Israele continua a usare la fame come arma di genocidio, gettando i civili in un caos umiliante nei punti di distribuzione degli aiutiGaza – Euro Med Monitor. Le autorità di occupazione israeliane hanno la piena
responsabilità del peggioramento del disastro umanitario nella Striscia di Gaza,
avendo deliberatamente progettato e attuato una politica sistematica di carestia
per quasi 600 giorni di genocidio. Da 88 giorni consecutivi, tutti i valichi di
frontiera sono completamente chiusi, impedendo l’ingresso di qualsiasi aiuto
essenziale nella Striscia. Oggi (il 28 maggio, ndr), i civili sono stati spinti
in scenari di caos degradante presso i punti di distribuzione degli aiuti
controllati da Israele, rivelando il meccanismo di “assistenza umanitaria” tra
Stati Uniti e Israele come uno strumento di umiliazione, sottomissione e
distruzione.
Il team sul campo di Euro-Med Monitor ha monitorato il meccanismo di
distribuzione degli aiuti, supervisionato da una società statunitense fondata
sia dagli Stati Uniti che da Israele, e ha documentato la coerenza dell’apparato
con altri sistemi fallimentari implementati da Israele durante il genocidio in
corso per presumibilmente consentire ai palestinesi l’accesso al cibo.
L’operazione, sorvegliata congiuntamente dalle forze israeliane e da personale
di sicurezza privato statunitense, non rispettava gli standard umanitari minimi.
Migliaia di civili affamati sono stati costretti a camminare per decine di
chilometri per raggiungere una zona militarizzata circondata dall’esercito
israeliano, solo per essere radunati attraverso corridoi recintati e sotto
stretta sorveglianza per ricevere pacchi alimentari limitati, senza alcun
sistema chiaro o protocollo che rispettasse la dignità.
Le forze israeliane hanno deliberatamente umiliato i civili confinandoli dietro
il filo spinato, mentre la società di gestione statunitense non è riuscita a
fornire nemmeno le condizioni più elementari per ospitare in sicurezza decine di
migliaia di persone disperate in cerca di aiuti dopo oltre due mesi di blocco
totale. Molti sono stati costretti a percorrere lunghe distanze per raggiungere
un singolo punto di soccorso, dove sono stati costretti a percorrere sentieri
recintati umiliantemente stretti, solo per ricevere un misero pacco alimentare
prima di uscire attraverso un altro percorso estremamente restrittivo: un
calvario totalmente privo di dignità umana o sensibilità umanitaria.
Migliaia di palestinesi sono arrivati sul sito disorganizzato e hanno trovato il
caos totale. La compagnia statunitense e le sue forze di guardia non sono
riuscite a controllare la situazione, provocando l’intervento delle truppe
israeliane. Il caos ha portato un elicottero israeliano ad aprire il fuoco
vicino alla folla e a causare feriti, alcuni dei quali dovuti alla fuga
precipitosa.
I team sul campo di Euro-Med Monitor hanno documentato disordini estremi e un
completo collasso operativo, senza un sistema di distribuzione degli aiuti equo
e dignitoso. I civili sono stati trattenuti in gruppi all’interno di corridoi
recintati sotto un intenso monitoraggio di sicurezza, in un contesto di
sovraffollamento e condizioni spaventose. Il sito era privo di infrastrutture
essenziali e non seguiva criteri chiari per la distribuzione degli aiuti,
aggravando le sofferenze delle persone e costituendo un’umiliazione collettiva
che sembrava del tutto deliberata.
Le autorità israeliane hanno deliberatamente ostacolato il lavoro di
organizzazioni umanitarie internazionali esperte, delegando invece la
distribuzione degli aiuti alla cosiddetta “Gaza Humanitarian Foundation“,
un’entità con sede negli Stati Uniti istituita nel febbraio 2025 con il sostegno
diretto di Israele e degli Stati Uniti. È gestita da società di sicurezza
private statunitensi, un accordo respinto dalle Nazioni Unite e dalle
organizzazioni umanitarie internazionali in quanto mina i principi umanitari e
trasforma gli aiuti in uno strumento politico e militare, esponendo i civili a
sfollamenti forzati e sorveglianza invasiva.
Gli eventi odierni riflettono il fallimento assoluto della comunità
internazionale nel gestire la crisi umanitaria provocata da Israele nella
Striscia di Gaza e incarnano la politica in corso di Israele di usare la fame
come arma di genocidio contro i civili. Queste tattiche di fame sono progettate
per degradare collettivamente e soggiogare completamente il popolo palestinese.
Il nuovo meccanismo israelo-statunitense per la consegna e la distribuzione
degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza costituisce una chiara violazione
del diritto internazionale. In sostanza, si tratta di un fronte umanitario
progettato per gestire a malapena, oltre che per occultare, il crimine della
fame. Questo è un palese tentativo di fuorviare un’opinione pubblica globale che
si sta finalmente rendendo conto della catastrofica realtà umanitaria
nell’enclave. Nel frattempo, Israele continua a distruggere vite palestinesi e a
sfollare forzatamente la popolazione da vaste aree della Striscia, consolidando
ulteriormente il controllo militare israeliano.
