Difesa civile. Sì, ma quale? “Civilizzare” la difesa armata? (2)
RILANCIAMO IL SECONDO DI TRE ARTICOLI (QUI IL PRIMO) DI ERMETE FERRARO,
PRESIDENTE DIMISSIONARIO DEL MOVIMENTO INTERNAZIONALE DELLA
RICONCILIAZIONE (MIR), PUBBLICATI SUL BLOG ERMETESPEACEBOOK.BLOG CON IL QUALE SI
ESPRIMONO ALCUNE PERPLESSITÀ IN RELAZIONE ALLA PDL UN’ALTRA DIFESA È POSSIBILE.
L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ, DOPO
AVER LUNGAMENTE DISCUSSO LA QUESTIONE E APPROFONDITO COLLETTIVAMENTE LA POSTA IN
GIOCO, HA ESPOSTO LA PROPRIA POSIZIONE IN UN DOCUMENTO REPERIBILE A QUESTO LINK.
Nella prima parte della mia analisi dei limiti della proposta di legge
d’iniziativa popolare sulla “Difesa Civile, Non-armata e nonviolenta” [i] ho
cercato di argomentare quali siano le mie perplessità a riguardo, Ma quando si
parla di ‘difesa civile’ – soprattutto se la maggioranza delle persone cui ci si
rivolge, in particolare le più giovani, finora non ne hanno mai letto o saputo
nulla – è opportuno fare riferimento a casi concreti, esperienze attuali e
pratiche correnti. Infatti, basta dare una scorsa ai siti web di alcuni
ministeri della difesa, in particolare degli stati dell’Unione Europea, per
farsi un’idea di quale significato e valore sia stato finora a livello
istituzionale, a questa particolare, ma ancora poco usuale, espressione.
Ovviamente le lingue di riferimento (e le rispettive traduzioni in italiano)
complicano un po’ il riferimento ai casi citati, eppure risulta comunque chiaro
che l’attributo ‘civile’, unito al sostantivo ‘difesa’, nella quasi totalità dei
casi esprime più che altro una componente ‘non armata’ di quella funzione.
Solitamente, in effetti, non si propone di ricorrere a una modalità alternativa
(o comunque parzialmente sostitutiva) rispetto a quella propria degli apparati
delle forze armate, con le loro consolidate tipologie organizzative e strategie
militari. Si tratta semmai di prevedere, per motivi di opportunità e di
controllo, anche l’istituzione ed organizzazione di funzioni aggiuntive ad essi
‘complementari’, differenti ma sostanzialmente integrative di quelle svolte dai
militari. Lo scopo, più o meno dichiarato, è quello di evitare che le forze
armate si accollino compiti non strettamente istituzionali, preferendo delegarli
a reparti formati da volontari o personale civile, adibiti a compiti
burocratici, sanitari e di protezione della popolazione da eventi bellici,
calamità naturali ed altre gravi emergenze.
BUNDESWEHR ŰBER ALLES
Il primo caso che prendo in esame è quello della Repubblica Federale Tedesca,
dove la consultazione del sito della Bundeswehr (le forze armate federali)
chiarisce la logica entro la quale il governo tedesco ha già inserito la ‘difesa
civile’.
«La Strategia Nazionale di Sicurezza 2023 ha definito l’obiettivo di una
politica di Sicurezza Integrata, come compito dell’insieme della società.
“L’interazione collaborativa di tutti i rilevanti attori, risorse e strumenti
che, combinandosi, possono garantire in modo comprensivo la sicurezza del nostro
Paese e rafforzarlo nei confronti e contro minacce esterne”. Il Piano Operativo
per la Germania è una componente militare essenziale per la difesa complessiva
della Germania. Esso combina gli elementi-chiave militari della difesa nazionale
e collettiva coi necessari servizi di supporto civile. La responsabilità
principale del Piano operativo per la Germania è affidata al Comando delle forze
congiunte della Bundeswehr» [ii]. Nella stessa pagina del sito troviamo più
avanti altre precisazioni.
