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Ahidaonline: La militarizzazione delle scuole, delle università e della società civile
DI MICHELE LUCIVERO SU AHIDAONLINE.COM DEL 16 LUGLIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Michele Lucivero, pubblicato su Ahidaonline.com il 16 luglio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «Ciò che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha cominciato a registrare e denunciare da diversi anni è una indebita invasione di campo all’interno delle scuole da parte di rappresentanti delle forze armate addirittura in qualità di «docenti», impegnati nel tenere lezioni su vari argomenti (dall’inglese affidato a personale Nato fino a tematiche inerenti alla legalità e alla Costituzione). Tale ingerenza da parte dei militari è stata possibile, in realtà, perché a partire dal 2015 il Ministero dell’Istruzione (diventato poi Ministero dell’Istruzione e del merito) ha sottoscritto dei protocolli con il Ministero della Difesa per svolgere percorsi di Formazione scuola-lavoro (ex PCTO) direttamente nelle basi militari o nelle caserme, esautorando i/le docenti dalla democratica partecipazione alle iniziative didattiche di carattere pedagogico delle proprie scuole»…continua a leggere su www.ahidaonline.com. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Voci critiche sulla PdL “Un’altra difesa è possibile”: non “complementarità”, ma “alternativa” alla guerra con l’obiezione totale e collettiva
In questi anni di costante e quotidiano lavoro di monitoraggio del livello di bellicismo nei luoghi della formazione e della società civile, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha segnalato e pubblicato numerosissimi casi di invasione delle forze armate nelle scuole, ma anche analisi approfondite sull’avanzare della “Cultura della difesa”, sul riarmo e sul contesto geopolitico in cui prendevano significato quelle iniziative. In un quadro caratterizzato da un radicale antimilitarismo, che accomuna tutte le componenti dell’Osservatorio, di cui diverse si riferiscono esplicitamente alla tradizione pacifista e nonviolenta, chi ha preso parte al suo percorso ha maturato via via la consapevolezza di un chiaro processo guerrafondaio in cui molte istituzioni, a partire dai governi e dagli apparati economici degli Stati che fanno affari con gli armamenti, per finire con le organizzazione internazionali, tra cui la NATO, stanno trascinando le popolazioni verso il baratro della guerra, cercando di indorare la pillola di una tragedia mondiale che deve necessariamente allertare per il semplice motivo che per la qualità e la quantità dell’arsenale a disposizione, la deflagrazione che si prevede non può che essere l’ultima, l’estrema e la definitiva misura per spazzare via l’umanità intera dalla faccia della Terra. E, allora, in considerazione di queste analisi e delle evidenze empiriche raccolte, chi si ritrova quotidianamente a costruire il sostrato concreto che costituisce il lavoro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, pur nella consapevolezza dello sforzo profuso da chi è stato coinvolto nell’estensione della PdL Un’altra difesa è possibile, la cui storia nell’ambito del movimento pacifista non è in discussione, vorrebbe mettere in evidenza tutte le perplessità che essa ha suscitato in ambienti e in soggetti con altrettanta comprovata fede pacifista, antimilitarista e nonviolenta, soprattutto in relazione al ruolo che il servizio civile verrebbe ad assumere nel contesto internazionale. Tra le varie perplessità emerse, si segnalano ad esempio: – Serena Tusini, sindacalista e docente tra le promotrici dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Contropiano» il 28 marzo 2026, critica aspramente la PdL sulla difesa nonviolenta, definendola una proposta datata e funzionale alla dottrina NATO della “difesa totale” (CIMIC) nella quale l’ambito civile è interamente e strutturalmente come terreno operativo militare. Alla luce di questo, Tusini denuncia la proposta come uno strumento per militarizzare i cittadini, con il servizio civile che funge da “cavallo di Troia” per il ritorno della leva obbligatoria, criticando infine il terzo settore per favorire la privatizzazione dello stato sociale. – Michele Lucivero, giornalista e docente tra i promotori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Pressenza» il 6 maggio 2026, denuncia il rischio che il ritorno della leva obbligatoria in Europa trasformi il servizio civile proposto nella PdL in una difesa “complementare” subordinata alle logiche militari della NATO, tradendo così l’eredità etica di don Lorenzo Milani e la storia dell’obiezione di coscienza. Attraverso un’intervista a Rebecka Lindholm Schulz, referente della Società Svedese per la Pace e l’Arbitrato, viene analizzato il “modello svedese”, in cui il servizio civile dal 2026 include compiti di cybersicurezza e logistica strettamente integrati all’apparato bellico. Di fronte a queste dinamiche, l’autore solleva il dilemma morale di dover difendere alleanze militari che agiscono come oppressori e invita il movimento pacifista italiano, dove la leva non è ancora attiva, a una disobbedienza civile totale, proponendo anche la creazione di un fondo economico per sostenere chi rifiuta radicalmente la militarizzazione; – Antonino Drago, primo proponente di un progetto di legge sulla difesa popolare nonviolenta (1969), e Franco Dinelli, Direttore Centro Studi di Pax Christi, in un articolo pubblicato su «Il Fatto quotidiano» il 16 maggio 2026, criticano duramente la PdL, sostenendo che essa rischia di ridurre il servizio civile e la stessa “obiezione di coscienza”, che viene adombrata nel testo, a scelte subordinate alla difesa militare. Gli autori evidenziano la necessità di una vera autonomia per la difesa nonviolenta, avvertendo che un compromesso strutturale, “complementare”, “affiancato” e “integrato” con i Governi, sempre più ostaggi nella NATO, annullerebbe le alternative alla guerra; – Ermete Ferraro, presidente del Movimento Internazionale per la Riconciliazione, tra gli aderenti all’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio 2026 sul suo blog, ha definito la PdL Un’altra difesa è possibile una versione “minimalista” e compromissoria, che integra la difesa militare anziché rappresentare un’alternativa strutturale. Il dissenso si concentra sulla definizione di difesa “complementare” (Art. 1) e sulla mancanza di un dibattito interno profondo, evidenziando la stasi del movimento pacifista, adattatosi alla realpolitik. La posizione critica sottolinea la necessità di un programma costruttivo autonomo e coerente con la teoria della difesa “alternativa”; – Alfonso Navarra, coordinatore dei Disarmisti esigenti, tra i fondatori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio sul blog obiezioneallaguerra esprime molti dubbi sulla PdL proposta dalla Rete Italiana Pace e Disarmo, definendola un “riformismo burocratico” che non scalfisce affatto l’apparato militare-industriale e la logica NATO. Egli sostiene, addirittura, che la difesa civile non armata sia costituzionalmente equivalente a quella militare e propone di superare il meccanismo dell’obiezione fiscale del 6×1000 attraverso tre rotture radicali: una dottrina nonviolenta basata sull’art. 52, il trasferimento economico dei fondi dagli armamenti alla difesa civile e la denuclearizzazione unilaterale; Per tutti questi motivi, la PdL Un’altra difesa è possibile, pur ponendosi l’intento di inserire, tra le altre cose, il servizio civile all’interno di un quadro costituzionale caratterizzato dalla difesa nonviolenta e non armata del proprio Paese, rischia di essere una misura non solo insufficiente sulla via del pacifismo, ma anche controproducente, dal momento che potrebbe rivelarsi uno strumento utile nelle mani dei guerrafondai. L’ambiguità del testo dell’iniziativa legislativa, infatti, nel richiamare “la complementarità” e non “l’alternativa” alla guerra e alla difesa armata, rischia di essere lo strumento attraverso il quale la strategia NATO della difesa totale s’incunea nella società civile, rendendo quest’ultima complice delle guerre d’aggressione in cui alcuni capi di Stato dissennati stanno cercando di trascinare un’alleanza militare