Milano: operazione repressiva sul 22 settembre
Undici persone colpite da misure cautelari per l’azione alla Stazione Centrale
nel giorno del primo sciopero generale per la Palestina. A Milano è in corso una
dura azione repressiva legata al tentativo di occupazione della Stazione
Centrale durante la manifestazione “Blocchiamo tutto” del 22 settembre, contro
il genocidio in Palestina e a sostegno della Global Sumud Flotilla. A sei mesi
dai fatti, si contano decine di persone indagate e numerosi procedimenti
giudiziari. Al momento risultano colpiti da misure di vario tipo 11 militanti
del CSA Lambretta e di Gaza FREEstyle. L’operazione si inserisce nella più ampia
deriva autoritaria nella gestione dell’ordine pubblico e arriva a ridosso della
manifestazione nazionale del 28 marzo e della nuova partenza della Global Sumud
Flotilla, a cui le realtà milanesi partecipano attivamente[g.p.]
DI SEGUITO IL COMUNICATO DEL CSA LAMBRETTA
In questo momento a Milano è in corso un’operazione repressiva di polizia che
coinvolge decine di persone, alcune delle quali appartenenti al CSA Lambretta e
a Gaza FREEstyle.
Ad ora si tratta di nuovi procedimenti giudiziari verso 11 compagn* (di cui
diverse misure cautelari) in riferimento allo sciopero generale – contro il
Genocidio del popolo Palestinese e al fianco della Global Sumud Flottilla – per
Gaza del 22 settembre, conclusosi con il tentativo di occupare Stazione
Centrale: un’azione di massa, non certo riconducibile a un singolo gruppo
politico o, come alcuni giornali hanno suggerito, etnico.
> È STATA L’AZIONE DI UN CORPO COLLETTIVO, NEL CONTESTO DI RIVOLTA SOCIALE CHE
> HA ATTRAVERSATO L’ITALIA: “BLOCCHIAMO TUTTO” ERANO LE SUE PAROLE D’ORDINE
In quelle settimane di mobilitazione, milioni di persone sono scese in piazza in
decine di città italiane ed europee per chiedere la fine della guerra genocida
di Israele nella Striscia di Gaza e denunciare le responsabilità politiche che
l’hanno resa possibile (e continuano a farlo). Le complicità del nostro governo,
dell’Unione Europea, del Nord Globale: continuiamo ad avere rapporti diplomatici
ed economici con Israele, ma soprattutto continuiamo a vendere loro armi.
Secondo i dati diffusi dalle principali organizzazioni umanitarie
internazionali, dal 7 ottobre sono state uccise decine di migliaia di persone
palestinesi, una percentuale enorme delle quali bambini e bambine. Più dell’80%
delle città è stato completamente raso al suolo. Senza dimenticare la
distruzione di un intero ecosistema. La popolazione di Gaza continua a vivere
sotto assedio anche adesso, nonostante la “Tregua”, amministrata dal Board Of
Peace per conservare i profitti e le conquiste di Israele e i suoi alleati. Le
infrastrutture civili sono distrutte, gli ospedali ridotti a nulla o al
collasso: una crisi senza precedenti.
In questo contesto, la mobilitazione sociale è diventata uno degli strumenti
principali attraverso cui una parte crescente della società civile prova a
opporsi a quella che molte organizzazioni internazionali definiscono una
punizione collettiva su larga scala. I provvedimenti e le misure cautelari che
oggi colpiscono attivist* e militanti a Milano non sono un episodio isolato:
negli ultimi mesi centinaia di persone in tutta Italia e numerose realtà sono
state raggiunte da denunce, arresti, DASPO urbani e altre limitazioni della
libertà personale per aver partecipato a cortei, blocchi, scioperi e azioni di
disobbedienza civile legate alla solidarietà con la popolazione palestinese.
Un’escalation repressiva che riflette una tendenza più ampia: negli ultimi anni
l’utilizzo di strumenti amministrativi e giudiziari contro le mobilitazioni
sociali è aumentato in modo significativo, trasformando spesso il dissenso
politico in questione di sicurezza nazionale, ovvero in difesa dello status quo.
Il governo Meloni attacca sistematicamente le realtà sociali organizzate – forte
dell’approvazione dei decreti sicurezza – per limitarne l’agibilità politica e
silenziarne la capacità di costruire conflitto e proposte. Non si tratta
soltanto di colpire singoli episodi di protesta, ma di intervenire su quei
luoghi collettivi che negli anni hanno costruito spazi liberati, pratiche vive
di cittadinanza.
Non è casuale, inoltre, il tempismo di questa operazione. Arriva pochi giorni
prima della grande mobilitazione nazionale “No Kings” che stiamo costruendo
insieme a decine di realtà sociali e politiche e che porterà migliaia di persone
in piazza il 27 e il 28 marzo a Roma. Due giornate di iniziative contro la
guerra, il riarmo e le gerarchie di potere che continuano a produrre conflitti e
disuguaglianze. E arriva anche a poche settimane dalla partenza di una nuova
missione della Global Sumud Flotilla, un’iniziativa internazionale che punta
ancora una volta a rompere l’isolamento della Striscia di Gaza e a portare aiuti
umanitari alla popolazione civile, sfidando un blocco che dura ormai da oltre
quindici anni.
> COME CSA LAMBRETTA E GAZA FREESTYLE SIAMO IMPEGNATI IN QUESTI MESI ED IN
> QUESTE SETTIMANE PER DARE IL NOSTRO CONTRIBUTO ALLA NUOVA MISSIONE IN PARTENZA
Nonostante gli ostacoli e le difficoltà che inevitabilmente deriveranno da
queste misure repressive, il nostro impegno non si ferma. Al contrario, si
rafforza. Perché la storia dei movimenti sociali insegna che ogni tentativo di
criminalizzare il dissenso nasce dalla paura che quel dissenso possa diventare
contagioso, capace di mettere in discussione l’ordine delle cose. Viviamo in un
tempo segnato da crisi economiche ricorrenti, guerre sempre più tecnologiche e
diffuse, crescita vertiginosa delle spese militari e concentrazione del potere
nelle mani di élite sempre più ristrette. L’industria militare ha ottenuto
profitti record negli ultimi anni negli ultimi anni, mentre intere fasce della
popolazione continuano a subire precarietà, impoverimento e tagli ai servizi
essenziali.
In questo scenario, le prime a pagare il prezzo delle scelte politiche e
militari sono sempre le persone comuni: è la cancellazione di ogni possibilità
di presente e di futuro. Per questo continuiamo a pensare che sia necessario
immaginare e costruire un mondo diverso, in cui la vita e la dignità delle
persone tornino a essere centrali e in cui l’economia dal basso del benessere
sociale sostituisca l’economia di guerra e di occupazione. Una società fondata
sull’etica dell’empatia e della libertà, non dell’autorità e della ricchezza.
Ogni volta che si prova a zittire una piazza si finisce soltanto per riempirne
un’altra: ci vediamo là, dove siamo sempre stat*.
PER SOSTENERE LE SPESE LEGALI: INTESTAZIONE: “MUTUO SOCCORSO MILANO APS” C/O
BANCA ETICA CAUSALE: SPESE LEGALI CODICE IBAN NUMERO
IT92F0501801600000016973398
PUBBLICATO ANCHE SU GLOBAL POJECT
Redazione Italia