Riconversione dell’automotive a fini militari: dove ci stanno portando?
Lo stabilimento Volkswagen di Osnabrück, in Germania, sta per essere rilevato
dal colosso Rheinmetall per produrre veicoli militari come il KF41 Lynx
(probabilmente, assieme all’israeliana Rafael Advanced Defence Systems, produrrà
anche mezzi per il trasporto e il lancio di missili1) e seguire in tal modo la
sorte toccata ad altri impianti, come quelli di Berlino e di Neuss.
In Francia lo storico impianto Fonderie de Bretagne, che produceva
componentistica per la Renault, è stato acquisito da Europlasma e sta
cominciando la produzione di proiettili da artiglieria (circa un milione
all’anno), mentre la Renault inizierà presto a produrre lo scheletro di droni
militari a lungo raggio negli stabilimenti di Le Mans e Cléon, nella misura di
600 al mese2. La Valeo, altra multinazionale francese attiva nell’industria
dell’automotive, avrebbe sottoscritto un’intesa con altre società (circa cento)
sempre per la dronistica militare. Un’iniziativa simile a quella del gruppo
tedesco Schaeffler (produttore leader a livello mondiale di cuscinetti volventi
e prodotti lineari, rinomato fornitore del settore automobilistico), che per
produrre droni ha firmato un memorandum con la startup militare specializzata
Helsing3.
L’azienda italiana Berco, che produce componenti per veicoli, verrà rilevata
dalla Thyssenkrupp e fabbricherà anche veicoli militari4, mentre sono in corso
simili trattative con il gruppo Stellantis. Sempre in Italia, la Iveco produce
già da tempo veicoli militari ed è stata acquisita pochi giorni or sono da
Leonardo5.
Proprio il caso della Berco è emblematico, in quanto i lavoratori e la
lavoratrici si sono impegnati in oltre duecento giorni di mobilitazione al fine
di scongiurare la riduzione delle attività e la chiusura degli stabilimenti. La
parziale riconversione dell’azienda a fini bellici, pertanto, è stata
opportunisticamente presentata dalla parte datoriale come antidoto alla cassa
integrazione e alla disoccupazione.
Del resto, gli interventi delle aziende militari – come Leonardo – e delle Forze
Armate nelle scuole, negli ITS e nelle Università non servono solo a
“normalizzare” la presenza dei militari nella società civile o a convincere i
giovani ad arruolarsi ma anche a presentare l’industria militare come volano di
un’occupazione di qualità e ben remunerata. Certo, la veridicità di questo
aspetto è tutta da dimostrare: storicamente, in Italia, a un incremento della
spesa per la Difesa non è mai corrisposto un aumento dell’occupazione, anche
perché gli appalti militari che rendono di più sono proprio quelli ad alta
intensità di capitale (ossia quelli che fanno largo impiego di tecnologie e
macchinari a discapito dell’utilizzo di manodopera)6.
Le aziende belliche stanno dunque riuscendo nel tentativo di presentarsi come
attori utili e fondamentali nella società del lavoro, al punto che Cingolani,
CEO di Leonardo SpA, il mese scorso ha potuto ergersi come paladino delle
materie STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) e affermare, davanti
a una platea di alcune centinaia di studenti liceali di Roma: «Leonardo negli
ultimi tre anni ha assunto quasi 20mila persone, oggi siamo 63mila e nei
prossimi tre anni ne verranno assunte probabilmente altre 17mila. La gran parte
di queste persone ha una formazione tecnico-scientifica»7.
Lo studio delle materie STEM, la riforma degli istituti tecnico-professionali8 e
i tanti accordi per l’insegnamento fra scuole, università, aziende e Forze
Armate fanno dunque parte di un’elaborata politica di brand della filiera
militare, rappresentando un cavallo di troia contro le spontanee tendenze alla
pace dei giovani studenti. Questi vengono surrettiziamente portati ad accettare
le attività imprenditoriali di aziende come Leonardo proprio in quanto sinonimo
di un’occupazione eccellente e di antidoto alla disoccupazione. Per questo le
finalità immorali di tali aziende vengono taciute o sminuite davanti a tanti
giovani preoccupati per il loro futuro e bisognosi di un lavoro decente.
All’interno di questa strategia la riconversione industriale di molte imprese
verso il militare rappresenta un tassello fondamentale, necessario per
rafforzare la filiera bellica, ed è del resto un passaggio obbligato della
politica economica di un Paese capitalista come l’Italia. Per questo motivo il
Governo Meloni, all’interno del cosiddetto “maxi-emendamento” alla Finanziaria
per il 2026, ha inserito un comma che delega al Ministero della Difesa e a
quello per le Infrastrutture e i Trasporti l’emissione di uno o più decreti
«finalizzati alla realizzazione, all’ampliamento, alla conversione, alla
gestione e allo sviluppo delle capacità industriali della difesa», con
l’obiettivo «di tutelare gli interessi essenziali della sicurezza dello Stato e
di rafforzare le capacità industriali della difesa riferite alla produzione e al
commercio di armi, di materiale bellico e sistemi d’arma»9.
La domanda che sorge spontanea, a questo punto, è la seguente: per quali motivi
sono le industrie automobilistiche quelle più frequentemente riconvertite?
Innanzitutto, in linea di massima nel settore dell’automotive le innovazioni
tecnologiche rivestono un ruolo di grande importanza, ma sono importate
dall’esterno: alcuni settori – come per l’appunto l’automotive, ma anche il
chimico o i servizi finanziari – non hanno più un tasso di innovazione molto
elevato e pertanto tendono a “inglobare” nuove tecnologie nei processi
produttivi soltanto quando vengano sviluppate a latere, in altri settori, e solo
in un secondo tempo “trasferite”10. Pertanto risulta utile dirottare parte della
produzione verso il settore militare, che presenta un tasso di innovazione
decisamente superiore e che, di conseguenza, potrebbe avere un effetto positivo
sull’economia dell’industria automobilistica civile.
Una seconda spiegazione è data dal fatto che l’automotive ha molto in comune con
l’industria militare, in particolare in riferimento a microchip, componentistica
meccanica, sistemi digitali e manifatturieri che trovano impiego duale sia su
veicoli civili che bellici. Un’ulteriore ragione, infine, sta nelle difficoltà
che le industrie automobilistiche europee stanno attraversando a causa del calo
delle vendite e della produzione (sottoutilizzo della capacità industriale, che
nel 2023 si attestava attorno al 60% della produzione potenziale)11 e, nello
specifico, della debolezza della domanda di auto elettriche nei Paesi UE.
In tutto ciò, come notato dalla rivista specializzata Quattroruote,
«l’incremento della spesa pubblica per la difesa e l’accesso agevolato ai fondi
europei fungono da catalizzatori, rendendo attrattiva la riconversione degli
impianti delle aziende automobilistiche»12. Nel frattempo la cittadinanza non
viene informata e per questo resta del tutto ignara dei processi di
riconversione, dei quali non è sempre facile far emergere il disegno di coerenza
complessivo. Non è casuale che numerose notizie vengano sottaciute in maniera
regolare, al punto che in alcuni casi le aziende in fase di riconversione non
emettono alcun comunicato stampa. Tutto avviene in religioso silenzio nel nome
dei principi di riservatezza e segretezza a cui sono vincolati i lavoratori
dipendenti, e la cui violazione è perseguita con il Codice Penale il quale
prevede sanzioni severissime.
E. Gentili, F. Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e
delle università
1 S. Ash, L. Pitel, K. Inagaki, German ‘city of peace’ wrestles with weapons
pivot to save VW jobs, «Financial Times», 27th March 2026.
2 Reuters, Renault partners with Turgis Gaillard on military drones, 20th
January 2026.
3 Cfr. FY 2025 Schaeffler AG earnings, The motion technology company, 3rd March
2026, p. 14.
4 MIMIT, Comunicato stampa: Berco: azienda conferma al Mimit il piano di
risanamento e nuovi investimenti per lo stabilimento di Copparo, 25 marzo 2026.
5 Leonardo, Comunicato stampa: Leonardo finalizza l’acquisizione del business
difesa di Iveco, 18 marzo 2026.
6 Cfr. D. Sarasa-Flores, A. García Serrador, C. Ulloa Ariza, Buy Guns or Buy
Roses: EU Defence Spending Fiscal Multipliers, SUERF Policy Brief | No. 1209,
10th July 2025.
7 Fondazione Leonardo, Comunicato stampa: STEM, le tecnologie che aprono le
porte del futuro. L’evento al Centro espositivo Leonardo, 2 febbraio 2026.
8 Cfr. F. Giusti, E. Gentili, La riforma degli istituti tecnico-professionali al
suo primo banco di prova, 15 Luglio 2025,
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_riforma_degli_istituti_tecnicoprofessionali_al_suo_primo_banco_di_prova/42819_61925/.
9 L. 199/2025, art. 1, c. 280. Al momento attuale tuttavia non risultano ancora
decreti ministeriali attuativi di questo comma, nemmeno in fase preparatoria
(schemi, bozze, ecc.).
10 Cfr. M. Draghi, The future of European competitiveness, Part B: In-depth
analysis and recommendations, p. 235.
11 Cfr. Institute for Energy Research, Many of Europe’s Car Factories Are
Underutilized, 2nd October 2024.
12 A. Ascione, Renault entra nella difesa: 600 droni al mese. E altre Case auto
sono già pronte, «Quattroruote», 12 febbraio 2026.
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