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UNICA e la filiera del genocidio: fondi europei e dati sardi per “Israele”
Il dossier recentemente compilato da numerose attiviste sarde mostra che l’Università degli studi di Cagliari è coinvolta in ben quattro progetti di ricerca europei in collaborazione con atenei israeliani: PlatinuMS con l’università di “Tel Aviv”, Better4u con il Weizmann Institute of Science, NPP-SOL e Impactive con il Technion. Le facoltà e i dipartimenti di Unica coinvolti sono tante: Facoltà di Ingegneria Biomedica, Dipartimento Scienze Biomediche e Chirurgiche, Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche, Facoltà di Ingegneria chimica e dei materiali, Dipartimento di Fisica e Meccanica. Tutte le collaborazioni sono finanziate dal progetto Horizon dell’Unione Europea, il quale facilita attivamente la collaborazione con istituzioni israeliane, comprese quelle complici dell’apartheid e del genocidio. Nonostante le dichiarazioni da parte del rettore Francesco Mola e del senato accademico, UniCa e i suoi docenti compaiono ancora nei siti ufficiali dei progetti, al punto che la ricerca NPP-SOL figura perfino sul sito dell’Arborea. Nel frattempo, l’entità sionista continua a perpetrare le sue politiche genocide in Palestina e le estende al Libano. PlatinuMS, il progetto con maggior coinvolgimento di UniCa, è una collaborazione con l’Università di ‘Tel Aviv’, costruita su un villaggio palestinese raso al suolo durante la Nakba. La tecnologia AI utilizzata è dell’israeliana Evolution Inc., che annovera le Forze di Occupazione Israeliane tra i suoi clienti. Possiamo davvero escludere che i dati dei pazienti sardi finiscano in mani sporche di sangue? Il Technion, altro partner di UniCa, è l’università più collusa con il complesso militare-industriale sionista: ha prodotto l’Iron Dome (sistema missilistico usato contro i palestinesi dal 2014), il bulldozer D9 (usato per demolire le case dei palestinesi) e l’arma acustica Scream (usato per disperdere le manifestazioni pacifiche dei palestinesi). L’Università di Cagliari sostiene all’articolo 4 del proprio codice etico di ripudiare la guerra. Eppure, a quasi tre anni dal 7 ottobre 2023, questi quattro accordi sono ancora in vigore nonostante i crimini contro l’umanità che vengono perpetrati dall’entità sionista ogni giorno. Come studenti, docenti, ricercatori e lavoratori, esigiamo: l’interruzione immediata di ogni collaborazione con lo Stato israeliano; un Decreto Rettorale che renda effettiva la rescissione a effetto immediato; la modifica del regolamento per impedire la partecipazione a bandi congiunti Italia-Israele; corridoi accademici e umanitari per studenti e ricercatori palestinesi; una presa di posizione netta dell’Ateneo contro il genocidio. Cosa puoi fare? LEGGI E CONDIVIDI IL DOSSIER. https://drive.google.com/file/d/1Euq72Xojk-SBUOTAwm-pMJZChqNFl0ZJ Partecipa alla mobilitazione. PALESTINA LIBERA FUORI IL SIONISMO DALL’UNIVERSITÀ filiera genocidio -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Gli spartani della Brigata Azov a Tor Vergata: esempio di retorica militaristica
Il Governo in questi giorni ha fatto i suoi giri di valzer (per la verità piuttosto vorticosi!) sulla mozione della maggioranza che chiedeva di ridurre le spese militari, in uno spiraglio di consapevolezza della situazione economica del Paese, dell’inflazione galoppante, della sanità e della scuola alla canna del gas. Mozione respinta, resta il famigerato patto di stabilità del 2023, guarda caso negoziato da un esponente di sinistra, Paolo Gentiloni. Una premessa che serve anche a capire l’impegno pervicace del Governo Meloni sul riarmo, i ripetuti richiami del Ministro Guido Crosetto sulla difesa totale, e la costante presenza dei militari in tutti gli ordini di scuola. Le segnalazioni all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università arrivano a decine ogni settimana, insieme a notizie su eventi, incontri e manifestazioni che tentano di allertare famiglie, studenti, studentesse e insegnanti sul pericolo rappresentato da un esecutivo guerrafondaio, alleato del peggior stato mediorientale, e dalla strisciante elaborazione di consenso verso l’inevitabilità della guerra. Il gruppo giovanile CambiareRotta, il 19 aprile scorso, pubblica un articolo, corredato da un dossier, su un master  di Studi Strategici Militari organizzato dal Centro Studi per la Difesa dell’Università Tor Vergata di Roma. (clicca qui). Lo stesso giorno il sito Fanpage pubblica le chat che, studenti, studentesse, insegnanti e militari si scambiano mentre si gioca alla guerra con una simulazione in stile videogioco (clicca qui). I contenuti sono impressionanti, i commenti razzisti (obiettivo gli zingari), perlopiù inneggianti al fascismo. Ma la nota più allarmante riguarda la presenza, fra i militari italiani, dei mercenari della famigerata brigata Azov, le rune celtiche (naziste) sfoggiate sulle spalline. Ne abbiamo ripetutamente sentito parlare di questi soldati di ventura, impegnati nel conflitto russo-ucraino e operativi anche come supporto (di chi? di chi paga di più, come è sempre accaduto nel rapporto fra mercenario e committente) nelle innumerevoli guerre locali in Africa. Il 19 aprile la segnalazione viene ripresa e commentata dal sito NewMediaEuropeanPress (clicca qui). Valerio Nicolosi – della redazione di Fanpage e conduttore della rassegna-stampa quotidiana Scanner, torna a commentare il wargame giocato all’università, sul sito di MicroMega (clicca qui). Il giornalista riprende la storia della 12° Brigata Azov, fondata nel 2014. A questi battaglioni sono affidate le operazioni speciali, quelle più dure, difficili, in cui la guerra è  totale, senza alcun rispetto delle regole internazionali, della protezione dovuta alla popolazione civile nei territori dove agisce. La gloria per alcune battaglie vinte ha fatto sì che venisse inclusa nella struttura regolare delle forze armate ucraine. Ovviamente, piace alla destra, quella da sempre filostatunitense, appassionata della NATO, dei respingimenti, del carcere a vita e altre nequizie, nella persona di Giuliano Ferrara (di cui andrebbe raccontata la biografia politica: dalla presenza nelle fila giovanili della sinistra alla destra più convinta). Si deve a questo ineffabile personaggio il paragone fra i mercenari Azov e gli Spartani. Il modello glorioso è la battaglia delle Termopili (480 a.C), Leonida contro Serse, il persiano (un caso: la vecchia Persia, oggi Iran?). Del resto, sono i fondatori della brigata a giocare alle guerre greche, visto che – si legge nel web – Azov ricorda il nome di Tanais, città fondata dai greci, in quello che oggi è territorio russo. Mi domando cosa ne pensa l’ingegnere Levialdi Ghiron Nathan, rettore dell’università Tor Vergata (malignità: con questi nome e cognome forse nel 1938 non se la sarebbe cavata molto bene). Ma, del resto, non stupisce il servilismo universitario verso i militari. Michele Lancione, professore al Politecnico di Torino, ha più volte raccontato i rapporti fra il polo universitario sabaudo e la società Leonardo SpA, il partenariato con l’industria delle armi e con la Nato per il settore della ricerca (clicca qui). Per approfondire la natura sociale della Leonardo, sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, si può leggere un contributo molto puntuale (clicca qui). Concludendo, credo che sia importantissimo unire forze, risorse, intelligenze contro la militarizzazione, contro la guerra come unica modalità di risoluzione dei conflitti. L’osservatorio di CambiareЯotta è un’utile sodale del nostro, in fondo, con le lenti dei rispettivi binocoli, osserviamo gli stessi fenomeni, li portiamo all’attenzione pubblica, ne facciamo oggetto di convegni e di seminari, delle lotte, delle campagne di mobilitazione. A queste ultime due  – parola e locuzione – lavoriamo a dare nuovo significato, diverso spessore semantico, dunque politico.  Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Geopolitica e Geostrategia all’Università di Bologna: un corso da guardare con lente critica
Fino al 15 maggio 2026 l’Università di Bologna ospita il corso di Geopolitica e Geostrategia, attivato presso il Campus di Ravenna nell’ambito della Laurea in Storia, società e culture del Mediterraneo. AISS, AISEM e Quaser Srl affiancano l’iniziativa. Per i professionisti della sicurezza si tratta di un percorso che prevede il riconoscimento di crediti certificativi fino a 30 punti ai fini della qualificazione professionale. Fin qui, nulla di insolito. Tuttavia, il contesto solleva interrogativi più ampi. A prima vista, il corso può apparire come un’occasione di formazione di alto profilo. Nondimeno, il “nuovo insegnamento” si inserisce in una tendenza più generale in cui i percorsi universitari sono strutturati con soggetti attivi nel campo della sicurezza e della difesa. Il programma spazia dai chokepoint marittimi alla cyberwarfare, dalle guerre ibride alla geostrategia globale, con la partecipazione di docenti universitari, ex esponenti delle Forze Armate, diplomatici ed esperti provenienti da ambiti istituzionali e professionali diversi. Un insieme così qualificato apre una domanda di fondo: quale rapporto si sta definendo tra produzione accademica del sapere e costruzione di competenze immediatamente spendibili in settori strategici e industriali? Un ulteriore elemento riguarda la sovrapposizione tra formazione universitaria e sistemi di crediti professionali esterni. Il corso rientra nell’offerta accademica dell’Ateneo, ma produce anche effetti nel circuito della certificazione professionale. Questo doppio livello, pur formalmente legittimo, solleva interrogativi sul confine tra funzione pubblica della didattica e sua valorizzazione in ambiti esterni. In questo quadro, la questione non riguarda la legittimità dei contenuti – pienamente coerenti con lo studio della geopolitica contemporanea – quanto il modo in cui tali contenuti si collocano in un ecosistema formativo sempre più integrato con soggetti professionali esterni, che includono anche ambiti istituzionali e operativi legati alla sicurezza, alla difesa e alle organizzazioni internazionali (NATO). In una fase storica in cui università, imprese e attori istituzionali interagiscono sempre più attraverso progetti, finanziamenti e percorsi formativi ibridi, il confine tra didattica, comunicazione istituzionale e formazione professionale tende a diventare progressivamente meno nitido, con il rischio che la produzione del sapere accademico si trovi sempre più spesso a dialogare – e in alcuni casi a sovrapporsi – con esigenze formative espresse da settori operativi della sicurezza e della difesa. L’analisi dei fabbisogni del nuovo corso di Geopolitica e Geostrategia dell’Università di Bologna (Campus di Ravenna) si concentra sulla necessità di formare figure professionali capaci di interpretare le sfide poste dai nuovi domini della conflittualità. I punti chiave su cui si basa l’offerta formativa includono: – nuovi scenari di minaccia: Il corso risponde alla domanda di esperti in grado di analizzare le guerre ibride, le operazioni “proxy” e “false flag”, il terrorismo e la guerra asimmetrica; – sicurezza nei domini digitali: è emerso un forte fabbisogno di competenze relative alla guerra cognitiva nell’infosfera, comprendendo information warfare, cyber warfare e la gestione degli attacchi informatici da parte di attori non statali; – settore privato e Security Management: una parte centrale dell’analisi riguarda la crescente necessità di figure come i Security Manager, specializzati nel comprendere la geopolitica e la geoeconomia per guidare le strategie aziendali in contesti globali complessi; – ambito istituzionale e intelligence: La formazione mira a fornire strumenti analitici coerenti con le necessità di enti come l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e i servizi di informazione e sicurezza (AISI, AISE), affrontando temi come la proliferazione delle armi di distruzione di massa e le minacce CBNR. L’insegnamento è strutturato per integrare teoria e pratica attraverso tavole rotonde con figure di vertice delle Forze Armate, della Magistratura e dei Servizi di sicurezza. I principali beneficiari delle figure professionali formate dal corso in Geopolitica e Geostrategia sono enti e organizzazioni operanti in ambiti critici per la sicurezza nazionale e internazionale. Nello specifico, i soggetti che trarranno vantaggio da queste competenze sono: – aziende del settore privato: le imprese necessitano di Security Manager esperti in geopolitica e geoeconomia per gestire i rischi globali e proteggere gli asset aziendali; – agenzie di Sicurezza Nazionale: enti istituzionali come l’ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) e i servizi di informazione (come AISI e AISE) beneficiano di analisti formati su guerra cognitiva, cyber warfare e contrasto alla proliferazione di armi; – istituzioni internazionali e Forze Armate: organizzazioni che operano in contesti di difesa e cooperazione internazionale (es. ambito NATO o corpi militari) che richiedono esperti in conflitti ibridi e minacce asimmetriche; – settore dell’informazione: testate giornalistiche e centri di analisi che necessitano di figure capaci di interpretare la “strategia dell’inganno” e l’information warfare nell’infosfera. – fondazioni e think tank: organizzazioni come la fondazione MedOr che si occupano di analisi strategica e relazioni internazionali. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università esprime la sua preoccupazione per come un Ateneo statale prestigioso come UNIBO si presti alle logiche della militarizzazione dei luoghi del sapere accettando di progettare ed erogare un percorso di laurea che va chiaramente a formare i professionisti della guerra del prossimo futuro per realtà che nulla hanno a che fare con il progresso della società, ma che seguono logiche di stampo imperialista e colonialista, oltre che di controllo securitario e di censura. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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L’Università di Napoli “Federico II” ha stipulato protocollo d’intesa con Comando NATO di Napoli
OGGI 4 APRILE, SETTANTASETTESIMO ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELLA NATO, A NAPOLI CAPODICHINO SI SVOLGE UN PRESIDIO DI PROTESTA DI FRONTE IL COMANDO USA NAVY/NATO. E CONTEMPORANEAMENTE IL MIR DENUNCIA QUESTO INDECENTE ACCORDO TRA L’UNIVERSITÀ “FEDERICO II” E LA NATO. ACCORDO CHE PREFIGURA QUELLA TOTALE INTEGRAZIONE DEI LUOGHI DEL SAPERE NELLA STRUTTURA BELLICA CHE HA IN ISRAELE IL PROPRIO MODELLO. Come si evince dall’articolo pubblicato dal sito del Comando NATO di Lago Patria #jfcnaples, mentre molte città italiane e di altri paesi si mobilitano contro la #NATO – in occasione del suo 77 anniversario – il Rettore dell’Università di Napoli ha sottoscritto un accordo ‘formativo’ con questa centrale bellica internazionale. Il prof. Matteo Lorito, infatti, ha stipulato un protocollo d’intesa con l’Amm. USA George M. Wikoff , Comandante del #JFCP , che «prevede il lancio di schemi di collaborazione e di internato finalizzati a laureati di I e II livello del contesto universitario, che avrà l’opportunità di prendere parte a progetti organizzati dal Quartier generale NATO». Il Rettore dell’Ateneo federiciano ha dichiarato «sono convinto che questo accordo rappresenta qualcosa di veramente innovativo. […] Con 80.000 studenti ed un robusto focus su ricerca ed innovazione, staremo insieme per sostenere i fondamentali valori di libertà, pace e democrazia». IL MIR NAPOLI DENUNCIA QUESTA ENNESIMA COLLABORAZIONE “FORMATIVA” DI UN’IMPORTANTE UNIVERSITÀ, COME LA “FEDERICO II” CON UN’ALLEANZA MILITARE CHE, OGGI PIÙ CHE MAI, RAPPRESENTA UN CONCRETO PERICOLO PROPRIO PER LA LIBERTÀ, LA PACE E LA DEMOCRAZIA DEL NOSTRO PAESE. FONT: https://jfcnaples.nato.int/newsroom/news/news-archive/2026/nato-sign-educational-project-agreement.
L’Università di Catania a Sigonella: base di guerra contro l’Iran
La stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, in prima linea nel conflitto scatenato da Stati Uniti d’America e Israele contro l‘Iran e cosa sceglie di fare l’Ateneo di Catania? Visitare e omaggiare l’installazione di morte per “offrire nuove opportunità” ai propri studenti. Il 24 marzo scorso, docenti e studenti, studentesse dell’Università degli Studi di Catania hanno partecipato alla “Sigonella Middle High School College and Career Fair”, evento internazionale di “orientamento e promozione” tenutosi all’interno della grande base USA e NATO: «Un ponte diretto tra la Sicilia e il mondo: è questo il segnale forte arrivato dalla partecipazione della nostra Università”, riporta con enfasi l’Ateneo etneo. “Siamo stati tra i protagonisti della giornata, portando sotto i riflettori la nostra offerta formativa e, soprattutto, le numerose opportunità di apertura internazionale rivolte agli studenti». All’evento a Sigonella hanno partecipato anche alcune università statunitensi provenienti da Michigan, Texas, Wisconsin e Ohio: «Il nostro stand ha attirato un flusso costante di studenti”, riportano ancora i rappresentanti dell’Università di Catania. “I liceali hanno mostrato particolare curiosità per i percorsi in lingua inglese e per i programmi di mobilità internazionale, ponendo numerose domande e dimostrando un interesse concreto verso esperienze accademiche fuori dai confini nazionali». Ai docenti accompagnatori degli studenti statunitensi sono state illustrate le attività e i progetti dell’Ateneo catanese: «Si è tratta di un’importante occasione di dialogo che rafforza il ruolo della nostra Università come punto di riferimento in un contesto educativo sempre più globale», conclude l’Ateneo prossimo, forse, ad indossare la mimetica. A guidare l’inaccettabile missione all’interno dell’infrastruttura che più di altre sta sostenendo le operazioni di intelligence USA nello scacchiere di guerra mediorientale (così come quelle anti-russe nel Mar Nero), i docenti Maria Alessandra Ragusa (delegata UniCt all’Internazionalizzazione della didattica), Mattia Frasca (delegato ai progetti Erasmus) e Andrea Scapellato. Antonio Mazzeo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente