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[Hochelaga, Canada] Rifiutando la Tech-Dystopia: crollata torre delle telecamere AI di GardaWorld a Hochelaga
da actforfree, 23.06.26 Circa un mese fa, senza alcun annuncio, una grande torre di telecamere è stata piazzata nel mezzo di Marche Maisonneuve, a Hochelaga. La torre era un nuovo strumento di telecamere di sorveglianza AI sviluppate dalla compagnia locale nemica GardaWorld. Queste torri di controllo sono in fase di distribuzione in tutto il Nord America da parte delle migliaia di nuove compagnie di controllo ECAM. Infuriati per l’avanzata continua delle tecnologie di sorveglianza nelle nostre vite e incoraggiati da un inverno pieno di attacchi di telecamere in città, abbiamo deciso di farci qualcosa. Siamo andati una notte, abbiamo buttato già la torre e distrutto le telecamere. Siamo stati riempiti di gioia quando nello scoprire che altri sono arrivati prima di noi, in quello che era chiaramente un tentativo di bruciare la torre. ECAM si rivendica che, usando la tecnlogia AI, questa torre avvertirà le autorità di attività sospette prima che un crimine venga commesso. Chiaramente non sono riusciti a farlo abbastanza in fretta. Da allora la torre è stata rimossa dalla piazza e dove un tempo sorgeva ora rimangono solo tracce di bruciatura sul cemento. E’ bello. L’unico rimorso è che la torre è stata tollerata per un intero mese. Speriamo che altri, mossi da spirito ribelle, non lascino in piedi nessuna di queste torri. “Perché dietro ogni telecamera ci sono i ricchi e i potenti, che contano nella paira per mantenere la pace sociale necessaria per i loro profitti” – da “Why Destroy Cameras”, un poster visto in Hochelaga che ci ha ispirati. CAMOVER Inviato anonimamente a MTL Counter-info
[Ratisbona, Germania]: Doppio attacco incendiario contro la rete elettrica e l’industria dei microchip
> Da Sans nom, 15.06.26 Ratisbona (Germania), 8 giugno 2026. Incendiati i cavi sotto il ponte che attraversa il Danubio e conduce alla centrale idroelettrica, la quale a sua volta alimenta il vicino stabilimento di semiconduttori. La notte tra domenica e lunedì 8 giugno non è stata come le altre a Ratisbona, laboriosa città della Baviera situata a metà strada tra Monaco e Norimberga. Non perché i suoi abitanti non abbiano potuto dormire sonni tranquilli, ma perché il loro caro strumento di lavoro ha rischiato grosso. Quella notte, infatti, mentre gli onesti lavoratori ricaricavano il loro livello di servitù volontaria prima di tornare al triste lavoro, delle creature della notte hanno tentato di attaccare col fuoco la rete elettrica della città in due punti: da un lato, a sud, nel sobborgo di Pentling, agendo contro un traliccio elettrico situato vicino a un parco solare; dall’altro, a nord-ovest di Ratisbona, verso le quattro del mattino, incendiando i cavi che passano sotto un ponte sul Danubio e che sono collegati direttamente alla centrale idroelettrica della zona. Il costo stimato dei danni non è stato reso pubblico nel primo caso, dove il dispositivo sembra aver avuto scarso successo, mentre nel secondo caso è stato stimato in 30.000 euro. Sebbene i due attacchi compiuti con ordigni artigianali non siano riusciti a provocare un blackout di grandi proporzioni, le autorità hanno comunque affidato le indagini all’Ufficio centrale per la lotta all’estremismo e al terrorismo della Baviera, poiché nutrono il forte sospetto che questo attacco anonimo contro importanti infrastrutture della città mirasse in realtà a interrompere l’alimentazione elettrica del grande stabilimento di semiconduttori di Infineon, situato nelle immediate vicinanze del secondo luogo colpito da questi sabotaggi. A discolpa di queste autorità sospettose, va detto che negli ultimi tempi si sono verificati con successo diversi attacchi dello stesso tipo su entrambe le sponde del Reno, contro l’alimentazione di aziende del settore della difesa e dell’alta tecnologia, in particolare della produzione di semiconduttori. Il 7 aprile a Bourges (Cher), tralicci e trasformatori sono stati incendiati contro l’industria bellica; il 25 maggio a Garching (Monaco), due tralicci sono andati a fuoco non lontano dal campus high-tech; il 2 giugno a Le Rousset (Bouches-du-Rhône), due trasformatori elettrici sono bruciati accanto alla zona industriale che concentra diversi produttori di semiconduttori; il 4 giugno a Marsiglia, l’alimentazione elettrica della società di armamenti Eurolinks è stata distrutta da un incendio; poco prima del 5 giugno a Froges (Isère), due tralicci sono stati segati, nel tentativo di staccare la corrente alle fabbriche di semiconduttori di STMicroelectronics e Soitec; l’8 giugno, a Reutlingen, in Baden-Württemberg, una sottostazione elettrica è stata incendiata in diversi punti, causando la temporanea chiusura dello stabilimento di semiconduttori Bosch. Ecco, ad esempio, cosa si può leggere sul sito web di Infineon riguardo al suo stabilimento di produzione, rendendo superfluo aggiungere altro sul perché potrebbe essere stato proprio quello il vero obiettivo di questi sabotaggi incendiari: «A Ratisbona, Infineon è un polo di innovazione e uno stabilimento high-tech. Oltre 3.000 dipendenti sviluppano e producono i chip del futuro direttamente sulle rive del Danubio. È l’unico sito di produzione che integra le fasi di produzione a monte e a valle. La vicinanza dei siti favorisce scambi rapidi e creativi con colleghi provenienti da una quarantina di Paesi. Ciò che contraddistingue Infineon Ratisbona [Regensburg in tedesco, NdT] è che sviluppiamo innovazioni a partire da nuovi materiali e progettiamo nuovi imballaggi, processi di produzione e metodi di separazione dei chip per i nostri semiconduttori di potenza, sensori, microcontrollori e chip ad alta frequenza.» … [Sintesi della stampa tedesca, 11-13 giugno 2026]
