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[Ratisbona, Germania]: Doppio attacco incendiario contro la rete elettrica e l’industria dei microchip
> Da Sans nom, 15.06.26 Ratisbona (Germania), 8 giugno 2026. Incendiati i cavi sotto il ponte che attraversa il Danubio e conduce alla centrale idroelettrica, la quale a sua volta alimenta il vicino stabilimento di semiconduttori. La notte tra domenica e lunedì 8 giugno non è stata come le altre a Ratisbona, laboriosa città della Baviera situata a metà strada tra Monaco e Norimberga. Non perché i suoi abitanti non abbiano potuto dormire sonni tranquilli, ma perché il loro caro strumento di lavoro ha rischiato grosso. Quella notte, infatti, mentre gli onesti lavoratori ricaricavano il loro livello di servitù volontaria prima di tornare al triste lavoro, delle creature della notte hanno tentato di attaccare col fuoco la rete elettrica della città in due punti: da un lato, a sud, nel sobborgo di Pentling, agendo contro un traliccio elettrico situato vicino a un parco solare; dall’altro, a nord-ovest di Ratisbona, verso le quattro del mattino, incendiando i cavi che passano sotto un ponte sul Danubio e che sono collegati direttamente alla centrale idroelettrica della zona. Il costo stimato dei danni non è stato reso pubblico nel primo caso, dove il dispositivo sembra aver avuto scarso successo, mentre nel secondo caso è stato stimato in 30.000 euro. Sebbene i due attacchi compiuti con ordigni artigianali non siano riusciti a provocare un blackout di grandi proporzioni, le autorità hanno comunque affidato le indagini all’Ufficio centrale per la lotta all’estremismo e al terrorismo della Baviera, poiché nutrono il forte sospetto che questo attacco anonimo contro importanti infrastrutture della città mirasse in realtà a interrompere l’alimentazione elettrica del grande stabilimento di semiconduttori di Infineon, situato nelle immediate vicinanze del secondo luogo colpito da questi sabotaggi. A discolpa di queste autorità sospettose, va detto che negli ultimi tempi si sono verificati con successo diversi attacchi dello stesso tipo su entrambe le sponde del Reno, contro l’alimentazione di aziende del settore della difesa e dell’alta tecnologia, in particolare della produzione di semiconduttori. Il 7 aprile a Bourges (Cher), tralicci e trasformatori sono stati incendiati contro l’industria bellica; il 25 maggio a Garching (Monaco), due tralicci sono andati a fuoco non lontano dal campus high-tech; il 2 giugno a Le Rousset (Bouches-du-Rhône), due trasformatori elettrici sono bruciati accanto alla zona industriale che concentra diversi produttori di semiconduttori; il 4 giugno a Marsiglia, l’alimentazione elettrica della società di armamenti Eurolinks è stata distrutta da un incendio; poco prima del 5 giugno a Froges (Isère), due tralicci sono stati segati, nel tentativo di staccare la corrente alle fabbriche di semiconduttori di STMicroelectronics e Soitec; l’8 giugno, a Reutlingen, in Baden-Württemberg, una sottostazione elettrica è stata incendiata in diversi punti, causando la temporanea chiusura dello stabilimento di semiconduttori Bosch. Ecco, ad esempio, cosa si può leggere sul sito web di Infineon riguardo al suo stabilimento di produzione, rendendo superfluo aggiungere altro sul perché potrebbe essere stato proprio quello il vero obiettivo di questi sabotaggi incendiari: «A Ratisbona, Infineon è un polo di innovazione e uno stabilimento high-tech. Oltre 3.000 dipendenti sviluppano e producono i chip del futuro direttamente sulle rive del Danubio. È l’unico sito di produzione che integra le fasi di produzione a monte e a valle. La vicinanza dei siti favorisce scambi rapidi e creativi con colleghi provenienti da una quarantina di Paesi. Ciò che contraddistingue Infineon Ratisbona [Regensburg in tedesco, NdT] è che sviluppiamo innovazioni a partire da nuovi materiali e progettiamo nuovi imballaggi, processi di produzione e metodi di separazione dei chip per i nostri semiconduttori di potenza, sensori, microcontrollori e chip ad alta frequenza.» … [Sintesi della stampa tedesca, 11-13 giugno 2026]
[Marsiglia, Francia] : Fuoco contro la fabbrica di armi Eurolinks
> Da Indymedia Lille, 05.06.26 Abbiamo dato fuoco all’impianto elettrico della Eurolinks. Per bloccare per diverse settimane questa fabbrica di morte che produce a Marsiglia materiale bellico venduto all’esercito israeliano, responsabile del genocidio in Palestina. Per mostrare la nostra solidarietà a chi subisce le guerre in Libano, in Iran, in Palestina e altrove. Per far sì che le aziende francesi produttrici di armi smettano di trarre profitto dalla morte e dal colonialismo. Per unirci alle resistenze di tutto il mondo nella lotta contro il militarismo e l’autoritarismo. 4 giugno 2026
[Reutlingen, Germania]: Staccare la corrente allo stabilimento di semiconduttori «Bosch»
> Da Sans nom, 11.06.26 Reutlingen (Germania), 8 giugno 2026. L’incendio intenzionale della sottostazione elettrica provoca il parziale arresto dello stabilimento di semiconduttori «Bosch». Nella notte tra domenica e lunedì 8 giugno, intorno all’1:45, la sottostazione elettrica di Betzingen, situata a ovest di Reutlingen (città di circa 120.000 abitanti a quaranta chilometri da Stoccarda, in Baden-Württemberg), è stata oggetto di un atto di sabotaggio. È stata tagliata la recinzione e sono stati appiccati tre focolai d’incendio contro cavi e trasformatori ad alta e media tensione, gestiti congiuntamente dagli operatori Netze BW e FairNetz. Circa duecento pompieri sono stati inviati sul posto e hanno impiegato quasi cinque ore per spegnere gli incendi. Decine di migliaia di persone sono rimaste immediatamente senza elettricità, un numero che è sceso a 7.500 nel corso della giornata di lunedì, prima che l’intera rete venisse ricollegata mercoledì 10 giugno. I danni sono stimati in diversi milioni di euro e i lavori di riparazione richiederanno diversi mesi. Ma la cosa più allarmante, per tutti i benpensanti che si sono riversati in un fiume di indignazione, è che un complesso industriale della Bosch, che impiega 10.000 persone e si trova proprio a Reutlingen e nel suo sobborgo di Kusterdingen, ha potuto riprendere le sue attività nocive solo molto più tardi e solo in alcuni settori (come la logistica), grazie a generatori di emergenza. Un complesso di stabilimenti sensibili all’interno dei quali gli schiavi salariati lavorano allo sviluppo e della produzione di semiconduttori e unità di controllo elettroniche… Ricordiamo che Bosch, leader mondiale nel settore dei chip elettronici, sviluppa e produce semiconduttori da oltre 50 anni nel proprio stabilimento di Reutlingen. Tra i semiconduttori prodotti vi sono circuiti specifici (ASIC), sensori MEMS e semiconduttori di potenza. Lo spazio delle camere bianche necessario per la produzione di questi chip è aumentato da circa 35.000 a oltre 44.000 metri quadrati tra il 2022 e la fine del 2025. Insomma, si comprende meglio il motivo per cui sono state incaricate delle indagini l’Ufficio investigativo criminale (LKA) e il Centro di protezione e lotta al terrorismo della regione del Baden-Württemberg per «incendio doloso contro ignoti», mentre finora non è stata rilasciata alcuna rivendicazione, lasciando gli inquirenti a brancolare nel buio…. [Sintesi della stampa tedesca, 8-10 giugno 2026] --------------------------------------------------------------------------------
[Garching, Germania]: A proposito del campus high-tech e dell’incendio di due tralicci