da cui converrebbe, piuttosto, rapidamente uscire. Si tratta, dunque, di perplessità diffuse in maniera trasversale nel mondo pacifista, antimilitarista e nonviolento dovute all’equivocità, certamente non ricercata, ma non per questo meno patente, del testo in questione. Tuttavia, nello spirito democratico e pluralistico che connota la nascita dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, vorremmo, al più presto, riprendere insieme il dibattito intorno alla nostra proposta di obiezione totale a partire dalle indicazioni tracciate nel nostro Manifesto di Resistenza alla militarizzazione, che consideriamo l’ipotesi al momento più idonea per affrontare un contesto internazionale connotato da una normalizzazione della guerra. Un’obiezione totale e collettiva da esercitare in tutti i luoghi di lavoro e di formazione anche per arginare la propaganda per l’arruolamento nelle forze armate che si presenta spesso come unico sbocco lavorativo per zone sempre più depresse del nostro Paese. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Impegno Comunista: Per una scuola spazio di pace
Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Michele Lucivero, pubblicato su Impegno Comunista numero 125 maggio 2026, in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «Infine, l’ultima campagna che in queste settimane l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha avviato è quella relativa all’obiezione totale nei confronti della guerra e della ripresa della leva obbligatoria, già avviata in tutti i Paesi dell’Europa. Con il Manifesto di Resistenza alla militarizzazione della società, alla reintroduzione della leva e per il ripudio incondizionato della guerra l’Osservatorio invita a mettere in atto azioni di disobbedienza civile contro tutte le misure adottate dal Governo del nostro Paese e dalle altre istituzioni nazionali ed europee per militarizzare la società, ma anche a respingere con determinazione i provvedimenti di chi vuole la guerra, facendo valere la superiorità dei principi della Costituzione della Repubblica». Qui il pdf del numero 125 di maggio 2026 di Impegno Comunista. impegno comunista 125Download -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Pressenza: “E se la difesa della mia Patria diventasse offesa alla Patria altrui? A proposito del ritorno della leva obbligatoria”
DI MICHELE LUCIVERO SU PRESSENZA DEL 6 MAGGIO 2026 Condividiamo sul nostro sito il contributo di Michele Lucivero pubblicato su Pressenza, in cui viene intrecciata con abilità un’interessante riflessione sul ritorno della leva obbligatoria, sul concetto di difesa della Patria e sul fondamento etico del servizio civile. Articolo che, riprendendo le parole di Don Milani e declinandole nel nostro presente, unisce le radici storiche dell’antimilitarismo e del pacifismo italiano ad un’intervista a Rebecka Lindholm Schulz, referente della Società Svedese per la Pace e l’Arbitrato, portando l’attenzione sulla strumentalizzazione del servizio civile a fini bellici… E su un’obiezione di coscienza totale e collettiva. «Per chi non lo sapesse, ad esempio per i più giovani, il titolo di questo articolo riprende un celebre passo provocatorio di don Lorenzo Milani, il quale il 23 febbraio 1965 tuonava contro i cappellani militari intruppati. Don Milani con il suo motto “L’obbedienza non è più una virtù” invitava ad una radicalità epocale per quel periodo e spingeva i giovani ad opporsi al servizio militare obbligatorio, che costringeva anche i suoi studenti a imbracciare le armi per difendere la Patria, così come previsto dall’articolo 52 della nostra Costituzione. In particolare, don Milani scriveva: «Se vedremo che la storia del nostro esercito è tutta intessuta di offese alle Patrie degli altri dovrete chiarirci se in quei casi i soldati dovevano obbedire o obiettare quel che dettava la loro coscienza. E poi dovrete spiegarci chi difese più la Patria e l’onore della Patria: quelli che obiettarono o quelli che obbedendo resero odiosa la nostra Patria a tutto il mondo civile?»1 …continua a leggere su Pressenza. 1. L. Milani, L’obbedienza non è più una virtù, Chiarelettere, Milano 2023, p. 37. ︎ -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Faro di Roma: L’educazione sotto assedio: contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Il ruolo dell’Osservatorio e la voce critica di Michele Lucivero
