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Carlo Greppi al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Nel secondo intervento della giornata Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, ha affrontato il tema della guerra nella sua declinazione di resistenza armata al nazifascismo nel corso della Seconda guerra mondiale e, in particolare, si è soffermato sulla dimensione internazionale della resistenza stessa, così come viene delineata in maniera più circostanziata nel volume Storia internazionale della Resistenza italiana. Greppi ha evidenziato il nesso tra la lotta antifascista della prima ora e la strutturazione della resistenza armata. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La pedagogia della guerra. L’educazione ai diritti umani e la “cultura della difesa”
In occasione dell’iniziativa svoltasi il 24 gennaio 2025 presso la Biblioteca Universitaria di Genova con Antonio Mazzeo, di cui abbiamo dato notizia anche attraverso il nostro sito (clicca qui), l’organizzatrice del progetto, Stella Acerno, Presidente del Centro per l’Educazione ai Diritti Umani OdV, ha curato la pubblicazione degli atti con il volume dal titolo La pedagogia della guerra. L’educazione ai diritti umani e la “cultura della difesa”. Nell’introduzione del volume Stella Acerno scrive: «Ci si può chiedere se docenti o genitori possono opporsi alle attività di formazione militare nelle scuole. Ricordiamo a questo proposito il ruolo dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, costituitosi per monitorare e denunciare l’attività di militarizzazione nelle scuole e nelle università. Per rispondere a questa domanda l’Osservatorio mette a disposizione per i docenti modelli di mozioni da presentare nel Collegio docenti e opzioni di minoranza. Ha inoltre redatto un Vademecum contro la militarizzazione delle scuole: strumenti pratici e mozioni». Indice Ringraziamenti – Stella Acerno Prefazione – Roberto Sinigaglia Premessa: Ripensare la scuola – Andrea Carosso Introduzione – Stella Acerno Il processo di militarizzazione dell’istruzione riguarda tutta l’Italia – Antonio Mazzeo Un modello di ispirazione fascista – Giuseppe Giliberti Il conflitto è dentro di noi – Nitamo Montecucco Militarizzare la scuola. Un ossimoro diseducativo – Fabio Bajetto La presenza delle forze armate nelle scuole tedesche – Intervista a Martina Schmerr a cura di Anne Drerup Bibliografia Clicca qui per scaricare il libro in pdf. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Dalla Resistenza di ieri alle “resistenze” di oggi: Adelmo Cervi incontra le scuole a Torino
> Il collettivo studentesco dell’I.I.S. “Santorre di Santarosa” di Torino ha > organizzato un assemblea d’istituto in cui ha invitato Adelmo Cervi, figlio di > uno dei sette fratelli Cervi, contadini partigiani che vennero fucilati dai > fascisti nel 1943. L’incontro s’è sviluppato lungo un unico filo dalla > Resistenza partigiana alle “resistenze” di oggi. Pubblichiamo qui l’articolo > di Fabio Sarni, studente portavoce del collettivo del “Santorre”, e Irene > Carnazza, docente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e > delle università. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha come suo scopo statutario il monitoraggio e la segnalazione di tutte quelle situazioni in cui gli ambienti dedicati allo studio e alla libera costruzione del senso critico vengono penetrati in modi più o meno evidenti sia dalla propaganda militarista sia dagli interessi dell’industria bellica. Tuttavia una parte importante del nostro lavoro è anche ragionare sui percorsi alternativi che le/i docenti e le/gli studentesse/studenti mettono in atto anche con l’obiettivo di porre un argine nei confronti di questo fenomeno che, per quanto dilagante, può e deve essere contenuto da quante/i nella scuola vivono e lavorano tutti i giorni. In questo anno scolastico caratterizzato dall’attivismo delle/dei ragazze/i, che si sono riversate/i nelle piazze a sostegno della Flotilla, oggi nuovamente sotto attacco, o nella partecipazione agli imponenti