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Per strada a Longare e in piazza a Livorno sulla ‘via della pace’ tracciata da Gandhi
La Giornata Internazionale della Nonviolenza viene celebrata dal 2007 nella ricorrenza di una data emblematica, il 2 ottobre, perché il giorno in cui nel 1869 in India nacque il mahatma Gandhi, la cui eredità è condensata nelle sue ultime parole: «La nonviolenza è la più grande forza a disposizione del genere umano. È più potente della più potente arma di distruzione che il genere umano possa concepire». Persino Wikipedia riferisce che la valenza del suo lascito “In Italia è stata diffusa con la prima Marcia Mondiale per la pace e la nonviolenza e oggi è sostenuta da diverse associazioni e alcune scuole che si sono costituite in rete per promuovere pratiche di nonviolenza nell’educazione”. Per la Rete Italiana Pace e Disarmo la nonviolenza politica è da sempre la stella polare delle nostre azioni e campagne, e la strada concreta per costruire la pace attraverso il disarmo… Lo abbiamo dimostrato con i fatti. Il 25 settembre, insieme a CNESC e Sbilanciamoci!, abbiamo depositato al Senato 57˙136 firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare Un’altra difesa è possibile, ben oltre il quorum di 50˙000 adesioni. Un risultato storico, ottenuto nonostante le difficoltà iniziali e il silenzio dei grandi media, grazie all’impegno di gruppi locali, associazioni ed enti di servizio civile in tutto il Paese – 2 OTTOBRE 2026 Alla memoria di Gandhi è dedicato il monumento posto nel giardino del ‘Palazzo di Vetro’ a New York, la sede principale delle Nazioni Unite, che lo ritrae e con incisa la scritta Non esiste una via per la pace, la pace è la via, cioè la frase a lui attribuita perché espressiva della sua concezione di nonviolenza, che lui mise in pratica in molti modi, tra cui conducendo la ‘marcia del sale’ e praticando lo sciopero della fame. Un’idea che ha spiegato in numerose occasioni, in particolare nel 1926 – cent’anni fa… – nel suo discorso contro la guerra in cui esordì affermando “La via della pace è la via della verità…”. > la menzogna è la madre della violenza… Non esiste una via di mezzo tra la > verità e la nonviolenza da un lato, e la menzogna e la violenza dall’altro… La > verità di pochi conterà; la menzogna di milioni svanirà come pula al soffio > del vento. [War or Peace ? / My Non-violence, M.K. Gandhi / 1960] La verità a cui il mahatma si riferiva un secolo fa, nel presente viene testimoniata dalle vittime dei conflitti bellici e delle ingiustizie e persecuzioni, cioè dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità documentati nelle indagini svolte da associazioni e organizzazioni non governative e da funzionari e relatori dell’ONU. La stessa verità viene cercata, accertata e descritta o illustrata dai reporter, cronisti e film-maker, indipendenti, cioè non ‘imbavagliati’, che la rivelano facendo inchieste e, così, scoprendo i segreti di stato malcelati nei traffici d’armi e svelando le ipocrisie e le menzogne di governanti, generali e imprenditori corruttori o corrotti… mandanti o esecutori, insieme ‘soci’ in affari lucrosi illeciti e complici di interventi ferali o letali e operazioni belliche micidiali. Affari, interventi e operazioni ‘giustificati’ anche con tesi demagogiche – come la teoría de los dos demonios asserita dai dittatori argentini negli anni ’70 del XX secolo – che però, purtroppo, convincono molte persone ad assecondare e persino a ‘legittimare’ provvedimenti e decreti, come quelli recentemente adottati in molti stati per lo stanziamento di fondi pubblici al riarmo degli eserciti e alla ‘conversione’ delle produzioni industriali per la fabbricazione di armi e mezzi militari e in Italia – dopo il fallimento dell’abrogazione dal codice penale degli articoli 613-bis e 613-ter sul reato di tortura e di una riforma costituzionale – sulle norme per la sicurezza dei cittadini e di contrasto all’antisemitismo che, in realtà, sono repressive del dissenso politico e della protesta sociale. La stessa verità a cui Gandhi si riferiva nel 1926 a distanza di cent’anni viene proclamata dai numerosi gruppi pacifisti e nonviolenti che manifestano costantemente, ogni giorno o settimana, nelle piazze delle città italiane: i gruppi che praticano il silenzio per la pace, le Donne in Nero che si radunano all’insegna del motto Fuori la guerra dalla storia coniato da Lidia Menapace… il collettivo di antimilitaristi che, come ogni domenica