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Sezai Temelli: È stato raggiunto un consenso sull’adozione di un provvedimento legislativo che sarà sottoposto al Parlamento a luglio
Il vicepresidente del gruppo parlamentare del DEM, Sezai Temelli, richiamando l’attenzione sul ritardo nell’approvazione del provvedimento legislativo per il processo di pace, che dovrebbe essere sottoposto al Parlamento, ha dichiarato: “Le nostre consultazioni proseguono. Sembra che sia stato raggiunto un consenso sull’approvazione di questa legge entro la fine di luglio, prima della chiusura del Parlamento”. Il vicepresidente del gruppo parlamentare del Partito per l’uguaglianza e la democrazia dei popoli (DEM), Sezai Temelli, ha condiviso le sue valutazioni sugli sviluppi in corso durante una conferenza stampa tenutasi in Parlamento. Iniziando il suo discorso commemorando i 33 intellettuali, scrittori e artisti uccisi all’Hotel Madımak 33 anni prima, Sezai ha affermato che anche loro avevano presentato il giorno precedente una mozione per un’inchiesta parlamentare sul massacro, ma che gli altri partiti erano rimasti indifferenti alla questione. Criticando il Parlamento per averne interrotto i lavori durante tutto l’anno, ha osservato che tutto il lavoro veniva svolto mentre si preparavano anche i pacchetti legislativi prima della pausa parlamentare di luglio, ma che le leggi venivano approvate senza nemmeno essere discusse. Affermando che il dodicesimo pacchetto giudiziario recentemente adottato in Turchia non ha apportato alcun contributo al sistema giudiziario, Sezai ha criticato anche la spesa di 12 miliardi di lire turche per il vertice NATO che si terrà ad Ankara a luglio. “Più risorse si destinano agli armamenti e alla NATO, più questa povertà si diffonderà e si aggraverà”. Consenso per luglio Poi ha risposto alle domande dei giornalisti. Rispondendo alle domande dei giornalisti “La legge arriverà prima della chiusura del Parlamento?” e ”Se arriverà, passerà attraverso il Parlamento?”, Sezai ha osservato che sono in corso discussioni sulla questione e ha affermato: “Sembra che sia stato raggiunto un consenso sull’approvazione di questa legge entro la fine di luglio, prima della chiusura del Parlamento. Abbiamo discusso della questione anche ieri nel nostro Comitato esecutivo centrale”. Sezai Temelli ha aggiunto che i portavoce del partito rilasceranno una dichiarazione in merito domani. Affermando che l’approvazione della legge relativa alla procedura da parte del Parlamento è necessaria e che anche gli altri partiti la pensano allo stesso modo, sottolineando che la pausa parlamentare potrebbe essere posticipata per consentire l’emanazione della legge “attesa da tempo”, ha aggiunto: “Ciò che conta è che le leggi che la società attende con ansia vengano messe in pratica attraverso i lavori del Parlamento”. L'articolo Sezai Temelli: È stato raggiunto un consenso sull’adozione di un provvedimento legislativo che sarà sottoposto al Parlamento a luglio proviene da Retekurdistan.it.
July 5, 2026
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Ci rifiutiamo di essere spinti verso un fatto compiuto
Da tempo si discute di una legge quadro nella stampa e nell’opinione pubblica turca. Sulla stampa sono state espresse valutazioni che non si conformano al progetto di pace e società democratica perseguito da Rêber Apo [il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan] e persino interpretazioni opposte. Comunque dal 24 maggio non si è tenuto alcun incontro con Rêber Apo. A seguito di tale incontro, le proposte presentate dal leader Apo avrebbero dovuto essere valutate dal governo. Recentemente le proposte presentate da Rêber Apo a İmralı il 24 maggio e gli incontri tra la delegazione del partito DEM e i funzionari dell’AKP sono stati presentati come se fossero sviluppi nuovi. Però dal 24 maggio non si è tenuto alcun incontro con Rêber Apo. A seguito di tale incontro le proposte presentate dal leader Apo avrebbero dovuto essere valutate dal governo. Tuttavia questa procedura non è stata ancora attuata. Pertanto da quel giorno non ci sono stati contatti o sviluppi da valutare. Mentre l’isolamento imposto a Rêber Apo su una questione così storica e importante continua, anche il nostro movimento di liberazione non ha ricevuto alcuna informazione durante questo periodo. Il nostro movimento ha sostenuto il processo guidato da Rêber Apo e ha fatto tutto il necessario. Pur avendo compiuto sforzi multiformi per la risoluzione politico-democratica dei problemi, abbiamo anche intrapreso passi importanti. Abbiamo sostenuto gli sforzi volti a emanare leggi che garantiscano una politica democratica libera. In questo contesto abbiamo ritenuto positivo il rapporto redatto dalla Commissione per la pace, la fratellanza e la democrazia, pur considerandolo incompleto e inadeguato. Il processo di pace e società democratica ci riguarda direttamente. Per non pregiudicare il processo e i dialoghi in corso con Rêber Apo, non abbiamo ritenuto opportuno rilasciare frequenti dichiarazioni a nome del movimento. Senza incontrarci e discutere con Rêber Apo, e senza aver ottenuto il parere del nostro Movimento, affermare che una determinata legge verrà approvata con un certo contenuto sarebbe considerato una manipolazione, un’imposizione o addirittura una cospirazione. Senza incontrarci e discutere con Rêber Apo, e senza aver ottenuto il parere del nostro movimento, affermare che una determinata legge verrà approvata con un certo contenuto sarebbe considerato una manipolazione, un’imposizione o addirittura una cospirazione. Numan Kurtulmuş ha dichiarato infatti che sarebbe stata promulgata una legge, che coloro che fossero disposti a presentarsi lo avrebbero fatto, e che, in caso di rifiuto, sarebbero stati adottati i provvedimenti necessari. Qualsiasi decisione riguardante questa organizzazione deve essere presa nel suo complesso e attuata nel suo complesso. Il nostro movimento di liberazione prende in considerazione solo leggi e misure complete. Altrimenti, non può verificarsi una situazione in cui alcuni vengano e altri no. Il problema non è solo che i combattenti depongano le armi. Naturalmente anche l’atteggiamento nei confronti dei combattenti e della leadership di questo movimento deve essere uniforme. Adottare un approccio diverso equivarrebbe a sabotare questo processo. Al congresso in cui è stata presa la decisione di sciogliere il PKK, noi, come movimento di liberazione abbiamo stabilito che il processo di scioglimento e disarmo potesse essere condotto solo da Rêber Apo. Egli può svolgere questo processo solo se è libero di agire. Il nostro popolo e il nostro movimento hanno chiarito fin dall’inizio che non accetteranno alcuna politica o attuazione che non includa la libertà di Rêber Apo e le condizioni in cui egli possa vivere e lavorare liberamente. Senza adottare un approccio positivo riguardo alla situazione di Rêber Apo e senza intraprendere azioni concrete in tal senso, nessuno può garantire l’attuazione delle decisioni prese al congresso del PKK. Il dialogo con Rêber Apo e la relazione