«Un elemento essenziale del Piano Operativo per la Germania è fare da ponte tra
gli elementi chiave militari della difesa nazionale e collettiva ed i necessari
servizi di supporto civile. Un elemento centrale del Piano Operativo per la
Germania consiste nell’integrare le componenti militari chiave della difesa
nazionale e collettiva coi necessari servizi di supporto civile, al fine di
garantire un sostegno reciproco che coinvolga l’intero apparato statale ai vari
livelli di escalation: in tempo di pace, in situazioni di minaccia ibrida, in
caso di crisi e in guerra. Ciò comporta, da un lato, il supporto militare alla
preparazione civile in vista di un eventuale conflitto e, dall’altro, il
contributo civile alla pianificazione della difesa militare. Il piano comprende
processi e responsabilità, ad esempio per quanto riguarda la cooperazione della
Bundeswehr con enti civili o governativi in situazioni di emergenza» [iii].
Le espressioni-chiave utilizzate nei testi citati (ribadendo peraltro che la
“responsabilità principale” delle operazioni congiunte resta comunque in capo
alle forze armate) sono: “sicurezza integrata”, “interazione collaborativa”,
“difesa complessiva/totale”, “difesa nazionale e collettiva”, “supporto
civile”, “sostegno reciproco”, “cooperazione della BW con enti civili e
governativi”. Risalta l’utilizzo d’un lessico improntato ad una visione
integrata, e quindi totale, della difesa, mantenendo però un rapporto ancillare
delle funzioni civili rispetto a quelle bellico-militari.
Se si vuole conoscere la struttura organizzativa della ‘difesa integrata’ nella
R.F.T., la risposta è in un’altra pagina del sito citato [iv], dove si evidenzia
un’arbitraria quanto allarmante commistione delle funzioni relative alla
protezione ambientale (Bundesamt für Infrastruktur, Umweltschutz und
Dienstleistungen der Bundeswehr) con quelle della logistica e della sussistenza
(Verpflegungsamt der Bundeswehr) e dei Vigili del Fuoco (Brandschutzamt der
Bundeswehr), collegandole a quelle degli uffici che si occupano del personale
civile della difesa e dei militari tedeschi impegnati all’estero. Da tale
semplice elenco risulta evidente la militarizzazione già in atto nella R.F.T.
d’importanti organismi di natura non militare, come i corpi di protezione civile
e difesa dal fuoco e addirittura di enti statali che si occupano di protezione
dell’ambiente.
LIBERTÉ, ÉGALITÉ…VIVE LES ARMÉES!
Nella Repubblica Francese, al di là della presenza d’un rilevante personale
civile, prevalentemente nel settore amministrativo e logistico – già all’interno
delle Forze Armate è comunque già in atto una ‘difesa civile’ integrata con
quella militare. Formalmente, la Sécurité Civile (Protezione Civile, Corpo dei
Pompieri, etc.) sarebbe una realtà istituzionale gestita dal Ministero degli
Interni, che si occupa prevalentemente di protezione della popolazione da
catastrofi, altre crisi ed emergenze [v]. A supporto della ‘difesa civile’ così
intesa – come avviene anche in Italia – la legislazione francese ha previsto
però anche interventi di natura militare, ad esempio per svolgere funzioni di
‘pubblica sicurezza’. Viceversa, le stesse norme assicurano un supporto degli
organismi di protezione civile alle operazioni militari, ovviamente sotto il
coordinamento (cioé il comando) delle forze armate.
«Il ministro dell’interno riceve dal ministro della difesa, per lo sviluppo e
l’attuazione dei suoi mezzi, il sostegno dei servizi e dell’infrastruttura delle
forze armate e, in particolare, per il mantenimento dell’ordine pubblico,
l’eventuale appoggio delle forze militari. Nelle zone dove si sviluppano
operazioni militari, e su decisione del Governo, il comando militare designato a
tale scopo diventa responsabile dell’ordine pubblico ed esercita il
coordinamento delle misure di difesa civile con le operazioni militari. In caso
di minaccia riguardante una o più installazioni prioritari della difesa, il
comando militare designato a tale scopo può essere incaricato, per decreto del
consiglio dei ministri, della responsabilità dell’ordine pubblico e del
coordinamento delle misure di difesa civile con le misure militari di difesa
interna del o dei settori di sicurezza delimitati attorno a queste installazioni
dal Presidente della Repubblica in sede di consiglio di difesa e di sicurezza
nazionale»[vi].