mattina dal 21 dicembre 1986 e dal 1997 anche nelle giornate del 6 e 9 agosto, alla ricorrenze del bombardamento di Hiroshima e di Nagasaki, oggi, 4 ottobre, ha presidiato la base americana Pluto a Longare esponendo le bandiere arcobaleno. La prima presenza all’ingresso del sito dell’AFI / American Force Italy – allora un deposito di armi tattiche nucleari – è stata organizzata da Bruno Matteo Bonato consegnando alla Questura di Vicenza la lettera in cui comunicava lo svolgimento dell’iniziativa in concomitanza alla “presenza nonviolenta dei pacifisti a Comiso”. Il testimone della staffetta è stato raccolto da numerosi altri, in seguito coordinati con gli attivisti che nell’area vicentina si sono opposti all’insediamento dell’esercito USA nell’aeroporto Dal Molin. Il gruppo pratica il presidio settimanale per chiedere che: il Governo italiano rispetti la Costituzione e in particolare l’art. 11; metodi nonviolenti e diplomazia vengano utilizzati per dirimere questioni internazionali; una commissione indipendente faccia chiarezza sui fatti dell’11 settembre 2001, a partire dal crollo dell’Edificio 7 (WTC-7); le basi militari USA su territorio italiano vengano riconvertite ad uso civile; l’Italia esca dalla NATO e aderisca al Trattato ONU sulla proibizione delle armi nucleari e ne rispetti gli obblighi che ne derivano; la Commissione Difesa metta a calendario la proposta di legge su difesa civile e nonviolenta Un’altra difesa è possibile. Donne in Nero a Livorno: “Ieri, sabato 3 ottobre, è stato il nostro 40° presidio: 30 donne schierate CONTRO TUTTE LE GUERRE CONTRO IL GENOCIDIO. Abbiamo stretto in braccio i nostri sudari come fossero figli…”     Maddalena Brunasti
October 4, 2026
Pressenza
Milano, piazza Duomo – Quotidianamente al centro del mondo. Domenica scorsa…
Tutti giorni affollata da tanta gente – milanesi, pendolari, turisti,… – da un anno e mezzo nel tardo pomeriggio la piazza principale del capoluogo lombardo e capitale italiana dell’industria e della finanza diventa un luogo di confronto e incontro, a volte scontro, tra le persone che lavorano, fanno compere o passeggiano e quelle che manifestano contro il genocidio dei palestinesi. Ad esempio domenica scorsa quando io – che a Milano sono nata e cresciuta, ho abitato e lavorato fino ai miei primi 44 anni ed ero tornata per qualche giorno – sono andata a …vedere l’effetto che fa…, cioè a capire come viene svolta questa iniziativa e cosa succede durante il suo svolgimento: Come spiega Andrea Luotto, un ideatore e animatore dell’iniziativa, la manifestazione quotidiana coinvolge i partecipanti silenziosamente, così a protestare senza ‘disturbare la quiete pubblica‘ e pacificamente, nella forma espressiva del silenzio per la pace a Milano praticato dal marzo 2022 in via Mercanti ogni giovedì pomeriggio (Silenzio per la Pace – Milano). Dopo la prima, praticata del collettivo francese Artisans de paix nel 1982, l’ora in silenzio per la pace si è diffusa anche in Italia, dove – come illustra la mappa online dall’estate scorsa sul repertorio italiano di Pressenza (nella colonna a destra della videata) – viene svolta settimanalmente a Longare dal 1986, a Verona dal 1990, a Genova dal 2001,… e da quando è cominciata la guerra in Ucraina ed è iniziato l’assedio della Striscia di Gaza in moltissime altre città e località. L’iniziativa silente viene tacitamente approvata da molti passanti: alcuni lo dimostrano soffermandosi a osservare o fotografare i manifestanti, la maggior parte invece senza dire o fare niente, come i giovani che, pur rifiutando di venire intervistati, hanno spiegato che siccome stavano lavorando preferivano non essere ripresi però dichiarato la propria solidarietà con la popolazione palestinese e chi si erge in sua difesa. Una ragazza ha chiesto ad Andrea se poteva prestargli la bandiera della Palestina per farsi una foto. Un’altra invece… La manifestazione viene svolta tutti i giorni in piazza Duomo nel periodo estivo dalle 18:30 alle 19:30 e nel periodo invernale dalle 18 alle 19. Come spiega Andrea, l’orario invernale quest’anno comincia il 4 ottobre, quindi in una data emblematica, onomastico di San Francesco d’Assisi, che a Milano verrà celebrato con lo spettacolo messo in scena da Aldo Cazzullo insieme ad Angelo Branduardi al Teatro Carcano, lo stesso in cui è ambientata una canzone di Enzo Iannacci…   Maddalena Brunasti
October 1, 2026
Pressenza
“Il mondo è in guerra, la Terra è in fiamme! Basta!! Cessate il fuoco!!!”