> Da Sans nom, 09.06.26 Garching (Germania), 25 maggio 2026. Incendio volontario dei cavi ad alta tensione di due tralicci, nell’area del campus tecnico-scientifico Il 25 maggio scorso, intorno alle 3:50, si è verificato un incendio intenzionale contro due tralicci elettrici a Garching, nella periferia nord di Monaco di Baviera. «Gli elementi di cui disponiamo al momento indicano chiaramente che si è trattato di un atto di sabotaggio. Le nostre forze di sicurezza stanno conducendo le indagini a ritmo serrato», ha dichiarato il ministro dell’Interno regionale Joachim Herrmann (CSU). Nonostante l’incendio abbia causato solo un’interruzione di corrente della durata di 45 minuti*, si nota la riluttanza dei media a menzionare il luogo e il contesto dell’incidente. «Considerando l’obiettivo e le modalità dell’azione, si può supporre che si tratti di un atto di matrice politica», ha dichiarato la Procura generale che dirige le indagini. I media locali, tuttavia, non hanno detto nulla sui motivi per cui l’obiettivo colpito porta a questa conclusione. Per quanto riguarda i loro colleghi nazionali, hanno mantenuto il silenzio totale su quanto accaduto. Una breve ricerca su Internet permette di capire chiaramente perché lo Stato sia così sicuro che si sia trattato di un atto di sabotaggio. La città di Garching, nei pressi di Monaco, è in gran parte occupata dall’ampio campus dell’Università tecnica di Monaco (Technische Universität München, TUM). Questo ateneo, che figura tra i migliori d’Europa, dispone di diverse sedi distribuite in tutta la città**. Il campus di Garching è stato inaugurato nel 1957 con l’entrata in funzione del primo reattore di ricerca. Si trattava della prima centrale nucleare della Repubblica Federale di Germania. Il reattore non è mai stato utilizzato per produrre elettricità, ma esclusivamente a fini di ricerca; tuttavia, produce scorie nucleari da 70 anni (20 anni fa è stato costruito un nuovo reattore e quello vecchio è stato messo fuori servizio). Garching (Monaco), 25 maggio 2026. Il primo traliccio incendiato in mezzo al campo, nel punto in cui la linea ad alta tensione passa dall’aerea al sotterraneo… Nel 2025 si è verificato un nuovo trasporto Castor di scorie nucleari verso il sito di stoccaggio provvisorio di Ahaus, in Renania Settentrionale-Vestfalia. Poiché l’uranio delle barre di combustibile è arricchito oltre il 90%, il reattore è da tempo al centro di critiche per il suo arricchimento di uranio “di qualità militare” – l’uranio delle bombe atomiche è infatti arricchito a un livello simile. Di fatto, la Baviera crea le condizioni necessarie per la fabbricazione di armi nucleari. Le barre di combustibile di Garching vengono raffreddate con acqua dell’Isar che, una volta contaminata dalla radioattività, viene nuovamente scaricata nel fiume alpino. Tuttavia, poiché è solo “leggermente radioattiva”, ciò non pone alcun problema, secondo gli scienziati di Garching. Oltre al reattore e alla ricerca nucleare, a Garching si svolgono numerose altre attività di ricerca all’avanguardia. Tra queste, l’astrofisica, la fisica dei semiconduttori e dei plasmi, la sicurezza energetica e nucleare, l’ottica quantistica, l’ingegneria meccanica e la tecnologia dei motori. Dal 2006, inoltre, vi ha sede il centro di calcolo Leibniz. «È in questo edificio all’avanguardia nell’innovazione tecnologica e dotato di un sistema di climatizzazione ad alte prestazioni che si trova uno dei centri di calcolo più efficienti al mondo, comprendente l’infrastruttura di rete per il polo universitario di Monaco». Garching (Monaco), 25 maggio 2026. Il secondo traliccio incendiato, sul ciglio della strada, nel punto in cui una seconda linea ad alta tensione passa dall’aerea al sotterraneo… L’Università tecnica di Garching lavora in stretta collaborazione con aziende private, il che spiega la presenza, da alcuni anni, del campus della multinazionale del software SAP (Systemanalyse Programmentwicklung) nel sito dell’università, dove le start up tecnologiche vengono sostenute e acquisite. Il fatto che un’azienda privata di primo piano, quotata nell’indice azionario tedesco DAX, disponga di un proprio campus in un sito universitario, la dice lunga sull’importanza economica e scientifica di Garching. La ricerca condotta presso il «SAP Labs Munich Campus» si concentra sull’intelligenza artificiale e abbraccia diversi settori, quali le catene di approvvigionamento digitali, l’ambiente, le questioni sociali, la governance, il futuro del lavoro, i dati sintetici e l’informatica quantistica. Inoltre, l’Università tecnica di Garching ospita uno dei principali “poli di start up” d’Europa, l’Entrepreneurship Center Garching. È qui che ogni anno nascono oltre 140 start-up tecnologiche, tra cui Isar Aerospace, i cui razzi si vedono regolarmente schiantarsi in televisione. È evidente che questo ambiente universitario, derivato dalle scienze tecniche, sia anche una fonte di ispirazione per l’industria degli armamenti. Il «TUM Venture Labs», un programma dell’Università Tecnica di Monaco, eroga sovvenzioni, mette a disposizione laboratori e facilita le collaborazioni per le start-up tecnologiche di tutti i settori, dalla biotecnologia all’intelligenza artificiale, fino all’industria degli armamenti. Il TUM Venture Lab intrattiene infatti una partnership con l’azienda produttrice di armamenti Hensoldt, nota soprattutto per i suoi droni. «In qualità di polo europeo di primo piano per l’imprenditoria DeepTech, TUM Venture Labs e i nostri partner di Monaco svolgono un ruolo decisivo nell’ambito delle innovazioni legate alla difesa nei settori spaziale, dei sistemi autonomi e del software/IA», spiega Philipp Gerbert, amministratore delegato di TUM Venture Labs. «Hensoldt è un nuovo partner di inestimabile valore al nostro fianco.» TUM Venture Labs intrattiene partnership con numerose aziende operanti nel settore della difesa, in particolare nei comparti dell’aeronautica, dei satelliti e dei droni, fornendo loro sostegno. Tra le aziende sostenute da TUM Venture Labs figurano, ad esempio, DeltaOrbit, Vaeridion, deltaVision, Vortex Aerotec e TYTAN Technologies: tutte start up specializzate in innovazioni relative alla guerra moderna (IA, droni, ecc.), note come DefenseTech o deftec, che beneficiano di sovvenzioni pari a diversi milioni di euro. L’azienda di droni TYTAN Technologies, sul proprio sito web, afferma con orgoglio: «Progettato per il campo di battaglia, non per il laboratorio», e aggiunge: «Testato sul campo di battaglia in Ucraina». Il 17 giugno 2026, i TUM Venture Labs organizzeranno, per esempio, un «corso sulla raccolta di fondi nel settore della difesa». «Questo corso riunisce attori chiave per aiutare i fondatori e le fondatrici a comprendere il capitale di rischio, le sovvenzioni pubbliche e la scalabilità nell’ecosistema della difesa». La maggior parte dei laboratori messi a disposizione dall’Università tecnica per i futuri scienziati dell’alta tecnologia e per le aziende del settore della difesa si trova a Garching. Questa breve sintesi è il risultato di una breve ricerca che avrebbe potuto essere più approfondita. Tuttavia, dovrebbe essere sufficiente a illustrare la natura delle attività di ricerca condotte a Garching da 70 anni a questa parte. È lecito supporre che dell’importanza e del ruolo del sito di Garching fossero a conoscenza non solo i procuratori e i ministri dell’Interno, ma anche i sabotatori che, una settimana fa, hanno appiccato il fuoco ai tralicci elettrici della zona. [originale in tedesco su de.indymedia, 1 giugno 2026] -------------------------------------------------------------------------------- NdT *Secondo quanto dichiarato dal gestore della rete elettrica Bayernwerk Netz alla stampa locale, l’intera zona di Garching è stata colpita da questo doppio sabotaggio lunedì di Pentecoste: «Circa 15.000 abitazioni nei villaggi di Ismaning, Aschheim, Finsing, Neuching e Moosinning sono rimaste senza corrente per circa 45 minuti», poi alcune misure di commutazione hanno permesso di ripristinare la situazione (Merkur, 26 maggio 2026). **Per chi fosse interessato ai sabotaggi contro le attività tecnico-scientifiche di Monaco, si consiglia in particolare la lettura del seguente articolo riguardante l’attacco ai lavori della linea della metropolitana che avrebbe dovuto collegare il campus nord (Garching) al campus sud (Planegg): “Monaco (Germania): incendio nel cantiere della metropolitana del polo scientifico” (sansnom, 27 luglio 2023).
