Tasse e disuguaglianze in un studio della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’Università Milano-Bicocca
Il 7% degli italiani più abbienti paga un’aliquota effettiva inferiore a quella
del restante 93% dei contribuenti. E’ quanto emerge dall’articolo pubblicato su
Review of Income and Wealth, realizzato da Matteo Dalle Luche (LMU Monaco),
Demetrio Guzzardi (Università della Calabria), Elisa Palagi (Scuola Superiore
Sant’Anna), Andrea Roventini (Scuola Superiore Sant’Anna) e Alessandro Santoro
(Università degli Studi di Milano-Bicocca), che utilizza nuovi dati della Banca
d’Italia sulla distribuzione della ricchezza (Distributional Wealth Accounts).
Uno studio che dimostra come in Italia il reddito sia ancora più concentrato e
come il sistema fiscale sia ancora più regressivo rispetto a quanto evidenziato
dagli studi precedenti degli stessi autori. In particolare, lo studio trova
forti differenze nei rendimenti del capitale, che rendono il sistema fiscale
italiano ancora più regressivo per il 7% più ricco della popolazione, con
un’aliquota effettiva pari al 32,6% per lo 0,1% più ricco (un lavoratore
dipendente della classe media paga circa il 45%). Le nuove stime pubblicate su
Review of Income and Wealth fanno nuova luce sulle dinamiche della
disuguaglianza e sulla distribuzione del carico fiscale in Italia. Per Demetrio
Guzzardi: “Una scoperta chiave è che i rendimenti della ricchezza sono
eterogenei: rimangono relativamente stabili, intorno al 2,5%, per il 90% più
basso della distribuzione della ricchezza, ma aumentano nettamente all’interno
del decile superiore, raggiungendo quasi il 5% per lo 0,1% più ricco. Tenere
conto di questi rendimenti diseguali cambia la nostra comprensione della
progressività fiscale: il sistema fiscale italiano diventa addirittura
regressivo per il 7% degli italiani più abbienti, che pagano un’aliquota
effettiva inferiore a quella del restante 93% dei contribuenti. Questo va contro
i principi di progressività su cui si fonda l’articolo 53 della nostra
Costituzione”.
Lo studio ha analizzato possibili soluzioni per correggere la regressività,
simulando scenari alternativi di riforma fiscale basati sui modelli di
tassazione ottimale, che permettono di considerare le possibili riduzioni del
reddito dichiarato dai contribuenti in seguito a un aumento delle aliquote. “I
nostri risultati mostrano che una maggiore tassazione dei redditi da capitale
ripristinerebbe la progressività del sistema fiscale, generando al contempo
significativi incrementi del gettito fiscale”, ha sottolineato la ricercatrice
della Scuola Sant’Anna Elisa Palagi. Lo studio considera tre scenari di riforma
fiscale: 1. una riforma con un sistema di tassazione unificato per i redditi da
lavoro e da capitale; 2. l’introduzione di imposte differenziate sui redditi da
lavoro e da capitale; 3. interventi mirati esclusivamente alla tassazione
ottimale dei redditi da capitale. In tutti e tre gli scenari, poiché i redditi
da capitale sono fortemente concentrati nella fascia più ricca della
popolazione, l’aliquota media effettiva per il 7% più ricco dei contribuenti
aumenterebbe raggiungendo il 60% per lo 0,1% più abbiente. “Una riforma della
tassazione del capitale in Italia, commenta Andrea Roventini, direttore
dell’Istituto di Economia della Scuola Sant’Anna, può passare anche attraverso
una tassazione delle grandi ricchezze, dato che gli individui più abbienti
possono evitare più facilmente le imposte sul reddito attraverso la
pianificazione fiscale, il trasferimento e il rinvio indefinito della
realizzazione dei propri guadagni. In linea con i più recenti sviluppi della
ricerca economica e del dibattito internazionale, mostriamo che è possibile
ripristinare la progressività del sistema fiscale, ridurre le disuguaglianze e
aumentare il gettito fiscale introducendo modeste aliquote fiscali sul
patrimonio netto del 7% più ricco degli italiani. Tali aliquote variano dallo
0,1% all’1,3% per lo 0,1% più ricco, 50.000 individui che detengono un
patrimonio netto medio superiore a 20 milioni di euro. Si tratta di prelievi
fiscali relativamente contenuti considerando che la quota di patrimonio
altamente liquido detenuta dal 7% più ricco, pari a circa il 40% del patrimonio
complessivo”.
Infine, lo studio esamina il potenziale di gettito derivante dall’introduzione
di un’imposta sulle grandi fortune. Un’imposta netta dell’1,3% sull’1% più ricco
raccoglierebbe circa 30 miliardi di euro all’anno. Applicando la stessa aliquota
soltanto allo 0,1% più ricco si otterrebbero circa 13,5 miliardi di euro, mentre
applicandola esclusivamente ai miliardari il gettito ammonterebbe a circa 2
miliardi di euro all’anno. In conclusione, lo studio mostra che i modelli di
tassazione ottimale suggeriscano aliquote effettive nettamente superiori a
quelle osservate nell’attuale sistema fiscale italiano per rendere il sistema
tributario effettivamente progressivo rispettando l’art 53 della Costituzione.
Alla luce dei nuovi risultati, secondo le autrici e gli autori “è necessaria una
redistribuzione del carico fiscale che gravi meno sulla classe medio-bassa che
costituisce il 93% dei contribuenti e maggiormente sul 7% più ricco che dispone
di redditi e patrimoni elevati e che paga aliquote fiscali effettive inferiori
al resto della popolazione. Un serio dibattito in questa direzione rappresenta
un passo cruciale verso un sistema fiscale italiano più giusto e costituisce
un’opportunità per reperire risorse significative da destinare a istruzione,
sanità e investimenti per la transizione ecologica e/o alla riduzione della
pressione fiscale sulla classe media”.
Qui per approfondire: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/roiw.70086.
Giovanni Caprio