Se visitiamo il sito web del Ministero della Difesa francese [vii], al di là
della designazione del servizio militare (volontario e selettivo) col titolo
neutro di “Servizio Nazionale”, troviamo poi una pagina dedicata specificamente
alla “Politica delle Risorse Umane militari e civili”, dove ci sono altre
interessanti affermazioni.
«Nel quadro di una professionalizzazione delle forze armate giunta a maturità,
la politica delle risorse umane riafferma i principi e fondamenti inerenti
all’identità del ministero, tra i quali figurano al primo posto la
complementarietà tra civili e militari e l’importanza delle logiche di ambito
[…] Politiche comuni ai militari e ai civili. La mescolanza statutaria
(personale militare e civile) è una particolarità strutturale del ministero
delle forze armate. A dispetto di queste differenze statutarie, le due
popolazioni che operano insieme e concorrono alla riuscita delle missioni
affidate al ministero, beneficiano di politiche che sono loro comuni» [viii].
In questo caso, le espressioni-chiave riscontrate sono: “coordinamento delle
misure di difesa civile con le operazioni militari”, “complementarietà tra
civili e militari”, “politiche comuni ai militari e ai civili”.
LA SPAGNA GIOCA IN “DEFENSA NACIONAL INTEGRADA”
Va riconosciuto che il governo del Regno di Spagna, soprattutto nella fase più
recente, sta cercando positivamente di sottrarsi alla perversa logica riarmista,
militarista e bellicista che contamina anche i paesi della U.E. Le forze armate
spagnole, s’altra parte, restano tradizionalmente un’istituzione forte e
autorevole, integrata nella NATO e difficilmente sottraibile alle sue
verticistiche direttive. Andando a cercare informazioni sul sito del Ministerio
de Defensa, infatti, troviamo alcuni riferimenti utili alla nostra ricerca.
«Integrazione della difesa e della protezione civile nella difesa nazionale. Gli
sforzi militari volti a proteggere il territorio e le popolazioni degli alleati
devono essere affiancati da una solida preparazione civile, capace di ridurre le
potenziali vulnerabilità e mitigare i rischi, sia in tempo di pace che durante
crisi o conflitti. Come già evidenziato, tale preparazione civile assolve tre
funzioni essenziali: garantire la continuità dell’azione di governo, assicurare
l’erogazione di servizi essenziali alla popolazione e fornire supporto civile
alle operazioni militari. È dunque evidente che la resilienza deve fondarsi su
una stretta cooperazione tra attori civili e militari: un modello reciprocamente
vantaggioso, tanto in tempo di pace quanto in situazioni di crisi […] Ma come
possiamo integrare questi due aspetti della resilienza, quello civile e quello
militare? Esistono numerosi esempi in tal senso. Le esercitazioni rappresentano
un paradigma eccellente e un metodo efficace per mettere alla prova la
preparazione nazionale. A questo proposito, costituiscono un modello ideale per
sperimentare le risposte a situazioni di emergenza su larga scala, come attacchi
a sorpresa dagli effetti devastanti o scenari di guerra ibrida. È dunque
fondamentale includere elementi di preparazione civile nelle esercitazioni
militari, integrandoli a ogni livello: dalle esercitazioni di gestione delle
crisi a livello strategico fino alle attività addestrative di livello
tattico» [ix].
Non è casuale che i riferimenti per queste affermazioni hanno a che fare con le
indicazioni della NATO in merito all’integrazione militare-civile in vista di
una difesa totale, come dimostra anche l’esempio citato poco dopo.
L’esercitazione Steadfast Defender 2024 — il più grande dispiegamento militare
della NATO dalla fine della Guerra Fredda — è stata infatti portata ad esempio
di “mobilitazione massiccia di truppe e mezzi militari attraverso diversi Paesi
[in] stretto coordinamento con le autorità civili — in particolare per quanto
riguarda trasporti, logistica e infrastrutture — sottolineando così la necessità
di garantire la resilienza delle infrastrutture civili e la continuità dei
servizi essenziali» [x].
