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Il Mediterraneo continua a inghiottire persone invisibili
Il copione si ripete, ma non fa notizia. Al largo di Lampedusa, presumibilmente giunte dalla Libia, sono arrivate vive 58 persone, ma alcune in pessime condizioni, fra cui un bambino piccolissimo. Una motovedetta della Guardia Costiera aveva adempiuto al proprio dovere, a circa 85 miglia dall’isola, nella zona SAR che dovrebbe essere vigilata dal governo di Tripoli. Alcuni morti erano a bordo, deceduti per ipotermia o per le inalazioni del carburante, altri non hanno resistito per il tempo necessario ad arrivare al porto di attracco. Quasi contemporaneamente, nell’Egeo, al largo di Bodrum, nel sud ovest della Turchia, sono stati tratte in salvo 21 persone, ma almeno altre 18 invece hanno perso la vita. Discordanti le ricostruzioni: secondo alcuni c’è stato un inseguimento della Guardia Costiera turca al gommone carico e non è ancora chiaro se questo si sia ribaltato o sia stato speronato. Il bilancio non cambia. Perché non chiamarli vittime delle guerre che dall’Afghanistan al Medio Oriente fino all’Africa Sub Sahariana continuano a imperversare? Già loro non contano per i governi della Fortezza Europa che da giugno, con il nuovo patto, blinderanno ancora di più i propri confini e saranno responsabili di ulteriori tragedie. I morti, ma anche i sopravvissuti di questa notte come tante sono gli invisibili. Sono quelli per cui si è levata la voce sabato 28 marzo nella manifestazione No Kings, sono le vittime dei Re e delle Regine, ultimi fra gli ultimi. Continueremo per loro a chiedere giustizia e diritti, senza rassegnarci al suprematismo occidentale Stefano Galieni, responsabile immigrazione Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
April 1, 2026
Pressenza
Roma, sabato 28 marzo: cittadin3 mai più invisibili
La marcia partita dal Colosseo confluisce nella grande manifestazione No Kings. Sabato 28 marzo centinaia di persone hanno sfilato dal Colosseo a Piazza della Repubblica per chiedere diritti, permesso di soggiorno e la chiusura dei CPR, confluendo poi nella grande manifestazione No Kings. Coperte termiche sulle spalle, cartelli, bandiere e uno striscione che recitava “CITTADIN3 MAI PIÙ INVISIBILI”. Si è svolta sabato 28 marzo la “Marcia degli e delle Invisibili“, partita alle 12 dal Colosseo e conclusa a Piazza della Repubblica, dove è confluita nello straripante corteo No Kings che nel pomeriggio ha attraversato il centro della capitale fino a bloccare la tangenziale est. A promuovere la marcia è stata una rete composita di associazioni, collettivi, sindacati e Ong, uniti da un’agenda antirazzista costruita in anni di mobilitazione. Tra le persone scese in piazza i braccianti dell’Agro Pontino e del Foggiano, i cittadini bengalesi truffati dal decreto flussi e tante lavoratrici e lavoratori indispensabili all’economia italiana ma invisibili al sistema di tutele e garanzie. «Invisibili sono le persone di origine straniera, gli immigrati, i rifugiati, utilizzati in questi anni solo a scopo di propaganda elettorale», ha spiegato Filippo Miraglia di Arci Immigrazione, tra i promotori della marcia. Una invisibilità, ha sottolineato, prodotta deliberatamente: «Questo governo ha legiferato solo per produrre razzismo e irregolarità». Le storie che hanno camminato in corteo raccontano meccanismi precisi. I cittadini bengalesi truffati dal decreto flussi si sono ritrovati senza lavoro e senza permesso di soggiorno, costretti a lavorare in nero e in condizioni di sfruttamento. Ma anche chi i documenti ce li ha non se la passa meglio: ogni rinnovo, ogni cambio di lavoro diventa una potenziale trappola burocratica, in una precarietà strutturale che rende le persone ricattabili e prive di tutele reali. I braccianti lavorano per pochi euro all’ora con orari massacranti, vivono nei ghetti e chiedono da tempo alloggi dignitosi e un salario minimo al di sopra della soglia di povertà. L’agenda della marcia è stata anticipata dal testo di indizione. La prima rivendicazione, quella più visibile, riguarda la chiusura dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio con lo striscione “Stop lager” del Network Against Migrant Detention, una rete transnazionale che lotta per l’abolizione della detenzione amministrativa e la chiusura di tutti i CPR, compresi quelli in territorio albanese previsti dal Protocollo siglato dal governo Meloni con Tirana. La critica si è allargata poi a tutti gli accordi con cui l’Unione Europea e l’Italia hanno scaricato sui Paesi terzi il “lavoro sporco” nella gestione dei flussi migratori: dal Memorandum con la Libia a quello con la Tunisia, fino a quelli che saranno previsti per effetto della nuova Direttiva rimpatri. Intese che producono solo violenza, morti e deportazioni, in reiterata violazione dei diritti fondamentali. Le coperte termiche indossate in corteo hanno richiamato il soccorso in mare, quello che le politiche europee ostacolano e che il decreto Piantedosi criminalizza. Da qui la richiesta di un programma europeo permanente di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, affidato agli Stati, e la fine della persecuzione giudiziaria delle ONG che operano nelle acque internazionali e in particolare nel Mediterraneo. Molto sentita in piazza è stata anche la denuncia del decreto flussi, considerato una “truffa di Stato”. Migliaia di persone pagano cifre enormi per ottenere un visto di ingresso ritrovandosi poi in Italia senza documenti e lavoro. Occorre uscire dal circolo vizioso “quote previste-click day”, per andare verso percorsi di ingresso regolari indipendenti per ricerca lavoro e una regolarizzazione permanente per chi ha già costruito legami lavorativi e affettivi in Italia. L’esempio che è possibile mettere in campo politiche diverse è quello della regolarizzazione spagnola. Sul fronte della cittadinanza la posizione è stata ugualmente chiara: chi nasce in Italia, chi ci cresce, chi ci vive e lavora da anni non può dipendere dalla discrezionalità politica del governo di turno. Il corteo ha rilanciato come priorità non rinviabile la riforma della legge sulla cittadinanza e l’attuazione dello ius soli. Altrettanto sentita è la denuncia della profilazione razziale e degli abusi da parte delle forze dell’ordine che negli ultimi anni hanno visto un’escalation molto preoccupante con violenze e uccisioni. Un fenomeno di razzismo sistematico e impunità documentato e denunciato anche da ECRI, la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza e che rimane spesso invisibilizzato. In Piazza Esquilino, poco prima della conclusione del percorso e di confluire nella manifestazione No Kings, i/le manifestanti si sono seduti per terra in un flash mob per scandire collettivamente le proprie richieste. Per chi ha sfilato, la posta in gioco va oltre questa singola marcia: la sfida collettiva sarà quella di riportare la questione migratoria e dei diritti delle persone migranti e/o con background migratorio al centro del dibattito pubblico e del movimento, sottraendola una volta per tutte alla propaganda del governo.       Melting Pot Europa
March 30, 2026
Pressenza
No Kings: a Roma la due giorni contro i re e le loro guerre
È iniziata la due giorni di mobilitazione globale contro i re e le loro guerre indetta dal Movimento No Kings Italia, di cui Amnesty International Italia è parte. Venerdì 27 marzo dalle ore 15:30 alla Città dell’Altra Economia si è svolto un concerto gratuito. Il 28 marzo il corteo nazionale partirà alle ore 14 da Piazza della Repubblica e arriverà a Piazza San Giovanni. Centinaia gli autobus che arriveranno da tutta Italia. L’iniziativa avrà un respiro internazionale tant’è che si svolgerà in contemporanea con Together, l’evento omonimo lanciato dagli artisti del Regno Unito con un mega-concerto a Londra, e il No Kings Day negli Usa. Parole d’ordine della piattaforma politica: fermare le politiche belliciste in Italia e in Europa e la svolta autoritaria del Governo Meloni e delle destre globali. E ancora: alimentare nelle persone il desiderio di riscatto, la rivalsa necessaria a ricostruire una società più giusta, fondata su un’economia di Pace, sulla tutela dei diritti, ambiente e Beni Comuni e sul prendersi cura della nostra democrazia ferita. Accessibilità – Fiore all’occhiello della due giorni è l’impegno a renderla il più possibile accessibile per le persone diversamente abili e con fragilità, grazie alla collaborazione con il Disability Pride. Il 27 marzo l’area del concerto non solo è stata accessibile per le persone con carrozzina ma ha previsto sul palco l’interpretazione LIS per le persone non udenti. Il 28 marzo per il corteo, oltre all’interpretazione LIS per gli interventi dal camion-palco, sarà prevista una zona safe con un’auto lungo il percorso, a sostegno, all’occorrenza, anche di persone anziane e famiglie con bambini piccoli. Il programma: si balla e si lotta Il concertone gratuito del 27 marzo – La due giorni è cominciata venerdì 27 marzo con il concertone gratuito alla Città dell’Altra Economia (Ingresso: Largo Dino Frisullo, a Testaccio), dalle ore 15:30 a mezzanotte: sei ore di line up, che vedranno salire sul palco circa 50 artiste e artisti, tra musicisti, attori, comici e performers, tra cui Ditonellapiaga, Daniele Silvestri, Gemitaiz, Sabina Guzzanti e Ascanio Celestini. Ecco l’elenco completo: Africa Unite, Assalti Frontali, Briga, Eugenio Cesaro (From Eugenio in via Di Gioia), Danno & Craim, Frenetik & Orange, Gemitaiz, Giancane, Giulia Anania, Giulia Mei, Inoki, Modena City Ramblers, Resistenza Sonora, Willie Peyote, Fucksia, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Federica Sabatini, Giacomo Stallone, Edoardo Purgatori, Anna Castiglia, Bandabardò, Ditonellapiaga, Daniele Silvestri, Dutch Nazari, Erica Mou, Espana Circo Este, Mannarino, Pop X, Rancore, Ester Pantano, Laika, Daniele Collu, Il Muro del Canto, El Partido. Sostieni il concertone No Kings – Il concerto è gratuito ed autofinanziato, è frutto di un percorso di convergenza collettivo ed è a disposizione di un progetto politico per un mondo nuovo, più giusto. Per questo abbiamo lanciato un crowfunding per chiedere a chi vuole farne parte di partecipare con un contributo. Qui il link per donare: https://gofund.me/cfc475ea5 Il corteo del 28 marzo Appuntamento il giorno dopo, sabato 28 marzo, alle ore 14 a Piazza della Repubblica per il corteo che arriverà a Piazza San Giovanni. Diversi gli spezzoni, colorati, festosi, suggestivi, che rappresenteranno la pluralità delle oltre 700 sigle coinvolte (scopri chi siamo su: https://nokingsitaly.org/). Alle ore 12 davanti dalla fermata Colosseo della metro B ci s’incontra per partecipare alla Marcia degli Invisibili (per adesioni: marciadegliinvisibili@gmail.com) organizzata dal Movimento Antirazzista: una sfilata di fantasmi, a simboleggiare i migranti morti in mare o che vedono i loro diritti negati, che poi convergerà nel corteo No Kings. Tra le altre iniziative, prevista anche una “fiumana di cori” organizzata da direttrici di coro, gruppi vocali, popolari, studenteschi, indipendenti che alzeranno le loro voci durante contro i re e le loro guerre. Percorso del corteo e info logistiche: partenza alle ore 14 da Piazza della Repubblica, viale Luigi Einaudi, Piazza dei Cinquecento, Via Cavour, Piazza dell’Esquilino, Via Liberiana, Piazza di Santa Maria Maggiore, Via Merulana, Piazza di Porta San Giovanni. Arrivo dei pullman ad Anagnina (metro A).   Amnesty International
March 28, 2026
Pressenza
Emergency aderisce alla mobilitazione internazionale “No Kings”
Il 28 marzo la ONG italiana parteciperà alla manifestazione a Roma, in svolgimento contemporaneamente ad analoghe iniziative negli USA e a Londra ed Atene, e comunica: > Parteciperemo per difendere l’articolo 11 “L’Italia ripudia la guerra“, un > principio fondamentale della Costituzione italiana che i padri e le madri > della nostra Repubblica hanno scritto a tutela del nostro futuro. > > Parteciperemo perché da oltre trent’anni, gli ospedali di EMERGENCY curano le > vittime dei conflitti: la nostra esperienza ci insegna che la guerra non è mai > la soluzione, ma la causa di sofferenza, violenza e ingiustizia che colpiscono > per il 90% i civili. > > Parteciperemo per portare in piazza la voce dei nostri pazienti di Gaza, > dell’Ucraina, del Sudan, dell’Afghanistan e di tutti i fronti dove i diritti > umani vengono quotidianamente sacrificati in nome del potere. > > Parteciperemo perché negli ultimi mesi, il governo italiano ha rilanciato > l’ipotesi del ritorno alla leva militare. > > “Indipendentemente da come il governo deciderà di proporre il reclutamento, > rivendichiamo il nostro diritto all’obiezione di coscienza alla guerra, al > servizio militare e alla militarizzazione della società” sottolinea EMERGENCY. > > Parteciperemo perché nel 2024, la spesa militare globale ha raggiunto la cifra > di 2.718 miliardi di dollari. In Italia, le previsioni per il 2025 indicano > una spesa militare record di 32 miliardi di euro (+12,4% rispetto all’anno > precedente). Ogni euro investito in armamenti è un euro sottratto alla sanità, > all’istruzione e alla protezione sociale. > > Destinare 13 miliardi di euro solo all’acquisto di nuovi sistemi d’arma > significa ignorare le emergenze sociali del Paese dove, ad esempio, quasi 6 > milioni di persone lo scorso anno hanno rinunciato a curarsi anche per ragioni > economiche. > > “Le guerre appaiono inevitabili solo quando non si è fatto nulla per > prevenirle”, diceva Gino Strada, chirurgo e fondatore di EMERGENCY.   Emergency
March 24, 2026
Pressenza
Il muro del no: da piazza Barberini a Roma parte la riscossa costituzionale e pacifista
Con i seggi chiusi e la vittoria del NO che si assesta sopra il 53%, Piazza Barberini, a Roma, è diventata il baricentro naturale per le realtà che hanno dato anima alla campagna referendaria. In piazza si sono dati appuntamento i rappresentanti delle forze politiche, delle realtà sociali e delle sigle sindacali che hanno tenuto in piedi il fronte del rifiuto, dando vita a un presidio denso e partecipato che si è poi mosso in corteo lungo via Sistina. La manifestazione, arrivata a Piazza del Popolo tra fumogeni e fuochi d’artificio, segna il passaggio dalla conta dei voti a una prospettiva politica più profonda: la difesa della Carta è oggi a tutti gli effetti una battaglia collettiva e trasversale. Foto di Rete No Bavaglio Questo esito referendario non è un freddo dato statistico, ma il naufragio di un azzardo autoritario. Dietro questa riforma si legge chiaramente un disegno eversivo, portato avanti da una destra che ha tentato di piegare la Costituzione nata dalla Resistenza a logiche di potere assoluto, muovendosi in subalternità al modello Trump e a una concezione padronale dello Stato. Il tentativo di scardinare l’equilibrio dei poteri per imporre una deriva punitiva e antidemocratica ha urtato contro il muro dei cittadini consapevoli. La sconfitta del governo è non solo politica, ma anche culturale e morale: il Paese ha ribadito che la sovranità non è una delega in bianco per smantellare diritti pagati col sangue. Il ragionamento che muove la piazza, però, non si ferma alla celebrazione, ma guarda al domani, spinto dalle aspettative enormi nate da questo voto. La vittoria del NO ha rimesso in moto una parte di Paese che per troppo tempo si era sentita ai margini o ignorata, restituendo concretezza all’idea di azione collettiva. L’obiettivo adesso è trasformare questo cartello referendario in una coalizione politica capace di sfidare la destra alle prossime elezioni. Non serve una semplice somma di simboli, ma un polo unitario costruito dal basso, che sappia tradurre i cardini costituzionali — lavoro, giustizia sociale, pace e antifascismo — in un programma di governo alternativo, non solo alla destra, ma anche alle precedenti esperienze di centrosinistra. C’è bisogno di una casa politica per quella marea umana che ha respinto con forza la riforma costituzionale sulla giustizia del governo Meloni e che ora pretende risposte vere e concrete contro l’arroganza di una maggioranza che mette a rischio la tenuta sociale e la pace nel nostro Paese. In questa cornice, la difesa della democrazia interna è tutt’uno con la lotta alla deriva bellicista. Non esiste piena attuazione della Costituzione se il Paese scivola verso l’economia di guerra e il riarmo, tagliando sanità, welfare e scuola pubblica. Per questo, la vittoria nelle urne è anche la base necessaria per la mobilitazione internazionale della rete “No Kings” di sabato 28 marzo. Un appuntamento che va allargato e condiviso con quella parte della società civile non militante che, pur non partecipando ai circuiti politici, esprime nei sondaggi un’opposizione netta alla guerra e al riarmo. Solo intercettando questo sentire comune sarà possibile strutturare un movimento di massa duraturo. Scendere in piazza per la pace oggi significa rivendicare l’Articolo 11 della Costituzione come bussola viva e attuale, cercando una convergenza larga per imporre un’Italia che torni a essere presidio di diplomazia. La vittoria referendaria è stata la prima barriera, ma la sfida vera è appena cominciata. La piazza di ieri ha mostrato un’Italia che non si piega; quella di sabato prossimo dovrà dimostrare che questa stessa Italia sa dialogare con ogni istanza di pace per proporre un progetto globale diverso. Il messaggio deve arrivare forte e chiaro: riscossa costituzionale e riscossa pacifista sono due facce della stessa medaglia. Dalle urne alle strade, la resistenza alla destra eversiva va avanti, senza fare passi indietro finché la Costituzione non tornerà a essere l’unica regola del gioco e la pace l’unica scelta possibile.   Giovanni Barbera
March 24, 2026
Pressenza