Big Tech, Palantir e Fisco: le contraddizioni della tassazione in Italia
La riduzione delle aliquote fiscali è sempre una scelta politica e deriva
dall’idea che modifiche alla leva fiscale possano migliorare l’andamento
dell’economia. In piccolo – si fa per dire – avviene lo stesso con i salari: la
convinzione che il loro potere d’acquisto possa riprendersi con la sforbiciata
alle tasse sul lavoro accomuna tutti i governi. Invero, secondo un recente
studio della Banca d’Italia[1] le politiche di defiscalizzazione provocherebbero
l’indebitamento di crescenti quote della popolazione meno abbiente – nonché, per
inciso, della Pubblica amministrazione – e un deciso peggioramento delle
condizioni di vita per chi vive di reddito da lavoro.
Nel frattempo, nel nostro Paese è in vigore una tassazione ridotta per i
detentori dei grandi capitali finanziari e degli extraprofitti di aziende
energetiche, tra cui anche Big Tech – tanto per citare alcune categorie ben
note. Secondo alcuni analisti, aumentare il carico fiscale sulle grandi aziende
potrebbe alleggerire il fisco che grava sui lavoratori e sulle lavoratrici.
In fondo, non siamo dinanzi a una proposta rivoluzionaria, e non per caso si
tratta di un’idea particolarmente in voga nella sinistra radicale d’ispirazione
socialista (si pensi ad esempio a Piketty): tassare adeguatamente i grandi
capitali per contenere la presa fiscale su famiglie e ceto medio, pensando così
di poter ridurre le crescenti disuguaglianze – soprattutto ora che l’impennata
dei prezzi energetici causata dalla ennesima guerra di USA e Israele rischia di
arrestare la pur debole crescita delle economie europee.
Ma forse chi pensa di fronteggiare aumenti di spesa per gas, luce, benzina o
diesel con le tasse sugli extraprofitti[2] non ha il coraggio di avanzare una
proposta sul sistema fiscale maggiormente incisiva: introdurre un adeguato
numero di aliquote fiscali fortemente progressive e cancellare immediatamente
almeno parte degli sgravi fiscali sul lavoro, la cui finalità è soltanto quella
di far pagare lo Stato al posto delle aziende parte del costo del lavoro,
indebolire il primo livello di contrattazione e favorire, attraverso la
contrattazione di secondo livello, il sistema delle deroghe al massimo ribasso
(abbattendo il potere contrattuale dei lavoratori e il valore dei loro salari).
Le risorse sottratte, oggi, al welfare, per mancato finanziamento dello stesso,
presto si trasformeranno in privatizzazioni di servizi fino ad oggi pubblici –
non prima di avere convinto la popolazione, con un fattivo disinvestimento, che
tutto sommato il privato resta una soluzione migliore del pubblico. Dovremmo
avere il coraggio di presentare il conto ai governanti di turno: i soldi che
paghiamo sotto forma di tasse ingrassano gli ingranaggi della guerra e dei
privilegi per pochi quando, un tempo, erano maggiormente indirizzati ai servizi
sociali.
L’OCSE intanto offre il proprio beneplacito all’accordo side-by-side che esonera
le multinazionali USA dalla tassa minima globale del 15%. In questo caso
arrendevole e subalterna è stata, ancora una volta, la posizione della UE, che
non ha imposto nemmeno una tassa sulle grandi piattaforme digitali.
E qui arriviamo alla denuncia di Altraeconomia[3] sulle tasse non versate da
Palantir, la società di analisi dati legata a Israele e guidata da Thiel. Costui
non è soltanto uno degli uomini più ricchi e influenti del mondo: è l’inventore
di Pay Pal ed è legato a Musk, alla estrema destra. Si tratta di un grande
sostenitore di Trump, nonché mentore del suo vice.
Da ben tre anni Palantir non starebbe versando un solo dollaro al fisco, pur
avendo incrementato il suo giro d’affari.[4] Se solo fosse stata istituita
un’aliquota del 21%, pensate, Palantir avrebbe dovuto versare 330 milioni di
dollari.
Il ragionamento alla fine è molto semplice: le grandi multinazionali, in
particolare quelle delle armi, ottengono regimi fiscali favorevoli. Questa
situazione favorisce la speculazione finanziaria e, di conseguenza,
l’arricchimento degli azionisti. Nel contempo, il formantesi complesso
industrial-militare e finanziario diventa un megafono quotidiano a favore del
Governo e della sua ideologia militarista.
Per ripagare il sostegno delle grandi multinazionali USA a Trump, ad esempio,
l’amministrazione repubblicana ha varato una riforma fiscale che prevede forti
agevolazioni per le grandi multinazionali e che è stata definita “One big
beautiful bill”. Approvata nell’estate del 2025, questa in sostanza rende
permanenti i tagli fiscali, aumenta la spesa per la sicurezza dei confini e
quella per la difesa, ma nel mentre taglia le risorse destinate a istruzione e
sanità, ridimensiona fortemente MedicAid e riduce perfino i sussidi alimentari.
A beneficiare di queste norme troviamo anche Palantir – la cui attiva
partecipazione nelle guerre di Israele, tra l’altro, è ormai acclarata. Ed è di
questi giorni la notizia[5] che le società di software entreranno nel progetto
di espandere una rete di sistemi di guerra costruita per intercettare tutte le
tipologie di missili (balistici, da crociera e ipersonici).
Tra le centinaia di aziende in competizione per entrare in questo mega
investimento, che coinvolgeràtutti i vari giganti nel settore del Riarmo – ossia
Lockheed Martin Corp (LMT), RTX Corp (RTX) e Northrop Grumman Corp (NOC) –,
Palantir gode del sostegno dichiarato del Pentagono. Inoltre collabora
attivamente con la SpaceX di Elon Musk.
Come ogni altro investimento in campo militare, il sostegno a Palantir rischia
di ignorare perfino le normative in materia di appalti, spingendo verso
affidamenti diretti.[6] È la consacrazione di quel capitalismo della
sorveglianza che, unito ai processi di militarizzazione, ci introduce in un
futuro prossimo dispotico e genocida.
F. Giusti, E. Gentili, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e
delle università
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[1] Cfr.
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/ricchezza-settori-istituzionali/2026-ricchezza-settori-istituzionali/statistiche_RSI_28012026_IT.pdf.
[2] In Italia, nel 2022 il governo Draghi aveva provato a introdurre una tassa
sugli extraprofitti ma senza produrre il gettito sperato – proprio per gli
eccessivi equilibrismi che avevano guidato l’intento.
[3]
https://altreconomia.it/sono-le-tasse-il-vero-anticristo-di-palantir-che-non-versa-un-dollaro-al-fisco-da-tre-anni/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NL18326ANS.
[4] Secondo Fortune, l’azienda ha oltrepassato la soglia dei 400 miliardi di
Dollari di capitalizzazione.
[5]
https://it.benzinga.com/news/usa/stocks/palantir-anduril-golden-dome-trump-scudo-missilistico/
[6]
https://www.ilmessaggero.it/politica/palantir_offre_software_italia_stop_governo_serve_gara-9430190.html
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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