[Reutlingen, Germania]: Staccare la corrente allo stabilimento di semiconduttori «Bosch»
> Da Sans nom, 11.06.26 Reutlingen (Germania), 8 giugno 2026. L’incendio intenzionale della sottostazione elettrica provoca il parziale arresto dello stabilimento di semiconduttori «Bosch». Nella notte tra domenica e lunedì 8 giugno, intorno all’1:45, la sottostazione elettrica di Betzingen, situata a ovest di Reutlingen (città di circa 120.000 abitanti a quaranta chilometri da Stoccarda, in Baden-Württemberg), è stata oggetto di un atto di sabotaggio. È stata tagliata la recinzione e sono stati appiccati tre focolai d’incendio contro cavi e trasformatori ad alta e media tensione, gestiti congiuntamente dagli operatori Netze BW e FairNetz. Circa duecento pompieri sono stati inviati sul posto e hanno impiegato quasi cinque ore per spegnere gli incendi. Decine di migliaia di persone sono rimaste immediatamente senza elettricità, un numero che è sceso a 7.500 nel corso della giornata di lunedì, prima che l’intera rete venisse ricollegata mercoledì 10 giugno. I danni sono stimati in diversi milioni di euro e i lavori di riparazione richiederanno diversi mesi. Ma la cosa più allarmante, per tutti i benpensanti che si sono riversati in un fiume di indignazione, è che un complesso industriale della Bosch, che impiega 10.000 persone e si trova proprio a Reutlingen e nel suo sobborgo di Kusterdingen, ha potuto riprendere le sue attività nocive solo molto più tardi e solo in alcuni settori (come la logistica), grazie a generatori di emergenza. Un complesso di stabilimenti sensibili all’interno dei quali gli schiavi salariati lavorano allo sviluppo e della produzione di semiconduttori e unità di controllo elettroniche… Ricordiamo che Bosch, leader mondiale nel settore dei chip elettronici, sviluppa e produce semiconduttori da oltre 50 anni nel proprio stabilimento di Reutlingen. Tra i semiconduttori prodotti vi sono circuiti specifici (ASIC), sensori MEMS e semiconduttori di potenza. Lo spazio delle camere bianche necessario per la produzione di questi chip è aumentato da circa 35.000 a oltre 44.000 metri quadrati tra il 2022 e la fine del 2025. Insomma, si comprende meglio il motivo per cui sono state incaricate delle indagini l’Ufficio investigativo criminale (LKA) e il Centro di protezione e lotta al terrorismo della regione del Baden-Württemberg per «incendio doloso contro ignoti», mentre finora non è stata rilasciata alcuna rivendicazione, lasciando gli inquirenti a brancolare nel buio…. [Sintesi della stampa tedesca, 8-10 giugno 2026] --------------------------------------------------------------------------------
[Garching, Germania]: A proposito del campus high-tech e dell’incendio di due tralicci
> Da Sans nom, 09.06.26 Garching (Germania), 25 maggio 2026. Incendio volontario dei cavi ad alta tensione di due tralicci, nell’area del campus tecnico-scientifico Il 25 maggio scorso, intorno alle 3:50, si è verificato un incendio intenzionale contro due tralicci elettrici a Garching, nella periferia nord di Monaco di Baviera. «Gli elementi di cui disponiamo al momento indicano chiaramente che si è trattato di un atto di sabotaggio. Le nostre forze di sicurezza stanno conducendo le indagini a ritmo serrato», ha dichiarato il ministro dell’Interno regionale Joachim Herrmann (CSU). Nonostante l’incendio abbia causato solo un’interruzione di corrente della durata di 45 minuti*, si nota la riluttanza dei media a menzionare il luogo e il contesto dell’incidente. «Considerando l’obiettivo e le modalità dell’azione, si può supporre che si tratti di un atto di matrice politica», ha dichiarato la Procura generale che dirige le indagini. I media locali, tuttavia, non hanno detto nulla sui motivi per cui l’obiettivo colpito porta a questa conclusione. Per quanto riguarda i loro colleghi nazionali, hanno mantenuto il silenzio totale su quanto accaduto. Una breve ricerca su Internet permette di capire chiaramente perché lo Stato sia così sicuro che si sia trattato di un atto di sabotaggio. La città di Garching, nei pressi di Monaco, è in gran parte occupata dall’ampio campus dell’Università tecnica di Monaco (Technische Universität München, TUM). Questo ateneo, che figura tra i migliori d’Europa, dispone di diverse sedi distribuite in tutta la città**. Il campus di Garching è stato inaugurato nel 1957 con l’entrata in funzione del primo reattore di ricerca. Si trattava della prima centrale nucleare della Repubblica Federale di Germania. Il reattore non è mai stato utilizzato per produrre elettricità, ma esclusivamente a fini di ricerca; tuttavia, produce scorie nucleari da 70 anni (20 anni fa è stato costruito un nuovo reattore e quello vecchio è stato messo fuori servizio). Garching (Monaco), 25 maggio 2026. Il primo traliccio incendiato in mezzo al campo, nel punto in cui la linea ad alta tensione passa dall’aerea al sotterraneo… Nel 2025 si è verificato un nuovo trasporto Castor di scorie nucleari verso il sito di stoccaggio provvisorio di Ahaus, in Renania Settentrionale-Vestfalia. Poiché l’uranio delle barre di combustibile è arricchito oltre il 90%, il reattore è da tempo al centro di critiche per il suo arricchimento di uranio “di qualità militare” – l’uranio delle bombe atomiche è infatti arricchito a un livello simile. Di fatto, la Baviera crea le condizioni necessarie per la fabbricazione di armi nucleari. Le barre di combustibile di Garching vengono raffreddate con acqua dell’Isar che, una volta contaminata dalla radioattività, viene nuovamente scaricata