Difendiamo e rilanciamo il SSN: raccolta di firme per una legge di iniziativa popolareSecondo il Documento di Finanza Pubblica 2026, la spesa sanitaria rimarrà ferma
al 6,4% del PIL fino al 2029, mentre si amplia progressivamente il divario con
il finanziamento pubblico, che per il triennio 2027-2029 raggiunge
complessivamente € 30,6 miliardi.
Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, a commento dei dati sulla
spesa sanitaria contenuti nel Documento di Finanza Pubblica (DFP) 2026,
approvato lo scorso 22 aprile dal Consiglio dei Ministri, rileva che “in assenza
di consistenti, ma poco realistici, investimenti a partire dalla prossima Legge
di Bilancio questo squilibrio non potrà che scaricarsi sui bilanci delle
Regioni, costrette ad aumentare la pressione fiscale o a tagliare i servizi”.
Le analisi effettuate dalla Fondazione GIMBE (https://www.gimbe.org/) riguardano
il consuntivo della spesa sanitaria 2025, le stime per il 2026 e per il triennio
2027-2029, oltre che la congruenza tra le previsioni di spesa e il finanziamento
pubblico assegnato. Per l’anno 2026, il DFP stima un rapporto spesa
sanitaria/PIL al 6,4%, in lieve aumento rispetto al 6,3% del 2025. In valore
assoluto, la spesa sanitaria prevista è di € 148.522 milioni, con un incremento
di € 6.983 milioni (+4,9%) rispetto all’anno precedente.
“Considerando che, sottolinea Cartabellotta, l’ultima Manovra ha fissato per il
2026 il fondo sanitario nazionale a € 143,1 miliardi, la previsione di spesa
sanitaria non è realistica senza aumentare i disavanzi regionali. Ovvero, come
per il consuntivo 2025, è verosimile che tale previsione sarà successivamente
rivista al ribasso. Dietro l’apparente stabilità nella quota di PIL destinata
alla spesa sanitaria si nasconde un quadro fragile e facilmente esposto a
revisioni al ribasso, sia per la stagnazione economica che per le incertezze
geopolitiche. Ma soprattutto, non si intravede alcuna inversione di tendenza
nelle politiche allocative del Paese, che prevedono di destinare alla sanità un
incremento percentuale inferiore alla crescita del PIL. Una scelta politica
precisa, non una fatalità”.
Infatti, per il triennio 2027-2029, a fronte di una crescita media annua del PIL
nominale del 2,6%, il DFP 2026 stima un incremento medio annuo della spesa
sanitaria del 2,37%. Occorre ricordare che lo scorso 23 aprile l’Ufficio
Parlamentare di Bilancio nel validare il DFP ha segnalato rilevanti margini di
incertezza e rischio di revisioni anche nel breve periodo, a conferma della
fragilità del contesto su cui si fondano le previsioni di spesa. Siamo, insomma,
di fronte ad una sanità pubblica sempre più sotto pressione finanziaria: mentre
aumentano i bisogni di salute e il SSN è sempre più in crisi, non inverte la
tendenza della spesa sanitaria sul PIL e si amplia progressivamente la distanza
tra spesa prevista e finanziamento pubblico. In queste condizioni, il SSN – come
denuncia la Fondazione GIMBE – rischia di soffocare con ulteriore peggioramento
dell’accesso alle cure e delle diseguaglianze, oltre che della spesa a carico
dei cittadini.
Intanto, lunedì 27 aprile è stato depositato in Corte di Cassazione il testo di
una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo: “Disposizioni per
rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio
Sanitario Nazionale e la valorizzazione del personale”.
L’iniziativa, promossa dalla CGIL e da oltre 30 associazioni che fanno parte de
La Via Maestra, ha lo scopo di lanciare un segnale nazionale per una inversione
di tendenza nella deriva del Servizio Sanitario Nazionale, individuando alcuni
tra i nodi e le criticità effetto delle controriforme che si sono succedute, in
particolare dal 1992 e senza soluzione di continuità tra i governi di diverso
colore come pure attraverso norme regionali. Nella relazione illustrativa viene
precisato che: “Questa legge non intende provvedere ad una integrale riforma
dell’organizzazione e del funzionamento del Ssn, ma si concentra invece sulle
azioni da intraprendere per un rilancio del Ssn che lo preservi dalla crisi
incombente attraverso l’adeguamento del finanziamento e della dotazione di
personale”. Quindi, al netto di alcuni limiti, la proposta di legge indica
importanti e precisi obiettivi sui quali si è formata una convergenza di un
ampio schieramento sociale: aumentare le risorse del fondo, almeno al 7,5% del
Pil; la piena valorizzazione economica e professionale del personale, garantendo
gli organici necessari ad assicurare prevenzione, assistenza e cura con
assunzioni a tempo indeterminato; il pieno e omogeneo sviluppo dell’assistenza
territoriale; il rispetto dei tempi di attesa; politiche per rispondere ai
bisogni delle persone anziane e non autosufficienti.
Come ha scritto il presidente di Medicina Democratica Marco Caldiroli: “In
questo momento, a parte i proclami parziali e le vertenze locali, non abbiamo
altri strumenti, con valenza nazionale, per dare segnali alternativi ad
ulteriori derive del SSN che vengono avanti dal ddl governativo agli interventi
sulle professioni sanitarie alle “preintese” sulla autonomia differenziata che
lanciano anche forme di fondi sanitari regionali (il pubblico che fa concorrenza
a sé stesso….). In poche parole un bicchiere mezzo pieno … da riempire così da
rendere utile una legge di iniziativa popolare per il rilancio della sanità
pubblica”.
La raccolta firme per la proposta di legge sarà avviata con due giornate di
mobilitazione, il 15 e 16 maggio prossimi.
Il testo della proposta di legge di iniziativa popolare e la sua relazione
illustrativa sono consultabili online:
* https://www.medicinademocratica.org/wp/wp-content/uploads/2026/04/Proposta_di_legge_13-marzo-2026.pdf;
* https://www.medicinademocratica.org/wp/wp-content/uploads/2026/04/Relazione-illustrativa-Proposta-di-legge-di-iniziativa-popolare-per-rendere-effettivo-il-diritto-alla-salute-13-marzo-2026.pdf
Giovanni Caprio