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[Atene, Grecia]: Nuclei di Azione Diretta – Rivendicazione dell’attacco incendiario contro l’OPEKEPE
> Da Indymedia Atene, 22.05.26 I Nuclei di Azione Diretta rivendicano l’attacco incendiario all’edificio dell’OPEKEPE* in via Domokou. Il nucleo che ha eseguito l’attacco si è mosso in una zona piuttosto sorvegliata e ha agito in un edificio protetto da una pattuglia della polizia, eppure il piano è stato portato a termine con successo. L’attacco è dedicato a chi soffoca nella tetra situazione del Paese, a chi è oppresso dall’ansia di arrivare a fine mese, a chi sogna lampi di vendetta contro la barbarie di una quotidianità ingiusta e sorride al pensiero di un atto di resistenza politica. Ma soprattutto a coloro che, con le loro azioni, cercano di plasmare il grande mosaico della resistenza radicale al capitalismo e ai rapporti che esso riproduce nel corpo sociale. A coloro che, con o senza motivo, attaccano le strutture e il potenziale umano del nemico. Faro e guida di tutti i nostri attacchi è e sarà sempre il combattente armato Kyriakos Xymitiris. Chiediamo ancora una volta a chi lotta di organizzare subito la resistenza contro il totalitarismo moderno. Di utilizzare lo strumento dell’azione diretta contro le strutture del sistema che ci opprime e passare all’attacco. Che l’esempio di altruismo di Kyriakos sia per tutti noi una fonte di energia per combattere la battaglia per la sopravvivenza contro la tirannia del cappio economico e la mannaia dell’assimilazione e dell’indifferenza. Del resto, in questi giorni bui che stiamo vivendo, la vittoria consiste semplicemente nel rimanere umani. La vittoria consiste semplicemente nel lottare per la libertà. Questa volta non abbiamo scelto come obiettivo uno dei tanti rappresentanti del sistema. Abbiamo colpito questo organismo specifico perché riteniamo che racchiuda in sé tutto il marciume contro cui lottiamo in ogni aspetto della nostra vita. Ma è anche un modo per attaccare simbolicamente uno dei tanti pilastri del regime di Mitsotakis che ha devastato la scena politica nazionale negli ultimi sette anni. Per evitare equivoci, precisiamo che la definizione di “regime” che attribuiamo al governo di Nea Democratia degli ultimi anni tiene conto dei limiti esistenti in un sistema politico democratico-borghese di uno Stato membro dell’Unione Europea, come la Grecia. Tuttavia, la concentrazione di un grande potere politico ai vertici del governo, il controllo dei media, l’assegnazione diretta di incarichi a persone di fiducia e amici, l’aumento della repressione e la limitazione dei diritti democratici fondamentali, il controllo delle carceri da parte della polizia, il controllo assoluto della giustizia civile e il modo generale di esercitare il potere, insieme alle forti somiglianze con altri politici che la pensano allo stesso modo (come Orbán in Ungheria), ci portano a ritenere che, al di là di un governo formale che opera nell’ambito del sistema capitalistico, nel nostro Paese ci siano segni di degenerazione verso un regime completamente corrotto, rigido e repressivo, pur rimanendo nel contesto occidentale. Ma come funziona questo regime e quali sono i suoi pilastri? Una delle prime mosse di Nea Democratia, appena un mese dopo la sua vittoria alle elezioni nell’agosto del 2019, è stata l’approvazione della legge 4622 sul cosiddetto “Stato Esecutivo”. Questa legge, tra le altre cose, ha istituito la cosiddetta Presidenza del Governo, che risponde direttamente al primo ministro. Si tratta di un organismo extra-istituzionale che opera al di sopra di tutti e che, oltre ad accontentare centinaia di funzionari di nomina conservatrice, concentra un grande potere nelle mani del primo ministro e del suo gruppo (le cosiddette segreterie di governo). Con lo stesso atto legislativo, l’EYP, l’ERT** e l’Agenzia di stampa Atene-Macedonia sono passati sotto il controllo della Presidenza del Governo, ovvero del primo ministro. Come è facile intuire, questa legge e la struttura di esercizio del potere statale che ha creato hanno concentrato un’enorme potenza politica nelle mani di pochi, svolgendo un ruolo catalizzatore nel funzionamento del regime descritto sopra. I segretariati istituiti costituiscono i pilastri di questo sistema. Un esempio emblematico è il controllo dell’EYP e di altri meccanismi parastatali che toccano anche la criminalità organizzata, esercitato tramite il nipote del primo ministro, Grigoris Dimitriadis. Dimitriadis ha ricoperto la carica di Segretario Generale del Primo Ministro per i primi tre anni. Era, cioè, a capo di tutte le segreterie che abbiamo descritto come pilastri dello Stato Esecutivo. Le intercettazioni illegali di esponenti istituzionali del Paese, giornalisti o nemici del regime a scopo di ricatto, il controllo di circuiti illegali, gli appalti diretti di opere pubbliche di piccola o grande entità a specifiche società che sono in buoni rapporti con i vertici del governo (come la GEK TERNA del testimone di nozze di Gerapetritis), l’influenza sulla “giustizia”, l’“acquisizione” di gran parte dei media tradizionali tramite la lista di Petsas e la creazione di meccanismi parastatali con denaro pubblico come Ομάδα Αλήθειας*** [Squadra della Verità] hanno un unico e comune obiettivo. Il controllo assoluto della vita politica ed economica del Paese. La sua trasformazione in un feudo per pochi eletti. La repressione ha un ruolo fondamentale per il consolidamento di queste formazioni. La repressione, infatti, può essere un fattore fondamentale per il consolidamento di ogni potere politico, ma in un sistema in cui la politica praticata ha una visione autoritaria, essa occupa una posizione centrale nel suo nucleo. Possiamo avere un ministro che ha fallito completamente nel garantire la presunta “sicurezza” dei cittadini, con un aumento della “criminalità” interna, dei “contratti di morte”, dei morti per violenza tra tifosi, dei decessi in carcere, della “criminalità” minorile, del consumo di droga, e così via; eppure, rimane al suo posto come “uomo di successo”, perché svolge fedelmente il suo ruolo di ingranaggio fondamentale nella protezione del regime. L’unica cosa che interessa a qualsiasi governo capitalista, e tanto più a Nea Democratia con la sua concezione autoritaria del potere, è blindare il sistema da qualsiasi minaccia. In questo contesto si inseriscono il divieto di manifestazioni, l’occupazione militare di zone del centro di Atene da parte della polizia, la repressione nelle università, i numerosi posti di blocco quotidiani nelle strade delle grandi città, gli omicidi