DI LAURA TUSSI SU FARO DI ROMA DEL 5 MAGGIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Laura Tussi, pubblicato su Faro di Roma il 5 maggio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione alla pratiche pedagogiche che si possono attuare nelle scuole. «In questo scenario, l’Osservatorio svolge un ruolo fondamentale di denuncia e contro-narrazione. Raccoglie segnalazioni, produce analisi, promuove dibattiti e interviene nei contesti decisionali della scuola, cercando di arginare collaborazioni che rischiano di snaturare la funzione educativa. Non è solo un organismo di monitoraggio, ma uno spazio politico e culturale che rimette al centro una domanda scomoda: a cosa serve davvero la scuola? Tra le figure più attive emerge quella di Michele Lucivero, docente e protagonista del sindacalismo scolastico di base. Il suo contributo è tanto organizzativo quanto teorico. Lucivero non si limita a denunciare: costruisce una visione alternativa, radicata in una tradizione pedagogica che vede nella scuola un luogo di emancipazione, non di addestramento. Un luogo dove si impara a pensare, non a obbedire...continua a leggere su www.farodiroma.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Caltagirone (CT), 8 maggio: Presentazione “Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra”
VENERDÌ, 8 MAGGIO, ORE 18.00 CALTAGIRONE, SALONE “MARIO SCELBA”, PIAZZA MUNICIPIO, 5 Venerdì, 8 maggio alle ore 18.00 presso il Salone “Mario Scelba” del Comune di Caltagirone (CT) si terrà la presentazione del volume di recente pubblicazione “Scuole e Università di pace. Fermiamo la follia della guerra” (Aracne, 2026), che raccoglie gli atti del II Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. L’evento ha anche lo scopo di presentare le attività dell’Osservatorio, mai così importanti oggi, in una fase in cui sempre più minacciosi si fanno i venti di guerra, e in cui anche in Italia si assiste al preoccupante sviluppo di tendenze antidemocratiche: la repressione del dissenso spacciata per “sicurezza”, il ricorso alla violenza poliziesca e in generale lo svuotamento delle istituzioni rappresentative, in un contesto internazionale che vede dappertutto il ripristino delle leva obbligatoria. Modera l’incontro: Rita Carella, insegnante Intervengono: Michele Lucivero, docente e attivista dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Lara Lodato, Assessora alla Transizione Ecologica e alle Politiche Scolastiche Antonino De Cristofaro, docente, Centro Studi per la Scuola Pubblica L’ingresso è gratuito e aperto alla cittadinanza fino ad esaurimento posti. Il CESP, Centro Studi per la Scuola Pubblica, è Ente accreditato/qualificato per la formazione del personale della scuola (Dir. MIUR n. 170/2026). Al termine dell’incontro sarà rilasciato regolare Attestato di Partecipazione e chi ne farà richiesta. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Napoli, 28 aprile: Presentazione “Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra”
MARTEDÌ, 28 APRILE, ORE 18.00 NAPOLI, LIBRERIA FELTRINELLI, VIA DEI GRECI Martedì, 28 aprile alle ore 18.00 presso la Libreria Feltrinelli a Napoli in via dei Greci si terrà la presentazione del volume di recente pubblicazione “Scuole e Università di pace. Fermiamo la follia della guerra” (Aracne, 2026), che raccoglie gli atti del II Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. L’evento ha anche lo scopo di presentare le attività dell’Osservatorio, mai così importanti oggi, in una fase in cui sempre più minacciosi si fanno i venti di guerra, e in cui anche in Italia si assiste al preoccupante sviluppo di tendenze antidemocratiche: la repressione del dissenso spacciata per “sicurezza”, il ricorso alla violenza poliziesca e in generale lo svuotamento delle istituzioni rappresentative, in un contesto internazionale che vede dappertutto il ripristino delle leva obbligatoria. Interverranno: Michele Lucivero e Ludovico Chianese dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Antonia Esposito, Docenti per Gaza Davide Borrelli, docente Università Suor Orsola Benincasa L’ingresso è gratuito e aperto alla cittadinanza fino ad esaurimento posti. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Grande successo con circa 600 partecipanti al Convegno nazionale dell’Osservatorio “Il Trauma della guerra” a Torino
Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Dopo le due edizioni precedenti a Roma (qui il convegno del 2024 e qui quello del 2025), quella di quest’anno a Torino presso la sala del Gruppo Abele è stata di fatto l’edizione che ha riscosso più successo di pubblico tra le iniziative organizzate dall’Osservatorio con circa 400 partecipanti online e circa 200 in presenza. Si tratta di un successo che conferma la scelta di privilegiare una città che è diventata un interessante laboratorio politico, dopo i fenomeni di repressione del dissenso e di restrizione degli spazi di democrazia con lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Ma si tratta anche della conferma del fatto che molte persone si stanno accorgendo di ciò che l’Osservatorio denuncia da anni, e cioè che l’orizzonte della guerra, che ci stiamo lentamente abituando ad accettare, necessita di un universo simbolico, di una narrazione mediatica e di una struttura economica che vengono costruite nelle scuole e nelle università. Il convegno, aperto dal saluto di Lucia Bianco, responsabile del Gruppo Abele che ha ospitato l’evento, e da Giovanna Lo Presti di Scuola e Società, che ha permesso che il Convegno valesse come aggiornamento per i/le docenti, è stato introdotto da Roberta Leoni, presidente dell’Osservatorio, la quale ha spiegato le motivazioni che hanno condotto l’organizzazione a concentrarsi sul tema del Trauma della guerra in continuità con il il convegno dello scorso anno, di cui vengono presentati gli atti nel volume Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra. Il primo contributo del convegno è arrivato da Bruna Bianchi, docente di storia contemporanea e storia delle donne presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. La professoressa ha dimostrato quali furono le risposte di coloro che, durante la Prima Guerra Mondiale, una volta ritrovatisi al fronte, presero coscienza del loro rifiuto alla guerra. Attraverso una elegante collezione di documentazioni manicomiali, fotografie e estratti di diari, l’intervento è andato via via riabilitando la figura del disertore. Un’interessante evoluzione, a livello collettivo, che partendo dalle psicosi e passando per forme di disobbedienza e diserzione individuale (e relativa repressione) arriva a una delle ultime foto, in cui una squadra intera (meno uno) di soldati sorride. Essi hanno disertato insieme e inviano la foto al loro (ex) comandante! (In fondo trovate le slide dell’intervento). Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, ha affrontato il tema della guerra nella sua declinazione di resistenza armata al nazifascismo nel corso della Seconda guerra mondiale e, in particolare, si è soffermato sulla dimensione internazionale della resistenza stessa, così come viene delineata in maniera più circostanziata nel volume Storia internazionale della Resistenza italiana. Greppi ha evidenziato il nesso tra la lotta antifascista della prima ora e la strutturazione della resistenza armata. CARLO GREPPI: «IN GUERRA SI COMBATTE PER LA PATRIA, QUANDO SI RIFIUTA LA GUERRA SI COMBATTE PER L’UMANITÀ». A seguire Maurizio Bonati, medico dell’Istituto Mario Negri di Milano, attraverso ampi passi del suo lavoro scientifico pubblicato ne volume Il cronico trauma della guerra ha evidenziato con drammatica abbondanza di dati quantitativi le conseguenze di lungo periodo dei conflitti armati, soffermandosi sugli effetti di malnutrizione e carestia sui civili, in particolare sui bambini e le bambine, e mettendo in evidenza il tema della cronicizzazione dei danni dovuti a questi fenomeni. L’intervento ha permesso di aprire un’ importante riflessione sulla fame come arma