Nei brani citati, ancora una volta, vanno sottolineate espressioni-chiave come:
“integrazione della difesa e della protezione civile nella difesa nazionale”,
“stretta cooperazione tra attori civili e militari”, “preparazione civile nelle
esercitazioni militari”, “garantire la resilienza delle infrastrutture civili e
la continuità dei servizi essenziali”.
PER GLI INGLESI “RESILIENCE” FA RIMA CON “DEFENCE”
Il Regno Unito (U.K.) – fedele e zelante membro della NATO, ma non più
dell’Unione Europea – ha alle spalle una lunga tradizione militarista, che gli
deriva ovviamente dalla sua storia imperiale. Anche sul sito del Ministry of
Defence, pertanto, non mancano riferimenti alla dottrina dell’Alleanza atlantica
in materia d’integrazione della difesa militare con quella ‘civile’. La
parola-chiave, in questo caso, è “resilienza”, in nome della quale il governo
britannico nel luglio 2025 ha appunto adottato il suo “Piano d’Azione per la
Resilienza” e ha partecipato all’OSCE Forum for Security Co-operation, che si è
tenuto a Vienna tre mesi dopo, intervenendovi con un suo delegato.
«Il Regno Unito accoglie con favore l’iniziativa della Finlandia di convocare
questo tempestivo Dialogo sulla sicurezza dedicato alla resilienza attraverso
una sicurezza globale e integrata. Sosteniamo pienamente l’enfasi posta sulla
cooperazione civile-militare quale pilastro strategico della difesa nazionale.
[…] Consideriamo la resilienza non semplicemente come un meccanismo di risposta,
bensì come un sistema proattivo e integrato che abbraccia governo, imprese,
società civile e singoli cittadini. La nostra strategia privilegia la
prevenzione, la preparazione, la risposta e il ripristino, garantendo la
continuità delle funzioni sociali essenziali anche in condizioni di forte
stress. Tale modello trova riscontro nella nostra Revisione strategica della
difesa del 2025, che sottolinea l’importanza dell’integrazione civile-militare
per la salvaguardia della sicurezza nazionale […] dalla difesa cibernetica e la
protezione delle infrastrutture alla sanità pubblica e alla comunicazione in
situazioni di crisi […] Nell’attuale panorama delle minacce — caratterizzato da
tattiche ibride, disinformazione e diplomazia coercitiva — la resilienza
rappresenta un imperativo strategico. Il Regno Unito apprezza l’approccio
multidimensionale dell’OSCE e l’enfasi posta dal Codice di condotta sul
controllo democratico delle forze armate. Consideriamo la cooperazione
civile-militare non solo una risorsa per la difesa, ma anche un punto di forza
democratico» [xi].
Nel testo citato troviamo espressioni-chiave ricorrenti, come: “sicurezza
globale e integrata”, “cooperazione civile-militare”, “salvaguardia della
sicurezza nazionale”, anche perché il riferimento comune è il documento-guida di
62 pagine nel quale, all’inizi degli anni 2000, la NATO ha enunciato la sua
“Dottrina per la pianificazione, la condotta e la valutazione della cooperazione
civile-militare (CIMIC) nel contesto delle operazioni congiunte alleate” [xii],
fonte esplicita delle politiche adottate dal Regno Unito e da altri paesi membri
in materia d’integrazione delle attività militari e civili in un concetto
globale e totalizzante di ‘difesa’.
Va sottolineato, a tal proposito, che il “Multinational CIMIC Group” della NATO
(MNCG, composto da contingenti militari italiani, greci, ungheresi, portoghesi,
rumeni e sloveni, con sede a Treviso) dal 2024 è comandato da un ufficiale
italiano: il Col. Piero Furlan. Non posso Al termine della 19^ Conferenza dei
vertici dell’organizzazione (che si è tenuta nel giugno 2026 proprio nella mia
Napoli, presso il Comando NATO di Giugliano-Lago Patria,) è stata diramata, tra
l’altro, questa dichiarazione:
«La comprensione dell’ambiente civile, l’analisi basata sull’intelligenza
artificiale, il giudizio umano, il contributo dei sottufficiali e la prontezza
multinazionale non sono temi distinti. Fanno parte di un unico percorso:
sviluppare il CIMIC come capacità militare rilevante per scenari di sicurezza
complessi. Attraverso il CUCC 2026, il Multinational CIMIC Group continua a
mettere in rete persone, esperienze e competenze all’interno della comunità
CIMIC della NATO, trasformando il confronto professionale in indirizzo
operativo» [xiii].