Quanto accaduto oggi (28 maggio, ndr) conferma i precedenti avvertimenti di
Euro-Med Monitor: il meccanismo USA-Israele è chiaramente inteso come strumento
di controllo coercitivo sulla popolazione civile della Striscia di Gaza.
Fornisce un singolo pacco di aiuti a famiglia a settimana, in condizioni di
sicurezza estremamente restrittive, in flagrante violazione dei principi
umanitari di non discriminazione, adeguatezza e continuità. Il nuovo meccanismo
non soddisfa alcun criterio di neutralità ed efficacia degli aiuti. Viene invece
utilizzato come mezzo per sottomettere la società palestinese controllando
sistematicamente i bisogni di sopravvivenza più elementari dei civili.
I pacchi alimentari distribuiti nell’ambito di questo meccanismo non soddisfano
nemmeno i requisiti nutrizionali minimi. Contengono prodotti limitati e
sbilanciati, privi di nutrienti essenziali, ed escludono forniture vitali per i
bambini, come latte o alimenti terapeutici. Questi pacchi sono più vicini a
strumenti di propaganda che a una vera e propria assistenza umanitaria. La loro
concezione chiarisce che non vi è alcuna reale intenzione di garantire la
sicurezza alimentare: mirano piuttosto a radicare la fame e la privazione
mantenendo le persone in vita a livelli di sussistenza, negando loro i mezzi per
riprendersi o sopravvivere.
Questo meccanismo è concepito per costringere gli abitanti del nord di Gaza e
dei governatorati di Gaza – che ospitano quasi metà della popolazione della
Striscia – allo sfollamento forzato verso le aree centrali e meridionali
dell’enclave, dove si concentrano i punti di distribuzione. Sottopone tutti i
capifamiglia a controlli di sicurezza invasivi, esponendoli al rischio di
sparizione forzata o detenzione arbitraria, soprattutto perché le forze militari
israeliane sono di stanza vicino a questi punti di distribuzione e lungo le
strade di accesso.
Un sistema di distribuzione così limitato e fortemente vincolato non può essere
considerato una risposta umanitaria. Si tratta di una politica deliberata volta
a perpetuare la fame invece di affrontarla, mantenendo un flusso minimo di cibo
per mantenere la popolazione in un costante stato di bisogno e sfruttando tale
bisogno come strumento di pressione e controllo per sfollare forzatamente le
persone.
Il governo israeliano, che usa la fame come tattica centrale nel suo genocidio
nella Striscia di Gaza con l’obiettivo di eliminare i palestinesi come popolo,
non può in alcun modo essere parte di alcuna operazione umanitaria. Coinvolgere
Israele nell’organizzazione o nella supervisione della distribuzione degli aiuti
trasforma inevitabilmente l’assistenza umanitaria in uno strumento di controllo
demografico utilizzato per imporre “scelte” forzate ai civili e getta le basi
per un’ulteriore pulizia etnica nel contesto di un progetto coloniale volto a
cancellare l’esistenza palestinese e ad annettere la loro terra.
Il rifiuto delle agenzie delle Nazioni Unite e delle organizzazioni
internazionali di soccorso indipendenti di cooperare con il meccanismo
USA-Israele, a causa della mancanza di standard umanitari di base, deve
rappresentare un chiaro monito e un serio invito all’azione per tutti gli Stati.
È urgente aumentare la pressione su Israele affinché garantisca l’afflusso
immediato e incondizionato di aiuti nella Striscia di Gaza e respinga qualsiasi
meccanismo utilizzato come strumento di ulteriore repressione o espulsione. La
priorità deve essere porre fine al genocidio in corso dall’ottobre 2023.
Tutti gli Stati devono agire immediatamente per ripristinare il pieno accesso
umanitario e revocare l’illegittimo blocco imposto da Israele alla Striscia di
Gaza, poiché questa è l’unica via praticabile per arrestare il crescente
collasso umanitario. Ciò include garantire l’ingresso di aiuti e beni per
scongiurare un’imminente carestia e istituire corridoi umanitari supervisionati
dalle Nazioni Unite per garantire la consegna di cibo, medicine e carburante in
tutte le aree della Striscia, unitamente all’invio di osservatori internazionali
indipendenti per verificare il rispetto degli accordi USA-Israele.
La comunità internazionale deve imporre sanzioni economiche, diplomatiche e
militari a Israele e ai suoi alleati più potenti, in particolare agli Stati
Uniti, per le loro orribili violazioni del diritto internazionale. Ciò dovrebbe
includere un divieto totale sulle esportazioni di armi, pezzi di ricambio,
tecnologie a duplice uso e relativi acquisti; l’immediata cessazione di ogni
forma di cooperazione politica, finanziaria, militare, di intelligence e di
sicurezza; il congelamento dei beni finanziari appartenenti a funzionari
politici e militari implicati in crimini contro i palestinesi; divieti di
viaggio; la sospensione dai mercati globali delle società militari e di
sicurezza israeliane e statunitensi; e il congelamento dei loro beni bancari
internazionali. Inoltre, i privilegi commerciali e doganali e gli accordi
bilaterali che rafforzano economicamente Israele e gli Stati Uniti devono essere
sospesi, poiché consentono la continuazione delle atrocità contro il popolo
palestinese.
Traduzione per InfoPal di F.H.L.