nel fiume alpino. Tuttavia, poiché è solo “leggermente radioattiva”, ciò non pone alcun problema, secondo gli scienziati di Garching. Oltre al reattore e alla ricerca nucleare, a Garching si svolgono numerose altre attività di ricerca all’avanguardia. Tra queste, l’astrofisica, la fisica dei semiconduttori e dei plasmi, la sicurezza energetica e nucleare, l’ottica quantistica, l’ingegneria meccanica e la tecnologia dei motori. Dal 2006, inoltre, vi ha sede il centro di calcolo Leibniz. «È in questo edificio all’avanguardia nell’innovazione tecnologica e dotato di un sistema di climatizzazione ad alte prestazioni che si trova uno dei centri di calcolo più efficienti al mondo, comprendente l’infrastruttura di rete per il polo universitario di Monaco». Garching (Monaco), 25 maggio 2026. Il secondo traliccio incendiato, sul ciglio della strada, nel punto in cui una seconda linea ad alta tensione passa dall’aerea al sotterraneo… L’Università tecnica di Garching lavora in stretta collaborazione con aziende private, il che spiega la presenza, da alcuni anni, del campus della multinazionale del software SAP (Systemanalyse Programmentwicklung) nel sito dell’università, dove le start up tecnologiche vengono sostenute e acquisite. Il fatto che un’azienda privata di primo piano, quotata nell’indice azionario tedesco DAX, disponga di un proprio campus in un sito universitario, la dice lunga sull’importanza economica e scientifica di Garching. La ricerca condotta presso il «SAP Labs Munich Campus» si concentra sull’intelligenza artificiale e abbraccia diversi settori, quali le catene di approvvigionamento digitali, l’ambiente, le questioni sociali, la governance, il futuro del lavoro, i dati sintetici e l’informatica quantistica. Inoltre, l’Università tecnica di Garching ospita uno dei principali “poli di start up” d’Europa, l’Entrepreneurship Center Garching. È qui che ogni anno nascono oltre 140 start-up tecnologiche, tra cui Isar Aerospace, i cui razzi si vedono regolarmente schiantarsi in televisione. È evidente che questo ambiente universitario, derivato dalle scienze tecniche, sia anche una fonte di ispirazione per l’industria degli armamenti. Il «TUM Venture Labs», un programma dell’Università Tecnica di Monaco, eroga sovvenzioni, mette a disposizione laboratori e facilita le collaborazioni per le start-up tecnologiche di tutti i settori, dalla biotecnologia all’intelligenza artificiale, fino all’industria degli armamenti. Il TUM Venture Lab intrattiene infatti una partnership con l’azienda produttrice di armamenti Hensoldt, nota soprattutto per i suoi droni. «In qualità di polo europeo di primo piano per l’imprenditoria DeepTech, TUM Venture Labs e i nostri partner di Monaco svolgono un ruolo decisivo nell’ambito delle innovazioni legate alla difesa nei settori spaziale, dei sistemi autonomi e del software/IA», spiega Philipp Gerbert, amministratore delegato di TUM Venture Labs. «Hensoldt è un nuovo partner di inestimabile valore al nostro fianco.» TUM Venture Labs intrattiene partnership con numerose aziende operanti nel settore della difesa, in particolare nei comparti dell’aeronautica, dei satelliti e dei droni, fornendo loro sostegno. Tra le aziende sostenute da TUM Venture Labs figurano, ad esempio, DeltaOrbit, Vaeridion, deltaVision, Vortex Aerotec e TYTAN Technologies: tutte start up specializzate in innovazioni relative alla guerra moderna (IA, droni, ecc.), note come DefenseTech o deftec, che beneficiano di sovvenzioni pari a diversi milioni di euro. L’azienda di droni TYTAN Technologies, sul proprio sito web, afferma con orgoglio: «Progettato per il campo di battaglia, non per il laboratorio», e aggiunge: «Testato sul campo di battaglia in Ucraina». Il 17 giugno 2026, i TUM Venture Labs organizzeranno, per esempio, un «corso sulla raccolta di fondi nel settore della difesa». «Questo corso riunisce attori chiave per aiutare i fondatori e le fondatrici a comprendere il capitale di rischio, le sovvenzioni pubbliche e la scalabilità nell’ecosistema della difesa». La maggior parte dei laboratori messi a disposizione dall’Università tecnica per i futuri scienziati dell’alta tecnologia e per le aziende del settore della difesa si trova a Garching. Questa breve sintesi è il risultato di una breve ricerca che avrebbe potuto essere più approfondita. Tuttavia, dovrebbe essere sufficiente a illustrare la natura delle attività di ricerca condotte a Garching da 70 anni a questa parte. È lecito supporre che dell’importanza e del ruolo del sito di Garching fossero a conoscenza non solo i procuratori e i ministri dell’Interno, ma anche i sabotatori che, una settimana fa, hanno appiccato il fuoco ai tralicci elettrici della zona. [originale in tedesco su de.indymedia, 1 giugno 2026] -------------------------------------------------------------------------------- NdT *Secondo quanto dichiarato dal gestore della rete elettrica Bayernwerk Netz alla stampa locale, l’intera zona di Garching è stata colpita da questo doppio sabotaggio lunedì di Pentecoste: «Circa 15.000 abitazioni nei villaggi di Ismaning, Aschheim, Finsing, Neuching e Moosinning sono rimaste senza corrente per circa 45 minuti», poi alcune misure di commutazione hanno permesso di ripristinare la situazione (Merkur, 26 maggio 2026). **Per chi fosse interessato ai sabotaggi contro le attività tecnico-scientifiche di Monaco, si consiglia in particolare la lettura del seguente articolo riguardante l’attacco ai lavori della linea della metropolitana che avrebbe dovuto collegare il campus nord (Garching) al campus sud (Planegg): “Monaco (Germania): incendio nel cantiere della metropolitana del polo scientifico” (sansnom, 27 luglio 2023).
