Intervista all’ambasciatore dell’Iran a Roma, S.E. Mohammad Reza Sabouri: “Siamo l’unica forza rimasta a contrastare l’egemonia dei malvagi e dei seguaci di Epstein”
A cura di Angela Lano. Abbiamo intervistato l’ambasciatore dell’Iran a Roma, Sua
Eccellenza Mohammad Reza Sabouri, sulla guerra non provocata contro Tehran da
parte della Classe/Coalizione Epstein e dei suoi epigoni in tutto l’Occidente,
Italia compresa.
Angela Lano: Gli occhi del mondo sono puntati sulla guerra della “coalizione di
Epstein” contro l’Iran e sulla reazione dell’Iran. Come valuta questa attenzione
internazionale verso ciò che sta accadendo?
S.E. Mohammad Reza Sabouri: L’Iran è oggi l’unica forza rimasta a contrastare
l’espansione del male. Non è uno slogan: nella pratica, l’Iran rappresenta una
barriera contro l’egemonia degli individui più malvagi e dei seguaci di Epstein.
Ci troviamo di fronte agli autori e ai sostenitori del genocidio. È evidente che
l’opinione pubblica mondiale comprenda bene questa realtà e riconosca la
legittimità dell’Iran di fronte al fronte del male. Le manifestazioni contro la
guerra in diverse città del mondo testimoniano questa legittimità.
A.L.: Alcuni analisti ritengono che Israele abbia ricattato il presidente degli
Stati Uniti, Donald Trump, tramite i file di Epstein per trascinarlo in una
guerra contro l’Iran. Qual è la sua opinione in merito?
M.R.S.: L’emergere di tali ipotesi è coerente con i fatti e con le dinamiche in
corso. Uno degli slogan elettorali dell’attuale presidente degli Stati Uniti era
evitare la guerra e opporsi al coinvolgimento americano nei conflitti in Medio
Oriente. Tuttavia, vediamo che gli Stati Uniti sono entrati in guerra contro
l’Iran, un grande Paese della regione, rimanendo impantanati nel conflitto.
Inoltre, Trump aveva posto lo slogan “America First” al centro dei suoi
programmi politici ed economici, mentre ora osserviamo che esso si è trasformato
in “Israel First”.
A.L.: Russia, Cina e i Paesi membri dei BRICS Plus stanno sostenendo Teheran?
Questo sostegno è di tipo logistico, strategico o militare?
M.R.S.: Negli ultimi anni, Russia e Cina hanno firmato accordi strategici a
lungo termine con l’Iran. Questi due Paesi sono partner strategici dell’Iran e
in passato vi sono state collaborazioni su diversi temi, inclusi quelli
militari. È evidente che tali cooperazioni continuano.
A.L.: Dal punto di vista geopolitico e anche spirituale, possiamo dire che
l’Iran stia combattendo la “madre di tutte le battaglie” contro l’imperialismo
genocida USA-Israele? Una lotta che non riguarda solo l’Asia occidentale ma il
mondo intero?
M.R.S.: Come già accennato, nella guerra attuale la Repubblica Islamica
dell’Iran rappresenta una barriera contro l’egemonia dei soggetti più
aggressivi, e ciò ha generato il sostegno dell’opinione pubblica globale alla
resistenza iraniana. Il mondo ha visto i crimini del regime sionista e il pieno
sostegno degli Stati Uniti al genocidio a Gaza. Anche dal punto di vista
geopolitico, l’Iran ha sempre resistito al dominio nella regione, e l’attuale
aggressione mira proprio a instaurare tale dominio, trovando però la resistenza
iraniana.
A.L.: Le persone comuni vedono l’Iran come una civiltà millenaria impegnata a
combattere contro la barbarie occidentale, fatta di oppressione, guerre di
saccheggio, 500 anni di genocidi e totalitarismo. Qui in Brasile è una
percezione diffusa e abbastanza forte.
M.R.S.: Un elemento fondamentale è la continuità storica della civiltà iraniana.
Nel corso dei millenni, la cultura e la civiltà iraniana hanno resistito a
diversi tipi di invasioni e aggressioni, rafforzando le proprie radici. Questa
storia dimostra la capacità di resistenza contro le aggressioni esterne.
L’aggressione attuale, che prende di mira personalità, abitazioni civili, scuole
femminili e ospedali, non è diversa, dal nostro punto di vista, dalle invasioni
mongole dei secoli passati. La risposta dell’Iran è la stessa: resistenza, e la
civiltà iraniana sopravvivrà.
A.L.: Lo stretto di Hormuz è l’elemento principale e il centro nevralgico della
guerra in corso. Stati Uniti e Israele vogliono coinvolgere anche parte
dell’Europa.
M.R.S.: A causa delle condizioni imposte dall’aggressione americana e del regime
sionista, il traffico marittimo nello stretto di Hormuz avviene in condizioni
particolari. Lo stretto non è chiuso, ma nessun Paese costiero, incluso l’Iran,
può permettere il libero passaggio di navi nemiche che rafforzino azioni ostili.
Le nostre forze armate controllano il traffico, mentre i Paesi non coinvolti
nell’aggressione possono transitare previa autorizzazione. Qualsiasi
collaborazione con gli aggressori sarà oggetto di una risposta adeguata.
A.L.: L’Occidente pagherà un prezzo economico ed energetico elevato per
l’avventurismo militare USA-Israele. Quali sono le sue previsioni?
