Da Sde Teiman è venuta alla luce la verità sul sistema israeliano di giustizia militare
di Michael Sfard,
+972 Magazine, 21 marzo 2026.
Ritirando tutte le accuse contro i soldati ripresi mentre maltrattavano un
detenuto palestinese, Israele ha abbandonato tutta la farsa della
responsabilità.
I soldati israeliani accusati di aver maltrattato un detenuto palestinese nel
centro di detenzione di Sde Teiman e i loro avvocati parlano alla stampa in
seguito alle dimissioni della Procuratrice Generale Militare, Magg. Gen. Yifat
Tomer-Yerushalmi, dopo che il filmato dell’incidente è trapelato alla stampa.
All’esterno della Corte Suprema a Gerusalemme, il 2 novembre 2025. (Yonatan
Sindel/Flash90)
Il famoso astrofisico Stephen Hawking scoprì che un buco nero, l’oggetto celeste
che inghiotte tutto ciò che lo circonda e dal quale, apparentemente, nulla di
ciò che vi entra riesce mai a sfuggire, emette tuttavia un certo livello di
radiazione elettromagnetica. Come è consuetudine nelle scienze esatte, il
fenomeno prese il nome dallo scienziato che lo scoprì; in questo caso, la
«radiazione di Hawking».
Sde Teiman, la base militare israeliana trasformata in centro di detenzione per
palestinesi, che comprende un complesso ospedaliero per i prigionieri, ha
funzionato sin dall’inizio della devastante guerra di Israele contro Gaza come
un buco nero morale. Ogni traccia di umanità — che si tratti dei principi morali
più elementari, dell’etica medica o di qualche residuo di vergogna in Israele —
è stata risucchiata al suo interno ed è completamente scomparsa.
Secondo le testimonianze di ex detenuti e le indagini condotte da giornalisti e
organizzazioni per i diritti umani, noi israeliani abbiamo fatto soffrire la
fame, torturato e umiliato i prigionieri palestinesi in quel luogo, fornendo al
contempo ai feriti e ai malati cure mediche vergognose che, in diverse
occasioni, hanno portato ad amputazioni che sarebbero state evitabili se
l’assistenza fosse stata adeguata. Tutti i valori sono stati risucchiati
all’interno del buco nero morale che è il campo di Sde Teiman. Non si è davvero
salvato nessun valore?
Ebbene, a quanto pare anche Sde Teiman emette una propria radiazione di Hawking.
Ma proprio come ciò che è scomparso a Sde Teiman, anche la radiazione da esso
emessa non è di natura elettromagnetica, bensì etica: Sde Teiman ha diffuso la
verità sulla natura, sul funzionamento e sulla missione degli organi delle forze
dell’ordine incaricati di gestire le accuse di violazioni dei diritti umani
commesse da Israele nei confronti dei palestinesi.
La scorsa settimana, il massimo rappresentante legale delle forze armate
israeliane ha ritirato tutte le accuse contro cinque soldati della «Force 100»,
accusati di aver picchiato un detenuto palestinese e di avergli lacerato il
retto pugnalandolo con un oggetto appuntito — un atto che è stato parzialmente
ripreso dalle telecamere a circuito chiuso in un filmato poi trapelato. Così
facendo, ha smascherato una volta per tutte la grande menzogna israeliana
sull’esistenza di un sistema investigativo e giudiziario professionale e
indipendente che miri concretamente a chiamare a rispondere delle proprie azioni
i soldati disonesti.
Tre degli imputati nel caso di abusi di Sde Teiman durante un’udienza per
stabilire chi avrà l’autorità sull’indagine relativa alla fuga di notizie,
presso la Corte Suprema di Gerusalemme, l’11 novembre 2025. (Yonatan
SIndel/Flash90)
L’archiviazione del caso e l’annullamento dell’atto d’accusa che attribuiva agli
imputati terribili abusi fisici nei confronti di un detenuto indifeso hanno
liberato la verità dalle catene di menzogne in cui era stata imprigionata
dall’apparato israeliano di hasbara. (Per inciso, questo è l’uso corretto della
radice ebraica ḥ-l-tz, “estrarre” — non l’israeliano rimasto bloccato a Londra e
riuscito a trovare un volo di ritorno verso la terra delle guerre,
dell’apartheid e di un governo kahanista, ma una terribile verità imprigionata
all’inferno e riportata alla luce. [si allude qui al generale israeliano Doron
Almog che nel settembre2025 sarebbe stato arrestato al suo arrivo a Londra se
non fosse riuscito a rimanere sull’aereo e a ritornare in Israele col volo di
ritorno])
La verità è che in Israele non è mai esistito, o almeno non da diversi decenni,
un sistema di applicazione della legge che si impegni sinceramente a chiamare i
soldati a rispondere delle loro azioni quando uccidono, umiliano o maltrattano i
palestinesi. La verità è che ciò che esiste è un sistema che di fatto garantisce
l’immunità ai soldati quando le loro vittime sono palestinesi, e che addirittura
persegue tale risultato. E la verità è che i rari casi di condanna che il
sistema produce hanno lo scopo di nascondere questa realtà e respingere l’accusa
secondo cui in Israele non vi è alcuna punizione per chi fa del male ai
palestinesi.
In altre parole, i sistemi di applicazione della legge in ambito militare hanno
da tempo cercato di operare senza applicare effettivamente la legge, pur dando
l’impressione di adempiere al proprio scopo, sacrificando alcuni casi,
solitamente di minore entità, in cui sono state presentate delle accuse. Tali
accuse non sono mai state intese come un’applicazione effettiva della legge, ma
piuttosto come una rappresentazione simbolica di tale applicazione: un’eccezione
volta a nascondere la regola.
Secondo i dati ottenuti tramite richieste di accesso alle informazioni rivolte
all’esercito dall’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din (per la
quale ricopro il ruolo di consulente legale), tra il 2016 e il 2024 sono state
segnalate alle autorità militari competenti 2.427 denunce relative a violenze
commesse da soldati nei confronti di palestinesi nella Cisgiordania occupata.
L’esercito ha avviato indagini solo su 552 di questi casi (il 22,7% delle
denunce) e solo 23 hanno portato a rinvii a giudizio (lo 0,9%).
Nella Striscia di Gaza la situazione non è molto migliore: oltre 1.500 denunce
relative alla condotta dei soldati dall’ottobre 2023 hanno portato finora a sole
due incriminazioni.
È in questo contesto che va interpretata la decisione del Procuratore Generale
Militare Itay Offir di archiviare il caso di abusi a Sde Teiman: non come
l’ultimo chiodo nella bara della finta applicazione della legge, ma piuttosto
come l’abbandono di tutta questa farsa.
Prigionieri palestinesi provenienti da Gaza in un cortile di una prigione nel
sud di Israele, 14 febbraio 2024. (Chaim Goldberg/Flash90)
Un nemico in casa
Lo stesso vale per le motivazioni addotte per l’archiviazione del caso, che dal
punto di vista giuridico non reggono. Offir ha spiegato che, poiché il detenuto
vittima di abusi era stato rilasciato e rimpatriato a Gaza, il testimone
principale era andato perso. Tuttavia, la sua decisione non contiene alcun
riferimento al fatto che l’ex detenuto sia stato contattato o meno per
chiedergli se fosse disposto a entrare in Israele per testimoniare contro i
sospettati di averlo maltrattato.
Offir ha inoltre affermato che, poiché la sua predecessora, Yifat
Tomer-Yerushalmi, e il suo staff avevano violato la legge divulgando il video ai
media e ostacolando le indagini su tale fuga di notizie, l’equità del processo e
il senso di giustizia erano stati compromessi.