[Rousset (Bouches-du-Rhône), Francia]: Staccare la corrente alle fabbriche di microchip
> Da Sans nom, 08.06.26 Aperta un’indagine dopo l’incendio di un trasformatore elettrico nella zona industriale di Rousset La Provence, 5 giugno 2026 (estratto) Nella notte tra lunedì 1° e martedì 2 giugno, un «atto doloso», secondo quanto riferito dal Comune, ha provocato l’incendio del trasformatore elettrico di potenza situato nella zona industriale di Rousset. Una rete metallica che circonda l’area in cui si trova il trasformatore è stata tagliata per consentire l’accesso al luogo, sempre secondo quanto riferito dal Comune. Questo atto vandalico ha causato un’interruzione di corrente che ha interessato tre aziende del settore [tra cui i produttori di semiconduttori STMicroelectronics e Microchip Technology, nonché i loro fornitori*]. Un trasformatore di potenza è un componente elettrico ad alta tensione, essenziale per il funzionamento delle reti elettriche. Non appena i fatti sono stati scoperti, la polizia municipale è intervenuta per raccogliere i primi elementi utili alle indagini. Le immagini del sistema di videosorveglianza comunale sono state rapidamente messe a disposizione degli investigatori su richiesta dei servizi di gendarmeria, ai quali è stata affidata l’indagine attualmente condotta dalla sezione investigativa. Un atto simile sarebbe stato commesso anche sul trasformatore di potenza situato in chemin de la Cairanne. Il Comune di Rousset condanna con la massima fermezza questi attacchi dolosi che danneggiano le infrastrutture essenziali per il funzionamento del territorio e penalizzano direttamente le imprese coinvolte. -------------------------------------------------------------------------------- *Nota: STMicroelectronics è presente nella regione PACA dal 1964, quando il sito era situato ad Aix-en-Provence. Nel 1979, nell’ambito di una partnership tra Saint-Gobain e la società americana National Semiconductor, nasce il sito Eurotechnique a Rousset che, a seguito della fusione tra Thomson Semiconducteurs e SGS Microelettronica nel 1987, diventerà STMicroelectronics. Oggi, lo stabilimento ST di Rousset conta circa 2.700 dipendenti. Dispone di un importante impianto industriale per la produzione di wafer da 8″, un’unità per i test elettrici e centri di progettazione e sviluppo specializzati, in particolare, nei settori dei circuiti integrati per il settore automobilistico, delle smart card di sicurezza, dei microcontrollori ad alte prestazioni e della tecnologia RFID.
[Montréal, Canada]: Rifiutare la distopia di GardaWorld: sabotaggio di una torre di videosorveglianza con IA a Hochelaga
> Da Montréal Contre-Information, 08.06.26 Per un mese intero, senza nessun preavviso, una torre di videosorveglianza è stata installata al centro della piazza del mercato Maisonneuve, situata nel quartiere di Hochelaga. Si trattava di una stazione di videosorveglianza ECAM, realizzata dalla nemica società quebecchese GardaWorld. L’azienda ha sviluppato questo nuovo strumento di videosorveglianza basato sull’intelligenza artificiale con l’obiettivo di implementare la sorveglianza di massa in Nord America. Già migliaia di ECAM hanno invaso il continente. Infuriati/e dalla sorveglianza sempre più presente nelle nostre vite quotidiane e incoraggiati/e dal movimento di distruzione delle telecamere che si è verificato durante l’inverno, abbiamo deciso di agire. Una notte tranquilla, siamo arrivati/e e abbiamo rovesciato e distrutto la torre della telecamera. Eravamo contenti/e di vedere che altri, prima di noi, avevano già tentato di agire. I segni del fuoco erano un chiaro segno che non eravamo i/le soli/e a voler distruggere queste telecamere. GardaWorld sostiene che queste telecamere, assistite dall’intelligenza artificiale, avviseranno la polizia prima che il crimine venga commesso. Chiaramente, si tratta di un fallimento. Ora la torre di sorveglianza è scomparsa e rimangono solo le tracce degli incendi sui ciottoli. È poetico. Il nostro unico rimpianto è che la torre sia rimasta in piedi per un mese. Continueremo a lottare contro la sorveglianza generalizzata e speriamo che altri/e compagni/e abbattano ogni torre ECAM che incontreranno lungo il loro cammino. > “Perché dietro le telecamere si nascondono i ricchi e i potenti, che sfruttano > la paura per ottenere la pace sociale necessaria ai loro profitti.” Da “Perché distruggere le telecamere”: un manifesto che ci ha ispirato a Hochelaga. CAMOVER
[ATENE, GRECIA]: DISTRUTTA TELECAMERA AI
> Da Act for freedom now!, 31.05.26 Ieri mattina (25/5) abbiamo notato che stavano installando una telecamera di sorveglianza fuori dal liceo locale. Così, la sera stessa, non appena l’installazione è stata completata (non era ancora stata collegata alla rete elettrica), abbiamo deciso di passare all’azione. Così abbiamo distrutto la telecamera, l’abbiamo imbrattata con vernice spray e abbiamo attaccato adesivi contro l’IA e la sorveglianza in generale. In una zona dove per anni non c’erano telecamere statali a sorvegliarci e quelle private esistenti erano posizionate in punti che non ci riguardavano, abbiamo pensato che fosse meglio lasciare le cose come stavano. L’azione, come si vede nel video, è stata semplice e molto breve, quindi invitiamo altri gruppi e individui di tutti i quartieri a resistere alla diffusione dell’IA e dei dispositivi di sorveglianza. SE NON HAI NULLA DA NASCONDERE ALLO STATO E ALLE AZIENDE, SEI GIÀ MORTO BASTA CON IL CONTROLLO Anarchici della zona di Acharnon, Atene
[Froges (Isère), Francia]: Rivendicazione di un attacco ai tralicci contro STM e Soitec: acqua e stelle, non chip e nucleare!
