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Funzionario di Gaza: 240 case distrutte per dire “Resa o annientamento”
Gaza. L’esercito israeliano ha demolito più di 240 abitazioni nella Striscia di Gaza, negli ultimi giorni, secondo l’ufficio stampa del governo di Gaza, che ha descritto l’accaduto come parte di una campagna intensificata per sfollare forzatamente i civili e smantellare le comunità palestinesi. Parlando all’agenzia di stampa Anadolu, Ismail al-Thawabta, direttore generale dell’Ufficio stampa di Gaza, ha affermato che l’aumento degli attacchi alle aree residenziali dimostra la “politica della terra bruciata” di Israele, volta a svuotare le città, distruggere i mezzi di sussistenza e creare paura diffusa e shock sociale. “Questo comportamento criminale dimostra l’intenzione premeditata di espandere il genocidio e imporre lo sfollamento forzato di civili disarmati”, ha affermato. Al-Thawabta ha sottolineato che gli edifici presi di mira erano abitazioni civili senza presenza militare, che ospitavano famiglie tra cui bambini, donne e anziani, in aperta contraddizione con le giustificazioni israeliane. Ha definito l’attacco un messaggio deliberato: “Arrendetevi o affronterete l’annientamento totale”. “Questo messaggio viene respinto e non avrà successo. Il nostro popolo palestinese, che ha resistito per decenni, non sarà spezzato dai bulldozer o dai missili dell’occupazione”, ha aggiunto. Al-Thawabta ha invitato la comunità internazionale a intervenire immediatamente e a porre fine a “questa sanguinosa follia in corso a Gaza”. Dall’ottobre 2023, Israele ha continuato la sua campagna militare a Gaza nonostante le crescenti richieste internazionali di cessate il fuoco. Oltre 54.400 palestinesi sono stati uccisi, la maggior parte dei quali donne e bambini, e le organizzazioni umanitarie continuano a lanciare l’allarme per un’imminente carestia nel territorio assediato. A novembre, la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex-ministro della Difesa Yoav Gallant, citando crimini di guerra e contro l’umanità commessi a Gaza. Inoltre, Israele è ancora sotto processo presso la Corte internazionale di giustizia in un caso storico che lo accusa di genocidio contro la popolazione palestinese. (Fonti: PC, Quds News).
Guerra agli ospedali: Israele distrugge l’unico centro di dialisi nella Striscia di Gaza settentrionale
La foto mostra le conseguenze di un attacco israeliano al centro  dialisi di Noura al Kaabi, nella Striscia di Gaza settentrionale. Gaza-Press TV. L’esercito israeliano ha completamente demolito il centro dialisi di Noura al Kaabi, l’unica struttura medica che fornisce dialisi renale ai pazienti palestinesi nel nord della Striscia di Gaza. In un post su X di domenica, il Direttore generale del ministero della Salute di Gaza, Muneer al Boursh, ha condiviso le immagini del centro bombardato nella città di Beit Lahiya. > بعد أن تم ترميمه وإعادة افتتاحه قبل أسابيع لخدمة مرضى الغسيل الكلوي، حيث إنه > المركز الوحيد لغسيل الكلى في مدينة غزة ومحافظة الشمال، والذي كان يخدم أكثر من > 160 مريضًا بالفشل الكلوي في شمال القطاع، ورغم أنه كان يعمل وسط صعوبات نقص > الوقود واللوازم الطبية، قام الاحتلال الإسرائيلي… pic.twitter.com/Aa1m3zxhC4 > > — Dr.Muneer Alboursh د.منيرالبرش (@Dr_Muneer1) June 1, 2025 Ha affermato che la struttura sanitaria ha fornito cure vitali a oltre 160 pazienti con insufficienza renale nonostante la grave carenza di carburante e forniture mediche. Il centro, che fa parte dell’ospedale indonesiano, era stato ristrutturato e riaperto poche settimane fa a seguito di  un precedente attacco israeliano. Il ministero della Salute di Gaza ha dichiarato in una nota che l’attacco israeliano al centro dialisi di Noura al Kaabi è “una condanna a morte per centinaia di pazienti”, la cui salute è “a rischio di collasso catastrofico e irreversibile”. Nel corso della guerra genocida israeliana contro Gaza, il 41% dei pazienti con insufficienza renale a Gaza è morto dopo essersi visto negare l’accesso ai centri dialisi a causa della distruzione delle strutture sanitarie, ha aggiunto. “5 pazienti oncologici muoiono quotidianamente a Gaza devastata dalla guerra”. Sempre domenica, il direttore dell’ospedale al-Shifa ha dichiarato che cinque pazienti oncologici muoiono ogni giorno nelle loro case nella Striscia di Gaza a causa della mancanza di cure mediche causata dal brutale assalto e dall’assedio israeliano. Gli ospedali di Gaza soffrono per la carenza di acqua pulita, anche nei reparti di dialisi renale, ha dichiarato Mohammed Abu Salmiya, secondo l’agenzia di stampa palestinese Safa. “Stiamo perdendo molti pazienti e feriti a causa della carenza di sacche di sangue”, ha affermato. Israele ha lanciato il suo genocidio contro Gaza il 7 ottobre 2023, dopo che il movimento di resistenza Hamas ha condotto un’operazione militare contro l’entità usurpatrice in rappresaglia per le atrocità crescenti del regime contro il popolo palestinese. Finora, il regime di Tel Aviv ha ucciso almeno 54.418 Palestinesi, per lo più donne e bambini, e ne ha feriti altri 124.190, nel territorio assediato. Durante la sua sanguinosa aggressione, Israele ha colpito le infrastrutture civili di Gaza, compresi ospedali e scuole, in palese violazione del diritto internazionale. Traduzione per InfoPal di Edy Meroli
Aumento delle persone scomparse tra i richiedenti aiuti a Gaza nei siti di distribuzione GHF sostenuti dagli Stati Uniti
Gaza – Quds News. Il “Centro palestinese per i dispersi e le persone scomparse” (PCMFD) ha segnalato un forte aumento del numero di civili palestinesi scomparsi mentre cercavano cibo presso i punti di distribuzione di aiuti gestiti dalla controversa Gaza Humanitarian Foundation (GHF), sostenuta dagli Stati Uniti, nella Striscia di Gaza centrale e meridionale sotto il controllo militare israeliano. Il Centro ha confermato che le forze israeliane hanno aperto il fuoco nelle zone di Moraj e Tal al-Sultan, nel corridoio di Rafah e Netzarim, nella parte meridionale della Striscia di Gaza, uccidendo 11 civili e ferendone circa 100, mentre si segnala la perdita di contatti con molti civili in seguito agli incidenti di martedì. Sono stati segnalati diversi casi allarmanti di sparizione, tra cui Diya Faisal Siyam e suo figlio Mohammed, di Khan Younis, Riyad al-Najjar, di Rafah, e Abdullah Ahmad Maghari, un uomo con una patologia cerebrale. Tutti sono scomparsi dopo essersi diretti ai punti di distribuzione di aiuti, e finora non si hanno più notizie. > The Al-Mughari family holds the American organization fully responsible for > the fate of their son, Abdullah Ahmad Al-Mughari, who suffers from cerebral > atrophy and went missing after heading to the Nitzarim aid point, where > Israeli forces opened fire nearby. https://t.co/bjN6NT2Yeu > pic.twitter.com/966CxvIs4p > > — PCMFD (@pcmfd2) May 31, 2025 Il Centro ha affermato che collocare punti di distribuzione degli aiuti in “zone militari pericolose costituisce un’attrazione diretta per i civili in aree letali e una palese violazione del diritto internazionale umanitario, che obbliga le forze occupanti a garantire la sicurezza dei civili”. Il centro ha esortato gli organismi internazionali, in particolare le Nazioni Unite e il Comitato Internazionale della Croce Rossa, a intervenire con urgenza per rivelare la sorte dei dispersi e garantire una reale protezione ai civili di Gaza in cerca di cibo e medicine. Traduzione per InfoPal di F.L.
Genocidio israelo-statunitense, chirurgo all’ONU: “A Gaza ho visto feti tagliati in due e bambini colpiti alla testa”
New York – Quds News. Il dott. Feroze Sidhwa, chirurgo statunitense specializzato in traumatologia e terapia intensiva, si è presentato davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con un messaggio troppo doloroso per essere ignorato. “Sono qui per testimoniare la deliberata distruzione del sistema sanitario di Gaza”, ha dichiarato. “La presa di mira dei miei colleghi. La cancellazione di un popolo”. Il dott. Sidhwa ha prestato servizio volontario due volte a Gaza durante il genocidio. Ha lavorato sia all’Ospedale Europeo che al Complesso Medico Nasser. Ciò che ha visto, ha detto, lo perseguiterà per sempre. “I bambini non sono morti perché le loro ferite erano incurabili”, ha dichiarato al Consiglio. “Sono morti perché non avevamo sangue, né antibiotici, nemmeno le forniture più basilari che si possano trovare in qualsiasi grande ospedale del mondo”. Per cinque settimane, ha curato pazienti. Nessuno di loro era un combattente. “I miei pazienti erano bambini di sei anni con schegge nel cuore e proiettili nel cervello”, ha detto. “Donne incinte con il bacino obliterato. Feti tagliati in due mentre erano ancora nell’utero”. Ha affermato che il sistema sanitario di Gaza non è crollato per caso. È stato “sistematicamente smantellato” attraverso una prolungata campagna militare che ha violato il diritto internazionale umanitario. Tra le sue due missioni, ha notato un cambiamento significativo nella salute della popolazione. La fame e la carestia erano peggiorate. La malnutrizione era evidente nella salute dei bambini. Il 18 marzo, l’esercito israeliano ha violato il cessate il fuoco, ha affermato il dott. Sidhwa. Quella stessa mattina, ha assistito al peggior evento di massa della sua carriera. “Il Complesso Medico Nasser ha ricevuto 221 pazienti traumatizzati in poche ore. Novanta sono morti all’arrivo. Quasi la metà erano bambini gravemente feriti”, ha affermato. “Nessun sistema sanitario al mondo potrebbe farcela”. La maggior parte dei suoi pazienti aveva meno di 12 anni. “I loro corpi sono stati frantumati dagli esplosivi. Fatti a pezzi dalle schegge di metallo. Molti sono morti. Chi è sopravvissuto se n’è andato scoprendo che anche le loro famiglie erano scomparse”. Il dott. Sidhwa aveva precedentemente pubblicato un rapporto sul New York Times, in cui intervistava 65 operatori sanitari statunitensi che prestavano servizio a Gaza. “L’83% di loro ha dichiarato di aver visto bambini colpiti alla testa o al petto”, ha affermato. “Ho curato personalmente 13 casi simili all’Ospedale Europeo in sole due settimane”. “I genitori memorizzano gli abiti dei loro figli per identificare i resti”, ha affermato. Esponendo il costo psicologico del genocidio, ha aggiunto che quasi la metà dei bambini di Gaza ora ha tendenze suicide, chiedendosi: “Perché non sono morto con la mia famiglia?” Il dott. Sidhwa ha implorato il Consiglio di applicare sette misure, tra cui un embargo sulle armi, definendo la loro inazione “una testimonianza di una coscienza crollata”, mentre gli ultimi medici di Gaza e una generazione di palestinesi rischiano l’annientamento. “Non si può affermare di non sapere”, ha concluso, “quando i bambini non vogliono più vivere”. Traduzione per InfoPal di F.L.
Israele continua a usare la fame come arma di genocidio, gettando i civili in un caos umiliante nei punti di distribuzione degli aiuti
Gaza – Euro Med Monitor. Le autorità di occupazione israeliane hanno la piena responsabilità del peggioramento del disastro umanitario nella Striscia di Gaza, avendo deliberatamente progettato e attuato una politica sistematica di carestia per quasi 600 giorni di genocidio. Da 88 giorni consecutivi, tutti i valichi di frontiera sono completamente chiusi, impedendo l’ingresso di qualsiasi aiuto essenziale nella Striscia. Oggi (il 28 maggio, ndr), i civili sono stati spinti in scenari di caos degradante presso i punti di distribuzione degli aiuti controllati da Israele, rivelando il meccanismo di “assistenza umanitaria” tra Stati Uniti e Israele come uno strumento di umiliazione, sottomissione e distruzione. Il team sul campo di Euro-Med Monitor ha monitorato il meccanismo di distribuzione degli aiuti, supervisionato da una società statunitense fondata sia dagli Stati Uniti che da Israele, e ha documentato la coerenza dell’apparato con altri sistemi fallimentari implementati da Israele durante il genocidio in corso per presumibilmente consentire ai palestinesi l’accesso al cibo. L’operazione, sorvegliata congiuntamente dalle forze israeliane e da personale di sicurezza privato statunitense, non rispettava gli standard umanitari minimi. Migliaia di civili affamati sono stati costretti a camminare per decine di chilometri per raggiungere una zona militarizzata circondata dall’esercito israeliano, solo per essere radunati attraverso corridoi recintati e sotto stretta sorveglianza per ricevere pacchi alimentari limitati, senza alcun sistema chiaro o protocollo che rispettasse la dignità. Le forze israeliane hanno deliberatamente umiliato i civili confinandoli dietro il filo spinato, mentre la società di gestione statunitense non è riuscita a fornire nemmeno le condizioni più elementari per ospitare in sicurezza decine di migliaia di persone disperate in cerca di aiuti dopo oltre due mesi di blocco totale. Molti sono stati costretti a percorrere lunghe distanze per raggiungere un singolo punto di soccorso, dove sono stati costretti a percorrere sentieri recintati umiliantemente stretti, solo per ricevere un misero pacco alimentare prima di uscire attraverso un altro percorso estremamente restrittivo: un calvario totalmente privo di dignità umana o sensibilità umanitaria. Migliaia di palestinesi sono arrivati sul sito disorganizzato e hanno trovato il caos totale. La compagnia statunitense e le sue forze di guardia non sono riuscite a controllare la situazione, provocando l’intervento delle truppe israeliane. Il caos ha portato un elicottero israeliano ad aprire il fuoco vicino alla folla e a causare feriti, alcuni dei quali dovuti alla fuga precipitosa. I team sul campo di Euro-Med Monitor hanno documentato disordini estremi e un completo collasso operativo, senza un sistema di distribuzione degli aiuti equo e dignitoso. I civili sono stati trattenuti in gruppi all’interno di corridoi recintati sotto un intenso monitoraggio di sicurezza, in un contesto di sovraffollamento e condizioni spaventose. Il sito era privo di infrastrutture essenziali e non seguiva criteri chiari per la distribuzione degli aiuti, aggravando le sofferenze delle persone e costituendo un’umiliazione collettiva che sembrava del tutto deliberata. Le autorità israeliane hanno deliberatamente ostacolato il lavoro di organizzazioni umanitarie internazionali esperte, delegando invece la distribuzione degli aiuti alla cosiddetta “Gaza Humanitarian Foundation“, un’entità con sede negli Stati Uniti istituita nel febbraio 2025 con il sostegno diretto di Israele e degli Stati Uniti. È gestita da società di sicurezza private statunitensi, un accordo respinto dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni umanitarie internazionali in quanto mina i principi umanitari e trasforma gli aiuti in uno strumento politico e militare, esponendo i civili a sfollamenti forzati e sorveglianza invasiva. Gli eventi odierni riflettono il fallimento assoluto della comunità internazionale nel gestire la crisi umanitaria provocata da Israele nella Striscia di Gaza e incarnano la politica in corso di Israele di usare la fame come arma di genocidio contro i civili. Queste tattiche di fame sono progettate per degradare collettivamente e soggiogare completamente il popolo palestinese. Il nuovo meccanismo israelo-statunitense per la consegna e la distribuzione degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza costituisce una chiara violazione del diritto internazionale. In sostanza, si tratta di un fronte umanitario progettato per gestire a malapena, oltre che per occultare, il crimine della fame. Questo è un palese tentativo di fuorviare un’opinione pubblica globale che si sta finalmente rendendo conto della catastrofica realtà umanitaria nell’enclave. Nel frattempo, Israele continua a distruggere vite palestinesi e a sfollare forzatamente la popolazione da vaste aree della Striscia, consolidando ulteriormente il controllo militare israeliano. Quanto accaduto oggi (28 maggio, ndr) conferma i precedenti avvertimenti di Euro-Med Monitor: il meccanismo USA-Israele è chiaramente inteso come strumento di controllo coercitivo sulla popolazione civile della Striscia di Gaza. Fornisce un singolo pacco di aiuti a famiglia a settimana, in condizioni di sicurezza estremamente restrittive, in flagrante violazione dei principi umanitari di non discriminazione, adeguatezza e continuità. Il nuovo meccanismo non soddisfa alcun criterio di neutralità ed efficacia degli aiuti. Viene invece utilizzato come mezzo per sottomettere la società palestinese controllando sistematicamente i bisogni di sopravvivenza più elementari dei civili. I pacchi alimentari distribuiti nell’ambito di questo meccanismo non soddisfano nemmeno i requisiti nutrizionali minimi. Contengono prodotti limitati e sbilanciati, privi di nutrienti essenziali, ed escludono forniture vitali per i bambini, come latte o alimenti terapeutici. Questi pacchi sono più vicini a strumenti di propaganda che a una vera e propria assistenza umanitaria. La loro concezione chiarisce che non vi è alcuna reale intenzione di garantire la sicurezza alimentare: mirano piuttosto a radicare la fame e la privazione mantenendo le persone in vita a livelli di sussistenza, negando loro i mezzi per riprendersi o sopravvivere. Questo meccanismo è concepito per costringere gli abitanti del nord di Gaza e dei governatorati di Gaza – che ospitano quasi metà della popolazione della Striscia – allo sfollamento forzato verso le aree centrali e meridionali dell’enclave, dove si concentrano i punti di distribuzione. Sottopone tutti i capifamiglia a controlli di sicurezza invasivi, esponendoli al rischio di sparizione forzata o detenzione arbitraria, soprattutto perché le forze militari israeliane sono di stanza vicino a questi punti di distribuzione e lungo le strade di accesso. Un sistema di distribuzione così limitato e fortemente vincolato non può essere considerato una risposta umanitaria. Si tratta di una politica deliberata volta a perpetuare la fame invece di affrontarla, mantenendo un flusso minimo di cibo per mantenere la popolazione in un costante stato di bisogno e sfruttando tale bisogno come strumento di pressione e controllo per sfollare forzatamente le persone. Il governo israeliano, che usa la fame come tattica centrale nel suo genocidio nella Striscia di Gaza con l’obiettivo di eliminare i palestinesi come popolo, non può in alcun modo essere parte di alcuna operazione umanitaria. Coinvolgere Israele nell’organizzazione o nella supervisione della distribuzione degli aiuti trasforma inevitabilmente l’assistenza umanitaria in uno strumento di controllo demografico utilizzato per imporre “scelte” forzate ai civili e getta le basi per un’ulteriore pulizia etnica nel contesto di un progetto coloniale volto a cancellare l’esistenza palestinese e ad annettere la loro terra. Il rifiuto delle agenzie delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali di soccorso indipendenti di cooperare con il meccanismo USA-Israele, a causa della mancanza di standard umanitari di base, deve rappresentare un chiaro monito e un serio invito all’azione per tutti gli Stati. È urgente aumentare la pressione su Israele affinché garantisca l’afflusso immediato e incondizionato di aiuti nella Striscia di Gaza e respinga qualsiasi meccanismo utilizzato come strumento di ulteriore repressione o espulsione. La priorità deve essere porre fine al genocidio in corso dall’ottobre 2023. Tutti gli Stati devono agire immediatamente per ripristinare il pieno accesso umanitario e revocare l’illegittimo blocco imposto da Israele alla Striscia di Gaza, poiché questa è l’unica via praticabile per arrestare il crescente collasso umanitario. Ciò include garantire l’ingresso di aiuti e beni per scongiurare un’imminente carestia e istituire corridoi umanitari supervisionati dalle Nazioni Unite per garantire la consegna di cibo, medicine e carburante in tutte le aree della Striscia, unitamente all’invio di osservatori internazionali indipendenti per verificare il rispetto degli accordi USA-Israele. La comunità internazionale deve imporre sanzioni economiche, diplomatiche e militari a Israele e ai suoi alleati più potenti, in particolare agli Stati Uniti, per le loro orribili violazioni del diritto internazionale. Ciò dovrebbe includere un divieto totale sulle esportazioni di armi, pezzi di ricambio, tecnologie a duplice uso e relativi acquisti; l’immediata cessazione di ogni forma di cooperazione politica, finanziaria, militare, di intelligence e di sicurezza; il congelamento dei beni finanziari appartenenti a funzionari politici e militari implicati in crimini contro i palestinesi; divieti di viaggio; la sospensione dai mercati globali delle società militari e di sicurezza israeliane e statunitensi; e il congelamento dei loro beni bancari internazionali. Inoltre, i privilegi commerciali e doganali e gli accordi bilaterali che rafforzano economicamente Israele e gli Stati Uniti devono essere sospesi, poiché consentono la continuazione delle atrocità contro il popolo palestinese. Traduzione per InfoPal di F.H.L.
Israele controlla il 77% di Gaza mentre continua il “genocidio e la pulizia etnica”
Gaza. L’esercito israeliano controlla ora il 77% della Striscia di Gaza, ha dichiarato l’Ufficio stampa del governo (GMO), attraverso un continuo genocidio, pulizia etnica e occupazione. L’esercito israeliano controlla di fatto il 77% della Striscia di Gaza attraverso “un continuo genocidio e pulizia etnica”, ha dichiarato il GMO, invitando le Nazioni Unite e la comunità internazionale ad agire per porre fine alla “palese violazione di tutte le leggi e le norme internazionali”. “Questo obiettivo viene raggiunto attraverso incursioni terrestri dirette e il dispiegamento di forze di occupazione in aree residenziali e civili, attraverso un intenso controllo del fuoco che impedisce ai cittadini palestinesi di accedere alle loro case, aree, terreni e proprietà, o attraverso ingiuste politiche di sfratto forzato”, ha affermato in una dichiarazione. L’ufficio ha invitato le Nazioni Unite e la comunità internazionale ad agire per fermare l’espansione israeliana. “Il continuo genocidio, la pulizia etnica, il colonialismo, l’aggressione e il controllo coloniale sulla stragrande maggioranza della Striscia di Gaza riflettono la volontà politica israeliana di imporre una ‘soluzione finale’ con la forza, in palese violazione di tutte le leggi e le norme internazionali”, si legge nella dichiarazione. Il bilancio totale delle vittime della brutale guerra israeliana contro Gaza è salito a oltre 54.000 morti e a circa 123.000 feriti dal 7 ottobre 2023. (Fonti: Quds News, Islam Times). Traduzione per InfoPal di F.H.L.
Gaza affronta una “sete di massa” mentre i sistemi idrici sono prossimi al collasso totale
Gaza. Il Comune di Gaza ha lanciato l’allarme per un imminente e totale collasso dei sistemi idrici e fognari della città, a causa della diminuzione delle scorte di carburante e degli attacchi israeliani alle infrastrutture vitali. La crisi minaccia di innescare una fase di “sete di massa” e una catastrofe sanitaria e ambientale diffusa che colpirà centinaia di migliaia di palestinesi. “Siamo sull’orlo di una crisi di sete di massa”, ha avvertito il portavoce del Comune di Gaza, Husni Mehanna. “La situazione potrebbe sfuggire di mano da un momento all’altro”. Centinaia di famiglie palestinesi sono state costrette a fuggire verso la costa della città di Gaza, dove i servizi di base, in particolare l’acqua, sono inesistenti. La massiccia distruzione delle infrastrutture nelle zone sud-occidentali della città ha reso queste aree praticamente inabitabili. La crisi ha costretto i residenti a scavare centinaia di fosse biologiche casuali per lo smaltimento delle acque reflue, creando una seria minaccia di contaminazione delle falde acquifere e di diffusione di malattie. Le autorità temono che la carenza idrica nelle aree di sfollamento peggiorerà drasticamente la già grave situazione umanitaria, soprattutto con la diffusione della carestia in tutta la regione. “Stiamo affrontando un collasso totale dei servizi essenziali”, ha dichiarato Mehanna. “Questo minaccia di aggravare la catastrofe ambientale e umanitaria a causa della diminuzione delle scorte di carburante e del deliberato attacco di Israele alle infrastrutture vitali”. Il comune stima che centinaia di migliaia di residenti e sfollati che si rifugiano nella zona centrale e occidentale della città di Gaza siano a serio rischio. Con l’aumento delle temperature e la popolazione sfollata concentrata in aree ristrette, la potenziale chiusura degli impianti di depurazione a causa della carenza di carburante potrebbe portare a inondazioni di acque reflue nei quartieri residenziali. Dal 7 ottobre 2023, l’aggressione israeliana in corso ha gravemente danneggiato le infrastrutture idriche della Striscia di Gaza. Secondo i dati precedenti del governo di Gaza, oltre 115 mila metri di reti idriche sono stati danneggiati, 63 pozzi sono stati messi fuori servizio, 4 grandi serbatoi d’acqua sono stati distrutti e l’unico impianto di desalinizzazione nel nord-ovest della città di Gaza, che produceva circa 10 mila metri cubi d’acqua al giorno, è stato chiuso. Mehanna ha concluso affermando che il Comune di Gaza ha urgente bisogno di circa 16 milioni di dollari per riavviare le infrastrutture idriche e igienico-sanitarie e salvare la popolazione da una crisi che potrebbe degenerare in un disastro umanitario senza precedenti. La Striscia di Gaza sta affrontando una catastrofica crisi umanitaria e di soccorso da quando Israele ha chiuso tutti i valichi, il 2 marzo, bloccando l’ingresso di cibo, medicine, aiuti e carburante, intensificando al contempo la sua campagna genocida contro la popolazione palestinese della Striscia. Con il pieno sostegno degli Stati Uniti, Israele sta commettendo atti di genocidio a Gaza dal 7 ottobre 2023, causando oltre 175 mila palestinesi uccisi o feriti, la maggior parte dei quali donne e bambini, e più di 11 mila dispersi, oltre a centinaia di migliaia di sfollati. Israele mantiene un blocco sulla Striscia di Gaza da 18 anni e circa 1,5 milioni di palestinesi su 2,4 milioni nella Striscia sono ora senza casa dopo che le loro residenze sono state distrutte nella guerra genocida. La Striscia sta inoltre soffrendo una grave carestia a causa della chiusura dei valichi di frontiera da parte di Israele agli aiuti umanitari. (Fonti: Quds News, Islam Times, PIC).
Una coalizione globale di 32 paesi marcerà verso Gaza
Gaza. Con un’iniziativa senza precedenti, una coalizione di sindacati, gruppi per i diritti umani e movimenti di solidarietà provenienti da oltre 32 paesi ha lanciato la “Marcia Globale verso Gaza”, con l’obiettivo di entrare a piedi nella Striscia assediata. L’iniziativa risponde alla grave crisi umanitaria a Gaza, dove un assedio israeliano di quasi 20 mesi ha lasciato oltre due milioni di palestinesi sull’orlo della carestia. Saif Abu Kishk, presidente della Coalizione Internazionale contro l’Occupazione israeliana, ha dichiarato che la marcia mira a fermare il genocidio perpetrato dalle forze di occupazione israeliane (IOF), a fornire aiuti umanitari immediati e a esercitare pressioni per la revoca totale del blocco. Oltre 10 mila persone, per lo più provenienti da paesi occidentali, hanno già espresso interesse a partecipare. Sono stati istituiti gruppi di lavoro a livello globale per gestire la logistica e la comunicazione con i media in diverse lingue. Obiettivi principali della marcia. 1. Fermare il genocidio: porre fine all’uccisione sistematica dei palestinesi da parte di Israele e all’uso della fame come arma. 2. Fornire aiuti urgenti: sollecitare l’ingresso immediato di cibo, acqua, medicine e carburante a Gaza, in particolare attraverso il valico di Rafah, dove migliaia di camion di aiuti umanitari sono stati bloccati. 3. Rompere l’assedio: chiedere un corridoio umanitario permanente e la revoca incondizionata del blocco. 4. Denunciare i crimini delle IOF: mobilitare la società civile globale per sfidare il silenzio internazionale e fare pressione sui governi affinché agiscano. 5. Responsabilità: sollecitare azioni legali contro individui e stati coinvolti in violazioni del diritto internazionale. L’avvocato tedesco Melanie Schweizer ha sottolineato la natura pacifica della marcia, descrivendola come un’iniziativa della società civile ispirata da atti storici di solidarietà internazionale. I partecipanti, tutti volontari, si autofinanziano. Percorso e logistica. I partecipanti si raduneranno al Cairo a partire dal 12 giugno, per poi dirigersi ad al-Arish e procedere a piedi verso il confine di Gaza. La coalizione ha suddiviso i manifestanti in gruppi regionali per superare le barriere linguistiche e logistiche. Il gruppo prevede di accamparsi al valico di Rafah come forma di pressione pacifica per l’apertura del confine e il passaggio degli aiuti. “Se gli abitanti di Gaza riescono a sopravvivere mesi senza cibo né medicine, possiamo gestire la strada del deserto per sostenerli”, ha detto Abu Kishk. Gli organizzatori hanno contattato le ambasciate egiziane e hanno richiesto ufficialmente la collaborazione del governo egiziano, sottolineando il sostegno agli sforzi dichiarati dall’Egitto per fermare il genocidio. Soccorsi e coordinamento. La marcia mira a sbloccare 3 mila camion di aiuti fermi al confine. Abu Kishk ha affermato che questi rifornimenti – cibo, medicine e carburante – sono vitali per prevenire morti di massa per fame a Gaza. L’iniziativa si coordina anche con gruppi come l’Overland Convoy to Break the Siege (Sumoud) e la Freedom Flotilla Coalition. Sostegno e responsabilità internazionale. Karen Moynihan, portavoce della delegazione irlandese, ha chiarito che l’iniziativa non incolpa l’Egitto, ma cerca la cooperazione per intensificare la pressione su Israele. Ha aggiunto che l’obiettivo è ritenere Israele responsabile per aver deliberatamente fatto morire di fame oltre due milioni di persone e affrontare la complicità globale. Questo sforzo segue la controversa decisione di Israele di consentire a un’azienda privata di consegnare aiuti nella Striscia di Gaza, un approccio respinto dalle Nazioni Unite perché non soddisfa i bisogni umanitari e perché lega gli aiuti a obiettivi politici e militari.
UNICEF: gli Stati Uniti useranno il piano di aiuti per Gaza come “esca per forzare lo sfollamento”
(credit: UNICEF). Gaza – The Cradle. Gli Stati Uniti stanno pianificando di istituire una nuova fondazione non governativa per distribuire aiuti nella Striscia di Gaza senza il coinvolgimento dell’esercito israeliano, hanno annunciato funzionari statunitensi il 9 maggio, senza fornire ulteriori dettagli. La portavoce del Dipartimento di Stato americano, Tammy Bruce, ha dichiarato che, “a breve”, sarebbe stato diramato un annuncio da parte della fondazione. “Quando faranno il loro annuncio, avrete i dettagli necessari”, ha detto ai giornalisti. Dall’inizio di marzo, Israele ha imposto un brutale assedio a Gaza, bloccando tutte le consegne di aiuti all’enclave costiera e spingendo circa 2 milioni di palestinesi sull’orlo della fame. Israele non parteciperà alla distribuzione di aiuti a Gaza, ha dichiarato venerdì mattina l’ambasciatore statunitense Mike Huckabee. “Un documento di 14 pagine della Gaza Humanitarian Foundation (GHF), recentemente registrata, prevede quattro centri di distribuzione a Gaza che forniranno cibo, acqua e kit igienici a un massimo di 1,2 milioni di palestinesi”, ha riportato Haaretz. La fondazione istituirà ulteriori centri di distribuzione nel tempo. “La deviazione degli aiuti, i combattimenti attivi e l’accesso limitato hanno impedito che gli aiuti salvavita raggiungessero le persone a cui erano destinati e hanno eroso la fiducia dei donatori”, afferma il documento del GHF. “Il GHF è stato istituito per ripristinare questa vitale ancora di salvezza attraverso un modello indipendente e rigorosamente verificato che fornisce assistenza direttamente – e solo – a chi ne ha bisogno”. Tuttavia, un’agenzia delle Nazioni Unite attiva a Gaza ha criticato il piano, che costringerà i palestinesi a rifugiarsi in piccole enclave all’interno di Gaza sotto stretta sorveglianza, circondati da appaltatori privati armati. “Sembra che il piano presentato da Israele alla comunità umanitaria aumenterà le sofferenze di bambini e famiglie nella Striscia di Gaza”, ha dichiarato il portavoce dell’UNICEF James Elder. “L’uso degli aiuti umanitari come esca per costringere gli sfollati, soprattutto da nord a sud, creerà questa scelta impossibile: una scelta tra lo sfollamento e la morte“, ha aggiunto Elder. Politici e personalità dei media israeliani hanno chiesto di affamare la popolazione di Gaza per costringerla a fuggire dalle proprie case e terre e aprire la strada all’annessione e all’insediamento ebraico nella Striscia. All’inizio di questa settimana, il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha promesso che “Gaza sarà completamente distrutta” a seguito di una vittoria militare israeliana e che la sua popolazione palestinese “partirà in gran numero per paesi terzi“, in un chiaro appello alla pulizia etnica. Le dichiarazioni di Smotrich sono arrivate il giorno dopo che il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato un piano per “la conquista della Striscia di Gaza e il controllo dei territori“. Secondo la proposta, guardie di sicurezza private proteggeranno le rotte e i centri di distribuzione, mentre i soldati israeliani non saranno coinvolti nella sicurezza o nella distribuzione delle forniture. Secondo il documento della GHF, il consiglio di amministrazione della fondazione include l’ex amministratore delegato di World Central Kitchen Nate Mook, Raisa Sheynberg di Mastercard, il fondatore di Current Capital Jonathan Foster e l’avvocato Loik Henderson. L’esercito israeliano ha ucciso sette operatori umanitari internazionali di World Central Kitchen nell’aprile 2024 lanciando tre missili contro il loro convoglio a Gaza. Gli operatori supervisionavano la distribuzione degli aiuti in un momento in cui i palestinesi erano alle prese con la carestia a causa del blocco umanitario imposto da Israele. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant sono i principali artefici della politica di fame a Gaza. La Corte Penale Internazionale (CPI) ha emesso un mandato di arresto contro di loro, indicando “ragionevoli motivi per ritenere che il signor Netanyahu e il signor Gallant abbiano responsabilità penale per il crimine di guerra di fame come metodo di guerra”. Traduzione per InfoPal di F.L.
Netanyahu pone lo sfollamento dei palestinesi da Gaza come “condizione” per la fine del genocidio
Gaza – The Cradle. Il primo ministro israeliano e criminale di guerra ricercato a livello internazionale, Benjamin Netanyahu, ha annunciato il 21 maggio che l’attuazione di un piano statunitense per lo sfollamento dei palestinesi da Gaza è una “condizione chiara” per la revoca dell’assedio della Striscia. “Sono pronto a porre fine alla guerra a Gaza, a condizioni chiare che garantiscano la sicurezza di Israele: tutti gli ostaggi tornino a casa, Hamas deponga le armi, si dimetta dal potere, la sua leadership venga esiliata dalla Striscia […], Gaza sia totalmente disarmata e noi possiamo mettere in atto il piano di Trump. Un piano così corretto e così rivoluzionario”, ha dichiarato Netanyahu durante un discorso televisivo mercoledì sera. La scorsa settimana, Trump ha raddoppiato il suo piano per la pulizia etnica dei palestinesi da Gaza durante la sua visita in Qatar, insistendo affinché l’enclave assediata venga trasformata in una “zona di libertà”. “Gaza è stata un territorio di morte e distruzione da molti anni”, ha dichiarato Trump. “Ho delle idee per Gaza che ritengo molto valide: renderla una zona di libertà. Lasciate che gli Stati Uniti intervengano e fatene semplicemente una zona di libertà”. Durante il discorso di mercoledì, il premier israeliano ha anche sottolineato che l’operazione “Carri di Gedeone” in corso mira a “completare la guerra, l’opera”. “Le nostre forze stanno guadagnando sempre più terreno per ripulirla dai terroristi e dalle infrastrutture terroristiche di Hamas”, ha affermato, aggiungendo che, al termine dell’operazione, che dovrebbe durare un anno, “tutti i territori di Gaza saranno sotto il controllo di sicurezza israeliano e Hamas sarà totalmente sconfitta”. In risposta alle crescenti richieste dei suoi stretti alleati di consentire l’ingresso di aiuti umanitari a Gaza, Netanyahu ha dichiarato che Tel Aviv e Washington hanno “sviluppato” un piano di aiuti umanitari che sarà attuato in tre fasi. Ha descritto la prima fase come l’ingresso di “cibo di base subito”. Seguirà l’apertura di centri di distribuzione di aiuti gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation (GHF), con sede in Svizzera, che ha assunto mercenari statunitensi ed egiziani per distribuirli. Netanyahu ha affermato che il terzo passo sarà la creazione di una “zona sterile” nel sud di Gaza, in cui la popolazione palestinese potrà rifugiarsi. “In questa zona, che sarà totalmente libera da Hamas, i residenti di Gaza riceveranno tutti gli aiuti umanitari”, ha spiegato. Nonostante le sue rassicurazioni sul fatto che gli aiuti umanitari sarebbero arrivati ai palestinesi, mercoledì l’Ufficio stampa del governo di Gaza ha confermato che l’esercito israeliano ha continuato a impedire che tutti gli aiuti raggiungessero la popolazione affamata di Gaza per 81 giorni consecutivi. Anche le Nazioni Unite hanno confermato che Israele sta ancora bloccando l’ingresso di cibo nell’enclave: solo cinque camion di aiuti sono arrivati a Gaza entro martedì pomeriggio, due dei quali, a quanto si dice, trasportavano sudari invece di cibo e medicine. Traduzione per InfoPal di F.H.L.