M.R.S.: La situazione attuale va oltre un semplice conflitto regionale. Le
azioni di Stati Uniti e Israele hanno reso l’intera regione instabile. Sebbene
l’Iran non abbia mai chiuso lo stretto di Hormuz, il timore del conflitto ha
scoraggiato il transito di petroliere e navi commerciali. In passato, l’Iran
garantiva la sicurezza della navigazione nel Golfo Persico, mentre la presenza
militare americana ha aumentato l’insicurezza. Ciò ha generato una crisi nei
mercati energetici globali, potenzialmente più grave di quelle del 1973, della
rivoluzione iraniana del 1979 e dell’invasione del Kuwait del 1990. Le
conseguenze economiche non resteranno limitate alla regione. Alcuni analisti
parlano di uno “tsunami inflazionistico”. I prezzi di petrolio e gas sono già
aumentati sensibilmente, e ulteriori attacchi contro l’Iran potrebbero spingerli
ancora più in alto, con ripercussioni sulla vita quotidiana dei cittadini in
tutto il mondo. La stabilità economica dipende dalla fine delle aggressioni e
dal rispetto del diritto internazionale.
A.L.: L’Italia aveva ottimi rapporti con il mondo islamico, ma negli ultimi 25
anni è diventata un Paese le cui istituzioni sono islamofobiche, suprematiste e
repressive verso i musulmani. Dal punto di vista geopolitico è suicida, oltreché
illogico. Come lo spiega?
M.R.S.: Iran e Italia hanno relazioni storiche e tradizionali di lunga data.
Civiltà antiche, posizioni equilibrate e complementarità economica hanno
rafforzato i legami tra Teheran e Roma. Tuttavia, le sanzioni illegittime contro
l’Iran, il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare e la loro violazione
del diritto internazionale, insieme all’allineamento dell’Italia a tali
politiche, hanno indebolito le relazioni bilaterali. Oggi potrebbe essere un
momento decisivo per i Paesi europei, inclusa l’Italia, per adottare politiche
indipendenti basate su interessi comuni, evitando escalation e instabilità.
L’Europa affronta il più grande rischio per la sicurezza dalla Seconda guerra
mondiale, a causa dell’unilateralismo americano e della politica “Israel First”.
Evitare questo rischio richiede un impegno concreto per il diritto
internazionale.
A.L.: Israele starebbe censurando le informazioni sui bombardamenti iraniani.
Non è contraddittorio per un Paese che si definisce l’unica “democrazia” del
Medio Oriente?
M.R.S.: Rivendicare la democrazia da parte di un regime con caratteristiche
razziste e responsabile di uno dei peggiori genocidi recenti a Gaza è una
tragica ironia. Ancora più grave è il sostegno occidentale. Tuttavia, non è
possibile ingannare a lungo l’opinione pubblica mondiale: chi cerca la verità
riconosce la censura mediatica e le perdite subite dal regime sionista. La
capacità difensiva dell’Iran ha inflitto danni significativi.
A.L.: I Paesi arabi della regione, nati dagli accordi coloniali Sykes-Picot e
sede di basi americane, appaiono più fragili rispetto all’Iran. Verrà disegnata
una nuova mappa dell’Asia occidentale?
M.R.S.: L’Iran rispetta l’integrità territoriale dei Paesi vicini e punta a
rafforzare la cooperazione regionale. Negli ultimi anni, ha dimostrato questo
impegno attraverso il miglioramento delle relazioni bilaterali. Rimane fedele al
principio di buon vicinato, e le sue azioni militari sono rivolte contro le
forze americane considerate aggressori presenti nella regione.
A.L.: L’Occidente, in generale, non ha una reale comprensione dell’Islam e in
particolare dello sciismo. Il concetto di martirio, che anche nel primo
cristianesimo aveva un significato molto profondo, è un elemento centrale nel
pensiero filosofico-religioso e anche militare. Può spiegare questo aspetto?
M.R.S.: Una delle ragioni della situazione attuale nelle relazioni
internazionali è la mancanza di attenzione verso la spiritualità e i valori
umani, che ha portato gli Stati Uniti e i loro alleati a perseguire politiche di
dominio. In contrasto con questa situazione, il concetto di martirio nello
sciismo ha mantenuto un ruolo centrale nella Repubblica Islamica dell’Iran in
quanto Paese legato ai valori spirituali. Il concetto di martirio propone l’idea
che perdere la vita nel perseguimento dei valori e delle cose sacre rappresenti
di per sé una vittoria. Questo è stato dimostrato dai nostri leader e dal nostro
popolo durante questa guerra: essi sacrificano la propria vita per difendere i
valori religiosi e nazionali e per resistere al dominio.
A.L.: Nonostante tutti gli sforzi di Israele e degli Stati Uniti per creare una
“rivoluzione colorata” o un cambio di regime, l’unità nazionale dell’Iran resta
solida. Come spiegherebbe questo fenomeno a un pubblico occidentale?
M.R.S.: Questo è uno degli effetti e delle manifestazioni dell’essere un’antica
civiltà. Gli Stati Uniti e il regime sionista non comprendono questo aspetto, e
ciò ha portato a errori di calcolo. Il popolo iraniano, pur avendo opinioni
diverse su alcune questioni, in vari momenti storici si è sempre unito di fronte
a qualsiasi aggressione esterna, mantenendo coesione e unità. L’unità e la
solidarietà contro l’aggressione di Saddam Hussein, durante la guerra dei 12
giorni e nell’attuale aggressione, sono esempi di questo fenomeno nella storia
contemporanea.