> Da Indymedia Nantes, 05.06.26 All’inizio della settimana, abbiamo attaccato due tralicci delle linee ad alta tensione che alimentano la sottostazione elettrica di Froges, nel Grésivaudan. Questa sottostazione fornisce elettricità agli stabilimenti di semiconduttori STMicroelectronics e Soitec. Abbiamo segato le basi di questi tralicci, ma sono rimasti in piedi nonostante i nostri sforzi per farli cadere e causare un’interruzione di corrente. RTE, queste linee devono essere messe fuori tensione subito! Il nostro sabotaggio si inserisce in una lotta più ampia contro il sistema tecno-industriale. Cogliamo l’occasione per salutare i/le partecipanti al corteo in corso a Grenoble e far loro sapere che siamo in molti/e a opporci al loro mondo di microchip, alienazione e distruzione della vita. Azione diretta! Solidarietà! Resistenza!
[Parigi, Francia]: Attacco contro i complici dell’ICE
> Da Indymedia Nantes, 20.05.26 Tra l’8 e il 15 maggio abbiamo condotto diverse azioni a Parigi (graffiti, scritte con l’acido e vetri rotti) contro i complici dell’ICE: Capgemini, Palantir e Parrot Drones. Dalla sua creazione nel 2003 per mano di George W. Bush, l’ICE (l’agenzia federale responsabile del controllo dell’immigrazione e delle dogane) terrorizza le persone immigrate negli Stati Uniti, braccandole nei luoghi di lavoro, per strada e a casa, sequestrandole, rinchiudendole, torturandole, uccidendole e deportandole in massa. Con ogni nuovo governo, sia esso democratico o repubblicano, il budget e la gamma di strumenti a sua disposizione sono aumentati costantemente fino a raggiungere diverse decine di miliardi di dollari durante il secondo mandato di Trump. Solo nel 2025, l’ICE ha espulso oltre mezzo milione di persone dal territorio statunitense. Di fronte alla caccia quotidiana, ai sequestri in strada, agli scandali dei bambini rinchiusi in gabbie e delle famiglie separate e a molte altre violenze istituzionalizzate e quotidiane, le pratiche di autodifesa e resistenza si sono moltiplicate negli Stati in cui opera l’ICE. Gli/le abitanti dei quartieri presi di mira si organizzano per avvertire i/le vicini/e dell’arrivo delle pattuglie e delle retate, si aiutano a vicenda per evitare che le persone più vulnerabili escano di casa, si oppongono fisicamente agli arresti, manifestano davanti ai centri di detenzione e attaccano i veicoli e gli agenti. Questo movimento di resistenza si è ampliato quando, lo scorso gennaio, gli agenti dell’ICE hanno ucciso Renee Nicole Good e Alex Pretti in Minnesota. Da allora, si sono moltiplicate le azioni anche contro le aziende che traggono profitto dalla fascistizzazione in atto, fornendo all’agenzia veicoli, edifici, armi, software e tutti gli altri strumenti indispensabili per il suo operato. Questi appelli all’azione vanno oltre i soli Stati Uniti, poiché le aziende collaborazioniste sono presenti in tutto il mondo. Da un lato, aziende americane di sorveglianza come Palantir aprono i loro uffici in Europa per lavorare a stretto contatto con i servizi di intelligence locali. Dall’altro lato, multinazionali francesi come Capgemini, da oltre dieci anni, accumulano decine di milioni di euro grazie alla loro collaborazione con l’ICE. Mentre i media sembrano perdere progressivamente interesse per queste mobilitazioni, nove persone, coinvolte in una manifestazione contro il centro di detenzione dell’ICE a Prairieland e dichiarate colpevoli in un caso di terrorismo montato ad arte, attendono ancora la sentenza che stabilirà la durata delle pene detentive che dovranno scontare. Qui a Parigi, in molti/e ci siamo ritrovati/e spinti/e dal desiderio di dimostrare solidarietà a chi resiste all’ICE in modo concreto e pertinente: attaccando i complici dell’ICE ovunque si trovino. Siamo anche preoccupati/e per l’ascesa del fascismo intorno a noi e non abbiamo dubbi sul fatto che le tecnologie attualmente al servizio dell’ICE saranno utilizzate anche dai fascisti francesi, dato che sono già impiegate dal potere in carica (ad esempio, in Francia, Palantir rinnova il suo contratto con la DGSI e Capgemini aiuta a rintracciare i disoccupati). Agire contro i complici di Trump significa quindi anche agire contro la fascistizzazione in Francia. Per tutti questi motivi, tra l’8 e il 15 maggio, abbiamo colpito tre aziende presenti a Parigi: Capgemini, Palantir e Parrot Drones. * Palantir Technologies: oltre a fornire all’ICE software per rintracciare gli immigrati, questa azienda, specializzata in strumenti di sorveglianza basati sull’intelligenza artificiale, sta attualmente collaborando con lo Stato israeliano nella sua guerra genocida. Palantir ha diverse sedi registrate a Parigi. Ci siamo diretti/e all’edificio degli uffici «F-hive» (5, rue Charlot, 3° arrondissement), uno degli indirizzi associati all’azienda, e abbiamo inciso con l’acido sulle loro vetrate: «Palantir collaborazionista, Fuck ICE» e altri slogan. * Capgemini: al centro dello scandalo della complicità francese con l’ICE, questo altro gigante della tecnologia ha stipulato, dal 2007, contratti per decine di milioni di euro con l’agenzia. Da gennaio, i suoi dirigenti promettono di vendere la filiale «Capgemini Government Solutions» coinvolta, ma ad oggi non abbiamo alcuna notizia di questa vendita e non abbiamo alcuna intenzione di aspettare che l’azienda si arricchisca ancora di più sulle spalle dei deportati. Nel cuore del 13° arrondissement, in rue Jean-Antoine de Baïf 6-8, abbiamo visitato “Future4Care”, un acceleratore di start-up nel campo della digitalizzazione della sanità (ovvero la sorveglianza digitale dei pazienti), co-gestito da Capgemini, Orange, Sanofi e Generali. Inizialmente abbiamo imbrattato le vetrine dell’edificio, ma, poiché i nostri messaggi venivano cancellati rapidamente, qualche giorno dopo siamo tornati/e con dei martelli e abbiamo rotto diverse finestre vicino all’ingresso. * Parrot Drones: quest’altra azienda, come suggerisce il nome, produce i droni utilizzati dall’ICE al confine con il Messico e ha sede al terzo piano dell’edificio al 174-178 di Quai de Jemmapes, nel X arrondissement. Abbiamo imbrattato la sua facciata sia in alto che al piano terra con le scritte: “Fuck Drones, Fuck ICE, Parrot collaborazionista, fuoco alle frontiere”. Per questa serie di azioni, abbiamo privilegiato le aziende che operano nel campo delle tecnologie di sorveglianza, in particolare i software basati sull’IA e i droni, un settore chiave coinvolto nel controllo delle frontiere, nella repressione statale e nelle guerre genocidarie. In realtà, sono molti gli attori che collaborano con l’ICE: pensiamo a Thales, Deloitte, Enterprise, ecc. Gioiamo nel vedere iniziative simili in altre parti della Francia, come a Lione lo scorso aprile. Con l’avvicinarsi dell’estate, invitiamo i nostri compagni e le nostre compagne a moltiplicare e intensificare le azioni contro i complici della sorveglianza, dell’ascesa del fascismo e del razzismo di Stato. Dimostriamo loro che non li dimentichiamo. Impediamo ovunque il loro lavoro mortale e roviniamo la loro partenza per le vacanze, per preparare un caloroso rientro! Vendetta per Renee Nicole Good, Alex Pretti, le decine di morti in detenzione e tutti/e coloro che sono stati/e deportati/e dall’ICE. Libertà per i 9 di Prairieland e per tutti/e! ICE out of everywhere! P.S. Ecco il link per informarsi sul caso Prairieland e sostenere gli/le imputati/e: https://prairielanddefendants.com/
[San Francisco, Stati Uniti]: Attacco con molotov contro la casa di Sam Altman, fondatore e capo di OpenAI
> Da Switch Off!, 10.04.26 Articolo di Die Zeit del 18 aprile 2026 BISOGNA DISTRUGGERE LE MACCHINE? Un uomo attacca la casa di Sam Altman e i taxi autonomi vanno in fiamme. La reazione contro l’IA diventa violenta e unisce persone che altrimenti non avrebbero nulla in comune. Cosa fare quando il futuro appare minaccioso? Ci si dispera, si entra in politica o si fugge subito nella natura selvaggia? Un giovane negli Stati Uniti ha recentemente trovato una risposta diversa: dare fuoco a tutto. Venerdì scorso [10 aprile, NdT], nelle prime ore del mattino, ha lanciato una bottiglia molotov contro la casa di Sam Altman [a San Francisco, NdT], poi è fuggito a piedi ed è stato arrestato poche ore dopo con una tanica piena di cherosene davanti alla sede centrale di OpenAI. Secondo quanto riferito dall’FBI, con sé aveva un manifesto in cui si scagliava contro l’intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato, l’uomo ha 20 anni e si chiama Daniel M. [Moreno-Gama, NdT]. I media hanno rintracciato la sua impronta digitale [ovvero la sua presenza online, NdT] trovando un account Instagram e una newsletter Substack che presumibilmente gli appartengono e che contengono diversi post sul nostro presente e futuro tecnologico. Il rischio esistenziale dell’IA è il titolo di un lungo saggio in cui l’autore mette in guardia dalla superintelligenza in arrivo e raccomanda il libro If Anyone Builds It, Everyone Dies del profeta dell’apocalisse dell’IA, Eliezer Yudkowsky. Un altro saggio si intitola Elogio funebre dell’umanità, in cui l’autore distingue tra la figura del nobile “martire”, disposto a morire per i propri ideali, e quella del “guerriero”, pronto a combattere e a uccidere per essi. Il testo si conclude con una presa di posizione: «Noi, l’umanità, meritiamo di essere difesi». Ora M. è accusato, tra le altre cose, di tentato omicidio ai danni di Sam Altman e probabilmente trascorrerà molti anni in prigione. Solo pochi giorni dopo, due sconosciuti hanno sparato contro la casa di Altman. Il movente è ancora sconosciuto. Per quanto riprovevole sia la violenza contro Altman, questo attacco sembra comunque essere anche un sintomo. Non è solo in M. che ribollono rabbia e paura di un futuro dominato dall’intelligenza artificiale, in cui l’elemento umano sembra essere facoltativo. Si tratta di un sentimento ormai radicato nell’intera