scioperi autunnali, appare particolarmente importante la crescita dei tanti collettivi studenteschi che si sono sollevati contro il genocidio in Palestina e che nella giornata del 7 maggio sciopereranno contro il riarmo e la reintroduzione della leva. Tra i tanti gruppi disseminati in tutta Italia vogliamo qui raccontare come, nelle giornate sempre intense a cavallo tra 25 aprile e 1° maggio, il piccolo ma vivace collettivo dell’IIS “Santorre di Santarosa” di Torino abbia lavorato alla costruzione di un’assemblea di istituto che ha mutuato dalla Resistenza di ieri una vocazione sempre più decisa verso le tante “resistenze” di oggi. Non senza difficoltà le/gli studentesse/i hanno convocato per il 27 aprile un’assemblea di istituto alla quale è stato invitato Adelmo Cervi. Ecco le parole con cui uno dei rappresentanti di istituto degli studenti, Fabio Sarni, (che il nostro collaboratore dell’Osservatorio, Stefano Bertoldi, aveva intervistato lo scorso autunno in una puntata di “Scuola Resistente”) ha presentato alle/i compagne/i questo importante testimone delle lotte di ieri e di quelle di oggi: > «Sono onorato di annunciarvi l’ospite di questa assemblea, Adelmo Cervi, che è > venuto a trovarci direttamente dall’Emilia. Adelmo è un combattente, un uomo > che lotta da tutta una vita seguendo le orme di suo padre Aldo e della sua > famiglia: oggi è qui con noi per raccontarci una storia, la storia dei suoi > sette padri, come dice lui, e di tanti altri che hanno pagato con la vita la > loro scelta di libertà, storia di uomini che hanno avuto paura ma davanti alla > paura non si sono mai arresi, storia di uomini che volevano lottare per > sconfiggere le ingiustizie, una lotta cominciata la prima volta che un essere > umano ha detto no per ribellarsi ad un’imposizione, storia di uomini che > avevano capito che era giunta l’ora di resistere, era giunta l’ora di essere > uomini, di morire da uomini per vivere da uomini. > > Vi ringrazio per aver accettato il mio invito a questa assemblea, per > ascoltare la testimonianza di una conquista, la conquista della libertà che > come tutte le conquiste non è per sempre, c’è sempre qualcuno interessato a > portarle via, per cui resistere ancora oggi è un dovere e una necessità di noi > giovani ed è importante essere qui oggi.» Adelmo Cervi ha dialogato con le/gli studentesse/i da pari a pari, con una freschezza e una vivacità che hanno emozionato chi, tra noi docenti, ha avuto la possibilità di partecipare all’incontro. Nel teatro del Santorre campeggiava un enorme striscione che riportava le parole di “Per i morti di Reggio Emilia”, scritta nel 1971 da un altro torinese, il cantautore Fausto Amodei: > > Sangue del nostro sangue > > > > nervi dei nostri nervi > > > > come fu quello dei fratelli Cervi. Queste stesse parole sono state poste in esergo al libro di Adelmo Cervi, I miei sette padri, che l’ospite ha presentato, intervallando il racconto con la proiezione dell’omonimo documentario di Luciana Davì, uscito nel 2023. I miei sette padri: titolo che evidentemente fa da contraltare al celeberrimo I miei sette figli scritto nel 1955 da Alcide Cervi, che nelle foto che scorrono sullo schermo tiene in braccio proprio un piccolissimo Adelmo. Nel teatro della scuola ospitante abbiamo tutte/i provato la fortissima emozione di essere, come ha osservato Fabio Sarni, “legate/i da uno stesso filo”, che attraversa le generazioni, che scorre attraverso il tempo e che oggi si snoda oltre i confini di Torino e dell’Italia, e arriva alla Palestina, al Venezuela, all’Iran, al Libano, e nella sua forza delicata travolge i confini e le barriere e i nazionalismi. La testimonianza di Adelmo è stata importante per le classi perché non si è limitato a raccontare la storia della propria famiglia, ma si è posto come esempio vivente di come si può oggi stare nella lotta e fare resistenza, nel mondo in cui il capitale e i signori della guerra ci vogliono invece resilienti e passive/i. A conclusione dell’incontro, ascoltando le note di “Canzone per Delmo” di Filippo Andreani