La democrazia non è un’eredità, ma una responsabilità quotidiana
In occasione dell’80° anniversario della nascita della Repubblica Italiana, il
Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani desidera
rivolgere una riflessione alla comunità scolastica e, in particolare, alle
giovani generazioni, chiamate a raccogliere l’eredità più preziosa consegnata
dal 2 giugno 1946: la consapevolezza che la democrazia non è una conquista
definitiva, bensì una costruzione quotidiana.
Ogni anno celebriamo la Festa della Repubblica ricordando il referendum che
consentì agli italiani di scegliere liberamente il proprio futuro dopo gli anni
della dittatura e della guerra. Eppure, a ottant’anni da quella scelta storica,
la domanda più importante non è cosa accadde allora, ma cosa sta accadendo oggi.
Viviamo in un’epoca straordinaria. Mai nella storia dell’umanità così tante
persone hanno avuto accesso all’informazione, alla conoscenza e agli strumenti
di comunicazione. Eppure assistiamo, contemporaneamente, alla crescita delle
guerre, all’espansione dei discorsi d’odio, all’indifferenza verso le sofferenze
altrui, all’isolamento sociale e alla difficoltà di costruire relazioni
autentiche.
È un paradosso che dovrebbe interrogare profondamente il mondo della scuola.
Possiamo conoscere in tempo reale ciò che accade a migliaia di chilometri di
distanza, ma rischiamo di non accorgerci della solitudine di chi siede accanto a
noi in classe. Possiamo parlare con il mondo intero attraverso uno schermo, ma
talvolta fatichiamo ad ascoltare chi vive nella nostra stessa comunità. Possiamo
accedere a una quantità immensa di dati, ma non sempre sviluppiamo la capacità
di comprendere il significato umano delle informazioni che riceviamo.
Forse la sfida più grande del nostro tempo consiste proprio in questo: imparare
nuovamente a riconoscere l’altro come persona.
Le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica in occasione delle
celebrazioni del 2 giugno, quando richiama la necessità che prevalga la forza
della legge e non la forza delle armi, non riguardano soltanto i conflitti
internazionali. Esse chiamano in causa ciascuno di noi. Ogni volta che prevale
la prepotenza sul dialogo, l’umiliazione sul rispetto, l’esclusione
sull’inclusione, si produce una piccola ferita ai principi che sostengono la
convivenza democratica.
Per questa ragione il Coordinamento ritiene che la scuola debba essere
considerata oggi uno dei più importanti presìdi democratici del Paese.
Nelle aule scolastiche non si trasmettono soltanto conoscenze. Si costruiscono
visioni del mondo. Si apprendono le regole della convivenza civile. Si
sperimenta il valore della partecipazione. Si impara che la libertà individuale
acquista significato soltanto quando si accompagna alla responsabilità verso gli
altri.
Ai giovani desideriamo rivolgere un invito particolare. Non considerate la
Costituzione un semplice documento storico né un insieme di norme da studiare
per una verifica. La Costituzione è una narrazione collettiva che parla anche di
voi. È il racconto di donne e uomini che, dopo aver conosciuto la guerra, la
repressione e la privazione delle libertà fondamentali, decisero di affidare il
futuro del Paese alla dignità della persona umana, all’uguaglianza e alla
solidarietà.
Ogni generazione è chiamata a riscrivere quel racconto attraverso le proprie
scelte.
La qualità della democrazia italiana dipenderà dalla vostra capacità di
difendere la verità contro la disinformazione, il dialogo contro l’aggressività,
la partecipazione contro l’indifferenza, la cooperazione contro la cultura dello
scarto.
Al personale scolastico, ai dirigenti, ai docenti e a tutti coloro che operano
quotidianamente nelle istituzioni educative, desideriamo rivolgere un sentimento
di profonda gratitudine.
In una società spesso attraversata da tensioni, fragilità relazionali e
disorientamento culturale, la scuola continua a rappresentare uno dei pochi
luoghi nei quali è possibile incontrare la diversità senza temerla, confrontarsi
senza annullarsi reciprocamente, crescere senza rinunciare alla propria
identità.
Educare ai diritti umani oggi significa molto più che trasmettere contenuti.
Significa insegnare ai giovani che la dignità non è negoziabile, che nessuna
persona può essere ridotta a un’etichetta, che il rispetto delle differenze non
indebolisce una comunità ma la rende più forte.
Forse la riflessione più urgente che gli ottant’anni della Repubblica consegnano
alla scuola riguarda proprio il concetto di cittadinanza.
Per troppo tempo abbiamo pensato che essere cittadini significasse
principalmente esercitare dei diritti. Ma il futuro delle democrazie dipenderà
dalla capacità di comprendere che cittadinanza significa anche prendersi cura
degli altri, delle istituzioni democratiche, dei beni comuni, della verità e
della pace.
Una Repubblica può sopravvivere a molte crisi economiche, a profonde
trasformazioni sociali e persino a difficili passaggi politici. Ciò che rischia
davvero di indebolirla è la perdita della capacità di riconoscersi come comunità
umana.
Il contrario della democrazia, infatti, non è soltanto la dittatura. Il
contrario della democrazia è l’indifferenza verso il destino degli altri.
A ottant’anni dalla sua nascita, la Repubblica continua dunque a rivolgere a
ciascuno di noi una domanda semplice e al tempo stesso impegnativa: quale
società stiamo costruendo con le nostre parole, le nostre scelte e i nostri
comportamenti quotidiani?
Dalla risposta a questa domanda dipenderà non soltanto il futuro delle
istituzioni democratiche, ma la qualità umana della nostra convivenza civile.
Romano Pesavento, presidente CNDDU
Maddalena Brunasti