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“Un muro di coscienza” per contrastare il silenzio sul genocidio in Palestina: flashmob all’aeroporto di Cagliari-Elmas
Giovedì scorso, 23 luglio 2026, una trentina di attivistƏ e un pianista hanno manifestato all’aeroporto di Cagliari-Elmas, durante la partenza del volo Cagliari-Tel Aviv.  Maria Elisabetta Pini è un’ttivista del “Comitato sardo di solidarietà per la Palestina” e fa parte del gruppo variegato di persone che dal 31 ottobre 2025, ogni giorno, animano il presidio per la Palestina, in piazza Yenne a Cagliari, denominata da allora “Piazza dell’Indignazione”. Si è resa disponibile per questa breve intervista e la ringraziamo vivamente. Maria Elisabetta Pini Da quando si è saputo degli arrivi di turisti israeliani in Sardegna, ci sono state diverse manifestazioni per denunciare la presenza di eventuali militari che hanno partecipato alla guerra genocidiaria contro la popolazione di Gaza.Com’è nata l’idea del flashmob in aeroporto? I flashmob sono uno strumento molto efficace per attrarre l’attenzione. L’idea è nata dal nostro compagno, l’importante pianista Peter Waters, che da mesi diceva di voler suonare in aeroporto per denunciare prima il genocidio, sempre in atto, e ora la nostra ulteriore complicità con l’apertura del collegamento diretto tra Tel Aviv e Cagliari. Questo collegamento porta soprattutto cittadini israeliani in Sardegna per le vacanze. Molti di loro possono essere complici o addirittura esecutori di omicidi, torture, stupri. Non è banale riempire l’Isola di potenziali criminali per dare loro sostegno e riposo, in modo che poi possano ricominciare a trucidare persone che hanno la sola colpa di essere nate in una terra che qualcun altro vuole. Come si è svolto il flashmob e come hanno reagito le persone in partenza? Il flashmob è stato realizzato da circa 30 persone. Peter Waters suonava il pianoforte, pezzi classici e improvvisazioni, davvero meravigliose. Raggiunto il culmine, intonava a voce: Palestina Libera! a cui tuttƏ, schieratƏ, rispondevamo a tono Free free Palestine!. Noi eravamo schieratƏ davanti alle partenze, uno a fianco dell’altra, a distanza di circa un metro e mezzo, ognunƏ con una bandiera e dei volantini, fermi e ferme, decisi e coordinate. Un muro, ma un muro permeabile attraverso cui le persone potevano passare, entrando in contatto con la nostra voce, con la nostra protesta, ricordando la Palestina e le responsabilità dei nostri governi.   Il silenzio è stato interrotto soltanto dalla musica del maestro Peter Waters al pianoforte e dai cori concordati o anche da approvazioni e contestazioni? La musica, la voce di Peter, i nostri cori di risposta, eravamo un organismo che funzionava e dava a tuttƏ molta energia. Siamo statƏ in realtà aggreditƏ da alcune persone, sionisti e sioniste, aggressioni verbali, minacce, sputi. Ma la nostra reazione è stata davvero non solo corretta ma anche energica: rimanere fermi e alzare la nostra voce per dire solo Free free Palestine!; queste persone sono state prontamente allontanate dalla polizia tra la riprovazione generale. C’è un legame tra il flashmob attuato, il presidio per la Palestna di Cagliari e l’iniziativa del “Giovedì Bianco”? Certamente, il “Giovedì Bianco” è uno strumento per unire le lotte, nato perché i diversi gruppi e le diverse sensibilità possano, attraverso le azioni fatte di giovedì, moltiplicare l’effetto delle azioni fatte. Sono previsti altri flashmob all’aeroporto nelle prossime settimane? L’iniziativa di giovedì ci ha davvero entusiasmato: molte delle persone in viaggio ci hanno ringraziato, hanno fatta propria l’azione e sono partite intenzionate ad agire. Sicuramente sarà rifatta, un giovedì delle prossime settimane, a sorpresa. WhatsApp Video 2026-07-24 at 23.10.30 Pierpaolo Loi
July 25, 2026
Pressenza
Aeroporto di Cagliari, 4 giugno 2026: protesta di attivisti e attiviste pro Palestina
Pubblichiamo i comunicati dell’Associazione Sardegna Palestina sui voli Tel-Aviv – Cagliari del 4 giugno 2026. Oggi all’aeroporto di Cagliari nuovi voli di andata e ritorno da quel paese, dove è comune inneggiare a stupri di guerra e impiccagioni, dove si arrestano i bambini, anche quelli piccoli. I cari ospiti, alcuni dei quali potrebbero essere tra quelli che si divertivano ad ammazzarli, i bambini, saluteranno la nostra isola dopo la vacanzina di riposo ristoratore, altri invece arriveranno. Noi saremo ad accoglierli. Chissà se questa volta la polizia avrà la felice intuizione di identificare gli ospiti, magari per sapere se per caso sono pericolosi ricercati, invece di chiedere i documenti a noi… che tanto ci conoscono benissimo. Pare che per tutta l’estate potremo trovarceli accanto, i pericolosi ricercati: al mare, al ristorante, ad un concerto all’Arena del Forte… Aeroporto di Cagliari, oggi 4 giugno Non vogliamo i criminali sionisti in Sardegna Alle partenze e agli arrivi da e per Tel Aviv ci siamo fatti sentire: cartelli, bandiere palestinesi, slogan. La maggior parte di loro fingeva di non vederci, manifestando grande distacco, altri si sono lasciati andare mimando l’atto di sgozzare o dicendo “we will kill them all”. Alle partenze, prima dei controlli, la fila di tutti i turisti è stata bloccata per farli passare, anche lì corsia preferenziale. Attivisti/e pro Palestina all’aeroporto di Cagliari-Elmas, 4 giugno 2026 (foto tratte da video dell’Associazione Amicizia Sardegna Palestina, rielaborate da Pierpaolo Loi) Durante tutta la mattina, altri turisti, il personale ci davano supporto, sorrisi e ringraziamenti…diversi tipi di umanità. Comitato Sardo di Solidarietà con la Palestina, Associazione Sardegna Palestina, in collaborazione con “Giovedì Bianco”   Redazione Cagliari
June 7, 2026
Pressenza
Cagliari: mobilitazione per il Libano
L’altro ieri, giovedì 9 aprile 2026, si è svolta a Cagliari una manifestazione di solidarietà con la popolazione libanese, sottoposta il giorno precedente a un bombardamento indiscriminato da parte di Israele con palazzi distrutti insieme ai suoi abitanti. “Una tempesta di bombardamenti devastanti”, ha definito l’attacco il Presidente Mattarella, ma senza una condanna esplicita del governo Netanhiau. Il sit-in di protesta, organizzato dal “Comitato sardo di solidarietà con la Palestina” e dalla “Associazione Amicizia Sardegna Palestina”, che hanno aderito alla chiamata nazionale, dalle 18:30 alle 21:00 è stato organizzato in piazza Yenne, dove quotidianamente dal 31 ottobre 2025 è presente il presidio per la Palestina. «Trovarsi in piazza- recita il volantino diffuso – oggi significa: – RIFIUTARE l’alleanza con chi tradisce ogni principio; – STARE dalla parte dell’umanità; – RIFIUTARE il silenzio e la complicità». Dalle ore 18:30, la piazza si è riempita di attivisti/e con le bandiere della Palestina, del Libano, dell’Iran e di Cuba. Alle 19:00 sono iniziati gli interventi. Il primo, tenuto da Egidio, un ottantenne, esperto di questioni internazionali relative al petrolio, essendo stato un tecnico che ha lavorato nelle diverse piattaforme estrattive sparse per il globo. Il suo intervento anche a nome del “Presidio permanente per la Palestina” e per tutti i popoli oppressi nel mondo, è stato appassionato e si è incentrato sulla necessità di interrompere la catena che fomenta le guerre e che parte anche dal territorio sardo in cui sono presenti le basi militari, nelle quali le guerre si preparano e si testano nuovi armamenti, e la RWM-Rheinmtall fabbrica di bombe e droni. La non collaborazione con l’economia bellicista diventa essenziale per impedire le guerre: lottare per la riconversione della fabbrica di morte e per la chiusura delle basi Nato; chiudere nostri i porti allo stoccaggio e transito di armi verso Paesi in guerra, per mero profitto, in dispregio della legge n. 185 del 1990. Ha preso la parola Fawzi Ismail, presidente dell’”Associazione Amicizia Sardegna Palestina”, che senza mezzi termini ha dichiarato: “L’attacco al Libano è stato fatto con la complicità del Governo italiano. Se il Governo sionista riesce a compiere questo genocidio è perché nessuno lo ferma”. Nel suo intervento, ha messo in risalto come l’obiettivo di Israele con questo bombardamento – il più ingente attacco coordinato contro il Libano dal 1982, nel quale sono stati colpiti più di 150 siti in appena 10 minuti, causando almeno 300 morti e oltre 1000 feriti, senza contare chi è ancora disperso sotto le macerie – «non era colpire le postazioni militari in Libano: era pura cattiveria genocida contro una popolazione inerme». In spregio, inoltre, alla tregua tra Usa e Iran ottenuta con l’intermediazione del Pakistan. Si profila un nuovo genocidio in Libano dopo quello perpretato nella Striscia di Gaza. La gente – ha poi affermato – sembra s’interessi solo per l’aumento della benzina alla pompa, ma non si sofferma sulle cause determinate dall’attacco portato da Israele e Stai uniti all’Iran, un paese sovrano, calpestando il diritto internazionale. «A noi non interessa il petrolio – ha ribadito -, ma salvare vite umane». Tra i diversi interventi, mi ha colpito quello Ibrahim, libanese, con familiari abitanti nella zona sottoposta all’attacco dell’Idf. Ha detto che il Libano dal punto di vista geografico è una striscia di terra grande come metà della Sardegna (divisa in verticale), ma con una alta densità abitativa. Con molta pacatezza ha messo in evidenza la disumanità e la mancanza di ogni giustificazione di questo attacco criminale. Ha letto, inoltre, alcune frasi della lettera inviatagli da una parente che mettono l’accento sulla disumanità nei confronti dei bambini e delle bambine, vittime innocenti che non ricevono alcuna considerazione. In conclusione, il senso della partecipazione a questo sit-in di protesta, nelle parole di Giovanni, un esponente di Potere al Popolo – Cagliari: «Siamo qui per condannare la totale incapacità delle nostre cosiddette democrazie a contrastare la barbarie della bestia sionista. Il genocidio va avanti con il supporto materiale e politico delle nostre istituzioni». E noi non siamo esenti da responsabilità, siamo convolti in prima persona. È necessario interrompere la “filiera della guerra di cui Israele si nutre” che è presente nel nostro territorio attraverso l’industria delle armi, le basi militari e la nostra indifferenza. Di fronte all’immobilità del governo in primis, solo la protesta può servire a cambiare qualcosa. L’appello finale è stato quello di riportare in piazza le persone come nelle grandi manifestazioni di fine estate e inizio autunno del 2025, che hanno visto a Cagliari partecipare decine di migliaia di persone. La mobilitazione continua stasera alle ore 19:00 al “Presidio per la Palestina” in piazza Yenne contro il blocco a Cuba e in solidarietà con la popolazione cubana, in adesione alla Manifestazione Nazionale odierna a Roma.     Pierpaolo Loi
April 11, 2026
Pressenza
Sardegna: non siamo in guerra, “siamo” la guerra
Noi in retrovia: il caso Sardegna Un veloce dossier su recenti e attuali traffici e movimenti guerreschi dal Porto di Cagliari a Capo Frasca, a Decimomannu e a Quirra   Denuncia Il porto di Cagliari pare venga usato per attività illecite La normativa italiana, a partire dalla legge 185/90, vieta esplicitamente l’esportazione di armamenti verso Paesi in guerra o responsabili