“CIVIL-MILITÄRT FÖRSVAR”: RISPOSTA INTEGRATA SVEDESE COME DETERRENZA
Uno dei paesi sempre più allineati a questa dottrina è il Regno di Svezia, che
anche recentemente ha ribadito sul sito del suo Ministero della Difesa (dotato
di uno specifico ministro responsabile) che “la difesa civile e le attività
correlate si fondano sulla preparazione della società a gestire le crisi e
mirano a proteggere la popolazione, salvaguardare le funzioni sociali essenziali
e contribuire alla capacità delle Forze armate svedesi di rispondere a un
attacco armato – sia prima che durante una situazione di allerta rafforzata o in
caso di guerra” [xiv].
Da poco (giugno 2026) il Governo svedese ha anche pubblicato un corposo rapporto
di 42 pagine sul tema della c.d. “difesa totale”, cui ovviamente rimando [xv],
limitandomi a citare alcuni brani più significativi del terzo capitolo.
«Il sistema di difesa totale della Svezia comprende attività militari (difesa
militare) e attività civili (difesa civile). Esso si fonda sulle risorse
collettive della società. Difendere la Svezia e i suoi alleati da attacchi
armati, nonché salvaguardare l’indipendenza, la sovranità e l’integrità
territoriale del Paese, non è solo un compito militare, ma una responsabilità
dell’intera società. La difesa totale richiede il contributo personale di tutti
i residenti; ciò presuppone una popolazione partecipe, per cui ci si attende che
ciascuno offra il proprio contributo […] La difesa totale della Svezia deve
possedere una forza, una composizione, una struttura di comando, una prontezza
operativa e una capacità di tenuta tali da fungere da deterrente contro la
guerra, svolgendo così una funzione preventiva e di mantenimento della pace. Una
difesa totale svedese solida, dotata di capacità difensive credibile, rafforza
la difesa collettiva della NATO e, di conseguenza, la complessiva capacità di
deterrenza» [xvi].
Ritorna, in modo martellante, la visione d’una difesa globalizzante, che
abbraccia e coordina le attività di natura militare e civile, per di più col
pretesto di rendere partecipe e responsabile l’intera società e, ancor più
paradossalmente, di promuovere la deterrenza contro la guerra cui invece i
cittadini sono chiamati a prepararsi…
In questo caso le espressioni-chiave riscontrabili sono: “responsabilità
dell’intera società”, “contributo personale”, “prontezza operativa e capacità di
tenuta”, “funzione preventiva e di mantenimento della pace”.
“SIVILT-MILITÆRT SAMARBEID”: LA COOPERAZIONE DIFENSIVA IN NORVEGIA
Non è molto diversa la situazione del fratello Regno di Norvegia, sul cui sito
del Ministero della Difesa troviamo una pagina specifica del “Dipartimento per
la Sicurezza e la Cooperazione Civile-Militare”, che a sua volta fa riferimento
ad una specifica “Sezione per la Cooperazione nella Difesa Totale”. Per il
periodo 2025-2036, inoltre, il Governo norvegese ha stilato un “Piano a lungo
termine della Difesa”, da cui traggo il seguente brano.
«È necessario un approccio che coinvolga l’intero apparato statale per
migliorare la resilienza della società di fronte a minacce di natura militare e
non militare. La cooperazione internazionale e la collaborazione tra enti
governativi, imprese e popolazione – nell’ambito del concetto norvegese di
difesa totale – costituiscono una priorità. La cooperazione civile-militare è
parte integrante dell’impegno norvegese in materia di difesa»[xvii].
Se il messaggio non fosse stato abbastanza chiaro, un’esposizione dettagliata di
cosa comporta la cooperazione difensiva norvegese la troviamo in un documento
del 2018, a firma congiunta del ministro della difesa e di quello della
giustizia e pubblica sicurezza, intitolato appunto: “Supporto e Cooperazione.