con noi mirano a definire una politica e un approccio globali. Non si tratta semplicemente di approvare una legge e dire che chi è disposto può venire e gli altri no. Si sta davvero cercando una soluzione attraverso questo processo, o si tratta di confondere l’opinione pubblica? Oppure è in corso una vera e propria guerra contro il movimento? Se una legge simile alla “Legge sul ritorno a casa” venisse promulgata senza presentare una soluzione democratica completa, né il nostro popolo né la nostra struttura organizzativa la accetterebbero. Pertanto se l’obiettivo è risolvere un problema secolare, cinquant’anni di conflitto e le questioni legate alla separazione, allora è necessario proporre una comprensione e un approccio corretti. A quanto pare si stanno nuovamente perseguendo politiche di preparazione alla guerra. Il capo dell’organizzazione di intelligence nazionale turca (MIT), İbrahim Kalın, non è solo a capo dell’intelligence; si sposta in tutto l’Iraq quasi come il primo ministro del governo. Incontri simili si erano già tenuti durante gli attacchi al Rojava. Cosa ci fa il capo del MIT a Baghdad, Sulaymaniyah e Hewlêr [Erbil]? A queste forze verranno forse assegnati ruoli specifici all’interno di un piano per attaccare ed eliminare il nostro Movimento? Indubbiamente l’intero popolo curdo e tutte le forze politiche dovrebbero vigilare contro tali politiche. Le dichiarazioni della Turchia dovrebbero essere considerate unilaterali e contrarie agli interessi del popolo curdo. Invece di risolvere i propri problemi interni, la Turchia sta forse pianificando un attacco contro il nostro movimento insieme all’Iraq, a seguito alla decisione del governo iracheno riguardo ai gruppi armati esterni all’esercito? È noto inoltre che discussioni simili si sono svolte anche con l’Iran. Se lo Stato turco ha effettivamente tali piani, riteniamo che l’Iraq non debba accettarli. Desideriamo sottolineare con chiarezza che né Rêber Apo né il nostro Movimento per la Libertà accetteranno un fatto compiuto. Perseguire una politica di guerra speciale dicendo: “Abbiamo approvato la legge, ma non la accettano”, sarebbe un approccio irrazionale. Significherebbe continuare con politiche che si sono rivelate fallimentari per cento anni e che hanno portato a una rottura tra il popolo curdo e la Turchia. Pertanto, sia nell’approccio a Rêber Apo sia nei confronti del nostro Movimento per la Libertà, è necessario agire con serietà e responsabilità. Come movimento, possediamo la volontà e la determinazione di attuare un approccio politico che porti all’integrazione democratica con la Turchia, sulla base di una soluzione politica democratica che elimini il clima di conflitto e separazione che persiste da un secolo. È inoltre responsabilità storica dello Stato turco adempiere al proprio ruolo adottando politiche e intraprendendo azioni che consentano la realizzazione della nostra volontà e determinazione e rendano possibile l’integrazione democratica. La cittadinanza democratica e i nostri popoli devono rimanere vigili contro qualsiasi tentativo di sabotare il processo di pace e società democratica. Combattendo con maggiore efficacia l’isolamento imposto a İmralı, essi adempiranno alla propria responsabilità nel garantire il successo di tale processo. Co-presidenza del Consiglio esecutivo della KCK L'articolo Ci rifiutiamo di essere spinti verso un fatto compiuto proviene da Retekurdistan.it.
July 3, 2026
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Sui tuoi occhi
Racconti della rivoluzione del Rojava di Daniela Galiè «Per un istanhttps://momoedizioni.it/catalogo/sui-tuoi-occhi/te, la montagna lontana dei partigiani e delle partigiane diventa la collina polverosa di Kobanê» Nel Nord-Est della Siria, tra città ferite, check-point improvvisati e assemblee popolari, il Rojava continua a esistere come esperienza politica, sociale e umana sospesa tra autodifesa e desiderio di futuro. Questo libro attraversa i territori della rivoluzione curda raccogliendo voci, incontri e frammenti di quotidianità: combattenti delle Ypj, famiglie sfollate, insegnanti, attiviste, giovani cresciuti all’ombra della guerra e donne che hanno trasformato la sopravvivenza in pratica collettiva. Sui tuoi occhi non racconta soltanto il conflitto contro l’Isis o la resistenza di Kobanê. Racconta ciò che viene dopo: la fatica della ricostruzione, le contraddizioni dell’autogoverno, i sogni politici di una società che prova a reinventarsi mentre tutto intorno continua a minacciarne l’esistenza. “Sui tuoi occhi” di @danielledlange sarà disponibile nelle librerie e sul sito di Momo dal 26 giugno. Daniela Galiè è scrittrice, attivista e docente di materie umanistiche. Fa parte della redazione di «DinamoPress» e collabora con diverse realtà dell’informazione indipendente. Nei suoi lavori, sviluppati principalmente attraverso interviste e reportage, si occupa di migrazioni, diritti umani e processi di resistenza, con un’attenzione particolare alla questione curda, alla Palestina ai Paesi slavi e alle eredità politiche e culturali dei sistemi coloniali. L'articolo Sui tuoi occhi proviene da Retekurdistan.it.
June 26, 2026
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Sabato 13 giugno al Verano: un appuntamento per ricordare Dino Frisullo
Sabato 13 giugno a Roma si terrà un ricordo collettivo dedicato alla memoria di Dino Frisullo, figura centrale del movimento italiano di solidarietà al Kurdistan e protagonista di numerose battaglie per i diritti, la pace e l’internazionalismo. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Senzaconfine, nasce con un lieve ritardo rispetto all’anniversario della scomparsa, avvenuta il 5 giugno, a causa di vari impegni e contrattempi organizzativi, ma mantiene intatto il suo significato profondo: ritrovarsi per ricordare una persona che ha lasciato un segno importante nelle lotte sociali e nelle reti di solidarietà. L’appuntamento è fissato per le ore 10.00 all’ingresso del cimitero del Verano in Via dello Scalo di San Lorenzo, non dall’ingresso principale su Via Tiburtina, e rappresenta un’occasione aperta a tutte e tutti coloro che hanno condiviso un tratto di strada con Frisullo o che desiderano avvicinarsi alla sua storia e al suo impegno. Militante instancabile, tra i fondatori del movimento di sostegno al popolo curdo in Italia, Dino Frisullo ha dedicato la sua vita alla difesa dei diritti dei popoli e alla costruzione di ponti tra realtà diverse, dando voce a conflitti spesso ignorati e sostenendo percorsi di giustizia e libertà. Ricordarlo oggi significa non solo rendergli omaggio, ma anche riaffermare l’attualità delle sue idee e delle sue pratiche, in un tempo ancora attraversato da guerre, disuguaglianze e negazioni dei diritti. L’incontro al Verano sarà dunque un momento semplice ma significativo, fatto di presenza, memoria condivisa e continuità dell’impegno, con l’invito degli organizzatori rivolto a tutte e tutti: “Ci vediamo lì”.   RETE #NOBAVAGLIO L'articolo Sabato 13 giugno al Verano: un appuntamento per ricordare Dino Frisullo proviene da Retekurdistan.it.