società, persino a livello globale: si teme che le macchine possano sostituirci o che, per stare al passo con i tempi, dobbiamo funzionare sempre più come macchine. Questa pressione non si scarica necessariamente contro gli sviluppatori, anche se si tratta di un caso particolarmente estremo, ma spesso contro le tecnologie stesse: nel Regno Unito e negli Stati Uniti, infatti, si sono recentemente moltiplicati gli attacchi contro i robot di consegna autonomi, presi a calci, picchiati e imbrattati di graffiti. In California, culla di molte delle nostre tecnologie future, i taxi a guida autonoma sono stati sabotati o addirittura distrutti. A Indianapolis, qualcuno ha sparato 13 colpi nel cuore della notte contro la casa di un consigliere comunale, lasciando un biglietto sullo zerbino con la scritta: “NO DATA CENTERS!”. Meno militanti, ma in una sorprendente alleanza, nel Midwest degli Stati Uniti gli elettori MAGA e i socialisti, come il democratico Bernie Sanders, stanno improvvisamente remando nella stessa direzione per protestare contro la costruzione di data center per l’intelligenza artificiale ad alto consumo energetico da parte delle grandi aziende tecnologiche, e stanno vincendo: secondo un rapporto di Data Center Watch, le proteste hanno impedito o ritardato la realizzazione di data center per un valore di 64 miliardi di dollari. Paura della fine del mondo o dello sfruttamento? La controffensiva [backlash] anti-IA è ampia e, come ha recentemente scritto la rivista Fortune, forse addirittura «rivoluzionaria», nell’accezione di «assalto alla Bastiglia». Tuttavia, le persone coinvolte non formano affatto un gruppo omogeneo. Per comprendere meglio cosa si mescoli al suo interno, è utile distinguere innanzitutto due fazioni: i doomer e i luddisti. A giudicare dal suo Substack, M. apparteneva ai primi. I “doomer” dell’IA, dal termine inglese “doom” (rovina), sono talvolta utilizzati proprio come autodescrizione e guardano all’intelligenza artificiale nella sua accezione più ampia. Le loro preoccupazioni sono apocalittiche, sebbene riferite ai software, e intrise di un sentimento quasi religioso. Condividono l’ottimismo tecnologico con i più grandi sostenitori della tecnologia: sono convinti che l’IA diventerà sempre più efficace e potente, solo che non vogliono promuoverla né accelerarne lo sviluppo, ma temono che ciò avvenga. Il momento specifico che li spaventa è quello in cui un’ipotetica IA sarà in grado di riprogrammarsi e migliorarsi autonomamente. Ciò produrrebbe un’esplosione di intelligenza che farebbe sì che l’IA continui a migliorarsi fino a diventare, di fatto, Dio. I “doomer” non usano necessariamente questo termine, ma parlano piuttosto di AGI (Intelligenza Artificiale Generale) o di Singolarità. Ciò che ipotizzano per il nostro futuro è talmente lontano da ogni cosa umana che nessun termine, se non quelli teologici, sembra renderlo adeguatamente. Gli stessi amministratori delegati delle aziende tecnologiche attingono spesso alle previsioni dei “doomer” per fare marketing, combinando abilmente argomenti di destra e di sinistra. In primo luogo: «Quello che stiamo costruendo è terribilmente pericoloso!». E subito dopo: «Ma solo noi possiamo controllarlo!» Nel frattempo, però, loro continuano a sviluppare l’IA a un ritmo sempre più frenetico e con sempre meno misure di sicurezza. Una parte disillusa dei doomer, quindi, si è sempre più radicalizzata nelle proprie previsioni: Nel Substack di M. si legge che permetteremmo ai CEO del settore tecnologico di “spingerci verso l’estinzione”. Nel libro di Eliezer Yudkowsky, If Anyone Builds It, Everyone Dies, il titolo è già di per sé esplicativo; inoltre, nel 2025, l’influente documento AI 2027 ha profetizzato la catastrofe dell’IA già per l’anno prossimo. Secondo una delle due interpretazioni, alcuni onesti guerrieri lottano per un futuro umano; secondo l’altra, invece, si tratta di fanatici religiosi che, come tante sette prima di loro, sospettano che l’Armageddon sia sempre dietro l’angolo. La visione della seconda fazione anti-IA ha un carattere meno cosmico. I luddisti sono in realtà un gruppo storico di lavoratori che prende il nome da Ned Ludd, un maestro tessitore quasi mitico che, secondo la leggenda, nel 1779 distrusse due telai meccanici. Quando, nel 1810, i tessitori britannici si ribellarono all’inizio della meccanizzazione del loro lavoro, assaltarono le fabbriche e distrussero le macchine, rivendicando il leggendario generale Ludd come loro leader. In Germania, questi lavoratori distruttori di telai sono noti con un altro nome: i Maschinenstürmer. Negli Stati Uniti, sempre più esponenti della sinistra si rifanno ora a quel movimento e si definiscono neo-luddisti. Le analisi storiche dimostrano infatti che i luddisti non erano, come spesso si racconta oggi, nemici ingenui del progresso. Erano artigiani altamente qualificati che capivano perfettamente come i proprietari delle nuove macchine mirassero attivamente a svalutare la loro professione attraverso la meccanizzazione. Per molto tempo protestarono pacificamente, ma quando lo Stato avviò la repressione e i datori di lavoro continuarono a spingere sempre più in basso i salari, i tessitori iniziarono a distruggere le macchine, ma solo quelle dei datori di lavoro che prima non avevano voluto negoziare. Lasciarono intatte le altre. Fallirono. Il governo britannico represse ben presto le loro proteste con l’intervento dell’esercito. Eppure, come sostiene lo storico dell’economia Carl Benedikt Frey nel suo libro The Technology Trap, avrebbero avuto ragione: il tenore di vita dei lavoratori subì un drastico calo e ci vollero tre generazioni prima che le ricchezze del nuovo capitalismo raggiungessero i lavoratori. La rivolta contro le macchine non fu una lotta contro la tecnologia, ma contro le sue conseguenze sociali. Di questo spirito è permeata anche l’odierna coalizione di coloro che temono le conseguenze sociali dell’intelligenza artificiale più del suo potenziale distruttivo, come lo sciopero di successo dei sindacati di Hollywood contro l’uso dell’IA nella produzione cinematografica nel 2023. Ci sono state proteste contro i taxi a guida autonoma e i robot di consegna autonomi, perché presumibilmente rubano posti di lavoro o perché, a causa delle loro numerose telecamere, sono visti come parte di uno stato di sorveglianza nascente. Ci sono state manifestazioni contro i data center, perché sono la parte tangibile della rivoluzione dell’IA che viene rifiutata, o perché il loro consumo di energia e acqua è paragonabile a quello di una città di medie dimensioni, o semplicemente perché deturpano il paesaggio. Eppure, l’espansione e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale procedono senza ostacoli. Il contraccolpo, sia da parte dei luddisti che dei doomer, si fa sempre più violento e, nella loro impotenza, alcune persone sembrano trovare sempre più accettabile anche la violenza. Chi ha dato un’occhiata alle sezioni dei commenti su Facebook, Instagram o TikTok sotto gli articoli relativi all’attacco con bombe Molotov alla casa di Altman, non ha trovato molte espressioni di cordoglio, ma piuttosto esultanze e commenti sarcastici. Questo fatto ricorda immediatamente l’omicidio del CEO di UnitedHealthcare, Brian Thompson, avvenuto nel dicembre 2024, che è stato celebrato in modo trasversale da molti utenti statunitensi sui social media. La frustrazione nei confronti dell’industria sanitaria statunitense era così forte che si è persino esultato per un omicidio. Il presunto autore della sparatoria, Luigi Mangione, è diventato un beniamino del web. Ma non è solo Mangione a rappresentare un sorprendente punto di accordo negli Stati Uniti divisi: negli ultimi anni, una carriera trasversale ai partiti l’ha fatta proprio Ted Kaczynski, meglio conosciuto come l’Unabomber, che tra il 1978 e il 1995 inviò pacchi bomba negli Stati Uniti a persone che, secondo lui, promuovevano la diffusione delle moderne tecnologie. Il curioso fronte trasversale della resistenza alla tecnologia La campagna di Unabomber, morto in carcere nel 2023, all’epoca uccise tre persone e ne ferì oltre venti. Eppure, il suo manifesto Industrial Society and Its Future, che si scaglia contro il “progresso” tecnologico e inizia con la frase “La rivoluzione industriale e le sue conseguenze sono state una catastrofe per l’umanità”, ha riscosso un successo trasversale, soprattutto negli ultimi anni. È stato pubblicamente elogiato da personaggi come Elon Musk, il profeta del movimento MAGA Tucker Carlson, anticapitalisti di sinistra e persino Luigi Mangione, che hanno poco in comune, se non, a quanto pare, la convinzione che qualcosa sia andato storto nel nostro presente tecnologico. La resistenza alla tecnologia, anche quella militante, crea fronti trasversali curiosi: ma perché? Una risposta si può forse trovare nel libro Techno-Negative, pubblicato di recente dal geografo umano Thomas Dekeyser. In questo libro, Dekeyser priva l’attuale backlash contro l’IA di ogni unicità, facendo risalire il desiderio di distruggere le macchine fino all’antichità. Ogni nuova tecnologia, infatti, ridefinisce sempre anche cosa significa essere umani, perché ci definiamo sempre anche attraverso lo scambio e la demarcazione rispetto al non umano, come spiega Dekeyser. Oggi gli sviluppatori di intelligenza artificiale pubblicizzano apertamente la loro tecnologia, che da un lato sostituirà l’uomo come apice della creazione e dall’altro fagociterà ogni lavoro che dia senso e crei valore, riducendo l’uomo a un semplice fardello di carne. Nella resistenza contro una tecnologia che pretende di essere onnipotente, forse tutti possono ritrovarsi, anche se hanno poco in comune e forse non sono affatto d’accordo sui metodi della loro alleanza improvvisata. Sulla base di una consapevolezza condivisa, possono trovare un accordo: alcune macchine devono essere distrutte.