In concomitanza con l’81° anniversario del bombardamento a Hiroshima e Nagasaki, alcuni gruppi che ogni mese e settimana nelle propria città praticano la presenza nonviolenta e il silenzio per la pace commemorano le vittime delle bombe atomiche e delle guerre attualmente in corso svolgono le iniziative focalizzando l’attenzione alle ripercussioni dei conflitti armati nell’aggravamento del degrado ambientale e del surriscaldamento climatico. “Il 6 agosto 1945 l’Enola Gay sganciò Little Boy su Hiroshima, esplosa a 600 metri dal suolo radendo al suolo il 70% degli edifici e causando 140˙000 morti entro fine anno. Tre giorni dopo, il 9 agosto, Fat Man colpì Nagasaki, distruggendo 6,7 km², con 74˙000 morti entro il 1945. Nei cinque anni successivi aumentò la leucemia tra i sopravvissuti, seguita da tumori e malformazioni nei figli delle donne esposte – ricordava SENZATOMICA un anno fa – Nei manuali scolastici Hiroshima e Nagasaki sono spesso raccontate come l’atto finale della Seconda guerra mondiale. In realtà, quelle due esplosioni segnarono un inizio…”. Oltre alle oltre 214˙000 vittime delle esplosioni e alle innumerevoli persone affette dalle malattie letali e invalidanti causate dalle radiazioni, le bombe atomiche hanno provocato devastazioni ambientali che a distanza di decenni abbiamo riscontrato e misurato… Adesso, invece, non sappiamo ancora quali e quanto estesi e perduranti saranno gli effetti collaterali delle guerre attualmente combattute. Sicuramente i conflitti armati del presente hanno conseguenze molto nocive, tra cui di incrementare inquinamento e surriscaldamento. E se, ovviamente, non sono l’unica causa degli incendi e dell’ondata di calore estremo che patiamo proprio in questi giorni, comunque le micidiali ripercussioni delle guerre combattute in Ucraina e Medio Oriente sono particolarmente efferate nei paesi europei e mediterranei, dove l’aumento delle temperature di atmosfera e mari è più intenso e rapido che in altre zone del pianeta. “Negli ultimi trent’anni la temperatura media globale è aumentata di circa 0,26 °C per decennio. In Europa, nello stesso periodo, il ritmo è più che doppio: circa 0,53 °C per decennio dalla metà degli anni Novanta – spiega un esperto, Davide Faranda – Rispetto all’epoca preindustriale il pianeta si è scaldato di circa 1,3 °C, ma l’Europa è già oltre i 2,4 °C. Mentre il mondo discute di come restare ‘ben al di sotto dei 2 gradi’ fissati dall’Accordo di Parigi, il nostro continente quella soglia l’ha già oltrepassata [Perché l’Europa si scalda più in fretta del resto del mondo? – A FUOCO, 22 luglio 2026]”. Per tutelare la salute dei propri connazionali, che esortano a condurre uno stile di vita salutare ed ecologico, a proteggere i patrimoni ambientali e a essere responsabili, e per salvaguardare i territori che amministrano, di cui si proclamano ‘guardiani’ e difensori, i governanti europei dovrebbero favorire la cessazione delle guerre in Europa e Medio Oriente. Invece, paradossalmente, anziché in welfare investono in warfare, o riarmo, e così fomentano i conflitti armati che fanno strage di innocenti – in Ucraina una carneficina incessante dal 2022, nella Striscia di Gaza il genocidio cominciato nel 2023, in Cisgiordania, Libano e Iran i massacri iniziati quest’anno – e che, distruggendo città, ospedali, impianti energetici e infrastrutture civili e devastando foreste e terreni agricoli, oltre che nei paesi in cui vengono combattuti provocano danni ambientali anche nelle nazioni europee. Queste idee e istanze vengono espresse durante alcune settimanali presenze e ore e mezz’ore di silenzio per la pace ‘a calendario’ dal 3 al 