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ISRAELE: COALIZIONE DI OPPOSIZIONE A NETANYAHU E TENUTA INTERNA DEL GOVERNO
Domenica 26 aprile l’ex primo ministro di destra Naftali Bennett e l’ex premier centrista Yair Lapid hanno annunciato l’unione dei rispettivi partiti, Bennett 2026 e Yesh Atid, in un’unica lista: Yachad (“Insieme”), guidata dallo stesso Bennett. L’obiettivo è intercettare l’elettorato israeliano deluso da Benjamin Netanyahu, un fronte ampio che va dal centrosinistra liberale alla destra moderata. I sondaggi, infatti, indicano Netanyahu in difficoltà, mentre le elezioni di ottobre vengono sempre più lette come un vero e proprio referendum sulla sua leadership. Una perdita di consenso che, però, non sembra legata a una messa in discussione delle politiche portate avanti contro la popolazione palestinese, quanto piuttosto ai modi e ai tempi con cui sono state condotte. Abbiamo chiesto al giornalista Michele Giorgio di commentare questa nuova alleanza e di aiutarci a capire cosa aspettarsi dal voto: da chi è composta la coalizione che si propone come alternativa? Quali sono le sue reali differenze politiche rispetto al governo uscente? E soprattutto: esistono, nello scenario politico israeliano, forze che si oppongono esplicitamente a quanto sta accadendo in Palestina, oppure il dibattito resta confinato entro gli stessi orizzonti? Sono queste alcune delle domande da cui parte l’analisi di Michele Giorgio.
CRISI ENERGETICA: IL GOVERNO ACCELLERA SUL NUCLEARE?
Torna ai microfoni di Radio Blackout il fisico Angelo Tartaglia, per commentare l’avanzamento in sede parlamentare dell’iter del disegno di legge delega sul nucleare, approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 2 ottobre. Nel disegno di legge, che consegnerebbe al governo una delega in bianco per i decreti attuativi sul ritorno del nucleare nel mix energetico italiano, il termine “nucleare” viene sempre affiancato all’aggettivo “sostenibile”. Una definizione contestata, che contrasta con l’esito dei referendum del 1987 e del 2011. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo al convegno de Il Sole 24 Ore “Transizione energetica e industria del nucleare”, ha indicato le possibili tappe: chiudere il processo legislativo entro l’estate e arrivare a fine anno con i decreti attuativi. Nel contesto della crisi energetica legata al conflitto tra Russia e Ucraina e alle tensioni nello stretto di Hormuz, il nucleare viene presentato come una soluzione, mentre resta aperta la questione di un piano energetico complessivo e della transizione fuori dai combustibili fossili. Segnaliamo anche il report dell’Osservatorio di Pavia per Greenpeace, che analizza come i media italiani hanno raccontato la crisi iraniana e i suoi effetti energetici ed economici. Il report indaga se le rinnovabili vengano presentate come leva per sicurezza e indipendenza energetica o se il dibattito resti centrato su fonti fossili e rilancio del nucleare.
Conferenza mondiale in Colombia “Fuori dall’era dei fossili”
Da poco si è conclusa la prima conferenza mondiale per l’uscita dai fossili tenutasi a Santa Marta in Colombia. Hanno partecipato 53 governi che rappresentano un terzo del PIL mondiale e del consumo di petrolio, con particolare attenzione al tema della transizione ecologica non in funzione del profitto dei grandi monopoli energetici. E’ interessante sottolineare alcuni concetti che sono stati al centro del dibattito: la sovranità e l’indipendenza così come la sicurezza energetica come presupposti per poter andare nella direzione di una reale transizione. Ne abbiamo parlato con Elisa Sermarini di GEA che ha partecipato alla conferenza.
