La bufala delle “esplosioni all’Avana” dopo la caduta dell’energia elettrica
Il 21 marzo alle ore 18:32 il sistema elettrico nazionale di Cuba ha avuto una
caduta improvvisa e tutta l’isola è stata privata dell’energia elettrica,
piombando nell’oscurità.
I black-out purtroppo sono frequenti a Cuba a causa del blocco economico,
commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti e aggravato dall’ultimo
provvedimento di Donald Trump del 29 gennaio scorso, che ha di fatto bloccato
qualunque importazione di carburanti sull’isola.
Il sistema energetico cubano si basa sul mix di energia prodotta da centrali
termoelettriche e da rinnovabili, principalmente solare; il blocco delle
importazioni di petrolio non permette alle vecchie centrali di produrre la
corrente necessaria per l’isola e le interruzioni nella somministrazione
elettrica sono una costante nella vita dei cubani.
Per coloro che vivono diffondendo menzogne su Cuba con il chiaro scopo di
infondere nella popolazioni ulteriori preoccupazioni la caduta improvvisa del
servizio elettrico è stata come una ciliegina sulla torta.
Pochi minuti dopo il black-out generale, due immagini notturne di presunti
incendi in lontananza a L’Avana hanno iniziato a circolare sui social network.
Non c’era un contesto chiaro, nessuna posizione precisa, nessuna conferma
ufficiale, ma è bastato per mettere la popolazione in allarme.
Il messaggio avvisava di due grandi esplosioni e del rumore di alcuni
elicotteri. La formulazione era prudente, ma sufficiente per mettere in allarme
gli utenti della rete che non hanno pensato minimamente di verificare la
veridicità di questa notizia. Infatti alle 18:51, solamente 19 minuti dopo la
disconnessione del sistema elettrico, Cubadebate pubblicava sui suoi canali
Telegram e Whatsapp la notizia della sua caduta. Bastava poco per smascherare
immediatamente la falsa notizia, ma spesso si preferisce credere a utenti ignoti
che ai canali ufficiali.
La notizia era diventata virale. Alle 2 del mattino, l’operatore di Atlas
Network, Agustín Antonetti, ha twittato da Miami le due immagini che sarebbero
associate a questa bufala. Antonetti ha assicurato che le immagini provenivano
da “una persona di alta fiducia a Cuba”.
Alle 2:48 del 22 marzo, un post dell’operatore politico Magdiel Jorge Castro,
dalla Spagna, ha introdotto una versione più elaborata: allarmi attivati,
presenza di “berretti neri”, ai vicini è stato impedito di uscire ed elicotteri
che sorvolano. Quel post – trasmesso da Madrid e senza prove verificabili – è
diventato uno dei nuclei iniziali della conversazione, riferisce Cubadebate.
Meno di un’ora dopo, il contenuto è diventato virale a livello internazionale.
Alle 3:33 del mattino, alcuni media di lingua inglese hanno amplificato la
storia, citando quelle stesse fonti e consolidando una versione che non parlava
più di indizi, ma di uno scenario in via di sviluppo.
Un’analisi della frequenza delle menzioni all’ora sulla piattaforma X effettuata
dall’Osservatorio dei media di Cubadebate consente di identificare una curva di
diffusione chiaramente definita.
La circolazione inizia timidamente la notte del 21 marzo e cresce durante
l’alba, ma è tra le 06:00 e le 08:00 del 22 marzo che la voce raggiunge il suo
apice: circa 70 menzioni all’ora nel corpus analizzato. Questo è il momento in
cui la bufala cessa di essere una voce marginale e diventa una tendenza. E lo fa
senza nuove prove, senza immagini aggiuntive e senza conferma istituzionale.
Solo per ripetizione.
A questo punto conviene fermarsi e osservare il meccanismo. La fake news non
circola come una narrazione unica, ma come un insieme di cornici narrative che
si sovrappongono:
1. Ci sono incidenti violenti
Vengono riferite esplosioni e incendi all’Avana. È il nucleo iniziale,
supportato da immagini ambigue.
2. Militarizzazione.
Vengono introdotti elicotteri, forze speciali e “berretti neri”. La scena passa
da un incidente confuso a una possibile operazione di sicurezza.
3. Opacità informativa
Si sostiene che, a causa del black-out e dell’interruzione di Internet, non è
possibile verificare cosa sta succedendo. La mancanza di informazioni si
presenta come prova indiretta.
4. Geopolitica.
L’episodio è proiettato verso scenari più grandi: intervento esterno, “Venezuela
2.0” o crollo del sistema politico.
5. Correzioni minoritarie.
Alcune voci indicano spiegazioni tecniche: sostengono che il rumore che si sente
non sono elicotteri, ma generatori elettrici e che le fotografie non sono
attuali. Queste versioni appaiono presto, ma non riescono a rallentare la
diffusione iniziale.
La notizia è stata confezionata senza alcun riscontro visivo, non vengono citati
testimoni, persone che abbiano visto quanto affermato, le immagini sono anonime
e prive di contesto geografico e temporale, ma nonostante tutto questo la
notizia diventa virale perché diffusa da utenti che non hanno assolutamente
verificato quanto si affermava stesse avvenendo.
Nelle immagini divulgate come “prova” delle esplosioni all’Avana il luogo non è
identificato. Non ci sono video coerenti. Non ci sono sequenze verificabili.
Tuttavia, queste immagini sono state sufficienti per stimolare l’immaginazione.
In alcuni casi, sono state addirittura trasformate: sono stati aggiunti testi,
iconografie di elicotteri, insegne “last minute” e presunte prove della NASA.
L’analisi consente di identificare un modello chiaro: la voce non emerge nei
grandi account, ma raggiunge una scala virale non appena la incorporano nel loro
flusso di pubblicazioni. Si tratta di profili collegati a media ad alto impatto,
aggregatori di notizie e attori chiave dell’amplificazione. Non hanno verificato
le informazioni prima di diffonderle; le hanno riconfezionate, condensate in
formule che ne facilitavano la circolazione rapida, o semplicemente le hanno
ridistribuite a un pubblico molto più ampio. In quel transito, le voci si sono
stabilizzate. La notizia ha smesso di presentarsi come un dubbio e ha continuato
a circolare come un fatto assunto.
Perché questa notizia è diventata virale nonostante sia stata scarsamente
provata? La spiegazione ha varie cause che assieme hanno creato il terreno
ideale per la sua diffusione.
In primo luogo, il contesto ha favorito la confusione. Un black-out nazionale
non è solo un guasto tecnico: altera la vita quotidiana, genera preoccupazione e
rende difficile sapere cosa sta realmente accadendo. Quando l’elettricità
scompare, si riducono anche le comunicazioni, l’accesso a Internet e la
possibilità di confrontare le versioni. In una situazione del genere, cresce il
bisogno di spiegazioni immediate e con esso la vulnerabilità di fronte alle
illazioni.
In secondo luogo, quella notizia non è apparsa nel vuoto. Per anni, una parte
dell’ecosistema mediatico e politico ha interpretato quasi ogni episodio
accaduto a Cuba come un segno di crollo, caos interno o imminenza di un esito
più grande. Quel quadro interpretativo era già disponibile. Ecco perché, quando
immagini confuse e strani suoni sono apparsi nel mezzo del black-out, una parte
del pubblico era predisposto a leggerli non come fatti incerti o isolati, ma
come prova di una crisi più profonda.
In terzo luogo, i social media sono progettati per premiare la velocità,
l’emotività e l’impatto. Un messaggio allarmante, diffuso nel momento di massima
incertezza, circola meglio di una spiegazione prudente o di una verifica che
richiede più tempo per essere trovata. In pratica, ciò significa che molti
account preferiscono pubblicare immediatamente ciò che “sembra accadere”
piuttosto che aspettare di verificarlo. L’incentivo non è quello di colpire, ma
arrivare per primi e attirare l’attenzione.
Inoltre, questo tipo di bufala di solito non si presenta all’improvviso come una
grande bugia evidente. Si costruisce passo dopo passo. Prima appare un bagliore
lontano. Poi qualcuno lo chiama incendio. Più tardi si parla di esplosione. Poi
si aggiungono elicotteri, forze speciali o movimenti strani. Infine, tutto
questo viene riordinato come se fosse parte della stessa scena di crisi. Ogni
passo, fatto separatamente, può sembrare credibile; il problema è che la somma
delle congetture finisce per presentarsi come se fosse un fatto confermato,
analizza il sito Cubadebate.
Analisi completamente condivisibile, ma non bisogna dimenticare che, come detto,
la verità era a disposizione degli utenti 19 minuti dopo la disconnessione del
sistema, quindi era facilmente verificabile che si trattava di una colossale
bufala. L’interruzione dell’erogazione dell’energia elettrica non dipendeva da
nessuna esplosione, da nessun intervento militare, ma dalla disconnessione dal
sistema elettrico nazionale della centrale di Nuevitas.
Pensare che la notizia sia stata creata e amplificata nella sua diffusione da
account riconducibili ai soliti controrivoluzionari che operano sull’isola non è
certamente fantasia. So benissimo che quando la corrente se ne va le
comunicazioni sono difficili e Internet funziona a singhiozzo, ma se stai su X e
diffondi notizie non verificabili la tua connessione funziona benissimo. Se non
diffondi la verità che Cubadebate prontamente ha pubblicato allora c’è del dolo
e non solamente la necessità di trovare una giustificazione a quanto sta
accadendo.
Diffondere false notizie per aumentare le preoccupazioni della popolazione
cubana, chiamata anche guerra cognitiva, è una precisa strategia di
destabilizzazione dell’ordine sociale dell’isola condotta da tempo da quelli che
della controrivoluzione vivono, sia negli Stati Uniti che a Cuba.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info
Redazione Italia