9 agosto: * lunedì a SESTRI LEVANTE, davanti alla Basilica dalle 19 alle 20; * mercoledì a GENOVA, in piazza De Ferrari dalle 18 alle 19; * giovedì a MILANO, in via Mercanti, dalle 18:30 alle 19; * venerdì a VARESE – piazza Monte Grappa dalle 18 alle 19; * sabato – dalle 9 alle 10 a LIVORNO (piazza Grande), dalle 11 alle 12 a TORINO (piazza Carignano) e TREZZO SULL’ADDA (piazza Gorizia), nella mattinata a SARTIRANA LOMELLINA, SONDRIO e VOGHERA e nel pomeriggio a CORMANO (via Edison). E, come  ogni domenica mattina e ogni 6 e 9 agosto dal 1987, anche quest’anno a Longare (VI) i gruppi pacifisti locali si radunano in presidio davanti ai cancelli della ex-base AFI Pluto, ora sede di una Task-Force USA: * giovedì 6 agosto dalle 8 fino alle 11:30, commemorando le vittime della bomba atomica lanciata su Hiroshima con il silenzio dalle 8:15 alle 8:30; * domenica 9 agosto dalle 8:30, commemorando le vittime di Nagasaki con il silenzio dalle 11 alle 11:15.   Maddalena Brunasti
August 3, 2026
Pressenza
L’8° “grande silenzio”: a Milano il 16 aprile
Giovedì prossimo in via Mercanti si svolge la consueta manifestazione di eloquente silenzio per la pace. In questa giornata però un silenzio più lungo del solito: non di mezz’ora, bensì di un’ora – dalle 18:30 alle 19:30. Le coordinatrici dell’iniziativa informano:   > Siamo un gruppo di donne che dal 2022 organizza presidi per la Pace nelle > strade di Milano. > > Siamo un gruppo informale di donne scese in piazza spontaneamente, subito dopo > lo scoppio della guerra in Ucraina, per dire il nostro NO alle ostilità e > manifestare, attraverso la pratica del Silenzio, il nostro desiderio e bisogno > di Pace nel mondo. > > Condividiamo il dolore comune a tutte le vittime, in ogni parte del mondo, e > con la nostra presenza manifestiamo per una società libera dalla cultura > maschilista e patriarcale, spesso all’origine dei conflitti e delle guerre. > > Da quattro anni dichiariamo, con il Silenzio, il rifiuto della scelta delle > armi nei contrasti tra gli stati, il nostro è un Silenzio attivo che scuote le > coscienze e chiama tutti alla consapevolezza che la guerra è un baratro che si > può e si deve evitare. > > Sono passati quattro anni e giorno dopo giorno la guerra è entrata negli > orizzonti quotidiani. > > Armamento dopo armamento si consolida nell’immaginario l’idea che le relazioni > militari siano le uniche possibili: sono, invece, scelte politiche e non > evoluzione ineluttabile delle relazioni internazionali. > > Da quattro anni, giovedì dopo giovedì, con pioggia, vento o caldo torrido, noi > ci siamo: appendiamo il nostro striscione in via Mercanti e i nostri cartelli > con scritta la parola Pace in più lingue, sollecitando i passanti a > partecipare, ad entrare in contatto con la pace che desiderano e di cui > sentono il bisogno. Esortiamo ad evitare insieme di cadere nella rimozione del > possibile baratro in cui rischiamo di precipitare a causa della continua > escalation dei numerosi conflitti presenti sulla Terra. > > Ci sentiamo vicine a tutti i popoli che subiscono le conseguenze di guerre e > politiche aggressive e manipolatorie che portano solo dolore, disoccupazione e > povertà ai più, devastazione al pianeta e a tutti gli esseri viventi. > > Per questo, invitiamo ogni Donna cosciente dell’assurdità della guerra e del > suo carattere maschilista e patriarcale e ogni Uomo consapevole, che desideri > promuovere in prima persona una coscienza e pratica politica rispettosa dei > viventi e dell’ambiente, a raggiungerci per fare questa esperienza di > raccoglimento insieme. Un raccoglimento che, al di là di ogni differenza, > esprima il desiderio che il coraggio della Pace prenda corpo e si riconosca > come bisogno e desiderio collettivo. > > Nessuna bandiera né slogan, solo i nostri cartelli con scritta la parola PACE > in tutte le lingue e in Silenzio. > > Vi aspettiamo per l’8° GRANDE SILENZIO per chiedere DISARMO, CESSATE IL FUOCO > E SI ATTIVINO PERCORSI DI PACE. Modalità di partecipazione: ore 18.15 – ci si raduna e si prende posizione, seduti (portare un cuscino) o in piedi ore 18:30 – inizio del silenzio, segnalato dallo squillare della campanella ore 19:30 – uno scampanellio segnalerà la fine del raccoglimento INFORMAZIONI : pagina Facebook Silenzio per la Pace Milano CONTATTI : silenzioperlapacemilano@gmail.com Maddalena Brunasti
April 14, 2026
Pressenza
4 aprile a Bra: il silenzio del ‘venerdì santo’ nella ‘via crucis’ della guerra
“C’è un tempo per parlare. E c’è un tempo per tacere.”, esordisce il gruppo di persone che nella piazza principale della città piemontese praticano insieme mezz’ora di silenzio per la pace ogni venerdì. Il prossimo, 4 aprile, è un venerdì santo e il gruppo propone questa riflessione: > ci ritroviamo in SILENZIO, dalle 18:30 alle 19:00 nella piazzetta del > Municipio di Bra, per uno spazio aperto di presenza e di coscienza. > Un tempo breve, ma essenziale. > Un tempo per restare umani davanti alla morte. > > Non è una manifestazione contro qualcuno. > È un momento per qualcosa: per fermarsi, per guardare, per non distogliere lo > sguardo. > > Viviamo in un tempo in cui tutto scorre veloce. > Le immagini passano. Le notizie si accavallano. > La morte rischia di diventare un numero. > > E noi rischiamo di abituarci. > > Ma il Venerdì Santo ci interroga: ci mette davanti a un uomo, un uomo > qualunque, un uomo condannato, umiliato, messo a morte… un uomo sulla croce. > > E ci costringe a una domanda semplice e radicale: quanto vale una vita? > > Fare memoria viva di quella croce è riconoscerla oggi nelle guerre che > continuano a distruggere città e popoli, nelle vite schiacciate da ingiustizie > economiche e sociali, nei corpi dimenticati, nei diritti negati, nelle > possibilità spezzate. > > Ogni volta che una vita viene scartata, ogni volta che una dignità viene > calpestata, ogni volta che qualcuno viene lasciato indietro, quell’uomo, ogni > UOMO e DONNA, è di nuovo sulla croce. > > E allora scegliamo il silenzio. > > Non come fuga. Non come indifferenza. Ma come spazio. > > Perché il silenzio non spiega il dolore. Lo lascia parlare. > > Il silenzio non risolve, ma ci unisce. > > Il silenzio ci mette davanti a ciò che non trova risposte, a ciò che ci > supera, a ciò che ci riguarda. > > Scegliamo il silenzio anche come gesto umano. > > Come il digiuno, crea un vuoto. E quel vuoto può diventare spazio. Spazio per > accorgerci degli altri. Spazio per condividere. Spazio per non restare chiusi > in noi stessi. > > Perché non si esce dal dolore evitandolo, ma attraversandolo insieme. > > Non vogliamo avere paura. Vogliamo restare. Restare davanti alla sofferenza. > Restare davanti alla morte. Restare davanti all’umano. > > Per questo ci ritroviamo in silenzio, per fare spazio all’umano che è in > ognuno di noi. > > Con la possibilità di un gesto semplice: fermarsi, ascoltare, lasciarsi > toccare. > > E allora SOGNIAMO. > > Sogniamo chiese e moschee vuote di parole. Piene di silenzio. > > Sogniamo luoghi senza confini, senza dentro e fuori, senza chi è accolto e chi > resta fuori. > > Sogniamo uomini e donne capaci di fermarsi, di restare davanti al dolore. > > E poi… un suono… > > Un suono che non serve a riempire il silenzio. Serve a interrompere il rumore. > > Un