e di “La pianura dei sette fratelli” dei Modena City Ramblers le/i ragazze/i hanno abbracciato Adelmo, hanno scattato fotografie insieme a lui e hanno fatto la fila per farsi autografare il libro, che è anche stato donato alla scuola. Ecco le parole del comunicato finale dedicato a un bilancio dell’incontro, che il rappresentante del Santorre ha scritto a quattro mani con un altro studente torinese, Zeno Lazzari, rappresentante presso la Consulta Provinciale degli Studenti del Liceo “Gobetti-Segrè” (il terzo istituto superiore di Torino che, insieme al “Santorre” e al Liceo “Einstein”, ha ospitato Cervi): > > > > «Ieri mattina, all’assemblea d’istituto, è venuto a trovare gli studenti > > > > Adelmo Cervi, figlio di un uomo che diede la vita per il suo sogno di > > > > libertà. > > > > > > > > È stata una giornata di resistenza, in cui gli studenti hanno ricordato > > > > sette fratelli che ebbero paura ma, davanti ad essa, non si arresero > > > > mai: sette fratelli contadini che lavorarono per tutta la vita la terra > > > > emiliana e che decisero di partecipare attivamente alla Resistenza > > > > contro il nazifascismo. > > > > > > > > Nel novembre del 1943 qualcuno denunciò l’intera famiglia per le loro > > > > attività antifasciste; la loro casa fu circondata da più di cento > > > > fascisti e venne data alle fiamme. I fratelli e il loro padre, Alcide, > > > > vennero arrestati e, il 28 dicembre, i sette fratelli furono fucilati a > > > > Reggio Emilia. Alcide riuscì a fuggire di prigione pochi giorni dopo, > > > > durante un bombardamento. > > > > > > > > È stata ricordata una conquista: la conquista della libertà ottenuta > > > > grazie ai partigiani. Ma, come tutte le conquiste, non è per sempre: c’è > > > > sempre qualcuno interessato a togliercela. Gli spazi di democrazia > > > > dentro le scuole sono necessari per cogliere questo esempio e continuare > > > > la lotta contro le barbarie di questo sistema, con l’obiettivo di una > > > > scuola libera non dalla politica, ma dai soprusi di chi ci vorrebbe > > > > passivi e senza libertà. > > > > > > > > II 7 maggio scioperiamo, spalla a spalla con i lavoratori, continuando a > > > > lottare contro tutti coloro che vogliono la guerra per i loro sporchi > > > > interessi e che vorrebbero piegare le scuole al profitto!» La percezione che la memoria sia energia viva e che il ricordo non debba restare un’operazione inerte ma vivere nelle lotte di oggi è evidente nelle ultime parole del comunicato, in cui si rivendica una scuola in cui la politica non sia censurata o ridotta a teatrino dalla logica del contraddittorio. Quanto questi temi siano importanti per le studentesse e gli studenti emerge anche da una piccola intervista che abbiamo proposto al rappresentante di istituto del “Santorre”: si tratta di un piccolo esempio di come le/i docenti e le/gli studentesse/studenti possano insieme lavorare su questioni che rappresentano il cuore pulsante di un’autentica “educazione alla cittadinanza”. Irene: Perché proprio nel corso di questo anno scolastico voi studenti avete ritenuto importante tornare sul tema della Resistenza? Fabio: Abbiamo iniziato scendendo in piazza in autunno con gli scioperi del “blocchiamo tutto” per la Palestina, in quel momento abbiamo notato che la repressione contro le varie forme di dissenso continuava ad aumentare, ogni sciopero si concludeva con scontri con la polizia e nelle settimane successive seguivano una serie di arresti soprattutto di studenti che impedivano loro di frequentare la scuola. Questa situazione ci ha fatto pensare che fosse necessario parlare agli studenti, dai più grandi ai più piccoli, di cosa è stata la resistenza e come anche oggi bisogna continuare questa lotta. L’incontro con Adelmo Cervi è stato fondamentale per ribadire questo concetto, lasciando lo spazio agli studenti di esprimersi. Vi siete posti il problema di come reagire a eventuali richieste di contraddittorio? Ci abbiamo pensato, perché Adelmo è una persona molto esposta politicamente, però sarebbe stato assurdo se qualcuno