BOLOGNA: TRE DIRIGENTI SINDACALI DENUNCIATI PER IL BLOCCO DELLA TANGENZIALE
Fiom-Cgil nazionale e dell’Emilia-Romagna dopo le notizie di stampa relative
alla richiesta della Procura di Bologna di un decreto penale di condanna per il
reato di blocco stradale nei confronti di tre dirigenti sindacali. I fatti
contestati risalgono alla manifestazione dei metalmeccanici dello scorso giugno,
che aveva previsto un corteo in tangenziale.
In una nota, il sindacato fa sapere di non aver ricevuto alcuna notifica
ufficiale. “Tuttavia – si legge – se quanto riportato dalla stampa fosse
confermato, sarebbe l’ennesima dimostrazione che il Decreto Sicurezza del 2025
non nasce per tutelare i cittadini, ma per reprimere il dissenso, restringere
gli spazi democratici e colpire il diritto di manifestare”.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Giovanni Cotugno, segretario
regionale della Fiom-Cgil Emilia-Romagna. Ascolta o scarica.
Di seguito il comunicato stampa della Fiom-Cgil.
Decreto Sicurezza. Fiom: no alle leggi contro i lavoratori, difendere la
democrazia significa difendere il diritto al dissenso.
“Apprendiamo da un quotidiano locale che la Procura di Bologna ha chiesto un
decreto penale di condanna per il reato di blocco stradale a 3 dirigenti
sindacali per aver organizzato la manifestazione con corteo in tangenziale dei
metalmeccanici in occasione di uno sciopero nazionale indetto da Fim Fiom Uilm a
sostegno del rinnovo del Ccnl.
Innanzitutto, vogliamo precisare, che ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna
notifica ufficiale. Tuttavia, se quanto riportato dovesse trovare conferma, ció
sarebbe l’ennesima dimostrazione, come già detto in passato, che il Decreto
Sicurezza non nasce per tutelare i cittadini, bensì per reprimere il dissenso,
restringere gli spazi democratici e colpire il diritto di manifestare
pacificamente.
Manifestare pacificamente, esercitare il diritto costituzionale allo sciopero,
non puó mai essere considerato un reato, né tanto meno un crimine da perseguire.
Rivendicare diritti, praticare la democrazia, sostenere le proprie ragioni anche
con la mobilitazione, non è mai un problema di ordine pubblico, nè tantomeno può
essere motivo di condanna. Difendere la democrazia significa difendere il
diritto al dissenso e alla protesta. Sempre“.
Lo dichiarano in una nota congiunta la Fiom-Cgil nazionale e la Fiom-Cgil Emilia
Romagna