suono che non copre il silenzio, ma lo rende più profondo. > > Un colpo solo. Che attraversa il silenzio. > > Un gesto semplice. Umano. Che non spiega, non risponde. Ma chiama a fermarsi, > a respirare, a tornare. > > Sogniamo occhi che non si abbassano, mani che non restano in tasca, coscienze > che non si addormentano. > > Sogniamo comunità che non si abituano alla morte. Che non accettano che una > vita valga meno di un’altra. > > Sogniamo un mondo in cui il silenzio non sia vuoto, ma ascolto. Non sia > assenza, ma presenza. > > Vi aspettiamo. > Per mezz’ora. > Per fermarci. > Per ascoltare. > Per restare. > Per affidare i nostri sogni all’eco di un gong. > > Perché, anche nel silenzio, possiamo scegliere di essere umani.   Una delle aggregazioni che praticano il silenzio per la pace costantemente ogni anno, mese, settimana o giorno, indicate nella mappa online sul sito di Pressenza Italia (sezione ‘produzioni’, colonna a destra), il gruppo che dall’ottobre 2025 ogni venerdì si raduna a Bra è coordinato dalla RETE CUNEESE PER LA PALESTINA, che insieme alla SCUOLA DI PACE TONI LUCCI di Bra e alla Consulta Giovanile della cittadina coopera al Progetto Juzoor, una scuola per la libertà realizzato con patrocinio del Comune di Bra e sostegno della Fondazione VIS. Maddalena Brunasti
April 1, 2026
Pressenza
Ogni lunedì pomeriggio a Sestri Levante
Nella cittadina ligure un gruppo di persone si raduna costantemente per testimoniare il proprio impegno per la pace praticando insieme un’ora di silenzio. La manifestazione settimanale, che ha cominciato a venire svolta il 22 settembre 2025, ora coinvolge molteplici associazioni e aggregazioni cittadine, che con la propria adesione promuovono l’iniziativa e vi partecipano tacitamente, senza esporre le rispettive insegne per unirsi alle altre e alle persone ‘senza bandiera’ sotto un unico emblema, il simbolo della pace. L’attività dei pacifisti a Sestri Levante è anche segnalata nella mappa online sul portale dell’agenzia in italiano nella colonna a destra, ‘Produzioni di Pressenza’, che è stata pubblicata nel marzo 2025 e ad oggi – 24 marzo 2026 – alle h 12:00 ha registrato 2˙059.948 visualizzazioni. Maddalena Brunasti
March 24, 2026
Pressenza
Genova: la 1242ª ora per la pace con i Ferrovieri Contro la Guerra e Mauro Armanino
Mercoledì scorso nel capoluogo ligure si è svolta, come costantemente dal 1983, l’iniziativa promossa dai suoi praticanti, le persone che una volta alla settimana si radunano nel centro della città manifestando il ‘silenzio per la pace’. Dopo la prima ‘ora in silenzio’ che il collettivo francese Artisans de paix ha praticato nel 1982, la prassi si è diffusa anche in Italia, di recente – come illustra la mappa online dall’estate scorsa sul repertorio italiano di Pressenza (sul sito nella colonna a destra della videata) in moltissime città e località di tutta la Penisola e di Sardegna e Sicilia. A Genova la settimanale ‘ora contro la guerra’ è praticata dal 1983, quando il gruppo ligure di Amici dell’Arca, collegato alla Comunità Gandhiana Internazionale dell’Arca, ha iniziato a manifestare nella città mentre la biennale Fiera del Mare vi presentava una ‘mostra navale bellica’… … e il 18 marzo 2026 i promotori dell’iniziativa svolta ogni mercoledì pomeriggio, dalle 18 alle 19, in piazza Ferrari, sulla gradinata di Palazzo Ducale, un edificio storico cittadino dove vengono allestite mostre d’arte e rassegne e tenuti eventi culturali, in cui ha sede la Fondazione per la Cultura e sulla cui facciata è esposto lo striscione R1PUD1A, hanno dedicato la 1242ª ora contro la guerra in solidarietà con la Rete Sanitari per