di guerra, fenomeno che risulta di tragica attualità nella striscia di Gaza. (In fondo trovate le slide dell’intervento). Don Nandino Capovilla, parroco a Marghera e autore con Betta Tusset del volume Sotto il cielo di Gaza, portando sulle spalle una kefiah palestinese, ha costruito il suo intervento partendo da una foto (in basso) che aveva comprato anni fa nella libreria di Gerusalemme, già allora bersaglio di ripetuti attacchi israeliani. La foto ritraeva due bambine a scuola in un Campo di Rafah nel 1979, entrambe con una mano alzata a chiedere la parola, perché hanno qualcosa da dire. L’immagine evoca un diritto alla scuola brutalmente calpestato, da cui traspare la durezza di una realtà dove le scuole e le università vengono appositamente colpite e poi riempite di mine, in un atto ragionato e deliberato che porta don Nandino a parlare di scolasticidio. Anche don Nandino, come altre relatrici e relatori, mostra la volontà di rinascita e resistenza in questa realtà, infatti, tenendo una “mano alzata”, anche lui come le bambine, e leggendo qualche riga di Hanno ucciso Habibi di Shrouq Aila narra di un popolo che, nonostante tutto, continua a studiare e crescere. Dalle parole di Luigi Daniele, docente universitario presso l’Università degli studi del Molise ed esperto di diritto dei conflitti armati, traspare come il genocidio nel territori occupati palestinesi segni la fine di tre secoli di pensiero politico. Oggi guerra, terrorismo di Stato e genocidio sono una cosa sola: sono la forma in cui gli Stati moderni occidentali perseguono i proprio interessi nazionali. Ma la “democrazia” esiste ancora e anzi si definisce proprio come antitetica a tutto questo, sia come fine sia come mezzo, in un finale di presentazione che ci anima e tanto ci ricorda Les Justes di Albert Camus. LUIGI DANIELE: «NON ESISTE UNA GUERRA PER DIFENDERE LA DEMOCRAZIA. GUERRA E DEMOCRAZIA SI COMBATTONO SEMPRE, TALVOLTA ALL’ULTIMO SANGUE. LA GUERRA È IL TERRENO PIÙ FERTILE DEI TOTALITARISMI». Partendo da alcune citazioni dei precedenti interventi, e chiudendo con La guerra che verrà (1939) di Bertold Brecht, Francesco Schettino, docente di economia politica, ha guardato al tema del trauma della guerra attraverso una lente economica, dal momento che sistema economico capitalistico trova sempre il modo di risolvere le proprie crisi attraverso la guerra. Schettino ha mostrato e motivato la presenza di una crisi globale attuale che altro non è che un tentativo statunitense di mantenere una supremazia economica già perduta all’inizio degli anni 2000 a favore della Cina, aggiungendo ancora un tassello alla pluralità di sguardi del convegno. ((In fondo trovate le slide dell’intervento). Infine, Serena Tusini, docente e tra le fondatrici dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, ha illustrato i meccanismi attraverso i quali la leva sta tornando in diversi Paesi europei. Facendo riferimento ai concetti di difesa totale e di resilienza, ha sottolineato come la distinzione tra civile e militare sia superata all’interno di un processo d israelizzazione delle nostre società. L’obiezione di coscienza nelle sue forme storiche non è più dunque praticabile e occorre trasformarla in obiezione totale, così come occorre trasformare la resilienza in resistenza. Davanti ad uno scenario geopolitico decisamente cambiato rispetto al passato, dunque, in cui le vecchie categorie sono state sostituite da nuove e in cui l’ordine mondiale si regge su un sistema politico ed economico che fa affari con la guerra, occorre che la società civile si decida ad assumere prese di posizione più radicali per fermare il Trauma della guerra. E anche davanti alla necessità di difendere la Patria, quando la Patria è governata da chi si lancia nell’offesa della Patria degli altri, sarebbe il caso, come suggerisce in chiusura Michele Lucivero, docente e attivista tra i fondatori dell’Osservatorio, di ritornare a leggere le parole che don Lorenzo Milani indirizzava nel 1965 ai cappellani militari: Non discuterò qui l'idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto (…) di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto. Qui alcune immagini del Convegno Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi a Torino. In fuga dalla guerraDownload Il trauma della guerra_Torino 2026Download economia_guerra_torino SchettinoDownload UN SENTITO RINGRAZIAMENTO VA ALLE RELATRICI E AI RELATORI CHE HANNO ACCETTATO DI PARTECIPARE AL NOSTRO CONVEGNO NAZIONALE, MA ANCHE ALLE CIRCA 600 PERSONE CHE HANNO SEGUITO E APPREZZATO L’INIZIATIVA. IL VOSTRO SUPPORTO, ANCHE CON UNA PICCOLA DONAZIONE, È FONDAMENTALE PER CONTINUARE A LAVORARE NELLA DIREZIONE PACIFISTA E ANTIMILITARISTA. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Pressenza: EireneFest, incontro nazionale “Educazione e Libri per la pace e la nonviolenza”
di Francesca De Vito pubblicato su Pressenza del 12 aprile 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Francesca De Vito, pubblicato su Pressenza il 12 aprile 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in occasione della presentazione del volume Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra all’Eirenefest di Roma. SCUOLA E PACE. UNA SCUOLA SOTTO PRESSIONE: TRA MILITARIZZAZIONE E RISCRITTURA DELLA STORIA «L’intervento di Michele Lucivero, filosofo, docente e ricercatore italiano specializzato in etica e antropologia, si colloca dentro un lavoro di analisi e denuncia portato avanti negli ultimi anni dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, di cui è cofondatore. […] Al centro dell’intervento, una critica netta alla trasformazione silenziosa che attraversa la scuola italiana e alla crescente presenza dei militari nei percorsi educativi: dai protocolli del Ministero d’Istruzione e Merito con il Ministero della Difesa ai progetti nelle classi e nei PCTO. Non semplici collaborazioni, ma un cambiamento culturale che rischia di normalizzare la guerra, presentandola in chiave educativa e “valoriale”. Per Lucivero, la sfida è rimettere al centro una scuola che formi alla pace, anche recuperando, in chiave attuale, l’idea di “pace perpetua” di Immanuel Kant del 1975. L’idea kantiana di una federazione di Stati universale e la progressiva scomparsa degli eserciti permanenti appare oggi lontana, ma resta un riferimento politico e pedagogico. D’altronde in Italia esistevano eserciti regionali che poi sono scomparsi in favore di un esercito nazionale. L’ONU, in questa prospettiva, rappresenta un tentativo – incompleto – di realizzazione di quel progetto Kant.Una didattica per la pace passa necessariamente dalla demilitarizzazione del linguaggio e della narrazione storica, ridotta troppo spesso a una sequela di guerre. Rimettere al centro solidarietà, fratellanza, sorellanza significa anche interrogarsi sul senso stesso della “difesa della patria”, alla luce dell’articolo 11 della Costituzione per formare cittadine e cittadini capaci di immaginare e praticare la pace…continua a leggere su www.pressenza.it. Pubblicato anche su Agorasofia.com -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La scuola in Russia va alla guerra tra nazionalismo e narrazioni militaristiche
LA RUSSIA INTRODUCE LEZIONI PATRIOTTICHE NEGLI ASILI CON IL PROGETTO “BUONI GIOCHI”, ATTIVITÀ DESTINATA ALL’ETÀ PRESCOLARE, DAI 3 AI 7 ANNI, AL FINE DI DIFFONDERE I VALORI NAZIONALI E L’IDENTITÀ RUSSA. Un esempio eloquente della militarizzazione operante in tutto il mondo, con il coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado, arriva dalla Russia, dove il patriottismo di Putin diventa strumento indispensabile per assuefare le generazioni future alle ideologie della guerra (clicca qui per la notizia). L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, come denuncia i processi di militarizzazione in Italia e nei Paesi occidentali, è attento ad evidenziare le analogie con quanto accade in altre aree del globo. “Credere, obbedire e combattere” non è solo una massima mussoliniana, ma una indicazione da seguire ogni qual volta si restringono gli spazi di agibilità democratica e così il militarismo, insieme alla sua ideologia, prende il sopravvento. A partire dal prossimo anno scolastico, dunque, in Russia saranno apportati cambiamenti significativi nei percorsi educativi: una sorta di via di mezzo tra piani pedagogici e lezioni vere e proprie da impartire attraverso attività ludiche di natura patriottica. Si tratta dell’ennesima svolta militarista che si avvale di un vasto bagaglio retorico e un sistema valoriale bellicista. Il programma “Buoni Giochi” nell’anno scolastico in corso è stato adottato in via sperimentale e in un campione limitato di asili, ma a partire dal prossimo settembre diventerà operativo in tutto il Paese (clicca qui per la notizia). Ma perchè obbligare bambini e bambine a lezioni patriottiche fin dalla prima infanzia?  Anche in Russia, come accade in Italia e in altri Paesi, il motivo è chiaro e più volte l’abbiamo denunciato: – imporre delle linee guida all’educazione civica e ai programmi ministeriali che esaltino il nazionalismo russo e l’operato bellico in chiave nazionale di Putin; – rileggere la storia novecentesca in chiave nazionalista (inclusa la Resistenza al nazi-fascismo); – avvalersi di strumenti rinnovati, di approcci pedagogici attraverso giochi, libri, cartoni animati e indovinelli che rimettano al centro il concetto di patria.  La scuola diventa così una palestra militare per educare alla cieca obbedienza e alla partecipazione attiva alla propaganda di guerra, normalizzando nella mente dei bambini e delle bambine l’idea stessa della guerra come plausibile, come prosecuzione naturale dei processi politici, quando, invece, dovremmo prendere atto del fatto che la guerra è la negazione della politica, la cessazione del dialogo, la sospensione della democrazia. Si tratta di processi che vanno avanti, in Russia come in altri Paesi, già da tempo e accadono nella scuola, ma anche fuori dalla scuola, ad esempio attraverso i videogiochi, come documenta un articolo di Wired di qualche anno fa. Il tutto è funzionale a trasformare i/le giovani in potenziali militari al servizio della patria e l’uso dei videogame militarizzati è funzionale alla creazione dell’universo simbolico necessario per generale l’ideologia nazionalista. Del resto, un esempio plastico della trasformazione delle scuole russe in piccole caserme al fine di promuovere patriottismo e nazionalismo tra studenti e studentesse con il fine di indirizzarli/e verso le carriere militari, oltre ad esaltare il ruolo della Russia, sostenendo politiche nazionaliste, arriva dalla proiezione nelle sale di un film estremamente interessante dal titolo Mr. Nobody against Putin. Il docufilm, disponibile nelle sale a partire dal 16 aprile nei cinema, racconta la vicenda di un insegnante di una scuola russa che assiste attonito, come molte/i docenti italiane/i del resto, alla propaganda bellicista introdotta nella sua scuola e prova a reagire con un atto di resistenza. Il film ha vinto anche l’Oscar come miglior docufilm in rassegna, ma, ci chiediamo, sarebbe ugualmente stato premiato dalla giuria americana se il protagonista non avesse deciso di sabotare l’inno russo nella scuola, sostituendolo in filodiffusione con quello americano cantato da Lady Gaga? Insomma, non è che per denunciare il nazionalismo liberticida russo ci infiliamo nella classica, abusata e altrettanto retorica esaltazione dei valori americani? Smontare e decostruire, in Russia come in Italia come negli Stati Uniti, le narrazioni belliciste e nazionaliste, a nostro avviso, è un’operazione che deve andare nella direzione della costruzione di un mondo di pace, solidarietà e fratellanza/sorellanza universale, senza patrie da esaltare, senza nazionalismi da sostenere, senza soldati/soldatesse da mandare a morire per i capricci e le speculazioni economiche di alcuni/e o per gli interessi neoliberisti di patrie che sono diventate lobby economiche. Si tratta di un’operazione culturale e politica di consapevolezza e di assunzione di responsabilità che va fatta, ne siamo convinti, a partire dalla scuola. Di seguito il video della presentazione di Mr. Nobody against Putin con Michele Lucivero dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università nella diretta di ZaLab. Federico Giusti, Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente