ad Abu Dhabi sono stati colpiti palazzi residenziali con due morti e decine di
feriti. A Sallalah, in Oman, è stato colpito il porto.
Dopo le denunce all’Onu e le proteste presso gli ambasciatori, Baghdad si è
arresa ai diktat di Washington. È stato costituito un comitato di coordinamento
iracheno-statunitense supremo per intensificare la cooperazione e prevenire gli
attacchi. Il comitato ha ribadito il proprio impegno a garantire che il
territorio iracheno non venga utilizzato per attaccare il popolo iracheno e le
sue forze di sicurezza né per attaccare cittadini e missioni diplomatiche
statunitensi. Sia la parte irachena che quella statunitense hanno ribadito il
proprio impegno a mantenere l’Iraq fuori dal conflitto in corso.
Yom Al-Ard (Giornata della Terra)
Il giorno 30 marzo è la giornata della terra palestinese. Il prossimo lunedì
sarà la 50esima ricorrenza. In tutta la Palestina e nella diaspora, si ricordano
quei giorni della repressione sanguinosa delle forze israeliane che hanno ucciso
i palestinesi cittadini di Israele, per aver protestato contro le confische
delle loro terre.
Il 30 marzo 1976, infatti, l’esercito israeliano inviò le truppe nei paesi di
Sakhnin, Arraba e Deir Hanna, allo scopo di reprimere le manifestazioni
spontanee che ebbero luogo a seguito della decisione delle autorità israeliane
di espropriare vasti terreni agricoli alle comunità palestinesi, per presunti
scopi militari che poi si sono palesati falsi. I terreni sono andati a
rinforzare le colonie ebraiche in Galilea. Gli scontri ebbero un esito
sanguinoso: sette palestinesi tra cui una donna rimasero uccisi.
Eventi si celebreranno in tutta Italia per iniziativa delle comunità
palestinesi.
ANBAMED