avesse chiesto il contraddittorio quando si parla di resistenza contro la pagina più oscura della storia del nostro paese quale è stata il nazifascismo. Vedendo i tempi in cui viviamo il problema ce lo siamo posti, ma fortunatamente almeno tra i banchi il fascismo è ancora considerato come la morte di tutte le idee nonostante qualcuno stia cercando di legittimarlo. Che rapporto c’è tra la giornata con Adelmo e lo sciopero del 7 maggio? Durante l’incontro, Adelmo ha parlato di come la sua famiglia, i suoi 7 padri come dice lui, lottarono contro il nazifascismo ma anche contro le guerre nel senso più ampio della parola, ha trasmesso un messaggio pacifista che noi stiamo portando avanti da mesi, per questo torneremo in piazza giovedì 7 maggio per ribadire il nostro dissenso nei confronti della campagna di militarizzazione che sta portando avanti il nostro governo e il resto dell’Europa, ci opporremo alla leva militare che sta tornando in molti paesi europei e coglieremo l’occasione per ribadire la nostra ferma condanna alla riforma 4+2 per gli istituti tecnici. In che senso le scuole possono essere dei presidi di libertà anche in riferimento alla situazione di una città come Torino? Credo che le scuole possano essere dei presidi di libertà lasciando agli studenti la possibilità di prendere la parola perché gli studenti hanno molta voglia di esprimere le loro idee e le loro opinioni. Spesso si dice che a scuola non bisogna fare politica; io credo che questa affermazione sia completamente sbagliata perché gli studenti proprio a scuola devono imparare a confrontarsi, devono imparare a dibattere e ad interessarsi su ciò che gli accade attorno, non si può pensare che la scuola si debba isolare da tutto ciò che ci circonda, sarebbe profondamente sbagliato, verrebbe a meno la volontà degli studenti che invece a scuola vogliono proprio fare politica, vogliono confrontarsi, vogliono interessarsi e lo abbiamo visto quando centinaia di studenti si sono riversati in corso Regina Margherita dopo lo sgombero dell’Askatasuna, sgombero che ha tolto nuovamente un luogo di aggregazione per i ragazzi e non solo. I ragazzi hanno voglia di fare, di interessarsi, bisogna solo dar loro la possibilità di farlo. Qual è la parte dell’ intervento di Adelmo che ti ha più emozionato? Quando abbiamo ascoltato “Canzone per Delmo” di Filippo Andreani, io mi ero seduto a fianco ad Adelmo che nel mentre fotografava lo striscione che avevamo fatto per l’occasione e devo dire che quel momento mi ha davvero commosso. È stato in quel momento che ho compreso che eravamo riusciti a fare ciò che ci eravamo prefissati, avevamo creato uno spazio di democrazia all’interno delle scuola, è stata una grande soddisfazione. Nel fare il bilancio di questa esperienza, chi scrive ha avuto modo di confrontarsi con le/i colleghi rispetto al ruolo della scuola nella trasmissione della memoria e vorrei concludere queste considerazioni con le parole di una mia collega, che scrive: Abbiamo tramandato a questi ragazzi sensibili come noi quello che in passato ci aveva toccato al punto di orientare il nostro percorso. Io direi che abbiamo fatto un bel lavoro. L’unico che devono fare gli insegnanti… Fabio Sarni, portavoce del collettivo studentesco dell’I.I.S. “Santorre di Santarosa” di Torino Irene Carnazza, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Roma – Al Zuweida (Gaza): gemellaggio tra la scuola dell’infanzia “Pisacane” e la scuola tenda “Adam Model”
La scuola dell’infanzia “Pisacane” dell’I.C. “Simonetta Salacone” (Roma), prosegue il gemellaggio con la scuola tenda “Adam School” di Al Zuweida, una città nella zona centrale della Striscia di Gaza. È quanto comunicano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università le docenti della scuola. «Mentre il Comune della città di Milano decide di mantenere un gemellaggio con Tel Aviv, noi andiamo controcorrente in direzione ostinata e contraria,» affermano le docenti della scuola. A Gaza infatti sono da poco arrivati i disegni delle bambine e dei bambini della Pisacane e ora, sotto la piccola scuola tenda, è stata adibita una mostra a due “manine”, con i disegni di Roma e di Gaza insieme. « Questa buona pratica educativa ed umanitaria non si arresta: anche alla Pisacane è adibita una mostra di disegni, canzoni, ricette e lettere del percorso del gemellaggio. Non ci metteranno il bavaglio. La scuola che resiste. Resiste tra bombe e mecerie. Non si può distruggere un’idea. SUMUD. » Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Intervista a Zilan Diyar: in Kurdistan un nuovo diritto internazionale esiste già
