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Puntata del 07/07/2026@0
Il primo argomento della puntata è stato quello delle lotte nel distretto della moda di Prato, in particolare sulle vicende capitate ai lavoratori dell’Acca srl, ne abbiamo parlato in collegamento telefonico con Riccardo del SUDD Cobas. L’ Acca srl il 20 giugno annuncia la sua chiusura con conseguente licenziamento di 95 dipendenti, niente di nuovo per chi opera nel settore della logistica, in cui aprire e chiudere aziende, serve a mantenere un sistema di malaffare, fatto di sfruttamento dei lavoratori ed evasione fiscale. Così i lavoratori assieme al sindacato di base SUDD Cobas hanno organizzato un picchetto permanente davanti alla sede dell’azienda per mettersi di traverso a questa scelta fatta sconsiderando totalmente le prospettive di chi in quel posto ci lavorava fino a poco tempo prima. Da lì prima una rete organizzata via WeChat di imprenditori, solidali alla causa dei padroni dell’Acca e detrattori del sindacato di base, ha organizzato di fatto un assalto al presidio con la pretesa di riprendere la merce bloccata nel magazzino, tanto che è dovuta intervenire anche la celere per fermarli. Poi dopo il tavolo di trattativa conquistato il 1 luglio alla presenza di istituzioni locali e azienda, sono state le forze dell’ordine a sgomberare il presidio con la forza, di fatto prendendo le parti di un’azienda che nel frattempo è sotto processo per un’evasione fiscale pari a 71 milioni di euro. Con Riccardo siamo entrati nei dettagli di questa storia e nel racconto del partecipatissimo corteo organizzato in risposta a questa situazione di violenza costante usata contro chi cerca solo di difendere il proprio posto di lavoro. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Margherita Napoletano, coordinatrice RSU CUB all’ospedale san Raffaele di Milano, vittima di una contestazione disciplinare a seguito di posizioni decise prese nei confronti della direzione ospedaliera. La nostra ospite si è più volte esposta denunciando la grave carenza di personale e l’abuso nella gestione degli appalti. A questo si aggiunge una diffida alla CUB da parte della direzione ospedaliera che appare pretestuosa e finalizzata ad intimidire e mettere fuori gioco il sindacato conflittuale. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia  di Emiliano Gentili, redattore del  blog dei lavoratori e delegati indipendenti di Pisa e membro del centro studi politico/sindacale della CUB, su l’articolo del 02/07/2026: “Dal 1° Luglio è partito il nuovo tentativo di scippo del TFR” https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2026/07/dal-1-luglio-e-partito-il-nuovo.html Con l’aiuto di Emiliano siamo entrati nel merito della Legge di Bilancio dove il Governo è intervenuto anche per potenziare i fondi di previdenza complementare, alimentando quel meccanismo del silenzio-assenso che indirizza il Trattamento di Fine Rapporto dei neo-assunti nel settore privato verso i fondi pensione. Buon ascolto
Puntata del 07/07/2026@1
Il primo argomento della puntata è stato quello delle lotte nel distretto della moda di Prato, in particolare sulle vicende capitate ai lavoratori dell’Acca srl, ne abbiamo parlato in collegamento telefonico con Riccardo del SUDD Cobas. L’ Acca srl il 20 giugno annuncia la sua chiusura con conseguente licenziamento di 95 dipendenti, niente di nuovo per chi opera nel settore della logistica, in cui aprire e chiudere aziende, serve a mantenere un sistema di malaffare, fatto di sfruttamento dei lavoratori ed evasione fiscale. Così i lavoratori assieme al sindacato di base SUDD Cobas hanno organizzato un picchetto permanente davanti alla sede dell’azienda per mettersi di traverso a questa scelta fatta sconsiderando totalmente le prospettive di chi in quel posto ci lavorava fino a poco tempo prima. Da lì prima una rete organizzata via WeChat di imprenditori, solidali alla causa dei padroni dell’Acca e detrattori del sindacato di base, ha organizzato di fatto un assalto al presidio con la pretesa di riprendere la merce bloccata nel magazzino, tanto che è dovuta intervenire anche la celere per fermarli. Poi dopo il tavolo di trattativa conquistato il 1 luglio alla presenza di istituzioni locali e azienda, sono state le forze dell’ordine a sgomberare il presidio con la forza, di fatto prendendo le parti di un’azienda che nel frattempo è sotto processo per un’evasione fiscale pari a 71 milioni di euro. Con Riccardo siamo entrati nei dettagli di questa storia e nel racconto del partecipatissimo corteo organizzato in risposta a questa situazione di violenza costante usata contro chi cerca solo di difendere il proprio posto di lavoro. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Margherita Napoletano, coordinatrice RSU CUB all’ospedale san Raffaele di Milano, vittima di una contestazione disciplinare a seguito di posizioni decise prese nei confronti della direzione ospedaliera. La nostra ospite si è più volte esposta denunciando la grave carenza di personale e l’abuso nella gestione degli appalti. A questo si aggiunge una diffida alla CUB da parte della direzione ospedaliera che appare pretestuosa e finalizzata ad intimidire e mettere fuori gioco il sindacato conflittuale. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia  di Emiliano Gentili, redattore del  blog dei lavoratori e delegati indipendenti di Pisa e membro del centro studi politico/sindacale della CUB, su l’articolo del 02/07/2026: “Dal 1° Luglio è partito il nuovo tentativo di scippo del TFR” https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2026/07/dal-1-luglio-e-partito-il-nuovo.html Con l’aiuto di Emiliano siamo entrati nel merito della Legge di Bilancio dove il Governo è intervenuto anche per potenziare i fondi di previdenza complementare, alimentando quel meccanismo del silenzio-assenso che indirizza il Trattamento di Fine Rapporto dei neo-assunti nel settore privato verso i fondi pensione. Buon ascolto