Una descrizione della difesa totale in Norvegia”.
«Esiste una netta distinzione tra responsabilità civili e militari, fondata su
solide fondamenta politiche e costituzionali. Il Governo ha la responsabilità
generale di garantire la sicurezza (security) pubblica e nazionale. Le autorità
e gli enti civili sono responsabili di assicurare la
sicurezza (safety) pubblica. Le Forze armate norvegesi hanno la responsabilità
primaria di preservare l’indipendenza e i diritti sovrani della Norvegia, nonché
di mantenere la sicurezza (security) nazionale, difendendo il Paese da attacchi
esterni. Tuttavia, la preparazione alle emergenze e la gestione delle crisi –
sia in ambito civile che militare – sono interdipendenti; e una cooperazione
costante è quindi indispensabile. La cooperazione civile-militare è importante
anche per ottimizzare l’impiego delle risorse complessive della società,
contribuendo così a una buona gestione economica» [xviii].
Non mi soffermo oltre sulle affermazioni del governo norvegese sulla “difesa
totale”, di cui si riconosce che le radici costituzionali sono piuttosto dubbie,
sostenendo però di non poterne fare a meno. Tutto, ovviamente, per assicurare
quella sicurezza che in italiano sembrerebbe un concetto unico, mentre in lingua
inglese si articola più compiutamente in due differenti
vocaboli: safety e security, come peraltro ho avuto modo di chiarire in un
precedente articolo.[xix] L’intera sezione 4 del testo citato è dedicata al
“Ruolo della Società Civile nella Difesa Totale” e, anche in questo caso, le
espressioni-chiave sono: “preparazione olistica e coordinata nel settore
civile”, “dipendenza delle forze armate dal supporto civile”.
L’ALFABETO DELLA “DIFESA TOTALE“
Questa rapida carrellata sulle modalità concrete di attuazione della ‘difesa
civile’ nei paesi dell’E.U., a partire da una concezione sicuramente ‘altra’
piuttosto che ‘alternativa’ rispetto alla tradizionale difesa armata di natura
militare, dovrebbe farci riflettere di più e meglio sul senso di proposte
legislative che, pur ipotizzando qualcosa di diverso, rischiano comunque di
avvalorare l’omologazione dell’Italia al modello globale di ‘difesa totale’
dettato dalla NATO ai paesi membri col citato acronimo CIMIC, ossia avvalendosi
di una strumentale ‘”Cooperazione Civile-Militare”.
L’analisi linguistica dei testi citati, peraltro, mette in luce un lessico
piuttosto omogeneo da parte dei governi degli Stati presi in esame, col
ricorrente l’impiego delle parole-chiave già evidenziate che ora provo ad
elaborare, ordinandole alfabeticamente e ricordando gli attributi che le
accompagnano.
* Contributo è un termine di sapore vagamente morale, riferito retoricamente a
ciò che ogni ‘persona’ potrebbe (e, si lascia intendere, dovrebbe) fare per
la sicurezza collettiva.
* Cooperazione è la seconda importante key-word, intesa come collaborazione
(non esattamente paritetica…) tra attori civili e militari in materia di
difesa.
* Complementarietà indicherebbe, almeno in teoria, un rapporto orizzontale e
biunivoco tra civile e militare, che viene però contraddetto dal seguente
termine:
* Coordinamento, vocabolo in apparenza neutro, che indica invece un rapporto
unidirezionale fra i due attori, affidando alle istituzioni militari il
compito di co-ordinare le misure di difesa civile con le operazioni militari
già programmate.
* Difesa – la parola più centrale e basilare di tutte – è accompagnata da un
poker di attributi, che la qualificano come: collettiva, complessiva,
nazionale, preventiva e totale. E questoper sottolineare che si tratta di un
concetto ‘globale’, peraltro ben diverso da quello tradizionale, in quanto
ossimoricamente fa appello alla ‘preventività’ della risposta ad un’ipotetica
minaccia.