[Rousset (Bouches-du-Rhône), Francia]: Staccare la corrente alle fabbriche di microchip
> Da Sans nom, 08.06.26 Aperta un’indagine dopo l’incendio di un trasformatore elettrico nella zona industriale di Rousset La Provence, 5 giugno 2026 (estratto) Nella notte tra lunedì 1° e martedì 2 giugno, un «atto doloso», secondo quanto riferito dal Comune, ha provocato l’incendio del trasformatore elettrico di potenza situato nella zona industriale di Rousset. Una rete metallica che circonda l’area in cui si trova il trasformatore è stata tagliata per consentire l’accesso al luogo, sempre secondo quanto riferito dal Comune. Questo atto vandalico ha causato un’interruzione di corrente che ha interessato tre aziende del settore [tra cui i produttori di semiconduttori STMicroelectronics e Microchip Technology, nonché i loro fornitori*]. Un trasformatore di potenza è un componente elettrico ad alta tensione, essenziale per il funzionamento delle reti elettriche. Non appena i fatti sono stati scoperti, la polizia municipale è intervenuta per raccogliere i primi elementi utili alle indagini. Le immagini del sistema di videosorveglianza comunale sono state rapidamente messe a disposizione degli investigatori su richiesta dei servizi di gendarmeria, ai quali è stata affidata l’indagine attualmente condotta dalla sezione investigativa. Un atto simile sarebbe stato commesso anche sul trasformatore di potenza situato in chemin de la Cairanne. Il Comune di Rousset condanna con la massima fermezza questi attacchi dolosi che danneggiano le infrastrutture essenziali per il funzionamento del territorio e penalizzano direttamente le imprese coinvolte. -------------------------------------------------------------------------------- *Nota: STMicroelectronics è presente nella regione PACA dal 1964, quando il sito era situato ad Aix-en-Provence. Nel 1979, nell’ambito di una partnership tra Saint-Gobain e la società americana National Semiconductor, nasce il sito Eurotechnique a Rousset che, a seguito della fusione tra Thomson Semiconducteurs e SGS Microelettronica nel 1987, diventerà STMicroelectronics. Oggi, lo stabilimento ST di Rousset conta circa 2.700 dipendenti. Dispone di un importante impianto industriale per la produzione di wafer da 8″, un’unità per i test elettrici e centri di progettazione e sviluppo specializzati, in particolare, nei settori dei circuiti integrati per il settore automobilistico, delle smart card di sicurezza, dei microcontrollori ad alte prestazioni e della tecnologia RFID.
[Froges (Isère), Francia]: Rivendicazione di un attacco ai tralicci contro STM e Soitec: acqua e stelle, non chip e nucleare!
> Da Indymedia Nantes, 05.06.26 All’inizio della settimana, abbiamo attaccato due tralicci delle linee ad alta tensione che alimentano la sottostazione elettrica di Froges, nel Grésivaudan. Questa sottostazione fornisce elettricità agli stabilimenti di semiconduttori STMicroelectronics e Soitec. Abbiamo segato le basi di questi tralicci, ma sono rimasti in piedi nonostante i nostri sforzi per farli cadere e causare un’interruzione di corrente. RTE, queste linee devono essere messe fuori tensione subito! Il nostro sabotaggio si inserisce in una lotta più ampia contro il sistema tecno-industriale. Cogliamo l’occasione per salutare i/le partecipanti al corteo in corso a Grenoble e far loro sapere che siamo in molti/e a opporci al loro mondo di microchip, alienazione e distruzione della vita. Azione diretta! Solidarietà! Resistenza!
Spegnere il dominio
> Da Anathema, volume IX numero 1, Aprile 2023 Negli ultimi mesi, gli attacchi alle sottostazioni elettriche in Florida, Washington, Oregon, Carolina del Sud e Carolina del Nord hanno fatto notizia. I media, pur riconoscendo che nessuno ha rivendicato questi atti di sabotaggio e che potrebbero essere stati compiuti da diversi gruppi “estremisti”, hanno puntato il dito contro l’estrema destra. Gli articoli hanno collegato questi recenti atti alla letteratura accelerazionista fascista e all’attività sui social media che promuove tali attacchi e fornisce istruzioni su come metterli in atto, citando altri casi in cui esponenti dell’estrema destra sono stati arrestati per aver cospirato per attaccare la rete elettrica. Non solo nessuno ha rivendicato queste recenti azioni, ma, secondo le stesse aziende elettriche, esse sono ben lungi dall’essere gli unici atti di sabotaggio perpetrati contro la rete elettrica. A quanto pare, azioni simili sono piuttosto comuni, ma vengono raramente rese pubbliche per scoraggiare eventuali emulatori. Che questi attacchi specifici siano stati compiuti o meno da reazionari (è degno di nota il fatto che il blackout molto pubblicizzato avvenuto in North Carolina a dicembre abbia coinciso con uno spettacolo di drag queen nella regione), gli anarchici non dovrebbero permettere la costruzione di una narrazione secondo cui interrompere l’energia che alimenta la civiltà industriale potrebbe servire solo al fascismo. Infatti, gli stessi articoli dei media mainstream proseguono paragonando i recenti eventi a un attacco a una sottostazione in California di quasi un decennio fa che «avrebbe potuto mettere fuori uso tutta la Silicon Valley» e causare 15 milioni di dollari di danni, dimostrando che il sabotaggio delle sottostazioni è una tattica in grado di infliggere un duro colpo al dominio tecnologico. A dicembre, Unicorn Riot ha pubblicato un articolo intitolato «Il fascino della rete elettrica statunitense per l’estrema destra», in cui viene illustrato un pericoloso ragionamento che ormai è da considerare senso comune tra gli anarchici di sinistra. Dopo aver riportato la notizia dell’attacco alla sottostazione della Carolina del Nord, l’articolo mette insieme frammenti provenienti dal Dipartimento della Sicurezza Interna e da altri organi del governo federale sulla minaccia della violenza dei suprematisti bianchi alla sicurezza nazionale, lamentando al contempo l’incapacità dello Stato di adottare “misure adeguate per combattere il terrorismo interno di estrema destra”. Gli autori proseguono delineando l’ideologia dell’accelerazionismo e citano casi di individui di estrema destra che promuovono attacchi contro la rete elettrica e altre infrastrutture su Discord, Telegram ecc. Concludono l’articolo con un elenco di sei recenti attacchi alle sottostazioni sotto il titolo “Pacific Northwest: un focolaio di estrema destra”, sottintendendo che tutti e sei fossero innegabilmente motivati da obiettivi di supremazia bianca/accelerazionisti senza nemmeno tentare di sostenere questa affermazione. Quindi, persone sconosciute stanno attaccando la rete elettrica e lo Stato ha ritenuto che ciò costituisca una minaccia alla sicurezza nazionale. Lo Stato ha anche considerato i nazisti una minaccia alla sicurezza nazionale; i nazisti hanno promosso e sono stati arrestati per aver pianificato di attaccare la rete elettrica; ci sono molti nazisti nel Nord-Ovest, pertanto qualsiasi attacco alla rete elettrica in quella regione deve necessariamente essere opera dei nazisti. Questo nonostante il fatto che nel 2022 siano stati segnalati più di 120 incidenti (attacchi diretti, sabotaggi, atti di vandalismo), il che suggerisce che attaccare la rete elettrica non sia l’esclusiva di una minoranza reazionaria organizzata, ma una pratica relativamente comune. Mark Christie della Commissione Federale per la Regolamentazione dell’Energia (FERC) ha persino affermato che ci sono “molti incidenti” in cui “un ubriaco qualsiasi con una pistola e la propensione giusta” attacca dei trasformatori di potenza. Dopo una serie di attacchi a sottostazioni elettriche avvenuti quest’inverno a Washington e nell’Oregon, due persone sono state arrestate e accusate di aver colpito quattro sottostazioni il giorno di Natale, dopo che uno dei loro cellulari era stato utilizzato per collegarli alle rispettive località. Dopo l’arresto, uno dei due uomini ha dichiarato alla polizia che stava cercando di interrompere l’erogazione di energia elettrica per rapinare un negozio. La sua compagna ha poi rilasciato una dichiarazione ai media affermando che lui non faceva assolutamente parte dell’estrema destra e che era semplicemente a corto di soldi. Nel maggio 2020 tre sedicenti Boogaloo Boys sono stati arrestati con l’accusa di aver cospirato per attaccare una sottostazione elettrica di Las Vegas come parte di un tentativo di fomentare disordini durante le manifestazioni del movimento Black Lives Matter in città. Nel frattempo, i mass media hanno concentrato un’attenzione sproporzionata sulla partecipazione di una manciata di Boogaloo Boys alle rivolte di Minneapolis. I commentatori liberali hanno continuato a ripetere a pappagallo la narrazione secondo cui le rivolte erano state istigate da accelerazionisti suprematisti bianchi per scatenare una guerra razziale. Le masse di rivoltosi e saccheggiatori neri non solo non erano le vere protagoniste, ma erano in realtà secondo loro esagerate, forse persino inventate, dai media di destra come mezzo per screditare le proteste “legittime” e non violente guidate dai neri. In questa illusione liberale, i rivoltosi sono ridotti a pedine che alimentano inconsapevolmente le fiamme della guerra civile desiderata dai suprematisti bianchi. Naturalmente, queste due situazioni – una rivolta e una serie disorganica di attacchi – differiscono per molti aspetti significativi. Il punto rilevante è che gli attori di estrema destra tenteranno di scatenare disordini per i propri fini, ma ciò non dovrebbe indurci a cadere in questa trappola e a difendere lo status quo. I media “radicali”, facendo eco alle prospettive di sinistra in generale, spesso riproducono le narrazioni dei media statali o privati, limitandosi a ribadirne le argomentazioni senza modificare l’analisi o mettere in discussione i presupposti di fondo. Il DHS ritiene che alcuni attacchi alla rete elettrica possano essere compiuti da estremisti motivati da ragioni razziali; noi faremo di meglio e diremo che TUTTI questi attacchi DEVONO essere compiuti da nazisti organizzati! Parlare della recente ondata di attacchi come se fossero senza dubbio opera dei nazisti aiuta involontariamente i media capitalisti e lo Stato a giustificare misure repressive che inevitabilmente verranno utilizzate contro i dissidenti di ogni tipo. I liberali hanno gioito quando gli eventi del 6 gennaio sono stati etichettati come «terrorismo interno»; è così difficile immaginare che il successo di quell’etichetta possa avere qualcosa a che fare con il fatto che ora i difensori della foresta di Atlanta siano accusati dello stesso reato? Dopo le interruzioni di corrente in North Carolina, le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza, con tanto di coprifuoco in tutta la contea. Il successo dei media nel fomentare la paura riguardo a una rete elettrica vulnerabile sotto attacco da parte di nemici fascisti dello Stato getta le basi per misure repressive simili ogni volta che lo Stato si sente minacciato. Nel frattempo, la rete elettrica si trova già di per sé in una situazione critica. I catastrofici blackout del 2021, che hanno causato almeno 246 vittime in Texas, hanno dimostrato che la rete attualmente non dispone della ridondanza necessaria per resistere a gravi eventi meteorologici, per non parlare dell’aumento della domanda di elettricità previsto tra il 40 e il 60 per cento entro il 2050 a causa della diffusione di auto elettriche, elettrodomestici, infrastrutture, ecc. Mentre lo Stato si precipita verso il suo “futuro senza emissioni di carbonio”, i settori eolico, solare e nucleare sono in crescita, ma le infrastrutture necessarie per immagazzinare, trasformare e trasportare tutta questa energia rischiano di non stare al passo. Le attuali 7.300 centrali elettriche, 55.000 sottostazioni di trasmissione e 160.000 miglia di linee elettriche ad alta tensione non sono neanche lontanamente sufficienti. Bill Gates, uno dei principali protagonisti di questa espansione energetica, sta costruendo una nuova centrale nucleare da 4 miliardi di dollari, la prima di diverse previste dalla sua società TerraPower, nel Wyoming, sul sito di una ex centrale a carbone. Che poesia. Sta inoltre sostenendo la costruzione di ulteriori linee di trasmissione ad alta tensione interregionali per spianare la strada al futuro senza combustibili fossili (e radioattivo!) che sarebbe, a quanto pare, la nostra unica speranza. Man mano che le infrastrutture elettriche si espandono, cresce anche la nostra dipendenza da esse. È ovvio che innumerevoli persone dipendono dall’elettricità per sopravvivere, e questo non è un caso, ma un aspetto fondamentale del dominio e del colonialismo. Rubare la terra delle persone e con essa i loro mezzi di sussistenza, avvelenarla con miniere e oleodotti per produrre energia, e poi costringerle a lavorare per ricomprare l’elettricità succhiata da quella stessa terra rubata o morire congelate: queste sono le regole del gioco che ci tiene tutti in ostaggio. Mentre l’estrazione supera nuove frontiere, sia esternamente in termini di trivellazioni in acque profonde, sia internamente in termini di scavo sempre più profondo nelle nostre menti e nei nostri spiriti per estrarre la materia prima che alimenta i loro algoritmi, ci troviamo di fronte a una scelta: recidere i legami che alimentano la società industriale o permettere loro di continuare ad alimentare senza ostacoli il ciclo di dipendenza sempre più invasivo. Il romanzo “Almanacco dei morti” descrive un’insurrezione indigena negli Stati Uniti scatenata dal sabotaggio della rete elettrica nazionale. A livello internazionale, gli anarchici hanno sabotato le reti elettriche fin dai tempi di Caraquemada, e questo è stato anche uno degli impulsi iniziali durante sconvolgimenti insurrezionali come la rivolta di Amburgo del 1923. Durante gli anni ’70, quando gli anarchici in Italia svilupparono per la prima volta una prospettiva insurrezionale, centinaia di tralicci furono abbattuti e la rivista Insurrection pubblicò successivamente delle istruzioni su come riprodurre queste azioni. Proprio l’anno scorso, gli anarchici in Francia hanno bruciato un trasformatore per staccare l’elettricità a un comune che ospitava la più grande fabbrica di semiconduttori del paese, mentre in Cile gli anarchici hanno fatto saltare in aria dei tralicci dell’alta tensione. Se sia i rivoluzionari reazionari che quelli libertari riconoscono che il controllo sociale dipende in larga misura dall’elettricità, è importante allora non accettare la versione statale di «sicurezza» contro un comune nemico fascista nelle nostre discussioni su questi temi. Come possiamo vedere dalle lotte storiche e attuali in altre parti del mondo, è possibile per gli anarchici applicare metodi e obiettivi libertari a questo tipo di rotture del controllo sociale, opponendosi al contempo a quelli reazionari. Un metodo anarchico implica necessariamente prendere sul serio le considerazioni etiche: i possibili impatti dei blackout per le persone la cui vita dipende dall’elettricità non dovrebbero essere minimizzati o ignorati. Né, tuttavia, dovrebbe esserlo la violenza insita nella rete elettrica e nell’ordine che essa alimenta, sebbene sia solitamente naturalizzata e resa invisibile. Un comunicato che rivendica uno dei numerosi attacchi sferrati quest’anno contro una sottostazione elettrica in Francia offre un’importante analisi della violenza insita in questa dipendenza dalle infrastrutture statali, definendola «il ricatto ideologico a cui l’avanzata del mondo tecno-industriale ci sottopone»: “È curioso che la morale occidentale contemporanea, pur non avendo mai smesso di fondarsi su una serie di omicidi di massa e di asservimenti di individui (schiavitù, colonizzazione), pur avendo trattato intere popolazioni come cavie nucleari (Polinesia, Algeria,… ), mentre organizza la servitù per la maggioranza delle persone, a malapena mascherata dal consumo, mentre sa senza battere ciglio che il suo intero tenore di vita è il frutto della schiavitù di esseri viventi e di altri esseri umani lontani dalla vista, tratti come terroristi qualsiasi individuo che metta in discussione il livello generale di dipendenza dalle infrastrutture[…] Staccare la spina a questo mondo elettrico è un tentativo di creare una reazione a catena, che colpisca tutte le infrastrutture e le cose che funzionano grazie all’elettricità (telecomunicazioni, sistema bancario, Stato, reti industriali e commerciali, infrastrutture militari e di polizia, ecc.).” Questo tipo di tattica non è quindi appannaggio esclusivo dei nostri avversari, e la questione diventa quindi come colpire le infrastrutture elettriche per portare avanti la guerra sociale contro il dominio, piuttosto che la guerra civile auspicata dagli accelerazionisti. Lo scorso febbraio, due nazisti, tra cui il fondatore della Atomwaffen Division Brandon Russell, sono stati arrestati dall’FBI per aver progettato un attacco contro una rete di sottostazioni elettriche intorno alla città di Baltimora con l’intento di «distruggere completamente l’intera città», proprio a causa della sua popolazione a maggioranza nera. Cosa distingue un’azione che spinge verso la guerra civile da una che spinge verso la guerra sociale, oltre alle intenzioni e alle motivazioni dei responsabili? La scelta dell’obiettivo e la tempistica sembrano essere gli aspetti più rilevanti da prendere in considerazione. Potrebbe trattarsi di operazioni molto semplici, come colpire l’impianto elettrico che alimenta un carcere prima di un’esecuzione programmata, oppure la sottostazione che rifornisce un polo di produzione militare, come quella colpita in un sobborgo belga nel 2020. Tornando a Baltimora, se, ipoteticamente, nella città scoppiassero rivolte contro la polizia come è successo nel 2020 e prima ancora in risposta all’omicidio di Freddie Gray nel 2015, e individui sconosciuti decidessero di interrompere l’alimentazione elettrica, non avrebbe senso presumere che l’azione sia stata sicuramente compiuta da suprematisti bianchi solo per via di una qualche somiglianza con il complotto sventato di cui sopra. Si tratterebbe di uno scenario possibile, ma altrettanto plausibile sarebbe l’ipotesi di un anonimo ribelle intenzionato a disattivare le telecamere a circuito chiuso, a creare maggiori opportunità di saccheggio o forse semplicemente a sfogare il proprio odio contro il sistema. Speculare non fa altro che smorzare il potenziale insurrezionale, alimentare il fervore liberale per la non violenza e dare una mano alle indagini dello Stato. In assenza di un coinvolgimento innegabile dell’estrema destra, un’azione deve essere giudicata nei suoi termini specifici: cosa è stato attaccato, come e quali sono stati gli impatti? Puntare alla rete elettrica stessa in modo meno mirato potrebbe rivelarsi un intervento molto efficace in determinati momenti; l’apparato repressivo (e letteralmente tutte le infrastrutture del dominio) semplicemente non può funzionare senza elettricità, e se gli insorti sono già nelle strade a mettere a soqquadro una città, un blackout del genere sarebbe un dono prezioso e inestimabile. Ciò non significa, tuttavia, che gli attacchi debbano limitarsi ai momenti di rivolta. Questi momenti di tumulto, che hanno il potenziale di innescare una rottura insurrezionale, offrono una finestra temporale molto ristretta. Gli eventi della prima notte spesso determinano se la rivolta si spegnerà o si estenderà. Una minoranza attiva e insurrezionale non ha quasi nessuna possibilità di danneggiare la rete in modo sostanziale in un momento come questo se non ha sperimentato in precedenza quali tattiche funzionano e il coordinamento informale che ne consente l’espansione. Riflettere su come gli obiettivi e la tempistica possano influenzare l’impatto di un’azione è un processo sfumato e complesso, mai bianco o nero. Tuttavia, se vogliamo portare avanti la guerra sociale ed evitare di difendere inconsapevolmente l’apparato dell’ordine che tiene insieme questo incubo, le domande più difficili sono anche le più importanti. I media e l’autorità che rappresentano, suggerendo che dobbiamo difendere l’apparato del potere o difendere i fascisti, creano un costrutto che manipola le persone affinché si identifichino con lo Stato contro un nemico comune. Dobbiamo invece lavorare per impedire ai fascisti e ad altre strutture di potere autoritarie parastatali di approfittare della disintegrazione sociale per i propri fini, senza fare un passo indietro nella nostra lotta per distruggere questo mondo. Per concludere, vorremmo condividere alcune belle parole di solidarietà da parte dei compagni francesi che hanno rivendicato l’attacco incendiario a di un traliccio dell’ANDRA legato alla costruzione di un impianto di stoccaggio di scorie nucleari nei pressi di Bure, firmate «Comitato Autonomo di Vendetta Tortuguita»: uniti e in modo informale siamo più forti!
ELECTRIC FUNERAL – Un’analisi approfondita dei circuiti della megamacchina
> Da Green Anarchy, n°15 Inverno 2004 In un mondo dominato da un’unica superpotenza, esiste un solo obiettivo privilegiato per chi non è soddisfatto dello status quo. Le infrastrutture critiche costituiscono la categoria di obiettivi più importante all’interno di tale obiettivo privilegiato, e l’infrastruttura elettrica è senza dubbio la più vulnerabile tra le infrastrutture critiche. Tenente colonnello Bill Flynt, Ufficio per la Sicurezza Interna Siamo nel 2004 e il pianeta è sotto l’assalto di una megamacchina sterminatrice che segue la propria logica tecnologica di autoannientamento. Questa struttura di potere ormai monolitica, con la sua vasta rete di maglie amministrative e reti militari, è l’inconscio suicida della storia patriarcale che si avvia verso l’Armageddon: il finale fiammeggiante e intriso di sangue del patologico istinto di morte della civiltà. Due mondi, in netto contrasto tra loro, sono entrati in violenta collisione: le acque correnti della vita libera e i pozzi stagnanti e avvelenati della civiltà tecno-industriale. Una tempesta si sta addensando e, dal rantolo di morte della nostra epoca, sta sorgendo un’ondata di nuova vita: nuovi movimenti di resistenza antiautoritaria che stanno prendendo coscienza dell’orrore e della disperazione della nostra condizione, movimenti pronti a lanciarsi in una guerra aperta contro il sistema tecno-industriale e la sua traiettoria omnicida. Questi nuovi movimenti – nati da una speranza di liberazione nell’ora più buia della nostra Terra – hanno ispirato milioni di persone in tutto il mondo e si sono opposti al sistema con una ferocia che non si vedeva in questo paese da decenni. Ma una cosa che sembra mancare a molti di questi nuovi movimenti ribelli è una strategia d’insieme, una strategia che miri e che possa portare al crollo della Macchina della Morte. Se siamo d’accordo sul fatto che il nostro obiettivo sia quello di mettere fuori uso la Megamacchina, allora dobbiamo esaminare attentamente l’anatomia fisica dell’Ordine Meccanicistico e individuare le azioni che possiamo intraprendere per «livellare il campo di gioco». Le macchine, le istituzioni e la “realtà” stessa sono costruzioni sociali e sono quindi suscettibili di decostruzione. La civiltà in cui viviamo (o, per essere più precisi, di cui siamo prigionieri) è una Civiltà Elettrica e ci sembra ovvio che la rete elettrica offra ovunque un punto debole ai sabotatori. Ammettiamolo: l’ora dell’ultimo giudizio si avvicina, il Moloch si nutre delle vittime della guerra in maniera difficile da immaginare, la struttura genetica della vita stessa viene manipolata dai mercanti di morte della scienza e stiamo finendo l’aria da respirare… Le nostre tattiche DEVONO diventare più aggressive se vogliamo abbattere – fisicamente – questo sistema marcio e trascinare via il suo cadavere putrido dalla scena mondiale una volta per tutte. L’Italia negli ‘80: emerge una strategia Questi scritti sono apparsi a Palermo in solidarietà con delle azioni in cui sono stati segati i tralicci dell’ENEL a Caorso e Montalto (linea centrale). Si tratta degli ultimi esempi di una serie di atti di sabotaggio che da tempo vengono compiuti in tutta Italia. Perché la polizia e la magistratura stanno scatenando una reazione così sproporzionata a questo tipo di azioni? A nostro avviso queste azioni dirette, che chiunque può compiere in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, li spaventano forse più della formazione stessa di un gruppo armato. Questo perché il gruppo armato specifico è controllabile grazie al programma e alla logica a cui aderisce, mentre la diffusione di atti di sabotaggio mette in difficoltà la struttura del potere perché chiunque può compiere tali atti. Basta procurarsi un seghetto e scegliere un traliccio. Questo non piace ai Verdi, ai pacifisti o agli ambientalisti perché tali azioni minano il loro lavoro di politici che tendono a omogeneizzare il movimento alla loro pratica di dissenso platonico. Riaffermiamo il nostro antagonismo e disprezzo nei confronti degli alti sacerdoti dell’ecologia. Per noi antagonisti l’azione diretta è un attacco contro le strutture che producono energia nucleare. Gruppo anarchico di Palermo, 1987 Alla fine degli anni ’80 in Italia si combatteva un’infuocata battaglia (e lo intendiamo letteralmente) contro la costruzione di centrali nucleari e contro le industrie e i think tank responsabili della produzione di questa tecnologia. Da una parte della lotta c’erano tutte le varie forze politiche riformiste (Verdi, Partito Comunista, ambientalisti, pacifisti) che proponevano leggi e referendum antinucleari e che cercavano di collocare la lotta su un piano istituzionale, pienamente integrato nella logica governativa/parlamentare. Ma una componente altrettanto importante della lotta era costituita da una confederazione informale di anarchici insurrezionalisti, libertari e compagni non allineati che operavano al di fuori e contro il quadro istituzionale e che concretizzavano la loro resistenza, non solo con blocchi alle centrali nucleari, ma come un attacco generalizzato all’energia atomica. Nel 1986 si giunse a un bivio cruciale nella lotta, quando gli anarchici – frustrati dai subdoli «giochetti» dei riformatori del nucleare – iniziarono a sviluppare un movimento autonomo e radicale contro il progetto nucleare. Come affermò all’epoca il gruppo editoriale di “ProvocAzione”: “Alle montagne di carta straccia prodotte da chi sostiene e pratica i referendum parlamentari, noi proponiamo l’azione diretta, unica possibilità di trasformare realmente questa società perché indica la necessità dell’attacco contro le strutture di dominio (comprese quelle nucleari) e gli obiettivi a cui mirare. I nostri alleati e complici sono gli antagonisti e i ribelli, perché vogliono vivere, non vegetare, ribellandosi e prendendo in giro i riformisti che predicano la sopravvivenza». Fu in questo contesto sociale che cominciarono ad emergere nuove ed efficaci strategie contro l’energia nucleare e la rete elettrica stessa… -Il 12 luglio 1987, un traliccio dell’alta tensione dell’ENEL (Ente Nazionale per Energia Elettrica) a Cosenza, in Italia, fu segato alla base. Dopo aver segato i tralicci, gli ignoti autori dell’azione notturna li fecero cadere, mettendo fuori uso una linea elettrica da 150 mila volt. Lo stesso destino toccò a un altro traliccio dell’ENEL nella zona del Brasimone il 9 settembre 1987. Anche quel traliccio, che alimentava il reattore nucleare Pec, fu sabotato da ignoti che lasciarono un volantino sul posto: “No alle centrali nucleari e a carbone, no alla guerra, no ai padroni dell’energia”. – L’8 marzo 1988, un gruppo autodenominatosi «Rivoluzionari Antinucleari» attaccò un altro traliccio dell’alta tensione in Italia. Ecco un estratto del loro comunicato: L’8 marzo abbiamo abbattuto un traliccio dell’alta tensione nella provincia di Cosenza. In questo modo intendiamo colpire la banda infame dell’ENEL, protagonista del progetto atomico in Italia e all’estero. Non deleghiamo a nessuno la nostra libertà di controllare le nostre vite e vogliamo distruggere quella che ci hanno imposto. La miseria del lavoro salariato, la morte nucleare, la crescente militarizzazione del nostro territorio e della società stessa sono le prigioni che si definiscono socialdemocrazia. L’incubo nucleare è un efficace strumento di polizia per terrorizzare la popolazione, creando quello stato di impotenza e delega necessario per continuare a governarci. La complicità dei partiti politici, con parole, giochi di potere e dolci illusioni attraverso i referendum, sta chiaramente cercando di uccidere la lotta antinucleare e seppellirla in un campo istituzionale. Noi lo rifiutiamo. La farsa della Conferenza Nazionale sull’Energia convocata dall’ENEL e dal Governo mostra la chiara volontà di far sembrare una scelta decisa da tempo come qualcosa da discutere in Parlamento. Diffondiamo il sabotaggio su tutto il territorio, colpendo le strutture che stanno portando avanti tali progetti di morte. -Nella notte tra il 12 e il 13 marzo 1988 furono abbattuti altri due tralicci: uno nella zona di Settebagni, vicino a Roma, e un altro nella zona di Cosenza. Il sabotaggio fu rivendicato con una lettera inviata all’agenzia di stampa Ansa, nella quale alcuni compagni anonimi si dichiararono contrari alle centrali nucleari. -Il 13 aprile 1988, giorno in cui il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio concesse un provvedimento di sospensione all’ENEL, che chiedeva di poter riprendere i lavori alla centrale nucleare di Montalto di Castro, si verificarono tre attentati attacchi con ordigni contro l’industria nucleare. Durante la notte, bombe carta esplosero in un laboratorio di ricerca dell’ENEL e in due aziende: la Carlo Gavazzi Control, che fabbricava condensatori, e la Passoni e Villa, che produceva componenti elettrici ed elettronici. Gli attacchi furono rivendicati da compagni anarchici in un volantino che giunse all’agenzia di stampa ANSA e a Radio Popolare a Milano il giorno successivo. Circa una settimana dopo, il 19 aprile, un’altra bomba antinucleare scoppiò presso l’agenzia di telecomunicazioni FITRE a Milano. Questo attacco era firmato con una A cerchiata. – Il 9 giugno 1988, una linea elettrica principale del comune di Vicenza fu distrutta da un incendio. Su «Sicilia Libertaria» fu pubblicato un volantino riguardante l’attacco a questa linea elettrica: Abbiamo sabotato un traliccio dell’alta tensione sopra Crotone1, dove le fabbriche riversano nuvole tossiche, inquinamento, sfruttamento, prodotti tanto inutili quanto velenosi. LA MAFIA DEL CAPITALE E I SUOI STATI STANNO METTENDO IN ATTO LA DISTRUZIONE ASSOLUTA DELLA VITA SULLA TERRA! I loro complici sono i politici, i partiti, i sindacati, gli “uomini di cultura”, gli “scienziati”. I complici forzati del proprio sterminio sono le persone corrotte e soggiogate dai miti del “benessere”, della “merce”, della “civiltà”, del “progresso”. Noi lottiamo per liberarci da questa prospettiva imminente. Ciò potrà avvenire seriamente solo dopo l’eliminazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sull’ambiente. Quindi stiamo attaccando con il sabotaggio, con il rifiuto del consumismo e dello spreco, e diciamo: fermate immediatamente ogni tipo di produzione industriale e di combustione (traffico, riscaldamento, industria) che sia anche solo leggermente inquinante, e tutti gli altri processi di saccheggio dell’ambiente che sono altrettanto stupidi e omicidi. -E infine, il 15 ottobre 1988, nella zona montuosa del «Noce», in provincia di Catanzaro, un traliccio dell’ENEL da 150 mila kilowatt fu parzialmente segato. Alla base del traliccio, i Carabinieri trovarono un dispositivo temporizzato e alcuni volantini che gli ignoti sabotatori avevano lasciato sul posto. Da allora, gli attacchi alle infrastrutture elettriche sembrano essere diventati una tattica privilegiata dagli anarchici in Italia. Negli anni ’90 – parallelamente alla diffusione fulminea di computer e telefoni cellulari – si è assistito a un approfondimento della critica e a un ampliamento della prassi che ha preso di mira l’intera rete elettrica in cui siamo intrappolati. Le torri per le trasmissioni ad alta frequenza e i ripetitori cellulari sono ora bersagli comuni del sabotaggio rivoluzionario, poiché diventa sempre più evidente che il nostro pianeta si sta trasformando in un campo elettromagnetico onnipervasivo e letale, dove emissioni invisibili e correnti silenziose e cancerogene attraversano quotidianamente i nostri corpi. Voi avete il potere, ma noi abbiamo la notte In Nord America si sono verificati anche diversi casi degni di nota in cui i radicali hanno colpito le infrastrutture elettriche “dove fa male”, sebbene siano stati più sporadici e maggiormente censurati dallo Stato. Tuttavia, frammenti di folklore radicale relativi a questi episodi sopravvivono nella “tradizione orale” di certi circoli anarchici, e il ricordo di queste ribellioni non è stato completamente soffocato da decenni di propaganda di regime. Uno degli episodi più interessanti (e conosciuti) di sabotaggio elettrico in Nord America si è verificato durante il cosiddetto “Trouble on the Prairie” scoppiato negli anni ’70, durante le “guerre energetiche” tra le comunità agricole del Minnesota e le aziende elettriche sia pubbliche che private. Ad esempio, a Lowry, nel Minnesota, un gruppo di cittadini denominato «Assemblea Generale per Fermare la Linea Elettrica» si organizzò per impedire la realizzazione di una «servitù di passaggio» per una linea elettrica che attraversava i loro terreni agricoli rurali. La comunità decise di ricorrere a una «strategia diversificata»: furono organizzate manifestazioni e inviate lettere di protesta ai rappresentanti dello Stato, ma il progetto per la centrale elettrica andò comunque avanti. A quel punto furono distrutte le fondamenta e i materiali da costruzione, e i trattori tirarono giù decine di tralicci man mano che venivano eretti. Alla fine fu chiamata la Polizia di Stato, furono effettuati degli arresti e le centrali elettriche e le linee elettriche furono infine costruite e rese operative. Ma nel loro manifesto del 1981, la comunità di Lowry discusse di come il loro scontro con il governo avesse dissipato molte illusioni che un tempo nutrivano riguardo alla “democrazia”: Stiamo sopravvivendo. Non ci siamo lasciati fermare quando siamo stati ripetutamente e vergognosamente traditi dai politici. Continuiamo a sopportare le ferite inflitte da una sfilza di burocrati incompetenti che agiscono in collusione con le aziende elettriche. Non siamo stati sconfitti quando giudici insensibili hanno continuato a decidere che il tempo e il denaro delle compagnie elettriche fossero più importanti della verità, e persino più importanti della loro stessa legge. La forza bruta combinata dell’FBI, della BCA2, della polizia statale e locale e degli eserciti privati assoldati dalle aziende elettriche non è stata abbastanza forte da distruggerci. E siamo sopravvissuti alle menzogne, alle minacce, alle intimidazioni, agli inganni e alla distruzione arrogante che le stesse aziende elettriche hanno scagliato contro di noi. La linea è entrata in esercizio commerciale due anni fa e noi siamo ancora qui! Non era mai successo prima… Il 3 luglio 1981, nei pressi di Moab, nello Utah, alcuni sabotatori abbatterono un traliccio della Utah Power and Light che sosteneva linee elettriche da 345.000 volt, a sette miglia a sud del secondo Round River Rendezvous annuale organizzato da Earth First! Nessuno è mai stato arrestato per questa azione, né per una simile avvenuta un anno prima in Colorado, in cui 3,2 miglia di linee elettriche furono abbattute dopo che i loro supporti furono segati, costando alla Colorado Ute Electric Association 270.000 dollari in spese di riparazione. Ci sono alcuni altri casi di sabotaggio elettrico avvenuti negli anni Novanta di cui siamo a conoscenza, ma purtroppo questa pratica non ha ancora preso piede in Nord America (lo scopo di questo articolo è proprio quello di approfondire questo argomento). Nel 1990, dopo le celebrazioni della Giornata della Terra, individui sconosciuti che si facevano chiamare Earth Night Action Group hanno compiuto due attacchi consecutivi a Freedom, in California, segando prima due pali della luce in legno e poi abbattendo una torre di trasmissione in acciaio appartenente alla Pacific Gas and Electric Company. Ciò ha causato un’enorme interruzione di corrente che ha lasciato senza elettricità i residenti della contea di Santa Cruz per 10-18 ore. E nel febbraio 1996, sono state utilizzate bombe artigianali per attaccare un sistema SCADA3 di una centrale idroelettrica in Oregon. Sabotaggio: la via del successo La natura imperialista della rete elettrica è stata da tempo riconosciuta e contrastata anche dalle comunità indigene, ma i limiti di spazio ci impediscono di approfondire questo argomento in modo troppo dettagliato. Tra i numerosi esempi di resistenza indigena all’avanzata del mondo elettrico vi è la lotta degli indigeni venezuelani contro l’azienda statale «Electrificación del Caroni» (EDELCA). Alla fine degli anni ’90, la Federazione Indigena dello Stato di Bolívar, che comprende le comunità Pemon e altri gruppi nativi, ha protestato contro la costruzione di una linea elettrica, temendo che avrebbe portato a nuovi insediamenti minerari, turismo e urbanizzazione nelle loro terre ancestrali. Quando le loro proteste furono ignorate, la gente iniziò ad abbattere i tralicci destinati a trasportare l’elettricità dalla diga di Guri, nel sud-est del Venezuela, al nord del Brasile. L’EDELCA segnalò almeno quattro episodi di sabotaggio nel settembre del 2000, compreso uno in cui sette tralicci furono abbattuti durante la notte. Silenziare le telecomunicazioni: un dialogo con il problema Il grandioso progetto che è il cyberspazio si fonda sulle realtà concrete di ciò che è necessario per sostenerlo. I mondi artificiali e virtuali di Internet sono completamente interconnessi con l’Ordine Elettrico che permea tutto ciò che esiste, e dipendono ancora da temi antichi e ricorrenti che legano la “salute” diagnostica della civiltà alle sue fonti di energia, alla guerra e allo sfruttamento ecologico. Nel suo insieme, questa infrastruttura rappresenta e sostiene materialmente lo spettacolo dell’immaterialità ultraterrena, dipendendo al contempo da un assemblaggio fisico di cavi, spine e prese, linee di distribuzione e pali, trasformatori e centrali elettriche. Senza queste estensioni – e senza elettricità – il cyberspazio cesserebbe di esistere, e così anche la nuova economia globale, poiché dipende dall’energia elettrica, dai media e dalla tecnologia per funzionare. Data la portata dell’industria delle telecomunicazioni (in particolare di Internet) e la sua criticità per le altre infrastrutture, è facile notare come la vulnerabilità dei sistemi di comunicazione delle informazioni potrebbe paralizzare anche la struttura di potere più “impermeabile”. Un guasto alla rete di AT&T4, ad esempio, avrebbe sicuramente ripercussioni sul settore aereo, che sarebbe costretto a sospendere le operazioni poiché le torri di controllo non potrebbero comunicare tra loro. I virus informatici – un’altra forma di guerra elettronica – potrebbero essere facilmente diffusi con l’intento di danneggiare i computer collegati in rete su scala globale, compresi i servizi bancari elettronici e i mercati azionari. In effetti, basta guardare all’esercito statunitense per avere un’idea di quanto possa essere efficace la guerra elettrica. In Serbia, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno testato un missile da crociera “a grafite”, in cui contenitori di nastro di grafite esplodevano formando grandi reti di nastri sopra le linee elettriche, che poi causavano un cortocircuito nella rete elettrica provocando picchi di tensione e archi elettrici. Nelle guerre del Golfo e in Serbia, le “bombe intelligenti” a guida elettronica hanno individuato centrali elettriche e strutture di telecomunicazione tramite software di intelligenza artificiale (AI) e sistemi di posizionamento globale (GPS), in modo da neutralizzare il comando elettrico delle forze nemiche. Come ci hanno dimostrato i recenti conflitti tra Stati-nazione, il primo passo per sconfiggere l’avversario consiste nel mettere fuori uso o distruggere le sue fonti di energia artificiale. Oltre alle rivolte ai margini dei vertici economici mondiali, forse è giunto il momento che gli anarchici cerchino modi per rendere inoperante la civiltà industriale staccando la spina alla sua rete elettrica (si consiglia ai liberali che amano i loro computer e le opportunità di “networking” che presumibilmente ci offrono di riflettere sulla radice greca della parola “cyber” – kybernan – che significa controllare o governare). Un oggetto da distruggere Potrebbe darsi che, in futuro, la gente guardi indietro all’Impero americano, all’impero economico e all’impero militare, e dica: «Non si erano resi conto che stavano costruendo l’intero impero su fondamenta fragili. Avevano sostituito quelle fondamenta, fatte di mattoni e malta, con bit e byte, e non le avevano mai rinforzate. Per questo, un giorno un nemico è riuscito a presentarsi e a far crollare l’intero impero». Questo è il timore. Richard Clarke, capo del Comitato Consultivo Presidenziale sulle Infrastrutture Critiche La sola rete di trasmissione elettrica degli Stati Uniti conta 204.000 miglia di linee di trasmissione gestite da quattro reti regionali distribuite in tutto il Nord America: Western Interconnection, Eastern Interconnection, Electricity Reliability Council of Texas e Provincia del Québec. La rete ha una capacità di generazione di 800.000 megawatt ed è suddivisa nei settori della produzione, della trasmissione e della distribuzione di energia elettrica. Questi settori comprendono una rete nazionale di 5.000 centrali elettriche alimentate a gas naturale, energia nucleare, energia idroelettrica (dighe), petrolio e carbone, nonché una rete fisica di oltre 4.000 miglia di gasdotti, raffinerie, sistemi di comunicazione e sottostazioni. La struttura di base di un sistema di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica è costituita da un sistema di generazione, un sistema di trasmissione, un sistema di sottotrasmissione, un sistema di distribuzione e un centro di controllo. In genere, la comunicazione tra il sistema del centro di controllo e le apparecchiature sul campo avviene tramite reti di comunicazione di proprietà delle aziende elettriche. Oggi, la maggior parte di queste reti si basa sulla tecnologia a microonde analogica e digitale, sebbene linee dedicate, costituite da linee elettriche, satelliti e fibre ottiche svolgano certamente il loro ruolo. Queste apparecchiature sul campo, denominate Unità Terminali Remote (RTU), fungono da centro di smistamento per i dati in entrata. I sistemi di controllo digitale, come gli SCADA (Supervisory Control and Data Acquisition Systems), supervisionano e regolano infrastrutture reali quali gasdotti, raffinerie di petrolio e reti elettriche. Esistono quattro o cinque aziende, tre delle quali europee, che producono il software SCADA ampiamente utilizzato nel settore dell’energia elettrica. La maggior parte dei sistemi SCADA utilizza software operativo Microsoft, il che significa che possono essere manipolati da remoto e che i loro utenti hanno, in sostanza, un bersaglio dipinto sulla fronte. I trasformatori, le torri per le microonde e le sottostazioni di trasmissione si trovano spesso in zone isolate e disabitate. Le sottostazioni elettriche sono quasi sempre protette solo da un lucchetto sul cancello d’accesso. Una volta all’interno, un sabotatore esperto potrebbe distruggere un’intera sottostazione. Le linee elettriche ad alta tensione sono sostenute da imponenti tralicci, costruiti su fondamenta in cemento ma non progettati per resistere ad atti di sabotaggio. Ogni traliccio ha da quattro a otto gambe, fissate alle fondamenta in cemento con bulloni massicci. Chiavi inglesi, cannelli ossidrilici ed esplosivi sarebbero sufficienti a compromettere l’integrità dell’intera struttura; molte di queste linee elettriche attraversano zone desolate e vengono ispezionate solo una volta alla settimana da squadre di manutenzione, solitamente in elicottero. Probabilmente ciò che rende la rete elettrica un bersaglio così allettante è il fatto che sta già cadendo a pezzi, da sola! Il blackout del 1996 sulla costa occidentale, che ha colpito 4 milioni di persone dalla Columbia Britannica al Messico (comprese alcune zone degli Stati Uniti che si estendono dall’Oregon al Wyoming), è stato causato dal cedimento delle linee di trasmissione della Bonneville Power Administration (BPA) sui rami degli alberi. Allo stesso modo, il 28 settembre 2003, un albero sradicato dalle tempeste in Svizzera è stato ritenuto