Trump alle prese con Hormuz e papa Leone
La guerra di Trump all’Iran ha tutta l’aria di essere un fallimento per gli Stati Uniti: l’ultimo passo indietro rispetto al Project Freedom per sbloccare Hormuz ha dimostrato l’ennesima debolezza. L’intesa sul piano in 14 punti di cui Trump si vanta ai quattro venti è già stata smentita dall’Iran che guarda alla Cina come potenziale mediatore. Nonostante il consenso interno cali e gli uomini del Presidente siano costretti a viaggi riparatori, come quello di Rubio da papa Leone XIV, i grandi colossi americani dalle big tech alle aziende delle armi continuano a guadagnare da questa guerra. Occorre guardare anche alla posizione delle petrolmonarchie che, lungi dall’essere un blocco unico, stanno dimostrando insofferenza nei confronti di un Paese che dovrebbe garantire loro sicurezza ma stenta anche in questo. Un commento alle notizie degli ultimi giorni con Antonello Sacchetti, blogger e esperto di Iran
PIANA DEL SELE: UNO SPECCHIO DEL CAPORALATO ITALIANO
Con il giornalista Salvatore Lucente abbiamo parlato della Piana del Sele, l’ampia zona agricola che si estende tra Pontecagnano, Eboli, Capaccio e Bellizzi, circa 450 chilometri di estensione ed oltre seimila ettari di serre, situata nella provincia di Salerno. Qui a fine aprile è morto  Paul Neeraj, lavoratore che era stato portato in Pronto Soccorso nella notte tra venerdì 10 e sabato 11 aprile, incosciente, le gambe in cancrena, dopo giorni e giorni in cui non aveva ricevuto cure. L’infezione alle gambe è stata molto probabilmente causata dal contatto non protetto e prolungato con sostanze chimiche usate in agricoltura, zootecnia o industrie tessili. Quello di Paul non è un caso isolato: almeno 6 i lavoratori morti di sfruttamento nella Piana del Sele dal 2024. Storie sommerse di migliaia di persone che lavorano e vivono in condizioni di precarietà e sfruttamento. Salvatore Lucente ci racconta l’inchiesta che ha condotto sul campo per Altreconomia, e svela i marchi delle imprese dell’agroinustria dietro lo sfruttamento come Bonduelle e Rago o la mozzarella di bufala di Battipaglia.  In chiusura ci ha parlato anche della solidarietà dal basso che si prova a organizzare nel territorio, come il doposcuola popolare dell’associazioni frontierasud, nonostante il silenzio e il sistema di complicità di amministrazioni e sindacati. Ne parliamo con Salvatore Lucente, giornlista freelance che si occupa di migrazione, territori e diritti:
Sciopero della scuola contro la riforma dei tecnici
Questa mattina giovedì 7 maggio si è tenuto il corteo a Torino in occasione dello sciopero della scuola lanciato da Cobas Scuola e sindacati di base per contrapporsi alla riforma Valditara sugli istituti tecnici. Il corteo attraversato da numerosi insegnanti e studenti aveva come obiettivo un presidio sotto l’USR per poter fare un primo passaggio contro la riforma che coinvolge differenti attori che compongono il sistema scolastico. Una riforma calata dall’alto senza alcuna attenzione alle esigenze scolastiche, un modo per rendere la scuola ancora più funzionale alle imprese e agli interessi privati, il tutto diminuendo anni scolastici e ore di lezione, in particolare per quanto riguarda le materie umanistiche. Ne parliamo con Simona, insegnante e rsu in un istituto tecnico di Torino
Primo maggio a Torino e in Vanchiglia
Abbiamo chiesto a una compagna di Askatasuna di raccontarci lo svolgimento del corteo del Primo maggio torinese visto dallo spezzone sociale “Torino partigiana”. Dopo la prima parte del percorso per il centro cittadino, lo spezzone si è diretto verso il quartiere Vanchiglia. Il Comitato di quartiere Vanchiglia, infatti, aveva chiesto formalmente al Comune di smilitarizzare il quartiere per la giornata del Primo maggio e di poter utilizzare i giardini dell’Askatasuna e dell’asilo adiacente. La richiesta però non era stata accolta da Prefetto e Questore, che hanno schierato un ingente numero di poliziottx e veicoli anti sommossa intorno ai locali dell’ex Centro sociale Askatasuna. Nonostante abbiano effettuato cariche e usato lacrimogeni e idranti contro lx manifestanti, il cancello del cortile di Aska è stato simbolicamente aperto.
Marcia Popolare contro la speculazione energetica, a difesa dei crinali mugellani: 9-10 maggio mobilitazione
Sabato 9 e domenica 10 maggio 2026 si terrà una mobilitazione per la difesa dell’Appennino Mugellano e della Montagna Fiorentina dalla trasformazione in sito industriale eolico.  L’appello alla mobilitazione si rivolge a tutti coloro che hanno a cuore la difesa dei territori, amano la montagna e il Parco Nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.  Lla due giorni è stata organizzata dai Comitati dei Crinali Liberi, Crinali Liberi Londa, Progetto Confluenza, dalla Coalizione ambientale TESS, Associazione Italia Nostra Firenze e dalla Comunità Le Piagge a Londa, Comune del Parco Nazionale, sua porta di accesso e Montagna Fiorentina insieme al Comune di San Godenzo. In particolare, sabato 9 maggio si terrà una marcia popolare tra i comuni di Contea e Londa per mettere a critica la speculazione energetica sui territori e per contrapporsi a un progetto di eolico su scala industriale previsto sui crinali dei comuni interessati, un progetto promosso da una compagnia branca di ENI che dimostra il tentativo di greenwashing esplicito. Qui ne abbiamo parlato con Fabrizia del Comitato Crinali Liberi Di seguito l’indizione e il programma con le modalità di partecipazione NO ENERGIA PER LA GUERRA!  Sono chiari i motivi che ci spingono a chiamare una mobilitazione per la difesa dei crinali mugellani e pensiamo che non riguardino soltanto chi abita il territorio e vede i propri boschi e i propri campi venire sacrificati per nuovi impianti di rinnovabili su scala industriale, utili alla speculazione energetica.  Innanzitutto, la guerra. Il discorso sulla transizione ecologica fa una capovolta e, secondo chi comanda, la guerra di oggi – una guerra voluta da governi e non dai popoli – potrà agevolare il passaggio alle rinnovabili. L’energia, se è oggetto di speculazione e di profitto, che sia rinnovabile o fossile, non potrà mai essere una leva di pace.  In secondo luogo, l’imposizione di progetti dall’alto. Qui rivendichiamo la necessità di autonomia dei territori nel decidere la pianificazione e il modello energetico che più è consono per l’ecosistema e la specifica identità dei territori. Vogliamo riconoscimento e dignità per il lavoro agricolo, in perenne crisi e senza sostegno, ma colpito dal proliferare di progetti di speculazione energetica e dalla crisi energetica dovuta alla guerra. In terzo luogo, la marcia popolare di sabato 9 maggio terminerà davanti al Comune di Londa con un’assemblea. Il Sindaco di Londa è chiamato dalla cittadinanza a una presa di posizione concreta, che sia conseguente alle dichiarazioni pronunciate e che rispetti la vocazione del territorio. Un progetto eolico sponsorizzato da una società diretta costola di ENI fa dubitare della “sostenibilità” dell’opera. Vogliamo ricostruire comunità e legami tra chi abita questi luoghi e la terra. Bisogna utilizzare le risorse per la manutenzione e la cura dei territori e non per farne un pozzo da dissanguare. Invitiamo quindi cittadini e cittadine dei Comuni del Mugello, del Casentino, della Valdisieve, dalla Toscana all’Emilia Romagna passando per Firenze e tutte le città e i paesi delle regioni limitrofe a raggiungere i Comitati dei Crinali Liberi di Londa e di Villore per una marcia popolare che dalla stazione di Contea-Londa arriverà a Londa, in provincia di Firenze. Siamo consapevoli della prospettiva verso la quale chi gestisce le risorse vuole portarci: sacrificare i territori in funzione del guadagno di aziende che non hanno alcuna intenzione di salvaguardare l’interesse della popolazione, ma il profitto.  Noi non lo permetteremo!  