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L’attacco all’UNRWA e il genocidio dei palestinesi
di Christopher Gunness (*) Il mandato dell’UNRWA di assistere i rifugiati palestinesi la rende una minaccia diretta al progetto genocida israeliano. ** È ora che l’ONU accetti il fatto che l’attacco di Israele alla sua Agenzia per i Rifugiati Palestinesi (UNRWA) è una parte essenziale del genocidio israeliano del popolo palestinese. Questa non è un’accusa proveniente da un critico di Israele.
Giornata commemorativa nel 32° anniversario della carneficina in Ruanda
Nel 1994 il 7 aprile iniziava il massacro e in meno di tre mesi vennero uccise più di un milione di persone, per la maggior parte Tutsi, ma anche Hutu e di altre etnie. Prima per molti anni i conflitti erano stati fomentati e le tensioni esrano state esarcebate conducendo una campagna propagandistica di incitamento all’odio con metodiche manipolazione delle notizie e mistificazione delle informazioni. Emblema della Giornata internazionale di riflessione sul genocidio contro i Tutsi in Ruanda è la Fiamma della Speranza di Kwibuka, che simboleggia la resilienza e il coraggio dei ruandesi dopo il genocidio che venne compiuto con efferata sistematicità, raffigurata nella statua che Repubblica del Ruanda ha donato alle Nazioni Unite e la cui esposizione permanente nel giardino del quartier generale dell’ONU a New York è stata inaugurata in una data emblematica, l’11 settembre 2024. L’anno scorso in occasione della giornata commemorativa una sopravvissuta al genocidio, Germaine Tuyisenge Müller, ha rammentato che le atrocità di cui lei è stata vittima ed è testimone furono atti di violenza disumana e parole letali: i discorsi trasmessi alla radio, i pettegolezzi della gente, i programmi televisivi per i bambini, le derisioni e gli insulti dei ragazzi nei cortili delle scuole,… > Da bambina non mi rendevo conto di quanto pericolose fossero queste parole. > Non sapevo che implicassero violenza. > > I cartoni animati ritraevano i Tutsi in modo dispregiativo e solo in seguito > ho capito che ci stavano insegnando che queste persone non erano umane. > > Ripensandoci, mi sono resa conto che l’odio era ovunque. Ma non urlava. > Sussurrava. > > Quello che percepisco oggi – la disumanizzazione, la caccia ai capri > espiatori, l’etichettatura degli altri come minacce – segue lo stesso schema. > Solo che ora si diffonde più rapidamente. Internet ha amplificato > l’incitamento all’odio su scala globale. Un post carico di odio in un Paese > può essere condiviso in tutto il mondo in pochi secondi: qualcuno lo pubblica > e chiunque nel mondo lo vedrà istantaneamente, nello stesso momento. > > Le persone non sono interessate a informarsi. Ascoltano e ripetono soltanto > ciò che conferma le loro paure e fobie. Cercate di dialogare con chi ha un > punto di vista diverso dal vostro… intavolate una conversazione con loro e… > sforzatevi di comprenderli e di mostrargli i loro errori. > > Se restiamo in silenzio, loro diventeranno la voce più forte. > > Intervenite, agite senza esitare: non aspettate che la tragedia si compia. Per la ricorrenza di quest’anno, il segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha dichiarato: > Il Ruanda ha vissuto uno dei capitoli più bui della storia umana. In soli 100 > giorni, più di un milione di persone furono assassinate, principalmente Tutsi, > ma anche Hutu e altri che si opponevano al genocidio. Intere famiglie furono > brutalmente sterminate. > > Nella Giornata internazionale di riflessione sul genocidio dei Tutsi del 1994 > in Ruanda, piangiamo le vittime e onoriamo la loro dignità violata. Rendiamo > omaggio ai sopravvissuti, la cui resilienza dimostra la forza dello spirito > umano. E ricordiamo, con umiltà e vergogna, l’incapacità della comunità > internazionale di dare ascolto agli avvertimenti e di intraprendere azioni > immediate per salvare vite umane. > > Non basta ricordare i morti. Dobbiamo imparare dagli errori del passato e > proteggere i vivi, respingendo l’odio, la retorica incendiaria e l’incitamento > alla violenza; investendo nel tessuto sociale per rafforzare la resilienza > delle comunità; e consolidando le istituzioni che contribuiscono a prevenire > le atrocità di massa. Invito tutti i paesi ad aderire senza indugio alla > Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio > (1948) e ad attuarla pienamente. > > Le Nazioni Unite sono al fianco del popolo ruandese. E siamo al fianco di > tutti coloro che, ovunque si trovino, si rifiutano di cedere il nostro futuro > alla paura, alla divisione o al silenzio. > > Che questa giornata ribadisca il nostro impegno a ricordare, ad ascoltare e ad > agire.  Le cerimonie commemorative per il 32° anniversario del genocidio dei Tutsi, svolte con l’accensione di una candela in memoria delle vittime del genocidio e l’ascolto della testimonianza di un sopravvissuto si svolgono oggi, martedì 7 aprile, al Dipartimento per le Comunicazioni Globali e dalla Missione Permanente del Ruanda presso la sede delle Nazioni Unite a New York, dalle 10 alle 11:30 ora locale, al Palazzo dell’ONU a Ginevra alle 16 CET. Nella mattina in collaborazione con l’Alto Commissariato del Ruanda in Kenya si è tenuta nella sede dell’Ufficio delle Nazioni Unite a Nairobi e in collaborazione con la Missione permanente del Ruanda giovedì 9 aprile alle 17 verrà celebrata il presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Vienna. Il programma delle iniziative culmina martedì 14 aprile, quando alla sede dell’UNESCO a Parigi dalle 13:30 alle 14:30 si svolgerà l’incontro sul tema “Ricordando il genocidio del 1994 contro i Tutsi: istruzione, memoria e dialogo” a cui insieme al vicedirettore generale dell’UNESCO per l’istruzione parteciperanno François Nkulikiyimfura, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario in Francia, Delegato Permanente presso l’UNESCO, Marcel Kabanda, storico e presidente di IBUKA Francia, Karel Fracapane, specialista di programma e capogruppo per la memoria e la non discriminazione della Sezione per la cittadinanza globale e l’educazione alla pace di UNESCO e interverranno Freddy Mutanguha, amministratore delegato del Memoriale del genocidio di Kigali, Enathe Hasabwamariya, referente del Centro del Patrimonio Mondiale del Settore Cultura dell’UNESCO, Frank Kayitare, rappresentante nazionale di Interpeace in Ruanda ed Helene Dumas, ricercatrice presso il CNRS. Kwibuka Flame of Hope, quartier generale dell’ONU – New York (© UN Photo / Manuel Elías) Maddalena Brunasti
April 7, 2026
Pressenza
Il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e la dignità delle vittime
Alla ricorrenza dell’assasinio di Óscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador che il 24 marzo 1980 mentre stava celebrando la messa nella cappella di un ospedale venne ucciso da un sicario degli squadroni della morte agli ordini del governo, le Nazioni Unite celebrano la giornata internazionale dedicata alla salvaguardia del diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e alla tutela della dignità delle vittime. Il 21 dicembre 2010 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato questa data come Giornata internazionale per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e per la dignità delle vittime in ricordo di Romero, martire proprio perché aveva denunciato le violazioni dei diritti umani subite dalle popolazioni più vulnerabili e difeso i principi di tutela della vita, promozione della dignità umana e opposizione a ogni forma di violenza, con l’obiettivo di onorare la memoria delle vittime di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani e promuovere l’importanza del diritto alla verità e alla giustizia. In uno studio condotto nel 2006, l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha concluso che il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario è un diritto inalienabile e autonomo, legato al dovere e all’obbligo dello Stato di proteggere e garantire i diritti umani, di condurre indagini efficaci e di garantire rimedi e risarcimenti effettivi. Inoltre ha dimostrato che il diritto alla verità implica la ricerca e la divulgazione della verità completa e integrale sugli eventi accaduti, sulle loro circostanze specifiche e su chi vi è stato coinvolto e sulle circostanze in cui si sono verificate violazioni dei diritti umani e sulle cause che le hanno determinate. In seguito, nel 2009, con il rapporto sul Diritto alla Verità, ha indicato quali siano le migliori pratiche con cui dare effettiva attuazione di tale diritto, in particolare le prassi per la compilazione di registri e alla raccolta di documentazione sulle gravi violazioni dei diritti umani e i programmi per la protezione dei testimoni e di tutte le persone coinvolte nei processi relativi a tali violazioni. > La verità è una forza che infonde forza e guarisce. La applichiamo per il > passato, il presente e il futuro. – António Guterres, segretario generale > della Nazioni Unite   Maddalena Brunasti
March 24, 2026
Pressenza