dei rom, il nuovo codice penale, i cimiteri di rifugiati alle frontiere e i campi di concentramento per immigrati, e l’elenco non finisce qui. In poche parole, il dogma “Legge e Ordine” del regime non ha nulla a che vedere con la “sicurezza” dei cittadini, come invece viene spacciato; al contrario, costituisce il suo scudo protettivo contro chiunque, uomo o donna, si senta soffocare al suo interno e lotti per rovesciarlo. Un altro pilastro è l’OPEKEPE, un’organizzazione corrotta. Non ci dilungheremo in descrizioni dettagliate della parte “tecnica” di questo enorme scandalo. Del resto, sono cose note a tutti. È però scandaloso il modo in cui questi farabutti agivano. In un Paese in cui i segni della crisi economica sono ancora visibili. Con l’inflazione e il caro vita che strangolano una parte significativa della popolazione. Con le bollette, il fisco e i beni di prima necessità che sembrano inaccessibili, mentre allo stesso tempo un esercito di ministri, parlamentari, dirigenti e anche elettori si arricchisce con il denaro pubblico, che altrimenti odiano così tanto e per il quale gridano alla privatizzazione di tutto. È esasperante constatare che, dalle dichiarazioni patrimoniali dei politici e dei dirigenti di Nea Democratia, risulta che il loro patrimonio si sia raddoppiato, triplicato o quadruplicato negli ultimi 7 anni. È scandaloso che ogni appalto, piccolo o grande che sia, venga assegnato direttamente ai membri di Nea Democratia a prezzi anche dieci volte superiori a quelli di mercato. È scandaloso che tutti questi approfittatori abbiano accesso al catasto per dichiarare appezzamenti inesistenti e incassare migliaia di euro. È scandaloso che tanti agricoltori, allevatori, vittime di incendi e gente comune siano stati esclusi dai sussidi, così che potessero essere incassati “a mani piene” da chi aveva accesso al “sistema blu” [blu è il colore di ND, Ndt]. È scandaloso che, nonostante si supponesse che il sistema fosse stato smantellato, secondo le denunce la spartizione dei sussidi illegali continui come se nulla fosse. È scandaloso che, a seguito dello scandalo dell’OPEKEPE, in cui è già coinvolto il 20% della maggioranza di governo, Mitsotakis tenga un discorso in cui dichiara che continuerà la battaglia contro lo Stato profondo senza che si muova una foglia. Il re è morto… Viva il re. Lui e la sua famiglia, che sono la definizione stessa dello Stato profondo, ripuliranno il Paese. L’arcivescovo della corruzione e capo del regime sporco che abbiamo descritto punta il dito, mentre in questo specifico scandalo sono coinvolti non solo deputati e ministri del suo partito, ma anche membri della sua cerchia ristretta. Per noi, il modo in cui funzionano tutte queste organizzazioni, come l’OPEKEPE e il Fondo di Rilancio [corrispettivo greco del PNRR, NdT], gli appalti diretti a specifici amici e persone di fiducia, al di là dei fenomeni di marciume e corruzione evidente, sono in un certo senso pilastri di stabilizzazione e perpetuazione del regime. Non è certo un caso che la maggior parte dei sussidi venga destinata alle regioni in cui il partito di governo ha bisogno di rafforzare i propri consensi e a persone influenti, attraverso le quali una parte di quel denaro sporco verrà distribuita a vari destinatari. Come è facile intuire, questo meccanismo non solo crea condizioni di disparità nelle competizioni elettorali, ma genera anche interessi particolari “di classe” o, meglio, interessi economici in una parte dell’elettorato che, con la logica del “io sto bene e chi se ne frega del mio vicino”, compie le proprie scelte. Non siamo qui per dire cose piacevoli. Non crediamo in alcun ruolo storico di alcun soggetto, specialmente nel mondo contemporaneo. Riteniamo che ognuno di noi venga giudicato in base alle scelte che compie nella vita di tutti i giorni. La maggior parte degli elettori di ND non vota il partito nonostante gli scandali, ma proprio a causa di essi. Sanno molto bene, con il passare degli anni, che, che si tratti di briciole o di una buona fetta, anche loro hanno qualcosa da aspettarsi dalla “torta”. Il voto a Nea Democratia è un compromesso. Che si tratti di un vantaggio individuale o familiare, non si tratta mai di un processo che mira a un profitto o a un interesse collettivo. Chi acquista il pacchetto economico “governo ND” vuole ardentemente che lui – e magari anche i suoi cari – godano dei frutti della fetta di torta, non una collettività più ampia; e se accadesse qualcosa di diverso, si sentirebbe tradito, persino un imbecille. Da qui le risate che dovrebbero suscitare le analisi di sinistra sul costo elettorale che gli scandali comportano per il governo. Puri desideri. Anche in questo caso, l’unico vantaggio verrà dal grande zoccolo duro di opportunisti che invade il Paese, con tutta la destra e la frangia apolitica che desiderano ardentemente una nuova elezione di Mitsotakis, per rinnovare il “contratto” di profitto. Anche coloro che si atteggiano a puri e immacolati e sostengono di volere uno Stato affrancato dagli scandali e pulito dal letame dell’Augea clientelare, in realtà o vogliono entrare anche loro nel gioco, o insistono nella purezza del loro inganno per l'”europeizzazione” dell’apparato statale. L’unica cosa certa è che non abbandoneranno il gregge per amore della stabilità della loro vita. Per questa stabilità, per la sopravvivenza dei privilegi di cui godono, venderebbero anche la madre. Non si tratta di una critica moralista. Non ci interessa dividere il mondo in buoni e cattivi, onesti e disonesti. Una grande fetta di greci ci campa, e alcuni di loro si arricchiscono grazie alla riscossione di affitti o altri redditi passivi, mentre il fiore all’occhiello dell’economia nazionale riguarda le attività legate al turismo (compresa la ristorazione) e al settore immobiliare che guardano costantemente ai fondi europei, agli accordi e ai contratti con lo Stato e gli enti locali. Lo sviluppo e lo sfruttamento capitalistico sfrenato, finalizzato al profitto di determinate caste, richiede arbitri e amministratori politici che, naturalmente, a loro volta, talvolta entrano nella danza del denaro. Ma, soprattutto, come le mafie, creano i famosi rapporti clientelari per acquistare influenza politica e voti. Gli elettori accettano volentieri questo patto e tutti insieme formano un rapporto di scambio che la gente comune, ormai assuefatta, non è affatto disposta a perdere, insieme alle briciole che le vengono offerte dai servizi governativi in nome di una società di pari opportunità e trasparenza. Naturalmente, tutto questo non comporta responsabilità orizzontali, né benefici orizzontali, siano essi economici o politici. L’intero sistema è regolato da una verticalità e da una gerarchia che, ovviamente, avvantaggiano pochi eletti, in questo caso il governo Mitsotakis. Nel 2010, con i memorandum, questo “patto” tra l’apparato statale e gli elettori si è infranto, poiché alla crisi economica generale si è aggiunta l’incapacità di attuare politiche “di sviluppo” opportunistiche e predatorie, insieme alla perdita, in larga misura, delle relazioni clientelari e delle relative aspettative. Naturalmente, l’intero sistema non è scomparso né ha smesso di funzionare, ma si è semplicemente ridotto e ha continuato a esistere in misura più limitata. Ora, però, si è completamente ripreso e sta vivendo giorni di gloria con il regime di Mitsotakis. Lo scandalo dell’OPEKEPE è un esempio lampante e clamoroso di questa situazione, essendo uno degli strumenti più efficaci del governo per ridefinire la propria politica di influenza nelle province non tradizionalmente blu (come Creta) e per rafforzare la propria base elettorale tra gli elettori più tradizionali. Il risultato sono stati due mandati consecutivi di quattro anni senza un vero avversario e ora, matematicamente, ci stiamo dirigendo verso il terzo. Ribadiamo che gli scandali costituiscono il trampolino di lancio per la nuova vittoria elettorale di ND e non un peso morto per il nucleo indissolubile dell’ala destra nella popolazione generale, che ne costituisce la maggioranza. Le illusioni e le favole su un popolo stanco degli scandali lasciamole ai bambini, che hanno sempre bisogno di belle storie per addormentarsi la sera. Ci sono sicuramente parti del tessuto sociale che ribollono sotto la superficie e che hanno bisogno solo di una scintilla per esplodere. Ma nulla arriverà da sé, nulla cadrà come un frutto maturo. Al diavolo gli auguri e le fanfare per il popolo innocente in generale e in modo vago. La santificazione di un soggetto confuso come questo sacco nebuloso chiamato “popolo” ci ha stancato. Lì dentro incontreremo tanti utili idioti e fanatici di una vita appariscente e immortalata in ogni momento su social media soffocanti e privi di ossigeno, ovvero il nulla assoluto. Il regno della distrazione e della bolla del denaro facile e veloce. Per molti, il valore della crescita economica e del successo, spesso a spese degli altri, costituisce la loro Terra Promessa, e la loro indifferenza per la morsa della vita costosissima e insopportabile del prossimo è una ricompensa e una dolce pacca sulla spalla in una quotidianità spietatamente competitiva. Mors tua, vita mea. La tua infelicità, la mia elevazione. I rifiuti possono essere paragonati con zelo per creare un valore distorto, ma rimangono sempre nella discarica. Leggere la realtà con occhio lucido non significa arrendersi o accettare la sconfitta. Creare schemi immaginari e soggetti collettivi, al giorno d’oggi, oltre a essere una concezione incapace di comprendere il modo in cui si evolve la vita e il funzionamento del sistema, riteniamo contribuisca alla delusione che tutti noi proviamo. Perché quando ti aggrappi a modelli del passato e a situazioni inesistenti, prima o poi la realtà busserà alla tua porta. Agire nel presente è fondamentale perché riteniamo che la dignità umana e il modo in cui si attraversa la propria epoca siano i valori supremi della vita. Se con le nostre poche forze cerchiamo di mantenere viva la fiamma in tempi difficili, è perché crediamo profondamente che, affinché i movimenti rivoluzionari abbiano un presente e soprattutto un futuro, sia dovere di tutti noi alimentare la resistenza combattiva nel presente. Manteniamo sempre viva la sfida della lotta radicale e sovversiva. Se ci rivolgiamo a qualcuno al di là dei nostri compagni e delle nostre compagne, ci rivolgiamo a chiunque abbia occhi e orecchie aperte. A chiunque si senta soffocato da questo sistema, ma che non ha ancora trovato un modo per combatterlo. A chiunque non si preoccupi del proprio tornaconto personale, ma riconosca l’ingiustizia, le discriminazioni, lo sfruttamento e l’offesa alla dignità umana che stanno diventando un rullo compressore ai nostri giorni. Contro la putrefazione che abbiamo descritto poco fa, staremo al fianco di chiunque desideri assaporare un po’ di giustizia individuale di fronte allo spauracchio di questa vita soffocante. Al fianco di chi, in modo spontaneo e viscerale, sogna di riprendersi ciò che gli spetta di diritto, di escogitare piani di vendetta irrealizzabili e audaci contro il padrone che li ha rovinati, contro il banchiere che ha ordinato il pignoramento della casa di uno di loro, contro il Delta o il Matatzis che vivono nel loro quartiere, contro i mercanti di sogni che, in qualità di deputati o ministri, si divertono a rovinare le vite delle persone. Molti arrivano a un punto di svolta estremo, in cui credono di non avere più nulla da perdere, e compiono la loro personale esplosione di ribellione. Il passaggio alla prospettiva rivoluzionaria avverrà solo da parte di chi comprende di avere molto da perdere e rischierà tutto per una fiamma che non riuscirà a vedere. P.S. Dedichiamo la nostra energia agli anarchici arrestati per la rapina in banca a Kato Tithorea. FORZA E CONVINZIONE FINO ALLA FINE. Solidarietà alle compagne Marianna Manoura e Dimitra Zaraveta. Onore al combattente armato Kyriakos Xymitiris. Vittoria alla lotta della comunità di Prosfygika! Forza ad Aristotelis Hantzis e Suzanne Doppagne in sciopero della fame! COMPLICITÀ CON TUTTI I GRUPPI DI AZIONE DIRETTA CHE HANNO MANTENUTO VIVA LA SCOMMESSA DELLA SOVVERSIONE Nuclei di Azione Diretta -------------------------------------------------------------------------------- *L’OPEKEPE è l’organismo statale incaricato della distribuzione degli aiuti UE agli agricoltori greci, in altre parole si tratta dell’ente che gestisce e distribuisce in Grecia i fondi della Politica agricola comune (PAC) dell’Unione europea. Curiosamente, solo tre giorni dopo l’uscita di questa rivendicazione è esploso un nuovo scandalo intorno alle frodi milioniarie sui fondi UE da parte dell’OPEKEPE, con decine di arresti tra Creta, Salonicco e Atene. ** EYP e ERT sono rispettivamente il servizio di intelligence nazionale e il servizio radiotelevisivo pubblico in Grecia. *** Omada Alithias, è una piattaforma di social media creata per influenzare l’opinione pubblica greca con disinformazione e fake news per fare propaganda per il governo di Mitsotakis e screditare le voci dissidenti. Questa ossimorica “Squadra-Verità” sembra del resto ricalcare in modo inquietante la meglio nota “Truth” di Trump.
