La responsabilità europea nell’esternalizzazione delle frontiere
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University of Antwerp
Master of Laws (LL.M)
Master Project – Dissertation
Module Diversity and Law
RESPONSIBILITY OF THE MEMBER STATES, THE EU, AND ITS AGENCIES IN THE
EXTERNALISATION OF BORDER CONTROL AND MIGRATION MANAGEMENT
Cristina Fossanetti (2025-2026)
Scarica l’elaborato
INTRODUZIONE
L’esternalizzazione della gestione delle frontiere e delle migrazioni da parte
dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri ha creato un profondo divario tra
l’esercizio del potere pubblico e la responsabilità giuridica.
Mentre gli attori dell’UE operano sempre più al di fuori dei propri confini
territoriali per contrastare e controllare l’immigrazione irregolare, le loro
pratiche hanno conseguenze concrete per coloro che rischiano il respingimento e
necessitano di protezione internazionale.
Questa tesi analizza criticamente le zone d’ombra giuridiche e procedurali
all’origine di tale vuoto di responsabilità, proponendo una prospettiva
analitica e riparativa sulle vie giuridiche offerte dal diritto internazionale.
Attraverso l’analisi del diritto pubblico, dei diritti umani e del diritto dei
rifugiati, la ricerca esamina le barriere che rendono il sistema normativo
migratorio difficilmente accessibile alle vittime, dimostrando come le attuali
tecnicità giuridiche possano essere reinterpretate dinamicamente per garantire
l’attribuzione delle responsabilità.
Il lavoro si concentra su due questioni fondamentali: in primo luogo, in che
misura i frequenti processi di esternalizzazione generino sfide giurisdizionali,
di attribuzione e di nesso causale, alimentando il vuoto di responsabilità; in
secondo luogo, come altri quadri normativi possano interagire con il contesto
migratorio per assicurare che i principali attori rispondano delle proprie
violazioni.
La prima analisi evidenzia come la governance migratoria dell’UE faccia ampio
ricorso ad accordi politici non vincolanti, come l’accordo UE-Turchia, per
eludere il controllo parlamentare e la revisione giurisdizionale a livello
unionale.
Parallelamente, una serie di operazioni extraterritoriali, quali respingimenti e
pullback, consente a questi attori di sottrarsi al criterio del “controllo
effettivo”, aggirando così i test spaziali di giurisdizione.
L’attribuzione della responsabilità è inoltre compromessa dal problema della
“molteplicità di attori“: il ruolo ampliato delle agenzie dell’UE, come Frontex,
e la loro interoperabilità si combinano con lo spostamento di competenze tra
Stati membri, UE e paesi terzi.
A ciò si aggiungono i meccanismi di controllo indiretto, come i finanziamenti e
l’assistenza tecnica ai paesi terzi e l’uso estensivo del concetto di “paese
terzo sicuro“, che interrompono il nesso causale diretto tra le azioni dell’UE e
le violazioni dei diritti umani commesse all’estero. Infine, la carente
attuazione dei meccanismi di controllo previsti lascia le vittime prive di
rimedi giurisdizionali efficaci.
Per colmare queste lacune, la dissertazione propone un modello di responsabilità
basato sull’integrazione giuridica funzionale. Ad integrazione dei modelli di
giurisdizione della CEDU e della CGUE, un’applicazione funzionale della
protezione dei diritti umani e dei rifugiati si concentra sull’impatto
prevedibile e sul “test di dipendenza” degli individui, richiamando alla
responsabilità attraverso l’esercizio del potere pubblico, il processo
decisionale e la collaborazione con altre entità.
Per risolvere le situazioni che coinvolgono molteplici attori, i giudici possono
avvalersi di dottrine consolidate di diritto pubblico, come la responsabilità
derivata per aiuto e assistenza e la responsabilità solidale, superando così la
frammentazione dei regimi giuridici migratori.
Inoltre, diversi aspetti dell’attuale regime di responsabilità applicabile alla
governance migratoria dell’UE dovrebbero intersecarsi con il diritto pubblico e
le dottrine dei diritti umani, adottando un’interpretazione funzionale degli
obblighi di diligenza, del principio di non-refoulement e di altri diritti
inderogabili.
In definitiva, la responsabilità internazionale può essere attivata attraverso
l’applicazione degli strumenti giuridici e dei meccanismi giudiziari già a
nostra disposizione.