* Dipendenza: apparentemente da parte dei governi s’insiste su quella delle
forze armate nei riguardi del ‘supporto civile’, ma è evidente la posizione
ancillare di quest’ultimo nei confronti dell’organizzazione e controllo da
sempre esercitati in tale ambito dalle forze armate.
* Integrazione/interazione, pur non essendo sinonimi, alludono entrambi alla
ricerca di una visione comune e complessiva della difesa nazionale,
inglobando al suo interno la protezione civile e finendo quindi col
militarizzarne di fatto le attività.
* Preparazione/Prontezza, sebbene anche in questo caso non si tratti di
sinonimi in senso stretto, traducono il concetto anglosassone
di Preparadness/Readyness, che non indica tanto la fase di formazione
preliminare degli attori ad un’azione congiunta civile-militare, quanto un
efficientistico stato di prontezza ad intervenire hic et nunc laddove
insorgano emergenze di vario genere o si temano attacchi armati.
* Resilienza è un’altra delle parole-attaccapanni di moda, che servono a
giustificare un po’ di tutto, con scarsa precisione semantica e finalità
quanto meno ambigue. Essendomene occupato in un articolo di alcuni anni fa,
rinvio ad esso per approfondirne il senso[xx]. Mi limito piuttosto a rilevare
che questo termine è riferito specificamente alle ‘infrastrutture civili’ e
alla ‘continuità dei servizi essenziali’, dando importanza alle istituzioni
ed ai servizi più che alla salvaguardia dell’assetto democratico-
costituzionale dello stato da ‘difendere’.
* Responsabilità: è attribuita strumentalmente alla ‘intera società’, come se i
decisori del modello di difesa, ma anche della protezione civile, fossero
davvero i cittadini, o quanto meno gli organismi a loro più prossimi, anziché
complesse strutture gerarchiche di natura militare.
* Salvaguardia è una parola un po’ ambigua quando viene riferita alla
‘sicurezza nazionale’. Se questa viene assunta come un valore prioritario e
indiscutibile, infatti, le ipotetiche minacce ad essa consentono l’adozione
di interventi ‘eccezionali’, nel senso che – come ci racconta sempre più
spesso la cronaca politica – possono fare eccezione alle normative ordinarie
e perfino aggirare le garanzie costituzionali.
* Sicurezza – come abbiamo visto concetto assai estensibile ed arbitrariamente
interpretabile – è la principale motivazione e giustificazione per
provvedimenti autoritari, repressivi ed antidemocratici, oltre che per una
progressiva sterzata verso un ordinamento che ingloba nella c.d. ‘difesa
totale’ finalità, compiti ed obiettivi eterogenei, in nome di una loro
dichiarata interdipendenza. Gli attributi più comuni che la definiscono sono
appunto: globale e integrata.
* Sostegno/Supporto sono sostantivi simili che, accompagnati da un aggettivo
come reciproco, lascerebbe intendere che l’intervento dei civili (volontari o
personale retribuiti che siano) non comporti un mero servizio reso alle
funzioni e strutture militari che ne avvertano il bisogno. Ma il comune
prefisso su- dei due termini, che rinvia alla preposizione latina sub, indica
invece una sostanziale subalternità di una componente della difesa nei
confronti dell’altra.
Concludendo, se qualcuno vuole meritoriamente far conoscere, diffondere e
proporre concretamente la teoria e la pratica d’un modello di difesa davvero
‘civile’, alternativa e quindi contrapposta a quella militare, non dovrebbe
cadere nella trappola di ricorrere a soluzioni pasticciate e di compromesso, né
dovrebbe chiedere ad altri di sostenere proposte legislative quanto meno poco
chiare.
Questa mia mia breve rassegna di come i nostri partner europei e NATO intendono
nei fatti l’integrazione fra difesa civile e militare, così come la denuncia
dell’ambiguità semantica del lessico utilizzato per farla apparire
indispensabile, vuol essere pertanto un personale contributo ad una necessaria
presa di coscienza delle palesi contraddizioni che il movimento per pace
italiano rischia di pagar caro.
Ermete Ferraro
[i] Cfr. Ermete Ferraro, Difesa civile. Sì, ma quale? (1)
08.07.2026. https://ermetespeacebook.blog/2026/07/08/difesa-civile-si-ma-quale/
[ii] Bundeswehr, Working together for defence. Operational Plan for Germany. A
core military element of overall
defence. https://www.bundeswehr.de/en/organization/bundeswehr-joint-force-command/missions/operational-plan-for-germany (trad.
mia).
[iii] Ibidem.
[iv] Bundeswehr, Infrastructure, Environmental Protection and
Services. https://www.bundeswehr.de/en/organization/infrastructure-environmental-protection-and-services.
[v] Cfr. Wikipedia, voce “Sécurité civile en
France”. https://fr.wikipedia.org/wiki/S%C3%A9curit%C3%A9_civile_en_France.
[vi] République Française, Code de la défense, Titre II : Défense civile
(Articles
L1321-1.2). https://www.legifrance.gouv.fr/codes/section_lc/LEGITEXT000006071307/LEGISCTA000006151474/ -(trad.
mia).
[vii] Ministére del Armées et des Anciens
Combattants. https://www.defense.gouv.fr/.
[viii] Ivi, Secrétariat général pour l’administration, Politique RH militarie et
civile. https://www.defense.gouv.fr/sga/au-service-armees/ressources-humaines/politique-rh-militaire-civile (trad.
mia).
[ix] Ministerio de Defensa, Portal de CESEDEN, IEEE., Miguel Ángel Pérez Franco,
Gabinete Técnico de JEMAD, IEEE. Resiliencia y defensa nacional: la fortaleza de
la sociedad civil en la nueva realidad geopolítica europeaResiliencia y defensa
nacional: la fortaleza de la sociedad civil en la nueva realidad geopolítica
europea. https://www.defensa.gob.es/ceseden/-/ieee/resiliencia-y-defensa-nacional-sociedad-civil (trad.
mia).
[x] Ibidem.
[xi] Gov.UK, Ministry of Defence, Resilience through Comprehensive Security: UK
statement to the
OSCE. https://www.gov.uk/government/speeches/resilience-through-comprehensive-security-uk-statement-to-the-osce (trad.
mia).
[xii] NATO Standard AJP-3.19, Allied Joint Doctrine for Civil-Military
Cooperation, Edition B, Version 1, June
2025. https://assets.publishing.service.gov.uk/media/685a8bdce9509f1a908eb108/AJP_3_19_EdB_CIMIC.pdf.
[xiii] Multinational CIMIC Group, After CUCC 2026: turning dialogue into
direction. https://cimicgroup.org/after-cucc-2026-turning-dialogue-into-direction/.
[xiv] Government Offices of Sweden, Civil
defence. https://www.government.se/government-policy/civil-defence/ (trad. mia).
[xv] Cfr. The Swedish Defence Commission’s interim report on the current state
of Sweden’s total defence and the security situation, June
2026. https://www.government.se/contentassets/999b43e37fc84384827d09156be6a65f/report-the-swedish-defence-commissions-interim-report-on-the-current-state-of-swedens-total-defence-and-the-security-situation-june-2026.pdf.
[xvi] Ivi, 3. Total defence, p. 20 (trad. mia).
[xvii] Norwegian Ministry of Defence, The Norwegian Defence Pledge Long-term
Defence Plan
2025–2036. https://www.regjeringen.no/contentassets/0faae3f9efcf4c2fa0f43e2a15bfbc1d/en-gb/pdfs/the-norwegian-defence-pledge.pdf (trad.
mia).
[xviii] Norwegian Ministry of Defence – Norwegian Ministry of Justice and Public
Security, Support and Cooperation. A description of the total defence in
Norway. https://www.regjeringen.no/contentassets/5a9bd774183b4d548e33da101e7f7d43/support-and-cooperation.pdf.
[xix] Ermete Ferraro, Etimostorie #15:
SICUREZZA (01.12.2024) https://ermetespeacebook.blog/2024/12/01/etimostorie-15-sicurezza/.
[xx] Ermete Ferraro, Etimostorie #9 –
RESILIENZA (12.03.2023) https://ermetespeacebook.blog/2023/03/12/etimostorie-9-resilienza/
--------------------------------------------------------------------------------
Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo
donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui:
FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM
Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo!
Fai una donazione
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona mensilmente
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona annualmente