June 12, 2026
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Lettera di 82 premi Nobel al Comitato dei Ministri per Abdullah Öcalan
Ottantadue premi Nobel hanno inviato una lettera al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa per il “diritto alla speranza” del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. La lettera recita: “All’attenzione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, Noi, i sottoscritti Premi Nobel, sosteniamo gli sforzi in corso per promuovere la pace attraverso il dialogo e i mezzi democratici in Medio Oriente, in particolare in Turchia e nelle regioni curde di Siria e Iran dove continuano a emergere nuove iniziative di pace. In questo contesto riconosciamo Abdullah Öcalan come uno dei principali promotori dell’attuale processo di pace in Turchia, la cui influenza si estende agli sviluppi nelle vicine regioni curde. In un momento di crescente conflitto globale è imperativo sostenere la prospettiva di pace e supportare coloro che lavorano per raggiungerla. Chiediamo pertanto che al signor Öcalan, in quanto interlocutore centrale e artefice di questi sforzi, sia consentito di svolgere questo ruolo. Come Premi Nobel, vi abbiamo scritto in diverse occasioni riguardo alla detenzione del signor Öcalan, così come di altri prigionieri politici in Turchia. Più recentemente nel febbraio 2025, 88 premi Nobel hanno firmato una lettera a sostegno del suo appello per “Pace e una società democratica”. In quella lettera abbiamo auspicato che al signor Öcalan fosse data l’opportunità di partecipare in modo significativo al processo di pace, che il suo “diritto alla speranza” fosse riconosciuto, che il suo status giuridico fosse chiarito e che fosse infine liberato. Nel corso dell’ultimo anno gli sviluppi hanno dimostrato che il signor Öcalan ha mantenuto la sua promessa. In seguito al suo appello nel 2025 il PKK ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale, ha convocato il suo congresso, ha sciolto la sua struttura organizzativa, ha tenuto una cerimonia simbolica per segnare la fine della lotta armata e ha ritirato le sue forze dalle regioni curde della Turchia. A questo proposito le azioni del signor Öcalan – nella promozione della coesistenza tra le nazioni, nell’indizione di conferenze di pace e negli sforzi per il disarmo – sono in linea con i criteri fondamentali stabiliti da Alfred Nobel per il Premio Nobel per la Pace. Come premi Nobel, riconosciamo e sosteniamo questi principi e iniziative. Nell’ambito di questo più ampio processo, la Grande assemblea nazionale turca ha istituito la commissione nazionale per la solidarietà, la fratellanza e la democrazia, che ha visitato l’isola di İmralı nel novembre 2025 per incontrare il signor Öcalan, riconoscendo di fatto il suo ruolo di interlocutore chiave. Nel febbraio 2026 la Commissione ha pubblicato la sua relazione finale. Sebbene la relazione sottolinei l’importanza del pieno rispetto delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e della Corte costituzionale (AYM) e raccomandi il rafforzamento dei meccanismi esistenti, il suo continuo utilizzo del quadro antiterrorismo rimane un ostacolo al vero dialogo e alla riconciliazione. In occasione dell’anniversario del suo appello del 2025, il signor Öcalan ha rilasciato un’ulteriore dichiarazione riaffermando il suo impegno per la pace e la democratizzazione della Repubblica di Turchia. Al di fuori della Turchia il signor Öcalan ha continuato a promuovere soluzioni pacifiche. Durante il rinnovato conflitto in Siria si è rivolto agli attori chiave con appelli per la de-escalation, il dialogo e il negoziato come unica via percorribile per una pace duratura. Analogamente nel contesto dell’escalation delle tensioni e della guerra in Iran, gli attori curdi, guidati dai principi di inclusione democratica e risoluzione pacifica, hanno dimostrato la più ampia influenza regionale del suo approccio. In un momento di crescente conflitto in Medio Oriente, la sua costante promozione del dialogo ha guidato le comunità e le organizzazioni curde verso soluzioni pacifiche e democratiche. Il sostegno internazionale rimane essenziale per la transizione democratica della Turchia. Abdullah Öcalan e il movimento curdo hanno compiuto passi concreti; tuttavia persiste il rischio che attori inclini alla violenza possano far deragliare il processo attraverso la provocazione. È quindi necessario un sostegno internazionale costante per coloro che cercano attivamente il progresso democratico. È nell’interesse del Consiglio d’Europa che gli Stati membri rispettino i principi fondamentali dei diritti umani e dello Stato di diritto e, nel contesto del processo in corso, rappresenta un’opportunità e una responsabilità storiche per spianare la strada alla pace. In quest’ottica, invitiamo il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa a garantire l’attuazione della sentenza della CEDU del 2014 contro le condanne all’ergastolo aggravate e sul “diritto alla speranza”. Questa sentenza rappresenta un primo passo cruciale per affrontare la questione della posizione giuridica del signor Öcalan e consentirgli di contribuire pienamente al processo di pace. Chiediamo la liberazione di Abdullah Öcalan e che gli venga data piena e illimitata opportunità di partecipare al processo di pace. In questo momento critico, il mondo ha urgente bisogno di leader impegnati per la pace. L'articolo Lettera di 82 premi Nobel al Comitato dei Ministri per Abdullah Öcalan proviene da Retekurdistan.it.
June 9, 2026
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Abdullah Öcalan: La linfa vitale dell’integrazione democratica è la democrazia locale
“La formula di democrazia locale e costituzione democratica’ è anche la formula per la risoluzione pacifica e democratica della questione curda. La linfa vitale dell’integrazione democratica che stiamo cercando di sviluppare è la democrazia locale.” Alla conferenza delle amministrazioni locali democratiche, organizzata dal Partito per l’uguaglianza e la democrazia dei popoli (Partito DEM) ad Amed (Diyarbakır) con lo slogan “La comune è il comune, il comune è la comune”, è stato letto anche un messaggio del leader curdo Abdullah Öcalan, detenuto sull’isola turca di Imrali, adibita a prigione. Il messaggio, datato 24 maggio, è stato presentato da Devrim Demir, il co-sindaco di Mardin destituita. Nel suo messaggio, Öcalan affronta il ruolo della democrazia locale, dell’autogoverno comunitario e della partecipazione democratica. Allo stesso tempo, colloca queste tematiche nel contesto dell’attuale processo di pace e di insediamento di una società democratica e propone riflessioni sulla risoluzione della questione curda, nonché prospettive per lo sviluppo democratico in Turchia e in Medio Oriente. Nel suo messaggio alla Conferenza dei governi locali del partito DEM, Abdullah Öcalan ha dichiarato quanto segue: “A tutti i delegati e partecipanti alla Conferenza delle amministrazioni locali del partito DEM. Per gran parte della storia la governance all’interno della società si è basata sul livello locale, sulla gestione dei territori in cui vivevano le persone; in altre parole sull’autogoverno. Anche all’interno delle tradizioni statali, le amministrazioni locali erano generalmente la regola, mentre l’autorità centrale era l’eccezione. La legge prevalente era quella locale e regionale. Negli ultimi due secoli questa tradizione è stata sconvolta dal modello omogeneo, monista e rigidamente centralizzato dello stato-nazione tipico della modernità capitalista. La causa principale dei problemi e delle situazioni di stallo odierne risiede proprio nell’imposizione di questo modello alle società di tutto il mondo. Attraverso due guerre mondiali il mondo intero – e in particolare i paesi europei che hanno dato origine a questa comprensione – ha sperimentato e continua a sperimentare la sofferenza causata dal fascismo. A partire dagli anni ’50 i diritti delle località, delle regioni, delle identità nazionali e delle culture sono stati ridefiniti, seppur in modo limitato, e sono emerse costituzioni democratiche. La Carta europea dell’autonomia locale, adottata e ratificata dai paesi dell’Unione europea, rappresenta la continuazione di questo processo. Il ritorno alla democrazia locale è diventato una fonte di salvezza per gli stati e una linfa vitale per le società. Se si concedesse piena espressione democratica alle realtà locali e regionali del Medio Oriente, dove la Turchia svolge un ruolo di primo piano, gran parte dei problemi della regione potrebbero essere superati più facilmente. In particolare, eliminare le riserve nei confronti della democrazia locale potrebbe rafforzare la Turchia nel suo secondo secolo di vita. Per le società e gli Stati sensibili alle soluzioni democratiche, la ristrutturazione è essenziale. La tendenza generale e le necessità della nostra epoca indicano la necessità di ridurre la centralizzazione e di espandere la governance locale. Opporsi a questa corrente non fa che aggravare le crisi politiche, economiche ed ecologiche esistenti. Di fatto, un intero secolo è stato sprecato in questo modo, a discapito di tutti. Non bisogna illudersi che le strutture centralizzate antidemocratiche si trasformino da sole. La lotta organizzata di strutture democratiche e culturali locali consolidate è stata decisiva nell’accelerare la trasformazione. La democrazia locale e le costituzioni democratiche stesse sono emerse proprio da queste lotte. La formula di “democrazia locale e costituzione democratica” è anche la formula per la risoluzione pacifica e democratica della questione curda. La linfa vitale dell’integrazione democratica che stiamo cercando di sviluppare nell’ambito del Processo di pace e società democratica è la democrazia locale. L’integrazione democratica può trovare il suo vero significato solo attraverso la democrazia locale. La causa della politica di amministrazione fiduciaria attuata negli ultimi anni risiede anche nell’assenza di democrazia locale. In un Paese in cui la democrazia può essere negata con tanta facilità, nessun problema può essere risolto, ed è evidente che finora non ne è stato risolto alcuno. La questione curda ha raggiunto una fase in cui può essere risolta a livello di governo locale. Non solo nel contesto della questione curda, ma per la Turchia nel suo complesso la via per superare gli attuali problemi di governo locale passa attraverso una solida democrazia locale. Garantire la democrazia locale all’interno di un quadro giuridico è la soluzione più realistica e l’unica possibile. Ciò che è necessario anche per Siria, Iraq e Iran è la piena e completa attuazione della democrazia locale. L’antidoto a tutti gli sviluppi negativi è la politica democratica e la democrazia locale. Una società democratica può essere raggiunta solo in questo modo. Il ruolo delle amministrazioni locali nel promuovere la democrazia locale è decisivo e pionieristico. Il primo pilastro della democrazia e della comune democratica è il livello locale. Lo sviluppo di un municipalismo comunitario democratico rappresenta un passo fondamentale. A tal fine è necessario sviluppare modelli sociali, economici ed ecologici alternativi, basati sulle persone, non sul potere centrale o sui monopoli. La risorsa più preziosa degli enti locali è la popolazione stessa; se il lavoro dei cittadini è unito, non esiste problema che non possa essere superato. Occorre sviluppare una concezione democratica della governance municipale. Il movimento municipalista democratico dovrebbe costruire un’organizzazione sociale democratica ovunque attraverso un’ampia rete sociale: dalle comuni di villaggio e di quartiere alle cooperative, dalle organizzazioni della società civile alle istituzioni per i diritti umani, dal movimento per la libertà delle donne ai difensori dei diritti dei bambini e degli animali, dai movimenti giovanili agli ecologisti. Bisogna dare priorità alle iniziative che riguardano donne, bambini, giovani, istruzione, lingua, cultura, arte, salute, economia ed ecologia. Occorre ampliare i settori produttivi e trovare soluzioni al problema sempre crescente della disoccupazione. Bisogna costruire nuovi spazi di vita sotto la guida delle donne. La partecipazione dei cittadini alla governance e a tutti i processi decisionali deve essere considerata un principio fondamentale. Si possono istituire consigli comunali e assemblee cittadine in cui i cittadini possano riunirsi, discutere i loro problemi economici e sociali e prendere decisioni. Se si sviluppa un municipalismo democratico e popolare, i cittadini proteggeranno i loro comuni e sarà molto meno probabile che si verifichino interventi antidemocratici come la nomina di commissari. Il municipalismo non è una forma di statalismo su piccola scala. Eppure il sistema attuale funziona come un micro-stato. Questa idea deve essere abbandonata sia filosoficamente che praticamente. I comuni non sono micro-stati; sono comuni. In Europa il fondamento del comune è il comune. Tra i curdi, è il “kombûn”, le cui radici risalgono a migliaia di anni fa e si estendono da queste terre fino all’Europa. Lo Stato pensa e agisce a livello macro, mentre la comunità elabora soluzioni a livello micro. Tra i due possono esserci dialogo, negoziazione e competizione, ma non conflitto. In questo modo, la società civile diventa funzionale e si trasforma in autentiche istituzioni culturali, sociali ed economiche. Nei comuni – che forniscono il terreno e l’opportunità per tutto ciò – lo spirito della comunità dovrebbe essere sviluppato e tutte le attività dovrebbero essere svolte in conformità con tale spirito. La sola discussione non basta più; è giunto il momento di costruire e attuare. Nel Manifesto per la pace e la società democratica, abbiamo collocato la comune nella posizione tradizionalmente occupata dalla classe, il che ha generato un ampio dibattito. Non neghiamo né la classe né lo Stato. Tuttavia, lo Stato cresce come un tumore. La nostra sintesi tra Stato e comunità emerge come risposta alla rigidità, alle tensioni estreme, alle guerre insensate e all’eccessiva idealizzazione della politica di classe. Stiamo gradualmente rendendo questo quadro più flessibile. La soluzione consiste nel trasformare il rapporto tra comune e stato in un rapporto di lotta e competizione democratica. Quanto è stato tentato di recente in Siria è significativo a questo proposito; lo stesso principio dovrebbe essere applicato in Iraq. L’elezione di un governatore turkmeno a Kirkuk ne è un esempio. Lì, i turkmeni possono costituire una comunità che definisce autonomamente i propri contenuti, anziché un micro-stato. I comuni dovrebbero essere governati con una comprensione della democrazia locale e della sua importanza, non con una mentalità burocratica ristretta. Dalla gestione dei servizi igienico-sanitari alla produzione a prezzi accessibili, dall’istruzione alla sanità, dai trasporti all’ecologia, è possibile trovare soluzioni a tutte le esigenze urbane attraverso un approccio comunitario. L’essenziale è agire nella consapevolezza che “i comuni sono comunità” e mettere in pratica ciò che questo comporta. Il successo ottenuto dalle amministrazioni locali e dai comuni nell’ambito del Processo di pace e società democratica aprirà la strada a nuovi sviluppi e rafforzerà la posizione e le basi dei negoziati democratici. Auguro successo a tutti coloro che si impegnano concretamente nell’attuazione di un municipalismo democratico e orientato al cittadino, con la serietà necessaria per far progredire questo processo. Auguro inoltre ogni successo alla Conferenza degli Enti Locali e invio i miei più sinceri saluti e il mio affetto. 24 maggio 2026 Abdullah Öcalan   Isola di Imrali L'articolo Abdullah Öcalan: La linfa vitale dell’integrazione democratica è la democrazia locale proviene da Retekurdistan.it.