Puntata del 07/07/2026@2
Il primo argomento della puntata è stato quello delle lotte nel distretto della moda di Prato, in particolare sulle vicende capitate ai lavoratori dell’Acca srl, ne abbiamo parlato in collegamento telefonico con Riccardo del SUDD Cobas. L’ Acca srl il 20 giugno annuncia la sua chiusura con conseguente licenziamento di 95 dipendenti, niente di nuovo per chi opera nel settore della logistica, in cui aprire e chiudere aziende, serve a mantenere un sistema di malaffare, fatto di sfruttamento dei lavoratori ed evasione fiscale. Così i lavoratori assieme al sindacato di base SUDD Cobas hanno organizzato un picchetto permanente davanti alla sede dell’azienda per mettersi di traverso a questa scelta fatta sconsiderando totalmente le prospettive di chi in quel posto ci lavorava fino a poco tempo prima. Da lì prima una rete organizzata via WeChat di imprenditori, solidali alla causa dei padroni dell’Acca e detrattori del sindacato di base, ha organizzato di fatto un assalto al presidio con la pretesa di riprendere la merce bloccata nel magazzino, tanto che è dovuta intervenire anche la celere per fermarli. Poi dopo il tavolo di trattativa conquistato il 1 luglio alla presenza di istituzioni locali e azienda, sono state le forze dell’ordine a sgomberare il presidio con la forza, di fatto prendendo le parti di un’azienda che nel frattempo è sotto processo per un’evasione fiscale pari a 71 milioni di euro. Con Riccardo siamo entrati nei dettagli di questa storia e nel racconto del partecipatissimo corteo organizzato in risposta a questa situazione di violenza costante usata contro chi cerca solo di difendere il proprio posto di lavoro. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Margherita Napoletano, coordinatrice RSU CUB all’ospedale san Raffaele di Milano, vittima di una contestazione disciplinare a seguito di posizioni decise prese nei confronti della direzione ospedaliera. La nostra ospite si è più volte esposta denunciando la grave carenza di personale e l’abuso nella gestione degli appalti. A questo si aggiunge una diffida alla CUB da parte della direzione ospedaliera che appare pretestuosa e finalizzata ad intimidire e mettere fuori gioco il sindacato conflittuale. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia  di Emiliano Gentili, redattore del  blog dei lavoratori e delegati indipendenti di Pisa e membro del centro studi politico/sindacale della CUB, su l’articolo del 02/07/2026: “Dal 1° Luglio è partito il nuovo tentativo di scippo del TFR” https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2026/07/dal-1-luglio-e-partito-il-nuovo.html Con l’aiuto di Emiliano siamo entrati nel merito della Legge di Bilancio dove il Governo è intervenuto anche per potenziare i fondi di previdenza complementare, alimentando quel meccanismo del silenzio-assenso che indirizza il Trattamento di Fine Rapporto dei neo-assunti nel settore privato verso i fondi pensione. Buon ascolto
Vertice NATO ad Ankara: rinforzo della Difesa Europea e della spesa militare
Proprio in questi giorni si sta riunendo ad Ankara il vertice NATO, pochi giorni dopo la visita del Segretario Generale della Alleanza in Germania per colloqui urgenti, nel corso dei quali è arrivato un attestato di stima per il riarmo intrapreso da Berlino. Il merito tedesco sarebbe quello di avere mantenuto gli impegni assunti con la NATO, aumentando la spesa per la Difesa, accrescendo le risorse (economiche e militari) destinate all’Ucraina e fornendo un forte impulso alla riconversione a fini militari di parte del tessuto manifatturiero nazionale. Rutte ha parlato di «un risultato straordinario» invitando le industrie della Difesa europee – e non solo – ad «aprire nuove linee di produzione, espandere le catene di approvvigionamento e fornire rapidamente ciò di cui abbiamo bisogno per la nostra sicurezza». Durante il summit in Turchia la NATO farà i conti con la necessità di un salto di qualità nella ricerca e nella produzione di sistemi d’arma tecnologicamente sempre più evoluti, nell’ottica di acquisire in maniera sinergica e collaborativa armi, veicoli e tutte le attrezzature più importanti, in maniera tale da sfruttare le economie di scala e  favorire l’integrazione tra sistemi produttivi nazionali differenti.[1] Non si parlerà, dunque, solo dell’Ucraina e dell’ammontare effettivo delle spese militari: la riunione NATO sarà assai attenta allo sviluppo del complesso industrial-militare, alla ricerca accademica a fini bellici, alla interazione tra soggetti pubblici e privati. Forti pressioni arrivano dall’industria militare turca, che recentemente ha concluso accordi con importanti aziende del settore di vari paesi, europei e non. Preoccupa invece la capacità europea di garantire un costante e crescente rifornimento bellico da qui ai prossimi anni. Sono trascorsi oltre dieci anni da quando, nel 2014, i paesi della Alleanza si impegnarono a portare al 2% del PIL la spesa per la Difesa, destinando almeno il 20% di queste somme all’acquisto di equipaggiamenti bellici e a sostegno delle attività di ricerca e sviluppo. Nel 2023, al vertice di Vilnius, fu preso un accordo per lo sviluppo di una maggiore sinergia tra aziende militari e acquisti collaborativi, nel tentativo di costituire una dotazione bellica composta da sistemi d’arma fra loro compatibili (interoperabilità). Nel vertice 2024, tenutosi negli States, l’attenzione venne focalizzata su come espandere la capacità industriale. Nel giugno del 2025, infine, i Paesi NATO si impegnarono a destinare alla Difesa il 5% del PIL.[2] La gran parte dei documenti prodotti dalla Nato in questi ultimi anni analizza i pericoli per l’Alleanza pensando che arrivino in prevalenza dalla Russia. Da qui il sostegno alla produzione di armi in alcune fabbriche ucraine e al potenziamento della spesa per la Difesa nei paesi geograficamente più vicini a Mosca: «Gli Alleati si sono impegnati a sostenere l’Ucraina e la sua base industriale della difesa, promuovendo ed espandendo al massimo la cooperazione in materia di difesa con l’industria ucraina».[3]  In generale, la percezione di un nemico esterno favorisce l’adozione dell’obiettivo strategico di incrementare la spesa militare, gli investimenti in intelligence e la stessa capacità produttiva del settore bellico. Allo stesso tempo, il tentativo in corso è quello di modificare la legislazione vigente per favorire il riarmo e la concentrazione di capitali – rivedendo, ove necessario, l’agenda delle priorità dei singoli paesi – e accelerare processi di ricerca e tempistiche di approvvigionamento, nonché  ampliare e ammodernare la produzione di armi  – anche attraverso processi di riconversione militare della manifattura. E i maggiori investimenti diretti vanno a favore degli aerei da combattimento multiruolo, degli elicotteri, dei sistemi aerei senza equipaggio e della ricerca sulle armi tecnologiche, specie per quanto riguarda l’equipaggiamento di fanteria. Dal punto di vista amministrativo si va costruendo un’infrastruttura adatta allo sviluppo di una filiera militare continentale: normative ad hoc, anche in deroga alle leggi vigenti, accordi bilaterali di cooperazione in materia di Difesa, abbattimento delle barriere commerciali, acquisti collaborativi (sia di prodotti finiti, come armi e munizioni, sia di semi-lavorati) per favorire produzioni in grande scala. La NATO, insomma, si candida a ricoprire un ruolo da «promotore di iniziative, ente normatore, organismo che definisce i requisiti, aggregatore e facilitatore dell’attuazione, al fine di espandere la capacità industriale nel settore della Difesa».[4] Del resto esiste un cronoprogramma[5] della NATO per lo sviluppo di filiere di approvvigionamento resistenti agli shock economici o “geo-politici”. Vedremo nei prossimi giorni se e come questi ambiziosi obiettivi siano stati raggiunti e quali saranno le iniziative intraprese, con i relativi effetti immediati e a medio termine sui Bilanci comunitari e nazionali. F. Giusti, E. Gentili, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- [1] Cfr. https://www.nato.int/en/what-we-do/deterrence-and-defence/natos-role-in-defence-industry-production. [2] Cfr. https://www.nato.int/en/news-and-events/articles/news/2025/02/13/nato-defence-ministers-conclude-meeting-focus-on-defence-spending-and-support-for-ukraine. [3] Cfr. https://www.nato.int/en/about-us/official-texts-and-resources/official-texts/2025/02/13/updated-defence-production-action-plan. Traduzione nostra dall’originale: « Allies also pledged to support Ukraine and its defence industrial base by fostering and expanding defence cooperation with the Ukrainian defence industry to the fullest extent, and committed to enhancing defence industrial cooperation with NATO partners». [4] https://www.nato.int/en/about-us/official-texts-and-resources/official-texts/2024/07/10/nato-industrial-capacity-expansion-pledge. Traduzione nostra dall’originale: «We will leverage the Alliance’s role as convenor, standard setter, requirements setter and aggregator, and delivery enabler to expand defence industrial capacity». [5] Cfr. https://www.nato.int/content/dam/nato/webready/documents/factsheets/240712-Factsheet-Defence-Supply-Chain-Roadmap-en.pdf. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Scuola, Università e ricerca: la militarizzazione va avanti spedita