In qualità di ex avvocato penalista, faccio fatica a comprendere in che modo
questa condotta scorretta possa alterare il quadro probatorio a carico degli
imputati o la capacità di un tribunale militare di giudicare il caso senza
pregiudizi. Nel bene o nel male, la fuga di notizie e il tentativo di
insabbiamento non hanno modificato la credibilità né il valore probatorio delle
prove del caso: il video, le perizie mediche sulle condizioni del detenuto o le
testimonianze del detenuto e degli indagati.
Infine, il Procuratore Generale Militare ha osservato che l’indagine sulla fuga
di notizie e la conseguente ostruzione delle indagini potrebbero causare
notevoli ritardi nello svolgimento del procedimento a carico degli imputati. Ciò
può essere vero e potrebbe effettivamente comportare un ritardo problematico
nell’amministrazione della giustizia, ma non è il primo caso giudiziario in
Israele a protrarsi a lungo, e non ho mai sentito parlare di rinvii a giudizio
in gravi procedimenti penali annullati semplicemente perché i procedimenti si
trascinano.
La verità è che la ragione per cui si sta abbandonando la facciata
dell’applicazione della legge non risiede nelle difficoltà probatorie o nel
pregiudizio sulla correttezza procedurale, bensì in un cambiamento nella
costellazione delle pressioni esercitate sul sistema giuridico israeliano nel
suo complesso.
L’allora Procuratrice Generale Militare Yifat Tomer-Yerushalmi partecipa a una
cerimonia in onore del giudice uscente della Corte Suprema Yosef Elron, a
Gerusalemme. 18 settembre 2025. (Yonatan Sindel/Flash90)
Dieci anni fa, la preoccupazione principale del Procuratore Generale Militare e
del Procuratore Generale era il danno all’immagine di Israele agli occhi della
comunità internazionale — qualcosa che avrebbe potuto portare a pressioni
internazionali e persino a procedimenti legali dinanzi ai tribunali
internazionali. Questo era il motore che determinava la necessità di rinvii a
giudizio sacrificali.
Oggi, tuttavia, l’ostilità della destra israeliana nei confronti del sistema
giudiziario nazionale e l’uso di rari casi di applicazione della legge — come
quello di Elor Azaria, un soldato israeliano ripreso a Hebron mentre giustiziava
un palestinese che giaceva ferito a terra dopo aver accoltellato un altro
soldato — per fomentare l’ostilità nei suoi confronti, hanno convinto il
Procuratore Generale e il Procuratore Generale Militare ad abbandonare persino
l’apparenza di un’applicazione della legge.
Un tempo temevano il mondo; oggi temono la leadership israeliana e l’ira di
politici prepotenti — come quelli che hanno fatto irruzione a Sde Teiman per
impedire l’arresto dei sospetti — e si allineano a loro.
Con la chiusura del caso Sde Teiman, per quanto mi risulta, rimangono solo due
casi in cui sono state formulate accuse contro soldati in relazione a fatti
legati alla guerra di Gaza. Uno riguarda un soldato sfortunato, che ha rubato
del denaro da un’abitazione palestinese (un evento di routine in questa guerra)
e, quando ha cercato di depositarlo in Israele, si è scoperto che parte di esso
era contraffatto. Il secondo riguarda un riservista che ha anche aggredito dei
detenuti a Sde Teiman, ma che ha stupidamente firmato un patteggiamento; col
senno di poi, meriterebbe il Premio Israele per essere un uomo più sincero degli
altri.
La verità, nuda e cruda, è venuta alla luce da Sde Teiman. Per anni è stata
tenuta imprigionata e messa a tacere dai suoi guardiani: il portavoce dell’IDF,
l’apparato di hasbara del governo e il sistema giudiziario israeliano. Ma
l’hanno liberata dalle sue catene non appena è diventato chiaro che tenerla
imprigionata stava creando un nemico interno che sfruttava la loro stessa
menzogna per fini politici.
In collaborazione con LOCAL CALL
Michael Sfard è un avvocato specializzato in legge dei diritti umani e diritto
internazionale umanitario, nonché autore di «The Wall and The Gate: Israel,
Palestine and the Legal Battle for Human Rights».
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Traduzione a cura di AssopacePalestina
Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma
pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.