June 8, 2026
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Ayşegül Doğan: Abdullah Öcalan ha proposto l’istituzione di comitati per supervisionare il processo
La portavoce del partito DEM, Ayşegül Doğan, ha dichiarato che Abdullah Öcalan ha avanzato una proposta per la creazione di comitati che monitorerebbero e supervisionerebbero il processo. Ayşegül Doğan portavoce del Partito per l’uguaglianza e la democrazia dei popoli (Partito DEM), è intervenuta in una conferenza stampa presso la sede del partito in merito agli sviluppi attuali e all’ordine del giorno della riunione del Consiglio esecutivo centrale (MYK) di ieri. Affermando che il processo di pace e di creazione di una società democratica deve ora acquisire slancio, Doğan ha dichiarato quanto segue: “Se una legge quadro, ovvero un quadro giuridico transitorio, fosse già stata emanata, se le disposizioni pertinenti della relazione congiunta della commissione parlamentare fossero già state attuate e se fossero stati presi provvedimenti sui punti di consenso individuati in tale relazione, queste domande non si porrebbero oggi. Non è possibile soddisfare le esigenze di questo periodo attraverso un approccio giuridico puramente tecnico. Ci si chiede se il rallentamento sia una situazione temporanea o se rappresenti un rallentamento più ampio. In effetti un rallentamento c’è stato. Vorrei sottolineare che il signor Öcalan si è impegnato seriamente in tal senso e ha presentato delle proposte. Una situazione analoga si è ripresentata durante l’ultimo incontro. Si sta discutendo del fatto che il signor Öcalan abbia parlato di una tabella di marcia contenente nuove proposte volte ad accelerare il processo. Sì è vero. Infatti questo era incluso anche nel messaggio scritto diffuso dalla delegazione di Imrali. Ha ribadito un approccio che richiede passi pratici e concreti, ricorda a tutte le parti le loro responsabilità e sottolinea la fragilità del tempo e la necessità di sensibilità in merito. Nel suo ultimo messaggio ha affermato: “Rimanere in uno stato di mera attesa comporta dei rischi”. Fin dall’inizio del processo ha inoltre dichiarato che “il processo deve essere protetto dal rischio di contagio”. Il presidente Erdoğan ha anche affermato: “Abbiamo superato molte difficoltà, visibili e invisibili”. Per prevenire tali problemi è necessaria la legge. In altre parole occorre adottare misure legali e concrete, inserite in un quadro giuridico chiaro. Le proposte di Öcalan Ayşegül Doğan ha riportato alcune delle proposte di Öcalan come segue: “Propone l’istituzione di vari comitati che seguirebbero, monitorerebbero e supervisionerebbero questo processo. I nomi e la composizione di tali organismi potrebbero essere oggetto di discussione. Per tutto ciò sono necessari un nuovo calendario e una nuova pianificazione. Si sta lavorando in questa direzione.” Ha proseguito: “Dal nostro punto di vista, le normative che verranno introdotte dovrebbero diventare la cellula staminale della trasformazione democratica, per usare la definizione dello stesso Öcalan. Durante l’ultimo incontro ha descritto questa legislazione come una ‘legge sulle cellule staminali’. Già solo questa metafora suggerisce che la concettualizzazione scelta ha un effetto riparatore e curativo, e che dovrebbe effettivamente produrre tale effetto. Perché stiamo parlando di un quadro giuridico che corrisponde precisamente a questo scopo. Dovrebbe essere considerato un primo passo che affronta non solo i sintomi, ma anche le cause profonde del problema. Accogliamo con favore l’esistenza di questo processo. Tuttavia, il quadro giuridico attraverso il quale si svolgerà e la natura delle sue garanzie legali sono di fondamentale importanza. Fin dall’inizio, abbiamo sottolineato che il processo può progredire solo nel rispetto della legge, della giustizia e della democrazia. Pur adempiendo alle proprie responsabilità, tutte le parti devono agire simultaneamente, tenendo conto delle sensibilità dell’intera società turca. Il nostro appello al governo è chiaro: è necessario adottare misure legali che privilegino il futuro democratico della Turchia. Il processo non deve essere lasciato nell’incertezza. Il Parlamento non deve sottrarsi alle proprie responsabilità. Anche gli altri partiti politici hanno delle responsabilità. Queste normative non dovrebbero essere affrontate da una prospettiva ristretta. Se il loro scopo è quello di ampliare lo spazio per la politica democratica, allora questo approccio più ampio deve essere chiaramente visibile. Devono essere inclusivi e olistiche, rafforzando la pace sociale, la convivenza e la politica democratica. Successivamente, saranno necessari ulteriori pacchetti di riforme democratiche e una continua lotta per la democrazia. Si è tenuto un incontro per presentare le proposte del signor Öcalan e del nostro partito. Incontri simili con altri partiti politici proseguiranno. Il nostro obiettivo è che le normative vengano introdotte con un ampio consenso prima della pausa parlamentare, e attribuiamo grande importanza a questo aspetto. Tali normative non devono essere considerate semplicemente come leggi sul disarmo; devono anche disciplinare i diritti economici e sociali. Voleva stabilire un contatto diretto con la società. Ogni volta che il processo rallenta, si impegna al massimo per accelerarlo. Eppure uno dei principali attori e interlocutori chiave di questo processo continua a comunicare in queste condizioni. Ciò non è coerente con lo spirito del processo. Le nostre commissioni sono state istituite. Stiamo portando a termine il processo congressuale attraverso i lavori delle conferenze. I preparativi per queste conferenze proseguono. Ci avvicineremo al congresso attraverso un’importante conferenza. Sono inoltre in corso i lavori relativi alle nostre attività per il prossimo periodo. Ci troviamo sulla soglia di un’opportunità cruciale. Pertanto, è necessaria una prospettiva indipendente da tutte queste preoccupazioni. Molte agende pianificate in base a calendari elettorali hanno in passato portato alla perdita di importanti opportunità per la risoluzione democratica della questione curda. Questo non deve ripetersi. Non si tratta di un processo che può essere plasmato secondo i calcoli di un singolo partito. Anche se si terranno le elezioni, questo processo deve acquisire slancio e tutti devono rendersi conto che non c’è tempo da perdere. Se si terranno elezioni anticipate, siamo sempre pronti. Qualunque cosa accada, nessun scenario deve permettere che questo processo venga rimandato. L'articolo Ayşegül Doğan: Abdullah Öcalan ha proposto l’istituzione di comitati per supervisionare il processo proviene da Retekurdistan.it.
June 7, 2026
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Repubblica democratica e lotta per la democrazia in Turchia
Una nuova analisi sostiene che la pressione esercitata sul CHP è legata non solo al suo ruolo di forza di opposizione, ma anche alla crescente enfasi posta sulla democrazia e sulla questione curda. I dibattiti su “elezioni anticipate” e “elezioni lampo” stanno ulteriormente acuendo la frammentazione e la tensione politica in Turchia. La lotta per il potere tra il Partito per la giustizia e lo sviluppo (AKP) e il Partito repubblicano del popolo (CHP) è degenerata al punto che la magistratura ha emesso una sentenza di “nullità assoluta” contro il CHP. Lo scontro tra la leadership di Özgür Özel e il gruppo allineato con Kemal Kılıçdaroğlu sembra aver raggiunto la sua fase finale. Gli sviluppi interni e internazionali stanno ulteriormente aggravando la situazione di stallo di un sistema politico turco incapace di trovare soluzioni. Il tema principale del dibattito attuale riguarda i possibili sviluppi politici che potrebbero seguire la sentenza di “nullità assoluta” emessa dalla Corte nei confronti del CHP. Molti cercano di comprendere le ragioni che hanno portato alla situazione attuale e i possibili esiti. Indubbiamente esistono importanti analisi che esaminano gli sviluppi nazionali e internazionali e il loro impatto sulla Turchia. Tuttavia vi sono anche approcci che tentano di semplificare eccessivamente la questione e di oscurare la realtà. Come in molte altre questioni, il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan sembra aver offerto quella che viene definita la valutazione più accurata e incisiva su questo tema. Secondo la delegazione di Imralı del Partito per l’uguaglianza e la democrazia dei popoli (DEM), durante la riunione del 24 maggio a Imralı, Abdullah Öcalan ha collegato la pratica della “nullità assoluta” alla “mancanza, nella Repubblica, di un principio fondamentale di democrazia”. Ciò, a sua volta, avvalora l’argomentazione secondo cui la Repubblica di Turchia, fondata il 29 ottobre 1923, non è stata istituita su basi autenticamente democratiche. È risaputo che sebbene lo Stato turco fondato il 29 ottobre 1923, si sia dichiarato repubblica, non è mai diventato una repubblica veramente democratica. In tal senso non è mai diventato nemmeno una repubblica a tutti gli effetti. Affinché una repubblica funzioni come tale in tutte le sue istituzioni e meccanismi, deve essere democratica, poiché la democrazia è il principio fondante del repubblicanesimo. Tuttavia la Repubblica di Turchia fu essenzialmente istituita dalla burocrazia militare. Fu governata da Mustafa Kemal e Ismet Inönü in qualità di comandanti dell’esercito. Di seguito quasi come se fosse una regola consolidata, colpi di stato militari furono attuati ogni decennio nel tentativo di preservare l’egemonia militare sullo Stato. I colpi di stato militari del 27 maggio 1960, del 12 marzo 1971 e del 12 settembre 1980 si susseguirono senza soluzione di continuità. Su questa base, l’esercito fu costantemente considerato il vero detentore dello Stato. Questo sistema venne definito un “regime di tutela militare”. Süleyman Demirel, che ricoprì per molti anni sia la carica di primo ministro che quella di presidente, usava spesso l’espressione “lo Stato e il governo”. Quando gli veniva chiesto a chi si riferisse con “lo Stato”, rispondeva: “L’esercito, naturalmente”. Con l’inizio del secondo secolo di vita della Repubblica, gli ambienti vicini all’AKP e al Partito del Movimento nazionale (MHP) introdussero il concetto di “secondo secolo della Repubblica” e cercarono di plasmare la nuova era attorno ad esso. Tuttavia al di là di segnare un nuovo periodo storico, il termine mancava di un preciso contenuto politico e non riuscì quindi a ottenere un’ampia accettazione pubblica. Infine, il 27 febbraio 2025, con la dichiarazione del “processo di pace e società democratica” da parte della guida suprema del popolo curdo Abdullah Öcalan, sia la Turchia che lo Stato entrano effettivamente in una nuova fase. Abdullah Öcalan descrisse lo stato di questo nuovo processo come una “repubblica democratica”, con l’obiettivo di affrontare quella che egli considerava l’assenza, protrattasi per un secolo, di un principio democratico fondamentale nella Repubblica. Il successo del processo di pace e società democratica, definito dalla guida suprema del popolo curdo Abdullah Öcalan, rappresenta la realizzazione dell’integrazione democratica. L’integrazione democratica, a sua volta, si concretizza tra una repubblica democratica e una società democratica. In questo senso, la lotta per l’integrazione democratica è fondamentalmente una lotta per organizzare la società democratica su base comunitaria e per costruire una repubblica democratica. In breve, una dimensione del processo di pace e società democratica è la costruzione stessa di una repubblica democratica. ll conflitto tra AKP e CHP è dunque collegato a questo processo? Indubbiamente sì, e questa ne è di fatto la dimensione principale. Naturalmente c’è anche l’aspetto superficiale di una lotta per il potere. L’AKP non vuole rinunciare al potere che ha accumulato e sta quindi cercando di neutralizzare il suo rivale. Poiché il CHP rappresenta attualmente la principale alternativa politica all’AKP, il governo sta usando il potere giudiziario e di polizia contro di esso nel tentativo di indebolire e frammentare il partito, in modo che cessi di essere una forza alternativa per il potere. Eppure questo è solo un aspetto di ciò che sta accadendo attorno alla sentenza di “nullità assoluta”. L’altra dimensione, e più fondamentale, è lo sforzo di preservare la repubblica oligarchica e bloccare l’emergere di una repubblica democratica. Il CHP è preso di mira non solo perché rappresenta un’alternativa al potere al governo, ma anche perché rivendica la democrazia e, in particolare, perché Özgür Özel ha parlato apertamente del “popolo curdo e della questione curda”. Ogni volta che Özel ha utilizzato questi concetti, i portavoce dell’AKP e dell’MHP hanno reagito immediatamente avvertendolo di “non intralciare il processo”. Quanto accaduto all’interno del CHP ha chiaramente dimostrato quanto urgente e importante sia diventata la lotta per una repubblica democratica in Turchia. Il futuro della Turchia risiede indubbiamente nella riuscita costruzione di una repubblica democratica. Sia gli sviluppi interni che quelli internazionali indicano chiaramente questa realtà. Pertanto, la lotta per una repubblica democratica è diventata la lotta politica centrale. Per questo motivo, non è sufficiente agire con consapevolezza e coraggio, ma è necessario anche unire le forze e, per così dire, dare vita a un movimento per una repubblica democratica, riunendo diverse forze all’interno di un’alleanza repubblicana democratica. Si auspica che le scene preoccupanti emerse in seguito alla sentenza di “nullità assoluta” contro il CHP lascino infine spazio a sviluppi più promettenti attraverso la creazione di tale alleanza e movimento repubblicano democratico. da Yeni Özgür Politika   L'articolo Repubblica democratica e lotta per la democrazia in Turchia proviene da Retekurdistan.it.
June 2, 2026
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Ertuğrul Kürkçü: Le operazioni contro il CHP prendono di mira l’eredità democratica
Ertuğrul Kürkçü ha richiamato l’attenzione sul fatto che pratiche simili in Turchia si sono manifestate con maggiore intensità durante l’era del partito unico. Ha affermato: “Ricordate cosa hanno dovuto affrontare i partiti a cui era ‘permesso’, tra virgolette, di esistere come partiti di opposizione ogni volta che mostravano anche la minima opposizione reale, o ogni volta che l’opinione pubblica si rivolgeva a loro credendo che fossero veri partiti di opposizione. Eccoci di nuovo qui, dagli anni ’20 agli anni 2020, esattamente un secolo dopo, a tornare al periodo in cui il regime a partito unico degli anni ’20 fallì la prova della transizione alla vita politica multipartitica. Cosa significa questo? Significa che siamo tornati a un periodo in cui lo Stato e il partito al potere diventano una cosa sola, in cui il partito al potere e lo Stato si fondono in un’unica entità, e in cui lo Stato cresce sulla società come un tumore, cercando di inghiottirla completamente.” Oggi assistiamo alla costruzione di un regime politico autoritario e assolutista, una dittatura a partito unico. Nonostante tutto ciò che è accaduto nell’ultimo secolo – due guerre mondiali, la formazione del blocco socialista, la nascita dell’Unione Europea, l’ondata rivoluzionaria del 1968, gli sviluppi della lotta curda e tutte le tensioni e le ricadute che questi processi hanno creato all’interno dello Stato – stiamo di nuovo facendo un’inversione a U e imboccando la stessa curva della strada. Questa non è giustizia, ma ingegneria politica Ertuğrul Kürkçü ha sottolineato che le sentenze dei tribunali contro il Partito repubblicano del popolo (CHP) non possono essere considerate azioni giudiziarie indipendenti, né tanto meno veri e propri procedimenti giudiziari. Ha affermato: “Si tratta, in termini diretti, dell’esecuzione di piani elaborati nei corridoi del palazzo e portati avanti attraverso procedure giudiziarie semplicemente per dare l’apparenza di legalità, poiché altrimenti non avrebbero potuto essere espressi apertamente in Turchia. Al termine di questo processo, è stato ammesso apertamente che il regime non può più tollerare l’esistenza del CHP come forza politica indipendente, capace di confrontarsi con il regime con critiche e di proporsi come alternativa al potere.” Ciò significa che tutte le pretese della Turchia in termini di modernizzazione, democratizzazione e liberalizzazione sono state gettate alle ortiche e che il Paese sta navigando apertamente verso un regime dittatoriale. Questa trasformazione è uno sviluppo estremamente traumatico, tragico e terrificante. È impossibile liquidarla come un normale evento politico dicendo: “Molte cose sono successe in Turchia in passato, i partiti sono stati chiusi dopo il colpo di stato del 27 maggio, presidenti e primi ministri sono stati giustiziati”. Questa situazione è di gran lunga peggiore di quei momenti. Quegli eventi furono perpetrati attraverso un colpo di stato militare aperto. Qui, invece, questa operazione viene attuata mentre si ripete una vuota retorica antimilitarista e mentre circolano pubblicamente piani per una “costituzione democratica e libertaria”. In questo senso, il processo è doppiamente grave e solleva profondi interrogativi sul futuro della Turchia. Ertuğrul ha dichiarato: “La domanda più importante è questa: ci saranno mai più elezioni in Turchia dopo questo?” e ha continuato: “Ci saranno mai più elezioni veramente libere e competitive, in cui i risultati si traducano direttamente, senza filtri, nella formazione di un nuovo potere politico? Da quello che vedo, no. Un candidato alla presidenza è stato preso di mira politicamente mentre era ancora sindaco e, parallelamente, tutte le amministrazioni locali del CHP sono state messe sotto pressione attraverso un’operazione coordinata. Mentre i sindaci vengono incarcerati come punizione per aver vinto le elezioni, il partito stesso e il suo presidente sono ora direttamente nel mirino. Inoltre, il regime sta portando avanti tutto questo attraverso l’ex presidente del partito. Questa è una forma di subappalto politico senza precedenti e orribile, e un nuovo punto più basso di illegalità nella storia.” Hanno preso d’assalto il CHP prima che la sentenza d’appello fosse definitiva. Ha richiamato l’attenzione su quella che ha descritto come la costruzione di un vasto apparato di propaganda progettato per normalizzare questa illegalità, coinvolgendo organi di stampa, periti e “esperti legali”. Ha affermato: “Stanno vendendo menzogne al pubblico al prezzo di una piantina. Stiamo vivendo un periodo in cui coloro che difendono la posizione opposta non hanno alcun diritto, le leggi sono di fatto sospese e i partiti politici vengono sottratti loro di mano in pieno giorno”. Quanto sta accadendo oggi riveste un’importanza enorme. Ancor prima della scadenza del termine per presentare opposizione alla sentenza del tribunale, lo Stato si è comportato come se fosse parte diretta in una questione che avrebbe dovuto essere interna e, insieme agli agenti delle forze dell’ordine, ha fatto irruzione nel CHP come se agisse in difesa dei diritti di Kemal Kılıçdaroğlu. È incredibile. Per come si è svolto questo processo, la sequenza degli eventi, gli attori coinvolti e i metodi impiegati, ci troviamo di fronte a un esito estremamente allarmante per il nostro futuro. Non è mai stato un segreto che la Turchia stesse perseguendo una strategia volta a instaurare e istituzionalizzare una dittatura. Ma ora è stato abbandonato persino lo sforzo di salvare le apparenze. I partiti politici popolari vengono apertamente sottratti ai cittadini e consegnati ad altri con la logica del “noi siamo entrati nel partito, che fosse legale o meno”. È impossibile immaginare un’ostilità maggiore nei confronti della politica e del popolo. Si discute anche del fatto che “ciò che sta accadendo ora non è la stessa cosa di ciò che è stato fatto ai curdi e ai partiti curdi in passato”. In un certo senso, naturalmente, non è la stessa cosa. Il trattamento riservato alla lotta curda e alle organizzazioni politiche curde è stato straordinariamente brutale. Ma quelle azioni furono compiute invocando la dottrina della sicurezza nazionale, designandole come una minaccia per lo Stato. I provvedimenti furono presi su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Ora, invece, non c’è più nemmeno bisogno di tali intermediari. Di fatto la Turchia è rimasta senza un principale partito di opposizione Ha affermato che il regime del presidente Recep Tayyip Erdoğan si è di fatto posto al di sopra della magistratura, eliminando la funzione politica del principale partito di opposizione. Ertuğrul dichiarato: “La Turchia è ora di fatto priva di un principale partito di opposizione. Lo Stato ha sempre cercato di inquadrare i partiti che difendono i diritti dei curdi in un quadro di criminalizzazione, cercando al contempo di preservare una parvenza di legalità. Ma per la prima volta, il principale partito di opposizione stesso è stato inserito in questo quadro di criminalizzazione e stiamo assistendo a un cambiamento del regime politico attuato attraverso un tribunale di primo grado. In questo senso, ci troviamo di fronte a una situazione estremamente grave. Coloro che non si oppongono con piena determinazione, che tentano di trovare scuse per ciò che sta accadendo o che cercano di creare un’aura di accettabilità attorno ad esso, insinuando che tali sviluppi siano ordinari o comuni, sono profondamente negligenti o, di fatto, indirettamente complici di questo processo.” Ecco perché i democratici, coloro che lottano per la libertà e coloro che considerano questa una causa di diritti e giustizia, si trovano ora ad affrontare una grande battaglia per la libertà e per il popolo, una battaglia che non possono evitare di difendere con determinazione La nuova posizione liberaldemocratica della dirigenza del CHP dovrebbe essere apprezzata Ertuğrul Kürkçü ha affermato che il modo in cui la leadership del CHP ha reagito alla situazione, le argomentazioni presentate e il percorso politico intrapreso costituiscono un’esperienza di estrema importanza. Kürkçü ha anche affermato: “Nessuno dei partiti dell’establishment ha mai affrontato un processo simile mentre si manteneva ancora la pretesa di vivere sotto un ordine politico civile. E nei periodi precedenti in cui si sono verificati tali interventi, le risposte date non sono mai state categoricamente democratiche in questo modo. Posso dire che la leadership del CHP sotto Özgür Özel ha mostrato una nuova posizione politica, o un nuovo esempio di posizione liberaldemocratica, durante tutto questo processo. Questo è indubbiamente uno sviluppo che merita sia grande attenzione che apprezzamento. Ma non dovrebbe rimanere limitato alla sola osservazione; attorno ad esso deve essere creato uno slancio democratico, dandogli il sostegno che merita. Questo sviluppo deve diventare la massima priorità nell’agenda politica di tutte le forze di opposizione democratica e di libertà, e attorno ad esso deve essere costruito un ampio clima di solidarietà. Il regime turco si è dimostrato incapace di normalizzarsi. Si è trasformato in una struttura che agisce in uno stato di profondo panico generato dalla sua condizione di regime straordinario permanente, disposto a tutto pur di bloccare la possibilità di un cambio di potere politico, disabilitando completamente i meccanismi elettorali e di controllo indipendenti. Da questo In quest’ottica, vorrei sottolineare ancora una volta che ci troviamo a un punto di svolta di fondamentale importanza. Il silenzio sull’oppressione dei curdi ha incoraggiato gli attacchi odierni contro il CHP Ertuğrul Kürkçü ha sottolineato che i precedenti attacchi multidimensionali contro la politica democratica curda hanno spianato la strada agli sviluppi odierni. Ha affermato: “Sebbene in seguito sia stato stabilito, attraverso le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), che questi partiti politici erano stati effettivamente fondati in piena conformità con la legge, la mancanza di attenzione dimostrata nel difendere la loro immunità politica durante il periodo in cui sono stati illegalmente smantellati e schiacciati, il silenzio di quel tempo e persino l’ipocrisia di dire ‘sì, nonostante sia incostituzionale’, hanno incoraggiato l’attacco distruttivo odierno contro il CHP. Rispondere a questo attacco con una nuova cospirazione del silenzio, in altre parole adottando un atteggiamento che nega la gravità di ciò che sta accadendo, equivarrebbe a dare un consenso anticipato a chiunque potenzialmente debba affrontare ogni tipo di trattamento in futuro, ogni singolo giorno. Questa situazione equivale a dichiarare che, in Turchia, non solo la politica, ma anche la possibilità di una vita sicura, di un futuro sicuro, dell’inviolabilità del domicilio, del diritto alla vita, dei diritti politici e della libertà di espressione sono giunti al termine. Questi diritti possono sembrare esistere per alcuni e non per altri in un quadro complesso, ma in definitiva lo Stato si è liberato da ogni vincolo legale che un tempo lo vincolava. Non può esserci situazione più pericolosa di questa. Ciò che si sta facendo è praticamente come rendere lecito uccidere esseri umani.” Si tratta di un progetto realizzato congiuntamente da Erdoğan e Kılıçdaroğlu Ertuğrul Kürkçü ha anche valutato gli sviluppi che si sono verificati presso la sede del CHP e le posizioni assunte dal partito al governo, il Partito per la giustizia e lo sviluppo (AKP), e dal Partito del movimento nazionale (MHP). Ha inoltre affermato: “Come si dice nei film e nei romanzi polizieschi quando si spiega come risolvere un mistero: ‘Se vuoi trovare il colpevole, guarda chi trae vantaggio dall’evento’. Ovviamente, questa situazione non è vantaggiosa per Devlet Bahçeli, perché Bahçeli non vuole una nuova crisi. Mentre cerca di gestire il cosiddetto processo per una ‘Turchia libera dal terrorismo’ per quanto riguarda la questione curda, che, anche se non ne approviamo alcun elemento, può comunque essere considerato un tentativo di risoluzione della crisi, non vuole che ne emergano altre contemporaneamente.” Al contrario, l’AKP, il governo di Tayyip Erdoğan e il palazzo reale, con il loro attuale silenzio, ammettono di fatto di essere disposti a tollerare crisi, inflazione, svalutazione della lira turca e persino il completo sconvolgimento dei mercati finanziari e dell’economia. Come confermano gli stessi sviluppi, il processo di “nullità assoluta” che prende di mira il CHP è un progetto congiunto attuato personalmente da Tayyip Erdoğan e dal palazzo reale, realizzato insieme a Kemal Kılıçdaroğlu in ogni fase. Kemal Kılıçdaroğlu parla su questo palco non solo a nome proprio, ma anche a nome di Tayyip Erdoğan. Se necessario, in futuro anche Erdoğan stesso interverrà per dare il via a una nuova ondata. L’artefice di tutto questo processo è Tayyip Erdoğan. Il processo è stato pianificato da lui. Attraverso questa operazione, è stato ammesso apertamente che il governo Erdoğan non ha più altri mezzi di sopravvivenza e che il più grande ostacolo che si frappone a questo governo è la libera espressione dell’opposizione politica da parte del popolo. Per Bahçeli, tuttavia, la situazione è diversa. Bahçeli funge da pilastro di sostegno al governo. Per lui, ottenere circa il 7% dei voti, sufficiente per entrare in parlamento, è sufficiente, e questo livello di sostegno è sempre garantito in un modo o nell’altro. Inoltre, dalla prospettiva di cui abbiamo parlato prima, non è più chiaro nemmeno come funzionerà il parlamento stesso. Se un parlamento continuerà ad esistere e se le elezioni saranno ancora possibili, sono ormai diventati oggetto di dibattito a causa di questi sviluppi. Si potrebbe tentare di incatenare Özgür Özel attraverso la regola della “nullità assoluta” Ertuğrul Kürkçü ha dichiarato: “Credo che si debba tenere conto anche di quanto segue, soprattutto perché sono già state sollevate richieste legali ed esecutive in tal senso. La cosiddetta sentenza di ‘nullità assoluta’ si basa infatti su accuse che non sono ancora state definite in tribunale. Eppure queste accuse vengono trattate come se fossero già state provate e la sentenza è stata costruita come se un’intera serie di reati fosse già stata definitivamente accertata. Affermazioni come ‘voti comprati e venduti’, ‘denaro passato di mano’, ‘c’è stata corruzione’ e ‘fondi sottratti ai comuni’ creano le basi per sottoporre Özgür Özel direttamente a procedimenti per commettere il reato in flagranza di reato. Volendo, si potrebbe persino sostenere che ora sussistono le condizioni legali per applicare le disposizioni relative al ‘colto in flagranza’, aprendo la strada a un tentativo di mettere le manette a Özgür Özel. Poiché ciò che sta accadendo non ha nulla a che vedere con la legge o la giustizia, nessuno può affermare con sicurezza: ‘Queste cose non possono «accadere». Vista da questa prospettiva, la gravità della situazione che stiamo affrontando diventa molto più chiara. 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May 30, 2026
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Foza Yusif: Le elezioni devono essere annullate immediatamente
Foza Yusif, membro del Consiglio di presidenza del PYD, ha affermato che la decisione di boicottare le elezioni è stata quella corretta, dichiarando che Damasco ha nominato i membri secondo le proprie preferenze. Ha chiesto l’annullamento delle elezioni. Le elezioni parlamentari siriane tenutesi nel Rojava il 24 maggio sono diventate oggetto di dibattito negli ambienti politici curdi. Mentre il Partito dell’unione democratica (PYD) e molti altri partiti hanno boicottato il processo elettorale, l’opinione prevalente era che le elezioni non fossero democratiche e costituissero un’“imposizione” da parte dell’amministrazione di Damasco. Le controverse elezioni tenutesi il 24 maggio nelle regioni curde del Rojava per eleggere i membri del Parlamento siriano hanno suscitato reazioni diffuse in tutta la regione. Mentre l’amministrazione di Damasco ha descritto il processo come un’“elezione parlamentare”, molti partiti e gruppi politici del Rojava hanno sostenuto che non si trattava di una vera elezione, bensì di un processo di nomina condotto dal governo del presidente ad interim Ahmed al-Sharaa. Le immagini provenienti dai seggi elettorali hanno inoltre suscitato commenti secondo cui la partecipazione era limitata e non si era creata una vera atmosfera elettorale. Il PYD e molti altri partiti hanno boicottato Il PYD e numerosi partiti politici curdi hanno boicottato le elezioni, rifiutando sia il metodo imposto dal governo di Damasco sia l’assegnazione di soli quattro seggi parlamentari ai curdi. Al contrario, il Consiglio nazionale curdo siriano ha accettato di partecipare alle elezioni e ha inviato due membri in parlamento. I restanti due seggi sono stati assegnati a figure indipendenti. Parlando con Nûmedya24, Foza Yusif, membro del Consiglio di presidenza del PYD, ha affermato che la ragione principale alla base della decisione di boicottare è stata la scarsa rappresentanza curda. “Ciò che il governo di Damasco sta imponendo oggi non rappresenta la realtà dell’esistenza del popolo curdo in Siria”, ha affermato Foza Yusif. Non la volontà del popolo, ma la nomina Foza Yusif ha affermato che il meccanismo elettorale non è democratico e ha osservato che, soprattutto nella regione di Cizire, i candidati venivano scelti senza tenere conto della volontà popolare «Anziché seguire la volontà popolare, Damasco stessa ha scelto interamente secondo le proprie preferenze i membri e i partiti che sarebbero entrati in parlamento», ha affermato Foza Yusif, aggiungendo che partecipare al processo significherebbe «accettare un meccanismo antidemocratico». Foza Yusif ha inoltre affermato che la delegazione curda congiunta, formatasi dopo la Conferenza sull’unità curda, non è stata presa in considerazione durante il processo. “Ripeto, la nostra decisione di boicottare anziché accettare questa politica antidemocratica è stata la decisione corretta”, ha aggiunto. Le elezioni devono essere annullate immediatamente La funzionaria del PYD ha sottolineato che le elezioni in corso non riflettono l’autentica volontà politica del popolo curdo e ha ribadito che una stabilità duratura non può essere raggiunta in Siria senza l’instaurazione di un sistema democratico. Auspicando l’organizzazione di un Congresso Nazionale in Siria in cui tutti i popoli siano rappresentati, Foza Yusif ha dichiarato: “Le elezioni in tutta la Siria e nelle regioni curde devono essere annullate immediatamente e sostituite da un meccanismo democratico. Solo allora potremo parlare di una rappresentanza autentica e di una reale volontà politica del popolo curdo”. L'articolo Foza Yusif: Le elezioni devono essere annullate immediatamente proviene da Retekurdistan.it.
May 26, 2026
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