[Nantes, Francia] : Rivendicazione del sabotaggio di betoniere – Primavera di lotte locali
> Da Indymedia Nantes, 25.05.26 Nella notte tra sabato e domenica, insieme ai miei peluche del cuore, abbiamo dato fuoco a quattro betoniere a nord di Nantes. Lottiamo contro il cemento e il mondo che rappresenta. Distruggiamo le industrie ecocidi. È stato fantastico! Vi consigliamo vivamente di riprodurlo a casa vostra! -------------------------------------------------------------------------------- Nonostante gli impegni presi a favore della “zero artificializzazione” e della conservazione della vita, la realtà è sconcertante: la Francia continua a cementificare massicciamente i propri terreni agricoli e naturali. Ogni anno, più di 24.000 ettari vengono cementificati, ovvero cinque campi da calcio all’ora, e questa distruzione su larga scala non accenna a diminuire. La cementificazione rende i suoli impermeabili, mentre l’estrazione degli inerti cementifica i terreni agricoli e distrugge le falde acquifere, spesso in modo irreversibile. Il cemento, ingrediente indispensabile per la produzione del calcestruzzo, è responsabile dell’8% delle emissioni mondiali di CO2 e della scomparsa degli habitat naturali, la principale causa dell’estinzione della biodiversità.
[Mühldorf, germania]: sabotaggio della ferrovia monaco-freilassing
> Da Act for freedom now!, 14.05.2026 Martedì pomeriggio, alcuni sconosciuti hanno appiccato il fuoco a dei cavi in diversi punti della linea ferroviaria che collega Mühldorf a Freilassing. Il traffico ferroviario sulla linea è stato quindi sospeso. La polizia ritiene che l’atto abbia motivazioni politiche e sta cercando possibili collegamenti con altri casi di incendio doloso. Sospesi i treni passeggeri tra Mühldorf e Freilassing Secondo la questura della Bassa Baviera meridionale, inizialmente era stato rilevato un guasto elettrico. Quando la polizia federale ha controllato l’impianto di segnalamento, ha scoperto cavi bruciati e fusi all’interno dei canali di scolo lungo vari punti del tracciato ferroviario. Il danno era stato chiaramente causato intenzionalmente. A seguito dell’incendio doloso, gli impianti di segnalamento avevano smesso di funzionare. Tutti i treni passeggeri tra Mühldorf e Freilassing sono stati quindi sospesi. Il servizio dovrebbe essere ripristinato rapidamente Secondo un portavoce delle ferrovie, la polizia giudiziaria ha concluso le indagini sul posto. I lavori di riparazione stanno per iniziare. I cavi di ricambio sono già stati procurati. Le ferrovie prevedono che il servizio possa riprendere completamente questa sera. Al momento la linea Mühldorf-Burghausen è ancora fuori servizio. È stato istituito un servizio di emergenza con autobus e treni. Si registrano ritardi anche sulle linee Mühldorf-Freilassing e Mühldorf-Traunstein. Non sono ancora disponibili informazioni sull’entità dei danni. Il commissario di polizia dello Stato, competente per i reati di natura presumibilmente politica, assumerà la direzione delle indagini. Esiste un collegamento con altri attacchi incendiari alle ferrovie? La polizia sta indagando anche su possibili collegamenti con altri attacchi incendiari alle ferrovie. Nel mese di ottobre 2023 sono stati appiccati incendi ai cavi lungo la linea ferroviaria Tüßling-Mühldorf. Contemporaneamente, in un cantiere per la realizzazione di un impianto geotermico nella vicina Polling, sono state bruciate diverse macchine edili. All’epoca, il danno era stato stimato in circa 2,5 milioni di euro. Poco dopo, le indagini sono state affidate all’Ufficio centrale bavarese per la lotta all’estremismo e al terrorismo (ZET) sotto l’autorità del procuratore generale di Monaco e al gruppo investigativo “Raute” della questura di Monaco. Finora non sono stati identificati sospetti.
[New orleans, usa]: bottiglia molotov contro un ufficio vendite tesla
> Da The Dirty South, 24.04.2026 14 aprile 2026 Qualcuno ha lanciato quello che sembra essere un cocktail Molotov contro un ufficio vendite Tesla a New Orleans, provocando un incendio che ha danneggiato la facciata dell’edificio, secondo quanto riferito dalle autorità. L’incidente è avvenuto nelle prime ore del mattino del 14 aprile, secondo l’ufficio dell’ATF di New Orleans. Il Dipartimento di Polizia di New Orleans ha dichiarato di essere intervenuto intorno alle 7:52 del mattino, quando il proprietario dell’attività ha scoperto i danni causati dall’incendio. Non sono stati segnalati feriti né danni oltre alla porta d’ingresso
[Le Vigen, Haute-Vienne, Francia]: La guerra non è un evento accidentale
> Da Indymedia Nantes, 8.05.26 Giovedì 7 maggio, all’alba, un ripetitore dell’operatore Bouygues e un trasformatore TDF per la radio digitale che trasmetteva BFM sono andati a fuoco a sud di Limoges, nella località denominata “la croix de l’arbre”. Questa infrastruttura mediatica e di telecomunicazione è stata presa di mira perché fa parte integrante dell’industria militare e del digitale imposto in ogni aspetto delle nostre vite. Per Bouygues, le guerre in corso sono un’opportunità di guadagno come un’altra. Attraverso una delle sue società, INEO Defense, garantisce l’infrastruttura di comunicazione dell’esercito francese. Quanto a BFM o RMC, le loro reti contribuiscono a renderci spettatori dei massacri in Palestina, in Libano e altrove. La guerra inizia con la pacificazione sociale e la nostra assuefazione alla narrazione egemonica diffusa dai media. Non ci soffermeremo a presentare BFM, ben nota per essere uno dei portavoce reazionari degli interessi industriali. Le loro narrazioni ci abituano anche alla nostra impotenza e definiscono al posto nostro quale sia il nemico da combattere, sia esso interno o esterno. Rifiutiamo lo sforzo bellico che vuole farci accettare l’austerità sociale come fosse una fatalità. Eppure, la spoliazione e la militarizzazione del mondo continuano a incontrare resistenza. Come dimostrato dalle persone che a milioni sono scese in piazza per la Palestina e da tutte le azioni di solidarietà. La tecnologia digitale è considerata uno dei pilastri dello sviluppo del pilotaggio da remoto tramite intelligenza artificiale nelle operazioni militari, così come Israele ne fa ampiamente uso contro il popolo palestinese. Inoltre, nei prossimi giorni, si svolgeranno nella regione delle esercitazioni militari. Non dimentichiamo che quando l’esercito si schiera, non si tratta mai solo di un’esercitazione, ma sempre di un’operazione di guerra psicologica volta ad abituare alla loro presenza e a far accettare lo stato di guerra permanente. Non restiamo indifferenti.