Gaza e con il  collettivo Ferrovieri Contro la Guerra, contemporaneamente mobilitato alla stazione ferroviaria ‘Centrale’ di La Spezia e di cui hanno diffuso il comunicato: > Il 12 marzo 2026 una protesta di movimenti antimilitaristi ha bloccato un > treno carico di armi nella stazione di Pisa Centrale. > Già dalla mattina il sindacato USB ha individuato il transito del convoglio, > proclamato sciopero nelle aziende coinvolte e organizzato un presidio a > Livorno Calambrone. In conseguenza di questa azione il treno è stato deviato > dalle Ferrovie sulla linea Vada-Collesalvetti-Pisa. > Parallelamente nella stazione di Pisa Centrale, centinaia di manifestanti > chiamati a raccolta dal Movimento “No Base nè a Coltano nè altrove” hanno > occupato il binario 3 costringendo RFI a interrompere la circolazione. > Sappiamo che il treno è poi ripartito per Palmanova, ma la mobilitazione > combinata ha certamente danneggiato programmi e tempi del trasporto. > Siamo consapevoli che non basta fermare un convoglio per mettere in crisi la > logistica di guerra, ma tali azioni possono concretamente risvegliare > l’opinione pubblica, la protesta e la solidarietà. > Quindi ben venga anche un solo treno bloccato! > Come collettivo FCG ma soprattutto come Ferroviere e Ferrovieri, pur nella > attenzione necessaria, diciamo ai colleghi e alle colleghe di qualsiasi > divisione e categoria di non essere complici dei traffici di morte. Peraltro > non avendo cognizione della destinazione finale di tali convogli, ossia se > destinati a spostamenti interni o realmente a teatri di guerra, riteniamo > potenzialmente letale ogni carico militare > Quando ci viene comandato la manovra, la formazione/verifica o la > condotta/scorta di un trasporto di materiale militare, la lavorazione > infrastrutturalea uno scalo che svolgera funzioni belliche, la regolazione > della circolazione dobbiamo chiederci se queste tipologie di trasporto siano > solo una semplice lavorazione, oppure no. > Non disponiamo ad oggi di una normativa nazionale che ci consenta di praticare > l’obiezione di coscienza antimilitarista sul posto di lavoro, senza rischi di > sanzione, ma della nostra coscienza ne abbiamo piena facoltà. In un contesto > dove i fondi illimitati destinati alla guerra vengono tolti alla sicurezza del > trasporto e ai nostri salari. La guerra non è colpa nostra, sia chiaro. Ma > possiamo contribuire almeno a incepparla. > II blocco di ieri ci fa capire quanto sia importante la sinergia tra realtà > antimilitariste, categorie di lavoro e collettività. La loro unione è > fondamentale e ha bisogno di coordinamento tra gli oppositori alla guerra. > Perchè non ci sono solo i treni militarizzati ma esistono anche realtà > lavorative infrastrutturali come quelle da noi già denunciate (Tombolo, La > Spezia, Genova Sampierdarena) che vanno bloccate. > II 18 marzo saremo alla stazione di La Spezia Centrale insieme al > Coordinamento Restiamo Umani > – Riconvertiamo Seafuture, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica e i > pendolari sui soldi “rubati al trasporto pubblico” e destinati in funzione > militare allo scalo di La Spezia Marittima. > Infine la solidarietà: dovrà sicuramente essere messa al centro della nostra > attenzione. La pioggia di denunce mandate dal governo per i blocchi > dell’autunno scorso e quelle che potrebbero esserci ancora devono vedere tutte > e tutti noi protagonisti nell’affermare un concetto inderogabile: nessuno e > nessuna deve restare sola. Si parte insieme, e si torna insieme. Alla 1242ª ora in silenzio per la pace del gruppo ha partecipato anche Mauro Armanino, che era stato presente all’iniziativa svolta a Genova il 12 novembre scorso e recentemente partecipante al silenzio per pace che dal 22 settembre 2025 viene praticato ogni lunedì sera, dalle 19 alle 20, in un luogo molto suggestivo ed emblematico, la Baia del Silenzio di Sestri Levante.   La mappa che indica sulla carta geografica le attività praticate continuativamente, ogni anno, mese, settimana o giorno, dai gruppi pacifisti italiani è anche visualizzabile mediante il sistema di geolocalizzazione Google Earth: Maddalena Brunasti
March 20, 2026
Pressenza
“La guerra è una follia”: flash-mob a Bra
Venerdì 20 marzo dalle 18:30 alle 19:00 al consueto presidio settimanale il gruppo si esprime dando al ‘silenzio per la pace’ il significato che, in collaborazione con il Progetto Juzoor – una scuola per la libertà, viene illustrato con un’immagine molto eloquente, il disegno raffigurante le vittime della guerra, e con il testo esplicativo di seguito integralmente riportato: > C’è un tempo per parlare. > E c’è un tempo per scegliere. > > Venerdì 20 marzo ci ritroviamo in silenzio, nella piazzetta del Municipio di > Bra, per uno spazio aperto di coscienza e responsabilità. Un tempo breve, ma > necessario. > Un tempo per dirci che non tutto può essere accettato. Che non tutto deve > essere obbedito. > > Non è una manifestazione contro qualcuno. > È un momento aperto di riflessione e di cura reciproca: per riconoscere che, > quando la coscienza chiama, l’obbedienza non basta più. > > Per troppo tempo ci è stato insegnato che obbedire è una virtù. > Ma la storia, e la vita, ci dicono che non è sempre così. > Ci sono momenti in cui obbedire significa rinunciare a pensare, a scegliere, a > restare umani. > > E allora diventa necessario fermarsi, interrogarsi, e – se serve > – disobbedire. > Perché non tutto ciò che è legale è giusto. > E non tutto ciò che è imposto è umano. > > Se qualcuno ha il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora > noi rivendichiamo il diritto di guardarlo diversamente: tra chi è oppresso e > chi opprime, tra chi soffre e chi resta indifferente. > E da che parte stare non è neutrale. > > Viviamo in un tempo in cui le parole – anche le più sacre – possono essere > piegate, usate, svuotate, persino per giustificare la violenza. > Per questo sentiamo ancora più forte il bisogno di tornare all’essenziale: a > costruire coscienza personale, alla responsabilità, alla scelta. > > Disobbedire, allora, non è ribellione cieca. > È fedeltà a qualcosa di più profondo. > È dire “no” quando tutto intorno spinge a dire “sì”. > È restare umani quando sarebbe più facile adeguarsi. > > Per questo ci ritroviamo. In silenzio. Senza bandiere. Senza slogan gridati. > Solo con gesti umili e ostinati, > un piccolo gesto umano, un “disobbedisco” pronunciato col corpo. > > Per dire insieme: > > IO NON HO PATRIA se patria significa divisione. > > * Scelgo UGUAGLIANZA per ricchezza > * Scelgo PENSIERO per obbedienza > * Scelgo SERVIZIO per potere > * Scelgo PARTECIPAZIONE per indifferenza > * Scelgo VITA per dogmi > > Credenti e non credenti, giovani e adulti, famiglie, associazioni, singoli > cittadini: questo è uno spazio aperto. > Non serve essere d’accordo su tutto. > Serve solo la disponibilità a mettersi in ascolto della propria coscienza. > > Vi aspettiamo. > Per mezz’ora. > Per scegliere. > Per avere il coraggio, insieme, di dire: “DISOBBEDISCO”. > Per scegliere, ancora una volta, di restare umani. FlashMob SILENZIOSO – La guerra è una follia Gesti UMILI e OSTINATI: DISOBBEDISCO Venerdì 20 marzo, ore 18:30–19:00 Piazzetta Municipio – Bra (CN) Redazione Italia
March 19, 2026
Pressenza