responsabile della paralisi delle forniture elettriche in tutta Italia, dopo aver reciso una linea elettrica vitale che attraversava le Alpi. L’intero territorio italiano, insieme ad alcune zone della Svizzera e dell’Austria, è stato colpito dal blackout. E, naturalmente, l’enorme blackout dello scorso agosto nel Nord-Est e in alcune zone dell’Ontario, durato diversi giorni, è stato il singolo più grande blackout nella storia degli Stati Uniti. Le forti interconnessioni tra i vari settori industriali hanno permesso anche ai ribelli non umani di sferrare colpi efficaci contro l’Impero: nel 1986, in California, un castoro abbatté strategicamente un albero dello spessore di 25 centimetri in modo che cadesse su una linea elettrica principale. Di conseguenza, 400 residenti di Cottage Grove e diverse industrie rimasero senza elettricità per 3 ore (il sabotatore vittorioso non fu mai catturato!). Nel 1987, a Ft. Pierce, in Florida, due attacchi di meduse (considerate ingiustamente da molti come una delle specie più ignobili della Terra) alla centrale nucleare di St. Lucie causarono due arresti separati (il primo attacco di meduse bloccò il sistema di raffreddamento alimentato dall’oceano della centrale, mentre il secondo coprì il sistema di filtraggio dell’acqua: la perdita finanziaria complessiva per la Florida Power and Light, Co. è stata di oltre 1 milione di dollari). E a New York, ogni anno si spendono migliaia di dollari per sostituire i cavi della TV via cavo che vengono usati dai roditori per affilarsi i denti, con grande costernazione degli appassionati del piccolo schermo. Luci spente! Con l’avanzare della tecnologia, cresce anche la sua dipendenza da altri settori: alcune infrastrutture dipendono da altre, e quando si verifica un’interruzione imprevista della capacità di trasmissione elettrica, la produzione di energia elettrica deve essere immediatamente sospesa. Altrimenti, la produzione del generatore verrebbe reindirizzata e sovraccaricherebbe le linee di trasmissione rimanenti, causando “oscillazioni di tensione” che si propagherebbero attraverso la rete elettrica e ne metterebbero fuori uso porzioni significative. Pertanto, un attacco ben pianificato che paralizzi le principali strutture energetiche potrebbe ostacolare gravemente la distribuzione del gas naturale e potrebbe facilmente portare a guasti a cascata della rete elettrica e del sistema di telecomunicazioni. I costi legati al blackout avvenuto negli Stati Uniti nell’agosto 2003 sono attualmente stimati a 700 milioni di dollari e continuano a crescere. Una settimana dopo l’interruzione di corrente negli Stati Uniti, i ribelli separatisti georgiani hanno messo fuori servizio la centrale idroelettrica di Inguri (nella zona del conflitto tra Georgia e Abkhazia), quando due tratti di una linea elettrica da 500.000 volt sono stati danneggiati dai colpi di un’arma automatica. Di conseguenza, la centrale idroelettrica di Inguri si è spenta automaticamente, lasciando tutta la Georgia senza elettricità. Inoltre, l’efficacia del sabotaggio infrastrutturale non è sfuggita agli insorti iracheni, che compiono regolarmente attacchi alle infrastrutture petrolifere, vanificando direttamente i tentativi di “ricostruzione” della coalizione e minando i finanziamenti per l’insediamento di un regime fantoccio sostenuto dalla CIA. A Bassora, i circuiti sotterranei di proprietà della Bechtel Corporation vengono regolarmente attaccati da persone che vi versano addosso del gas e danno fuoco al combustibile. Allora benvenuti nella Terra Desolata! È ora di ricominciare da capo… è ora di riconquistare il paradiso terrestre che i nostri antenati un tempo conoscevano… le profezie si stanno avverando mentre un ciclo volge al termine… riscaldamento globale, piogge acide, grave riduzione dello strato di ozono… i segni dei tempi sono ovunque, quindi assicuriamoci di essere pronti… a distruggere la Megamacchina prima che possa essere riparata… quando le linee elettriche crolleranno e le strade si disintegreranno… ci fonderemo con le piogge battenti e ci muoveremo per distruggere lo Stato! The Havoc Mass 1. NDT Questa incongruenza geografica riflette un’evidente ignoranza dell’autore nei confronti della geografia italiana. Ma questo piccolo errore a nostro parere non toglie valore al testo e al suo evidenziare l’efficacia di una strategia d’attacco alle infrastrutture e gli antecedenti storici nelle pratiche anarchiche. Ad una più approfondita ricerca storiografica il compito di ricostruire correttamente questo intenso periodo di lotta in Italia. ↩︎ 2. NDT Probabilmente ci si riferisce alla Bureau of Criminal Apprehension, un’agenzia statale incaricata di assistere le forze dell’ordine locali nelle indagini penali e negli arresti. ↩︎ 3. NDT Supervisory Control And Data Acquisition, un sistema utilizzato per monitorare e controllare a distanza i macchinari industriali. ↩︎ 4. NDT American Telephone and Telegraph. ↩︎
DI TRALICCI E ORO NERO
> Da Brughiere, 17.04.2026 «Risulta chiaro il concetto che ha determinato la nuova dislocazione dei reparti: ricerca del nemico per batterlo nei suoi punti più delicati» (Diario storico del Comando divisione Garibaldi Carnia, 1945) E così, solo ora abbiamo potuto sapere che a fine marzo l’abbattimento di un solo traliccio in Italia avrebbe bloccato per alcuni giorni il rifornimento di petrolio nell’Europa centrale. L’oro nero infatti, una volta arrivato nel porto di Trieste, viene immesso nell’Oleodotto Transalpino (TAL) il quale pare soddisfi nientemeno che il 40% del fabbisogno petrolifero della Germania, il 90% di quello dell’Austria e oltre il 50% di quello della Repubblica Ceca. Ma tutto quel petrolio greggio non scorre sottoterra lungo migliaia di chilometri per grazia ricevuta, per sola forza d’inerzia. Avendo bisogno d’essere pompato, necessita di energia, tanta energia, proveniente da strutture installate un po’ dappertutto sulla terra. Il traliccio abbattuto, ad esempio, che porta il numero 416 ed è stato posizionato da Terna, è situato a Terzo, un paese piccolino di trecento abitanti sulla strada fra Tolmezzo e Paluzza. Incredibilmente, la notizia del sabotaggio è stata data soltanto dalla stampa tedesca, mentre qui in Italia veniva smentita dal Gruppo TAL (che gestisce l’oleodotto), il quale l’ha definita «notizia destituita di fondamento», preferendo definire l’accaduto «un rallentamento tecnico delle attività»: versione tuttavia smentita a sua volta dalla stessa Terna, la quale viceversa attribuisce a mani «ignote» il danneggiamento della propria linea elettrica. E in effetti le immagini diffuse sono inequivocabili, mostrando alcuni montanti del traliccio tranciati di netto. Quanto ai responsabili dell’azione, avvenuta proprio in un periodo in cui il petrolio scarseggia in tutto il mondo a seguito della guerra scatenata da Stati Uniti d’America ed Israele contro l’Iran, le indagini sono ancora in corso. C’è chi ci vede lo zampino di qualche 007 straniero più o meno deviato, e chi la mano di qualche ribelle nostrano più o meno anarchico. Due ipotesi entrambe comprensibili. La prima, perché il modo migliore per dissuadere il dilagare di cattivi esempi è quello di attribuirli a trame di Stato e giochi di potere. La seconda, perché ad evocarla è il luogo stesso in cui è avvenuto il sabotaggio. Perché la Carnia è terra di resistenza e di anarchia. È qui, in mezzo a queste montagne, che si è formata la prima brigata partigiana d’Italia, è qui che fu creata la prima Zona libera dal nazifascismo (esperienza che durò due mesi, nell’estate del 1944, prima di venir repressa nel sangue), è qui che gli anarchici erano talmente radicati da dare vita a interi paesi. Laddove le forze d’occupazione presidiavano strade e villaggi, i partigiani si muovevano nei boschi, appoggiandosi a malghe e stavoli. Non sarebbe in fondo tanto strano se oggi gli eredi di Aso ripercorressero quegli stessi sentieri di montagna per andare alla ricerca del nemico e batterlo nei suoi punti più delicati.