Il mondo dell’istruzione e della ricerca si trova sempre più invischiato in progetti militari che ne influenzano l’azione pedagogica e le finalità umanistiche. Ciò avviene per tramite delle aziende del settore, che fin dalle scuole medie si inseriscono nella programmazione didattica con corsi, conferenze, progetti di alternanza (per la secondaria di II grado) o iniziative di altro genere. Una recente inchiesta della Campagna BDS Italia, che ha preso in esame 125 istituti scolastici della Capitale, ha ad esempio rilevato ben 19 casi di rapporti documentati con Leonardo Spa, evidenziando proprio come «tali collaborazioni tendano a collocarsi in ambiti particolarmente rilevanti per la progettazione curricolare e per i processi di orientamento degli studenti. Le iniziative individuate riguardano infatti prevalentemente percorsi di Formazione Scuola Lavoro (FSL, ex PCTO), attività legate alle discipline STEM, progetti di innovazione tecnologica e azioni di avvicinamento al mondo del lavoro».[1] Non mancano poi le collaborazioni con l’editoria scolastica: alcune settimane orsono, per esempio, commentavamo le due serie di trenta video-lezioni dedicate a tutti gli ordini di scuola (dalla primaria alla scuola secondaria di II grado) e tenute da attori, giornalisti ed esperti scientifici di Leonardo, preparate e diffuse dall’azienda insieme al noto cartello editoriale composto dalle case editrici del Gruppo Mondadori, Mondadori Education, Rizzoli Education e D Scuola.[2] È chiaro che «Attraverso queste attività l’azienda si presenta come protagonista dell’innovazione, della ricerca e dello sviluppo tecnologico. (…) Una classica operazione di social washing volta a ridefinire la percezione pubblica del marchio».[3] Tuttavia, non va dimenticato che il ruolo a cui sta assurgendo nei confronti dell’istruzione pubblica, assieme ad altre imprese di analoga tipologia, è anche di tipo istituzionale. Leonardo infatti partecipa «al raggruppamento che gestisce il Polo Strategico Nazionale, l’infrastruttura incaricata di ospitare e gestire una parte rilevante dei dati e dei servizi digitali della Pubblica Amministrazione»[4] e all’interno della quale si trovano anche le banche dati relative al mondo dell’istruzione. Pur senza avervi accesso diretto, l’azienda gestisce le infrastrutture informatiche in cui queste ultime sono conservate e organizzate. Per quanto riguarda le collaborazioni col mondo dell’Università e della ricerca la situazione non è migliore. Tramite un cofinanziamento della Regione e dell’Università, il Tecnopolo di Ferrara (che comprende cinque laboratori per la ricerca industriale e un Centro per l’Innovazione) sta ad esempio sviluppando tutta una serie di prodotti dual-use, ossia utilizzabili sia in ambito civile che militare: per dire, nelle ultime settimane si è concluso il progetto ALERT, che ha permesso di sviluppare trattamenti superficiali e rivestimenti da applicare su leghe metalliche per superare i limiti di fatica dei componenti aeronautici e aerospaziali (come i droni). Del resto, la vecchia Motor Valley emiliana sta diventando sempre più territorio per la riconversione bellica dell’automotive[5] e pertanto è divenuto essenziale, per i piani guerrafondai delle nostre classi dirigenti, poter disporre in loco non solo di capacità produttiva bensì anche di una forza-lavoro altamente qualificata e specializzata, che possa fare ricerca di frontiera usufruendo di infrastrutture e finanziamenti adeguati. Non per niente parliamo di una fitta rete di ricercatori (sembrerebbe almeno 1.800) e di laboratori presenti in ogni provincia della Emilia-Romagna. Fino ad oggi i progetti di ricerca con finalità militari incontravano delle limitazioni nelle possibilità di finanziamento, per via di norme e regolamenti ad hoc, ma l’allentamento dei vincoli per il Programma Horizon dell’Unione Europea e le maggiori quantità di capitale mobilitate per la Difesa (si pensi solo alla deroga al Patto di Stabilità per le spese militari, o ai fondi del Programma Safe) lasciano presagire un proliferare sempre più serrato di ricerche belliche negli Atenei. Unica nota positiva: «nel 2025 la quota di finanziamenti europei assegnata a progetti di ricerca congiunti con le università israeliane è calata del 35% rispetto al 2024».[6] Emiliano Gentili, Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università [1] G. Coeli – BDS Roma, La scuola di Leonardo, 2026, p. 11. [2] E. Gentili, F. Giusti, Leonardo prosegue la penetrazione nella scuola pubblica con Mondadori, Rizzoli e Deascuola, 2 Giugno 2026, https://osservatorionomilscuola.com/2026/06/02/leonardo-mondadori-libri-testo/. [3] Redazione Kritica, Leonardo e l’industria militare dentro 19 scuole di Roma. Il dossier di BDS, 23 Giugno 2026, https://kritica.it/fonti-primarie/leonardo-e-lindustria-militare-dentro-19-scuole-di-roma-il-dossier-di-bds/. [4] Ibidem. [5] Cfr. E. Gentili, F. Giusti, Droni militari Made in Italy: MGI Italia e gli affari di guerra, 18 Giugno 2026, https://osservatorionomilscuola.com/2026/06/18/droni-militari-made-italy-mgi-italia-affari-guerra/. [6] A. Capocci, Studio sui droni dell’ateneo di Tel Aviv. Lo ha finanziato l’Unione europea, «il manifesto», 24 Giugno 2026, https://ilmanifesto.it/studio-sui-droni-dellateneo-di-tel-aviv-lo-ha-finanziato-lunione-europea. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Droni militari Made in Italy: MGI Italia e gli affari di guerra
Continua la scalata italiana al mercato dei droni militari. Il 4 giugno scorso, infatti, è nata a Modena MGI Italia, joint-venture fra la MGI Engineering Ltd, azienda britannica di ingegneria specializzata nei settori aerospaziale, della difesa e automobilistico, e la Vigilar Group Spa, italiana e attiva nella sicurezza e nell’intelligence. La sede scelta verrà aperta nel cuore della cosiddetta Motor Valley, il distretto motoristico italiano celebre per le grandi case automobilistiche e motociclistiche, e non è certo un caso: come spiegavamo mesi orsono in un altro intervento,[1] per affinità produttive e ragioni legate all’andamento del mercato le aziende dell’automotive si prestano facilmente alla riconversione in aziende militari, specie nel caso della produzione dei droni. Considerando che la produzione attesa per MGI Italia è di «circa 200 pezzi al mese di prodotto» (per un valore di circa mezzo milione di € a pezzo), come dichiarato dall’AD di MGI Engineering, Mike Gascoyne, è probabile che una volta superata la fase iniziale dell’investimento si pensi a una partnership con le vicine aziende automobilistiche. Lo stesso AD, infatti, in un’intervista a il Sole 24 Ore ha dichiarato: «ci sarà anche l’opportunità di sviluppare un indotto con le industrie che già operano nel distretto di Modena».[2] Probabilmente, dunque, per la fornitura della componentistica meno tecnologica MGI Italia si affiderà ad altre aziende motoristiche dell’Emilia, che dovranno così riconvertire parzialmente la produzione a fini militari, mentre la progettazione e l’installazione delle componenti più tecnologiche rimarranno probabilmente appannaggio dell’azienda. Il tentativo è perciò quello di sfruttare la capacità produttiva delle case automobilistiche per commercializzare le produzioni di tipo militare, potendo così accorciare i cicli temporali della ricerca e dello sviluppo delle innovazioni belliche e, al contempo, aumentare la produzione. L’iniziativa di MGI si inserisce, così, nell’ambito del processo di riconversione dell’automotive, innescato in Italia come a livello internazionale e che vede coinvolte case italiane come Berco e Stellantis, quanto grandi aziende estere come Volkswagen, General Motors, Ford e via dicendo. Il nostro Governo, ricordiamo, nell’ultima Finanziaria ha anche inserito un comma per facilitare la riconversione industriale a fini militari.[3] Riguardo l’impiego dei droni prodotti da MGI Italia non vi sono al momento molte informazioni. Saranno probabili forniture alle Forze Armate nazionali, ma l’AD Gascoyne ha dichiarato che una parte della produzione potrà essere destinata all’Ucraina: «il supporto di cui gode l’Ucraina sia da parte dell’Italia e del Regno Unito costituirà sicuramente un ambito nel quale potremo cooperare».[4] Continueremo a seguire. E. Gentili, F. Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università [1] Cfr. E. Gentili, F. Giusti, Dalle auto alle armi: l’industria si prepara alla guerra, 27 Aprile 2026, https://diogenenotizie.com/dalle-auto-alle-armi-lindustria-si-prepara-alla-guerra/. [2] A. Carli, Nasce Mgi Italia: joint venture italo-britannica per droni ad alta tecnologia nella Motor Valley, 5 Giugno 2026, https://www.ilsole24ore.com/art/droni-nasce-mgi-joint-venture-uk-e-italia-AIkXskSD. [3] Cfr. L. 199/2025, art. 1, c. 280. [4] A. Carli, op. cit. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Leonardo prosegue la penetrazione nella scuola pubblica con Mondadori, Rizzoli e Deascuola
Mesi orsono scrivevamo, fortemente preoccupati, a proposito di un’iniziativa organizzata da Leonardo – la nota azienda produttrice di armi – per gli studenti del Liceo Scientifico Newton, dell’I.T.I.S. G. Galilei, del Liceo Digitale Matteucci e dell’Istituto De Merode di Roma. La giornata aveva visto la partecipazione del Ministro Roccella, di Isabella Rauti (Sottosegretario alla Difesa), dell’On. Schifone, dell’AD di Leonardo Cingolani (ora, ex-AD) e del famoso divulgatore scientifico Alberto Angela ed era orientata a far comprendere ai giovani astanti l’importanza dello studio delle materie STEM a scuola.1 A nostro avviso, però, si trattava di una passerella volta a far introiettare nelle giovani menti lì presenti la possibilità e il “valore” di una carriera interna al settore industrial-militare: un’operazione di restyling, attraverso cui Leonardo tentava di “normalizzare” e magnificare il ruolo dell’industria bellica nella società, nel tentativo di farla apparire come volano di occupazione – e di un’occupazione di qualità e ben remunerata. Ebbene, apprendiamo con sconcerto che Leonardo ETS (Ente del Terzo Settore), assieme a HUB Scuola, la piattaforma per la didattica delle case editrici del Gruppo Mondadori, Mondadori Education, Rizzoli Education e D Scuola hanno siglato l’avvio di una collaborazione stabile nell’intento – a loro dire – «di stimolare negli studenti curiosità e sviluppare competenze fondamentali per affrontare le sfide del futuro».2 Il progetto comprenderà due serie di trenta video-lezioni online ciascuna, dedicate a tutti gli ordini di scuola (dalla primaria alla scuola secondaria di secondo grado) e tenute da attori, giornalisti ed esperti scientifici di Leonardo. Si tratta di un progetto che trova adeguata “copertura” istituzionale, essendo ricompresa nell’ambito delle iniziative prefigurate dalla legislazione italiana3 e dal PNRR;4 pertanto riteniamo di fondamentale importanza proseguire nel monitoraggio di quella che, a tutti gli effetti, non si configura come un’idea estemporanea e destinata a esaurirsi nel corso del prossimo anno scolastico, bensì come un primo passo per la penetrazione del complesso industrial-militare nell’istruzione pubblica. Ci attendiamo altresì la configurazione di nuovi percorsi di “eccellenza”, di stampo marcatamente meritocratico, che vadano in direzione di una sempre maggior differenziazione dell’offerta didattica di tutti gli ordini di scuola, al fine di creare poli didattici speciali per gli studenti più performanti – sul modello delle Università statunitensi – in cui le aziende, e in particolare quelle belliche, abbiano un ruolo centrale nella formazione dei ragazzi. L’ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si unisce alla denuncia di Scuola per la Palestina. Come lamentava Mario Draghi nel proprio, famigerato Rapporto, infatti, a differenza che nell’Unione Europea, negli USA «le risorse finanziarie sono altamente concentrate in alcune Università di ricerca di alto livello, che hanno la chiara missione di rimanere all’avanguardia nelle classifiche mondiali, con conseguente produzione di ricerca di grande impatto».5 Non vorremmo che i piani del Legislatore, già di per sé deprecabili e irrispettosi della grande tradizione umanistica dell’istruzione europea, fossero principalmente orientati al «rimanere all’avanguardia» della ricerca militare. Emiliano Gentili e Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Note 1. Science, Technology, Engineering and Mathematics ︎ 2. Gruppo Mondadori, Comunicato stampa: HUB Scuola e Fondazione Leonardo ETS insieme per diffondere la cultura STEM nelle scuole italiane, 6 Ottobre 2025, https://www.gruppomondadori.it/media/news-comunicati-stampa-e-social/2025/hub-scuola-e-fondazione-leonardo-ets-insieme-per-diffondere-la-cultura-stem-nelle-scuole-italiane. ︎ 3. Cfr. L. 197/2022, art. 1, cc. 552 e 553. ︎ 4. Missione 4, Componente 1, Investimento 3.1. Ma anche gli Investimenti numeri 1.4, 1.5 e 2.1. ︎ 5. M. Draghi, The future of European competitiveness, Part B: In-depth analysis and recommendations, pp. 247-248. ︎ -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
La “Repubblica tecnologica” di Palantir: per una nuova società distopica, sempre in mano ai capitalisti
La “Repubblica Tecnologica” è il titolo di un documento strategico della Big Tech Palantir, pubblicato su X poche settimane orsono1, il cui fine è quello di sdoganare definitivamente l’idea che la società tecnologica sia edificabile soprattutto a partire dal settore militare. La narrazione, dal punto di vista economico, segue più o meno il copione canonico dei capitalisti contemporanei: la visione di una nuova era tecnologica che impone la padronanza e l’utilizzo massivo delle strumentazioni e tecnologie di ultima generazione, da cui dipenderà anche la crescita del paese. L’idea di fondo è semplice: dopo anni di processi innovativi che hanno rivoluzionato l’industria e la tecnologia, anche la Silicon Valley deve onorare un debito morale verso gli USA e da qui scaturisce quello che Palantir definisce «l’obbligo di partecipare alla difesa della nazione». Obbligo che l’azienda estenderebbe, esplicitamente, all’intera popolazione. «La Silicon Valley deve svolgere un ruolo nell’affrontare la criminalità violenta. Molti politici negli Stati Uniti hanno sostanzialmente scrollato le spalle di fronte alla criminalità violenta, abbandonando qualsiasi serio tentativo di affrontare il problema o assumendosi qualsiasi rischio con i propri elettori o finanziatori nel proporre soluzioni e sperimentare in quello che dovrebbe essere un disperato tentativo di salvare vite umane». Si tratta, dunque, dell’idea che i monopoli capitalistici debbano estendere il proprio controllo sulla popolazione al di là dei poteri dello Stato, e indipendentemente da questo. In quest’ottica vanno letti i molteplici accordi che Palantir sta stringendo con le grandi aziende del settore militare, non ultimo quello con Anduril2. Questo accordo consentirà di sfruttare le tecnologie di Palantir per strutturare, etichettare e preparare i dati della difesa per l’implementazione dei sistemi di sicurezza nazionale, che sono votati non solo al monitoraggio delle minacce estere ma anche alla sorveglianza della popolazione statunitense. Nel documento di Palantir, infatti, si descrive un paese (gli USA) perennemente sotto minaccia a cui compete l’obbligo del riarmo e la efficacia di ogni tempestiva e puntuale operazione militare. Tutto quel che vada a rafforzare la supremazia tecnologica e militare USA è benvenuto in nome della sicurezza nazionale e non sono ammesse critiche o titubanze di sorta.  L’idea della nazione, e quindi del sorgere di una ideologia nazionalista nuova, trova corpo nell’efficienza dell’apparato tecnologico e militare, ragion per cui ciascun cittadino dovrà fare la propria parte affinché la guerra non sia demandata solo ai militari professionisti: «il servizio nazionale sia un dovere universale». Viene perciò prefigurata una società distopica nella quale saranno centrali il settore militare e quello tecnologico, e in cui ogni richiesta delle forze armate dovrà essere esaudita, diventando immediatamente un obiettivo di rilevanza strategica attorno al quale lavorare con adeguate risorse e strumenti – sia economici che politici e legislativi. Nel documento ci sono poi altri aspetti interessanti. Ricorderemo, ad esempio, la richiesta della destra statunitense di accrescere lo stipendio dei militari accordando loro anche forme di sanità e di welfare agevolate e ampliate rispetto ai comuni mortali… ebbene, questi principi li ritroviamo pienamente in Palantir, che pensa a una nuova centralità del pubblico – dove per “pubblico” si intenda non solo la tradizionale macchina militare ma anche la subordinazione a questa dei servizi civili ad essa piegati. Non si tratta, dunque, di un segnale di rinnovato statalismo, quanto piuttosto di un composito processo di militarizzazione della società. Complessivamente il messaggio lanciato da Palantir è tanto semplicistico da apparire rozzo: basta con messaggi complicati e con il politically correct. E basta pure con la tolleranza e l’accoglienza. La società da costruire ricorda un fortino assalito da nemici e da difendere ad ogni costo, per andare a costruire una nuova società nella quale l’IA e gli apparati militari dovranno farla da padrona. La “vecchia America” del New Deal è morta e sepolta e gli USA sarebbero addirittura in credito con il mondo per avere promosso una lunga era di pace – o, come è stata definita, «una pace straordinariamente lunga». Lo stesso riarmo di Germania e Giappone sarebbe stato ostacolato dal disarmo imposto all’indomani della Seconda guerra mondiale, durato troppo a lungo, che avrebbe leso gli interessi statunitensi e della stessa Europa. Non manca, infine, la mera esaltazione di Musk, visto come una sorta di cavaliere della nuova era nato per «contrastare la diffusa intolleranza verso la fede religiosa in certi ambienti. L’intolleranza dell’élite verso la fede religiosa è forse uno dei segnali più eloquenti del fatto che il suo progetto politico costituisca un movimento intellettuale meno aperto di quanto molti al suo interno vorrebbero far credere». Il manifesto di Palantir dichiara inoltre la necessità di un cambiamento radicale della stessa cultura sociale, con la democrazia e il pluralismo visti come un lusso del tutto inutile: «Dobbiamo resistere alla superficiale tentazione di un pluralismo vuoto e privo di sostanza. Noi, in America e più in generale in Occidente, negli ultimi cinquant’anni abbiamo resistito alla definizione di culture nazionali in nome dell’inclusività. Ma inclusione in cosa?». Sarà… ma è in nome dell’inclusività che Palantir, da ben tre anni, non versa un dollaro al fisco?3 Questa prefigurata tecnocrazia industrial-militare, dunque, rappresenta un’autentica minaccia alla libertà individuale e alla democrazia rappresentativa. Il fatto che una multinazionale possa esprimerla con un post sui social adatto al grande pubblico è un preoccupante indice delle capacità egemoniche di questa ideologia. Per ulteriori approfondimenti: https://grad-news.blogspot.com/2026/05/caffe-e-cornetto-il-manifesto-di.html Federico Giusti, Emiliano Gentili, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università 1 Cfr. R. Agrawi, «Palantir» e l’alleanza tra capitale monopolistico ed estrema destra, 1 maggio 2026, https://contropiano.org/interventi/2026/05/01/palantir-e-lalleanza-tra-capitale-monopolistico-ed-estrema-destra-0194557. 2 Cfr. Reuters, Palantir, Anduril sign partnership for AI training in defense, 6th December 2024, https://www.reuters.com/technology/artificial-intelligence/palantir-anduril-sign-partnership-ai-training-defense-2024-12-06/. 3 Cfr. A. Cesana, Sono le tasse il vero “Anticristo” di Palantir, che non versa un dollaro al fisco da tre anni, 18 marzo 2026, https://altreconomia.it/sono-le-tasse-il-vero-anticristo-di-palantir-che-non-versa-un-dollaro-al-fisco-da-tre-anni/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NL18326ANS. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Piano inclinato verso le guerre permanenti
di Mario Sommella (*) L’ECONOMIA DELLA GUERRA: COME IL RIARMO STA RISCRIVENDO LA DEMOCRAZIA E APRENDO LA STRADA AL NUOVO AUTORITARISMO C’è un numero che dovrebbe gelare il sangue nelle vene di chiunque abbia a cuore la democrazia, la pace e la giustizia sociale: 2.887 miliardi di dollari. È la cifra record della spesa militare globale nel 2025, certificata dal Stockholm
Big Tech, Palantir e Fisco: le contraddizioni della tassazione in Italia
La riduzione delle aliquote fiscali è sempre una scelta politica e deriva dall’idea che modifiche alla leva fiscale possano migliorare l’andamento dell’economia. In piccolo – si fa per dire – avviene lo stesso con i salari: la convinzione che il loro potere d’acquisto possa riprendersi con la sforbiciata alle tasse sul lavoro accomuna tutti i governi. Invero, secondo un recente studio della Banca d’Italia[1] le politiche di defiscalizzazione provocherebbero l’indebitamento di crescenti quote della popolazione meno abbiente – nonché, per inciso, della Pubblica amministrazione – e un deciso peggioramento delle condizioni di vita per chi vive di reddito da lavoro. Nel frattempo, nel nostro Paese è in vigore una tassazione ridotta per i detentori dei grandi capitali finanziari e degli extraprofitti di aziende energetiche, tra cui anche Big Tech – tanto per citare alcune categorie ben note. Secondo alcuni analisti, aumentare il carico fiscale sulle grandi aziende potrebbe alleggerire il fisco che grava sui lavoratori e sulle lavoratrici. In fondo, non siamo dinanzi a una proposta rivoluzionaria, e non per caso si tratta di un’idea particolarmente in voga nella sinistra radicale d’ispirazione socialista (si pensi ad esempio a Piketty): tassare adeguatamente i grandi capitali per contenere la presa fiscale su famiglie e ceto medio, pensando così di poter ridurre le crescenti disuguaglianze – soprattutto ora che l’impennata dei prezzi energetici causata dalla ennesima guerra di USA e Israele rischia di arrestare la pur debole crescita delle economie europee. Ma forse chi pensa di fronteggiare aumenti di spesa per gas, luce, benzina o diesel con le tasse sugli extraprofitti[2] non ha il coraggio di avanzare una proposta sul sistema fiscale maggiormente incisiva: introdurre un adeguato numero di aliquote fiscali fortemente progressive e cancellare immediatamente almeno parte degli sgravi fiscali sul lavoro, la cui finalità è soltanto quella di far pagare lo Stato al posto delle aziende parte del costo del lavoro, indebolire il primo livello di contrattazione e favorire, attraverso la contrattazione di secondo livello, il sistema delle deroghe al massimo ribasso (abbattendo il potere contrattuale dei lavoratori e il valore dei loro salari). Le risorse sottratte, oggi, al welfare, per mancato finanziamento dello stesso, presto si trasformeranno in privatizzazioni di servizi fino ad oggi pubblici – non prima di avere convinto la popolazione, con un fattivo disinvestimento, che tutto sommato il privato resta una soluzione migliore del pubblico. Dovremmo avere il coraggio di presentare il conto ai governanti di turno: i soldi che paghiamo sotto forma di tasse ingrassano gli ingranaggi della guerra e dei privilegi per pochi quando, un tempo, erano maggiormente indirizzati ai servizi sociali. L’OCSE intanto offre il proprio beneplacito all’accordo side-by-side che esonera le multinazionali USA dalla tassa minima globale del 15%. In questo caso arrendevole e subalterna è stata, ancora una volta, la posizione della UE, che non ha imposto nemmeno una tassa sulle grandi piattaforme digitali. E qui arriviamo alla denuncia di Altraeconomia[3] sulle tasse non versate da Palantir, la società di analisi dati legata a Israele e guidata da Thiel. Costui non è soltanto uno degli uomini più ricchi e influenti del mondo: è l’inventore di Pay Pal ed è legato a Musk, alla estrema destra. Si tratta di un grande sostenitore di Trump, nonché mentore del suo vice. Da ben tre anni Palantir non starebbe versando un solo dollaro al fisco, pur avendo incrementato il suo giro d’affari.[4] Se solo fosse stata istituita un’aliquota del 21%, pensate, Palantir avrebbe dovuto versare 330 milioni di dollari. Il ragionamento alla fine è molto semplice: le grandi multinazionali, in particolare quelle delle armi, ottengono regimi fiscali favorevoli. Questa situazione favorisce la speculazione finanziaria e, di conseguenza, l’arricchimento degli azionisti. Nel contempo, il formantesi complesso industrial-militare e finanziario diventa un megafono quotidiano a favore del Governo e della sua ideologia militarista. Per ripagare il sostegno delle grandi multinazionali USA a Trump, ad esempio, l’amministrazione repubblicana ha varato una riforma fiscale che prevede forti agevolazioni per le grandi multinazionali e che è stata definita “One big beautiful bill”. Approvata nell’estate del 2025, questa in sostanza rende permanenti i tagli fiscali, aumenta la spesa per la sicurezza dei confini e quella per la difesa, ma nel mentre taglia le risorse destinate a istruzione e sanità, ridimensiona fortemente MedicAid e riduce perfino i sussidi alimentari. A beneficiare di queste norme troviamo anche Palantir – la cui attiva partecipazione nelle guerre di Israele, tra l’altro, è ormai acclarata. Ed è di questi giorni la notizia[5] che le società di software entreranno nel progetto di espandere una rete di sistemi di guerra costruita per intercettare tutte le tipologie di missili (balistici, da crociera e ipersonici). Tra le centinaia di aziende in competizione per entrare in questo mega investimento, che coinvolgeràtutti i vari giganti nel settore del Riarmo – ossia Lockheed Martin Corp (LMT), RTX Corp (RTX) e Northrop Grumman Corp (NOC) –, Palantir gode del sostegno dichiarato del Pentagono. Inoltre collabora attivamente con la SpaceX di Elon Musk. Come ogni altro investimento in campo militare, il sostegno a Palantir rischia di ignorare perfino le normative in materia di appalti, spingendo verso affidamenti diretti.[6]  È la consacrazione di quel capitalismo della sorveglianza che, unito ai processi di militarizzazione, ci introduce in un futuro prossimo dispotico e genocida. F. Giusti, E. Gentili, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- [1] Cfr. https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/ricchezza-settori-istituzionali/2026-ricchezza-settori-istituzionali/statistiche_RSI_28012026_IT.pdf. [2] In Italia, nel 2022 il governo Draghi aveva provato a introdurre una tassa sugli extraprofitti ma senza produrre il gettito sperato – proprio per gli eccessivi equilibrismi che avevano guidato l’intento. [3] https://altreconomia.it/sono-le-tasse-il-vero-anticristo-di-palantir-che-non-versa-un-dollaro-al-fisco-da-tre-anni/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NL18326ANS. [4] Secondo Fortune, l’azienda ha oltrepassato la soglia dei 400 miliardi di Dollari di capitalizzazione. [5] https://it.benzinga.com/news/usa/stocks/palantir-anduril-golden-dome-trump-scudo-missilistico/ [6] https://www.ilmessaggero.it/politica/palantir_offre_software_italia_stop_governo_serve_gara-9430190.html Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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