Invitiamo a compilare il FORM per permetterci di organizzare al meglio l’accoglienza per chi intende fermarsi anche la domenica 10 maggio per il prosieguo della mobilitazione.  I contributi per i pasti sono consigliati per il rimborso spese per chi ci ospita, cucina per noi e rende disponibile le proprie strutture in queste giornate di mobilitazione!  https://forms.gle/UhJDBrk3j5PJ3CVR7 PROGRAMMA COMPLETO DELLA DUE GIORNI  SABATO 9 MAGGIO  ORE 12 Ritrovo alla stazione di Contea-Londa (Fi): (prendere l’uscita per Londa nel sottopassaggio) accoglienza e pranzo al sacco a cura dei partecipanti ORE 13 PARTENZA DELLA MARCIA  ORE 16 Arrivo a Londa: Assemblea pubblica in piazza del Comune ORE 18 Partenza per il Passo Croce a Mori con auto navette  Passeggiata su strada bianca (1,8km, dislivello -250 mt) per raggiungere La Faggiola, luogo ai piedi del crinale dove è previsto il progetto eolico  Cena e pernottamento (con biancheria e cuscino a cura dei partecipanti fino a un massimo di 30 posti oppure possibilità di utilizzare la propria tenda nel terreno circostante)  DOMENICA 10 MAGGIO  ORE 8 Colazione  ORE 9.00 Partenza a piedi per Passo Croce a Mori ORE 10.00 Ritrovo Passo Croce a Mori Camminata sui crinali e poi discesa verso Londa con tappe presso produttori locali e struttura ricettiva con degustazioni di prodotti locali   Il percorso è su strada bianca: il sentiero CAI dei Mezzadri: lunghezza 12km, dislivelli +450 mt. e -750 mt. (consigliate scarpe con carrarmato) ORE 15.30 Arrivo a Londa e disponibilità auto navette per raggiungere la stazione di Contea-Londa (treno ore 16.19 per Firenze)  
CPR di Torino: il progetto di ampliamento e gli affari di Sanitalia Service
Le dichiarazioni della garante delle persone private della libertà della città di Torino, ufficializzano l’avvio delle procedure di ampliamento delle aree del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di corso Brunelleschi. Sebbene rimangano ancora opache le tempistiche e le aziende coinvolte, vale la pena ricordare quanto l’ordinaria gestione e manutenzione del centro coinvolga già settimanalmente diverse imprese, tra tutte Sanitalia Service. Nonostante l’inchiesta che ha portato alle dimissioni del direttore del centro e le evidenti disfunzioni sanitarie fatte emergere dalle persone recluse, la cooperativa mantiene salda la gestione e mira con investimenti milionari ad ampliare il proprio ruolo sia a Torino che ad Asti. Insieme a Luca Rondi di Altreconomia, mettiamo in evidenza alcuni dati sulla gestione sanitaria nel CPR torinese e gli ultimi investimenti della cooperativa della famiglia Fabiano.
April 30, 2026
Radio Blackout - Info
USA: UN ALTRO TASSELLO VERSO LE DEPORTAZIONI DI MASSA CON I LICENZIAMENTI AI GIUDICI DELL’IMMIGRAZIONE
Abbiamo chiesto a Giovanna Branca, giornalista freelance e coautrice del podcast sindrome americana, un commento a partire dal suo articolo uscito il 26 Aprile per il manifesto sui licenziamenti di massa nel settore della giustizia avvenuti durante l’amministrazione Trump. In particolare, sono stati colpiti i e le giudici non allineati alla strategia di deportazione di massa del governo, più di cento solo nell’ultimo mandato. A questo si accompagna la sostituzione con figure obbedienti.  Non si tratta di un caso, ma di una vera e propria strategia di governo delineata anche a partire dal programma conservatore Project 2025 della Heritage Foundation. Abbiamo chiesto alla giornalista Giovanna Branca se tutto ciò faccia parte del dibattito interno negli USA e se in qualche modo la popolarità di Trump sta iniziando a scricchiolare anche nella sua base elettorale, nonostante l’appello all’unità nazionale a seguito dell’attentato al Presidente USA del 26 Aprile. 
April 29, 2026
Radio Blackout - Info