«La nostra formula per la Terza Guerra Mondiale è una: i confini statali per noi non sono importanti, ma all’interno di questi confini vogliamo difendere la nostra autonomia. È all’interno di questi confini che mettiamo in pratica i principi del nostro paradigma, come la libertà delle donne, l’amministrazione autonoma e il rafforzamento delle potenzialità locali, e diamo forza a tutte le differenze esistenti, di cultura, religione…» Zilan Diyar. Intervista a Zilan Diyar. A febbraio, a sostegno di Docenti per Gaza, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha lanciato una settimana di mobilitazione portando nelle classi il tema della crisi del diritto internazionale, sia come catastrofe che come opportunità. Questa intervista si inserisce in continuazione di quella linea di didattica collettiva volta a rivendicare il diritto costituzionale alla libertà d’insegnamento. Oggi, in occasione del Newroz, il capodanno curdo, proponiamo l’intervento di Zilan Diyar, giornalista e attivista curda del Movimento di liberazione delle donne del Kurdistan, di Women Weaving the Future per il confederalismo mondiale delle donne e già di Jineoloji Europa. Il titolo dell’intervento è “La crisi del diritto internazionale e la proposta del confederalismo democratico”. L’intervento di Zilan Diyar porta la prospettiva del movimento curdo sui recenti fatti nel Kurdistan siriano e iraniano, su come quella che Zilan definisce Terza Guerra Mondiale si stia manifestando in Medio Oriente oggi e su come la proposta del confederalismo democratico possa rappresentare un’alternativa allo Stato-nazione in grado di relazionarsi dialetticamente con esso. Il confederalismo democratico creerebbe così spazi e esempi concreti di convivenza pacifica tra popoli ed etnie diverse all’interno dei confini degli stati. Ci sembrava interessante e importante interrogarci sulla crisi del diritto internazionale intesa non solo come punto d’arrivo e distruzione, ma anche come opportunità e possibilità di trasformazione. Abbiamo voluto intervistare una rappresentante del Movimento di liberazione del Kurdistan per avere un punto di vista anticoloniale di genere da parte di un movimento che ormai da vent’anni sviluppa concretamente un modo alternativo di organizzare e pensare la società, rispetto allo Stato-nazione occidentale. Speriamo quindi che possa essere un contributo interessante per docenti, studentesse e studenti e per tutte e tutti coloro che credono che la scuola pubblica sia un luogo di costruzione di una cultura di pace, di una cultura dei diritti universali, ma soprattutto un luogo di sviluppo del pensiero critico e di responsabilità nei confronti del mondo che ci circonda. «ALCUNE NOSTRE PROSPETTIVE CAMBIANO, ALTRE LE MANTENIAMO: NON È CHE SOLO DISTRUGGENDO PUOI COSTRUIRE QUALCOSA DI NUOVO» ZILAN DIYAR. Il Newroz è una festa molto importante per il popolo curdo. Si celebra la rinascita della vita in occasione dell’equinozio di primavera ma, come rivela il detto: «Berxwedan jihan e», non solo. È kurmanji, una delle lingue curde rimaste illegali per decenni, e significa «La resistenza è vita». Al Newroz così si celebra anche la lotta per la liberazione dall’oppressione coloniale e patriarcale, e si ricorda il sacrificio di tutte le persone che hanno dato la vita per questo. Ringraziamo Zilan Diyar e vi auguriamo quindi un buon ascolto, ma anche una buona fine dell’inverno e un buon inizio di un nuovo anno di resistenza. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente