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Arte e attivismo per Gaza si incontrano. Intervista a Giovanni Gaggia
“Com’è il cielo in Palestina?” è un’opera collettiva che ha già conosciuto diverse tappe. Come si è sviluppata nel tempo? “Com’è il cielo in Palestina?” è un progetto che nasce nell’autunno 2023 da una domanda semplice e diretta, come tale profondamente politica e nel contempo poetica. Mi interessava  superare la narrazione dominante senza essere didascalico: come artista non volevo riportare un disegno o una fotografia di Gaza, ma provare a costruire uno spazio di relazione attraverso lo scambio di scritti. Il cielo è un elemento universale e condiviso e rispecchia anche uno spazio di desideri: alzare lo sguardo su di esso con l’intenzione  di superare le limitazioni e attraversare confini. Con il passare del tempo il progetto è cresciuto evolvendosi. È passato dall’essere un gesto intimo a divenire un processo collettivo e politico, fatto di corrispondenze, fotografie, ricordi, ricami,  incontri, parole e azioni pubbliche. Ogni tappa ha lasciato una traccia ed essendo un momento a sé stante, spesso time e site specific, grazie alla costruzione comunitaria ha aperto nuove possibilità di relazione. Non è un progetto chiuso, ma un organismo vivo e pulsante, che si modifica con le persone che lo attraversano. Significa rinunciare al controllo totale dell’opera lasciando spazio all’altro e accettare l’imprevisto, pur muovendosi all’interno di uno scheletro che io ho progettato e che mi garantisce l’estetica desiderata.  È un modo di fare arte che mette al centro la relazione, non l’oggetto. E sì, credo abbia un valore profondamente politico, perché analizza le comunità in cui opero, crea legami,  costruendone così altre temporanee, in grado di realizzare qualcosa di nuovo anche nel momento in cui l’artista se ne sarà andato, mette in discussione le gerarchie tra artista e pubblico. È una pratica che si oppone all’isolamento e all’individualismo. A un certo punto il tuo progetto si è incontrato con quello della Global Sumud Flotilla. In che modo avete collaborato? L’incontro con la Global Sumud Flotilla è avvenuto grazie a Maria Elena Delia. La chiamai ad agosto 2025 e le raccontai il progetto: rimase colpita e mi chiese dove fossero le arti visive rispetto alle altre forme d’arte che si erano già espresse con forza. Mi invitò quindi a essere presente a Catania durante la manifestazione che accompagnava il primo viaggio verso Gaza. In quell’occasione ricamammo su coperte donate dalla Caritas parole che raccontavano di un cielo senza uccelli a causa del passaggio degli aerei militari. Quei ricami sono rimasti a Catania e sono stati poi completati all’interno di un liceo artistico. Nei mesi successivi le trame delle relazioni si sono infittite; durante un incontro pubblico, ho conosciuto Silvia Severini e Moni Ovadia, che, in modi diversi, sono entrati entrambi in questo lungo cammino. Tra tutti i ricami realizzati intorno al tema in questi tre anni, arrivati attraverso una corrispondenza con gli abitanti di Gaza, soltanto due riportano parole che non provengono direttamente da loro: uno con la risposta di Moni alla domanda “Com’è il cielo in Palestina?”, ossia “Sospeso” e l’altro con la famosa frase di Vittorio Arrigoni “Restiamo umani.” Il ricamo ispirato alla risposta di Moni Ovadia è stato creato a Matera e resterà là come parte della collezione permanente del Museo della scultura contemporanea Matera. L’elemento che mi ha poi portato fisicamente dentro la flotta di terra è stato l’incontro con Silvia Severini, attivista anconetana che ha preso parte alla precedente spedizione umanitaria. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda, condividiamo la medesima filosofia: creare connessioni reali e non restare in silenzio. Dal dialogo siamo passati all’azione, iniziando a collaborare e intrecciando così attivismo e pratica artistica. Il progetto si è evoluto ulteriormente, diventando prima di tutto uno spazio di testimonianza e, di riflesso, di azione concreta. L’arte, in questo caso, non illustra, non descrive: è parte integrante di un movimento più ampio, che accompagna e sostiene. In aprile partirà una nuova missione della flotilla. Puoi spiegarci il contributo che darai insieme a tante altre persone? Per la missione di aprile il mio contributo, insieme a quello di tante altre persone, sarà proprio quello di portare questa dimensione relazionale all’interno dell’opera d’arte che salperà su tutte le imbarcazioni della flotta. Sarà uno dei modi per rendere visibile ciò che spesso viene oscurato, ma anche per costruire una memoria condivisa, base della Storia. Molteplici sono le città in cui si stanno svolgendo azioni di ricamo collettivo: Torino, Verbania (VB), Mondovì (CN) Venezia, Milano, Varese, Cremona Sondrio, Ancona, Urbino (PU), San Benedetto del Tronto (AP), Pescara, Teramo e Roma.   Abbiamo iniziato a issare le bandiere palestinesi il 22 marzo ad Ancona con la partenza della Zeineddin. La mia bandiera con la frase di Vittorio Arrigoni “Restiamo umani”, salperà con l’ammiraglia. Tutte le 100 bandiere ricamate confluiranno nella partenza ufficiale prevista ad Augusta.  Bandiera palestinese ricamata sulla barca Zeineddin. Foto di Simona Bueffelli Anna Polo
March 31, 2026
Pressenza
Com’è il cielo in Palestina? L’arte si unisce alla Global Sumud Flotilla
Il progetto di Giovanni Gaggia si unisce alla prossima missione. Cento bandiere salperanno ad aprile per Gaza. Il Global Movement to Gaza riunisce organizzatori e partecipanti della Marcia Globale verso Gaza, svoltasi in Egitto nel giugno 2025. Il movimento rappresenta uno dei bracci operativi della più ampia Global Sumud Flotilla, insieme alle delegazioni della Freedom Flotilla Coalition e del Convoglio Sumud, uniti in uno sforzo comune per porre fine all’assedio israeliano di Gaza e consegnare aiuti umanitari attraverso un’azione coordinata e nonviolenta. L’obiettivo è chiaro: rompere pacificamente il blocco imposto a Gaza e portare cibo e aiuti medici urgentemente necessari a una popolazione stremata. Dopo la prima missione del settembre 2025, ad aprile 2026 partirà una seconda missione civile e nonviolenta via mare: più partecipata, più determinata e ancora più imponente, diretta a Gaza. La missione è promossa dal Global Movement to Gaza e dalla Global Sumud Flotilla e partirà anche dall’Italia, dal porto di Augusta. Questa volta anche l’arte sarà parte integrante della traversata, con la grande opera collettiva di Giovanni Gaggia, “Com’è il cielo in Palestina?”: un progetto processuale tra memoria, attivismo e resistenza. L’iniziativa nasce dalla società civile e intende rompere il silenzio sull’assedio che da anni colpisce la popolazione palestinese, richiamando con forza il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale. L’opera si compone di parole. È tempo di restituire importanza e peso alle parole che utilizziamo: parole che se scelte con responsabilità e umanità, lontano da pregiudizi, da logiche di convenienza e da meri interessi di parte, hanno il potere di cambiare la storia. L’arte, in questo caso, accoglie l’invito a sostenere la missione, seguendola, raccontandola, trasformandola e contribuendo a dare visibilità ai fatti e alla mobilitazione della società civile. Un’opera d’arte, così come ogni voce, in particolare quella della stampa, può fare la differenza nel mantenere alta l’attenzione sull’urgenza di difendere i diritti umani e la dignità della popolazione palestinese. In preparazione alla missione, il 21 marzo 2026 a Roma, dalle 15.00 presso il CSOA Ex SNIA (via Prenestina 173), si terrà una giornata di confronto con un’assemblea nazionale sulla Palestina, aperta a tutte le realtà solidali con la causa. Tra i promotori Thousand Madleens to Gaza Italia (che partiranno insieme a GSF). Molteplici sono le città in cui si stanno svolgendo momenti di ricamo collettivo: Torino, Verbania (VB), Mondovì (CN) Venezia, Milano, Varese, Sondrio, Ancona, Urbino (PU), San Benedetto del Tronto (AP), Pescara, Teramo, Roma. Le bandiere inizieranno a essere issate il 22 marzo ad Ancona; tra queste, il vessillo realizzato dall’artista con la frase di Vittorio Arrigoni “Restiamo umani”, che salperà con l’ammiraglia il 29 marzo a Civitavecchia, per confluire tutte nella partenza ufficiale prevista ad Augusta.  Com’è il cielo in Palestina? è un’opera processuale nata nel 2023 nell’ambito di Pesaro 2024 – Capitale Italiana della Cultura, poi sviluppatasi in una grande installazione presentata alla Casa della Memoria di Milano. Il progetto ha quindi proseguito il suo percorso in forma diffusa in diverse città italiane — Nuoro, Catania e Jesi — coinvolgendo mostre, scuole e laboratori di arte partecipata e continua a crescere come pratica collettiva che attiva territori e comunità. L’intero percorso sarà raccontato in un saggio di prossima pubblicazione. Un cammino che non si interrompe e che contribuisce a mantenere viva l’attenzione su Gaza in un momento in cui l’interesse mediatico appare affievolito. Il lavoro di Gaggia invita a una presa di posizione contro l’inerzia e la rassegnazione: ogni coperta diventa bandiera e voce collettiva, capace di portare un messaggio di solidarietà. Le frasi ricamate, mantenute nella lingua originale, raccontano dolore e assedio, ma anche la speranza di un cielo condiviso oltre muri e confini. Un mantra di pace e comunanza pronto a viaggiare verso Gaza e oltre, per continuare a tessere resistenza e sostegno Il progetto si è progressivamente ampliato grazie al contributo di comunità di diverse città italiane, diventando un’opera collettiva e diffusa che può vivere anche senza la presenza diretta dell’artista: le testimonianze vengono “adottate” e ricamate dalle comunità. Questo processo partecipativo si è intrecciato con iniziative di solidarietà, tra cui il Global Movement to Gaza e la Global Sumud Flotilla. Per la nuova missione, un componimento ricevuto da Silvia Severini mentre si trovava a bordo della Global Sumud verrà suddiviso in 100 parti e ricamato su 100 bandiere della Palestina, che si imbarcheranno sulle navi della flottiglia. Sulla nave ammiraglia salperà invece la frase di Vittorio Arrigoni, “Restiamo umani”, ricamata da Giovanni Gaggia in occasione del quindicennale della sua morte, avvenuta proprio nella Striscia di Gaza. Il componimento è una voce da Gaza che accompagnerà la missione, una lettera che continua ad attraversare il mare: Alla mia cara amica che ora naviga verso di noi attraverso il mare, so che la distanza è grande e che non hai possibilità di comunicare con me, ma il mio cuore ti accompagna in ogni onda e in ogni brezza che spinge la tua nave verso le coste di Gaza. La tua presenza a bordo di questa flottiglia non è soltanto un viaggio: è un grande messaggio umanitario, una testimonianza che il mondo non ha dimenticato Gaza e i suoi bambini. Qui attendiamo il suono della sirena della tua nave come chi, assetato, attende una goccia d’acqua. Aspettiamo il tuo arrivo con un cuore colmo di speranza in mezzo al dolore. Voglio che tu sappia che il tuo coraggio ci dona a Gaza una forza raddoppiata e che un solo tuo sorriso al tuo arrivo vale per noi un’intera vita. Per quanto il tuo viaggio sia difficile e pericoloso, ci basta sapere che hai scelto di stare con noi, invece di guardarci da lontano. Che tu torni o rimanga, il tuo nome resterà inciso nei nostri cuori. Racconteremo ai nostri bambini che hai attraversato il mare per noi, portando luce in un momento di oscurità. Stammi bene, amica mia. Ti aspettiamo pregando, con le mani alzate al cielo perché tu possa arrivare sana e salva.  Khaled Informazioni https://www.cieloinpalestina.it/ https://www.globalsumudflotilla.org/ Global Movement to Gaza
March 20, 2026
Pressenza