𝗙𝗲𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮, 𝘂𝗻𝗶𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗲
𝗟𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮 𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗮𝗹 𝗖𝗼𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲
𝗡𝗼 𝗥𝗶𝗮𝗿𝗺𝗼
Nelle ultime settimane abbiamo seguito con interesse il percorso di incontri e
assemblee che avete promosso per contribuire a costruire nel nostro paese un
movimento di massa contro la guerra e il riarmo, ampio, unitario e plurale.
È una necessità che condividiamo e che diventa ogni giorno più urgente.
La Terza guerra mondiale non è uno scenario futuro da scongiurare: è un processo
già in corso.
Si manifesta attraverso fronti militari aperti, aggressioni, occupazioni e
genocidi, ma investe ormai ogni ambito della società.
È economia di guerra e corsa al riarmo.
È riconversione dell’apparato produttivo alle esigenze belliche mentre interi
settori industriali vengono smantellati.
È aumento delle spese militari a fronte dei tagli a sanità, scuola, servizi
pubblici e salari.
È militarizzazione dei territori, delle infrastrutture, delle università e delle
scuole.
È propaganda di guerra, devastazione ambientale, repressione del dissenso e
progressiva limitazione degli spazi di agibilità politica e sindacale.
Il nostro paese è pienamente coinvolto.
Le basi USA e NATO presenti sul territorio italiano, il transito di armi
attraverso porti, aeroporti e ferrovie, l’aumento delle spese militari e la
trasformazione dell’apparato produttivo sono aspetti dello stesso processo.
La guerra condotta all’esterno da USA, NATO, UE e Stato sionista ha dunque un
fronte interno, il cui prezzo viene scaricato sui lavoratori e sulle masse
popolari.
Ma questo processo genera resistenza.
La vediamo nei portuali che si organizzano contro il traffico di armi e
preparano lo sciopero internazionale del 30 ottobre; nei lavoratori che
difendono fabbriche e posti di lavoro dallo smantellamento e dalla
deindustrializzazione; negli studenti, nei docenti e nei ricercatori che
contrastano la militarizzazione dei luoghi del sapere; nelle mobilitazioni
contro il genocidio del popolo palestinese e contro gli agenti sionisti; nei
comitati contro basi e installazioni militari; nelle lotte per la difesa
dell’ambiente e dei territori; nelle mobilitazioni contro il riarmo e il
trasferimento di risorse dalla spesa sociale a quella militare.
Sono esperienze diverse per storia, cultura politica, appartenenza e obiettivi
immediati. Esprimono però una resistenza che attraversa il paese e si oppone, da
prospettive differenti, allo stesso tragico corso delle cose. Il problema non è
creare dal nulla l’opposizione alla guerra. È unire ciò che già si muove,
rafforzarlo, moltiplicarlo e coordinarlo.
In questa prospettiva riteniamo positivo il lavoro sviluppato negli ultimi mesi
dal Coordinamento Nazionale No Riarmo e la volontà di costruire un movimento
contro la guerra realmente di massa. È questo il terreno sul quale il
Coordinamento Nazionale No NATO e il Coordinamento Nazionale No Riarmo possono e
devono sviluppare una maggiore unità d’azione.
La situazione impone di costruire un movimento ampio, radicato e unitario,
capace di raccogliere tutti coloro che si oppongono sinceramente alla corsa al
riarmo, all’economia di guerra e alla subordinazione del nostro paese agli
interessi della borghesia imperialista USA, della NATO, dell’UE e dello Stato
sionista.
Per avanzare in questa direzione non basta però limitarsi a invocare
genericamente la pace o a denunciare la guerra. Occorre individuare i nodi
concreti attraverso cui la guerra passa e si alimenta, le scelte e le strutture
attraverso cui si realizza il coinvolgimento del nostro paese, e fare di questi
altrettanti obiettivi della mobilitazione.
Dalle basi militari al traffico di armamenti, dalla riconversione bellica delle
fabbriche alla militarizzazione delle scuole, sono molti i terreni sui quali è
possibile sviluppare iniziative capaci di ottenere risultati concreti.
Darsi obiettivi comuni, misurabili e alla portata delle forze che riusciamo a
mobilitare, verificare i risultati raggiunti e partire da questi per compiere
passi ulteriori è anche il modo per alimentare la fiducia delle masse popolari
nella possibilità di cambiare il corso delle cose e raccogliere, lungo la
strada, le forze necessarie a fermarlo.
Le prossime settimane e quelle passate offrono un terreno fertile per verificare
e costruire questa unità.
Il 2 ottobre la mobilitazione contro il Ddl antisemitismo ha contrastato il
tentativo di usare la lotta all’antisemitismo per limitare la solidarietà con il
popolo palestinese e gli spazi del dissenso. Il 3 ottobre a Genova si è tenuta
l’assemblea di preparazione dello sciopero internazionale dei porti e dei
lavoratori portuali del 30 ottobre. Il 10 ottobre proseguono le mobilitazioni a
sostegno del popolo palestinese e contro il sionismo.
Il 17 ottobre a Roma la mobilitazione promossa dalla CGIL nell’ambito della Via
Maestra mette insieme pace, lavoro, ambiente, welfare, diritti e opposizione al
riarmo.
Il 24 ottobre la manifestazione nazionale “Italia fuori dalla guerra” pone
direttamente la questione del coinvolgimento del nostro paese.
Il 30 ottobre lo sciopero internazionale dei porti e dei lavoratori portuali
mostra la forza dei lavoratori quando intervengono nei snodi attraverso cui la
guerra passa materialmente.
Sono appuntamenti diversi, promossi da soggetti diversi e con piattaforme
differenti. Possono tuttavia diventare occasioni di relazione, coordinamento e
iniziativa comune fra le forze che si oppongono alla guerra.
Possono inoltre condurci insieme a un altro appuntamento: il 4 novembre.
Il 4 novembre è la giornata che le istituzioni utilizzano per celebrare le Forze
Armate e alimentare la retorica militarista. Quest’anno può e deve diventare una
giornata nazionale contro la guerra e la militarizzazione.
L’appello dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università, la mobilitazione contro la reintroduzione della leva e contro la
presenza e la propaganda militare nei luoghi della formazione, insieme al
percorso della campagna “La conoscenza non marcia”, offrono una base concreta su
cui agire.
Proponiamo al Coordinamento Nazionale No Riarmo di costruire insieme questo
percorso.
Chiediamo di sviluppare, già nelle prossime mobilitazioni, forme concrete di
unità d’azione fra i nostri due coordinamenti: partecipazione reciproca alle
iniziative, sostegno alle mobilitazioni comuni, collegamento fra le
articolazioni territoriali e promozione congiunta degli appuntamenti sui quali
esistono le condizioni per intervenire insieme. Soprattutto, proponiamo di fare
del 4 novembre una grande giornata unitaria contro la guerra, il riarmo e la
militarizzazione, capace di superare le appartenenze e coinvolgere
coordinamenti, comitati contro le basi militari, lavoratori e organismi
sindacali, studenti, docenti, ricercatori, realtà ambientaliste, movimenti di
solidarietà con la Palestina e con i popoli aggrediti dall’imperialismo,
associazioni e singoli che rifiutano la guerra come unico futuro possibile.
Dobbiamo collegare ciò che troppo spesso viene separato: la lotta contro le
guerre e quella contro il riarmo; la difesa dei posti di lavoro e l’opposizione
alla riconversione bellica; la difesa della scuola e della sanità pubbliche e la
lotta contro l’aumento delle spese militari; la difesa dell’ambiente e
l’opposizione alla militarizzazione dei territori; la solidarietà con i popoli
aggrediti e la lotta per sottrarre il nostro paese al sistema di guerra
USA-NATO. Perché la guerra è una sola anche quando assume forme diverse, e una
deve diventare anche la lotta per fermarla.
Le condizioni per avanzare esistono. Agli organismi che già operano contro la
guerra spetta la responsabilità di rafforzare questa spinta, non di
frammentarla: costruire collegamenti, promuovere il coordinamento e valorizzare
ogni possibilità di azione comune.
Per questo rivolgiamo pubblicamente al Coordinamento Nazionale No Riarmo la
proposta di incontrarci e confrontarci sui passi concreti da compiere nelle
prossime settimane.
Partiamo dalle mobilitazioni già in campo.
Costruiamo insieme il percorso verso il 4 novembre.
Facciamo di quella giornata un passo avanti verso un movimento nazionale contro
la guerra più forte, più ampio, più organizzato e più unitario.
Fermare la guerra è possibile se sappiamo organizzare la forza che già oggi le
resiste.
𝘾𝙤𝙤𝙧𝙙𝙞𝙣𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙉𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙉𝙤 𝙉𝘼𝙏𝙊
Redazione Italia