[quebec, canada]: monta la tensione alla Grandbois Lakes Forest a seguito di un incendio che ha distrutto due macchine forestali
> Da Act for freedom now!, 05.04.26 La Sûreté du Québec (SQ) sta indagando su un incendio che domenica ha distrutto due macchine forestali in una zona vicina alla Grandbois Lakes Forest, nella regione della Mauricie. Al momento dell’incendio, le macchine si trovavano su una strada forestale al di fuori del perimetro della Grandbois Lakes Forest. La Grandbois Lakes Forest è stata spesso al centro dell’attenzione nelle ultime settimane perché l’area è oggetto di una proposta di area protetta e perché il governo del Québec ha autorizzato il disboscamento per costruire una strada forestale invernale. C’è stato un forte movimento di opposizione al taglio degli alberi bicentenari e ora, domenica, due delle macchine dell’operatore sono state date alle fiamme. “Quando sono arrivato, il fuoco stava ancora bruciando […]”, ha detto un operaio forestale intervistato da Noovo Info nella foresta. La Sûreté du Québec1 è stata informata dei fatti intorno alle 10:15 di domenica mattina. Un esperto di incendi della SQ è stato inviato sul posto. Secondo gli investigatori, si tratterebbe molto probabilmente di casi di incendio doloso. Le due macchine bruciate hanno un valore compreso tra 600.000 e 1 milione di dollari. Il proprietario ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni davanti alle telecamere di Noovo Info, ma ha affermato che sta diventando sempre più difficile lavorare nel settore forestale. Il gruppo di cittadini che si batte per la protezione della foresta di Grands Bois sostiene di non avere alcun collegamento con gli incendi e condanna queste azioni, che definisce “violente”. Dai mass media https://www.noovo.info/resizer/v2/ISEUOUIUF5BFLFS3Z4XYBJYKWU.png?auth=51993b7f8e54cc95179aeb8ed049e1d2 1. La polizia provinciale del Quebec ↩︎
[atene, grecia]: Rivendicazione per l’attacco incendiario contro l’auto di Dimitris Karonis, professore del Politecnico di Zografou, da parte di Commando Kyriakos Xymitiris
> Da La Nemesi, 27.04.24 I SILENZI DEVONO TRASFORMARSI IN GRIDA In un’epoca di silenzio opprimente e apatia diffusa, è necessario prendere posizione e agire. Come meglio possiamo, ma dobbiamo agire. Non ci sono scuse, non c’è spazio per rinvii e indugi. Il mondo corre a una velocità folle, ci supera, ci calpesta e non rimane nulla in piedi, eppure noi facciamo finta che non stia succedendo nulla. I MORTI AMMAZZATI SUI TRENI E NELLE FABBRICHE, QUELLI UCCISI TRA LE MACERIE DI GAZA, LE BAMBINE UCCISE A MINAB, LE PERSONE UCCISE A COLPI DI PISTOLA ALLA SCHIENA IN MINNESOTA. In ogni angolo del pianeta, il monopolio statale della violenza deve essere messo in discussione. Nel teatro dell’assurdo e della più oscura distopia che stiamo vivendo, restare al nostro posto impassibili costituisce una complicità sanguinosa. Una complicità sporca di sangue, quella di una società di persone con il sorriso sfregiato, il passo docile e le mani sporche di sangue. Una società caduta in un “dolce” letargo tra le braccia di un Morfeo digitale (cultura mediatica contemporanea, comunicazione e, in definitiva, disinformazione) e che sta vivendo una crisi pandemica non eccezionale, ma permanente, i cui sintomi, questa volta, sono l’apolitica sudditanza e la dedizione esclusiva di ciascuno alla propria esistenza. L’alternativa a questo lento ma doloroso soffocamento assimilatorio la troviamo in un atteggiamento esistenziale dignitoso e in una scelta consapevole di fronte a un sistema insaziabile, nonché nella profonda empatia e solidarietà verso chi ci sta accanto. Passiamo quindi all’azione e rivendichiamo la responsabilità dell’attacco incendiario contro l’auto del professore Dimitris Karonis, nella zona del Politecnico di Zografou. Su ordine del partito Nea Dimokratia, Karonis ha insabbiato la verità sul caso di Tempi. Dall’omicidio di 57 persone a Tempi… Dopo l’omicidio di Tempi, la banda al potere ha sferrato un’enorme campagna di insabbiamento utilizzando ogni mezzo possibile e immaginabile. Coperture, dichiarazioni dei ministri, opuscoli governativi, giornalisti pappagalli, commissioni e conclusioni. Ed eccoci al nocciolo della questione. Il 13 maggio 2025, il professore del Politecnico di Atene Dimitris Karonis, su ordine del giudice istruttore Bakaimis, pubblica la relazione sulle cause dell’incendio che ha seguito la collisione dei treni. Non ci soffermeremo sui dettagli tecnici che non ci riguardano e che non servono a nessuno. Ci soffermeremo, invece, a dimostrare come Karonis sia diventato una pedina dei mafiosi di Nea Dimokratia, con l’obiettivo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da questo omicidio. Karonis ha impiegato ben 14 mesi per elaborare le sue conclusioni, in aperta collaborazione con i funzionari governativi. 14 mesi interi in cui il governo aveva ampiamente pubblicizzato il tanto atteso rapporto, che, come il ponte di Arta, ogni giorno crollava. È evidente che hanno lavorato bene insieme per ottenere il risultato desiderato. Secondo quanto dichiarato dal portavoce del governo, Pavlos Marinakis, la mattina di martedì 13 maggio, «la storia dell’insabbiamento crolla fragorosamente» e «hanno imbastito una falsa storia per far arrabbiare la gente, ma ora finalmente si pone fine a questa volgarità». Ora tutti i burocrati di Nea Dimokratia citano le 132 pagine del rapporto Karonis e proclamano con enfasi che la tesi sul carico illegale è stata smentita e che le cose stanno lentamente tornando alla normalità. Ma qualcuno crede davvero che la conclusione di Karonis non sia stata il risultato di pressioni, manovre e ricatti? Chi è così ingenuo da accettare l’idea che l’intero apparato governativo si sia basato, per puro caso, sulla conclusione di un tecnocrate “irreprensibile”? È significativa la dichiarazione di un genitore delle vittime di Tempi, secondo cui la conclusione di Karonis sarebbe stata COMPRATA. Ma cosa ha affermato Karonis nelle numerose pagine della sua perizia? Egli ha escluso l’ipotesi che il treno merci trasportasse un carico sospetto che avrebbe potuto provocare il fungo di fuoco. La perizia afferma che «la formazione di una sfera di fuoco in condizioni di arco elettrico ad alta intensità di corrente è possibile. Ciò significa che anche nel caso del tragico incidente oggetto dell’indagine si tratta di un’ipotesi plausibile, poiché sono stati registrati lampi attribuibili a un arco elettrico». Tale conclusione solleva una questione di sicurezza per i treni che utilizzano questi specifici trasformatori e oli di silicone. Tuttavia, in un proprio documento al riguardo, Siemens sostenne che gli oli di silicone non possono generare sfere di fuoco. Karonis esclude la presenza di un carico illegale sul treno merci, affermando che «dai dati relativi al carico del treno merci e dal rapporto di sopralluogo della polizia greca non si fa menzione da nessuna parte di materiale che abbia le caratteristiche necessarie per la formazione di una nube di vapori infiammabili in grado di creare una palla di fuoco», facendo riferimento anche ai video che mostrano il treno merci mentre attraversa la galleria di Platamonas. Ci sono voluti 14 mesi al sig. Karonis per ribadire in 130 pagine la conclusione a cui i vigili del fuoco, su ordine di Hellenic Train, avevano già convenuto sin dall’inizio, conclusione su cui Mitsotakis si era basato per orientare le indagini sin dal primo momento. Tuttavia, i vigili del fuoco hanno poi rivelato di aver subito pressioni e minacce che li hanno costretti al silenzio. In un documento redatto qualche tempo dopo, tuttavia, lo stesso Bakaimis, che aveva commissionato la suddetta perizia a Karonis, afferma in modo sorprendente e esplicito che non sussiste alcun problema di accensione o di esplosione all’interno dei trasformatori dei treni, come invece aveva stabilito Karonis. In parole povere, Karonis ha fatto il lavoro sporco per il governo, dedicando però il suo scritto alle vittime di Tempi e offendendo la loro memoria. L’IPOCRISIA HA RAGGIUNTO IL LIMITE E LA NOSTRA PAZIENZA SI STA ESAURENDO. Quando l’anno scorso abbiamo dato fuoco alla casa dell’ex presidente dell’EODASAM, Christos Papadimitriou, abbiamo scritto che “per il sistema, Papadimitriou e tutti i Papadimitriou sono sacrificabili, e per noi saranno bersagli. La conclusione dell’EODASAM è stata un tentativo molto astuto e subdolo di nascondere le responsabilità dei funzionari governativi sotto il tappeto. Del resto, quella conclusione era un primo tentativo da parte dei vertici del partito di ‘attenuare’ il malcontento sociale”. Per quanto riguarda Karonis, un altro sacrificabile agli occhi del sistema, inviamo un messaggio chiaro: non importa quanti anni passino o quanti processi ci siano, la memoria storica vi ha registrati tutti come complici e assassini. …all’appartamento in via Arcadia Quel 31 ottobre, insieme al compagno Kyriakos Xymitiris, è venuto a mancare un pezzo di ciascuno di noi. Non si è trattato di un omicidio di Stato come quelli di Tempi, o di quello perpetrato dai padroni nella fabbrica di Violanta, eppure la morte ha colpito tra i combattenti. Per noi, il sacrificio di un compagno per la lotta e l’Ideale è un faro e uno stimolo costante a proseguire la lotta con ancora più determinazione. Le verbosità retoriche non hanno alcun peso. Le dichiarazioni pubbliche prive di seguito concreto e di impatto, i lamenti degli anarchici da bar sul loro glorioso passato e il ripescaggio di “storie rivoluzionarie” dagli armadi impolverati degli anni passati non costano nulla. È giunto il momento dei fatti e della coerenza tra le parole e le azioni di ciascuno e di ciascuna. Coloro che sono ancora saldamente legati alla cintura di sicurezza e si limitano a parole vuote farebbero meglio a tacere. Onoriamo il combattente caduto che ha agito nell’ambito della lotta anarchica multiforme impugnando un’arma, oltrepassando il semaforo rosso della legalità sociale. Il sorriso di Kyriakos ci accompagna in ogni azione e in ogni pratica di lotta rivoluzionaria e di vendetta per tutti i nostri morti. Proprio mentre il processo Ampelokipoi è in corso, esprimiamo la nostra solidarietà a tutti gli anarchici detenuti in attesa della sentenza. Troverete le tracce di un intero movimento multiforme nelle mappe delle nostre lotte, là dove il potere giudiziario si preoccupa di esaurire tutta la sua sete di vendetta, formulando accuse e perseguendo con ostinazione. È ora di porre fine a questa sfrenatezza e a questa vendetta. Potremmo continuare a scrivere pagine e pagine analizzando i motivi per cui abbiamo attaccato Karonis e tutti quelli come lui. Il sistema ci offre decine di motivi per attaccare. Dalle pratiche genocidarie dei sionisti agli attacchi imperialistici degli Stati Uniti, fino al dominio interno incontrollato e agli omicidi di Stato in Grecia. ESISTE QUALCUNO CHE HA AGITO SENZA MOTIVI? Forse i motivi che abbiamo citato sono semplicemente il carburante per organizzare un attacco e nient’altro, nel senso che il sistema stesso, in ogni momento, uccide le nostre esistenze? Mettiamoci tutti a riflettere, ognuno per conto proprio, e chiediamoci se valga la pena trascorrere un’intera vita da schiavi o se sia giunto il momento di agire per la libertà. La libertà, d’altronde, non è necessariamente un punto da raggiungere sulla mappa, ma un respiro lontano dagli abissi della schiavitù della quotidianità. Sui sentieri in cui la gioia selvaggia della ribellione gonfia i polmoni di libertà, su questi sentieri, a questi bivi in cui da tempo abbiamo scelto la direzione, incontreremo coloro che ogni giorno osano e oseranno ancora in futuro tuffarsi nel vuoto del rischio e della lotta. Con le nostre borse piene di pietre, molotov, ordigni incendiari e qualsiasi altro equipaggiamento necessario. Senza esitazione o ripensamenti. Perché la nostra strada non ci ha scelti, siamo stati noi a sceglierla, e la percorriamo dai sogni d’infanzia fino agli incubi dell’età adulta. Forse la fine è già scritta, ma cosa c’è di più bello che scontrarsi con l’inevitabile? Fino alla fine. Onore eterno al guerrigliero armato Kyriakos Xymitiris e ai compagni rivoluzionari italiani Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone. Solidarietà a tutti i rivoluzionari imprigionati. Al fianco della lotta dei rifugiati e di Aristotelis Hantzis, che con la propria vita come arma combatte per ciò che è giusto. Commando “Kyriakos Xymitiris”
[ATENE, GRECIA] : rivendicazione per l’attacco incendiario all’ufficio legale di Vasilis Kapernaros
> Da Dark Nights, 23.04.26 Le Cellule di Azione Diretta rivendicano la responsabilità dell’attacco incendiario contro l’ufficio dell’avvocato di estrema destra e politico fallito Vasilis Kapernaros, nel quartiere di Kypseli, nelle prime ore del 2 aprile. Proprio come abbiamo fatto l’ultima volta che abbiamo attaccato un collaboratore dei crimini di Tempi (la residenza Vozenberg, febbraio 2025), così ora intitoliamo la cellula che ha compiuto l’attacco al guerrigliero urbano armato Kyriakos Xymiteris. Facciamo appello a tutte le forze rivoluzionarie in lotta. Che ogni compagno che elabora piani sovversivi e li mette in pratica attraverso azioni offensive, raccolga il testimone e onori la memoria del nostro compagno come merita. Per incendiare le notti tranquille della metropoli. Per correre i rischi necessari affinché possiamo dimostrare con le nostre azioni che non c’è modo migliore per ricordare e onorare i nostri morti che intensificare la guerra contro il marciume del sistema e la sua cultura dominante. Il motivo dell’attacco sferrato dal nostro gruppo contro l’ufficio di quel miserabile individuo noto come Kapernaros è il suo coinvolgimento attivo nell’insabbiamento del crimine di Tempi, in quanto è l’avvocato della Interstar Security, la società responsabile della sicurezza e della videosorveglianza della rete ferroviaria. La società che per anni ha nascosto i video dei treni che si sono scontrati quel giorno e che, insieme ad altre parti, ha contribuito all’occultamento di prove fondamentali relative al crimine. In questo momento, il rappresentante legale della società e due dirigenti dell’OSE sono sotto processo per non aver consegnato i video del treno merci in fase di carico alla stazione di Salonicco. Durante quest’udienza, come riferiscono i parenti delle vittime, Kapernaros irrompe scortato, schernisce e bulleggia le persone, culminando in un vile attacco all’ex scioperante della fame Panos Routsis. Per dirla senza mezzi termini, abbiamo a che fare con un servile lacchè. Qualche mese fa, e “casualmente” subito dopo l’intervista di Kyriakos Mitsotakis – in cui si chiedeva se esistessero video dai tunnel che mostrassero il treno merci – è apparso l’avido mascalzone, travestito da avvocato salvatore, con tre video “dimenticati”, che ha persino condiviso con un nostro vecchio conoscente, Aris Portosalte. Ha quindi scelto di farsi carico della responsabilità di distorcere i fatti e seppellire la verità sul crimine di Tempi, mettendosi sotto i riflettori della critica pubblica – come desiderano sempre queste figure megalomani. La critica che abbiamo costantemente scelto è quella del fuoco e della prassi rivoluzionaria. Kapernaros, figlio di un poliziotto, è cresciuto nella Grecia del dopoguerra civile in un ambiente che si può riassumere con lo slogan «Patria – Religione – Famiglia». Anche lui non è altro che un patriota da quattro soldi, proprio come quelli che indossavano i cappucci e tradivano i combattenti della resistenza agli occupanti, per poi combatterli sulle montagne per volere dei loro nuovi padroni come «banditi». Come quelli che, sfruttando la fame e le difficoltà della gente, hanno accumulato fortune come trafficanti del mercato nero. Tutti questi parassiti si sono presentati allo Stato del dopo guerra civile come buoni cristiani e patrioti, mentre erano la feccia più grande nella storia di questa terra. Oggi, tutti loro – come Kapernaros – propinano le solite vecchie bugie, nascondendo il loro ruolo sordido. Lui si atteggia a buon cristiano e, soprattutto, a patriota, mentre allo stesso tempo svolge un ruolo attivo nell’insabbiamento del crimine di Tempi. Dieci anni fa, presumibilmente vendeva un anti-memorandum, mentre dietro le quinte stava creando la pericolosa Alba Dorata come ulteriore forza di riserva per il sistema, al fine di impedire l’ascesa della sinistra e, ancor più, di impedirne lo spostamento verso direzioni più radicali. Naturalmente ha anche partecipato al processo contro Alba Dorata come avvocato del deputato Nikos Kouzilos, mentre contemporaneamente creava varie fazioni dello spettro politico di destra, come Allarme Nazionale Radicale e l’Unione Radicale Patriottica, con vari deputati “seri” di Alba Dorata come Synadinos, Koukoutsis e Sveroni. Allo stesso tempo, è ben noto il suo rapporto con l’ex segretario generale del governo Samaras, Takis Baltakos. Baltakos non era semplicemente il collegamento del governo con Alba Dorata; era il principale promotore dello scenario di Alba Dorata “seria” menzionato sopra, che avrebbe operato sulla base del ruolo storico dei fascisti. Come stampella per il sistema in tempi di crisi e destabilizzazione. Naturalmente, da buon esponente della destra, cristiano e patriota che si rispetti, nel 2013 è stato coinvolto in uno scandalo di evasione fiscale da 5 milioni di euro, mentre ricopriva il ruolo di avvocato civile nel processo Lingeridis, in rappresentanza della famiglia del macellaio deceduto. In questo Paese è praticamente una tradizione che tutti questi truffatori dell’establishment di destra mantengano legami con le forze dell’ordine e sottraggano fondi pubblici. In quasi tutti gli scandali finanziari, grandi o piccoli, che vengono alla luce di tanto in tanto – specialmente negli ultimi 15 anni – si osserva uno schema comune. Se non tutti, la maggior parte di loro appartiene alla destra politica. Sputano un sacco di retorica patriottica, hanno buoni agganci con le istituzioni ufficiali e puntano il dito contro chiunque si opponga a frenare questa spirale discendente. Tutto questo serve da copertura per riempirsi le tasche con fondi pubblici, senza, ovviamente, che nessuno di loro venga mai punito da un sistema giudiziario inesistente. Già anni fa, quando abbiamo visitato le abitazioni di alcuni membri di alto rango della mafia giudiziaria, abbiamo notato che il sistema di giustizia civile non affronta il problema. È il problema stesso. Non occorre essere anarchici per comprendere questo punto. Con il passare dei giorni, diventa sempre più chiaro a chiunque sia interessato come funziona questo sistema. Esso indossa il mantello del Drago quando ha a che fare con gli oppositori politici del sistema, ma anche con le persone vulnerabili che non hanno alcun sostegno politico. Viola la “presunzione di innocenza”, calpesta persino le leggi civili stesse, le ammucchia nelle prigioni e le priva della vita con estrema facilità. In tutti questi casi, i giudici severi e “intransigenti” spingono i limiti della legge e seppelliscono le persone per anni nei campi di lavoro che ora chiamiamo centri di detenzione. D’altra parte, gli stessi giudici diventano sensibili e compassionevoli quando sono accusati i propri figli. Ecco perché, se si guarda all’interno delle prigioni, si troverà solo una manciata di tutti quei criminali che, in realtà, sono gli unici a terrorizzare la società. Sono attualmente in corso due processi politici di grande risonanza, casi che riflettono tutti i doppi standard che regolano non solo il sistema giudiziario civile e le forze dell’ordine, ma il sistema civile stesso. Ci riferiamo, da un lato, al processo per il crimine di Tempi e, dall’altro, al processo dei nostri compagni nel caso Ampelokipi. Si tratta di una coincidenza diabolica, poiché riteniamo che un confronto tra i due casi convinca anche l’osservatore più ingenuo di quanto siano metodiche e sporche le indagini di polizia e le inchieste giudiziarie in questo paese. Come abbiamo detto sopra, quanto siano severi, repressivi e invasivi i meccanismi statali in un caso, mentre allo stesso tempo quanto diventino lenti, “disattenti” e “indulgenti” quando si tratta di ripulire il pasticcio lasciato dai loro superiori politici nell’altro. Le evidenti contraddizioni della mafia giudiziaria, ovviamente, non ci sorprendono affatto. Ci strappano un sorriso amaro di conferma dell’ovvio, ma l’orrore e la brutalità del potere che certi inquisitori dei giorni nostri possono esercitare contro la vita e la libertà altrui non possono essere liquidati come qualcosa di ordinario o normale. Chiunque si aspetti che i complici e i lacchè degli assassini rendano giustizia è condannato a vivere nell’oscurità e a tenere lo sguardo basso. Chiunque permetta che un compagno del caso Ampelokipi venga condannato senza spargimento di sangue e senza conseguenze dovrebbe aspettarsi che il passare del tempo lo trascini in una vita priva di scopo e direzione, poiché questo è l’unico modo per descrivere l’accettazione della sconfitta. Via Arkadias, il 31 ottobre 2024, è stata segnata da un’esplosione di scelte, dal passo di un uomo, un passo sicuro e deciso verso uno scontro frontale. Un momento critico, un momento di scelte, ci attende oggi. Non lanceremo minacce contro coloro che hanno nelle loro mani il destino della libertà dei nostri compagni sotto processo. Che si rivelino vuote o meno, le azioni e gli eventi che si svolgeranno saranno irrevocabilmente impressi nel Tempo. Ricordiamo solo a coloro che conservano ancora dentro di sé la scintilla della vendetta e della rivoluzione, per un mondo per le persone e non un mondo senza umanità, l’esempio altruistico e la vita scelta da coloro che hanno trasformato quella scintilla in un’esplosione. Kyriakos, Christos, Lambros, Christoforos. Le loro lotte e i loro appelli a un intensificarsi della guerra. È giunto il momento per tutti di compiere scelte consapevoli e critiche. Perché di fronte al regno del disfattismo e dell’assimilazione, noi sceglieremo l’immaginazione, l’ottimismo e il rischio. FORZA E SOLIDARIETÀ A MARIANNA MANOURA, DIMITRA ZARAFETA, DIMITRIS P., NIKOS ROMANOS E ARGYRI K. IL RIVOLUZIONARIO ARMATO KYRIAKOS XYMITIRIS SARÀ SEMPRE CON NOI MEMORIA RIVOLUZIONARIA PER ALESSANDRO MARCOGLIANO E SARA ARDIZZONE VITTORIA ALLO SCIOPERO DELLA FAME DI ARISTOTELIS HANTZIS E ALLA LOTTA DELLA COMUNITÀ DEI RIFUGIATI Cellule di Azione Diretta Cellula Kyriakos Xymitiris
[Salonicco, Grecia]: Attacco incendiario contro una macchina Tesla
> Da Act for freedom now!, 02.05.26 Nelle prime ore del 22 aprile abbiamo dato fuoco a un’auto Tesla nella zona di Sykies a Salonicco. Dalla prassi alla teoria Questa azione nasce dal nostro ardente desiderio di attaccare una delle tante macchine che compongono il mondo tecnologico in cui siamo costretti a vivere. Il ruolo della tecnologia è un elemento chiave del dominio attuale e della riproduzione della cupa normalità. Dai nostri spostamenti quotidiani all’obbligo di lavorare, dalle relazioni umane mediate da uno schermo al sistema di identificazione, controllo e guerra, nulla di tutto ciò potrebbe funzionare oggi senza l’apparato tecnologico che lo sostiene materialmente e da cui tutto ciò dipende. Per questo motivo, attaccare è essenziale per costruire una prospettiva anarchica volta alla distruzione di questo mondo. Tesla e il suo fondatore, Elon Musk, sono da anni in prima linea nella corsa alla creazione di una gabbia tecnologica e rappresentano l’unione tra capitalismo, tecnologia ed estrema destra. Inoltre, le loro auto, che sono letteralmente delle telecamere su quattro ruote (con la possibilità di essere attive anche quando l’auto è parcheggiata), danno forma all’ansia dei loro proprietari di far parte dell’assolutismo tecnologico. Attacchiamo l’incubo tecnologico in ogni sua forma. Il sentiero del fuoco ci chiama a prendere in mano le nostre vite e attaccare. Onore eterno ai compagni Kyriakos, Sara e Sandro. Sono con noi in ogni attacco. Originariamente pubblicato su Indymedia Atene.
[Saverdun, Ariège, Francia]: attacco incendiario danneggia gravemente una cava di inerti
> Da Attaque, 22.04.26 Mercoledì 22 aprile 2026, Actu.fr Un incendio “di grandi proporzioni” è divampato nella notte tra martedì 21 e mercoledì 22 aprile 2026 presso lo stabilimento dell’azienda di inerti Denjean a Saverdun, nell’Ariège, come riportato dai nostri colleghi de La Dépêche du Midi. La notizia è stata confermata dalla procura e dalla prefettura ad Actu Occitanie. «43 vigili del fuoco e 11 veicoli» del Servizio dipartimentale antincendio e soccorso dell’Ariège (Sdis 09) sono stati mobilitati sul luogo dell’incendio, come riferito dalla prefettura ad Actu Occitanie. […] «Non si registrano vittime, grazie al rapido e efficace intervento di circa 50 vigili del fuoco, dei servizi di soccorso e delle forze dell’ordine», ha dichiarato il sindaco di Saverdun, Philippe Calleja. «In base alle informazioni di cui disponiamo, l’incendio sembra essere di origine dolosa. Attenderemo i risultati delle indagini prima di rilasciare qualsiasi commento». Tuttavia, se questa ipotesi fosse confermata, condanneremmo qualsiasi ricorso alla violenza». Contattata da Actu Occitanie, l’azienda Denjean non ha rilasciato commenti riguardo alla durata della chiusura degli impianti e alla cassa integrazione che colpisce i suoi dipendenti. Un altro articolo dello stesso giornale precisa inoltre che «l’incendio, pur non avendo causato vittime, ha fortemente danneggiato il sito». La Gazzetta dell’Ariège, nell’edizione odierna, precisa che «[…] attraverso il suo presidente Jean-Philippe Sannac, la Comunità dei Comuni delle Porte d’Ariège Pyrénées ha comunicato che «un grave incendio, causato da diversi focolai simultanei, ha completamente distrutto le infrastrutture della Denjean Granulats» e che «[…] da parte sua, il procuratore della Repubblica Olivier Mouysset ha indicato che questa notte è stato avviato un procedimento giudiziario per «distruzione di beni altrui con mezzi pericolosi per le persone tramite associazione a delinquere [bande organisée]», a seguito dell’incendio dei nastri trasportatori di grandi escavatori installati nelle cave che producono inerti. L’indagine è stata affidata alla sezione investigativa di Tolosa e alla brigata investigativa di Pamiers che opereranno in collaborazione. «Allo stato delle prime constatazioni effettuate sul posto e condotte con urgenza, la tesi dell’incidente sembra poter essere scartata», aggiunge il magistrato di Fuxé. «Sono ora messi in atto tutti i mezzi per identificare le cause precise dell’incendio, i responsabili e giungere così al più presto alla verità […]».